Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

martedì 30 novembre 2010

Cubacel, dal saccheggio alla censura

La Stampa


YOANI SANCHEZ

Notte oscura, black-out energetico nei dintorni del quartiere Buena Vista, zona di Playa. Lo sgangherato taxi collettivo sul quale sto viaggiando si ferma, emana uno sbuffo di vapore e non vuol saperne di rimettersi in moto.

Un passeggero e l’autista cercano di ripararlo, mentre ai due lati della strada si vedono persone sedute fuori dalle loro case, rassegnati all’interruzione elettrica. Cerco il telefono mobile nella borsa, voglio dire alla mia famiglia che sono in ritardo ma non devono preoccuparsi. La situazione non è delle migliori: siamo in mezzo alla penombra, in una zona dove la criminalità non è un gioco da ragazzi e inoltre il mio cellulare non funziona. Ogni volta che tento di digitare un numero appare il messaggio di “chiamata fallita”. Finalmente l’auto dà segni di vita e riusciamo a muoverci, ma la linea telefonica non si riattiva in questo oggetto inutile che ho voglia di lanciare dal finestrino. Quando giungo a casa, scopro che neppure Reinaldo può chiamare dal suo telefono e che i miei amici blogger non riescono neanche a ricevere sms.

La nostra unica compagnia telefonica mobile ci ha tagliato le linee per tutta la notte del venerdì e parte del sabato; ci ha cancellato per oltre 24 ore un servizio che paghiamo in moneta convertibile. Nonostante una pubblicità che parla di “comunicazione immediata”, Cubacel diventa complice della censura per motivi ideologici e permette alle minacce della polizia di materializzarsi in un messaggio di errore sui nostri schermi. Usa il suo potere di monopolio per punire i clienti che si discostano dal pensiero ufficiale. Parte del suo capitale imprenditoriale e dei suoi investimenti esteri viene utilizzato per incrementare un’infrastruttura di boicottaggio - momentaneo o prolungato - nei confronti di certi numeri di cellulare. Compito contraddittorio per un’impresa che dovrebbe collegarci al mondo, invece di lasciarci isolati quando più ne abbiamo bisogno.

Non è la prima volta che accade una cosa simile. Di tanto in tanto qualcuno aziona un interruttore e ci zittisce. Tra l’altro succede proprio quando ci sono notizie importanti da riferire e informazioni urgenti da portare alla luce. La cancellazione forzata del concerto del gruppo Porno para Ricardo forse è stata il motivo principale per cui l’impresa telefonica è venuta meno alla sua massima di tenerci “in contatto con il mondo”. La possibile cremazione del corpo di Orlando Zapata Tamayo e tutto quel che può accadere intorno a questo fatto potrebbe essere stata un altro motivo per toglierci la voce. Quel che è certo è che durante la notte di venerdì - tra l’oscurità e la preoccupazione - Cubacel è tornata a fare cilecca, mostrando l’uniforme militare che nasconde sotto una falsa immagine di azienda.

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi




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Malattie create ad hoc, pressioni, truffe Inc hiesta sul business del farmaco

Corriere della sera

Dalle multinazionali alle medicine che arrivano in casa



Cosa sappiamo veramente delle medicine che prendiamo? Nulla o quasi, ma riponiamo la nostra fiducia nelle mani dei medici che ce le prescrivono, convinti che loro sappiano tutto, come se quel camice bianco fosse una sorta di garanzia inequivocabile. Ma è davvero cosi? Abbiamo indagato per Current TV sul business miliardario che gira attorno ai farmaci e sugli interessi delle case farmaceutiche che, troppo spesso, prendono il sopravvento sulla salute delle persone.

Abbiamo analizzato le strategie di marketing usate dalle multinazionali del farmaco e conosciuto le pressioni che vengono esercitate sui medici affinché prescrivano determinati medicinali. Il risultato è l'inchiestaVanguard dal titolo Il Business farmaceutico: un'indagine che vuole porre soprattutto l'attenzione su quanto i nostri dottori siano veramente informati sulle qualità dei farmaci che ci consigliano di assumere e su quali sono i soggetti che sulla nostra salute speculano in nome del guadagno.

Il Disease Moungering è l'esempio per eccellenza: è un termine inglese che vuol dire «vendere malattie», ed è la pratica più estrema del marketing farmaceutico. Non è possibile infatti pubblicizzare le medicine con obbligo di prescrizione e quindi l'ultima frontiera del marketing è fare pubblicità alle malattie, a volte inventandole.

Il caso più eclatante è quello dell'influenza H1N1 nel 2009, la suina: una semplice influenza che crea allarmismo e panico nel mondo intero. È una pratica molto utilizzata che abbiamo cercato di analizzare. L'altro aspetto che è emerso dall'inchiesta sono le truffe ai danni del Servizio sanitario nazionale, troppo spesso al centro di fatti di cronaca a causa di medici che, in combutta con informatori scientifici del farmaco e farmacisti, commettono il reato più diffuso: il comparaggio.

Un'autentica tangente che gli informatori farmaceutici pagano ai medici per far sì che prescrivano quantità notevoli dei medicinali da loro pubblicizzati. Il Sistema sanitario nazionale è l'apparato statale che richiede più soldi in assoluto: decine di miliardi di euro all'anno e controlli non sempre efficaci creano un ambiente ideale per le truffe.

Per capire come si convince un medico a prescrivere un farmaco invece che un altro (magari uguale ma di una marca diversa) siamo andati a parlare con chi si occupa proprio di marketing per conto delle case farmaceutiche: manager e informatori scientifici del farmaco hanno accettato di svelarci attraverso testimonianze anonime i trucchi del loro mestiere e le collusioni spesso illecite che si creano tra i nostri dottori e i produttori di farmaci.

Ne è emerso un quadro preoccupante. Spesso infatti, neanche i medici conoscono tutti gli effetti collaterali delle medicine che prescrivono, semplicemente perché gli emissari delle case farmaceutiche omettono di rivelarli per venderne di più.

Il Business farmaceutico è un'indagine sugli interessi nascosti che portano una pillola dalla fabbrica al palmo della nostra mano. Un percorso spesso fatto di dinamiche che di scientifico hanno poco o nulla e dove la nostra salute è un obiettivo marginale. Abbiamo indagato sugli effetti che le politiche di marketing delle case farmaceutiche hanno sulla spesa pubblica e abbiamo scoperto che troppe persone riescono quotidianamente ad approfittarne. In questo intricato mondo, però, ogni tanto qualche caso di eccellenza arriva ad addolcire la pillola: è il caso del ospedale San Camillo di Roma dove, grazie a nuove tecnologie e all'utilizzo di farmaci non coperti da brevetto, si riescono a tutelare sia le casse dello Stato che la salute dei pazienti.


Marcello Brecciaroli
Federico Schiavi
28 novembre 2010(ultima modifica: 30 novembre 2010)

Le ultime rivelazioni di Wikileaks Guantanamo, le Coree e la Kirchner

La Stampa


Mercato degli Usa sui detenuti
Pechino sarebbe favorevole alla riunificazione, il figlio della regina parla male degli Usa
e i pettegolezzi sul Sudamerica rivelano dubbi sulla follia della presidente argentina



ROMA


La Cina sarebbe favorevole alla riunificazione delle Coree, gli Usa fecero mercato dei prigionieri a Guantanamo, la diplomazia americana definiva Hugo Chavez un pazzo e aveva dubbi sulla salute mentale della Kirchner. Ce n'è per tutti, nella marea di documenti rivelati da Wikileaks. E le fughe di notizie capaci di creare imbarazzo non risparmiano neanche la famiglia reale inglese. In particolare il principe Andrea.

LO SCANDALO GUANTANAMO. Si promettevano soldi, favori, aiuti da parte del Fondo Monetario, o la possibilità di avere un incontro riservato con il Presidente. In cambio si chiedeva l'impegno ad accettare nelle proprie carceri uno o più sospetti terroristi, detenuti a Guantanamo. Un vero e proprio baratto, o 'bazar', come lo definisce il New York Times, con cui gli Stati Uniti avrebbero provato a risolvere un problema che li affligge da anni, cercando di convincere i propri alleati a dare loro una mano. C'è il caso della Slovenia, il cui presidente avrebbe assicurato la sua collaborazione in cambio di un incontro di venti minuti con il Presidente Barack Obama. Poi c'è l'esempio delle Maldive, pronte ad accogliere alcuni prigionieri in cambio di un programma d'aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale. Poi, sempre sul fronte delle isole sperdute, l'amministrazione Bush avrebbe offerto all'isola del Pacifico di Kiribati un fondo di 3 milioni di dollari per ospitare nelle sue carceri 17 cinesi musulmani. Soldi anche nel caso dello Yemen. Durante la discussione sulla costruzione di un centro di riabilitazione per sospetti terroristi, il presidente yemenita avrebbe più volte chiesto ai suoi interlocutori americani: «Quanti soldi siete disposti a darci?». C'è poi l'intricata vicenda degli Uiguri, alcuni sospetti terroristi musulmani cinesi, al centro di tensioni internazionali, soprattutto con la Cina.

IL PRINCIPE ANDREA Il terzogenito della regina Elisabetta fa una serie di affermazioni «al limite della volgarità» in Kirghizistan contro la Francia e gli Stati Uniti. L'episodio è illustrato dall'ambasciatrice degli Stati Uniti in Kirghizistan, Tatiana Gfoeller. Gfoeller riferisce di una colazione di uomini di affari britannici e canadesi nell'ottobre 2008 in un hotel di Bichkek, la capitale kirghiza, intorno al principe che è anche rappresentante speciale del Regno Unito per il commercio internazionale. «I sudditi della madre sua Maestà seduti intorno alla tavola sono arrossiti» all'evocazione «dell'imbecillità» degli inquirenti britannici che non sono riusciti a far andare in porto un importante affare fra le società Al Yamamama e Bae Systems, con il pretesto che un principe saudita avrebbe percepito delle commissioni». Ascoltando le testimonianze degli astanti sulla corruzione endemica in Kirghizstan, il principe Andrew esclama: «Ma è la Francia sputata». I convitati giubilano quando giustifica in maniera sorprendente la debole performance commerciale americana in Kirghizstan: «non capiscono la geografia. Non ci hanno mai capito niente. Mentre nel Regno Unito, noi abbiamo i migliori professori di geografia del mondo».

LA CINA E LA COREA. Ed ecco le rivelazioni sulla Cina. Secondo un alto esponente sudcoreano, sarebbe disposta ad accettare una Corea riunificata e alleata in modo «benigno» con gli Usa. È quanto sostiene l'ex viceministro degli Esteri di Seul Chung Yung-woo in uno dei documenti confidenziali diffusi dal sito Wikileakes. Esperti della Corea citati dalla rete televisiva Bbc hanno invitato alla prudenza, affermando che si tratta di una lettura «molto sudcoreana» dei giudizi della Cina. Secondo il documento Chung, a cena con l'ambasciatrice americana a Seul Kathleen Stephens, avrebbe affermato che la «nuova generazione» di dirigenti cinesi «non attribuisce molta importanza» al ruolo della Corea del Nord come «cuscinetto» che la protegge dagli alleati asiatici degli Usa. La cena ha avuto lungo nel febbraio scorso. In un altro documento il viceministro degli esteri cinese He Yafei afferma che, col suo secondo test nucleare del 2009, la Corea del Nord si è comportata come «un bambino viziato» che vuole «attirare l'attenzione di un adulto» (cioè gli Stati Uniti).

CHAVEZ E LA KIRCHNER. Infine, dai documenti diffusi da Wikileaks che riguardano l'America Latina, emerge il fatto che l'ambasciatore a Caracas, Jean David Levitte, ha definito il presidente Hugo Chavez «un pazzo» che vuol trasformare il Paese «in un altro Zimbawe». E, anche se per ora non si sa quando è avvenuto, il Dipartimento di stato ha chiesto lumi a Buenos Aires sullo «stato mentale» della presidente Nestor Kirchner.





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Parentopoli all'Atac, c'è posto per tutti: ecco i nomi

Il Messaggero


ROMA (30 novembre) - Avanti c’è posto. Un bel posto all’Atac a tempo indeterminato. E anche se è una società pubblica non serve un gran curriculum. Perché si entra per chiamata diretta. Spesso basta conoscere il politico giusto nel momento giusto. Oggi di destra. Ieri di sinistra. Un colloquio per salvare l’apparenza ma non la faccia. Perché alla fine i nomi, i cognomi, le parentele, i flirt saltano fuori. E la fine, all’Atac, sembra arrivata. Così, mentre si insedia la commissione d’inchiesta interna, voluta dal sindaco Alemanno, per fare luce sulle oltre 800 assunzioni fatta dall’ex amministratore delegato Adalberto Bertucci, ecco spuntare fuori anche i nomi delle gestioni precedenti quando a guidare il Campidoglio c’era Francesco Rutelli prima e Walter Veltroni poi.


Conti in rosso e assunzioni a go-go.
Come denunciato dal Messaggero a giugno la fusione delle aziende del trasporto pubblico della Capitale, voluta dalla giunta Alemanno, invece di limare i costi del personale li ha fatti lievitare. I dirigenti sono cresciuti da 93 a 111, i quadri da 250 a 260, gli impiegati da 1948 a 2177, ben oltre il turn over e con una percentuale di personale non addetto alla produzione pari a circa il 12%. In totale le assunzioni sono state 824 contro 439 cessazioni dal servizio e ancora mancano gli autisti in grado di portare in giro i bus per la città. Un quadro che mandò su tutte le furie il sindaco che ad agosto, dal palcoscenico di Cortina Incontra, annunciò grandi novità ai vertici dell’Atac. E così è stato: Bertucci è stato “dimesso” e al suo posto è arrivato il capo di Gabinetto Maurizio Basile. Ma i “giochi” sotto banco ormai erano già belli e fatti. Solo che adesso il banco è saltato. Per tutti. E ne fanno le spese quelli assunti per merito e quelli per “grazia ricevuta”.

Oggi a destra. Con Bertucci amministratore delegato la gestione del personale è stata, come dire, un po’ “disinvolta”. A partire proprio da lui che, non appena insediato, fra i suoi primi atti recluta il genero: Patrizio Cristofari che in un batter d’occhio diventa responsabile del mantenimento opere civili e impianti. In questi ultimi tempi, all’Atac sono arrivate anche molte “first lady”. La più in vista è senza dubbio Stefania Fois che guida il settore la Comunicazione della società. Un’esperta massmediologa? Macchè, sul suo sito internet si presenta come pittrice e lei non fa segreto di essere la compagna del deputato, e storico consigliere comunale di An, Marco Marsilio. Come dirigente, invece, c’è Claudia Cavazzuti che all’anagrafe risulta sposata con Stefano De Lillo, parlamentare del Pdl e fratello dell’attuale assessore capitolino all’Ambiente. E la lista è lunga, purtroppo lunghissima. Compresa anche Giulia Pellegrino che è stata assunta come segretaria del direttore industriale Marco Coletti: ha un passato da cubista in discoteca che non è certo una colpa. Anzi in questo scenario forse è una delle posizioni più decorose.

Ieri a sinistra. Se Sparta piange, Atene di certo non ride. Adesso, infatti, stanno saltando fuori anche le assunzioni “particolari” avvenute quando l’Atac e il Comune di Roma erano nella mani della sinistra. un nome su tutti: Roberta Pileri, ex compagna e madre della figlia, dell’assessore alla Mobilità della Giunta Veltroni Mauro Calamante. E’ stata assunta dirittamente come dirigente proprio quando Calamante era assessore. E il caso vuole che la Pileri lavori nello stesso ufficio della Fois (andranno d’accordo?). Il consigliere comunale del Pd, Maurizio Policastro (ex segretario regionale confederale Cisl) è riuscito a far entrare entrambi i figli Stefania nel 2004 e Renato del 2006. E a proposito di figli c’è Aldo Ciani, dirigente Trambus Open, il cui papà è l’ex assessore ai Trasporti della giunta Marrazzo, Fabio Ciani.

In questo calderone ci finiscono anche gli attuali consiglieri comunali del Pd: Daniele Ozzimo è stato assunto all’Atac il 22 aprile del 2003 quando già era segretario dei Ds (democratici di sinistra) nel V municipio. Stessa cosa per Massimiliano Valeriani che è anche presidente della commissione capitolina Trasparenza. «Lo sanno tutti che sono un dipendente Atac dal 2002 - si difende Valeriani - L’ho sempre dichiarato e ne sono orgoglioso». Certo le date non lo aiutano: nel 2002, infatti, Valeriani era già un consigliere del Ds nel VI municipio. Ed è lì, che senza alcun concorso, ma anche lui per chiamata diretta (almeno è laureato) è stato assunto in Atac alla direzione affari legali e societari. C’è poi un capitolo Walter Tocci, assessore al Traffico della giunta Rutelli. Chi ha lavorato nel suo staff, quando Tocci ha lasciato l’incarico, non è certo rimasto con le mani in mano. Caterina Marrone (ex caposegreteria di Tocci e già dipendente comunale), Lorena Saccarelli (nello staff di Tocci) e Paolo Piva (anche lui nel medesimo ufficio) si sono ritrovati per caso tutti insieme appassionatamente a lavorare in Atac. All’ufficio stampa dell’azienda di trasporto è arrivato, poi, Paolo Petrucci fratello di quel Luca avvocato di Veltroni ed ex presidente dell’Ater.

Non solo Atac. Dopo la Panzironi’s story (Franco amministratore delegato dell’Ama, il genero nelal stessa azienda, il figlio dopo essere stato nello staff del sindaco è stato assunto all’Eur spa) adesso si vuol fare luce sul resto dell’universo societario capitolino. A farlo è il consigliere comunale del Pd Athos De Luca anche se le sue parole, non per colpa sua, questa volta risultano un po’ stonate: «Chiediamo di estendere l’inchiesta interna anche ad Ama ed Acea - afferma - Come Pd insistiamo nella necessita e urgenza di nuove regole, sulla trasparenza, assunzioni, appalti e incompatibilità, per rendere giustizia ai cittadini e porre fine a una morale della convenienza, che sembra stia prendendo il sopravvento».

D.Des.




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Napoli, faida della Sanità: 21 affiliati al clan Misso arrestati dai carabinieri

Il Mattino



   

NAPOLI (30 novembre) - Ventuno persone, affiliate al clan camorristico dei Misso, ritenuto ormai in estinzione e già attivo nel quartiere Sanità, sono state arrestate dai carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Napoli, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I 21 arrestati, sono accusati, a vario titolo, di omicidi, tentativi di omicidio e di detenzione e porto illegali di armi da fuoco aggravati dal metodo mafioso.

Nel corso delle indagini sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza a carico delle persone che, tra il 1999 ed il 2006, hanno dato vita ad una delle più sanguinose guerre di camorra scoppiate a Napoli causata, in un primo momento, dalla contrapposizione armata tra il clan Misso ed il cartello camorristico della Alleanza di Secondigliano e successivamente, all'interno dello stesso clan Misso, contro la frangia scissionista creata da Salvatore Torino.




Video
 Il blitz notturno dei carabinieri (YouReporter)




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Michelangelo, scoperto il modello della Pietà vaticana

Il Tempo


Ritrovata la scultura in terracotta perduta di Buonarroti. Lo studioso Doliner: è la genesi dell'opera conservata a San Pietro.




Il mondo dell'arte ritrova «La Madonna della Febbre», il modello in terracotta di Michelangelo Buonarroti che ispirò la Pietà vaticana. Ne fornisce le prove lo studioso ebreo americano di storia dell'arte, Roy Doliner, che le presenterà in un evento riservatissimo giovedì a Roma, dove la scultura sarà mostrata a pochi fortunati e presentato il saggio di Doliner intitolato «Il mistero velato» (DEd'A), che racconta la storia di questa scoperta.

Poco meno di otto anni fa un collezionista italiano entra in una piccola bottega di antichità.

Il venditore d'arte gli mostra qualche pezzo. Tra questi, una bellissima e sconosciuta terracotta riposta in una scatola di cartone ammuffito. Sembra essere una sorta di Pietà del '700-'800, con un Cristo deposto sul grembo di Maria e un angioletto che reggeva la mano morta di Gesù. Quel collezionista se ne innamora. Decide di comprare la scultura e affidare alla dottoressa Loredana Di Marzio il restauro di un'opera imbrattata e guastata dal tempo. Ci vogliono tre lunghi anni per togliere, uno dopo l'altro, ben nove livelli di ridipintura. Dalla polvere emerge un capolavoro. Per ora anonimo.


È grazie agli ulteriori studi in laboratorio che la statua riesce ad avere una datazione del tardo '400: secondo la studiosa Giuliana Gardelli «La Madonna della Febbre» va attribuita allo scultore Andrea Bregno, il più grande artista a Roma nell'era che precedette l'ascesa di Michelangelo. E gli esperti concludono: Buonarroti si ispirò a Bregno nella realizzazione della Pietà vaticana. Il tempo intanto passa. Sono i primi mesi del 2010 quando dal suo studio di Roma Roy Doliner riceve un'email.


Gli scrive il proprietario de «La Madonna della Febbre» spiegando che alla base dell'opera nota due lettere ebraiche. E, avendo Doliner già scritto dei segreti dei simboli ebraici nella Cappella Sistina, lo invita a osservare la scultura. Doliner accetta. Si paga il biglietto e raggiunge il proprietario. Quando lo studioso d'arte vede la statua resta basito. Immobile. Sbalordito. È convinto di non trovarsi di fronte a una scultura di Bregno. «Per me - dice - è un Buonarroti».


Il proprietario, che già aveva avuto opinioni simili ma a cui aveva dato poco peso, per poco non sviene. E fa un patto con Doliner: se lo studioso riesce a certificare che è un Buonarroti allora avrà diritto a scrivere un libro a riguardo. Doliner si mette al lavoro. Iniziano mesi di investigazione. Applica più metodi. Quelli classici legati all'arte. E quelli del Talmud. L'obiettivo è trovare nella scultura un siman (tradotto dall'ebraico è un segno che stabilisce il proprietario di un oggetto).


Il primo dato è che Michelangelo soleva fare moltissimi modellini in terracotta, mentre Bregno no. In più, alla fine del 1400 Bregno era al massimo del successo e difficilmente avrebbe fatto un «provino» per qualcuno, mentre il ventenne Michelangelo probabilmente sì. Secondo indizio scoperto da Doliner: in quel tempo si utilizzavano tante grandezze di misura a seconda della formazione artistica. Bregno utilizzava il cubito romano (poco più di 44 cm), Buonarroti il braccio fiorentino (poco più di 58 cm): la base de «La Madonna della Febbre» è di 58,3 cm. Il terzo indizio trovato da Doliner è tutto nell'estetica dell'opera.


Nell'anatomia dei personaggi scolpiti. Michelangelo modellava i corpi, esaltando i muscoli, la plasticità dei movimenti. Bregno, invece, nascondeva con le vesti la corporatura. Per Doliner tutte le ricerche portano a Michelangelo Buonarroti. Un'ultima conferma gli arriva direttamente da Antonio Basoja, ultimo e fedelissimo assistente del Maestro. Antonio ebbe in eredità da Michelangelo

«La Madonna della Febbre». Nelle carte legali, conservate nell'archivio del Collegio dei notai capitolini, Antonio, che ebbe un contenzioso proprio su quella statua, chiamò l'opera «il Modello della Madonna della Febbre» di Michelangelo Buonarroti. Così Doliner porta i risultati all'attuale proprietario della statua, scrive il suo libro e in queste ore si prepara a presentare al mondo le sue prove. «La Madonna della Febbre» è il modellino in terracotta di Michelangelo della Pietà vaticana. Un anello mancante nella storia dell'arte giovedì tornerà a Roma dopo secoli. Per una sola notte.



Fabio Perugia
28/11/2010




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La famiglia di Monicelli: "Niente funerale"

di Redazione


Il nipote di Monicelli, Niccolò, ha fatto sapere che la salma del regista sarà cremata "in forma privata alla presenza della sola famiglia, che non ritiene necessario fare un funerale", nel rispetto della volontà de cineasta scomparso



 
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Roma - Non ci sarà alcun funerale per il regista Mario Monicelli, che ieri è morto suicida nell’ospedale San Giovanni di Roma. Lo ha detto alla stampa il nipote Niccolò. Il corpo del grande cineasta "sarà portato a Monti, il rione in cui viveva, per un ultimo saluto ai monticiani. E poi sarà portato alla casa del cinema, dove riceverà il saluto di tutti quelli che vorranno rivolgergli un ultimo omaggio".

Salma sarà cremata Il nipote del regista, che stamattina è insieme al resto della famiglia alla camera mortuaria dell’ospedale San Giovanni, ha anche precisato che la salma di Monicelli sarà cremata "in forma privata alla presenza della sola famiglia. La famiglia non ritiene necessario fare un funerale" ha aggiunto, sottolineando che tutto verrà fatto "nel rispetto della volontà di Mario Monicelli e di tutta la famiglia".

Il ricordo alla Camera Anche Montecitorio ha voluto ricordare il regista. Enzo Carra (Udc) è intervenuto all’inizio della seduta di oggi. "Ha rappresentato il cinema italiano entrando nella storia", ha rimarcato poi il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi, presidente di turno dell’assemblea.

Lutto cittadino a Viareggio Il Comune di Viareggio ha proclamato il lutto cittadino per la morte del suo illustre cittadino. Il sindaco Luca Lunardini, ha disposto le bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici in segno di omaggio al regista nato a Viareggio il 16 maggio 1915. "Perdiamo un illustre concittadino, piangiamo la sua scomparsa", ha detto Lunardini.





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Posizione dominante, inchiesta dell'Antitrust Ue: "Su Google ipotesi di abusi nei motori di ricerca"

di Redazione



Il sito più cliccato del mondo nel mirino dell'autorità europea per la concorrenza sui mercati. Aperta un'inchiesta formale per sospetta violazione delle norme Ue: accuse da altri motori di ricerca per abuso di posizione dominante



Bruxelles - Google finisce nel mirino dell’Antitrust della Ue, che ha deciso di aprire un’inchiesta formale per verificare se il sito internet più cliccato del mondo abbia violato le regole europee sulla concorrenza. La decisione è stata presa in base ad alcune denunce presentate a Bruxelles, in cui il gruppo di Mountain View viene accusato dai concorrenti di abuso di posizione dominante nel settore dei motori di ricerca.




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Tv, digitale e guai: disagi e "schermo nero"

Corriere della sera


«Spariti» La7, Sportitalia, Boing. I consigli: cambiare impostazioni al decoder e togliere i filtri alle antenne

Il 26 novembre il segnale della tivù analogica si è spento in Lombardia e in Piemonte



MILANO - Si fa presto a dire switch off. Da quando, lo scorso 26 novembre, il segnale della tivù analogica si è spento in Lombardia e in Piemonte, dando inizio all'era del digitale terrestre, gli utenti non fanno che lottare con il decoder e il televisore. Alcuni canali sembrano proprio essersi volatilizzati: da La7 a Sportitalia, dai principali canali Rai a Boing. I rivenditori di prodotti tecnologici e gli antennisti sono sommersi dalle telefonate, soprattutto di persone anziane, per le quali anche solo risintonizzare il decoder – il primo passo per poter ritrovare i canali smarriti - è un'impresa.

E spesso i problemi non si risolvono al primo colpo. In molti lamentano di dover ripetere l'operazione ad ogni accensione, proprio perché le frequenze in questa fase sono parecchio «ballerine». «Il consiglio è di aspettare una decina di giorni, continuando a risintonizzare, perché è un momento di assestamento, molte tv locali non hanno ancora aggiornato il segnale e sono possibili interferenze», spiegano da Altroconsumo. Al numero verde dell'associazione in una mattina qualunque di questi giorni di «rodaggio», sono arrivate oltre 400 chiamate in cui gli utenti lamentavano disservizi; tra questi, molti clienti di Mediaset Premium e Gallery che hanno segnalato di non esser riusciti a fruire della visione dei servizi in abbonamento.

IL DECODER - Per quanto riguarda le reti Rai, se molti tecnici parlano di «intermittenza del segnale», spesso l'intoppo sta nel decoder: quelli di prima generazione non sono impostati per captare i canali europei, tra cui cui sono inseriti proprio le reti Rai. In questo caso, bisogna cambiare le impostazioni generali, deselezionando «Italia» e spuntando «Europa» o «Germania» nel menù.

FILTRI ALLE ANTENNE - Le segnalazioni dei canali svaniti si moltiplicano sui forum e sui socialnetwork. Qualcuno scrive di vedere solo televendite, qualcun altro, dopo l'ennesimo tentativo di risintonizzazione, racconta di aver definitivamente rinunciato alla tv, altri si arrangiano con lo streaming sul web. C'è anche chi arriva a teorizzare l'esistenza di un complotto per oscurare La7, la rete del tg diretto da Enrico Mentana. Il canale di Telecom Italia Media sembra essere scomparso da Milano, come si legge sul forum del Corriere Casi Metropolitani.

Da La7 fanno sapere che «i livelli di emissione misurati in città e nell'hinterland nelle ultime 24 ore sono adeguati per essere ricevuti dagli apparati dei telespettatori» e che i problemi riscontrati derivano in buona parte dai filtri degli impianti condominiali. Installati negli anni passati per proteggere da interferenze i canali principali, i filtri bloccano le frequenze limitrofe e di fatto impediscono la ricezione di alcuni canali ora posizionati proprio su quelle frequenze «bloccate», ridistribuite ai vari operatori con il passaggio al digitale.

Una pista che potrebbe spiegare la sparizione anche di altre reti, come Sportitalia, Boing, Iris, Rai4 e Raisport. In questo caso chiamare l'antennista per rimuovere il filtro è inevitabile e i tempi non sono brevi. A Milano si parte da una settimana di attesa per un appuntamento, ma si può arrivare anche fino a gennaio.

Elvira Pollina
29 novembre 2010(ultima modifica: 30 novembre 2010)



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Di Pietro, applausi a Terzigno I manifestanti: sei «Sant'Antonio»

Corriere del Mezzogiorno



Il leader Idv al presidio antidiscarica: «Adesso qui non c’è alcuna garanzia di tutela della salute»



Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro


NAPOLI - Applausi per Antonio Di Pietro a Terzigno, anche se non manca chi gli urla contro «basta passerelle». Il leader dell'Idv, antiberlusconiano di ferro, è stato acclamato dalla folla di manifestanti che protesta contro la discarica Sari. Qualcuno l’ha addirittura chiamato «Sant’Antonio», e molti hanno gridato «vogliamo il magistrato, vogliamo il magistrato».

L'ex pm ha dichiarato: «In questo momento a Terzigno non c’è alcuna garanzia di tutela della salute». Di rimando, i cittadini hanno ribadito: «Riteniamo che debba essere data subito la possibilità alla gente di poter fare analisi, attraverso tecnici ed esperti. Questa discarica va chiusa, qui ci stanno ammazzando. Antonio, sei venuto tu e hanno fatto scomparire pure la puzza, ma qui ogni giorno non si respira». Di Pietro, a capo di un minicorteo con i manifestanti, si è poi diretto verso l’ingresso della Cava Sari. «Fateci vedere cosa c’è lì dentro» hanno chiesto i cittadini. E Di Pietro, nonostante l’accesso a lui e ai parlamentari fosse consentito, non è entrato, forse anche per evitare problemi di ordine pubblico.

29 novembre 2010





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Prodi e Fassino a fianco di Turchia e Islam

Il Tempo


L'ex premier citato in un cablo diplomatico da Ankara. Le opinioni dell'esponente Pd in un briefing in ambasciata.


Romano Prodi

«10Rome87». «Confidential». Dispaccio dall'ambasciata di Roma. Il report affronta molti argomenti: dalle questioni economiche alla posizione del centrosinistra sulle questioni internazionali. E spunta il nome di Piero Fassino e le sue opinioni in politica estera riferite in un briefing con lo staff dell'ambasciata. Il cablogramma è del 22 gennaio di quest'anno. L'esponente del Pd appoggia l'iniziativa di Obama di aprire al mondo islamico ma è preoccupato dello stallo nei negoziati per il Medio Oriente e la «nuova ondata di terrore» in Afghanistan.

Il responsabile della politica estera del partito di Bersani dichiara che «il Pd appoggia il governo sul rafforzamento del dispositivo militare» in Afghanistan, ma ha sottolineato, si legge nel cablo, che è necessario un uguale rafforzamento delle istituzioni civili e dello sviluppo economico del Paese. Ci sono tutti. Senza esclusione. E senza partigianeria. I funzionari delle ambasciate lavorano così. Raccolgono più informazioni possibili. Spunta un Prodi presidente della Commissione europea da un cablo «confidential» della sede diplomatica di Ankara.

Inviato al dipartimento di Stato il 20 gennaio 2004 alle 12,12, il report che si dilunga sulle trattative per l'ingresso della Turchia nell'Ue, sottolinea come il premier Erdogan, prima del suo viaggio a Washington, sia rimasto soddisfatto dall'incontro con Romano Prodi e con il tedesco Fisher. L'ex presidente del Consiglio veniva citato ampiamente nei logs segreti diffusi da Wikileaks sulla guerra in Iraq e Afghanistan. Si parlava delle difficoltà di Prodi sulle questioni che riguardavano l'invio di truppe a Kabul – «non di deve dare pubblicità» - e le trattative per liberare gli ostaggi.

Dopo le prime rivelazione si è scatenata la caccia a nuovi files. Wikileaks ha incassato il +112% di contatti unici come si evince dai dati forniti da Alexa.com, azienda Usa sussidiaria di Amazon specializzata nel monitoraggio del traffico su internet. Il sito ha fatto registrare, negli ultimi sette giorni, un boom pari al +335% che ha invertito la parabola discendente seguita alla pubblicazione dei file sull'Iraq. Interessante anche l'identikit di navigatori: la gran parte proviene dall'Europa, con Svezia, Italia, Olanda ai primi tre posti, mentre il Pakistan e il primo dei non-Ue al sesto posto.

Internauti a bocca asciutta visto che Wikileaks non pubblica nulla sul suo sito senza un previo accordo con i cinque giornali partner dell'impresa (New York Times, Der Spiegel, The Guardian, El Pais e Le Monde). Giornali che hanno mobilitato oltre 120 giornalisti per analizzare i dati ottenuti da Assange. Per questo motivo, probabilmente, sul sito attualmente sono consultabili solo 243 documenti su oltre 250.000. Secondo Le Monde per ottenere le informazioni da Assange i giornali partner non hanno pagato nulla: il sito ha fornito tutte «le informazioni gratuitamente».

La pubblicazione dei cablogrammi di Wikileaks andrà avanti per diversi giorni e progressivamente vista l'enorme mole di informazioni. Nel nostro Paese hanno fatto scalpore i giudizi taglienti su Berlusconi usati dall'opposizione per scatenare la bagarre. Tutto quanto fa brodo, in mancanza di idee, per attaccare il premier. Così si assiste al festival dell'ignoranza chiamando in causa i nostri servizi segreti ed enfatizzando informazioni ben note. Massimo D'Alema, con senso della realpolitik, ieri ha sottolineato: «Ciò che è trapelato sul presidente del consiglio, Silvio Berlusconi si sapeva già».

Dal punto di vista della sua opinione sul premier, ha aggiunto, il dossier «non toglie né aggiunge alcunché». Veltroni, dimentico del passato comunista e della Grande Madre Russia si straccia le vesti. «Eravamo un paese che aveva un legame con l'Europa