Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

mercoledì 24 novembre 2010

Chi è il più intelligente tra cane e gatto?

La Stampa


Secondo gli studiosi dell'università di Oxford il cane batte il gatto: è molto più sociale
ANDREA MALAGUTI
CORRISPONDENTE DA LONDRA

Dunque i cani sono più intelligenti dei gatti. Adesso è ufficiale, certificato scientificamente. E non da inattendibili cinefili da parco di periferia, ma da un gruppo di studiosi dell’Università di Oxford, cioè il gotha della sofisticazione intellettuale del pianeta. In verità, a essere precisi, sul gradino più alto del podio ci sono le scimmie, seguite dai cavalli, dai delfini e dai cammelli. E solo a quel punto arrivano i cani. I gatti a seguire. Nettamente distanziati. Perché?

Per stilare la classifica dello sviluppo cerebrale dei mammiferi gli studiosi inglesi, che hanno pubblicato i risultati sulla rivista «Proceedings of the National Academy of Scences», hanno studiato 500 specie viventi e fossili scoprendo che esiste una relazione tra la dimensione del cervello, parametrata in relazione alla taglia del corpo dell’animale, e la sua capacità di avere «relazioni sociali». Maggiori sono le interazioni con l’uomo maggiore è lo sviluppo. I cani le hanno, i gatti le evitano. «Chi ha il cervello più grande tende a vivere in gruppi sociali stabili», spiega la dottoressa Susanne Shultz, che ha guidato la ricerca. Così la tendenza individualista e le condizioni ambientali che hanno accompagnato per secoli il cammino di gatti, cervi e rinoceronti sulla terra, li hanno condannati a capacità di apprendimento e di eleaborazione più ridotte.

Apriti cielo. Il dibattito è esploso feroce sul web. Cinefili e gattofili del Regno Unito si sono sfidati come York e Lancaster a colpi di liste di intelligenza: «il mio gatto, raccolto per strada quattro anni fa, canta, mi difende dai topi, mangia a ore fisse e conosce la strada di casa. Lo lasci a Green Park e lui sa come tornare a Hackney. E senza metro», scrive Eva Lewis e Micahel Stewart, da Birmingham, le risponde piccato. «Quello lo sa fare anche un cane ubriaco. E che il tuo gatto canti proprio non ci credo. Il mio Golden Retriever cattura i pesci nel lago e quando vuole uscire mi porta il guinzaglio». Seguono segnalazioni infinite di prestazioni da guinness, dal Soriano che dipinge paesaggi di campagna, al Doberman che sa giocare a fresbee. Centinaia di messaggi, polemiche, sfottò e insulti. C’è qualcuno che crede alla scienza?

Il professor Robin Dunbar, dell’Istituto Cognitivo e di Evoluzione Antropologica dell’Università di Oxford, stira un sorriso enigmatico. E’ laureato anche in psicologia e filosofia e il dibattito da bar più che infastidirlo lo diverte. Si accarezza il pizzetto brizzolato e si sistema gli occhiali. «E’ la prima volta che viene realizzato uno studio di questo genere. Largo e profondo. La mancanza di socialità determina con chiarezza uno sviluppo cerebrale minore. I cani sono molti bravi a risolvere problemi. Il coordinamento e la collaborazione che servono per stare in mezzo agli altri sviluppano capacità specifiche. E’ un fatto».

Carloyn Menteith, allenatrice di cani, sostiene che cani e gatti hanno due modi diametralmente opposti di ragionare. Che lei spiega così. «Un gatto pensa: oggi vado a fare quello che ho voglia di fare. Il cane pensa: come posso spingere qualcuno a fare qualcosa per me». Una orgogliosa forma di inestinguibile solipsismo contrapposta a una utilitaristica furbizia gentile. Beth Skilling, la veterinaria responsabile dell’associazione Cats Protections, alza le spalle infastidita. «I gatti amano la propria indipendenza e sono in grado di affrontare il mondo senza bisogno di aiuto. E’ questa la forma più alta di intelligenza».

Dunque i cani sono più intelligenti dei gatti. Adesso è ufficiale. E per chi dovesse avere ancora dubbi meglio comprarsi un cammello.




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Vestivamo Caraceni, viaggiavamo in Ferrari. E nessuno ci poteva fermare»

Corriere della sera

Soldi, potere, politica e i misteri d’Italia. La storia della banda della Magliana raccontata dai protagonisti

Dalla fiction alla realtà. Quattro appuntamenti su History Channel




MILANO - Il Libanese ha la barba lunga e disordinata, veste sciatto e frequenta un bar di terz’ordine. Il Freddo continua a vivere in un capannone-officina, seppure arredato con mobili di design e tavolo da biliardo, e va in giro per Roma con una improbabile utilitaria. Fierolocchio, Bufalo e Scrocchiazzeppi sfoggiano qualche braccialetto d’oro e qualche giaccone di pelle, ma alla fine il loro look è sempre quello da sfigati di periferia. Solo il Dandy, soprannomen omen, fa eccezione. Ma questo nella fiction. «Perché noi vestivamo tutti da Caraceni e andavamo in giro in Ferrari». E questa è la realtà. Raccontata dagli stessi protagonisti di allora, perlomeno quelli ancora in vita.

SPIETATI- Il successo di Romanzo Criminale – prima il libro di Giancarlo De Cataldo, poi il film di Michele Placido e ora la serie tv diretta da Stefano Sollima che da quel libro hanno tratto ispirazione – riaccende i riflettori su uno dei gruppi criminali più strettamente connessi con la storia recente del nostro Paese. La banda dela Magliana. Un’organizzazione spietata, che negli anni Settanta e Ottanta aveva preso il controllo di tutti i traffici criminali della Capitale e le cui vicende si sono spesso intrecciate - con modalità e connivenze ancora tutte da chiarire -, con quelle dei tanti misteri italiani, dal rapimento Moro alla strage di Bologna e al sequestro di Emanuela Orlandi. Anche per questo la vera storia della banda, nata dalla fusione di due “batterie” di piccoli delinquenti provenienti da Trastevere e, appunto, dal quartiere alla periferia sud-ovest della città da cui poi ha preso il nome, va molto al di là di quella raccontata nel libro, che pure dalle storie reali di Franco Giuseppucci, Maurizio Abatino, Enrico De Pedis e di tutti gli altri ha tratto più che una semplice ispirazione.


DOCUMENTI INEDITI -La vera storia prova a raccontarla ora un documentario di History Channel, che da questo giovedì e per quattro settimane consecutive ripercorre attraverso documenti originali e testimonianze inedite tutte le vicende che hanno portato alla nascita e all’epilogo di quella che è diventata di fatto un pezzo, e anche dei più significativi, della storia criminale italiana. La messa in onda (canale 407 del decoder Sky) è alle 23, a seguire rispetto alla programmazione della seconda serie della fiction (sempre il giovedì alle 21 su Sky Cinema 1). Il documentario presenta materiale inedito, come le immagini del primo arresto di Giuseppucci “er Negro”, il Libanese del

libro, o quelle dell’assegno con cui la famiglia Grazioli prelevò il denaro che avrebbe dovuto servire alla liberazione del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere e che di fatto è stato il primo abbozzo di “capitale sociale” dell’organizzazione, una sorta di holding capace di reinvestire i proventi dello spaccio di droga, delle scommesse clandestine e delle estorsioni e di farli fruttare in business miliardari. E, ancora, numerose interviste ad alcuni dei protagonisti di allora, che per la prima volta, lasciato alle spalle il passato criminale, hanno deciso di raccontarsi a volto scoperto.

LADRI E GUARDIE - Ci sono ad esempio Renzo Danesi, che fino ad oggi non aveva mai parlato pubblicamente, ma anche Antonio Mancini, uno dei pentiti della banda, e Fabiola Moretti, compagna di uno dei boss. Ci sono anche le testimonianze di quelli che stavano dall’altra parte: il giudice istruttore Otello Lupacchini, il poliziotto Nicolò D’Angelo, il procuratore distrettuale antimafia Giancarlo Capaldo che sta ora cercando di ricostruire il ruolo della banda nel sequestro di Emanuela Orlandi. E Giulio Grazioli, il figlio del duca Massimilano, che racconta come lui e i suoi famigliari vissero quei momenti e come avvenne la consegna del riscatto. «Solo uno di noi poteva fregarci», spiega Renzo Danesi, che della sua appartenenza al gruppo criminale non si è mai pentito. La banda iniziò a indebolirsi nel 1983, quando un affiliato decise di pentirsi e di raccontare tutto. L’epilogo avviene però solo una decina di anni più tardi, con l’arresto a Caracas di Maurizio Abbatino, nel 1992.

LEGGENDARI - In mezzo una lunga scia di sangue e di lotte intestine per il controllo del business criminale della Capitale. Gli aspiranti nuovi re di Roma, negli anni, si sono fatti fuori l’uno con l’altro e la parentesi si è chiusa. Ma è sufficiente dare uno sguardo a certi commenti che accompagnano i filmati che su YouTube ripropongono spezzoni del film o della serie tv per rendersi conto di quanto Libano & Co abbiano comunque lasciato il segno e di come per qualcuno le loro storie siano quasi leggenda.

Alessandro Sala
24 novembre 2010

Domiciliari a figlia Vanna Marchi Bologna, concessi per motivi di salute

Il Mattino


ROMA (24 novembre) - Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha concesso la detenzione domiciliare per motivi di salute a Stefania Nobile la figlia di Vanna Marchi. La donna, che soffre di artrite reumatoide, e sta scontando una condanna a nove anni e quattro mesi per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aveva già lasciato circa un anno fa per un breve periodo il carcere per essere ricoverata in una struttura privata.

Stefania Nobile lascia dunque il carcere della Dozza dove è rinchiusa anche la madre. Nello stesso carcere è detenuta Anna Maria Franzoni, la mamma di Cogne.




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Un altro attacco al «kapò» Martin Schulz: «Fascista antidemocratico»

Corriere della sera


L'eurodeputato inglese Bloom apostrofa con uno slogan nazista il tedesco offeso da Berlusconi 2003


Martin Schulz, socialdemocratico, guida l’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici a Strasburgo
Martin Schulz, socialdemocratico, guida l’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici a Strasburgo

BERLINO - Non è fortunato il tedesco Martin Schulz. È un socialdemocratico, è da 16 anni membro del Parlamento europeo e nel 2012 ne diventerà presidente, al momento guida l’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici a Strasburgo. Un democratico senza se e senza ma, al massimo un po’ verboso. Ciò nonostante, di tanto in tanto viene accostato a qualcosa di nazista.

ASSE MERKEL-SARKOZY- In Italia è conosciuto perché nel 2003 ebbe uno scontro con Silvio Berlusconi, anche allora presidente del Consiglio, che gli diede del kapò. Ieri è stato attaccato durante l’assemblea plenaria dei deputati europei. Stava parlando al microfono, chiedeva più coesione nell’area euro colpita dalla crisi, criticava quello che secondo lui è il «comitato franco-tedesco di gestione dell’Europa», cioè l’asse tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che tende a guidare la Ue tenendo in poco conto gli altri 25 Paesi partner. A un certo punto, Godfrey Bloom, un deputato britannico dello Uk Independence Party – estrema destra favorevole al ritiro del Regno Unito dalla Ue – lo ha apostrofato con la frase «ein Volk, ein Reich, ein Führer», cioè «un popolo, un impero, un leader», slogan piuttosto conosciuto nella Germania del periodo nazista.

Godfrey Bloom, deputato britannico dello Uk Independence Party, estrema destra favorevole al ritiro del Regno Unito dalla Ue
Godfrey Bloom, deputato britannico dello Uk Independence Party, estrema destra favorevole al ritiro del Regno Unito dalla Ue
FUORI DALL'AULA - Alla protesta di Schulz, Bloom ha rafforzato il concetto e lo ha chiamato «fascista antidemocratico». A quel punto, il presidente dell’assemblea Jerzy Buzek ha espulso dall’aula l’inglese e i gruppi parlamentari dei maggiori partiti presenti a Strasburgo hanno chiesto che contro il rappresentante dello Yorkshire siano prese sanzioni dure: «Non possiamo accettare che membri del Parlamento europeo insultino i loro colleghi in un modo che ricorda le ore peggiori della nostra storia», hanno scritto in un comunicato.

SUL CONFLITTO D'INTERESSI - Nel 2003, Schulz aveva attaccato Berlusconi, presente a Strasburgo, per il suo conflitto di interessi di governante e magnate televisivo. Irritato, il presidente del Consiglio italiano gli rispose che lo avrebbe visto bene a recitare il ruolo di un kapò in un film sui campi di concentramento nazisti. Anche allora grandi polemiche, a Strasburgo e in Germania, come, in misura certo meno eclatante, sta succedendo anche oggi.

Danilo Taino
24 novembre 2010



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Venezia, ex alpino riacquista la vista a 102 anni dopo un delicato intervento

Il Mattino



VENEZIA (24 novembre) - Gli hanno restituito la vita grazie a una delicata operazione, eseguita dalle unità operative di oculistica e di anestesia, all'ospedale di San Donà di Piave.

Per merito del lavoro di squadra Romano Lovisa, classe 1908 e uno degli ultimi alpini reduci della Seconda Guerra Mondiale, è tornato a guardare il mondo con i propri occhi.

L'ultracentenario residente a Chions (Pordenone), ma da anni convivente con la figlia a Concordia Sagittaria (Venezia), superata la soglia dei 100 anni aveva iniziato a perdere la vista perché affetto da cataratta. La patologia in seguito era peggiorata sino a portarlo quasi alla cecità e con essa alla mancanza di autonomia nella vita quotidiana. È stato dunque sottoposto ad un delicato intervento compiuto dal direttore dell'unità operativa complessa di Oculistica. «Con la perdita della vista il signor Lovisa aveva perso uno dei sensi, quindi la possibilità di vedere i propri figli, di mangiare e di muoversi in autonomia - conferma il dott. Emilio Rapizzi, primario di Oculistica -. La sua vita si era notevolmente complicata».

«Allora, con la volontà dei familiari, ci siamo assunti la responsabilità di portarlo in sala operatoria - racconta - nonostante la sua età di 102 anni potesse portare a complicanze di vario genere». Il paziente è stato sottoposto ad anestesia generale compiuta dall'equipe di Anestesia coordinata dal dott. Fabio Toffoletto. «Una collaborazione fondamentale - continua Rapizzi- per mantenere tranquillo il paziente e perché, in assenza di vista, non collaborava». A distanza di qualche giorno dall'intervento Romano Lovisa ha riacquistato la vista. Tolti i bendaggi l'ultracentenario per prima cosa ha commentato l'abbigliamento di chi lo aveva operato: «dottore - ha esclamato - ha la cravatta a pallini». Dopo una settimana il centoduenne è riuscito a leggere i titoli del suo periodico preferito: il notiziario degli Alpini.





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Nubifragio su Napoli

Il Mattino



NAPOLI (24 novembre) - Pioggia, grandine e freddo a Napoli. È oramai da ventiquattro ore che la città è sferzata dal maltempo. E le previsioni non promettono nulla di buono. Strade allagate e circolazione stradale fortemente rallentata anche a causa di una fitta grandinata che intorno alle 10 ha imbiancato alcune zone della città. Al momento, come fanno sapere i vigili del fuoco, nessuna emergenza particolare.

La neve ha fatto la sua comparsa sul Vesuvio: le piogge e il freddo di queste ore hanno favorito il formarsi di uno strato nevoso, ben visibile agli abitanti dei paesi vesuviani, sulla cima e sui lati del vulcano più famoso del mondo. In queste ore continua a piovere e la temperatura è fredda ma nella zona ad alta quota non si registrano disagi.

I disagi maggiori si registrano come sempre in provincia a causa delle forti piogge: strade allagate e decine di richieste di intervento pervenute ai Vigili del fuoco.


 Forte grandinata in mattinata (NewFotoSud - Guglielmo Esposito)
 Grandinata a Pozzuoli
 La grandine imbianca Napoli




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Ucciso armi in pugno il ranchero che non ha ceduto ai ricatti dei narcos

Corriere della sera


Spacciatori e trafficanti di clandestini si impossessano dei ranch come basi avanzate verso gli Stati Uniti

«Don» Alejo Garza Tamez, 77 anni


«Don» Alejo Garza Tamez
«Don» Alejo Garza Tamez
WASHINGTON – Quella di «Don» Alejo Garza Tamez è la storia di un uomo coraggioso. Un uomo, forse, di altri tempi. Invece di lasciare la sua fattoria nelle mani dei narcos messicani li ha aspettati all’interno del ranch trasformato in un piccolo bunker. Don Alejo, 77 anni, è morto con due fucili in mano trucidato dall’esplosione delle granate. Prima però è riuscito a far fuori quattro assalitori e a ferirne altri due. Teatro di questo episodio della narco-guerra che consuma il Messico è la località di San José, a quindici chilometri da Ciudad Victoria, Stato di Taumalipas.

BASI AVANZATE - Il 13 novembre alcuni banditi recapitano un «messaggio» ad Alejo Garza Tamez: te ne devi andare entro 24 ore, altrimenti pagherai le conseguenze. In questa zona narcos e trafficanti di clandestini si impossessano di fattorie e ranch. Li utilizzano come basi avanzate nella faida che oppone i Los Zetas al Cartello del Golfo. Oppure diventano punti di passaggio per la loro «merce». E quando i criminali lanciano gli ultimatum nessuno ha il coraggio o la forza di resistere. Inutile cercare sostegno, difficile che arrivi. L’esercito, impiegato nella lotta al crimine, si muove solo per i casi più importanti e la polizia non sai mai da che parte stia. Per questo la maggioranza sventola bandiera bianca.

RANCH - Ma non è il caso di «Don» Alejo. È cresciuto da queste parti, la fattoria è tutto. Lui non vuole cedere un centimetro ai banditi. Così convoca i suoi contadini e li manda a casa: «Non tornate neppure domani». Poi prepara le difese. Il ranchero, cacciatore e collezionista di armi, piazza fucili e «doppiette» vicino alle finestre e a un paio di porte che portano verso l’esterno, crea piccole riserve di munizioni. Quindi aspetta. È una lunga veglia.

ATTACCO - Alle 4 del mattino, i banditi arrivano alla fattoria a bordo di grossi fuoristrada e pick up. I sicari – secondo una ricostruzione delle autorità militari che non citano però alcuna testimonianza – sparano qualche raffica in aria. Poi avanzano verso la casa. Don Alejo li accoglie con un tiro preciso. Spara e si sposta da una finestra all’altra. Ha una buona mira. Forse vuol far credere di non essere da solo. La trappola funziona. Coglie di sorpresa gli invasori: cadono in sei sotto il fuoco. I banditi, probabilmente, si riparano dietro i veicoli poi rispondono sparando all’impazzata crivellando le finestre. Ma per piegare la resistenza sono costretti a usare le granate. Per i narcos non è un problema usarle in abbondanza. Le comprano a buon mercato: costano appena 7 dollari l’una sul mercato nero. L’attacco ha successo, è finita.

EROE NAZIONALE - Quando i marines arrivano nella tenuta trovano le tracce dello scontro feroce. Ovunque cartucce, fori provocati dalle pallottole, suppellettili danneggiate dalle esplosioni. In un angolo il corpo senza vita di «Don» Alejo, al fianco due armi. L’ultima trincea di un uomo coraggioso e solo. Quando si è diffusa la notizia dell’omicidio, un centinaio di persone ha inviato messaggi su Twitter esaltando la figura del ranchero e qualcuno ha composto un corrido – una ballata popolare – in onore di «un eroe nazionale».


Guido Olimpio
24 novembre 2010



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Rifiuti campani: il Nord dice no

Corriere della sera


Bossi: «Se li portano qui, la gente si incazza». Solo la Toscana ha detto sì, Lazio e Sardegna a certe condizioni


MILANO - No. Punto. Se fosse stato un telegramma, questo sarebbe stato il testo che le regioni del Nord avrebbero spedito al governo che chiedeva chi era disposto ad accogliere i rifiuti della Campania. Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte si sono dichiarati non disponibili. Tra le altre regioni le Marche hanno detto no, mentre la Sardegna ha offerto uomini e mezzi ma ha spiegato che i rifiuti non possono essere smaltiti nell'isola. Il gruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha chiesto che «la Regione si dichiari indisponibile». Solo la Toscana ha confermato la propria disponibilità ad accogliere una parte dei rifiuti campani. La Lombardia per esempio ha risposto spiegando che «prima si aspetta una convocazione da parte del governo per comunicare le risorse aggiuntive che intende destinare alle Regioni, dopo i tagli della finanziaria di luglio». Fino ad allora, la Regione non intende partecipare nemmeno al tavolo governativo di discussione e «si conferma non disponibile ad accogliere i rifiuti campani». «Vedo che alcune regioni del Nord, a prescindere dalla discussione, hanno detto no e questo è un fatto molto triste», ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. Il Lazio invece si è detto disponbile, ma la presidente Renata Polverini ha spiegato che la disponibilità può essere «simbolica o più consistente a seconda degli approfondimenti tecnici».

BOSSI - Senza giri di parole, il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ha spiegato i motivi del no ai rifiuti: «Se li portano al Nord, la gente si incazza. Speriamo che altre Regioni dicano di sì, ma il rischio è che dovunque li porti crei "casini"». Poi ha chiesto un intervento della magistratura contro Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli: «Mi chiedo perché la magistratura non intervenga sul sindaco di Napoli. L'unico che può dire qualcosa è Berlusconi perché ha dimostrato di saperci fare».

IERVOLINO - Pronta la replica del sindaco Iervolino: «Per quanto mi riguarda, ho le mani strapulite e la coscienza stra-a-posto. Forse Bossi dovrebbe dire per la violazione di quale norma e per quale reato». Nel decreto sui rifiuti all'esame del presidente della Repubblica «per quanto riguarda l'emergenza Napoli, per quello che sappiamo noi, non c'è proprio niente», spiega Iervolino. «Ci sono cose che saranno sufficienti in futuro come la regolarizzazione del procedimento per i termovalorizzatori e il potere al presidente della Regione».

ERRANI - Per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, la situazione è grave: «Così non si può andare avanti, siamo di fronte a un'emergenza a cui deve fare fronte l'intero Paese. Ma ci devono essere due condizioni, che abbiamo chiesto al governo: la prima è la dichiarazione dello stato d'emergenza e la seconda è che il governo, con un atto coerente e fermo, chieda un impegno e una collaborazione a tutte le Regioni».

FAMIGLIA CRISTIANA - Sul tema rifiuti è intervenuta anche Famiglia cristiana con un editoriale. «La monnezza è la spietata metafora del Paese», dice il settimanale dei Paolini. «Non serve scaricare o rinfacciarsi le colpe. Le responsabilità non possono rimbalzare da una parte all'altra. Solo una presa di coscienza collettiva potrà far uscire Napoli e l'Italia dall'emergenza. Solo un soprassalto di dignità civica potrà sanare guai ambientali e d'immagine del Paese». A Famiglia cristiana ha replicato il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, che accusa il settimanale di «uscire dal cristianesimo». «Niente è meno cristiano di accostare l'immondizia alla metafora dell'Italia».

SALUTE: FAZIO, «NESSUN RISCHIO» - Per il ministro per la Salute Ferruccio Fazio, a proposito del problema rifiuti a Napoli, martedì aveva detto che «rischi immediati per la salute non ce ne sono».

Redazione online
24 novembre 2010





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Università e licei, dilaga la protesta Studenti entrano nel portone del Senato

Corriere della sera

Lancio di uova e tafferugli a Palazzo Madama. «Assedio» a Montecitorio. Corteo con caschi e scudi a forma di libri tenta di raggiungere Palazzo Grazioli: manganellate

Università e licei, dilaga la protesta
Studenti entrano nel portone del Senato

Lancio di uova e tafferugli a Palazzo Madama. «Assedio» a Montecitorio. Corteo con caschi e scudi a forma di libri tenta di raggiungere Palazzo Grazioli: manganellate

L'assalto al Senato  degli studenti

L'assalto al Senato degli studenti

ROMA - Un gruppo di studenti che protestano contro la riforma dell’università ha superato mercoledì mattina le barriere di sicurezza e ha tentato di entrare a Palazzo Madama. I commessi e gli agenti di sicurezza sono riusciti a chiudere la porta a vetri ma non il portone di legno e i manifestanti sono rimasti fuori dal palazzo premendo nell'androne. Poco dopo è iniziato un fitto lancio di uova.
Dopo l'assalto al Senato alcune centinaia di giovani «armati» di scudi di gommapiuma a forma di grandi libri e con i caschi da moto in testa - alcuni anche con passamontagna - si è diretto al Pantheon e quindi verso via del Plebiscito, tentando di raggiungere Palazzo Grazioli, la residenza di Berlusconi. In via di San Marcello un reparto dei carabinieri ha respinto parte del corteo che tentava di aggirare il cordone delle forze dell'ordine e sono partite le prime manganellate. E di nuovo sono partiti i lanci di uova.

 

 

«DIMISSIONI, DIMISSIONI!» - Gli studenti urlano «dimissioni, dimissioni». I più vicini alla porta a vetri sono stati allontanati dalle forze dell'ordine, che hanno chiuso il portone del Senato. Durante l'invasione dell'atrio da parte degli studenti - cui ha partecipato un gruppo di circa cento sui mille manifestanti - un agente di polizia ha accusato un malore. Poi i ragazzi sono stati trascinati e respinti all'esterno. Non c'è stato un vero e proprio scontro diretto con le forze dell'ordine, solo qualche spintone nella calca. Fuori da Palazzo Madama lancio di fumogeni oltre che di uova. Le forze dell'ordine sono rimaste schierate davanti all'ingresso del Senato in tenuta

«LASCIATE PASSARE SOLO LE VELINE» - Cordone di polizia anche su piazza Venezia, all'ingresso di via del Plebiscito e nelle vie alle spalle di Palazzo Grazioli, per impedire al corteo - che aveva già imboccato via degli Astalli - di raggiungere la residenza del premier. «Quando passano le veline per Berlusconi le fate entrare, gli studenti con i loro problemi no», hanno contestato alcuni studenti rivolti alle forze dell'ordine. Un'altra parte del corteo ha aggirato il blocco ed è giunta in piazza Venezia, dove preme verso Palazzo Grazioli.
E' l'escalation di una mattinata di tensione, con cortei, occupazioni e sit-in: il mondo della scuola è in mobilitazione. Atenei e licei. Una parte degli studenti, radunatasi al centro di piazza Venezia, ha bloccato il traffico e intonato cori. «Siamo entrati a palazzo Madama dove non era mai entrato nessuno - urla al megafono un manifestante - e ora blocchiamo la piazza centrale della città». Poi però in molti hanno lasciato piazza Venezia per dirigersi ai Fori Imperiali.

PRESIDIO ALLA CAMERA - Molti altri studenti che, martedì 23, hanno occupato le facoltà della Sapienza – da Filosofia a Fisica, Scienze Politiche, dipartimento di Igiene fino a Ingegneria – sono in presidio a Montecitorio, insieme a ricercatori e docenti. L'«assedio» al Parlamento dove è in discussione il Ddl Gelmini è guidato dallo slogan: «Il futuro è qui e si decide adesso». Un altro corteo partito dall'Università La sapienza ha raggiunto Montecitorio. Intanto alle 9 è partito un corteo spontaneo di 300 studenti del Tacito e del Talete che ha attraversato Prati, il lungotevere ed è infine giunto al Virgilio in via Giulia, dove sono concentrati circa 500 ragazzi dei licei romani.

 

Cordone di polizia schierato all'ingresso di via del Plebiscito

Cordone di polizia schierato all'ingresso di via del Plebiscito

«SCEMPIO» - «Siamo in piazza per chiedere alle forze politiche della Camera di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano», dice in una nota l’Unione degli universitari (Udu), «se questo ddl supererà l'esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università. Il presidio a Montecitorio, l'occupazione del tetto di architettura, le occupazioni degli atenei di questi giorni, sono solo le recenti iniziative di protesta di un lungo autunno cominciato l'anno scorso con la presentazione al Senato della riforma. In questo momento - riferisce l’Udu - ci sono più di 50 atenei in mobilitazione: continua l'occupazione dell'Ateneo di Pavia, da Torino a Palermo siamo in fermento e non abbiamo intenzione di fermarci, siamo intenzionati ad inasprire lo scontro se questo Governo continuerà ad essere sordo alle richieste che vengono mosse dall'intero mondo accademico».

Studenti a piazza Venezia

Studenti a piazza Venezia

NUOVI BLOCCHI – «Riteniamo inammissibile – spiegano dalla Rete della conoscenza (il network promosso da Unione degli Studenti e Link Coordinamento universitario, ndr) – che dopo mesi di mobilitazione, cortei, occupazioni, lezioni in piazza, il Ministro non abbia mai risposto nel merito alle critiche e alle proposte degli studenti, e che il Governo agonizzante, privo di una maggioranza possa cercare con arroganza di ottenere l’approvazione di una riforma che con l’ingresso dei privati nei CdA, la sostituzione delle borse di studio con sistemi di indebitamento degli studenti, la precarizzazione della ricerca, distrugge l’università pubblica». Non sono solo gli universitari ad annunciare nuovi blocchi in città. Giovedì 25, dalle 9,30, è in programma lo sciopero regionale della scuola, indetto dai sindacati di base: corteo da largo Leonardo da Vinci, vicino la stazione San Paolo del metrò, a piazza Oderico da Pordenone, nei pressi delle sede della Regione Lazio. E Alle 9 è partito un corteo spontaneo di 300 studenti del Tacito e del Talete che ha attraversato Prati, il Lungotevere ed è infine giunto al Virgilio in via Giulia, dove sono concentrati circa 500 studenti.

SCIOPERO REGIONALE – «Nelle scuole del Lazio si registra il rapporto più alto tra insegnanti di sostegno e alunni diversamente abili: 2.45 – fanno sapere dall’Usb – E mentre aumentano gli studenti (+ 3150), nel Lazio, dal 2008 al 2010, sono stati tagliati oltre 4 mila docenti e quasi 3 mila unità tra il personale delle segreterie, assistenti di laboratori e collaboratori scolastici». I sindacati rilanciano, inoltre, il nodo sicurezza: «Nella nostra regione sono a rischio il 40% degli edifici scolastici; nelle province di Rieti e Frosinone si sfiora il 70% (se si considerano solo le scuole medie). Come si può in queste condizioni assicurare una scuola degna di questo nome ai nostri giovani?».

DALLE AULE AI TETTI – I ricercatori della Sapienza e di Tor Vergata, insieme ad alcuni studenti, sono saliti in cima all'edificio di Fontanella Borghese della Facoltà di Architettura della Sapienza (con loro anche il segretario nazionale del Prc-Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero) e l’intenzione è di rimanerci «fino a quando non verrà accantonato l'iter parlamentare della riforma Gelmini». Oltre a Fisica ed Ingegneria, alla Sapienza sono occupate anche Medicina, Filosofia e Scienze Politiche. E intanto, cambia il quadro delle scuole occupate. La protesta si è estesa ai licei Lucrezio Caro, Platone e Malpighi, mentre è terminata l’occupazione negli istituti Manara e Tacito.

OCCUPAZIONI – «Durante i giorni di occupazione – spiegano gli Studenti Autorganizzati del Tacito - i ragazzi hanno raccolto i fondi per comperare vernice e pennelli, grazie al sostegno dei residenti del quartiere Trionfale che sono stati sensibilizzati alle problematiche che la manovra del ministro Tremonti ha creato, tramite azioni di volantinaggio in via Andrea Doria. Gli studenti si sono impegnati a ridipingere gran parte delle aule dell’istituto e a pulire e rendere accessibile lo scantinato che ospita l’archivio della scuola». E non mollano i ragazzi del Virgilio che proseguiranno l’occupazione almeno fino a sabato 27, giorno della manifestazione indetta da Flc Cgil: «Devono essere risolte anche alcune questioni interne – fanno sapere gli Autorganizzati del Virgilio – a partire dalla restituzione di uno spazio di aggregazione, sottratto dal cantiere per la costruzione del parcheggio di via Giulia». Mercoledì, gli studenti medi in mobilitazione si danno appuntamento per un (nuovo corteo) da piazza Trilussa (alle 10).

DIDATTICA ALTERNATIVA – Anche gli studenti del liceo Eugenio Montale, insieme alle altre scuole in mobilitazione, saranno a Montecitorio: mercoledì si tengono lezioni in piazza e un flash mob davanti alla Camera. E, giovedì 25 (alle 20.30), si tiene il secondo appuntamento del percorso “Notti contro le mafie, parola ai giovani" promosso dagli Studenti Viola in collaborazione con il movimento Agende Rosse, Libera, l'associazione "Antonino Caponnetto", l'associazione "daSud", Radio 100passi, Gioventù Attiva e Link Roma. Tema della serata: "Storie di 'ndrangheta”. Intervengono, tra gli altri, Francesco Forgione e Antonino Monteleone. Vengono, inoltre, raccolte le firme della petizione "Laziosenzamafia".

 

Simona De Santis
24 novembre 2010

Immondizia alla Camera

Corriere della sera

Barbato (Idv) espluso dall'Aula