Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 15 novembre 2010

Piloti Canadair senza stipendio da 3 mesi Interventi antincendio a rischio

Corriere della sera


«Non possiamo garantire le operazioni». Martedì la protesta alla sede della Protezione civile a Roma


ROMA - Poche settimane fa una medaglia dal governo sovietico per aver lavorato allo spegnimento degli incendi in Russia. Oggi un altro governo - quello italiano naturalmente - che rescinde l'appalto, lasciando senza stipendio da due mesi circa 300 persone, con il rischio di danneggiare un patrimonio di circa 600 milioni di euro. Tanto vale la flotta dei 19 Canadair della protezione Civile che, in caso di un qualsiasi incendio, non potrebbero comunque alzarsi in volo per svolgere il proprio delicatissimo compito. L'ossatura del servizio antincendio dello Stato italiano è proprio tutta qui: i velivoli Cl- 415 di proprietà del dipartimento della protezione civile in grado di scaricare oltre 6mila litri d'acqua per sconfiggere le fiamme più indomabili. Poi, di solito, arrivano sugli incendi gli altri aerei ed elicotteri con capacità minore, ma più agili e precisi per i lavori di «rifinitura». A gestire la flotta due società: una che ha in carico i piloti, l'altra i tecnici.

PATRON IN MANETTE - Il mancato rinnovo dell'appalto assegnato dal governo alle due società Soren e Sar, rispettivamente dedite alle fasi operative ed a quelle manutentive, si è abbattuto su 90 piloti e sui tecnici, a causa dell'arresto del proprietario - Giuseppe Spadaccini - sotto accusa per una frode fiscale colossale.



IMPOSSIBILE VOLARE - Si legge in una nota sindacale e congiunta di Ugl trasporti e Ipa: «Piloti e tecnici hanno fino a questo momento garantito la disponibilità ad effettuare le operazioni antincendio. Tuttavia, anche se i piloti appartenenti alle due sigle confermano la disponibilità ad andare in volo, le operazioni antincendio non possono essere effettuate per l' assenza del presupposto di aeronavigabilità e del titolo sull' operatore. Alla data odierna, dal Dipartimento della Protezione Civile sono pervenute solo vaghe promesse, mentre permane l' assenza di un impegno che offra concrete garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali del personale Sorem e San».

LA PROTESTA -Martedì mattina, dalle ore 9, i piloti e le altre maestranze protestano a via Ulpiano davanti alla sede della Protezione civile. «Vogliamo porre questa vicenda all'attenzione di tutti»; dice il pilota e sindacalista Massimo Lucioli.

Michele Marangon
15 novembre 2010





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Mille anni di Europa in cinque minuti

Corriere della sera

Spopola sul web la video-mappa che mostra storia e confini che hanno trasformato il Vecchio Continente. Vista da oltre 375.000 persone in 10 giorni


MILANO - Nel corso degli ultimi mille anni la cartina geografica dell'Europa è mutata continuamente. Invasioni, conquiste e sanguinose battaglie hanno spostato periodicamente i confini delle nazioni del Vecchio Continente: alcune tra queste sono nate dopo guerre di religione o di liberazione e poi con il tempo hanno assestato le loro frontiere. Altre invece, sono scomparse dopo nuove invasioni. Lo racconta in modo singolare il video-mappa 10 Centuries In 5 Minutes (10 secoli in 5 minuti), filmato postato sul web lo scorso 26 ottobre che in poco più di 10 giorni è stato visto da oltre 375.000 utenti.



CONFINI DAL MILLE - Il filmato interattivo, in soli 5 minuti, racconta progressivamente i cambiamenti territoriali avvenuti nel Vecchio Continente. La prima immagine che si nota all'inizio del video mostra la cartina dell'Europa nell'anno Mille, in pieno Medioevo. Il nostro continente è dominato dal Sacro Romano Impero, nato nel 962 D.C. dopo che Ottone I di Sassonia si è fatto incoronare imperatore da papa Giovanni III. Il suo potere si estende su un agglomerato politico che tiene assieme territori tedeschi e italiani. Il giovane Impero, che nel corso dei secoli si espanderà e si rafforzerà, durerà quasi 900 anni, fino a quando nel 1806 Napoleone Bonaparte ne decreterà formalmente la fine. Nella stessa immagine compaiono i primi stati-nazione come la Francia e l'Inghilterra che sebbene non abbiano l'estensione territoriale attuale, dimostrano di avere alle spalle una lunga storia unitaria. In basso invece si nota la Spagna quasi completamente assoggettata al dominio musulmano.

L'EUROPA DI OGGI - Con il passare dei minuti ecco che il volto dell'Europa diventa sempre più familiare. I musulmani sono progressivamente cacciati via dalla Spagna e Granada, l'ultimo avamposto islamico in terra iberica, è liberata e la "Reconquista" è portata a termine. Gli stati-nazione, dopo la pace di Westfalia (1648) cominciano a farla da padrone nel Vecchio Continente. Dopo la rivoluzione francese e l'avventura napoleonica, i confini europei sembrano essere fissati definitivamente nel 1815 con il Congresso di Vienna. Ma nuove rivoluzioni patriottiche metteranno in crisi il sistema di alleanze ideato dal cancelliere austriaco Metternich e a metà ottocento nasceranno nuovi stati-nazione, tra cui l'Italia e la Germania. Il video termina con i mutamenti successivi alla caduta del Muro di Berlino. Scompare l'Unione Sovietica e ritorna la Russia. La Germania per oltre 40 anni divisa in due stati, diventa un'unica grande entità territoriale europea. Infine, le recenti guerre in Bosnia, Kosovo e Serbia ridisegnano la mappa della penisola balcanica.

COMMENTI - Il video-mappa è stato apprezzato dalla maggior parte degli utenti che l’hanno ammirato: «Davvero stupefacente» - commenta uno di questi che usa il nickname "Umibenokafka" su Youtube - Ma come hanno fatto rilevare altre persone, sarebbe ancora più bello se ci fosse un cronometro temporale capace di mostrare progressivamente il trascorrere degli anni e se comparissero anche il Nord Africa e il Levante per avere un quadro d'insieme più completo». Per "jamie1707" il video permette di capire come è cambiata velocemente la storia di alcuni territori: «È incredibile -spiega l'utente - quanto caos vi sia stato nei territori che oggi conosciamo come Italia e Germania. Sarebbe davvero bello vedere in primo piano i mutamenti di questa grande area. C'è chi invece pone l'accento sulle tragedie prodotte dai cambiamenti territoriali: «Chissà - scrive changiz110 - quante persone sono morte per tutto questo»

Francesco Tortora
15 novembre 2010

Supermulta dell'Antitrust per il sito Easydownload Rubavano soldi agli utenti

di Redazione

L'Antitrust ha inflitto multe per complessivi 960 mila euro alla società Euro Content Ltd, titolare del sito. I software da scaricare erano gratuiti, ma i naviganti pagavano 8 euro al mese per un anno



 
 
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Roma - L'Antitrust ha inflitto multe per complessivi 960 mila euro alla società Euro Content Ltd, titolare del sito www.easydownload.info, per pratiche commerciali scorrette a danno di migliaia di consumatori. Secondo l'Antitrust, Euro Content ltd, società con sede a Francoforte, avrebbe indotto i consumatori con meccanismi ingannevoli e ricorrendo all’utilizzo di siti ponte, a scaricare dal proprio sito software solitamente disponibili gratuitamente in rete, senza chiarire che si trattava di operazioni a pagamento. In questo modo, nota l'Autorità, i consumatori hanno attivato inconsapevolmente un contratto di abbonamento della durata di 24 mesi, per 8 euro al mese, che non avrebbero altrimenti sottoscritto. Il contratto prevedeva il pagamento anticipato, pari a 96 euro per la prima annualità, tramite bonifico bancario.

Otto euro al mese per 12 mesi Una volta "agganciati" i consumatori Euro Content, secondo quanto accertato dall’istruttoria dell’Autorità, inviava, solo dopo la scadenza dei termini per l’esercizio del diritto di recesso, una mail con cui esplicitava la natura di contratto a pagamento. Agli utenti che si rifiutavano di pagare, la società prima opponeva che i 10 giorni per recedere dal contratto erano ormai scaduti e poi minacciava il ricorso ad azioni legali e l’eventuale segnalazione del mancato pagamento ad «agenzie di credito». Secondo l’Antitrust Euro Content ha messo in atto due distinte pratiche commerciali scorrette: la prima consistente nel far ritenere che i software potessero essere scaricati gratuitamente, la seconda nell’esercitare un notevole grado di pressione psicologica nei confronti di chi non pagava minacciando le vie legali. Sono oltre 5mila le segnalazioni arrivate da cittadini, e trasmesse anche tramite il Contact Center dell’Autorità, e le associazioni dei consumatori, (Codacons, Aduc, Altroconsumo, Adiconsum, Federconsumatori, Unione Nazionale Consumatori e Associazione Europea Consumatori Indipendenti). 






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Saviano, peccato di omissione

Il Pdl all'attacco di Fini: "Lasci la presidenza"

di Redazione


Capezzone: "Salirà al Colle, per esprimere un parere, lo stesso Fini che è stato causa ed artefice della crisi, e che l’ha provocata proprio facendo leva sulla sua funzione di terza carica dello Stato". Lupi si domanda: "Parlando con Napolitano si muoverà da presidente della Camera o da leader politico?"



 

Roma - Non va giù, al Pdl, che a gestire la crisi, chiamato dal presidente della Repubblica Napolitano, vada colui che oltre a essere la terza carica dello Stato è, di fatto, un capo partito, responsabile, tra l'altro, della spaccatura della maggioranza. Una questione di correttezza istituzionale prima che politica. "Lo spettacolo che andrà in scena domani è una grande umiliazione per chi crede in un minimo di tutela delle istituzioni, al di là degli scontri politici contingenti", denuncia Daniele Capezzone, portavoce Pdl. "Dunque, domani salirà al Colle, per esprimere un parere (immaginiamo super partes...), lo stesso Gianfranco Fini che è stato causa ed artefice della crisi, e che l’ha provocata proprio facendo leva sulla sua funzione di terza carica dello Stato", è la tesi di Capezzone.

Mai arrivati a tanto in 60 anni "In sessant’anni in cui pure l’Italia ha visto tante anomalie, mai si era arrivati a questo punto, a uno strappo di simile gravità. Non so se il presidente Fini se ne renda conto: ma il precedente che ha creato consentirà ad ogni futuro Presidente di un ramo del Parlamento qualunque tipo di scorribanda faziosa e di parte", conclude Capezzone. 

Lupi: Fini politico o presidente? "Con quale criterio Fini prenderà delle decisioni alla Camera dei deputati? Come presidente della Camera o come leader politico?", si domanda il vicepresidente Pdl della Camera Maurizio Lupi che, ai microfoni di Radio24, aggiunge: "Chi deciderà nelle prossime settimane se affrontare le discussioni sulla mozione di sfiducia o di fiducia al governo? Chi decide ha l’oggettività dell’interesse dei cittadini? L’intera Camera è parziale o imparziale?".





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Le stragi e lo stop al carcere duro «La mafia pensava di aver vinto»

Corriere della sera


Le rivelazioni dell’ex ministro Conso e i dubbi di Pisanu sulla trattativa

Il mistero del «papello» di Riina: fu fotocopiato e poi sparì (30 ottobre 2010)


ROMA
— Il presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu l’aveva già scritto a fine giugno, nella relazione in cui sostiene che ci fu una trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, o almeno «qualcosa del genere». Quattro mesi prima delle rivelazioni dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso, che oggi rivendica il mancato rinnovo, a novembre ’93, di 140 decreti che imponevano il «carcere duro» sancito dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario ad altrettanti boss mafiosi.

Nella sua ricostruzione delle stragi che insanguinarono quell’anno, Pisanu mette in fila le date delle bombe e quelle dei provvedimenti ministeriali. Il 27 maggio c’è l’attentato di Firenze a via dei Georgofili (5 morti e 48 feriti), ma a luglio 325 «41 bis» vengono rinnovati. Passano pochi giorni e fra il 27 e il 28 luglio avvengono le esplosioni di Roma e Milano (5 morti e 12 feriti), seguite da inedite rivendicazioni spedite ai giornali. «Il 1° novembre del 1993 - scrive Pisanu proseguendo la sua cronologia - scade un altro blocco di provvedimenti 41 bis, ma nel frattempo Cosa nostra tace. Imprevedibilmente, tre giorni dopo quella scadenza, il 4 e il 6 novembre il ministro di Grazia e Giustizia non proroga il 41 bis a 140 detenuti. Se ne può desumere che la "trattativa -ricatto" abbia prodotto i suoi effetti tra il 29 luglio e il 6 novembre?».

Il presidente dell’Antimafia non risponde, ma commenta: «E’ comunque plausibile ritenere che l’organizzazione mafiosa avesse interpretato quella revoca come un cedimento o una concessione dello Stato per i colpi subiti e che, pertanto, la campagna stragista dovesse andare avanti». Anche perché il 31 gennaio bisognava decidere se confermare o meno il «41 bis» a capimafia del calibro di Gerlando Alberto, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Luciano Liggio, Francesco Madonia e tanti altri. Se l’ipotesi di Pisanu fosse corretta, la strage allo stadio Olimpico di Roma programmata per domenica 23 gennaio ’94 e fallita per un problema tecnico rivelato da uno dei mancati esecutori, il pentito Gaspare Spatuzza, sarebbe coerente con gli eccidi precedenti.

Quattro giorni più tardi il boss Giuseppe Graviano - lo stesso che confidò a Spatuzza un presunto accordo con Berlusconi e Dell’Utri - fu arrestato a Milano insieme al fratello Filippo. E non scoppiarono più bombe. Oggi l’ex ministro Conso conferma che la revoca dei «41 bis» a novembre fu da lui decisa proprio «per vedere di frenare la minaccia di altre stragi». Aggiungendo di aver deciso «in assoluta solitudine». Ma con tutto il rispetto per la sua autorevolezza, è difficile immaginare che un insigne giurista come lui, di fronte a una scelta così delicata e dalle complesse implicazioni, non abbia ricevuto indicazioni o non si sia consultato con qualcuno. Conso fu nominato Guardasigilli il 12 febbraio 1993 a seguito delle dimissioni di Claudio Martelli, il ministro che aveva voluto al suo fianco Giovani Falcone e che la motte del 19 luglio ’92, poche ore dopo l’omicidio di Paolo Borsellino, firmò personalmente i decreti di trasferimento dei capimafia all’Asinara e Pianosa, ulteriore inasprimento del «41 bis» varato all’indomani della strage di Capaci.

Con lui alleggerimenti o revoche del «carcere duro» erano esclusi, mentre lo stesso giorno dell’insediamento di Conso, al comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza il capo della polizia Parisi espresse «riserve sulla eccessiva durezza di siffatto regime penitenziario». Lo spiega l’allora direttore generale delle carceri, Nicolò Amato, in un appunto del 6 marzo ’93, in cui scrisse che pure il ministro dell’Interno Mancino aveva suggerito la sospensione per i detenuti degli istituti napoletani. E lo stesso Nicolò Amato non nascose le sue perplessità sul «carcere duro», fin dall’inizio della sua applicazione. Lo ricordano ancora oggi molti di coloro che lavoravano al ministero della Giustizia, e proprio Amato sarà il primo testimone chiamato dai pubblici ministeri di Palermo che indagano sulla trattativa fra Stato e mafia. Il 4 giugno del’ 93 Nicolò Amato fu improvvisamente e inaspettatamente rimosso dalla direzione delle carceri; al suo posto arrivò un magistrato già anziano, il settantenne Adalberto Capriotti. Affiancato da un collega più giovane e determinato nelle strategie antimafia, Francesco Di Maggio. Sfavorevole ad alleggerimenti di qualunque sorta.

Sull’agenda dell’allora colonnello Mario Mori - che nel ’92 aveva intavolato un confronto con l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino anche attraverso il figlio Massimo, divenuto controverso testimone nonché indagato di quella vicenda - alla data del 27 luglio ’93 è segnato un incontro con Di Maggio «per prob. detenuti mafiosi», e al 22 ottobre una nuova visita a Di Maggio, insieme al colonnello Ganzer. Su tutto questo indagava il pubblico ministero Gabriele Chelazzi, quando è morto nel l ’ aprile 2003. Da allora nessuno ha proseguito quell’inchiesta. Impervia allora e ancor più oggi che sono passati altri sette anni.

Giovanni Bianconi 


15 novembre 2010





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Debutta il primo treno privato Arenaways da Torino a Milano

Il Giorno


Una partenza tra le polemiche, perchè vengono presentati tre ricorsi: all’Antitrust, all’Ufficio di regolazione dei servizi ferroviari del ministero dei Trasporti e alla Commissione europea. Arenaways non accetta di non poter fare fermate intermedie


Il primo treno di un operatore privato Arenaways
Il primo treno di un operatore privato Arenaways

Milano, 15 novembre 2010


È partito alle 7.10 in punto dalla stazione torinese del Lingotto, diretto a Milano Porta Garibaldi il primo treno dell’operatore privato Arenaways. Ed è arrivato nel capoluogo lombardo addirittura con una decina di minuti di anticipo. A bordo circa una ventina di passeggeri, tra cui anche il fondatore e amministratore delegato della società alessandrina, Giuseppe Arena. Questa sera, invece, sul treno delle 18 in partenza da Milano faranno un viaggio, per testare il servizio, alcuni rappresentanti di una associazione dei consumatori. 

Arena ha detto: "Certo non è la partenza che avremmo voluto, visto che non possiamo effettuare fermate intermedie, ma infine ce l’abbiamo fatta. Dal punto di vista storico se non altro ci siamo guadagnati una paginetta nella storia delle ferrovie italiane. Perché oggi è la prima volta che sui binari delle nostre ferrovie presta servizio un operatore privato con carrozze di sua proprietà".

Però, una partenza tra le polemiche. Arenaways oggi stesso presenterà tre ricorsi: all’Antitrust, all’Ufficio di regolazione dei servizi ferroviari del ministero dei Trasporti e il terzo alla Commissione europea. Ad Arenaways non accettano infatti di non poter fare fermate intermedie nella tratta Torino-Milano. L’amministratore delegato della società ha spiegato: "Anche perchè i treni della Deutsche Bahn, che provengono dal Brennero, fanno fermate intermedie in Italia. E in quel caso la Regione Trentino non ha remato contro, perchè si tratta evidentemente di un servizio in più ai viaggiatori".

A bordo del treno è possibile anche fare la spesa: si ritira la scheda prenotazione prodotti nella carrozza con snack bar e minimarket, si fa la crocetta accanto ai prodotti scelti, si paga il conto e la borsa si ritira al ritorno in stazione. Si puo’ scegliere tra prodotti da forno, pasta, affettati, formaggi, ministre e passati, verdura, carni e dolci. "L’idea di dare la possibilità di effettuare la spesa a bordo - ha spiegato Patrizia De Bernardi, coordinatrice dei servizi sui treni Arenaways - ci è venuta perchè abbiamo visto, da una indagine effettuata, che la maggioranza dei pendolari è  single. Offriamo anche il servizio di lavanderia: si lasciano i vestiti e si ritirano tre giorni dopo sul treno o in tre punti in città".





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Inferno Shanghai, brucia grattacielo 8 vittime e c'è chi si butta giù

Il Mattino


SHANGHAI (15 novembre) - Sono almeno 8 le vittime dell'incendio scoppiato nel primo pomeriggio in un palazzo in rifacimento nel centro di Shanghai. L'edificio, di 28 piani, fa parte di un complesso di tre edifici, nel quartiere di Jing'an, che ospita per la maggior parte insegnanti, molti dei quali in pensione. Erano circa le 14,30 ora locale quando un incendio è scoppiato intorno al 10/o piano, per cause ancora da accertare. Nel palazzo vivono 156 persone. In quel momento nell'edificio c'erano pochi residenti e c'erano alcuni operai impegnati nei lavori di ristrutturazione dell'edificio. Il palazzo è da giorni completamente circondato da impalcature, sia di legno che di ferro, che sono servite ad alcuni residenti per mettersi in salvo.

Alcuni residenti si sono lanciati dalle finestre. Altre persone e diversi operai si sono invece riparati sul tetto del palazzo, da dove sono stati portati in salvo da tre elicotteri dei vigili del fuoco. Dopo tre ore di lavoro, 25 brigate dei vigili del fuoco e 61 autobotti sono riuscite a spegnere l'incendio fino al 20/o piano. In conferenza stampa, poco fa, le autorità di Shanghai hanno riferito che dei 90 feriti iniziali, la maggior parte è stata trattata per aver inalato troppo fumo, ma nessuno dei 50 ancora in ospedale, sarebbe in pericolo di vita.

Almeno 100, tra residenti e operai, sono stati tratti in salvo sia grazie agli elicotteri, mezzo importante in dotazione ai soccorritori in una città che conta oltre 15.000 grattacieli, che alle scale innalzate dai vigili del fuoco. Al momento non si conoscono le cause dell'incendio, ma alcuni testimoni hanno riferito alla televisione che a scatenare l'incendio sarebbero stati alcuni materiali da costruzione che hanno preso fuoco e lo hanno trasmesso all'intera struttura, provocando un enorme fumo nero visibile da diverse parti della città.

La polizia ha evacuato i palazzi intorno e chiuso l'intera zona, per permettere alle ambulanze e ai mezzi di soccorsi di raggiungere più facilmente il luogo dell'incendio. Il condominio, Teachers Apartments, ospita almeno 500 famiglie. Il forte caldo sprigionato dall'incendio, ha fatto scoppiare alcuni vetri dei palazzi limitrofi, interrotto l'energia elettrica e bloccato le connessioni internet.


 Inferno di Cristallo a Shanghai, riprese agghiaccianti
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Pickup si ribalta con decine di persone a bordo: è strage in Kenya

Il Mattino


NAIROBI (15 novembre) - Chi viaggia in Africa sa che quello di gremire i mezzi di trasporto è uno dei modi per spostarsi: nel vide girato da alcuni turisti su un pickup ci sono almeno 30 persone. A un certo punto il mezzo comincia a sbandare: l'autista tenta disperatamente di riprendere il controllo. Tutto inutile. Il pcjup si ribalta. E' una strage.

 Il video da YouTube



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Il gatto coraggioso mette in fuga l'alligatore

Il Mattino


NEW YORK (15 novembre) - Il gatto più coraggioso che ci sia non fa neppure un passo indietro al cospetto di un alligatore. Anzi, quando vede che il rettile non si smuove, avanza persino. Succede in Louisiana, il felino sfida un rettile e lo convince a tornare in acqua. L'alligatore chiama rinforzi e torna alla carica con un compagno ma l'indomito gatto non si arrende e costringe entrambi gli alligatori alla fuga. Imperdibile

 Il video da YouTube



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Dal 1953 il Quirinale ha escluso elezioni per una sola Camera

Il Mattino


di Claudio Sardo

ROMA (15 novembre) - L’ipotesi, o meglio la minaccia, di scioglimento della sola Camera vale, più che altro, come termometro della tensione politica. Berlusconi la agita anche per replicare a chi contesta che si presenti per la fiducia prima in Senato. Tuttavia lo scenario politico-istituzionale, delineato ieri dal Cavaliere, ha un contenuto così irrealista da apparire persino un segno di debolezza.

Lo scioglimento delle Camere, infatti, è una prerogativa che la Costituzione (art. 88) affida al presidente della Repubblica e non al presidente del Consiglio. E non ci sono dubbi che si tratti di un atto presidenziale esclusivo, benché condizionato alla consultazione preventiva dei presidenti delle due Camere (non del premier). E’ vero che il primo comma dell’art. 88 non esclude la possibilità dello scioglimento di una sola Camera, tuttavia non sembrano esserci ragioni logiche, sistemiche o istituzionali che possono indurre al voto anticipato nella sola Camera dove Berlusconi non dispone più di una propria maggioranza.

La Costituzione del ’48 prevedeva che la legislatura del Senato durasse sei anni e quella della Camera cinque. Ma proprio per evitare una compressione dei diritti degli elettori, Luigi Einaudi nel ’53 e Giovanni Gronchi nel ’58 decisero di sciogliere anticipatamente il Senato per far coincidere le elezioni dei due rami del Parlamento.

Cosa sarebbe successo infatti se la vecchia maggioranza fosse stata sconfessata nelle elezioni della sola Camera? Che una nuova maggioranza non avrebbe potuto governare, mantenendo la vecchia un’ipoteca sul Senato. Nel ’63 una legge di revisione costituzionale votata pressoché all’unanimità sanò l’anomalia e «perfezionò» ancor più il nostro bicameralismo. Si può dire che il precedente, fino a future riforme, sia così impegnativo da escludere di fatto lo scioglimento separato. Non è un caso che in oltre 60 anni si sia votato sempre insieme per Camera e Senato. Anche l’ultimo governo Prodi fu
sfiduciato in Senato, mentre disponeva di una maggioranza alla Camera: ma la chiacchiera dello scioglimento del solo Senato non ebbe mai la minima dignità istituzionale.

Peraltro, nello scenario delineato ieri da Berlusconi, bisognerebbe sciogliere la Camera e non il Senato. E va ricordato che, nel nostro sistema, solo per la Camera è chiamato a votare l’intero corpo elettorale (i giovani tra i 18 e i 25 non possono farlo per il Senato). Quindi, se mai si realizzasse una simile ipotesi, si arriverebbe all’assurdo che il corpo elettorale, nella sua composizione più ampia, sarebbe limitato nella libertà politica: anche se il premio di maggioranza scattasse infatti a favore della coalizione anti-Berlusconi, questa non sarebbe in grado di esprimere il proprio governo causa il Senato.

Finché sono solo parole, i fatti competeranno al Capo dello Stato. Diverso, e ben più inquietante, sarebbe invece il caso di resistenza del premier, cioè di un conflitto portato nel cuore del sistema costituzionale. Il decreto di scioglimento delle Camere è un atto che richiede la controfirma del presidente del Consiglio. Atto dovuto, secondo la dottrina. Ma se, nel caso di scuola, il premier si ostinasse nell’ostruzionismo, il presidente della Repubblica e/o il Parlamento sarebbero costretti a sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale. Ovviamente, la premessa di tutto ciò è il voto di sfiducia alla Camera, che comporta (art. 94) l’obbligo delle dimissioni per il presidente del Consiglio.

Il Capo dello Stato, per insediare un nuovo governo, deve avere la ragionevole aspettativa che questo esecutivo ottenga la fiducia in entrambe le Camere. Ma, se vedesse all’orizzonte un possibile conflitto sul decreto di scioglimento, nulla gli impedirebbe di far giurare comunque il nuovo premier. Precedenti in questo senso (presidenti del Consiglio inviati alle Camere con la previsione di un voto negativo e il mandato di «governo elettorale») non mancano.






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Fece un 13 milionario nel 1981, si perse la matrice. «Ora mi faccio giustizia da solo»

Corriere del Mezzogiorno


Un sessantenne di Martina Franca, dopo anni di ricorsi e di inchieste aperte, decide di passare a metodi «spicci»

Martino Scialpi
Martino Scialpi
TARANTO - «La magistratura punisca i responsabili o sarò costretto a farmi giustizia da solo». È ormai al limite della sopportazione Martino Scialpi, il sessantenne ambulante di Martina Franca (Taranto) che il primo novembre del 1981 realizzò un 13 al Totocalcio da oltre un miliardo di lire, ma non ha mai incassato la vincita perchè la titolare della ricevitoria smarrì la matrice della schedina. Da allora ha affrontato un calvario giudiziario che dura da 29 anni e, malgrado 23 anni fa il Tribunale di Taranto abbia attestato l’autenticità del tagliando, il Coni è tornato a contestare e a mettere in dubbio la genuinità della schedina. La vincita oggi varrebbe dieci milioni di euro oltre al risarcimento dei danni morali e materiali.

FUNZIONARI DEL CONI - Il commerciante ritiene che vi siano anche responsabilità di funzionari del Coni nella falsificazione di un documento sulla cessione dell’attività del ricevitore da un proprietario all’altro e quindi del rilascio della concessione (già dimostrata da una perizia disposta dal gip di Bari nel 2004). Per questo aspetto della vicenda è in corso un procedimento penale per frode processuale a carico degli ex vertici del Coni. Scialpi ha depositato anche una relazione del commercialista Luigi Perrini che certifica l’esborso di denaro che ha dovuto sostenere in questi anni per viaggi, spese legali e di cancelleria, quantificato in 383mila euro a partire dal 1987.

INCHIESTA SUI MAGISTRATI DI TARANTO - A luglio la procura di Potenza aprì un fascicolo di indagine sui magistrati di Taranto che nell’arco di oltre vent’anni si sono occupati della vicenda di Scialpi. L’apertura dell’inchiesta a carico dei magistrati tarantini risulta dal provvedimento con cui la stessa procura di Potenza, attraverso il pm Anna Piccininni ha trasmesso alla procura di Roma per competenza territoriale. Si tratta di atti relativi alla denuncia presentata dallo scommettitore nei confronti della titolare della ricevitoria, Maria Luisa Taiana, degli ex funzionari del Totocalcio di Bari Mario Bernacchia e Rocco De Vivo, degli ex segretari generali del Coni Mario Pescante e Raffaele Pagnozzi e del coordinatore degli affari giuridici del Coni Leonardo Zauli, per associazione per delinquere e altri reati. La denuncia di Scialpi si riferisce a comportamenti e dichiarazioni rese dai protagonisti della vicenda fino al 2005 e sostiene che i rappresentanti del Totocalcio hanno esibito un documento, inerente la cessione dell’attività di ricevitore da un proprietario all’altro e quindi del rilascio della concessione, risultato manipolato. A supporto di questa tesi Scialpi dispone di una doppia perizia grafica e merceologica. Tale circostanza, secondo Scialpi, farebbe scattare la responsabilità extracontrattuale del Coni.

L'INCHIESTA - Dopo che la procura di Potenza aveva trasmesso gli atti a Roma su una parte dell’indagine trattenendo per sè quella sui magistrati tarantini, la procura romana ha chiesto l’archiviazione nei confronti della titolare della ricevitoria e dei funzionari dell’ente olimpico. Scialpi ha presentato opposizione. «Sono stanco - disse già allora l'ambulante - di rincorrere una giustizia che non ha ancora fermato chi ha commesso o dichiarato il falso per impedirmi di incassare una vincita sacrosanta e che in passato ha creato una vera anomalia nel sistema giustizia italiano con poteri forti che hanno coperto le responsabilità del Coni».

UN MARE DI FOTOCOPIE - L’opposizione all’archiviazione è corredata da sei fascicoli e 8500 fotocopie che raccontano una odissea giudiziaria che si trascina da 29 anni. «Nel 1983 - osserva ora Scialpi - mi accusarono di aver cercato di truffare lo Stato, ma una perizia dimostrò che la schedina era genuina e che costituiva valido titolo per il pagamento della vincita. Poi sono emerse varie irregolarità amministrative nella concessione della ricevitoria da parte del Coni, che quindi avrebbe dovuto subito pagarmi». «Devono corrispondermi quella vincita, ne ho diritto - conclude oggi l'ambulante - dalle carte emergono gravi responsabilità, chiedo alla magistratura di fare finalmente giustizia». Altrimenti provvederà «a modo suo».


Redazione online
15 novembre 2010




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L'Oman e il nodo della successione

La Stampa


Il Sultano Qabus compie 70 anni, ma il Paese ancora non conosce il nome del suo erede





Da quarant’anni è il Sultano dell’Oman. Grazie a lui l’antico stato asiatico ha intrecciato relazioni internazionali, liberalizzato i giornali, creato università, costruito autostrade, aperto alberghi e centri commerciali. Il popolo gli è leale: «Siamo fortunati perché il nostro leader è onesto coi sudditi e il Paese», racconta Fahmi al Harthy, direttore dell’Oman Daily Observer . Ciononostante, Qabùs bin Said non è eterno. Questa settimana il monarca assoluto compirà 70 anni e ancora non si conosce il nome del suo successore. «Ciò provoca grande agitazione», commentano alcuni diplomatici.

Educato nell’Accademia militare britannica di Sandhurst, Qabus si impossessò del potere dopo aver rovesciato il padre Taymur. Con lui ebbe inizio quella che fu battezzata l’età del “rinascimento”. Grazie ai ricchi giacimenti di petrolio, l’Oman cominciò a intrattenere rapporti con l’Occidente, sviluppò la propria economia e migliorò i servizi pubblici: «Oggi anche le zone più remote del Paese possiedono ospedali, scuole, elettricità e acqua potabile», spiega Fahmi al Harthy.

Un terzo dei 3,2 milioni di abitanti è costituito da immigrati (tra questi ci sono 600 mila indiani e 200 mila pachistani). Il tema dei diritti umani resta un tabù, ma, assicurano fonti diplomatiche, gli stranieri riescono a integrarsi molto meglio qui che in altri Paesi della Penisola arabica. Inoltre, gli abitanti dell’Oman professano l’Ibadismo, un ramo particolarmente tollerante dell’Islam. Alle minoranze è infine garantito il diritto ad avere propri luoghi di culto e l’apertura al turismo ha favorito gli scambi culturali. «Facciamo le cose a modo nostro, non vogliamo essere una copia degli altri Paesi», insiste al Harthy.

L’Oman sembrerebbe così sulla strada giusta per la globalizzazione, ma il difficile nodo della successione potrebbe farlo precipitare in anni di guerra civile. Il rischio è che il risultato incerto scateni una lotta sanguinaria tra i membri della dinastia e i militari, provocando un blocco letale delle esportazioni di petrolio.



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Tv in lutto, morto il maestro Pregadio la spalla musicale di Corrado nella Corrida

Il Mattino



ROMA (15 novembre) - E’ morto stamattina dopo una breve malattia il maestro Roberto Pregadio. Lo annunciano i suoi familiari. Nato a Catania il 6 dicembre 1928 fu musicista, direttore d’orchestra e compositore, ma la celebrità gli venne dalla tv alla Corrida dove è divenne anche un personaggio


Roberto Pregadio, era nato a Catania il 6 dicembre del 1928 e dopo il diploma al Conservatorio di Napoli (in pianoforte), divenne pianista nell'Orchestra di Musica Leggera della Rai nel 1960. Accompagnò Claudio Villa in un famoso concerto alla Carnegie Hall di New York nel 1961. Alla fine degli anni '60 l'incontro con Corrado: fu la sua spalla storica alla Corrida, radiofonica e televisiva e divenne lui stesso un personaggio molto amato dal pubblico per i suoi commenti mimici alle esibizioni dei dilettanti allo sbaraglio, condividendo con Corrado una bonarietà molto venata di ironia e sarcasmo.


In radio ha lavorato in vari programmi, tra cui Tutta la città ne parla (con Turi Ferro), Le piace la radio?, Il microfono è vostro (presentato da Nunzio Filogamo). Negli anni '80 ha formato un sestetto di swing, il Sestetto Swing di Roma, con Franco Chiari al vibrafono, Baldo Maestri al clarinetto, Carlo Pes alla chitarra, Alessio Urso al contrabbasso e Roberto Zappulla alla batteria; il gruppo ha inciso per la Fonit-Cetra l'album Five Continents.


Quando Gerry Scotti ha ripreso nel 2002 la Corrida, morto nel '99 Corrado, il maestro Pregadio tornò in tv, su Canale 5. Ma nel 2009 con grande clamore, dopo ben 41 anni alla guida dell'orchestra del programma, decise di non parteciparvi più, dopo diverbi con la produzione e in particolare con la curatrice Marina Donati, la vedova di Corrado, che voleva affiancargli, vista l'età, il maestro Vince Tempera. Nonostante gli 'appelli' di Scotti, dispiaciuto per l'amarezza dell'anziano musicista, Pregadio lo scorso anno accettò di far parte del cast fisso dei Raccomandati di Carlo Conti su Raiuno.

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Caserta, dipendenti dell'Acms sabotavano i bus per favorire ditte private: 7 arresti

Il Mattino


CASERTA (15 novembre) - La Polizia Stradale di Caserta sta eseguendo dalle prime ore di oggi misure cautelari, emesse dalla magistratura di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di una cinquantina di dipendenti dell'azienda di trasporto pubblico Acms di Caserta, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa mediante la falsificazione di cartellini marcatempo, al peculato, alla illecita concorrenza per aver favorito altre ditte del trasporto privato operanti sul territorio, del sabotaggio di automezzi di servizio, di furto continuato di carburante e di turbativa d'asta. Per alcune persone sono stati disposti gli arresti domiciliari, per altre il divieto di dimora, altre ancora risultano indagate.

La Polstrada sta eseguendo, inoltre, il sequestro preventivo di beni e strutture di 9 aziende di trasporto private del casertano, che risultate beneficiarie della truffa. I mezzi pubblici sabotati la sera dai dipendenti - hanno spiegato gli investigatori - venivano sostituiti, la mattina seguente da quelli delle ditte private coinvolte nelle indagini.




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Romeno pestato, caso in Parlamento I carabinieri: «Da noi nessuna denuncia»

Corriere della sera

Il deputato Melis ha annunciato un'interrogazione urgente. Il comandante Dell’Agnello: «Aggressione fulminea non abbiamo fatto in tempo a intervenire»