Evoluzione a Sinistra

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martedì 31 agosto 2010

Islam, violenza a Treviso Uomo picchia convivente "Non voleva convertirsi"

di Redazione

Voleva a tutti i costi che la sua convivente trevigiana di 39 anni abbracciasse la religione islamica, arrivando a ferirla con una forchetta e a brandire un coltello pur di convincerla a convertirsi



 

Treviso -
Ancora una volta Islam e violenza. Voleva a tutti i costi che la sua convivente trevigiana di 39 anni abbracciasse la religione islamica, arrivando a ferirla con una forchetta e a brandire un coltello pur di convincerla a convertirsi. Per questo un operaio marocchino, 37 anni, regolare in Italia, è stato obbligato dal giudice a tenersi ad almeno 500 metri di distanza dai luoghi frequentati dalla donna e ad allontanarsi dall’abitazione familiare.

Religione e violenza domestica I due vivevano assieme da una decina di anni; dal 2006 l’immigrato aveva iniziato a picchiare la convivente motivando le violenze con la mancata conversione e con la incapacità della donna di essere una brava cuoca. In diverse occasioni la vittima si era recata in ospedale a causa delle ferite procurate dall’uomo, ma non aveva mai voluto denunciarlo. Solo dopo che il marocchino ha brandito un coltello da cucina davanti al suo volto, la donna ha deciso di raccontare i lunghi anni di violenze e di minacce agli investigatori




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Beha: censurato dal Tg3 Bianca Berlinguer: falsità

Corriere della sera

Salta la rubrica settimanale di approfondimenti sportivi in onda la domenica sera



ROMA - Ci risiamo. Oliviero Beha accusa: «Sono stato censurato, estromesso». Stavolta il dito è puntato contro Bianca Berlinguer, direttore del Tg3: «Non ci sarà più il mio commento della domenica sera - denuncia Beha a Radio 24 - dove analizzavo il rapporto tra calcio, società e il contorno di interessi economici. Un tipo di approfondimento che è normalmente "terra di nessuno"».

Ma perché censurato? Risponde: «Ho parlato del calcio che non funziona, dello scandalo dei Mondiali, ho fatto le pulci al potere politico legato al calcio... Devo aver dato fastidio a qualcuno». In altri termini il giornalista, che ha al suo attivo una travagliata carriera di cause, adombra l'ipotesi che «qualcuno» abbia fatto pressioni sul direttore del Tg3 per toglierlo di mezzo. Replica la Berlinguer: «Beha si sopravvaluta! Il fatto è che il collaboratore di un telegiornale, come di qualunque altro mezzo di informazione, non può decidere lui quando e come andare in onda, ma deve concordare i suoi interventi con la redazione».


Da due anni Beha, con i suoi approfondimenti sportivi, va in onda la domenica sera sul Tg3: «È stato grazie a un ordine di servizio, imposto dal giudice alla Rai nel 2008 - riprende Beha - con cui venivo reintegrato. Fino al maggio scorso è andato tutto liscio. I problemi sono sorti con i Mondiali di calcio. Ho chiesto alla Berlinguer se voleva un commento quotidiano. Mi ha risposto che voleva solo le partite dell'Italia e gli eventi più importanti. Poi le cose sono precipitate e, quando mi sono presentato la domenica per il mio consueto appuntamento, mi è stato detto "non sei previsto".

Sono stato messo alla porta. Se questa non è censura! Caso strano - continua - giovedì scorso ero alla festa del Partito democratico a Pesaro e qualcuno mi ha detto "Sei sicuro di andare in onda domenica?". Era un avvertimento?». La Berlinguer non ci sta: «La realtà è che Beha, una volta finito il campionato, pretendeva di venire in studio quando voleva lui e non quando chiamato dalla direzione. Si è più volte presentato senza preavviso e, quando gli è stato fatto notare, lui ha replicato dicendo che era lì per acquisire elementi per i suoi legali. Insomma, stava avviando un'altra causa».


Intanto, giungono le prime reazioni. A cominciare dal Comitato di redazione del Tg3, che fa quadrato intorno al direttore dichiarando in una nota: «Beha non ha mai segnalato all'organismo sindacale alcuna limitazione professionale, né chiesto tutela a riguardo». Mentre il consigliere d'amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo osserva: «Conosco la Berlinguer da anni e so che la parola censura non le appartiene. Credo che un direttore abbia diritto di decidere quando far intervenire un editorialista». E Giorgio Merlo (Pd), vice presidente Commissione vigilanza Rai, aggiunge: «Conoscendo la Berlinguer, posso affermare che la censura non fa parte della sua deontologia professionale». Conclude Beha: «Mi aspetto un chiarimento con l'azienda, per capire se devo tornare davanti al giudice per far valere i miei diritti».


Emilia Costantini
31 agosto 2010



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Sbloccacricca": Fini querela Libero

IL Mattino

ROMA (31 agosto) - Fini querela Libero. Il direttore Belpietro, ribadisce la versione del suo giornale. Annunciando la querela, il portavoce della Camera Fabrizio Alfano ha detto: «Le reiterate falsità che quest'estate hanno alimentato la campagna diffamatoria di Libero contro il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini, culminano oggi in un articolo in cui, pur di denigrarlo, si strumentalizzano gli atti di un procedimento penale che non lo ha mai nemmeno sfiorato. Per queste ragioni l'avvocato Giulia Bongiorno ha ricevuto mandato per proporre querela contro il direttore del quotidiano Libero ed ogni altro responsabile della grave diffamazione.


Libero apre il quotidiano di oggi in edicola con un titolo a tutta pagina: «Fini, lo sbloccacricca», sotto la serie «Affari e truffe». «Una piscina mai finita e ora abbandonata: per questa la segretaria di Gianfranco si è data da fare, sganciando un milione e mezzo all'imprenditore (che rideva del terremoto). Adesso indagano i pm», è il sottotitolo dell'articolo che mostra anche quattro fotografie del complesso di piscine di Valco San Paolo a Roma progettato per i Mondiali di Nuoto di Roma ma non completato. L'articolo a firma di Franco Bechis segue a pagina tre con il titolo «Alla Camera di Fini si sistemano gli affari» e questo sottotitolo: «Negli uffici del presidente è stato convocato un dirigente Rai per un contratto a Tulliani. Ora i favori al costruttore Piscicelli: ormai la vicenda è un caso istituzionale».


Il direttore di Libero Maurizio Belpietro replica al mandato di querela così. «Non siamo noi ad avere accostato il nome del presidente della Camera agli affari della Cricca, ma la storica segretaria di Gianfranco Fini, Rita Marino. È lei infatti che - secondo le intercettazioni dei carabinieri - intratteneva rapporti con Francesco De Vito Piscicelli, l'imprenditore noto per aver riso del terremoto. Sempre la collaboratrice di Fini si sarebbe data da fare per sbloccare fondi pubblici per una piscina mai completata, vicenda di cui si sta occupando la Procura di Roma». E conclude: «Dunque nessuna falsità, né alcun intento denigratorio, ma semplice diritto di cronaca. Se intende avanzare lamentele, il presidente della Camera si rivolga al suo staff e a chi ha impedito una regolamentazione dell'uso delle intercettazioni».




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Nuovo attacco alla Bruni: «Deve morire»

Corriere della sera

Il quotidiano Kayhan, che già l'aveva definita «prostituta», torna all'attacco della moglie di Sarkozy

 

MILANO - Prima l'accusa di essere una «prostituta», per avere preso le difese di una donna condannata alla lapidazione sulla base della legge islamica. Ma non bastava. Adesso Carla Bruni «merita la morte». Lo scrive oggi il quotidiano ultraconservatore iraniano Kayhan, lo stesso che aveva accusato di meretricio la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy.

«PROSTITUTA ITALIANA» - Il nuovo attacco alla Bruni parte dall'idea che la viat privata della Bruni, definita ancora una volta «prostituta italiana», sia «immorale». «L'analisi del passato di Carla Bruni - si legge sul quotidiano filo-governativo - mostra chiaramente perché questa donna immorale abbia sostenuto una donna iraniana condannata a morte per adulterio e per avere partecipato all'omicidio del marito. E infatti lei stessa merita la morte».

 




LA PROTESTA UFFICIALE - Per Parigi le offese sulla stampa iraniana contro Carla Bruni-Sarkozy, premiere dame di Francia, sono «inaccettabili» e un messaggio in proposito è stato inviato ufficialmente alle autorità iraniane. «La Repubblica islamica - è stata la replica di Teheran - non approva l'insulto contro i responsabili di iltri Paesi - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehmanparast -. Spero che tutti i media facciano più attenzione. Si può criticare la politica ostile di certe nazioni o il comportamento delle autorità di altri Paesi e possiamo esprimere la nostra protesta, ma non bisogna utilizzare parole insultanti. Questo non è corretto». Ma se la gran parte della stampa iraniana si è ben guardata dall'andare appresso a Kayhan nella sua campagna anti-Bruni, il sito web del gruppo editoriale governativo Iran, www.inn.ir, ha rilanciato la questione scrivendo che i media occidentali, «documentando i numerosi casi di immemoralità precedenti, hanno implicitamente confermato che Carla Bruni meritava quel titolo».

IL CASO ASHTIANI - Carla Bruni Sarkozy aveva preso posizione il 23 agosto contro l'annunciata lapidazione di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, madre di famiglia di 43 anni condannata a morte per lapidazione per adulterio e per avere, secondo l'accusa, avere avuto un ruolo anche nell'omicidio del marito. Teheran aveva annunciato a luglio la sospensione della sentenza proprio per le reazioni che, Carla Bruni a parte, la vicenda aveva sollevato in Europa e in tutto il mondo occidentale. La presa di posizione della première dame di Francia non era però piaciuta a Kayhan, che in passato aveva utilizzato insulti ed epiteti anche nei confronti di personalità iraniane, tra cui la premio Nobel per la pace Shirine Ebadi o il capo di gabinetto di Ahmadinejad, Rahim Machaie. Un altro sito internet conservatore, Asriran, aveva criticato l'atteggiamento di Kayhan spiegando che «i media che si richiamano alla cultura islamica devono mostrarsi cortesi nei loro commenti, anche se riguardano dei nemici. Gli eccessi di un giornalista o di un giornale non rappresentano l'opinione del governo né del popolo iraniano».

Redazione online
31 agosto 2010

Costretta a partorire in bagno Sette indagati a Messina

Il Tempo

Ospedale siciliano è di nuovo sotto la lente dopo la rissa tra medici durante un cesareo. Una donna non ha potuto abortire: i medici erano tutti obiettori. Esposto per la morte di una 60enne.


Il Policlinico di Messina


Sarebbero sette i medici e gli infermieri indagati nell'ambito di un altro caso che riguarda il reparto di Ostetricia del Policlinico di Messina, al centro delle cronache in questi giorni per la lite tra due medici in sala parto che havrebbe messo a repentaglio la vita di madre e figlio. Questa volta si tratta della vicenda, risalente al giugno scorso, di una 37enne che aveva programmato un aborto terapeutico per gravi malformazioni del feto. Nella notte tra l'11 e il 12 giugno, però, avrebbe partorito nel bagno della sua stanza, davanti alla madre e senza assistenza medica.


SOLO MEDICI OBIETTORI - Qualche ora prima la donna aveva iniziato ad avere le contrazioni e solo dopo insistenti pressioni si era presentato un infermiere del reparto che, secondo il racconto della donna, le avrebbe detto che nessun dei medici di guardia sarebbe intervenuto per obiezione di coscienza. E che quindi l'aborto sarebbe stato praticato il giorno dopo da un altro medico. Ma gli eventi sono poi precipitati e la donna ha partorito senza aiuto in bagno.


IL COMPUTER SCOMPARSO - Sotto la lente degli investigatori un nuovo caso di presunta malasanità. L'attenzione dei magistrati è rivolta anche a chiarire le circostanze che hanno portato alla morte di una paziente 60enne ricoverata nel nosocomio messinese la settimana scorsa. A destare i sospetti degli inquirenti è il fatto che dal reparto in cui si trovava la donna sarebbe scomparso un computer contenente verosimilmente dati importanti alle indagini. I familiari della donna, morta per una perforazione intestinale, hanno presentato un esposto per capire se il caso della loro congiunta sia stato affrontato in modo regolare, senza negligenze da parte del personale medico.
 

LA RISSA IN SALA PARTO - Intanto, sul fronte della lite in sala parto, cresce l'attesa per gli interrogatori, in programma domani, dei due ginecologi protagonisti dello scontro. Il diverbio tra i due ginecologi era avvenuto giovedì scorso in sala parto, mentre una donna di 30 anni dava alla luce il suo primo figlio. Secondo il marito della donna, l'alterco tra i due avrebbe distolto la loro attenzione dalla puerpera che nel frattempo stava presentando diverse complicazioni.

Il taglio cesareo, resosi necessario a quel punto, potrebbe essere stata la causa del doppio arresto cardiaco subito dal neonato e dall'emorragia che ha colpito la gestante e che ha costretto i medici ad asportarle l'utero. Le condizioni di mamma e bimbo, ricoverati nel reparto di terapia intensiva, stanno lentamente migliorando. A seguito della vicenda, la procura di Messina ha denunciato cinque medici, fra i quali i due ginecologi responsabili della lite. I due, responsabili di altrettanti studi privati a Messina, sono stati anche sospesi dall'attività. A un terzo sanitario invece è stato rescisso il contratto come assegnista.





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Si finge carabiniere per rapinare passanti Arrestato dai suoi «colleghi» veri a Casoria

Il Mattino

CASORIA (31 agosto) - Un cittadino albanese di 28 anni, Ruci Mentor, è stato arrestato dai carabinieri a Casoria perché, dopo essersi spacciato per carabiniere, ha rapinato denaro e oggetti personale a due fratelli dai quali si era fatto consegnare anche le chiavi della loro automobile.

Il malvivente, residente ad Afragola e già noto alle forze dell'ordine, era in sella a una moto insieme ad un complice in via di identificazione quando ha rapinato i due fratelli ai quali ha mostrato una pistola e una paletta segnaletica simili a quelle in uso alle forze di polizia.


Durante le fasi della rapina i malviventi sono stati disturbati da alcuni passanti che si sono avvicinati incuriositi. A questo punto i rapinatori hanno preferito fuggire a piedi. I militari dell'Arma hanno identificato e rintracciato Ruci Mentor nei pressi della sua abitazione mentre sono ancora in corso accertamenti per identificare il complice. Mentor è stato chiuso nella casa circondariale di Poggioreale, a Napoli.





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Cogne, la Franzoni fuori dal carcere permesso d'uscita per funerale suocero

Il Mattino

 

BOLOGNA (31 agosto) - Annamaria Franzoni è uscita per la prima volta dal carcere di Bologna, dove è detenuta dal 21 maggio 2008 per l'omicidio del figlio Samuele, per partecipare ai funerali del suocero Mario Lorenzi. Come anticipato da organi di stampa e come confermato dalla direttrice del carcere bolognese Iole Toccafondi, il giudice di sorveglianza le ha concesso per la prima volta il permesso di uscire dalla Dozza, anche se sotto scorta e per poche ore.


La donna ha raggiunto il marito e i due figli nella chiesa di San Procolo in via d'Azeglio, dove alle 10 è stata celebrata la messa per Mario Lorenzi. Il marito della Franzoni ha letto in chiesa una lunga lettera dedicata al padre, morto in ospedale dopo una lunga malattia.





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Ciclismo, è morto Laurent Fignon

di Redazione


L'ex ciclista francese, vincitore del Tour de France nel 1983 e 1984,  e del Giro d'Italia nel 1989, è stato stroncato da un tumore. Aveva 50 anni. La notizia è stata data dall'emittente France 2, per cui Fignon faceva il commentatore



 
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Parigi - Mondo del ciclismo in lutto per la morte di Laurent Fignon. L’ex ciclista francese, vincitore del Tour de France nel 1983 e nel 1984, è deceduto a 50 anni per un cancro. La notizia è stata diffusa da France 2, per il quale Fignon faceva il commentatore. 

In un libro parlò della malattia Il campione francese aveva annunciato nel giugno 2009, in un libro, che era malato di un cancro dell’apparato digerente ad uno stadio avanzato. Nonostante la malattia aveva mantenuto il suo posto di commentatore nelle ultime due edizioni del Tour. Nel libro "Eravamo giovani e incoscienti" Fignon aveva anche ammesso di aver preso anfetamine e cortisone durante la carriera, ma non stabiliva nessun collegamento diretto fra l’assunzione di tali sostanze e l’insorgere della malattia.

I successi in bicicletta Oltre alle due vittorie nel Tour, di Fignon - professionista dal 1982 al 1993 - si ricordano soprattutto la vittoria al Giro d’Italia (1989) e diverse edizioni di grandi classiche, a cominciare dalla Milano-Sanremo (1988 e 1989). 





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Choc su TouTube: ragazza bionda annega cuccioli nel fiume

Quotidianonet

L'agghiacciante sequenza della fine di una cucciolata di cani: pescati in un secchio, vengono gettati in mezzo al fiume. E il video spopola in rete



Il video spopola su YouTube con tanto di avvertenza: se qualcuno conosce questa ragazza avverta le autorità. E la ragazza, una bionda che indossa una felpa rossa col cappuccio, si fa riprendere mentre - sorridendo - pesca da un secchio un cucciolo per volta e lo lancia in mezzo al fiume, incurante dei guaiti di terrore dei cagnolini che ha condannato a morte.





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Ogni due giorni nasce un centro massaggi

Corriere della sera

Sono 368 e danno lavoro a oltre mille donne cinesi. «Molti nascondono un giro di prostituzione»



MILANO - Una nuova apertura ogni due giorni. Vetrine che spuntano ormai in tutti i quartieri: Ticinese, Mac Mahon, Mecenate, via Novara. Sembra l'unico settore del commercio che, nonostante la crisi, si espande in maniera dilagante. Tra gennaio e luglio 2010, a Milano sono stati aperti 97 nuovi centri massaggi. La maggior parte (77) sono gestiti da cittadini cinesi e impiegano ragazze cinesi. La clientela è quasi del tutto maschile. E le statistiche del Comune rivelano che, fino al 2007, i centri massaggi cinesi in città erano appena otto. Sono anomalie. Forse segnali. Numeri che permettono di intravedere, dietro la proliferazione di queste attività, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta delle donne clandestine e in parte (si sospetta) il riciclaggio di denaro. Così i sistemi criminali delle mafie orientali si infiltrano nell'economia e nel mercato milanese.


Il sistema. I sistemi criminali non sempre hanno uno sviluppo lineare. Se è certo che la tratta di esseri umani viene gestita o in qualche modo sfruttata dalle mafie orientali ai più alti livelli, il successivo sviluppo sul territorio di canali di prostituzione mascherata è in mano a «padroncini» che incassano da massaggi e prestazioni extra di più ristretti gruppi di ragazze. Il rapporto tra clan e «padroncini» varia con forme che vanno dal prestito, al taglieggiamento, alla fornitura di appoggi o ragazze.



Un esempio di come possa funzionare questa rete è evidente tra l'Ortomercato e piazza Ovidio, dove sono stati appena aperti (nel giro di pochi mesi) due degli ultimi centri massaggi di Milano. Sono a cinque minuti a piedi l'uno dall'altro. Li gestisce lo stesso «capo» (come lo chiamano le ragazze). È lui che paga l'affitto del bilocale in via Mecenate dove alloggiano poco meno di dieci giovani cinesi, che fanno spola tra i due negozi, a seconda dell'affluenza dei clienti.



Alcune di loro hanno raccontato di aver lavorato in un centro e di essere poi passate nell'altro, quando è stato il momento di lanciare la nuova attività. Quest'ultima, oltre alle consuete immagini orientali, dalle vetrine propone un «servizio» dal nome originale: «Colpo di fulmine». È sempre il «capo» a tenere i passaporti e i documenti delle ragazze. Alcune di loro stanno ancora pagando il debito (intorno ai 15 mila euro) all'organizzazione che le ha portate in Italia da clandestine. «Questi luoghi stanno avendo un anomalo boom - spiega il vice sindaco, Riccardo De Corato - grazie soprattutto a cinesi. Su questa proliferazione aleggia il sospetto che si tratti di investimenti non sempre puliti. Spesso poi questi locali sono anche il paravento di attività di prostituzione».


La storia. Bisogna precisare che, ovviamente, non tutti i centri orientali prevedono che si possa andare oltre il massaggio sconfinando nella prestazione sessuale. Ma le cronache raccontano di decine di attività chiuse perché mescolavano trattamenti estetici e prostituzione. È avvenuto a luglio, in via Padova, dove i carabinieri hanno arrestato una donna e un uomo (cinesi) per sfruttamento.



Qualche giorno fa è stata condannata a 2 anni la tenutaria di un centro massaggi di via Anfossi. L'attività era stata scoperta dalla polizia locale, che negli scorsi mesi ha sequestrato altri centri in via Lomazzo, via Giordano Bruno, via Venini. «Con la liberalizzazione del commercio avviata dal decreto Bersani - aggiunge De Corato - il Comune non può far nulla per impedire le aperture di queste attività, che sono equiparate ai centri benessere e pertanto privi di vincoli orari».



I centri massaggi a Milano erano appena 3 nel 1994, sono saliti a 49 nel 2003, ma il vero picco è partito dal 2008, quando sono arrivati a 193, per crescere ancora a 271 (nel 2009) e a 368 totali quest'anno. Quelli gestiti da cinesi erano appena 8 nel 2007 e sono 166 oggi. Secondo una stima al ribasso, questi ultimi danno lavoro ad almeno 6-700 ragazze cinesi (secondo qualcuno, calcolando anche i centri con titolare «prestanome», di altra nazionalità, si arriverebbe a mille). «Nella totale deregulation e in assenza di una normativa che disciplini il settore - conclude De Corato - in alcune aree critiche il Comune ha imposto con le ordinanze la chiusura anticipata alle 20, punendo le violazioni con 450 euro di multa. Finora sono una quindicina le attività di questo tipo già sanzionate».


Michele Focarete
Gianni Santucci

31 agosto 2010




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Il gioco dell'Oca per scoprire il Quirinale

Repubblica

Sul sito della Presidenza della Repubblica, "quirinale.it", è comparso questo videogame interattivo per far conoscere ai più giovani segreti e curiosità del palazzo, ma anche per ripassare la Costituzione con domande sull'Italia e sulle prerogative del Capo dello Stato

Napoli, truffa con il pacco a piazza Garibaldi Ma la turista olandese fa arrestare l'uomo

Il Mattino


NAPOLI (30 agosto) - In piazza Garibaldi, a Napoli, i carabinieri del battaglione Campania insieme a colleghi della caserma 'Arenaccia' hanno arrestato un 49 anni, già noto alle forze dell'ordine, con l'accusa di truffa. I militari dell'Arma hanno bloccato l'uomo subito dopo che aveva convinto una turista olandese 66enne a comprare per 55 euro un computer consegnandole, senza che la donna se ne accorgesse, una confezione contenente una borsa a sua volta contenente una mattonella ed un pezzo di polistirolo. I soldi sono stati recuperati e restituiti alla donna.







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Una nuova lingua per il web: al via i domini in ebraico

Quotidianonet


A maggio è stato registrato in via sperimantale il primo sito Web con un dominio in caratteri arabi





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