Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

giovedì 26 agosto 2010

Gatto nel cassonetto, la vendetta del web: la donna tra i rifiuti

Il Mattino

LONDRA (26 agosto) - La rivincita del web in un video pubblicato su YouTube. Dopo la bufera scatenatesi sulla donna di Coventry che ha gettato un gattino nel cestino dell'immondizia, in rete è spuntato un video divertente in cui un enorme Gatto Silvestro si vendica gettando la 45enne nella spazzatura prima di scappare.





Video 1

Video 2






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Scheggia in un occhio, respinto da tre ospedali perché non c'è l'oculista

Il Mattino di Padova

L'odissea di un quarantenne da Este a Monselice, a Rovigo. Poi a Vicenza risolve tutto un infermiere

di Nicola Cesaro


L’ospedale di Vicenza capolinea della lunga odissea

L’ospedale di Vicenza capolinea della lunga odissea
ESTE. Si ritrova con una scheggia nell'occhio, ma deve affrontare un'odissea per toglierla. Protagonista della vicenda è R. V., un quarantenne di Este. Domenica notte l'uomo si è svegliato assillato da un dolore all'occhio. Una scheggia di ferro, rimediata durante il lavoro, gli procurava un insopportabile malessere. L'uomo ha quindi deciso di recarsi in ospedale a Este.


«Mio marito si è presentato in pronto soccorso alle 4 di notte - racconta la moglie - ma i sanitari gli hanno chiesto di ripresentarsi alle 8.30. Ha quindi pagato anticipatamente il ticket, come prassi richiede. Ritornato nel giro di qualche ora, dopo una veloce visita è stato rispedito a casa perché di domenica mattina in ospedale non era disponibile nemmeno un oculista». R. V. ha quindi deciso di far tappa a Monselice, dove la risposta è stata identica: serve l'oculista che però c'è solo di lunedì. «Mio marito provava però parecchio dolore e non se la sentiva di aspettare», continua la moglie. Si è quindi recato nel pronto soccorso di Rovigo: il copione è stato lo stesso.


Il lungo girovagare del paziente si è concluso al San Bortolo di Vicenza: «Qui un infermiere si è preso la responsabilità di togliergli la scheggia e finalmente la situazione si è risolta», chiude la donna.


Pronta la risposta dell'Usl 17: «Alle 8.30 il paziente, che lamentava la sensazione di un corpo estraneo in un occhio ma senza dolore particolare, è stato sottoposto all'esame obiettivo che ha evidenziato un sospetto corpo estraneo non visibile. Tale disturbo, secondo il protocollo standard, non rientra tra le "urgenze non indifferibili" per le quali è previsto l'intervento dello specialista reperibile di turno. Lo specialista oculista è stato comunque contattato per un consulto telefonico e durante tale consulto, alla presenza del paziente, si è concordato di rimandare al giorno successivo la visita specialistica. Nel frattempo il paziente è stato comunque sottoposto a medicazione con una pomata antibiotica».
(26 agosto 2010)




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Il tonno rosa è salvo : uova deposte in cattività

Libero





E' un futuro per il tonno rosso, che non rischierà così di scomparire dai piatti dei buongustai. I suoi stock sono in via di esaurimento ma ritroveranno una nuova vitalità grazie alla ricerca europea. Incoraggianti sono infatti i risultati ottenuti dai scienziati europei - per l'Italia l'Università di Bari - che per la prima volta sono riusciti a far deporre milioni di uova, in modo naturale e senza alcun apporto ormonale, da una quarantina di esemplari di tonno rosso selezionati e mantenuti in cattività. Un risultato senza precedenti che - ne è convinta Bruxelles - aprirà numerose opportunità socio-economiche in un settore che conosce una grave crisi, al punto che in Italia armatori e pescatori quest'anno hanno preferito tirare le reti a secco per facilitarne la riproduzione, però con gravi conseguenze per il reddito di operatori e lavoratori.

 
La sfida di poter riprodurre in cattività il tonno rosso, come si fa per il salmone (solo la Norvegia ne alleva un milione di tonnellate l'anno), è stata raccolta da un consorzio formato da 13 organismi pubblici di ricerca e da numerose imprese, che da tre anni stanno lavorando al progetto Selfdott, finanziato dall'Ue con 2,98 milioni, e coordinato dall'Istituto spagnolo di oceanografia (in Spagna è il centro di allevamento), che in seguito distribuisce le uova agli istituti collegati.


«Attendiamo tra qualche anno - spiega un esperto Ue - dei risultati concreti sulla possibilità di allevare naturalmente il tonno rosso in quanto già nel 2009 i ricercatori sono riusciti a far sviluppare le uova durante 63 giorni ed ora ne abbiamo a disposizione 200 milioni su cui effettuare le ricerche». La sfida, ha spiegato Maire Geoghegan-quinn, commissaria europea alla ricerca e innovazione, «e far crescere le risorse alimentari, quindi l'occupazione, ma in modo sostenibile».


Gli esperti puntano il dito contro «le fattorie del mare dove i tonni pescati e ingrassati con altro piccolo pesce sono fonti - dicono - di inquinamento marino». Ma dove allevare in futuro gli avannotti di tonno rosso? «Nei parchi eolici offshore in via di costruzione» rispondono gli esperti Ue, convinti che potrebbe essere quella la soluzione per rilanciare l'acquacoltura europea, evitando di pagare un prezzo esorbitante la fettina di tonno rosso.

26/08/2010





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Qualcuno vuole vendere l'archivio di Oriana Fallaci

Libero






Oriana Fallaci è uno dei monumenti del giornalismo e della letteratura italiana e non solo. Ha fatto discutere, ha diviso, si è guadagnata anche le sue belle stroncature. Ma era unica e per questo i suoi dodici libri stampati hanno venduto oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo, regalandole una tale popolarità da consigliare la creazione di un museo a lei dedicato nella sua casa di Manhattan.
Ora, però, sembra che qualcuno abbia deciso di arricchirsi un po’ vendendo, pardon, svendendo l’archivio privato della giornalista toscana. Sul sito Dagospia, infatti, campeggia un link in cui qualche ignoto ha messo in vendita il patrimonio di lettere, contributi, ricordi e manoscritti della Fallaci: in totale oltre 14 chilogrammi di carta stampata venduta al modico prezzo di 30 mila euro.


L’annuncio Cliccando sul link, appare un annuncio in inglese che sembra quello che ognuno di noi pubblicherebbe se dovesse vendere un’auto.
"In offerta l’archivio originale della scrittrice e dei manoscritti, le lettere, i documenti e i fogli appartenuti a una delle più celebrate, rispettabili e influenti donne del 20° secolo, Oriana Fallaci, una prolifica scrittrice e un’affermata giornalista internazionale".
A dir la verità, per quanto l’annuncio continui ripercorrendo la storia della giornalista italiana, l’offerta non entra mai nel dettaglio: si parla di duplicati delle lettere scritte di suo pugno; di note personali, dove campeggerebbero anche i consueti improperi che Oriana Fallaci era solita dispensare a destra e a manca.


Burla Proprio in virtù della natura dell’annuncio, i più pensano che la vendita sia solo una truffa, anche perché un patrimonio letterario del genere varrebbe decisamente di più. O almeno ce lo si augura. Un archivio del genere, infatti, dovrebbe stare all’interno di un museo.

26/08/2010





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L'Inps beffa centinaia di Romani

Il Tempo

L'ente invia lettere di rimborso per migliaia di euro. Ma è un errore. Cittadini in fila per ore. Poi l'annuncio degli uffici: c'è scritto 2mila euro, ma ve ne spettano 20.


Inps


Centinaia di romani sono stati beffati dall'Inps. Durante i primi dieci giorni di agosto hanno ricevuto una lettera dell'Istituto che annunciava un saldo a loro favore di qualche migliaia di euro. Ma, quando sono andati agli sportelli per sapere come e quando avrebbero ricevuto i soldi, sono rimasti a mani vuote. Il saldo da pagare al contribuente è di qualche decina di euro. Niente di più. E il sogno di portare a casa un'inaspettata «tredicesima» svanisce. La signora Maria I.C. lunedì scorso si alza di buon mattino per andare agli uffici dell'Inps, in via Lenin. Anche lei ha ricevuto la famigerata lettera: «Gentile signora, la informiamo che abbiamo provveduto a ricalcolare, per l'anno 2010, l'Irpef dovuta sulle prestazioni pensionistiche di cui lei risulta titolare (...). Dalla ricostruzione della pensione è risultato un saldo in suo favore di euro 2.372,47, che sarà erogato con la rata di giugno 2010. Cordiali saluti, il Direttore». Carta canta, pensa Maria. Così, arrivata allo sportello, si mette in fila per chiedere come può avere i soldi. Ha in mano il numero 71.

 
Sono tutti accodati per lo stesso motivo. Ma capisce subito che qualcosa non va. Gli altri pensionati con la lettera in mano si lamentano. In via Lenin non c'è alcun saldo a favore. «A noi non risulta dai computer», spiegano i dipendenti. Qualcuno inizia a diffidare. Spunta un impiegato: «Se volete spiegazioni dovete andare alla direzione centrale dell'Eur». Armata di pazienza Maria si dirige all'Eur. Ma all'entrata trova il blocco degli addetti alla sicurezza: «Di qui non si passa».


«Ma dobbiamo sapere dalla direzione come ricevere il rimborso e se ne abbiamo diritto». Nulla. A Maria non dicono neanche a quale ufficio rivolgersi. Così, la redazione de Il Tempo che ha raccolto le proteste, ha chiesto spiegazioni all'Inps. Prima negli uffici di via Lenin, dove il responsabile ha detto: «In effetti sono state inviate lettere con importi errati. In realtà i contribuenti hanno un saldo che non supera 30 euro». L'ufficio stampa dell'Istituto conferma: «Al posto dell'importo reale è stato scritto l'ammontare della pensione lorda che percepisce la persona che ha ricevuto l'avviso. Il problema sta coinvolgendo qualche centinaia di romani e un paio di migliaia di persone in tutta Italia».

 
E fuori gli uffici Inps della Capitale sono spuntati i cartelli per evitare inutili file: «Si precisa che l'importo indicato sulle lettere inviate nel mese di agosto è comprensivo della rata di pensione di giugno e che l'effettivo credito, dovuto per conguaglio Irpef anno 2010, è costituito da importi di modica entità».


Fabio Perugia

26/08/2010





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Marche: dopo le mozzarelle blu spuntano anche quelle rosa

IL Tempo

Il latticino era stato comperato il 18 agosto da una famiglia umbra presso un discount una parte è stata consumata subito, il resto è stato messo in frigo. Qualche giorno dopo è venuta fuori la colorazione.


Supermercato


Dopo le mozzarelle blu, una rosa o rossastra è stata segnalata nelle Marche, a Senigallia. Ma secondo la zona territoriale (ex Asl) 4 dell'Asur la colorazione potrebbe essere stata provocata da un batterio presente nel frigorifero di chi l'aveva acquistata o da cattiva conservazione.


MOZZARELLA SOTTO ESAME - La mozzarella era stata comperata il 18 agosto da una famiglia umbra presso un discount - riportano oggi i giornali locali -: una parte è stata consumata subito, il resto è stato messo in frigo. Qualche giorno dopo è venuta fuori la colorazione. Il fatto è stato segnalato al supermercato, che ha tolto dal commercio le altre confezioni e la mozzarella rosa è stata consegnata all'istituto Zooprofilattico per gli esami: il risultato si saprà fra qualche giorno. Ma dalla Asur fanno notare che la parte mangiata non ha provocato sintomatologie particolari. Inoltre, tra l'acquisto e il ritiro dal commercio, sono state vendute oltre 500 confezioni dello stesso tipo di latticino, ma non sono stati segnalati altri casi.





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Libia, presto i nuovi passaporti con le foto di Berlusconi e Gheddafi

IL Messaggero

 

ROMA (26 agosto) - Sui nuovi passaporti libici comparirà la foto del premier Silvio Berlusconi e del colonnello Muammar Gheddafi mentre si stringono la mano dopo la firma dello storico Trattato di Amicizia italo-libico del 30 agosto 2008 a Bengasi. A confermarlo l'ambasciatore di Tripoli a Roma Abdulhafed Gaddur. In una delle pagine del nuovo passaporto libico, corredate da immagini diverse, sarà riportata in filigrana quella dei due leader che si stringono le mani, ha spiegato il diplomatico. «Abbiamo chiesto di recente l'autorizzazione al premier e lui ce l'ha data. Nei prossimi mesi, il nuovo passaporto sarà in circolazione», ha assicurato Gaddur.





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Si sdraia davanti a tir per fermarlo dopo lite con camionista, travolto e ucciso

IL Messaggero

BOLZANO (26 agosto) - È stato arrestato con l'accusa di omicidio, Benjamin Bogdan, di 30 anni il camionista romeno che stamani poco prima dell'alba ha investito, uccidendolo, un automobilista abruzzese alla barriera autostradale di Vipiteno.


Il conducente del furgone, Moreno Mariani, 49 anni, di Castellafiume in provincia dell'Aquila, si era sdraiato davanti al tir, mentre questo era fermo al casello autostradale di Vipiteno, per evitare che il mezzo pesante potesse riprendere la marcia. Ma il camionista è partito lo stesso investendolo e uccidendolo sul colpo.


Il fatto è avvenuto dopo un diverbio accesosi tra l'autista dell'autoarticolato, un tir con targa spagnola, appartenente alla ditta di trasporti Sm Transinternational Express, e Mariani che conduceva un furgone Fiat Ducato. Dalla prima ricostruzione della polizia è emerso che Mariani avrebbe avuto intorno alle ore 1.20 un lieve incidente stradale con l'autocarro condotto dal cittadino romeno, nell'area di servizio Trens Est, a circa cinque chilometri dalla barriera autostradale, con danni che non sembrano gravi.


Giunti alla barriera Mariani, approfittando della sosta dell'autocarro per il pagamento del casello autostradale, lo ha raggiunto a piedi chiedendo al conducente di fermarsi per la constatazione del danno. Questo si sarebbe però rifiutato. A questo punto Mariani si è sdraiato per terra, ma il tir è partito lo stesso.


Ne sarebbe nato un diverbio tra i due conducenti e poi il camion si sarebbe avviato verso nord, fermandosi al casello di Vipiteno, inseguito dal furgone. Il guidatore del furgone sarebbe sceso e si sarebbe parato davanti al camion, forse per fermarlo, e a questo punto sarebbe avvenuta la disgrazia. Tra i testimoni che hanno assistito al fatto ci sono la compagna della vittima, che è stato in shock, ed alcuni casellanti dell'Autobrennero.




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Talebani: «Inaccettabili gli stranieri in Pakistan per gli aiuti umanitari»

Corriere della sera

«Quando usiamo certe parole, tirate voi le conclusioni»


MILANO - È «inaccettabile» la presenza degli stranieri che vogliono portare aiuti umanitari alle popolazioni alluvionate in Pakistan. Lo ha detto il portavoce dei talebani, Azam Tariq, contattato telefonicamente dall'agenzia Associated Press. Per chiarire il concetto, Tariq ha aggiunto che, quando «i talebani utilizzano certe parole - inaccettabile - , tirate voi le conclusioni».


Secondo Tariq gli Stati Uniti e le nazioni che hanno aderito alla richiesta di aiuti del Pakistan, dell'Onu e di numerose organizzazioni umanitarie, con la scusa di portare aiuti umanitari in realtà hanno «altre intenzioni». Gli Usa hanno lanciato l'allarme per possibili attacchi da parte del gruppo Tehrik-e-Taliban contro gli operatori umanitari stranieri. Le alluvioni hanno colpito oltre 17 milioni di persone e provocato almeno 1.500 morti.

AIUTI - Gli Usa hanno finora stanziato quasi 800 milioni di dollari e mobilitato uomini e mezzi per il soccorso alle popolazioni pakistane, soprattutto delle zone settentrionali, alcune delle quali sotto l'influenza dei talebani, colpite da spaventose alluvioni monsoniche all'inizio di agosto.


La Croce Rossa Italiana rinnova l'appello per raccogliere fondi in favore delle popolazioni colpite dalle devastanti inondazioni in Pakistan. È possibile donare attraverso le seguenti modalità : donazione online causale Pro emergenza Pakistan www.cri.it; bonifico bancario causale Pro emergenza Pakistan IBAN IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020.


L'Ong Agire e altre cinque del suo network impegnate in Pakistan hanno raccolto solo 100 mila euro dopo l'appello lanciato sei giorni fa. Donazioni ad Agire con carta di credito al numero verde 800.132870 Donazioni online dal sito internet www.agire.it. Versamento con bollettino postale sul conto corrente n. 4146579 intestato a AGIRE onlus, via Nizza 154 - 00198 Roma. Causale Emergenza Pakistan Bonifico bancario sul conto BPM - IBAN IT28 I 05584 03208 000000000096.


Anche Medici senza frontiere (Msf) continua ad aumentare le sue attività nelle zone colpite e si prepara ad estenderle ad altre aree dove migliaia di persone sono ancora escluse da ogni tipo di assistenza. Per sostenere gli interventi di Msf in Pakistan: www.medicisenzafrontiere.it. Numero verde: 800.99.66.55


Il direttore esecutivo dell'Unicef, Anthony Lake, ha detto che se il mondo non risponderà immediatamente all'emergenza Pakistan, più di 3,5 milioni di bambini corrono il serio rischio di contrarre malattie mortali come dissenteria e colera perché costretti a bere acqua contaminata.


La Caritas segnala in una nota «una fiammata dei prezzi di tutti i beni di prima necessità. Inoltre, il movimento di migliaia di sfollati sta causando una fortissima pressione logistica e sociale su città e territori che non sono stati direttamente toccati dalle inondazioni».


PIENA - Ora la piena dell'Indo si sta spostando a sud e arriva a minacciare Hyderabad, città di 2,5 milioni di abitanti. Secondo quanto riferiscono gli organi d'informazione locali, nella parte occidentale della città il fiume - che in condizioni normali è largo tra i 200 e i 300 metri - ha raggiunto una larghezza di 3,5 chilometri. Le acque hanno oltrepassato i livelli di guardia di uno sbarramento che si è già rotto in diversi punti nonostante l'intervento dell'esercito per rinforzarli.


Diversi villaggi nei dintorni di Hyderabad sono già stati allagati e la popolazione è stata trasferita in zone più sicure. Il governo ha disposto l'evacuazione di circa 400 mila persone nelle regioni del sud. Le autorità hanno messo in allerta le popolazioni delle città di Sujawal, Mirpur Bathoro e Daro consigliando agli abitanti di mettersi in salvo in luoghi più sicuri. Dalla cittá di Shahdadkot sono già state messe in salvo 100 mila persone.


Redazione online
26 agosto 2010





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Vince il denaro e Scalfari confessa: quant’è bello scrivere per il Cav

di Luigi Mascheroni


Con un editoriale sulla "Repubblica" Eugenio Scalfari sgonfia l'ennesima riedizione del dilemma morale lanciato dal teologo Mancuso



In un’estate funestata da insostenibili drammi politici, per fortuna grazie a un teologo in crisi fiscale, un manipolo di intellettuali editorialmente ambigui e un padre fondatore della Repubblica noto per i suoi editoriali ad personam, la cronaca offre l’occasione di sorridere di fronte all’ennesima farsa etico-libraria andata in scena questa settimana su tutti i quotidiani. S’intitola «La coscienza di Vito», l’ha scritta uno che, proclamandosi eretico, si crede (...)
(...) un santo, racconta il solito dilemma dello scrittore di sinistra afflitto dai tormenti derivatigli dal pubblicare per un editore di destra, e si conclude, grazie all’intervento di un deus ex machina dalla barba bianca, con lo scontato happy end che ricompone ogni equivoco mantenendo per altro intatto il dubbio. E lasciando le cose esattamente com’erano quando la storia iniziò. E pubblicarono tutti felici e contenti.


Da quasi vent’anni, da quando il Cavaliere è entrato in politica, l’intellighenzia italiana ci spacca i caratteri tipografici con la domanda (pelosa e ipocrita) se uno scrittore antiberlusconiano possa o no pubblicare per le case editrici del premier. E, curiosamente, ogni volta che la domanda si ripropone, il catalogo Einaudi-Mondadori si arricchisce di nuovi nomi di romanzieri, professori e parlamentari di sinistra. A dimostrazione che le leggi del mercato valgono più di quelle della politica.


La penultima anima bella colta dal dubbio morale, immediatamente spazzato via dalla certezza economica, un paio di mesi fa, è stato Roberto Saviano, che si è spinto fino all’intimidazione «gomorristica» nei confronti della proprietà: se critichi ancora i miei libri, ma ne vado (e intanto è ancora lì). L’ultima, qualche giorno fa, Vito Mancuso, fulminato sulla via di Segrate dalla cosiddetta legge ad aziendam che consentirebbe alla Mondadori berlusconiana di risolvere con due soldi un vecchio contenzioso col fisco.

La cosa è eticamente riprovevole - si è lamentato Mancuso su Repubblica - e io che ho fatto dell’etica il faro della mia vita, come posso rimanere indifferente? Lo ha chiesto anche a tutti gli altri suoi co-autori del gruppo Einaudi-Mondadori (che dalla A di Augias alla Z di Zagrebelsky conta qualche centinaia di grandi, piccoli, medi e mediocri intellettuali e politici di sinistra) e per tutta risposta si è sentito rivolgere una gigantesca pernacchia, modulata su una ridottissima varietà di toni che vanno dal falsetto («qui mi sento libero e alla proprietà non ci bado»: Nicola Tranfaglia, un saggio Einaudi in libreria) al tonitruante («io a Segrate sto benissimo»: Piergiorgio Odifreddi, una carriera festivaliera all’ombra della Mondadori).


Poi si è esibito il capocomico della compagnia, Corrado Augias: «I miei libri sono discussi e creati in uno stretto rapporto con i dirigenti editoriali, per me la Mondadori è perfetta. Andarsene e ricostruire con un altro editore un rapporto professionale e affettivo come quello che ho adesso non è facile» (bravo: ma se invece che per un colosso che ti dà 20mila euro di anticipo e porta il tuo libro in tutti gli autogrill, lavorassi con gli stessi editor ma per le edizioni Tiremminnanz di Parabiago, diresti la stessa cosa?).


Poi, come se la trama della storia non fosse comica a sufficienza, lo stesso Mancuso, due giorni fa, ha confessato al Giornale che «comunque per il mio prossimo libro ho già firmato il contratto con Mondadori, e quindi per ora rimango» (in termini teologici si dice apostasia: prima faccio una professione di fede nella Sinistra pura e immacolata, poi la tradisco preferendo quel diavolo di un Cavaliere). E infine, ieri, arriva la bolla papale emanata su Repubblica da Eugenio Scalfari, che con un pezzo tanto virtuoso quanto paraculo dal titolo «Gli scrittori, i libri e il conflitto d’interesse» assolve tutti, autoassolvendosi, dichiarando solennemente (citiamo alla lettera): «Alla Einaudi mi trovo benissimo e ci resto».


E per di più senza vergogna di specificare un’ovvietà - editoriale, più che morale - ossia che: «Se il gruppo editoriale che guida Einaudi cambiasse o se i suoi dirigenti si piegassero a richieste politicamente scorrette o per me incompatibili, non esiterei un istante ad andarmene . L’importante è che le idee possano circolare liberamente senza condizionamenti o ricatti». Tagliando, così, il nodo della questione teologica, e dimostrando esplicitamente che Silvio Berlusconi - che di quel gruppo editoriale è a capo - almeno finora si è dimostrato un sincero democratico.


La farsa è finita. Rimangono i pagliacci a raccogliere gli applausi del pubblico ammaestrato. Pietro Citati, Luciano Violante, Federico Rampini, Massimo D’Alema, Rossana Rossanda, Alberto Asor Rosa, Roberto Saviano e compagnia cantante. Tutti a sputare sui giornali e in tv il peggio dell’antiberlusconismo, tutti a indignarsi per la «legge bavaglio» che soffoca la libertà di espressione, tutti a denunciare un regime para-fascista.


Per poi dire che a Segrate però si trovano bene, che nessuno mi ha mai toccato una virgola, che la libertà è assoluta, che il rapporto di fiducia con gli editor e i manager è ormai inscindibile, che Berlusconi è impresentabile e dalle sue aziende emana «un fetore schifoso di denaro», però, sapete, io ormai devo consegnare un volume su Shakespeare per i Meridiani, e insomma, l’ho promesso a Renata Colorni, che sì, lavora in Mondadori, ma non c’entra con Berlusconi, e che sì, prenderò un sacco di soldi che arrivano dal Cavaliere e quindi emaneranno anche quelli un fetore schifoso di denaro, però insomma... è un’altra cosa... e se lo dice Nadia Fusini che scrive su Repubblica e quindi sta sempre dalla parte giusta, c’è da crederle.


Si chiamano cafoni. Quelli che, invitati a una festa, per tutta la sera parlano male sottovoce del padrone di casa, dandogli del ladro. E che poi, quando lo vedono, esclamano: «Ma come si sta bene qui!». E in più mangiano a sbafo. Più che degli intellettuali, siete dei refusi.




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Ora l'ex brigatista che rapì Moro fa la morale postuma a Cossiga

Corriere della sera

La Faranda, condannata a 15 anni per terrorismo, si spaccia sul Fatto per intima del presidente. E lo accusa: io sono pentita, lui è rimsto nell'errore



Abituàti a ex terroristi che collaborano con i giornali, intervengono in tv, discettano sui mali del Paese che insanguinarono, non meraviglia che l’ex Br Adriana Faranda dica la sua in morte di Francesco Cossiga. È puntualmente avvenuto sul Fatto quotidiano di ieri che ha pubblicato una specie di «coccodrillo» dell’ex terrorista con introduzione di Luca Telese, firma del giornale di Padellaro & Travaglio. Faranda è tra i sequestratori di Aldo Moro. Era della colonna romana che uccise i cinque della scorta e rapì il politico dc il 15 marzo 1978. 


Fu lei ad acquistare le finte uniformi da poliziotti che i brigatisti indossarono per dare l’alt alle auto, compiere con tranquillità la carneficina e prendere l’ostaggio. La Faranda fu anche la postina dei messaggi che dettavano allo Stato le condizioni per liberare il prigioniero. Moro fu ucciso il 9 maggio. L’anno dopo, la Br fu arrestata. Si dissociò, denunciò dei complici ed ebbe notevoli sgravi di pena. In udienza, sostenne di essere stata contraria all’assassinio e di avere caldeggiato la liberazione del sequestrato. Quindici anni dopo, nel 1994, fu rilasciata.


Cossiga, all’epoca del rapimento, era il ministro dell’Interno. Fece il possibile per scovare il nascondiglio di Moro ma rifiutò la trattativa con i terroristi. Era la posizione della stragrande maggioranza degli italiani e del Palazzo, Dc e comunisti in testa. I soli disposti scendere a patti furono i socialisti di Bettino Craxi e i radicali di Marco Pannella. Ucciso Moro, il ministro fu preda di sensi di colpa, prese atto del proprio fallimento e si dimise. Questa è la vicenda che intreccia i destini di Faranda e Cossiga. Con due ruoli opposti. Lei in quello di assassina, lui in quello di sfortunato responsabile dell’indagine.


Non hanno alcunché in comune. Fu il caso a farli incrociare. Poi le strade si separarono. Faranda in galera, Cossiga al Quirinale. Scarcerata la terrorista, si sono incontrati di persona due sole volte. Anche qui, occasionalmente. L’ex Br, che era diventata aiuto di un fotoreporter con cui conviveva, partecipò - con notevole faccia tosta - a un servizio fotografico sul politico. Cossiga la riconobbe. «Lei è Adriana Faranda!», disse stupito. «Sapeva tutto di me - raccontò lei in un’intervista del 2001 -. 


Fu cortese e signorile. Mi disse che aveva desiderio di parlare con me di alcune cose. Ma non è più successo». Invece, si videro di nuovo in tv anni dopo. Fu su La7 nella trasmissione Tetris condotta da Telese, il giornalista del Fatto che ieri ha introdotto il simil coccodrillo. Questo spiega come, probabilmente, nasce l’articolo. 


Non spiega invece - pressioni del giornale a parte - cosa abbia spinto l’ex terrorista, 60 anni in questi giorni, a ricordare chi le dette la caccia. Non aveva nulla da rivelare. Né testimonianze particolari su Cossiga, né risvolti ignoti. L’articolo infatti non contiene niente che riguardi lo scomparso. C’è invece molto della trita psicologia autogiustificatoria che tutti gli ex terroristi manifestano ogni volta che aprono bocca o prendono la penna. Il pezzo - va detto - non è irrispettoso né vendicativo. È fasullo.


Sulle orme di Plutarco, Faranda traccia un parallelo tra sé e il defunto. Esagerando il rapporto che esisteva tra loro - inesistente, come abbiamo visto -, Faranda afferma che lui, incuriosito, cercava in lei «l’ex combattente che aveva impugnato le armi per abbattere lo Stato per il quale (Cossiga, ndr) aveva sacrificato tutto» e lei andava «in cerca della persona che si celava dietro il fumo dei lacrimogeni e della intransigente linea di fermezza». 


E con questo, Faranda già mette se stessa su un piano di parità con Cossiga. Non più, come penseremmo tutti, due individui agli antipodi: l’assassina da un lato e chi vuole assicurarla alla giustizia dall’altro. No: due parigrado. Da una parte, lo scherano della ragion di Stato. Dall’altro, la combattente. Anzi, un’idealista «forte soltanto dei miei poliedrici dubbi... portatrice di un manicheismo un po’ demodé agganciato alle tradizionali opposizioni buono-cattivo, giusto e ingiusto». 


E chi si trova di fronte la creatura? «Un uomo d’ordine e delle istituzioni, deciso a difenderle a qualunque prezzo... fervido estimatore delle forze armate, forte delle sue certezze». Insomma, un guerrafondaio, un tizio machiavellico, pronto come Trotzkij - la citazione è della signora - a calpestare tutte le norme morali pur di fare prevalere l’Autorità. 


«Cossiga incarnava il nemico perfetto, la repressione militare, la brutalità del potere». «Nelle fauci della guerra» che i tipi come il defunto aizzava «caddero quei ragazzi che nessuno comprese fino in fondo e che ponevano questioni vitali come libertà, rivoluzione sessuale, ecc. ». Dunque, da un lato bravi figli che volevano il bene dell’umanità, dall’altro la sanguinaria repressione kossighiana che, incapace di dialogo, li costrinse a farsi terroristi. Perciò, non solo pari - lei e i suoi amici assassini - ma migliori degli ottusi persecutori.


Dopo la sparata, l’autrice si calma. E butta lì: «Vorrei che venissero portate alla luce le verità ancora coperte da un segreto di Stato senza alcun senso ormai». Non spiega a quale segreto e a quali verità si riferisca: piazza Fontana, strage di Bologna, delitto Moro? Vai a saperlo. Ma tutto fa brodo per confondere e tirarsi fuori. Poi, plutarcheggiando, torna a mescolare la sua con la vita di Cossiga. «Siamo stati figli dei nostri tempi, io degli anni Sessanta, lui della guerra fredda, ciascuno con i suoi... errori ed orrori». Insomma, pari e patta tra loro due. Lei terrorista e complice di omicidi plurimi, lui ministro dell’Interno che invece di capirla e stenderle la mano, l’ha sbattuta per 15 anni in gattabuia. Opposti estremismi.

L’articolo si conclude con una nota di pietà - «mi ha addolorato la sua morte» -, una concessione - «inchiodare Cossiga a simbolo del male è ripercorrere la stessa logica che ci ha portati nel baratro» - e l’affermazione della propria superiorità morale: «Io sono riuscita a saltare dal treno in corsa, lui era ancora insediato sul suo locomotore». Il che - fuori metafora ferroviaria - equivale a: io mi sono pentita, lui è rimasto nell’errore. E con questo totale ribaltamento della realtà - Br, vittime; Stato, carnefice - Cossiga è servito.

Questo è quello che capita quando si dà un pulpito a chi dovrebbe invece vivere nel fondo di una cripta.





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Maniero: «E' vero ho pagato poco Ma il mio tesoro non esiste»