Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

giovedì 19 agosto 2010

Assenteisti da record. I 400 giorni a Cuba dello statale in malattia

Libero





Di Chiara Buoncristiani - Quarantatrè anni,  agente della polizia provinciale di Latina a 1300 euro al mese di stipendio, Carlo P. ha collezionato in sei anni oltre 400 giorni di assenza per malattia. Con un particolare decisivo: tutti i certificati medici sono arrivati via fax direttamente dall’Avana. Nell’isola di Fidel  l’agente passa regolarmente i suoi trenta giorni di ferie. Poi ci pensano timbro e firma  dell’autorità sanitaria cubana a garantire che Carlo sia impossibilitato a riprendere un volo diretto in Italia  per venti, quaranta o anche  sessanta giorni.

Come dire, per ogni epidemia c’è un vaccino, il problema nasce solo se il virus muta. Per l’assenteismo endemico degli impiegati statali c’è stata la cura  Brunetta, con le visite fiscali e i controlli incrociati, terapia buona per costringere all’effecienza un bel numero di fannulloni.  Poi però è arrivato Carlo P. e ha messo in crisi il sistema con le sue malattie “cubane”. Per i colleghi della Provincia pontina l’agente P. è ormai il nemico pubblico numero uno.


C’è chi lo immagina sdraiato al sole con sigaro nella destra e bicchiere di rum nella sinistra e chi, più concretamente, ha cominciato a raccogliere “prove” da sottoporre all’attenzione del presidente della Provincia Armando Cusani. Nel 2004 sono stati 40 i  giorni di assenza forzata dal lavoro. Un centinaio tra il 2005 e il 2006. Una settantina nel 2007 e altri cento tra il 2008 il 2009. Creative le cause di malattia: si va dalla rottura di un dito all’infezione, dal colpo ricevuto alla nuca fino all’influenza esotica. Una salute così fragile e cagionevole che lo scorso anno, al ritorno dai Caraibi, Carlo P. fu sottoposto a visita collegiale - quella cui sono chiamati i  dipendenti che per due anni di seguito si  ammalano per più di un mese - per verificare se fosse ancora  idoneo a fare l’agente. Risultò  idoneo.


Il massimo però è stato raggiunto quest’anno, quando sulla scrivania di Cusani è arrivato il secondo certificato consecutivo per ipertensione arteriosa.  «Ho dovuto scegliere se invocare  l’intervento di qualche luminare della medicina per evitare che il dipendente si ammali sempre», commenta Cusani, «o far scattare tutti i possibili meccanismi di verifica. Ma visto che le sue malattie non sono mai né gravi, né cronico-regressive ho scelto la seconda strada».


Per niente semplice mandare una visita fiscale ai Caraibi. La legge Brunetta prevede che il controllo per certificati inviati durante le ferie sia immediato con tanto di ispettore  nel luogo della vacanza, ma non arriva a contemplare che la località da visitare si trovi oltreoceano. E allora la Provincia di Latina, che per ironia della sorte fu la prima a firmare il protocollo Brunetta per le pubbliche amministrazioni sta cercando di agire su due fronti. «Come prima azione abbiamo reiterato all’ambasciata italiana presso Cuba la richiesta per la visita fiscale. Lo avevamo fatto anche lo scorso anno, ma le autorità dell’Habana  si sono dimostrate “refrattarie”  a causa dei rapporti non troppo buoni con l’Italia che da sempre denuncia il mancato rispetto dei diritti umani a Cuba», spiega Cusani. Che nel frattempo ha presentato un esposto alla Procura e depositato alla magistratura un dossier con la sequenza di richieste di ferie e certificati di malattia.  «Quando rientrerà dai Caraibi lo convoco subito perché sono molto curioso», conclude il presidente della Provincia, «vorrei davvero capire se ha bisogno della benedizione di qualche santo o se è solo molto furbo».

19/08/2010






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Perugia, inchiesta sul patrimono immobiliare di Elisabetta Tulliani

Quotidianonet

"Aperto un fascicolo modello 45", quello che contiene notizie che potrebbero tramutarsi in ipotesi di reato, con conseguente iscrizione nel registro degli indagati. L'anticipazione è del settimanale "Panorama"




Perugia, 19 agosto 2010 - La procura di Perugia ha appena avviato un'inchiesta sul patrimonio di Elisabetta Tulliani, la compagna del presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini. Ne dà notizia il settimanale Panorama, in un articolo sul numero in edicola da domani, venerdì 20 agosto.

Nel capoluogo umbro, secondo Panorama, è stato aperto un fascicolo «modello 45», cioè quello che contiene notizie che potrebbero tramutarsi in ipotesi di reato, con conseguentI iscrizioni sul registro degli indagati.

Alla base dell'iniziativa giudiziaria sono le dichiarazioni rilasciate da Luciano Gaucci, ex proprietario del Perugia Calcio (per il cui fallimento era finito sotto processo con l'accusa di bancarotta fraudolenta), e che dal 1997 al 2004 è stato legato a Elisabetta Tulliani. Gaucci sostiene che molti dei beni appartenenti alla ex compagna le furono «intestati fiduciariamente».

fini-tulliani


E proprio a Panorama il 12 agosto aveva dichiarato: «Se la procura di Perugia ritiene illecito il mio patrimonio e lo ha sequestrato, perché non fa la stessa cosa anche con i beni che ho affidato alla mia ex compagna? O, almeno, perché non le chiede di dimostrare l'origine della sua ricchezza».





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Blitz su nave attivisti diretta a Gaza: militari Israele arrestati per furti a bordo

IL Messaggero

 

TEL AVIV (19 agosto) - Almeno quattro militari israeliani sono stati arrestati in questi giorni nell'ambito delle indagini sul furto di computer e telefonini di attivisti filo-palestinesi che erano a bordo della flottiglia attaccata il 31 maggio scorso mentre cercava di rompere il blocco della Striscia di Gaza. Un blitz finito nel sangue con l'uccisione di 9 attivisti turchi.

In manette sono finiti in particolare un tenente,
comandante di una delle unità dei reparti d'elite intervenuti nel cruento abbordaggio, accusato - rivela oggi il giornale Yediot Ahronot - dalla polizia militare israeliana di aver rubato fra 4 e 6 computer portatili, nonché un soldato - che lo avrebbe aiutato a piazzare parte del maltolto - e almeno altri due militari, coinvolti nell'acquisto della refurtiva.

I primi due sono in arresto, anche se le
responsabilità del soldato (che secondo il suo legale avrebbe capito solo dopo la vendita d'aver avuto a che fare con materiale ricettato e che comunque ha raccontato tutto agli investigatori denunciando l'ufficiale) appaiono minori. Mentre gli altri sarebbero per ora in stato di fermo e sotto interrogatorio.

L'indagine comunque è ancora in corso e non si
escludono ulteriori sviluppi, ha riferito al giornale una fonte della procura militare. «L'inchiesta è appena agli inizi - ha detto la fonte -, ma se quello che sembra sarà provato si tratta di una vicenda imbarazzante e vergognosa. Questi soldati non comprendono il valore dell'uniforme che indossano».

Commenti improntati a sdegno e a preoccupazione
per il proliferare di scandali nei ranghi delle Forze Armate sono riecheggiati intanto anche da parte di esponenti politici israeliani, soprattutto di opposizione. Accuse di furti a bordo della flottiglia erano state avanzate dai reduci fin dal loro rilascio. Un'attivista italiana aveva denunciato
anche l'uso della sua carta di credito avvenuto dopo che questa era stata confiscata con i suoi effetti personali dai militari.





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Addio al suonatore di cornamusa che sfidò i tedeschi in Normandia

Corriere della sera

Morto Bill Millin, che suonò sotto il fuoco nemico


AVEVA 88 ANNI

Bill Millin sbarca in Francia
Bill Millin sbarca in Francia
«Millin, Berretti blu», urlava ne Il giorno più lungo l'attore Peter Lawford che impersonava Lord Lovat, il comandante dei commandos britannici sbarcati in Normandia. E il suonatore di cornamusa Bill Millin, che nel film era addirittura interpretato dal cornamusista ufficiale della Regina madre, Leslie de Laspee, marciava avanti e indietro sulla spiaggia battuta dai proiettili delle mitragliatrici tedesche suonando Blue Bonnets over the Border (Berretti blu oltre la frontiera, una melodia tradizionale scozzese) mentre i soldati applaudivano o gli urlavano «Buttati giù, maledetto pazzo».

Finzione cinematografica? No, tutto autentico. E il vero Bill Millin, che attraversò indenne la spiaggia normanna di Sword (una foto famosa di quel giorno lo mostra di schiena mentre sta scendendo dal mezzo da sbarco con la spiaggia sullo sfondo), è morto nel Devon a 88 anni il 17 agosto, ricordato oggi da un lungo articolo sul Daily Telegraph.

SUONANDO SOTTO IL FUOCO - La brigata dei commandos di Lovat aveva il compito, dopo lo sbarco, di andare verso il fiume Orne e prendere contatto con i paracadutisti inglesi che avevano conquistato i ponti sul fianco sinistro dello schieramento alleato. Pochi chilometri, ma una distanza lunghissima da percorrere sotto il fuoco nemico. Millin, con la sua cornamusa e il suo gonnellino con il tartan dei Cameron Highlanders, se li fece quasi tutti suonando Hieland Laddie e The Road to the Isles in piedi tra i soldati, visibilissimo anche per i tedeschi che sparavano da tutte le parti (la cornamusa fu danneggiata dalle schegge ma restò utilizzabile).

«Non dimenticherò mai il lamento della cornamusa di Bill - disse molti anni dopo il veterano Tom Duncan -. E' difficile da descrivere l'effetto che faceva. Ci tirava su il morale e aumentava la nostra determinazione. Ne eravamo orgogliosi e ci ricordava la patria e i motivi per i quali stavamo combattendo, per le nostre vite e per quelle dei nostri cari». In serata Millin, che allora, nel 1944, aveva 22 anni, chiese ad alcuni prigionieri tedeschi perchè non gli avessero sparato e quelli gli risposero che pensavano fosse un pazzo per cui non valeva la pena sprecare proiettili.


DALLA NORMANDIA A LUBECCA - Scozzese di Glasgow, Millin aveva incontrato Lord Lovat, il capo ereditario del clan Frasier e discendente di una lunga dinastia di combattenti scozzesi, nel 1941, quando erano entrambi nei commandos, le truppe speciali che compivano incursioni «mordi e fuggi» nell'Europa occupata dai tedeschi: il Lord gli offrì di diventare il suo attendente ma lui rifiutò e così divenne il cornamusista personale (il piper) del comandante. In quel ruolo si fece un bel pezzo di guerra, dalla Normandia all'Olanda e fino a Lubecca, una delle più importanti città tedesche conquistate dall'esercito britannico.

Alla fine del conflitto se ne tornò alla vita civile. Ma la sua cornamusa (che ora, dice il Telegraph, si trova al National War Museum di Edinburgo) risuonò ancora nel 1995 ai funerali di Lord Lovat, il suo capo, che dopo la guerra era anche diventato, per un po', il suo datore di lavoro. D'altronde il legame tra i due era fortissimo, cementato dalla comune origine. Un esempio? Il ministero della Guerra, dopo le forti perdite subite dai suonatori di cornamuse nella prima guerra mondiale, aveva proibito il loro impiego sui campi di battaglia. «Ah, ma quello è il ministero della Guerra inglese - disse Lovat . Tu ed io siamo scozzesi, per noi non vale». E Millin se ne partì per la Normandia.


Redazione online
19 agosto 2010



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Giro di escort - Assessore leghista si dimette gestiva un sito di squillo

Antidoping, la procura sequestra le analisi

La Nazione

Gli uomini della pg della Forestale hanno preso i documenti sia all'ufficio Palio che all'UnireLab


Siena, 19 agosto 2010 - Il tormentone degli otto cavalli trovati "non negativi" alle previsite al Ceppo e poi "scagionati" dalle nuove analisi dell’UnireLab di Milano, si arricchisce di un nuovo capitolo. Il giorno del Palio dell’Assunta, infatti, i documenti relativi agli accertamenti sulle provette di sangue effettuati dall’Università di Pisa sono stati sequestrati. Un atto compiuto dalla Forestale, attraverso gli uomini della sezione di polizia giudiziaria del procura, su disposizione del sostituto procuratore Mario Formisano che già in passato si è occupato della Festa, a partire dal caso di Amoroso, il cavallo del Bruco morto nel 2004. Gli agenti si sono recati in Comune, all’Ufficio Palio, dove è conservato l’esito delle analisi condotte con il metodo "Elisa", test molto simile a quello per rilevare la gravidanza. Non solo.


L’inchiesta si è allungata fino a Milano, all’UnireLab, dove erano state inviate alcune provette per svolgere riscontri che non hanno il carattere dell’ufficialità, come è stato ricordato da palazzo pubblico, ma sono servite a calmare le acque. Perché, è ormai noto, l’esito del riscontro comunicato ai proprietari degli otto cavalli, fra cui Già del Menhir e Lampante, era negativo. Ossia, tutto a posto. Anche l’esito degli accertamenti-bis è stato sequestrato dalla magistratura. Unirelab, per inciso, "è una società di intera proprietà dell’Unire, istituita nel 2003. Alla stessa — si legge nel sito — sono state affidate le attività di analisi antidoping sui cavalli da corsa, precedentemente gestite da Unire. Offre una serie di servizi diagnostici ai privati, a partire dai controlli tossicologici su cavalli, a quelli genetici e sulle cause di morte".

Viene naturale chiedersi come mai sia scattato il sequestro: qualcuno ha presentato un esposto? Oppure si tratta di un accertamento d’iniziativa della magistratura che, magari, ha un respiro più ampio? Certo è che la scelta del giorno è stata perfetta perché lunedì la testa dei senesi sarebbe stata concentrata solo sulla Carriera dell’Assunta. E, magari, il sequestro dei documenti riguardanti gli otto cavalli, poteva passare inosservato. Così come la "visita" milanese. Viene da pensare che si vogliano confrontare i due accertamenti. Il primo svolto a Pisa con un metodo, spiegava il sindaco alle prove all’alba dei cavalli, "talebano in quanto consente di avere risposte in tempi rapidi per la Festa anche se possono esserci poi dei falsi positivi in quanto rilevano nel sangue sostanze in sospensione ma che non hanno alcun effetto per quanto riguarda l’alterazione dello stato generale dell’animale".

Meglio insomma eliminare in via precauzionale i "sospetti", non facendoli partecipare alla Tratta, piuttosto che correre dei rischi. Una prudenza che alcuni giudicano eccessiva ma finalizzata alla salvaguardia della Festa. "Si cerca uno zuccherino in una petroliera", ama ripetere infatti il professor Giulio Soldani che dirige il dipartimento di Clinica veterinaria convenzionato (la giunta ha approvato lo schema il 12 maggio scorso) con palazzo pubblico per il test sulle provette di sangue prelevate al Ceppo ai cavalli in età da Piazza. L’invio a Milano di altro materiale ematico, analizzato con metodi differenti, scagiona solo virtualmente i proprietari. Nel senso che l’ordinanza numero 42 del 13 maggio 2010 "recita che le eventuali richieste di analisi di revisione... dovranno essere formalizzate dal proprietario del cavallo al Comune entro 5 giorni dalla comunicazione dei risultati delle analisi di prima istanza. Trascorso tale periodo questi ultimi si considerano accettati da tutte le parti".

Passaggio, insomma, che chiude il cerchio e può discolpare oppure confermare la positività, ufficialmente e definitivamente, dei cavalli chiamati in causa. I proprietari — ecco un altro tassello — possono richiedere a proprie spese verifiche di revisione da svolgere "presso strutture accreditate diverse da quelle responsabili delle analisi di prima istanza, indicate dall’amministrazione comunale". Un rompicapo dove adesso ha messo gli occhi anche la procura della repubblica. Ma per cercare cosa? Non è da escludere che si vadano a ricercare anche analisi e contro-analisi di Palii precedenti.


Laura Valdesi




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Pazzo per figlia del capo Arrestato tre volte in quattro giorni

Quotidianonet

La storia del 25enne è cominciata quasi per caso nel dicembre 2009, durante la cena aziendale che gli aveva fatto incontrare la figlia 22enne del suo, allora, datore di lavoro di Fara Olivana



Bergamo, 19 agosto 2010 - La figlia del suo ex capo è davvero diventata un'ossessione visto che, per la terza volta in appena quattro giorni, è tprnato in carcere con l'accusa di stalking. Neppure il processo e le successive 48 ore trascorse in cella, sono bastati a farlo desistere dal suo obiettivo.
Così, I.S.K., ivoriano 25enne di Verdello, nel pomeriggio di mercoledì 18 agosto, appena lasciato il carcere di via Gleno, è tornato nuovamente a colpire, ignorando le raccomandazioni e le imposizioni della legge, ubbidendo solo alle cieche leggi del cuore, tornando a ripresentarsi sotto la casa dell'amata.
La storia del 25enne è cominciata quasi per caso nel dicembre 2009, durante la cena aziendale che gli aveva fatto incontrare la figlia 22enne del suo, allora, datore di lavoro di Fara Olivana. L'ivoriano non conosce nè il nome nè l'età della ragazza che gli ha fatto perdere la testa, nè ha mai avuto occasione di parlarle. Ha cercato invece di incontrare il padre per chiedere la sua mano, secondo la tradizione del suo Paese d'origine.
E dopo il primo episodio, domenica sono scattate di nuovo le manette perchè l'uomo non ha rispettato un ordine di allontanamento. "Ero andato dal padre per scusarmi" - si è giustificato - . Così si sono aperte di nuovo le porte del carcere con un divieto di dimora in provincia di Bergamo. Il giudice lo interrogherà di nuovo venerdì.






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Casa An, Feltri insiste: «I finiani parlano di dossier, dicano la verità»

Il Messaggero


ROMA (19 agosto) - «I finiani dicano come stanno effettivamente le cose e piantiamola lì. Se viceversa continuano a liquidare questa storia come frutto di dossieraggio e killeraggio, non arriveranno mai a capo di niente e rimarrà il sospetto che sotto ci sia del losco».

L'esortazione a dire la verità sull'appartamento di An
arriva dal direttore del Giornale Vittorio Feltri, secondo cui Gianfranco Fini «oltre al problema della casa a Montecarlo ha quello dell'inaffidabilità dei collaboratori di cui si circonda, gente che non è neppure in grado di capire quanto legge sul Giornale e nei lanci d'agenzia e risponde a vanvera alle nostre osservazioni».

Nel suo editoriale Feltri torna sull'intervista,
pubblicata ieri, all'imprenditore Giorgio Mereto, che avrebbe affermato di aver visto il presidente della Camera nell'appartamento di Montecarlo. Intervista smentita da Mereto e la cui registrazione audio è ora pubblicata sul sito web del quotidiano. Il direttore del Giornale parla di «documento inoppugnabile» e accusa l'entourage di Fini di «non smentire né confermare, limitandosi a discettare sulla scorta e su bazzecole del genere che non inficiano la sostanza dell'intervista»
.
«Noi non stiamo cercando un assassino», scrive Feltri.
Vogliamo solo verificare se il presidente della Camera conosceva quell'appartamento per esserci stato oppure se, come dice lui, non se n'è mai occupato eccetto nell'occasione in cui ha firmato la procura a vendere per una cifra irrisoria. Strano - conclude - che non si avverta l'esigenza di maggiore chiarezza e si insista nel dipingere la redazione del Giornale come un manipolo di manganellatori».




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Il berlusconismo è slogan e editti Vergogna per non averlo capito prima»

Corriere della sera

FareFuturo: «Il berlusconismo è killeraggio. Proviamo senso di colpa che però non prevede il silenzio»



l'affondo sul sito della fondazione di fini. Granata: A settembre una forza politica


L'editoriale di Rossi sul sito  di FareFuturo
L'editoriale di Rossi sul sito di FareFuturo
MILANO - «Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare l'avversario e distruggerlo». È questo l'affondo di FareFuturo. Il duro editoriale di Filippo Rossi, pubblicato sul sito della fondazione vicina a Gianfranco Fini, arriva all'indomani dell'appello a «non tradire il mandato elettorale» lanciato dal presidente del Consiglio ai «finiani moderati» e alla vigilia del vertice del Pdl. Rossi accusa il berlusconismo di nutrirsi «di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario».



«SENSO DI COLPA» - «Eravamo convinti - scrive il direttore del periodico - che fosse un semplice dibattito politico, il confronto tra due idee di centrodestra, e che tutto potesse scorrere nei canali della democrazia interna a un partito». Certezze in base alle quali, spiega la fondazione vicina al presidente della Camera, «abbiamo difeso per anni Berlusconi, sperando nella sua capacità di spiccare il volo e diventare un grande politico, uno statista». Per questo motivo, Rossi ammette: «Il pensiero corre ai sensi di colpa per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa. E oggi che gli editti toccano da vicino, è fin troppo facile cambiare idea. Oggi ha ragione chi dice: perché non ci avete pensato prima? Non c'è una risposta c- prosegue l'editoriale - che non contempli un pizzico di vergogna. Un vergogna che, però, non prevede ora il silenzio, il ripetersi di un errore».


«QUESTIONE DI DEMOCRAZIA» - Per Farefuturo, dunque, la questione, non è più soltanto politica: «È una questione di civiltà. Di democrazia. E di libertà», si legge sul suo periodico online. «Questioni forse più grandi di noi - continua l'articolo - che impongono una scelta difficile. Intendiamoci, tutto questo poi non impedisce la "politica", non impedisce di trovare accordi per governare il paese. Si parla d'altro. Si parla di qualcosa di più. Perchè quello che abbiamo visto in questi ultimi tempi, tra documenti di espulsione e attacchi sguaiati alle istituzioni che sembrano concepite come proprietà privata e non come bene pubblico, relazioni internazionali di dubbio gusto e killeraggi mediatici, per non parlare delle questioni etiche trasformate in propaganda di partito, ecco, tutto questo dimostra che c'è una distanza culturale prima di tutto. E che la scelta a questo punto - conclude Rossi - è se stare o meno dalla parte di una politica che si possa dire davvero laica e liberale».



«FINI ESPULSO» - È scontro intanto sull'appello di Berlusconi ai «finiani moderati». «Noi siamo leali con gli elettori, con Gianfranco Fini e con Silvio Berlusconi. Sinora a tradire, a strappare il patto con gli elettori sono stati quelli che hanno deciso di escludere Fini dal Pdl» è l'attacco del fianiano Adolfo Urso. Al quale ha prontamente replicato Jole Santelli. «Fini non è mai stato espulso da nulla». Il problema politico è - sostiene la deputata Pdl Santelli - di capire se gli aderenti a Fli vogliono o meno rispettare l'impegno con gli elettori: programma di governo e sostegno a Berlusconi come Presidente del Consiglio. Ha ragione Della Vedova: il resto sono chiacchiere».



NUOVA FORZA POLITICA - Nel frattempo, il deputato Fli Fabio Granata annuncia: «A settembre costruiremo attorno a Gianfranco Fini il profilo di una forza politica modernissima ma intrisa di Memoria Storica. Culturalmente consapevole ma popolare. Una forza in grado di progetti lungimiranti all'altezza del modello Italiano». «Le categorie politiche del '900 basate sulla contrapposizione radicale di destra e sinistra - scrive Granata sul prossimo numero de Gli Altri - hanno esaurito la loro funzione. Siamo in una fase di trasformazioni e passaggi. Si tratta di porre le basi di un progetto ambizioso che sappia affrontare la sfida della modernità senza rifugiarsi nel passato delle radici, guardando al futuro che certo è vitale solo se è consapevole della propria storia».



Redazione online
19 agosto 2010



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Cossiga, l'addio tra parenti e amici

Il Tempo


I funerali privati a Sassari: un lungo applauso ha accolto il feretro del presidente emerito. Stamattina cerimonia nella chiesa romana di S. Carlo al Corso con gli amici più cari. L'omelia: "Francesco picconava per amore".


FOTO L'ultimo saluto  

MESSAGGIO La lezione del Presidente

STORIA Gladiatore della Fede Anticipatore della Grande Riforma





I funerali di Francesco Cossiga

In migliaia per l'ultimo saluto al Presidente emerito Francesco Cossiga. I funerali sono stati celebrati nella chiesa di San Giuseppe a Sassari, esequie in forma strettamente privata, così come richiesto dall'ex Capo dello Stato, ma che non hanno impedito a una moltitudine di cittadini di partecipare alla messa funebre. Avvolto nel tricolore e nella bandiera dei Quattro Mori, il feretro è stato accolto da un lungo applauso.


PICCHETTO D'ONORE Nel picchetto d'onore, oltre a uomini della Brigata Sassari, dei Granatieri di Sardegna, da incursori del Comsubin per la Marina, da operatori del Gis per l'Arma dei Carabinieri e da operatori del Nocs per la Polizia di Stato, c'erano anche i paracadutisti della Brigata Folgore (compresi incursori del nono Reggimento d'assalto). La salma dell'ex presidente era partita con un C130 dall'aeroporto di Ciampino alla volta di Alghero, dopo che questa mattina alle 7.30 erano state celebrate le sacre esequie nella chiesa di San Carlo in via del Corso, a Roma. A questa cerimonia erano presenti i parenti stretti e pochi intimi.



OMELIA "Una preghiera per me, si ricordi di pregare per me", raccomandava il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ai sacerdoti e agli amici quando li salutava. Lo ha raccontato, durante l'omelia, il rosminiano don Claudio Papa, amico e  confidente di Francesco Cossiga, che nella Chiesa di San Carlo al Corso, questa mattina, ha officiato le esequie del presidente emerito della Repubblica. Questa mattina alle 7.30 la bara con la salma di Francesco Cossiga era davanti l'altare della Chiesa San Carlo al Corso di Roma, avvolta nel tricolore e nella bandiera sarda dei quattro mori, come  aveva disposto il senatore a vita. 



Nei primi banchi c'erano i figli Giuseppe e Anna Maria, i familiari, i collaboratori del presidente e gli amici più intimi. Nessun picchetto d'onore, nessuna corona di fiori e nessuna autorità, solo due vasi di rose rosse vicino la bara. Alle sacre esequie erano presenti pochissime persone con le lacrime agli occhi per la commozione. Una celebrazione sobria per un ex Capo di Stato che, come ha ricordato Don Claudio Papa durante l'omelia, "ha coltivato la fede in Cristo con una pratica costante, diceva il rosario ogni giorno. La fedeltà alla Santa Messa domenicale è stata per lui punto di riferimento, pertanto è necessario avere «fiducia nella sua  resurrezione".





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Sbarco di clandestini da uno yacht

La Stampa

Gli immigrati sono curdi


Sono sbarcati da uno yatch di lusso, i clandestini arrivati nella notte sulla costa ionica Reggina, a Riace. A raccontarlo sono stati gli stessi immigrati, sentiti dalle forze dell’ordine. Tutti sono stati concordi nel dire che l’ imbarcazione sulla quale hanno viaggiato per almeno 6 giorni dopo essere partiti dalla Turchia, era lussuosa. Il natante, una volta arrivato ad una cinquantina di metri dalla riva, si è fermato ed uno scafista ha raggiunto a nuoto la terra. Quindi ha steso un cavo grazie al quale ha poi effettuato il trasbordo degli immigrati a bordo di un gommone senza motore.

Nel gruppo di immigrati ci sono 51 uomini, 36 donne e 35 bambini, una decina dei quali con meno di due anni. Le loro condizioni sono complessivamente buone, anche se un uomo, due bambini ed una donna incinta sono stati portati nell’ospedale di Locri perchè disidratati. Sono tutti di etnia curda provenienti da vari Paesi: Iraq, Afghanistan, Siria e Turchia. A dare l’allarme sono stati alcuni automobilisti dopo avere visto gli immigrati camminare sulla statale 106. Una volta rintraccianti, i migranti sono stati condotti in una struttura messa a disposizione dal Comune di Camini dove sono stati rifocillati dai volontari della protezione civile. Le forze dell’ordine non escludono che il gruppo potesse essere più numeroso e che altri immigrati possano essersi allontanati dalla zona dello sbarco prima del loro arrivo.

“Chiediamo all'Alto Commissario di vigilare sul diritto alla protezione internazionale, soprattutto in merito ai nuclei familiari con minori, dei profughi curdi sbarcati nella zona di Riace e intercettati stamani lungo la SS 106. Sia in Iran che in Iraq, Afganistan e Siria sono in corso drammi umanitari e persecuzioni. Il rischio è che si tenti in ogni modo di ignorare i loro diritti e di deportare quanti più profughi possibile. E' importante evitarlo e assicurare ai rifugiati corrette procedure in presenza di rappresentanti dell'Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite”. Lo scrivono, in una lettera urgente inviata questa mattina a Navi Pillay, Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, e ad Antonio Guterres, Alto Commissario Onu per i Rifugiati, i co-presidenti dell’Ong‘EveryOne’ Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau.

Gli attivisti, che hanno contattato anche la portavoce dell’Unhcr Laura Boldrini, chiedono inoltre al Ministero dell’Interno e al Governo italiano di attenersi alle procedure internazionali in materia di diritti umani e di considerare significativamente i serissimi rischi corsi dai profughi nell’eventualità di un rimpatrio forzoso nei rispettivi Paesi d’origine, conferendo loro la debita protezione umanitaria.




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Colombia, italiano condannato a 15 anni per pedofilia

Quotidianonet

L'uomo, 75 anni, è ingegnere di Udine; era stato arrestato nel marzo 2009, con l'accusa di abusato di due ragazzini 14enni nella sua casa a Cartagena. Dovrà affrontare un altro processo per la morte di un 15enne

Un bambino spaventato
Un bambino spaventato


Roma, 19 agosto 2010 - Paolo Pravisani, un cittadino italiano di 75 anni, è stato condannato in Colombia a 15 anni di carcere con l’accusa di pedofilia. Lo riporta il sito web del giornale colombiano El Heraldo. Secondo il tribunale che lo ha condannato, lo scorso anno Pra