Evoluzione a Sinistra

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lunedì 2 agosto 2010

Casa a Montecarlo, Fini al Giornale: "Falsità" Feltri: "Quereli pure, ride bene chi ride ultimo"

di Redazione

Il Giornale rivela la proprietà dell'appartamento a Montecarlo.

Il portavoce di Fini annuncia querele e smentisce ogni coinvolgimento.

Poi attacca: "Feltri sta facendo una campagna diffamatoria nei confronti del presidente della Camera"


 
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Roma - Dopo una settimana di silenzio, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, risponde al Giornale sull'appartamento a Montecarlo. Smentisce tutto e annuncia querele: "Fini non è titolare dell’appartamento, e non sono a lui riconducibili le società che hanno acquistato l’immobile. Del pari è falsa la notizia relativa alla cifra versata quale corrispettivo". Il portavoce Fabrizio alfano assicura, poi, che "sarà l’autorità giudiziaria ad acclarare la totale infondatezza di quanto divulgato e ad accertare la condotta diffamatoria". Ma il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, replica: "Quereli pure. Ride bene chi ride ultimo"
Fini contro Il Giornale Alfano ha spiegato che "Fini ha conferito incarico all’avvocato Giulia Bongiorno di agire in sede legale contro Il Giornale e il suo direttore per aver pubblicato negli ultimi giorni una serie di notizie false e diffamatorie riguardo alla cessione da parte di Alleanza Nazionale di un immobile ubicato a Montecarlo". Alfano ha accusato il quotidiano diretto da Vittorio Feltri portare avanti "una campagna diffamatoria nei confronti del presidente Fini" attribuendogli la titolarità dell’appartamento in Montecarlo e indicando anche la cifra alla quale l’immobile sarebbe stato venduto. Di qui la decisione di seguire le vie legali.


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Prime crepe nel muro di omertà

di Massimo De Manzoni

Dopo la campagna del Giornale anche altri quotidiani hanno iniziato a chiedere spiegazioni sull'immobile di Montecarlo occupato dal "cognato" di Fini.

Che continua a non risponderci


Il muro di omertà eretto da giornali e politici a pro­tezione di Gianfranco Fini sull’imbarazzante vi­cenda della casa di Montecarlo comincia a sgreto­larsi.
Certo, non ci si può aspettare un comportamento anche vagamente corretto da Repubblica, la quale ha ormai fatto dell’uomo che presiede la Camera la ban­diera attorno cui riunire la grande accozzaglia anti­berlusconiana. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro, del resto, ritiene di esser l’unico depositario del Ver­bo: è pronto a sputtanare l’Italia all’estero con le sue ossessive campagne dalle incerte fondamenta, ma bolla come «bastonatura mediatica» quanto fanno al­­tre testate, anche se muovono da presupposti ben più solidi dei suoi. Sulle abitazioni, poi, il giornale di Lar­go Fochetti soffre da tempo di strabismo acuto: tanto sono infette quelle acquistate o abitate da Scajola o da Bertolaso, tanto sono immacolate quelle compra­te o vendute da Fini e dallo stesso Mauro, senza star lì a sottilizzare troppo su eventuali versamenti in nero o società off shore.
E neppure dal Corriere della Sera c’è da aspettarsi granché. Anche in via Solferino non tutte le inchieste piacciono, dipende dal cui prodest . Se assestano qual­che bella botta al Cavaliere o ai suoi uomini, vai col piombo. Se invece spiacciono a qualche cocco del­l’establishment, inviati a casa, commentatori pronti a parlare di «fango» e interviste compiacenti tipo quel­la di ieri al finiano Donato Lamorte, di cui si occupa diffusamente Gian Marco Chiocci. E pazienza se il povero lettore non capisce un tubo: basta che il mes­saggio arrivi a chi deve intendere. Ma per fortuna ci sono anche colleghi e giornali ai quali l’avversione per Berlusconi non fa velo al punto da non vedere i fatti.
E così Luca Telese, nell’editoria­le del Fatto quotidiano , riconosce che quelle date ne­gli ultimi giorni dal Giornale prima e da Libero poi sono notizie: «È una notizia che un appartamento di inestimabile valore, donato da una ricca nostalgica per passione ideale, finisca, attraverso strane triango­lazioni off shore al signor Tulliani, cognato del presi­dente della Camera. (...) La cessione dell’immobile sarebbe iscritta nel bilancio di An per soli 67mila eu­ro. Una vendita di favore? Un pasticcio? Un atto di familismo immobiliare? Di fronte a questi dubbi Fini può dare qualsiasispiegazione. L’unica cosa che non può fare - se vuole restare credibile - è tacere».
Di parlare, a dire la verità, Fini non pare avere mol­ta voglia. Tanto che, lo pizzica Giancarlo Pansa sul Riformista , altro foglio non propriamente di simpatie berlusconiane, «si dice che venerdì non abbia voluto fare una conferenza stampa vera per il timore di qual­che domanda sull’appartamento di Montecarlo. Può darsi che non sia così. Ma un vecchio detto recita: a pensar male si fa peccato, però non si sbaglia quasi mai».
Già, la «conferenza stampa» di venerdì. Vogliamo provare a immaginare che cosa sarebbe successo se qualcun altro avesse convocato cronisti e fotografi con la promessa di un contraddittorio e si fosse invece limitato a leggere un proclama, alzandosi poi bruscamente dalla sedia e andandosene? Se Verdini è stato massacrato solo per aver fatto una battuta sull’assenza di una giornalista, che cosa gli avrebbero detto se si fosse comportato come il presidente della Camera?
E se l’avesse fatto Berlusconi? Apriti cielo. Invece, con il compagno Fini nessuno ha avuto nulla da ridire. Non i giornali sempre con il sopracciglio alzato; non la Federazione nazionale della stampa, in tante altre occasioni così prodiga di severi interventi. Su «Gianfri» non si può. Lui ha diritto di trattare a pesci in faccia la stampa, perché non è più il fascista rifatto di qualche anno fa. Lui ha diritto di non rispondere alle domande, perché ora è la grande speranza dei tanti giornalisti che tifano contro il Cav.

Eppure la sensazione è che prima o poi Fini qualche spiegazione sul pasticciaccio brutto di Montecarlo dovrà darla. Cominciano a chiedergliela i suoi ex compagni di viaggio, come La Russa e Matteoli. Storace ha annunciato addirittura una class action nei suoi confronti: vuole cioè riunire tutti i vecchi iscritti ad Alleanza nazionale in un fronte giudiziario contro l’ex tiranno del partito e chiedergli conto in un’aula di tribunale della gestione del patrimonio comune, immobiliare e non. Prima ancora, domani, Stracquadanio e altri parlamentari hanno in programma di presentare un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia per chiedere che su questa vicenda venga fatta chiarezza.
In fondo si vuol solo sapere come mai, per quell’immobile ricevuto in eredità da An da una simpatizzante affinché venisse usato «per la buona battaglia », siano state rifiutate somme enormemente superiori a quella poi incassata. Perché sia stato venduto a una cifra del tutto fuori mercato. Perché sia stato ceduto attraverso un complicato meccanismo di società create appena due mesi prima in un paradiso fiscale. Per quale gioco del destino,infine,l’appartamento sia ora dato in affitto proprio al fratello di Elisabetta Tulliani, la compagna di Fini.È un po’ più complicato che spiegare i famosi assegni circolari utilizzati per l’acquisto di casa Scajola; ma siamo certi che il presidente della Camera, se si impegna, ce la può fare.




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Agcom: «Internet mobile, si cambia: da gennaio stop a bollette shock»

Il Messaggero

 

ROMA (2 agosto) - Niente più bollette astronomiche a sorpresa per chi naviga su internet in mobilità utilizzando una chiavetta. L'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), come preannunciato nel corso della Relazione annuale dal presidente Corrado Calabrò, ha adottato nuove misure per proteggere abbonati e utenti dei servizi di telefonia mobile dai fenomeni di "bill shock", ossia dai possibili addebiti oltre il plafond mensile per collegamenti a Internet.

Tetto di spesa prefissato.
Nelle offerte di connessione ad internet da rete mobile, tutti gli operatori saranno tenuti ad indicare al cliente varie soglie di consumo tra le quali optare: all'approssimarsi della soglia prescelta, l'utente sarà avvertito tramite uno specifico avviso - un sms, un messaggio di posta elettronica o una finestra di "pop-up" sul proprio pc - del raggiungimento del tetto di spesa, del credito residuo, del passaggio ad un'eventuale altra tariffa e del relativo costo. E qualora il cliente non abbia dato, anticipatamente e per iscritto, indicazioni diverse, superato il plafond scatterà lo stop alla connessione.

Tetto automatico per chi non sceglie. In sostanza, quindi, sarà d'ora in avanti possibile avere il controllo dei propri consumi grazie a un allarme che informerà chi sta raggiungendo il tetto prefissato di spesa e bloccherà automaticamente il collegamento dati quando il tetto viene sforato. Le nuove tutele, dice l'Autorità in una nota, varranno sia sul territorio nazionale sia all'estero. Qualora la scelta della soglia di consumo non venga effettuata dal cliente entro il 31 dicembre 2010, a partire dal 1° gennaio 2011 si applicherà automaticamente un limite per traffico dati nazionale di 50 euro per i clienti privati e 150 euro per i clienti business, fatto salvo il limite di 50 euro previsto dalle norme europee per il traffico dati in roaming nei paesi Ue, nonché un analogo limite di 50 euro per traffico dati nei Paesi extra Ue.

Sistemi semplici per controllare la spesa. Gli operatori dovranno inoltre rendere disponibili gratuitamente a tutti gli utenti sistemi immediatamente comprensibili e facilmente utilizzabili per assicurare il controllo in tempo reale della spesa e tutte le informazioni relative al consumo accumulato, espresso in volume di traffico, tempo trascorso o importo speso per i servizi di traffico dati, nonché un servizio supplementare gratuito per abilitare o disabilitare la propria utenza al traffico dati. Gli operatori mobili dovranno adeguare i propri sistemi a quanto previsto dalla delibera in tema di controllo della spesa entro il primo gennaio 2011.

Con la stessa delibera l'Agcom ha voluto anche richiamare gli operatori mobili al rispetto degli impegni, assunti alla fine del 2009, garantendo a tutti i clienti la disponibilità di piani tariffari che prevedano la tassazione a consumo effettivo dei servizi voce, nonché condizioni di offerta dei servizi sms più economiche e non discriminatorie rispetto a quelle applicate in ambito comunitario. Delle nuove norme sulle chiavette per internet mobile aveva già parlato, nella Relazione annuale al Parlamento, il presidente Calabrò, affermando che «l'utente deve avere il controllo della spesa telefonica; non possono esserci automatismi che portino a bollette esorbitanti».





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Il cucchiaio che si scioglie

Repubblica

Nel tè 

 

La scatola balla sul tapis-roulant

Repubblica

Ha conquistato gli utenti di YouTube il video che mostra un pacco di Amazon, contenente presumibilmente libri, che non vuole assolutamente arrendersi al nastro trasportatore delle poste

Auto blu quanto mi costi

Il Tempo

Il Campidoglio spende per le macchine di servizio 3 milioni l'anno. I consorzi propongono vetture e autisti su chiamata h24, 40% di risparmio. Oggi Marchi esamina il contratto con gli Ncc già firmato dalla Banca d'Italia.


La Regione lo ha già fatto con un taglio del 30% delle auto blu, riducendo i mezzi da 36 a 25 e rivoluzionando il sistema di assegnazione: la macchina con autista non sarà più assegnata nominalmente ma tutti saranno a disposizione per le esigenze di servizio di consiglieri, assessori, dirigenti apicali. Un taglio che farà risparmiare alla Pisana 700 mila euro l'anno. E già, perché, come ha riferito pochi giorni fa il presidente del Consiglio regionale, Mario Abbruzzese un'auto blu costa di media 70 mila euro l'anno. Una folle spesa che anche il Campidoglio dovrà, prima o poi, ridurre. Il Comune spende infatti circa 3 milioni di euro l'anno tra auto blu, di servizio e senza autista ma a disposizione. E ci sono alcuni assessori che godono addirittura di quattro autisti su turnazione. Un vero lusso che potrebbe presto, se non finire, quanto meno attenuarsi. É previsto infatti per oggi un incontro tra l'assessore alla Mobilità Sergio Marchi e i responsabili dei consorzi di noleggio con conducente Quasar, Eugenio Di Giuliano, Euro System, Fabrizio Astuti e di Cosepuri, Gino Onofri.

Proprio da quest'ultimo viene il modello già applicato in Emilia Romagna da vent'anni e che è realtà da pochi giorni anche alla Banca d'Italia. Non più auto blu con autisti (fermi magari per intere giornate) in busta paga di enti o aziende ma un contratto blindato che garantisce l'auto con l'autista 24 ore su 24. L'abbattimento dei costi (tra tasse, assicurazioni, carburante, stipendi) è di almeno il 40%. Basti pensare che il servizio per la sede centrale della Banca d'Italia costa poco più di 1,3 milioni di euro per tre anni, con una media di circa 130 euro per un'auto con autista a disposizione per almeno 5 ore.

Susanna Novelli
02/08/2010




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Fittasi per feste San Carlo con orchestra I musicisti: non suoniamo ai matrimoni

Corriere del Mezzogiorno

I lavoratori del Teatro offerti nel «pacchetto-cerimonia»
Gli artisti: «Noi all'oscuro. È un'iniziativa vergognosa»





NAPOLI

Che già da anni il nostro più prezioso tempio della Musica avesse sdoganato il suo foyer per ricevimenti, matrimoni (con tanto di ballerine brasiliane regolarmente sfilate dall’ingresso artisti o complessini da camera) e occasioni di cui all’indomani restavano in concessione al concerto di turno le sontuose ma già appassite composizioni floreali, era cosa già nota. L’ultima novità, però, è che la ditta San Carlo & Co. metterebbe a disposizione per un «evento da sogno» non solo i suoi luoghi ancor freschi di restauro fatto, ma a finire nel «pacchetto» sono addirittura anche gli artisti della Fondazione. Tipo musicanti di Brema.

L'OFFERTA - Basta andare in rete e cliccare ditta Pascalucci abbinata al San Carlo o, meglio, entrare nel sito ufficiale del Lirico napoletano, scegliere l’icona Il San Carlo per i tuoi eventi e leggere: «Dai vita anche tu ad un evento esclusivo nelle sale del teatro più bello del mondo! I velluti purpurei, gli eleganti marmi, i bassorilievi dorati faranno da sfondo a momenti indimenticabili». Poi, i dettagli: «Un’atmosfera elegante e sofisticata saprà accogliere gli ospiti dall’imponente scalone dell'ingresso, mentre il nostro personale sarà pronto a fornirti un valido e professionale supporto ad ogni necessità. Grazie ai recenti restauri, il Teatro San Carlo è il luogo più adatto per qualsiasi tipo di happening, mostra, défilée, convegno e vernissage: un luogo capace di coniugare al divertimento l’incontro culturale ed il meeting professionale, nel cuore della metropoli partenopea». E non è tutto: «L’accoglienza degli ospiti sarà curata dalle nostre hostess, mentre cene, cocktail e rinfreschi potranno essere forniti dalla pregiata ditta Pascalucci». E merita attenzione soprattutto — perché ad oggi inedito — l’accesso a luoghi e a materiali sacri per noi tutti del mestiere: «Avrai a tua disposizione camerini, sale prove, noleggio costumi e attrezzature tecniche di ultima generazione». In chiusura di reclame, c’è il colpo di grazia: «Inoltre i nostri artisti del Coro, dell’Orchestra e del Corpo di Ballo saranno lieti di occuparsi dell’intrattenimento musicale».

LA PROTESTA - Peccato però che la maggior parte degli artisti del San Carlo non sappia nulla dell’iniziativa che certo non giova alla loro immagine professionale. E chi se ne è accorto non sembra affatto d’accordo. «È una cosa estremamente grave, la fine per le nostre fondazioni lirico-sinfoniche», commenta Stefan Buchberger, primo trombone. «Messa in questi termini — aggiunge il primo fagotto, Mauro Russo— l’iniziativa è vergognosa. Sarebbe accettabile un concerto di alto livello in Sala, magari al termine di un convegno, ma non parlare d’intrattenimento musicale». In linea con lui, anche Maria De Simone, soprano del Coro: «È una vergogna che ci impelaghino in simili prestazioni, soprattutto in vista dei rigidissimi vincoli del nuovo decreto». «Credo si stia perdendo la bussola dei reali problemi del Teatro», aggiunge il primo clarinetto, Luca Sartori. Sempre dall'orchestra, infine, il cornista Salvatore Acierno: «Abbiamo studiato e fatto concorsi per fare ben altro, non per suonare ai matrimoni». Insomma: nessun dubbio che, anche per un’antica istituzione quale il San Carlo, sia bene aggiornarsi accelerando sul marketing. Nel rispetto e nella tutela, però, dell'immagine immagine storico-artistica della Fondazione. Chissà se gli invitati al banchetto nel Foyer sapessero che, proprio nel luogo in cui stanno allegramente bevendo e mangiando, mezzo secolo prima una folla culturalmente consapevole rendeva in religioso silenzio e per un intero giorno omaggio alla salma «ancora in frac» del grande direttore Franco Capuana, morto nel suo camerino subito dopo essersi accasciato sulla partitura — lo ricorda in un suo scritto il valoroso Profeta — mentre dirigeva il «Mosè» rossiniano appunto al San Carlo. In quel caso, forse, gli passerebbe la voglia di brindare.

Paola De Simone
02 agosto 2010





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Casa a Montecarlo, Fini si difende «Solo falsità, pronte le querele»

Corriere della sera

«Non sono titolare dell'appartamento, e non sono a me riconducibili le società che lo hanno acquistato»

IL presidente della Camera contro Il Giornale: «Campagna diffamatoria»
Casa a Montecarlo, Fini si difende «Solo falsità, pronte le querele»


Il presidente della Camera Gianfranco Fini e la compagna  Elisabetta Tulliani a Orbetello

MILANO - Gianfranco Fini querela Il Giornale. Oggetto del contendere la casa a Montecarlo che, stando alla ricostruzione del quotidiano diretto da Vittorio Feltri, sarebbe stata lasciata in eredità ad Alleanza Nazionale, venduta dieci anni più tardi ad una società finanziaria e finita quindi in affitto al fratello di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera. «Gianfranco Fini ha conferito incarico all'avvocato Giulia Bongiorno di agire in sede legale contro Il Giornale e il suo direttore per aver pubblicato negli ultimi giorni una serie di notizie false e diffamatorie riguardo alla cessione da parte di Alleanza Nazionale di un immobile ubicato a Montecarlo» ha dichiarato Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera.
«CAMPAGNA DIFFAMATORIA» - «Nonostante la falsità delle notizie e delle accuse già rivolte al Presidente Fini da Vittorio Feltri in un editoriale del 14 settembre 2009 dal titolo "Il Presidente Fini e la strategia del suicidio lento", per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Monza, Il Giornale e il suo direttore - aggiunge Alfano - hanno ritenuto di proseguire la loro campagna diffamatoria nei confronti del presidente Fini e in un articolo pubblicato questa mattina, "Prime crepe nel muro di omertà sulla casa dei Fini a Montecarlo", gli attribuiscono la titolarità dell'appartamento in Montecarlo, indicando anche la cifra alla quale l'immobile sarebbe stato venduto».
«TOTALE INFONDATEZZA» - «Il presidente Fini non è titolare dell'appartamento, e non sono a lui riconducibili le società che hanno acquistato l'immobile. Del pari è falsa la notizia relativa alla cifra versata quale corrispettivo. Sarà l'Autorità Giudiziaria - conclude il portavoce di Fini - ad acclarare la totale infondatezza di quanto divulgato e ad accertare la condotta diffamatoria».

02 agosto 2010



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Due agosto tra dolore e polemiche Napolitano: "Si colmino lacune e ambiguità"

Repubblica

Trent'anni fa alle 10.25 nella sala di seconda classe della stazione di Bologna scoppiò la bomba che uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. Oggi la città ricorda la strage e la celebra nel silenzio di Palazzo Chigi che ha deciso di non inviare alcun ministro. Duecento parenti con una gerbera bianca appuntata ai vestiti. Insieme a loro Agnese Moro, Marco Alessandrini e il nipote del giudice Amato, "simboli di un'Italia che non si è piegata"


di Micol Lavinia Lundari e Stefania Parmeggiani
 

10.49, si conclude la manifestazione. 
Senza nessun fischio si conclude la commemorazione delle vittime. La folla si disperde.

10.43, Bolognesi: "Si colpiscano i mandanti".
Interrotto almeno una dozzina di volte dagli applausi della gente, il discorso del rappresentante dei famigliari delle vittime Paolo Bolognesi. La folla ha applaudito quando ha parlato di pericolo della vita democratica del Paese, di depistatori ed esecutori materiali. "Trent'anni fa chi collocò in questa stazione una bomba voleva un massacro e lo ottenne. Grazie a chi non si è arreso ai molteplici e costanti tentativi di inquinamento e di intossicazione delle immagini e dei processi". Un passaggio è poi dedicato al magistrato Mario Amato a cui l'associazione riconosce affetto e gratitudine: "Fu ucciso perchè svolgeva indagini sul terrorismo nero". E ancora: "Abbiamo appreso con sconcerto la disinvoltura e la noncuranza dell'etica politica con cui Emma Bonino ha avuto come consulenti nel comitato elettorale Mambro e Fioravanti". L'associazione è certa: "La pista internazionale messa a disposizione dalla commissione Mitrokhin subirà lo stesso misero esito delle precedenti piste e ritiene necessario che la Procura di Bologna riprenda le indagini sui mandanti per colpirli come meritano". Sul Governo che non ha ancora attuato la legge del 2004 sulla tutela delle vittime, poche parole: "L'assenza del Governo è conferma". La conclusione: "Questa piazza è ancora oggi come trent'anni fa, solidarietà e democrazia".




10.31. I messaggi di Camera e Senato. Pervenuti anche i messaggi del presidente della Camera e del Senato che però non sono stati letti in piazza, ma distribuiti ai giornalisti. Schifani, presidente del Senato ha ribadito la necessità di “tenere sempre viva l’attenzione su quella terribile strage attraverso un’opera costante di ricerca della verità e di trasmissione della memoria”. Il presidente della Camera Fini: "Il barbaro attentato del 2 agosto 1980 che sconvolse la città di Bologna violando il suo animo generoso, costituisce una delle pagine più terribili della storia del nostro Paese e uno degli esempi più efferati di un disumano disegno destabilizzante. Formulo un auspicio che venga finalmente accertata la verità sulla strage, facendo piena luce sulla trama terroristica che ha tentato di scardinare il nostro sistema democratico rendendo un doveroso servigio alla città, agli italiani e al Paese”.

10.26, Napolitano:
"Istituzioni colmino lacune e ambiguità". Il messaggio del Quirinale letto dal palco: "'Sono decorsi trenta anni da quel terribile 2 agosto 1980, quando il devastante attentato alla stazione centrale di Bologna provocò ottantacinque morti e oltre duecento feriti. A essi e ai loro famigliari va il mio pensiero commosso e partecipe. La vita di inermi cittadini fu quel giorno spezzata dalla violenza di ciechi disegni terroristici ed eversivi. La definizione delle loro matrici così come la individuazione dei loro ispiratori hanno dato luogo a una tormentata vicenda di investigazioni e processi non ancora esaurita. La trasmissione della memoria di quel tragico fatto e di tutti quelli che in quegli anni hanno insanguinato l'Italia non costituisce solo un doveroso omaggio alle vittime di allora, ma impegna anche i magistrati e tutte le istituzioni a contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese a quel terribile episodio. E' un tale sforzo il modo migliore di corrispondere alle attese di tutta la nazione e all'ansia di giustizia di chi è sopravvissuto tra penose sofferenze e dei famigliari delle vittime. Altrettanto essenziale è adoprarsi per diffondere sempre di più nel Paese una cultura del confronto democratico e della tolleranza tale da prevenire il ripetersi di analoghi rigurgiti di violenza. Con questi sentimenti, esprimo a lei, signor Presidente, e a tutti i famigliari di chi ha perso la vita in quella orribile strage,  la mia affettuosa vicinanza, interpretando i sentimenti di solidarietà dell'intero Paese".

10.25, minuto di silenzio.  A
ll'ora in cui la bomba esplose (in realtà con un anticipo di pochi minuti) la piazza osserva un minuto di silenzio in ricordo delle vittime.

10.21. I messaggi.
Sono arrivati i messaggi del Quirinale, del Senato e della Camera che verranno letti in piazza dopo il minuto di silenzio da osservare in memoria delle vittime.

10.15, L'elenco delle vittime.
Sul palco due ragazze trentenni, una delle quali parente di una vittime, leggono i nomi delle 85 persone che persero la vita nell'attentato, alternandosi al microfono.

10.07, applauso per i parenti.
Arrivano nel piazzale antistante la strage i parenti delle vittime. Per loro un lungo e scrosciante applauso.

10.01 Il corteo arriva in piazza Medaglie d'Oro.
La testa del corteo arriva nel piazzale di fronte alla stazione accolta da un applauso scrosciante della folla, assiepata sotto le pensiline e in attesa della celebrazione sul palco.

9.57 Bersani
: "Non si possono cercare solo applausi". Presente al corteo il segretario del Pd che commenta: "Non si può partecipare alle manifestazioni solo e soltanto quando ci sono gli applausi. Un Governo ha il dovere di stare vicino alla gente. L'assenza non può essere accettata. E' chiaro che ci sono dei problemi, c'è il tema del segreto di Stato, dei risarcimenti, ci sono ancora ferite da lenire ma un governo deve affrontarle queste situazioni, deve guardare la gente negli occhi. Non si può governare solo per gli applausi".

9.52, 85 persone con i nomi delle vittime.
In corteo anche i vendoliani che hanno deciso di rendere omaggio alle vittime indossando un cartello con il nome e l'età di ognuna di loro.

9.50, il prefetto: "Mi auguro che non ci siano fischi". 
In rappresentanza dell'Esecutivo c'è il Prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia: "I fischi non ci dovrebbero essere mai. Mi auguro che questa sia una giornata tutta tesa a questo obiettivo".

9.46, Errani: "Il governo doveva esserci".
Il presidente della Regione Emilia Romagna commenta: "Errore che qui non sia rappresentato da un ministro" perchè la presenza del governo avrebbe avuto rilievo anche "rispetto a quanto ancora bisogna fare in relazione al sostegno delle vittime e al superamento del segreto di Stato". E poi, conclude, "era un omaggio a questa straordinaria città, che ha saputo sempre interpretare questo rapporto tra memoria e costruzione della democrazia".

Schifani: "Tutta la nazione ha il diritto di sapere".
Tra i messaggi di solidarietà che stanno arrivando ai famigliari delle vittime quello del presidente del Senato Renato Schifani: "Accertare la verità dei fatti e individuare i responsabili di quel drammatico e atroce attentato deve continuare ad essere una priorità, perchè non soltanto i familiare delle vittime, ma la nazione tutta ha il diritto di sapere le ragioni di un gesto così efferato, affinchè fatti così gravi non abbiano più a ripetersi".

9.40, applauso ai parenti. Il corteo si è messo in marcia dietro lo striscione "Bologna non dimentica". Seguono i gonfaloni delle amministrazioni, soprattutto dell'Emilia Romagna. Il gruppo dei famigliari è preceduto dal gonfalone del Comune di Bologna e al loro passaggio i cittadini affacciati sui portici applaudono. Sostanziale silenzio mentre il corteo sfila.

9.30, il corteo. Cominciano i preparativi in piazza Nettuno per il corteo che sfilerà attraverso via Indipendenza fino alla piazza della stazione. Uno striscione ricorda la strage dell'Italicus e numerosi manifestanti portano sul petto un cartello listato a lutto con i nomi delle vittime e la loro età.

9, Agnese Moro: "Storia italiana tutta da scrivere". La figlia di Moro, presente alla cerimonia, commenta: "Qui è presente il cuore del popolo italiano. I morti e i feriti sono nostri madri, fratelli e amici. Lo Stato italiano dovrebbe avere il coraggio di guardarci in faccia, aprire gli archivi. La storia d'Italia è complicata ed è tutta da scrivere".

8.55, Bolognesi: "No polemiche vogliamo risposte". Prende la parola Paolo Bolognesi, presidente dei famigliari delle vittime, che ringrazia le istituzioni locali e ha annunciato come nel suo discorso ci sarà "mezza riga sull'assenza del Governo" non di più perchè in piazza si vogliono ricordare le vittime, chiedere i nomi dei mandanti, parlare del segreto di Stato e del risarcimento alle vittime e "non lasciare spazio a fischi e polemiche". Bolognesi ricorda la presenza tra i partecipanti alla commemorazione di Agnese Moro, di Marco Alessandrini e del nipote del giudice Amato, "simboli di un'Italia che non si è piegata".

8.50, il commissario: "Bologna ha saputo reagire". "In trent'anni si dimenticano molte cose, a Bologna non si è dimenticato", esordisce il commissario Anna Maria Cancellieri di fronte alla sala gremita di parenti, che appuntano ai vestiti una gerbera bianca e alle delegazioni delle città colpite dalla strage. "Io quel giorno - prosegue - ero a Milano e alle prime notizie frammentarie sono andata in ufficio a vedere se c'era bisogno di fare qualcosa e così hanno fatto altri colleghi perchè si è avuta la sensazione che quel fatto potesse minare la storia stessa del Paese. Bologna ha saputo reagire grazie alla sua gente e a un forte impegno morale e sempre in maniera civile e legale". I giovani devono portare avanti la memoria di questo fatto. Do un abbraccio affettuoso ai famigliari a cui va la mia solidarietà e la mia considerazione più forte perchè le vittime non erano nemici di qualcuno".

Ore 8.45, la cerimonia in Consiglio.
In questo clima comincia la commemorazione con l'incontro tra i familiari delle vittime e il commissario Anna Maria Cancellieri nella sala del Consiglio comunale.


Ore 8.30, cominciano le celebrazioni.
Tra le polemiche per l'assenza del Governo viene oggi celebrato il trentesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna.  Infatti, l'esecutivo ha deciso di non inviare nessun rappresentante. Il perchè è stato spiegato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa: "