Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 19 luglio 2010

Silvio show: "Belle laureate Non come Rosy Bindi..." E Di Pietro lo querela

Quotidianonet

Il premier visita l'Università E-campus e si scatena anche contro l'ex pm: "Quando si è laureato, nessuno ne sapeva niente".
La vicepresidente della Camera: "Un segno della fine dell'impero"

Novedrate (Como), 19 luglio 2010

Ironico sulla laurea di Antonio Di Pietro
, senza risparmiare anche una battuta sulla presenza di “belle ragazze laureate con il massimo dei voti, che non assomigliano certo a Rosy Bindi...”.

Il premier Silvio Berlusconi, in visita all’università telematica E-Campus di Novedrate, in provincia di Como, si sarebbe espresso così secondo il racconto di alcuni studenti che hanno partecipato all’incontro. “Quando studiavo io lo sapeva tutto il condominio - avrebbe detto il premier, secondo quanto riferito sempre dagli studenti - quando si è laureato Di Pietro, invece, nessuno ne sapeva niente”. Il leader dell'Italia dei Valori ha subito preannunciato querela contro il Presidente del Consiglio.

Berlusconi avrebbe poi fatto una battuta sarcastica sull’esponente del Pd, Rosy Bindi, facendo riferimento ad alcune ex allieve dell’università presenti alla cerimonia: “Mi accusano sempre di circondarmi di belle ragazze senza cervello - avrebbe detto il premier, sempre secondo quanto riportato dagli studenti - ecco invece qui delle belle ragazze che si sono laureate con il massimo dei voti e che non assomigliano certo a Rosy Bindi...”.

Duro il Pd e la stessa Rosy Bindi. "Faccio i miei complimenti alle studentesse per il conseguimento della laurea", dice Rosy Bindi. Ed è alle battute attribuite a Silvio Berlusconi che la vicepresidente della Camera, e presidente dell’Assemblea nazionale Pd, fa riferimento per dire: "Su quello che ha detto il presidente del Consiglio, mi limito con tristezza a prendere atto che tra i tanti segnali della fine dell’impero c’è anche questa ormai logora ripetitività delle sue volgarità".

Interviene anche Maurizio Migliavacca. "Persino la pazienza ha un limite ma, evidentemente, non il cattivo gusto del Presidente del Consiglio che anche oggi continua a riproporre un repertorio finto-maschilista davvero di infimo livello". Così il coordinatore della segreteria Pd, commenta la battuta del premier. "Rosy Bindi - afferma Migliavacca - non ha certo bisogno di essere difesa da battute che offendono solo chi le fa. Però spiace dover constatare come Berlusconi non perda occasione per lasciarsi andare a giudizi di cattivo gusto anziché impegnare il proprio tempo a occuparsi di problemi urgenti e drammatici che investono il nostro Paese".




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Pannella e Bordin, lite e addio in diretta su Radio Radicale

Il Mattino

ROMA (17 luglio)

Massimo Bordin parla per oltre due ore col suo editore Marco Pannella. E stavolta l' argomento è l'addio del giornalista, dopo 19 anni alla direzione di Radio Radicale. In diretta radiofonica Pannella gli ripete più volte: «Sei più popolare di mee di Emma». E poi lo accusa: «Ti sei preso una responsabilità politica molto grave». Il giornalista replica: «Mi dai del disertore. Ma lo fai sempre».

Vauro l’incoerente si copre di ridicolo

di Luigi Mascheroni

Al Premio Bancarella il vignettista tiene il solito comizio sulla censura e contro Berlusconi.

Ma balbetta solo scuse patetiche quando l’editore Fazi gli chiede perché continua a pubblicare per Piemme (gruppo Mondadori)


 

La censura? Utile, checché se ne dica. Una sano limite alla libertà di espressione risparmierebbe a chi deve ascoltare di sorbirsi banalità. E a chi vuole parlare di rendersi ridicolo.
Come è accaduto l’altroieri a Pontremoli, alla presentazione dei finalisti del premio Bancarella, il famoso riconoscimento letterario in cui a scegliere il vincitore sono 200 librai italiani. Nella cinquina c’è anche Vauro Senesi, noto semplicemente come Vauro, vignettista del manifesto e della trasmissione santoriana Annozero, in concorso con il romanzo La scatola dei calzini perduti, pubblicato da Piemme.

È la storia di un giovane sudanese il quale grazie al talento per il canto e a un amico missionario riesce a giungere a Roma, dove in poco tempo capisce cosa significhi essere extracomunitari in un Paese come l’Italia di oggi, «fino al drammatico epilogo» come recita la scheda editoriale.
Comunque. Vauro, sabato pomeriggio, è chiamato a presentare il suo libro, insieme agli altri quattro finalisti, a Palazzo Dosi, davanti a un pubblico numeroso e ai vertici della Fondazione «Città del Libro» che gestisce il Premio.

Prende la parola e in pochi minuti trasforma la presentazione del libro in un comizio politico-ideologico anticensura, antiBerlusconi, antigoverno, antitutto. Inizia lanciando frecciatine ironiche contro il Governo e la legge sull’immigrazione («una schifezza»), in riferimento al protagonista del suo romanzo, che è un extracomunitario («ma non un clandestino: ma cosa significa poi essere clandestino? Siamo cittadini del mondo, tutti possono stare dove gli pare», affermazione che è uno splendido principio di buonismo ecumenico ma una pessima interpretazione del diritto internazionale...) per finire col cadere nelle dozzinali banalità terzomondiste da manifesto: «Noi italiani prendiamo gli extracomunitari che hanno diritto di restare qui e li rimandiamo a morire nei lager di Gheddafi» eccetera eccetera, tutto in puro stile Vauro.

Fino a che, però, qualcuno si indispettisce, annoiato dalla solita predica ideologicamente corretta e disturbato dal fatto che uno spazio pubblico letterario diventi una tribuna politica privata. Prima una signora del pubblico fa notare che se lei, ad esempio, dovesse andare in Gabon senza passaporto e visto d’ingresso, non la farebbero entrare, extracomunitaria o no che sia; e Vauro, piccato, comincia con il ridisegnare se stesso a vittima sacrificale: «Sapevo che avrei dato fastidio anche qui... stia tranquilla signora, di bolscevichi ci sono solo io ormai».

Poi Giancarlo Perazzini, scrittore che fa parte dell’entourage del presidente della Fondazione «Città del libro», interviene cercando di stemperare l’astioso soliloquio, ma causando un ulteriore attacco polemico del vignettista-romanziere: il premier è impresentabile, in Italia non c’è libertà di stampa, il Governo sta distruggendo la scuola, e tutta la colpa è di Berlusconi, al quale però elegantemente Vauro riconosce almeno un merito: «la sua personale battaglia a favore della ricrescita dei capelli».

Fino a che, a spezzare l’incantesimo del fastidioso sproloquio («Neppure ad Annozero si sarebbe giustificato un intervento così polemico e fuoriluogo sia rispetto al contesto che alle domande fatte», è il commento di Giancarlo Perazzini) interviene l’ospite inatteso.
Dal fondo della sala si alza Elido Fazi, editore non certo ascrivibile alla categoria politica-elettorale del «centrodestra» (anzi!), e a bruciapelo spara la domanda più semplice e intelligente che si possa porre: «Vauro, scusa, ma se ce l’hai tanto con Berlusconi, perché continui a pubblicare per Piemme, che è una casa editrice del gruppo Mondadori?».
Brusii, silenzio, imbarazzo.

Vauro rimane di sasso. Prima balbetta qualcosa, cerca di sviare, poi inizia l’arrampicata sugli specchi: «Sì, è vero pubblico per una casa editrice di Berlusconi, ma non è che tutti quelli che ci lavorano la pensano come lui. Anche Rai2, dove ho un contratto, fa capo al Premier, ma quelli che ci lavorano non sono tutti figli di... Berlusconi. Sarebbe come dire che perché Marchionne è a capo della Fiat tutti gli operai la pensano come lui» (dimenticando il piccolo particolare che gli operai della Fiat non hanno alternative, mentre uno come Vauro può scegliersi la casa editrice che vuole, anche se magari deve rinunciare ad anticipi più sostanziosi, ndr). Poi dall’errore logico è un attimo a passare alla banalità ideologica. «Ammetto - si giustifica il vignettista - che lavoro per un canale Rai e per Piemme... ma come si fa oggi in Italia a non lavorare per Berlusconi: ovunque ci giriamo c’è lui, è tutto suo... la verità è che in questo Paese non c’è libertà».

La verità, purtroppo, è che ce n’è troppa, come dimostra lo stesso successo mediatico di Vauro, stipendiato dalla Rai e da Piemme per poter essere libero di criticare legittimamente chiunque, a partire da chi lo paga. Si chiama democrazia, cosa che in Italia per fortuna abbonda.
Per il resto, non rimane che aggiungere due note di cronaca. La prima sono i mugugni di disapprovazione (per Vauro) e i brusii di solidarietà (a Fazi) da parte di una piazza «rossa» per antica tradizione (il giorno prima al Caffè Bellotti durante la presentazione del libro di Patrizia d’Addario non appena uno spettatore ha accennato un intervento appena appena simpatizzante con l’aria berlusconiana è stato zittito dal resto del pubblico). La seconda è l’«indisposizione» accusata in serata da Vauro, il quale ha preferito non partecipare alla tradizionale Cena dei Librai a Montereggio organizzata dal Premio Bancarella per i 200 librai votanti e i cinque finalisti, che quindi sono rimasti in quattro. Il quinto sarà andato a farsi una vignetta.



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Strage di Erba, giudici: "Il movente fu l'odio, vendetta dei Romano"

di Redazione

L’odio e la volontà di "umiliare i potenti Castagna" spinsero Olindo Romano e Rosa Bazzi a compiere la strage.

La prima corte d’Assise d’appello di Milano: "Spietata vendetta compiuta con lucidità"




Milano - E' stato l’odio e la volontà di "umiliare i potenti Castagna" il movente che, secondo i giudici della prima corte d’Assise d’appello di Milano, ha spinto Olindo Romano e Rosa Bazzi a compiere la strage di Erba. Lo scrivono i giudici nelle oltre 90 pagine di motivazioni della sentenza emessa il 20 aprile scorso, che ha confermato le condanne all’ergastolo e a tre anni di isolamento diurno per i coniugi, autori del quadruplice omicidio nel dicembre del 2006.
L'odio come movente Nella strage vennero uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef, la madre della donna Paola Galli e una vicina di casa Valeria Cherubini. Secondo i giudici d’appello, l’odio di Olindo e Rosa nei confronti della famiglia Castagna era "sorto da anni e a mano a mano cresciuto ed accumulatosi fino a rendere invivibile l’esistenza dei due coniugi". L’odio, secondo i magistrati, è alla base del movente "forte, insistito tanto da Rosa che da Olindo (e da questi così ripetuto ai suo interlocutori, negli appunti della Bibbia, nella lettera a padre Bassani, tanto da costituire una specie di ossessione)". I due coniugi con l’omicidio, si legge nelle motivazioni, volevano "realizzare il desiderio di voler dimostrare a se stessi che loro, due, deboli, ad un certo momento potevano umiliare i potenti Castagna". Olindo e Rosa in passato avevano presentato alcune denunce contro la famiglia Castagna, lamentandosi per i rapporti di vicinato che avevano con loro.
Una "vendetta spietata" La strage di Erba è stata "una vendetta" compiuta con "spietatezza" da due soggetti, Olindo Romano e Rosa Bazzi, che hanno agito con "una notevole lucidità" e mossi da un "accumulo di odio e rancore non tanto nei confronti di Marzouk, quanto contro i Castagna, e Raffaella in particolare". Nella parte delle motivazioni in cui i giudici spiegano che Olindo e Rosa erano capaci di intendere e di volere, e chiariscono i motivi del rigetto della perizia psichiatrica richiesta in secondo grado dalla difesa, i magistrati fanno anche un discorso più generale sul cruento fatto di sangue. "Nel comune sentire - si legge nelle motivazioni - vi è senz’altro la tendenza a riconoscere che un fatto efferato come quello di Erba è possibile metterlo in atto solo se vi è una forma di anomalia psichica rilevante, ma ciò è frutto della tendenza a difendere la propria 'normalità' con l’attribuire solo a soggetti infermi di mente la capacità di commettere gesti di tale ferocia". Il collegio, presieduto da Maria Luisa Dameno, spiega che nella vita di Olindo e Rosa, prima del quadruplice omicidio, "non si ravvisano elementi che indichino un disequilibrio, un’alterazione patologica dei rapporti tra di loro e con l’esterno".




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Fotografato l'animale che si credeva estinto da 60 anni

Corriere della sera

Alcuni ricercatori britannici sono riusciti ad immortalare il «Lori gracile», minuscolo primate notturno

Ci sono voluti 1.000 appostamenti nelle notti delle foreste dello Sri Lanka
Fotografato l'animale
che si credeva estinto da 60 anni


La foto scattata al Loris tardigradus nycticeboides
La foto scattata al Loris tardigradus nycticeboides
MILANO - Con quegli occhioni spalancati, la pelliccia densa e soffice di colore bruno-rossastro, se ne sta lì, su un ramoscello di un albero in una foresta dello Sri Lanka. Quasi impaurito dal flash della fotocamera. E' l'incredibile scatto al lori gracile (o meglio ad un esemplare della sottospecie, il Loris tardigradus nycticeboides). Per la prima volta infatti alcuni ricercatori britannici sono riusciti a fotografare il minuscolo primate notturno considerato oramai estinto da oltre 60 anni.
LO SCATTO - C'è voluto un pizzico di fortuna e tanta pazienza, ma alla fine eccola la preziosa foto al lori gracile. Un team di ricercatori britannici del programma di protezione e monitoraggio degli animali in via d'estinzione della Zoological Society of London (ZSL) hanno fotografato per la prima volta il rarissimo quadrupede arboricolo, un esemplare adulto di sesso maschile senza coda che sta su un palmo di mano (è lungo circa 15cm-25 cm) e tra le specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.
MINACCIATO - Ci sono voluti 1.000 appostamenti nelle gelide notti delle foreste dello Sri Lanka centrale per catturare su pellicola l'animaletto attivo soprattutto di notte e di cui si contano poco meno di 100 esemplari. Il team è anche riuscito a catturare tre esemplari vivi abbastanza a lungo per misurarli. Dall'anno della sua scoperta, nel 1937, l'animaletto è stato avvisato solo quattro volte. Ovviamente soddisfatti i ricercatori: «Siamo felicissimi di aver catturato le prime immagini e di aver così dimostrato che questa specie continua ad esistere, soprattutto dopo che era praticamente sparita per 65 anni», ha spiegato il biologo Craig Turner. Secondo gli esperti questa specie è quasi completamente estinta a causa dalla distruzione del suo habitat naturale nelle foreste tropicali a sud dell'India meridionale e dello Sri Lanka, habitat che ha fatto posto negli anni alle grosse piantagioni di tè.
Elmar Burchia
19 luglio 2010



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In Sudafrica continua la mattanza: ucciso un altro rinoceronte

Corriere della sera

I bracconieri hanno narcotizzato l’animale e poi hanno asportato il suo prezioso corno con una motosega

Allarme degli esperti: dai 65mila esemplari degli anni 70 agli attuali 18mila
In Sudafrica continua la mattanza:
ucciso un altro rinoceronte


Il rinoceronte ucciso con il corno tagliato
Il rinoceronte ucciso con il corno tagliato
JOHANNESBURG (SUDAFRICA) – L’ultimo esemplare è stato abbattuto mercoledì scorso, nel Kruger Park, la più grande riserva naturale in Sudafrica. I bracconieri hanno prima colpito l’animale narcotizzandolo e poi, in pochi minuti, hanno asportato il suo prezioso corno con una motosega. Negli ultimi giorni diverse associazioni animaliste hanno rilanciato l’allarme del rischio d’estinzione dei rinoceronti in Africa. Secondo una recente conferenza del comitato Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie protette) la caccia illegale dei rinoceronti ha raggiunto nel 2010 il suo massimo storico.
NEL 1970 65 MILA ESEMPLARI, ORA 18MILA - Oggi nel continente nero si contano solo 18.000 esemplari di rinoceronti bianchi e neri contro i 65.000 del 1970. Tutta colpa del fiorente mercato clandestino dei preziosi corni di rinoceronte che ormai infesta anche quelle riserve naturali come il Kruger Park che dovrebbero essere iperprotette. Solo quest'anno ben 136 esemplari di rinoceronti sono stati abbattuti dai bracconieri in Sudafrica. Nell'intero 2009 gli animali ucciso nello stesso territorio erano stati 129, contro gli 86 del 2008. Il contrabbando illegale dei corni interessa soprattutto paesi come Cina o Vietnam, dove il corno di rinoceronte è molto richiesto perché considerato di grande valore medicinale (la medicina tradizionale cinese usa il corno per curare la febbre e altre malattie come epilessia, malaria, avvelenamenti e ascessi.). In Medio Oriente, invece, il corno è utilizzato per fabbricare preziosi manici per pugnali (nello Yemen, ad esempio, il manico di corno di rinoceronte è un autentico status symbol per gli uomini).
L’ESPERTO ITALIANO: «BISOGNA FERMARE QUESTA MATTANZA» - Davide Bomben, presidente dell’AIEA (Associazione italiana esperti d’Africa), da anni combatte il bracconaggio illegale nel continente nero. Secondo Bomben un chilo di corno di rinoceronte può valere fino a 20.000 dollari. I corni più grandi possono raggiungere anche il peso record di 10 kg: «Il bracconaggio speculativo è un autentico dramma nelle riserve naturali africane – dichiara al Corriere Bomben – Per riuscire a scongiurare la mattanza bisognerebbe lavorare sul personale locale. Si dovrebbe svolgere un’attività di formazione in modo da creare delle vere e proprie unità antibracconaggio. Un altro metodo, forse più costoso, ma sicuramente efficace, è quello di inserire sui corni dei rinoceronti dei microchip in modo da tenerli sotto controllo ventiquattro ore su ventiquattro».
L’ULTIMO BLITZ OMICIDA – L’ultimo blitz nel Kruger Park ha dimostrato la relativa facilità d’azione dei bracconieri. Wanda Mkutshulwa, portavoce dei parchi nazionali del Sudafrica afferma all'Observer di Londra che il commercio dei preziosi corni è gestito da vere e proprie organizzazioni criminali: «Abbiamo a che fare con professionisti del crimine. La polizia ci dovrebbe aiutare perché noi non abbiamo alcuna possibilità di battere queste organizzazioni. Negli ultimi anni il Kruger Park, che ogni anno è visitato da 200.000 turisti, ha subito un'autentica mattanza di rinoceronti. I bracconieri usano un vicino aeroporto privato per far partire i loro blitz: «L'azione richiede poco tempo - dichiara sconsolata Mkutshulwa - I criminali di solito sorvolano il parco nel tardo pomeriggio per scoprire dove i rinoceronti stanno pascolando. Poi ritornano nella notte e dall'alto sparano agli animali. Il tranquillante impiega meno di sette minuti per agire. I bracconieri tagliano il prezioso corno con una motosega. Non hanno bisogno neppure di spegnere i motori dell'elicottero. Infatti nella notte non si sente niente perché le nostre case sono troppo distanti. L'animale muore o per una dose eccessiva di calmante o per dissanguamento».
Francesco Tortora
18 luglio 2010(ultima modifica: 19 luglio 2010)



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Sboccia dopo quasi un secolo: un raro albero della famiglia dei salici

Il Mattino

I semi erano stati piantati in Irlanda nel 1919


 

ROMA (19 luglio) - Per la prima volta dopo 91 anni, ai primi di luglio è sbocciato il rarissimo fiore del Carrierea calycina, un albero della famiglia dei salici originario della lontana Cina. Lo staff del Rowallane Garden, vicino Saintfield in Irlanda del Nord, ha aspettato per molto tempo questo momento: l'introvabile albero era stato piantato nel 1919 con i semi portati dal Regno Unito dal famoso botanico esploratore Ernest H. Wilson nel 1908.

Adesso, dopo quasi un secolo di attesa, come riferito qualche giorno fa dalla Bbc online, la pianta si è decisa a far vedere i suoi frutti che, secondo gli esperti, dopo gli iniziali fiori bianco pallido si trasformeranno in lunghi frutti affusolati che assomigliano ad un corno di capra. «Avevamo notato nel mese di giugno che l'albero aveva fatto fiorire delle gemme che si sono poi lentamente sviluppate nel corso della scorsa settimana - ha affermato il capo giardiniere, Averill Milligan - Siamo stati molto incuriositi dal vedere cosa stava per nascere». Un evento «a tutti gli effetti» che tuttavia continua a celare segretamente il motivo di questa lunga attesa.




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Crac dei "Viaggi del Ventaglio" Ecco il vademecum per le vittime

La Stampa

Pioggia di denunce da parte di turisti beffati
Le associazioni di consumatori spiegano come difendersi e chiedono nuove leggi




MILANO

Passano al contrattacco i clienti della società “I viaggi del ventaglio” dichiarata fallita venerdì dal tribunale di Milano. Sono già centinaia le denunce di piccoli creditori che avevano prenotato un viaggio con l’azienda e se lo sono visto annullare a causa del disastro finanziario che ha travolto l’agenzia. E intanto si mobilitano le associazioni dei consumatori: c'è chi chiede interventi normativi per aiutare chi resta con un palmo di naso e chi diffonde un decalogo per salvare il salvabile.

Per ora il pm Luigi Orsi, che aveva chiesto il fallimento, non ha aperto un’indagine penale; per quanto riguarda la possibilità di continuare a prenotare viaggi attraverso il sito web, segnalata da alcuni organi di informazione, dagli ambienti giudiziari si fa rilevare che il curatore, che si occuperà di gestire i postumi del crack, avrà la possibilità di far continuare le attività del gruppo.

Con un esposto presentato alle Procure della Repubblica di Roma e Milano, il Codacons chiede intanto di accertare le responsabilità e gli eventuali profili penali connessi. «Non capiamo come sia stato possibile continuare a vendere pacchetti turistici del Ventaglio nonostante il grave stato di dissesto economico della società, noto a molti soggetti, e addirittura anche dopo la dichiarazione di fallimento - sottolinea il presidente del Codacons, Carlo Rienzi - la magistratura dovrà verificare le responsabilità di quei soggetti che, pur essendo a conoscenza della situazione a dir poco critica, hanno consentito la vendita di vacanze "bufala" a migliaia di ignari cittadini».

Pietro Giordano, Segretario Nazionale Adiconsum, parla di «migliaia di turisti raggirati e gabbati da un sistema e da normative di legge che non tutelano i consumatori-turisti e che finiscono col penalizzare anche i Tour Operator corretti».

Adiconsum chiede «un Fondo paritetico alimentato con le multe comminate dall’Antitrust nei confronti delle Agenzie di Viaggio e dei Tour Operator e da quote, anche minime (1 euro), a carico di tutte le aziende per ogni pacchetto viaggio venduto. Un Fondo a tutela dei viaggiatori».

Ed ecco l'intervento di Confconsumatori secondo la quale «sarà necessario verificare innanzitutto se il Tour Operator aveva stipulato, come era suo obbligo ai sensi dell’art. 99 del Codice del Consumo, una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso i consumatori per il risarcimento danni. Chiederemo al curatore fallimentare notizie in merito e, in caso di riscontro positivo, potranno essere aperte le singole pratiche di risarcimento».

Confconsumatori offre una marea di altri consigli. «In secondo luogo il turista dovrà verificare se aveva stipulato una polizza assicurativa individuale, che prevedeva un eventuale risarcimento in caso di annullamento del viaggio. E, in questo caso, potrà chiedere il rimborso delle somme pagate».

Una terza ipotesi è quella relativa alla responsabilità dell’agenzia di viaggi, che ha venduto il pacchetto turistico. Infatti costoro, quali operatori professionali del settore, erano a conoscenza delle condizioni in cui si trovava la società oggi fallita e non dovevano vendere i pacchetti turistici ai consumatori, avendo comunque l’obbligo di informarli delle condizioni in cui si trovava il Tour Operator. Inoltre, anche le agenzie venditrici dei pacchetti turistici hanno l’obbligo, previsto dall’art. 99 del Codice del Consumo, di stipulare una polizza assicurativa. Il consumatore può quindi chiedere il risarcimento all’agenzia di viaggi che direttamente o tramite la propria assicurazione dovrà risarcire i danni. È bene spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno contestando i fatti.

A queste possibilità più immediate per cercare di ottenere il rimborso si aggiungono le altre, dall’esito e dai tempi incerti, ma che comunque non bisogna tralasciare. La prima è insinuarsi al passivo del fallimento, e lo si può fare anche con una semplice raccomandata a/r allegando copia di tutta la documentazione. Fondo Nazionale di Garanzia. La seconda è quella di presentare istanza al “Fondo nazionale di garanzia” mediante raccomandata a/r indirizzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo Ufficio per lo sviluppo del turismo e la gestione degli interventi Servizio IV “Assistenza alla domanda turistica e Vigilanza” Via della Ferratella in Laterano, 51 00184 ROMA. Il fac-simile della domanda da completare è scaricabile dal sito del governo (www.governo.it).

Questa istanza, in seguito ad una modifica del codice del Consumo intervenuta nel 2009, non è più soggetta al termine di decadenza di tre mesi e potrà essere presentata in ogni momento. In entrambi questi due ultimi casi la recente esperienza del fallimento di Todomondo insegna, purtroppo, che le speranze di recuperare qualcosa sono remote.

«Immancabile e puntuale, con l’arrivo delle vacanze, - ha sottolineato l’avvocato Carmelo Calì, di Confconsumatori - arriva il fallimento di un Tour Operator. Quest’anno è il turno de I Viaggi del Ventaglio, mentre per i turisti non vi sono turni: sono sempre fregati! Si rende sempre più necessario un intervento legislativo perché l’attuale normativa, così com’è, non garantisce nulla ai turisti, che, pagando anticipatamente, speravano di andare in vacanza».




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Sangue artificiale, chiesto il primo ok alla Fda per i test sull'uomo

Il Messaggero

 

ROMA (19 luglio) - Il sangue artificiale potrebbe diventare presto realtà. Lo afferma un'industria statunitense, la Arteriocyte, che ha inviato i primi campioni di sangue 0 negativo alla Food and Drug Administration (Fda), l'autorità di controllo Usa, per avere il via libera ai primi test sull'uomo.

Il progetto è stato finanziato dal Pentagono per curare i soldati feriti nelle zone di guerra. Il sangue è stato ottenuto dalla compagnia dell'Ohio, che ha avuto un finanziamento di 2 milioni di dollari per il progetto, a partire da cellule che lo fabbricano (ematopietiche) prelevate da cordone ombelicale e fatte crescere in una macchina che simula il comportamento del midollo osseo umano. A partire dal sangue di un cordone si ottengono con il procedimento 20 unità di sangue al prezzo di 5mila dollari per unità, ma secondo il presidente della compagnia se l'Fda darà la sua approvazione il processo verrà realizzato su scala industriale, riducendo i costi a un quinto.

I primi test sull'uomo potrebbero iniziare nel 2013. «Il sangue artificiale è indistinguibile da quello vero - scrive l'azienda in un comunicato - e potrebbe essere usato anche negli ospedali».




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Spara contro due operai che chiedevano la paga: arrestato

Il Secolo xix

Salvatore Scarmato, operaio calabrese di 48 anni, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di aver sparato cinque colpi di arma da fuoco contro due operai tunisini di 43 e 50 anni, che volevano essere pagati per alcuni lavori effettuati nella sua villetta, a Civezza, piccolo comune a ridosso di Imperia.



I fatti risalgono a sabato scorso: alla vista dei due operai, che gli avevano bussato alla porta di casa, l’uomo è uscito armato di una “Mab” calibro 765, di fabbricazione francese, avvolta in alcuni stracci ed ha iniziato a sparare.
La dinamica è ancora da completare (sono in corso indagini) e va chiarito se il proprietario della villetta abbia voluto o meno colpire i due, o solo spaventarli per toglierseli di torno. E’ certo invece che i due tunisini si sono dati alla fuga, ma che uno di loro, inseguito, è stato raggiunto e colpito alla testa con il calcio della pistola. Alcuni vicini hanno allertato il 112 e all’arrivo dei carabinieri, l’uomo ha detto di aver sparato con una pistola giocattolo, mostrando l’innocua arma.






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Alla ricerca del dito che non c'è

Il Tempo

Piazza Navona, notte di lavoro dei pompieri dopo la telefonata dell’Ama: danneggiata la Fontana dei Quattro Fiumi. Mezzi schierati e sirene spiegate, ma la falange è stata staccata dagli Alleati nel ’44.






Dario Martini
19/07/2010







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Salerno, sequestrati dalla Dia beni per un milione ad ex cutoliano

Il Mattino

 

SALERNO (19 luglio) - Sequestrati beni per un valore di un milione e mezzo di euro a Macario Mariniello, alla fine degli anni '80 elemento di spicco della N.C.O. di Raffaele Cutolo, poi capo dell'omonimo clan egemone a Nocera Inferiore (Salerno) e nei vicini comuni.

Attualmente detenuto, a Mariniello la Direzione investigativa antimafia ha sequestrato un patrimonio di beni mobili e immobili: tra i quali un'impresa di costruzione, 21 box auto, due locali magazzino, un appartamento ma anche un terreno ed un fuoristrada.

La richiesta di applicazione della misura di prevenzione di carattere personale e patrimoniale è stata avanzata dal direttore della Dia, generale dei carabinieri Antonio Girone, sulla base di indagini anche di natura patrimoniale condotte dalla Dia di Salerno. F

itto il 'curriculum' di Mariniello: innanzitutto elemento della N..C.O di Cutolo, che operava nell'agro nocerino agli ordini di Salvatore Di Maio.
Poi, con il prevalere della 'Nuova famiglia' - che faceva capo a Carmine Alfieri e Pasquale Galasso - capo dell'omonimo clan




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Marrazzo torna in Rai "Farà inchieste e documentari Ma niente conduzione"

Quotidianonet

A rivelarlo è Nino Rizzo Nervo a Klaus Kondicio: "La sua vicenda personale lo ha molto provato, ma vuole giustamente tornare a fare il giornalista.
Ha delle ottime idee"





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A Roma i semafori sonori per non vedenti Ma niente percorsi tattili per raggiungerli

Corriere della sera

Per attivare il segnale acustico si pigia un pulsante, ma mancano i Loges che permettono ai ciechi di trovarlo

I nuovi semafori sonori installati a RomaROMA

A Roma ci sono dei semafori sonori per segnalare ai non vedenti quando scatta il verde; in corrispondenza dei pali, però, mancano spesso le segnalazioni tattili per raggiungerli. Da alcuni mesi nella Capitale si sta passando dalle vecchie lanterne ai nuovi apparecchi a tecnologia Led che consentono una maggiore visibilità, consumano meno e dispongono, come prevede la normativa in vigore (decreto del presidente del Repubblica n. 503/1996), di avvisatori acustici.
«Hanno "dimenticato" che a terra spesso non ci sono i segnali tattili in corrispondenza dei pali del semaforo» fa notare Giulio Nardone, presidente dell’Associazione disabili visivi. Si tratta di quelle caratteristiche righe a rilievo coi codici del linguaggio tattile Loges, riconoscibili sotto i piedi e col bastone bianco. Segnali cui i ciechi si affidano per muoversi autonomamente.
UNA «BUSSOLA» PER ORIENTARSI - «Il segnale acustico si attiva pigiando un apposito pulsante - spiega Fabrizio Marini, che ogni giorno col suo bastone bianco sfida il traffico della Capitale per andare al lavoro -. Ecco perché devo poter individuare con esattezza la posizione del palo. Quando premo il tasto, non quello per la prenotazione della chiamata ma l’altro, posto sotto la scatola, si attiva un bip che mi conferma il regolare funzionamento del dispositivo acustico». La "bussola" sonora posizionata sopra le lanterne è orientata sulle strisce pedonali per indicare al non vedente la direzione in cui muoversi.

Appena scatta il verde, il cicalino emette un suono intermittente: è il segnale del via libera. Il suono diventa incalzante quando scatta il giallo, poi cessa col rosso. «Le segnalazioni tattili in corrispondenza dei pali mancano un po' ovunque: in centro, dove lavoro, in prossimità di fermate della metro come Garbatella o Pontelungo. Se c’è il semaforo sonoro e non posso raggiungerlo è come se non ci fosse», dice Marini. I Loges mancano anche lungo la via Appia e la Tuscolana, dove quasi dappertutto le nuove lanterne a Led hanno preso il posto di quelle vecchie. Vicino a una chiesa, oltre a non esserci i segnali tattili sul marciapiede, il pulsante per i ciechi, posto sul nuovo palo del semaforo, già non funziona. All’incrocio successivo la scatola coi pulsanti è addirittura staccata dal palo.
PICCOLI ACCORGIMENTI - «Per rimediare all’assenza degli indicatori tattili basterebbe incollare sul pavimento pochi metri di segnali in gomma speciale per esterni - sottolinea Nardone -. I costi sarebbero davvero irrisori». Nei prossimi anni a Roma circa 15mila semafori sonori sostituiranno quelli vecchi. «Ci auguriamo che siano eliminate le barriere sensoriali, come prevede la legge - dice il presidente dell’Associazione disabili visivi -. Finora molti marciapiedi della Capitale sono stati ristrutturati senza gli indicatori tattili a terra; così gli scivoli, privi del segnale di pericolo valicabile, in alcuni casi i percorsi sono inutilizzabili o addirittura pericolosi per un cieco. Andrebbero smantellati e rifatti. In base a un protocollo stipulato con l’amministrazione capitolina, per evitare il ripetersi di errori avrebbero dovuto consultare esperti in tiflomobilità designati dalle associazioni dei non vedenti. Finora non è stato così».
MAPPATURA A BREVE - «Ho già predisposto dei sopralluoghi per verificare dove installare i Loges mancanti in corrispondenza dei semafori con segnale acustico - assicura Antonio Guidi, delegato del sindaco di Roma alle politiche per la disabilità -. Le segnalazioni che mi arrivano e la mappatura che presto avrò a disposizione saranno trasmesse all’assessorato per i Lavori pubblici che ha già programmato gli interventi per rendere fruibile da parte dei non vedenti l’utilizzo dei nuovi semafori sonori».
Maria Giovanna Faiella
19 luglio 2010



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Passaporti regalati, Moldavi pronti a invaderci

di Gian Micalessin

Truffa ai danni dell'Europa: il presidente Basescu insegue il sogno della Grande Romania, così centinaia di migliaia di diseredati della Moldavia, cui Bucarest assegnerà i propri passaporti, entreranno liberamente nell’Ue.


 
Siamo in 28 e manco lo sapevamo. A regalare all’Unione europea il suo ennesimo, invisibile e indesiderato Paese membro ci pensa Bucarest. Che - tanto per non sbagliare - ci aggiunge anche un corollario di migranti allo sbando. Per capirlo basta farsi un giro nel quartiere delle ambasciate di Chisinau, la capitale della Moldavia, il più derelitto Paese europeo, un residuato d’impero sovietico dove l’economia non supera gli standard di quella del Sudan. In quella miseropoli dimenticata, famosa un tempo solo per i traffici d’auto rubate e le ragazze destinate ai mercati della prostituzione, la gente passa le giornate in fila davanti all’ambasciata di Bucarest. Lì per ordine del presidente romeno Trian Basescu si sono aperti i confini di un Nuovo Eldorado. Lì lavora a pieno ritmo la macchina del perverso laboratorio destinato a creare la Grande Romania. Lì è in piena incubazione il nuovo flagello che spingerà in Italia e negli altri Paesi dell’Unione nuove orde di derelitti.
Negli uffici dell’ambasciata i funzionari sfornano a tutto spiano nuovi passaporti romeni capaci di garantire ai moldavi il diritto di libera circolazione in Italia e negli altri 27 Paesi dell’Unione. Fino a oggi la politica di Bucarest ha regalato il magico documento a oltre 120mila moldavi. Ma è solo l’inizio. Per imprimere maggior lena alla moltiplicazione dei moldavi con passaporto romeno Bucarest ha appena fatto aprire due nuovi consolati nella città di Balti a nord e in quella di Cahul a sud. Tutto è pronto, insomma, per il miracolo destinato, a regalare all’Italia e all’Unione europea 800mila indesiderati turisti alla ricerca di lavoro o attività succedanee nel settore del crimine.
Il sortilegio che promette di trasformare i 3,6 milioni di moldavi in un’appendice della Romania - e in un nuovo disastrato angolo d’Europa - inizia un anno fa. Dopo le contestate elezioni del luglio 2009 quattro partitini riuniti sotto il nome-miraggio di Alleanza per l’integrazione europea riescono a sconfiggere l’egemone Partito comunista sopravvissuto al crollo dell’Unione sovietica e a formare un nuovo governo. Dietro quella vittoria si nasconde la regia accorta di Bucarest, lo zampino del loro discusso presidente e il sogno che i nazionalisti romeni più moderati chiamano “futuro comune” e i meno discreti “Grande Romania”. Le radici del sogno risalgono alla fine della prima guerra mondiale quando la piccola Moldavia, allora chiamata Bessarabia, sfugge al controllo bolscevico facendosi annettere dalla Romania. Ma alla fine della seconda guerra mondiale la Grande Romania si sgretola e la Moldavia viene annessa all’Unione Sovietica. La rinascita di quel sogno rischia - 65 anni dopo - di rivelarsi fatale per l’Unione europea e per un’Italia già oggi meta privilegiata di tanti clandestini moldavi.
Nel frattempo il governo dell’ Alleanza per l’integrazione europea sembra anelare all’assimilazione forzata. Nove dei 53 ministri di Chisinau esibiscono già ora un passaporto romeno e altri 11 sono in attesa di ottenerlo. Il nuovo documento non serve certo a favorire la libertà di circolazione tra i due Paesi fratelli. A quello c’hanno già pensato i decreti con cui sono stati di fatto cancellati i controlli di frontiera regalando totale libertà di movimenti ai moldavi residenti in una fascia di 30 chilometri dal confine tra i due Paesi. Grazie ai nuovi passaporti tutto è invece pronto per il nuovo balzo verso Occidente. E così, mentre Bruxelles sta a guardare, la Moldavia è già tra di noi.




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