Evoluzione a Sinistra

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sabato 10 luglio 2010

Sei algerini rifiutano di lasciare Guantanamo: in patria li torturano

Quotidianonet

Sei prigionieri algerini del carcere Usa a Cuba rifiutano di finire in una prigione del loro Paese per timore di essere torturati

New York, 10 luglio 2010

Rifiutano di lasciare Guantanamo, il carcere cubano degli Stati Uniti, temendo di finire peggio nelle carceri del propio Paese. E' la battaglia nache legale che stanno combattendo 6 detenuti algerini che temono le torture che dovrebbero subire una volta tornati nelle prigioni in Algeria.

Lo scrive oggi il Washington Post, ricordando che un tribunale ha appena dato ragione al governo quando in appello ha annullato giovedi’ la sentenza di primo grado che proibiva all’Amministrazione Usa di scarcerare uno di loro, Fahri Said bin Mohammed, 49 anni, visti i rischi di tortura in Algeria.

Fatto sta che i sei rimangono per il momento in carcere a Guantanamo, visti i rischi, mentre le organizzazioni di difesa dei diritti umani hanno annunciato l’intenzione di fare ricorso contro la sentenza, minacciando di andare fino alla Corte Suprema se necessario.





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I conti del Vaticano restano in rosso

Corriere della sera

Aumentano le offerte dei fedeli al Papa, l'obolo di San Pietro. Dallo Ior 50 milioni

La crisi economica impedisce il ritorno al «nero»

I conti del Vaticano restano in rosso



CITTÀ DEL VATICANO - I conti del Vaticano migliorano, ma restano in rosso per il secondo anno consecutivo. Sarebbero anche ritornati al pareggio se non ci fosse stata la crisi economica che, comunque, non sembra aver pesato più di tanto sulle offerte dei fedeli: l'Obolo di San Pietro - le donazioni cioè dirette al Papa - sono risultate infatti in crescita, superando gli 82 milioni di dollari.

I NUMERI - Il bilancio 2009 della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano è stato presentato sabato: sono state assorbito le perdite lasciate fuori bilancio nel 2008 in occasione della crisi finanziaria, in accordo con la prassi contabile internazionale. Dunque - come ha spiegato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi - la situazione e «equilibrata» e «in miglioramento»: senza il retaggio del passato, le cifre - ha lasciato intendere - avrebbero potuto essere addirittura sotto il segno positivo. Nel 2009, il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede (intesa come organo centrale della Chiesa, con tutti i suoi dicasteri, Propaganda Fide compresa) ha fatto registrare entrate per circa 250,2 milioni di euro e uscite per circa 254,3 milioni di euro, con un disavanzo d'esercizio di 4,1 milioni di euro. Il passivo è superiore a quello registrato nel 2008 (911 mila euro) ma, precisa il comunicato vaticano, grazie ai «risultati conseguiti nel 2009, è stato possibile assorbire le fluttuazioni negative che erano state sospese nel 2008 mediante la ricezione di criteri contabili adottati internazionalmente».

IL CONTRIBUTO DELLO IOR - Tra le entrate, la nota vaticana cita 50 milioni di euro stanziati dallo Ior (la banca pontificia) «per le attività religiose del Santo Padre» e 31,5 milioni di dollari statunitensi versati dalle diocesi, specie degli Stati Uniti e della Germania. Il Governatorato dello Stato Città del Vaticano che «provvede alla gestione del territorio, delle istituzioni e delle strutture, nonché all'esercizio di attività di supporto alla Santa Sede» e gestisce tra l'altro i Musei Vaticani, ha registrato un disavanzo di 7,8 milioni di euro, avendo risentito, come altri Stati, degli «effetti della crisi economico-finanziaria internazionale». Tuttavia, il «rosso» dello Stato della Città del Vaticano si è quasi dimezzato rispetto all'anno scorso, quando il passivo era stato di 15,3 milioni di euro.

AUSTERITY - «Il contenimento dei costi generali - precisa il comunicato vaticano - ha permesso di procedere al recupero della perdita del settore finanziario generatasi nel 2008». Entrambi i bilanci sono stati esaminati durante la riunione del Consiglio dei cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede, presieduta dal segretario di Stato Vaticano, card. Tarcisio Bertone. Tra gli altri dati confortanti per la Santa Sede vi è anche il fatto che, nonostante la crisi dei lefebvriani e numerose polemiche internazionali (ma prima dello scoppio dello scandalo pedofilia), lo scorso anno sono cresciute le donazioni all'Obolo di San Pietro, ovvero le offerte che singoli e istituzioni fanno al papa per le opere di carità: 82,5 milioni di euro, 6,7 milioni in più rispetto al 2008. I maggiori contributi nel 2009, informa il comunicato vaticano «sono pervenuti dai cattolici degli Stati Uniti, dell'Italia e della Francia»: scompare la Germania che, nel 2008, era al terzo posto della lista. Inoltre, «si conferma significativo, in rapporto al numero dei cattolici, il contributo di Corea e Giappone». (fonte Ansa)


10 luglio 2010



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Insulti e pugni Rissa al Tour tra Barredo e Costa

La Stampa

Botte da orbi all'arrivo della sesta tappa del Tour de France. Lo spagnolo Carlos Barredo e il portoghese Rui Alberto Costa hanno scatenato una rissa degna dei migliori film di Bud Spencer e Terrence Hill.

Barredo ha ripetutamente urlato "Figlio di..." a Costa. Le cause della zuffa non sono state chiarite. Entrambi i corridori sono stati multati.







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Io, mio figlio ucciso e la Guerra» L'odissea di Patrizia Aldrovandi

Il Messaggero

  

ROMA (10 luglio) - «Il caso giudiziario di mio figlio ha fatto numerose vittime, perchè ciò che è successo a Federico è stato correttamente definito come una ferita all'intera città e anche alla credibilità di parte delle istituzioni, comunque di persone che ricoprivano e ricoprono ruoli istituzionali importanti».

Patrizia Aldrovandi ha scritto una lettera aperta, tramite la Nuova Ferrara, alla città e al pm Maraiemanuela Guerra (primo magistrato titolare dell'inchiesta) che l'ha querelata per le dichiarazioni fatte in questi anni.

Per il caso Aldrovandi, dopo tre processi, due chiusi con condanne a sette poliziotti per la morte di Federico e per i depistaggi nelle indagini, e uno ancora in corso verso un ottavo funzionario, scoppia ora il caso della raffica di querele presentate sia dai poliziotti stessi che dal pm Guerra, astenuta per incompatibilità, per via di un processo che si era intrecciato con quello Aldrovandi e che vedeva il figlio del magistrato nel ruolo di spacciatore di hascisc (poi condannato). Le querele a decine sono state presentate contro la madre del ragazzo morto, Patrizia Moretti, giornalisti locali e nazionali per articoli dal 2007 a oggi, contro il presidente dell'ordine degli avvocati di Ferrara per una testimonianza al Csm per valutazioni fatte su pm Guerra, e ancora su funzionari di polizia che hanno testimoniato nei processi e poi tutto il popolo del blog che, di fatto, nell'inverno 2006 servì a far riaprire l'inchiesta sulla morte di Federico.

Per questo, Patrizia Moretti, pluriquerelata per aver chiesto giustizia, scrive che «non c'è più un caso Aldrovandi ma c'è un caso Guerra» alludendo alle querele che hanno fatto il giro d'Italia, tra le procure di Ancona, Roma, Mantova e Ferrara. E proprio dal tribunale di Mantova è arrivata oggi la notizia che il gup Pagliuca ha archiviato il procedimento a carico di Patrizia Moretti e di giornalisti dell'Ansa di Bologna e de la Nuova Ferrara, querelati per diffamazione da tre dei quattro poliziotti (poi condannati per la morte del ragazzo), per interviste che la mamma del ragazzo morto fece, facendo una analogia tra il caso di suo figlio e quello del caso Rasman, altro giovane morto a Trieste durante un intervento della polizia: il gup ha valutato che le dichiarazioni della Moretti fossero espressione di una libertà di opinione e critica verso l'operato dei poliziotti allora già sotto processo.

Patrizia Moretti nella lunga lettera aperta su La Nuova Ferrara, commenta la decisione del pm Guerra di querelare, spiegando che lei stessa non ha querelato mai nessuno, nonostante potesse farlo visto che suo figlio fu dipinto come un drogato, un matto (il processo lo ha escluso) perché «non posso portare rancore verso nessuno, se non nei confronti di quei quattro che hanno causato la morte di mio figlio. Contro di noi veniva detto sciacalli, calunniatori, questi erano gli epiteti rivolti a noi e a coloro che ci sostenevano, che pian piano diventavano sempre più numerosi. E noi non abbiamo pensato di querelare mai nessuno nonostante nelle 30 udienze alle quali non siamo mai mancati, siano state lanciate invettive nei nostri confronti o nei confronti di nostro figlio: noi non abbiamo mai querelato nessuno, mentre nostro figlio è stato definito un drogato quando drogato non era. È stato definito un pazzo furioso, quando, assicuro, pazzo non era, ma noi non abbiamo querelato. Noi crediamo che senza la stampa, senza i media, senza le televisioni, non sarebbe mai stata fatta giustizia. E mi pare che non siamo certo gli unici a pensarla così».




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Nikola Telsa, l'inventore che contende a Marconi la scoperta della radio

Libero





Oggi la città di New York festeggia il Nikola Tesla Day, una ricorrenza minore ma pur sempre un tributo non da poco conto per uno dei più grandi inventori a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.  Nikola Tesla (10 luglio 1856 - 8 gennaio 1943), “un genio molto particolare perché non utilizzava quasi mai formule matematiche, passava direttamente alle applicazioni pratiche che dimostravano la correttezza del principio fisico”, dice Massimo Teodorani, astrofisico di Cesena che ha scritto un libro sul grande inventore “Tesla lampo di genio” (Macroedizioni). In effetti Tesla era una persona diversa dalle altre, brillante, timido, maniaco dell’igiene, senza pulsioni sessuali.

Che figura era?
“Era una persona con diverse fisse”, risponde Teodorani. “Non era una cattiva persona, tutt’altro. Altrimenti non sarebbe morto povero perché avrebbe concluso cospicui affari sulle sue numerose invenzioni, che stanno alla base di molte applicazioni come il Radar e i raggi X, per dirne due. Però era un autarchico. Non sottoponeva mai il suo lavoro ai controlli dei suoi colleghi. Era un pesce fuor d’acqua all’interno di un sistema di accademie e società sottoposte al sistema politico e militare”.

A Tesla viene attribuita una lunga lista di invenzioni e brevetti. Era uno scienziato particolare, come operava?
“Lavorava quasi esclusivamente sugli strumenti, sulla fase applicativa”.

E come faceva?
“Questo è il grande mistero. Era un intuitivo, aveva come delle visioni, il progetto prendeva forma nella sua mente. Poi i principi fisici erano confermati nella teoria”.

Per sviluppare le sue teorie sull’energia elettrica, verso la fine dell'Ottocento, Tesla dovette emigrare negli Stati Uniti, il Paese con le maggiori opportunità nel campo del progresso scientifico. Tesla lavorò dapprima alle maestranze di Thomas Edison.
“Sì, ma Tesla aveva elaborato dei miglioramenti drastici all’efficienza di trasmissione dell’energia elettrica a grandi distanze senza perdite rispetto al sistema di corrente continua sviluppato da Edison. Eppure Edison per mero orgoglio non accettò mai di riconoscere le innovazioni del suo allievo. Il contrasto fra i due si acuì dopo la separazione. Tesla piantò Edison. Alla base c’era anche il denaro: Edison aveva promesso grandi guadagni a Tesla ma in realtà non lo pagò quanto pattuito".

Perché Edison cercò successivamente in tutti i modi di screditare Tesla?
"Per orgoglio. Quando Tesla lo piantò per fare esperimenti con la corrente alternata, Edison arrivò addirittura a “sacrificare” un elefante per dimostrare la pericolosità del sistema elaborato dal suo antagonista.  Edison si considerava il padre dell’energia elettrica ed effettivamente lo era, ma non poteva rassegnarsi all’idea che qualcuno migliorasse il suo progetto. Fece passare l’invenzione della sedia elettrica come l’applicazione diretta delle teorie di Tesla nonostante l’energia prodotta dagli studi di quest’ultimo fosse più sicura della corrente continua. C’era molta cattiveria da parte di Edison non ricambiata da Tesla. I finanziatori intanto avevano capito che i progetti di Tesla avrebbero migliorato il sistema e garantito un sistema più efficiente".

Passiamo ad altro. La maggior parte delle persone è convinta che l’inventore della radio sia Guglielmo Marconi, eppure c’è una sentenza di una corte americana del 1943 che dà la paternità a Tesla. Marconi visitò i laboratori di Tesla, è possibile che abbia tratto spunto o addirittura rubato l’idea? Nel 1909 Tesla accolse dispiaciuto la notizia dell’assegnazione del Nobel a Marconi e sembra che tre anni più tardi rifiutò il premio deluso. Qual è la verità?
"Non c’è una verità. La mia opinione è che entrambi fossero arrivati a conclusioni simili. È certamente vero che Marconi visitò i laboratori di Tesla, ma non penso che abbia rubato l’idea. La corte americana ha soltanto dimostrato che Tesla sviluppò per primo il progetto, che comunque era un sistema meno sofisticato di quello di Marconi. Si può affermare che in ordine cronologico il principio della radio sia da attribuire a Tesla. E per questo, lo scienziato serbo-croato si sentiva defraudato. In realtà, Tesla esagerava perché molto spesso, nel campo scientifico, capita che più ricercatori raggiungano indipendentemente gli stessi risultati".

Tra i due balla anche un’altra invenzione, il raggio della morte.
"Qui non ci sono molti dubbi. I due svilupparono due progetti completamente diversi, anche se mai realmente entrati nella fase applicativa al loro tempo.  Marconi progettò un sistema a fascio di onde radio a elevata frequenza. Un sistema il cui scopo era quello di bloccare i circuiti elettronici nell’arco di uno spazio determinato. In pratica, tutti i motori intorno a questo fascio si bloccano".

Questo progetto ha avuto un seguito, dei risvolti pratici?

"L’applicazione delle teorie di Marconi esiste già nel progetto di scudo spaziale già operativo nello spazio. Alcuni satelliti militari hanno un dispositivo a microonde con il quale possono mettere fuori uso altri satelliti o missili balistici fuoriusciti dall’atmosfera. Di sicuro Marconi lavorò su queste teorie, ma gli esperimenti in epoca fascista restano una leggenda metropolitana di cui non vi sono tracce, tecnicamente parlando".

Tesla era scettico sulla guerra, diceva che non era possibile eliminarla senza dotare gli Stati degli strumenti adeguati per prevenirla. In pratica aveva elaborato la teoria della deterrenza nucleare. Da questo pensiero nacque quindi l’idea di un raggio della pace, chiamato così perché l’avrebbe garantita visto che nessuno avrebbe potuto attaccare l’altro senza il rischio di subire pesantissimi danni.
"Il progetto di Tesla non fu mai realizzato. Funzionava in base allo stesso principio con il quale vengono accelerate le particelle elementari all’interno dei laboratori nucleari. Tesla basò il suo progetto su particelle di dimensione atomica. In pratica attraverso la loro accelerazione si può sprigionare un fascio concentrato che incendia oggetti a distanza. Un sistema a fascio di energia diretta di una distruttività devastante. Da quello che so è un’altra alternativa allo scudo spaziale".

Molti estimatori di Tesla parlando di un sistema di vibrazioni elettriche per ricavare energia a costo zero. Nel 1899 si trasferì a Colorado Springs per condurre delle ricerche sulle tensioni e le alte frequenze. Secondo i complottisti, il rifiuto dei finanziatori di Tesla a supportare questo progetto fu uno dei motivi che lo condussero all’instabilità mentale nei suoi ultimi anni di vita.
"Effettivamente Tesla mise in pratica un sistema basato sulla sua bobina per la corrente alternata. Asseriva di essere riuscito a pompare energia verso il centro della Terra per poi riassorbire l’onda di rimbalzo e trasmetterla attraverso l’aria. Utilizzava l’energia elettromagnetica. I suoi studi furono condotti perlopiù a Colorado Springs, dove lo stesso condusse innumerevoli esperimenti, alcuni anche parecchio innovativi. Qualcosa di vero c’è, ma sul tema della cosiddetta “energia libera” sono state fatte anche molte illazioni gratuite. In ogni caso Tesla riteneva che ci fosse anche un’altra forma di energia (le cosiddette “onde scalari”) oltre a quella elettromagnetica".

Per finire, si dice che Tesla fosse un sostenitore dell’eugenetica.
"Non l’eugenetica di Hitler. È spesso frainteso da chi vuole utilizzare la sua figura per i propri scopi. Tesla riteneva importantissimo curare il potenziale umano".

Ma all’inizio della seconda guerra mondiale con chi si schierò?

"Non esistono prove di una sua presa di posizione. Certamente cercò di vendere le proprie invenzioni al governo americano perciò, in un certo senso, si può dire che appoggiasse gli Alleati".

10/07/2010





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Arrestata per una pallina da cricket lanciata da dei bambini nella sua villetta

Corriere della sera

Si è rifiutata di restituirla anche ai poliziotti così la donna è finita in manette e ha passato cinque ore in una cella

vicino Southampton In gran Bretagna

Arrestata per una pallina da cricketlanciata da dei bambini nella sua villetta


Lorretta Cole (da
Lorretta Cole
MILANO - Ha pazientato per mezz’ora, mentre quella maledetta pallina da cricket continuava ad arrivare nel suo giardino, restituendola per ben sette volte agli invadenti vicini. Ma quando l’ennesimo lancio sbilenco ha colpito lo specchietto retrovisore dell’auto della suocera, mandandolo in frantumi, Lorretta Cole ha deciso di averne abbastanza e, per dare una lezione ai tre maleducati ragazzini, ha trattenuto la pallina incriminata, rifiutandosi di restituirla non solo al padre degli indisciplinati giocatori, ma anche ai poliziotti, che si sono presentati per ben tre volte a casa sua, una villetta in un vicolo tranquillo di Nord Baddesley, vicino Southampton, per convincerla alla restituzione. Risultato: la donna è finita in manette e ha passato cinque ore in una cella della centrale di polizia di Lyndhurst, nell’Hampshire, dove è stata interrogata e le hanno preso le impronte digitali e persino un campione del Dna, prima di rilasciarla su cauzione. Ora rischia l’incriminazione per furto, reato punibile con una condanna ai lavori sociali (community order), una multa o addirittura la reclusione fino a 18 settimane.

«NESSUNA RASSICURAZIONE» - «Quando la polizia si è presentata a casa mia – ha raccontato la Cole ai giornali – ho chiesto agli agenti se, restituendo la pallina, avrei avuto la rassicurazione che loro avrebbero parlato con i genitori. Ma questa rassicurazione non l’ho avuta, così ho tenuto la pallina. Comunque, quanto mi è successo è davvero un oltraggio, io stavo solo cercando di far capire a quei ragazzini che dovevano stare più attenti con la pallina da cricket, visto che l’auto di mia suocera era stata danneggiata e io temevo che quei lanci avrebbero potuto causare altri danni, ancora più gravi, e, invece, sono stata trattata come una criminale. È assolutamente ridicolo che il denaro dei contribuenti venga sprecato per arrestare una persona come me». Gli agenti della polizia dell’Hampshire si sarebbero difesi sostenendo di aver offerto alla Cole diverse possibilità per restituire la pallina, presentandosi tre volte a casa sua, ma inutilmente. «Sarebbe bastato un minimo di buon senso da parte di tutti – ha spiegato il sergente Steve Wildridge – . La signora Cole sapeva che rischiava un’incriminazione per furto e se avesse ridato indietro la palla non sarebbe successo nulla, ma il suo atteggiamento ostruzionista non ci ha lasciato altra scelta. Quanto al test del Dna e alle impronte digitali, quello fa parte delle normali procedure in caso di arresto». Ironia della sorte, i maldestri ragazzini non potranno più giocare a cricket con la loro pallina preferita, visto che questa è stata trattenuta dagli inquirenti come prova.

Simona Marchetti
10 luglio 2010



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Pianosa, l' isola «violata»

Corriere della Sera

Yacht che lanciano l'ancora in zone protette, sub in aree marine, turisti dove è possono stare solo in pochi

Arcipelago Toscano Pianosa, l' isola «violata»



LIVORNO - Yacht che lanciano l'ancora nelle zone protette, sub che si immergono nelle aree marine, turisti che arrivano in massa nelle isole dove lo sbarco è consentito solo a un numero ristretto di visitatori. E ancora tentativi di trasformare paradisi ambientali in residence, continuo passaggio di petroliere e allarme per possibili trivellazioni al largo con lo spettro di un disastro come nel golfo del Messico. Mai come quest'anno le isole dell'Arcipelago Toscano, sotto la tutela del parco naturale e al centro dell'area protetta del santuario dei cetacei, avevano subito attacchi così preoccupanti. E non passa giorno che dai bollettini di capitaneria, forestale e guardie ambientali non arrivino notizie di nuove violazioni.

IL DILEMMA - L'ultimo ha come protagonista Pianosa, già isola carcere per mafiosi e terroristi, e oggi al centro di un dibattito tra chi la vorrebbe trasformare sempre più in area protetta e chi la vorrebbe aperta al turismo. Oggi nell'isola possono sbarcare non più di 250 persone al giorno. E invece, da accertamenti preliminari, pare che i vacanzieri sbarcati sull'isola piatta (Pianosa appunto) siano molti di più, tanto far scattare un'inchiesta di Forestale e Parco sul così detto overbooking. Non è un problema di poco conto. Gli accessi sono stati calcolati dai biologi analizzando le risorse dell'isola e una violazione continua potrebbe danneggiare il già precario ecosistema. «Pianosa come tutte le isole del Parco va difesa e non concederemo deroghe», aveva promesso il presidente del Parco Mario Tozzi, ricercatore del Cnr e volto famoso della tv. Come se non bastasse la scorsa settimana sempre a Pianosa, nella zona numero uno, la più vietata dell'isola perché custodisce un tesoro biologico inestimabile ed è il paradiso di uccelli rari che qui nidificano, è arrivato un megayacht.


IL CASO - A violare «lo spazio ecologico» un’imbarcazione inglese carica di passeggeri che si è avvicinata all’isola e ha gettato l’ancora incitando i turisti al fare il bagno e a scatenarsi in mille giochi d’acqua. «Una vacanza esclusiva e proibita in grande stile - spiega Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Arcipelago Toscano - che avrebbe potuto creare guai seri se la Forestale non avesse bloccato il natante e multato l'equipaggio». Il problema è che lo sconfinamento dello yacht con bandiera di Sua Maestà è solo l'ultimo episodio in ordine cronologico di uno scempio estivo che si consuma al largo del Tirreno. Pochi giorni prima gli agenti della forestale erano intervenuti di nuovo sanzionando un'imbarcazione, con a bordo altri turisti stranieri. E anche stavolta, come era accaduto sabato, hanno comminato ai trasgressori una multa di circa 400 euro, troppo pochi per fermare l'invasione. Anche perché sono già decine i casi che si segnalano soprattutto nelle zone off-limits. A rischio, secondo gli ecologisti, c’è anche l’isola di Montecristo, l’isola più proibita dell’Arcipelago. Montecristo, famosa anche per il romanzo di Dumas, è riserva biogenetica ed è proibito non solo sbarcare ma anche fare il bagno nelle vicinanze. Anche qui ci sono yacht, soprattutto stranieri, che si avvicinano e gettano l’ancora in zone proibite. Forestale e capitaneria fanno il possibile, ma con i tagli e la riduzione del personale la sorveglianza diventa sempre più difficile.

Marco Gasperetti
mgasperetti@corriere.it
10 luglio 2010



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Il primo sorso d'acqua

Mo’ diamo la bomba ai giornali e po’ vedite che succerarrà...»

Corriere del Mezzogiorno

Fu pubblicato a febbraio su un sito internet, condito pure da presunte rivelazioni di un pentito di camorra 

 

ROMA


Un dossier su presunte frequentazioni che, nelle intenzioni degli autori del complotto, avrebbero dovuto mettere in imbarazzo Stefano Caldoro, l’attuale presidente della regione Campania. Una trama destinata a fare «esplodere una bomba mediatica» ed escludere l’allora candidato del Pdl dalla competizione elettorale. Dossier poi pubblicato a febbraio su un sito internet, www.campaniaelezioni.altervista.org, condito pure da presunte rivelazioni di un pentito di camorra («Caldoro fece un patto con noi» sarà il titolo dello scoop diffamatorio da parte del sito, subito oscurato) ma mai approdato sulla stampa nazionale, come desideravano invece gli autori del complotto che infatti avevano avuto l’idea di spedirlo a La Repubblica, «in una busta accussì, vedite che succerarrà..», si legge in un’intercettazione.

Ai tempi in cui Caldoro era in corsa per le ultime elezioni, è questo quanto avrebbero ordito, in combutta con l’attuale assessore per l'avvocatura della Regione Campania, Ernesto Sica, che per questo è indagato per violenza privata, i componenti della società segreta destinataria degli arresti disposti l’altro ieri dalla procura di Roma. La notizia emerge dalla lettura dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip De Donato contro il faccendiere sardo Flavio Carboni, il geometra di Avellino, ex sindaco di Cervinara nonché magistrato tributario Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, ex assessore socialista napoletano ai tempi della prima repubblica; tutti accusati di aver tentato, attraverso la corruzione, l’abuso d’ufficio, la rivelazione e l’utilizzo di segreti istruttori, di condizionale il funzionamento democratico del nostro Paese.

Dalle intercettazioni si evince che Sica, all’epoca sindaco del comune di Pontecagnano, svolse un ruolo cruciale nell’attività diffamatoria ai danni di Caldoro. Emblematica è una conversazione dello scorso 20 gennaio, quando Arcange- lo Martino, riferendosi al dossier su Caldoro, già consegnato ai vertici del Pdl, dice a Sica: «Noi abbiamo messo in piedi una cosa strepitosa e allora questa cosa va accompagnata e assecondata fino all’ultimo minuto perché la partita, secondo l’arbitro, fischia». E Sica: «Tu pensi che una valanga mediatica sia opportuna?…Ci vorrebbe un regista mediatico..». Il 23 gennaio Sica e Martino ritornano sull’argomento e Sica dice: «… mò tanto uscirà quella bomba e uscirà al momento opportuno!!».

L'8 febbraio arriva quindi al cellulare di Martino un sms illuminante: «Dici a Nicola (Cosentino, ndr) che dovrebbe uscire il rapporto di Caldoro con (...), forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto (…) povero Berlusconi!». Successivamente è Sica a comunicare a Martino il giorno esatto in cui scoppierà la «valanga mediatica»: «Stiamo utilizzando questi nuovi mezzi informatici, eh», dice l’attuale assessore. E poi: «Penso che il giorno cruciale è mercoledì».

La società segreta fondata da Carboni, Martino e Lombardi, in quel periodo, da quanto emerge dalle carte si stava particolarmente attivando per sostenere la candidatura di Nicola Cosentino e il complotto ordito contro Caldoro serviva a sbaragliare la concorrenza. Pasquale Lombardi, in particolare, risulta in contatti diretti con Cosentino e a settembre scorso gli telefona, per informarlo del risultato di una riunione durante la quale era stata consolidata la sua candidatura.

Da quanto ricostruiscono gli investigatori, i partecipanti a quell’incontro, avvenuto presso la residenza romana del capogruppo del Pdl Denis Verdini, cioè a palazzo Pecci Blunt, in piazza dell’Ara Coeli, sono oltre a Carboni, Martino e Lombardi anche il senatore Marcello dell’Utri, il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo e due magistrati della Corte Costituzionale, Martone e Miller. Successivamente, il 2 ottobre, Lombardi e Cosentino tornano a parlare al telefono delle pressioni esercitate su Verdini e Lombardi non disdegna volgarità in puro dialetto napoletano. Dice a Cosentino: «Lui ( Verdini n.d.r.) è rimasto contento per quello che stiamo facendo per il 6 (giorno del giudizio sul lodo Alfano) e allora giustamente… lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non andà a scassà o cazz’, in italiano.

Ti pare?». La cricca segreta, infatti, si stava attivando, scrive il gip, per condizionare l’esito della sentenza della Suprema Corte sul lodo e la candidatura di Cosentino doveva essere la contropartita. E il darsi da fare del gruppo, secondo l’accusa, diventa reato anche quando Lombardi riceve la visita di un generale, rimasto anonimo nell’ordinanza, che lo informa degli imminenti guai giudiziari in arrivo per l’onorevole Cosentino. Le pressioni di Lombardi a quel punto si rivolgono al presidente della corte di Cassazione, Vincenzo Carbone, a cui l’avellinese da del tu, chiedendogli di fissare al più presto l’udienza sul ricorso contro la richiesta di arresto per l’onorevole. E il gruppo risulta pure in contatto con il sottosegretario Caliendo, che appare condividere gli stessi interessi dei suoi interlocutori, mentre tenta di condizionare alcune nomine attraverso pressioni su giudici del Csm, come quella a procuratore della Repubblica di Nocera Inferiore.

Angela Camuso
10 luglio 2010




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La “libellula” solare ha vinto scommessa volando di notte con l'energia del giorno

IL Messaggero

GINEVRA (8 luglio) - Volare di notte grazie al sole: è questa la storica impresa conclusa stamattina da Solar Impulse Hb-Sia, il velivolo a propulsione solare elvetico rimasto nei cieli svizzeri per oltre 26 ore senza ricorrere a un solo goccio di carburante e senza inquinare. Si tratta di una prima mondiale. «Questa tappa ci avvicina al volo perpetuo senza carburante», si è entusiasmato lo svizzero Bertrand Piccard, ideatore del progetto.

Traguardo finale sarà di compiere il giro del mondo. L'aereo sperimentale Solar Impulse Hb-Sia, decollato ieri mattina alle 06:51 dall'aerodromo di Payerne, nella Svizzera occidentale, è atterrato questa mattina nello stesso aerodromo alle 09:00, dopo essere riuscito a volare tutta la notte grazie all'energia accumulata durante la splendida giornata estiva. La velocità media è stata di 23,2 nodi (43 km orari) e la massima di 68 nodi (126 km orari).

Un coro di applausi ha accolto il delicato atterraggio del velivolo, simile a un'enorme libellula, e il pilota, Andrè Borschberg, co-fondatore di Solar-Impulse insieme a Piccard. «È da oltre 40 anni che piloto ma questo volo è stato il più incredibile di tutta la mia carriera», ha detto Borschberg. In particolare, «osservare il livello di energia aumentare in pieno volo grazie al sole», ha aggiunto visibilmente felice. Altrettanto entusiasta Piccard, già famoso per aver compiuto il giro del mondo senza scalo a bordo di un pallone aerostatico.

Solar Impulse ha oggi dimostrato che la nostra sfida «è possible», ha detto Piccard. Il prototipo - ha spiegato - avrebbe potuto proseguire il suo volo, avendo potuto catturare sufficiente energia per risalire in altitudine e trascorrere un'altra notte in cielo. Ha sorvolato la regione, superando gli 8.500 metri di altitudine per poi scendere a 1.500 metri nella notte. Le prossime tappe - hanno annunciato i promotori - saranno la traversata dell'Atlantico e il giro del mondo a bordo di un secondo prototipo la cui costruzione sarà avviata questa estate.

Il Solar Impulse Hb-Sia ha il peso di un'automoble e un'apertura alare di 63,4 metri, paragonabile a quella di un Airbus A-340. Le ali sono coperte da 12 mila celle fotovoltaiche capaci di alimentare quattro motori elettrici. Il velivolo sperimentale aveva compiuto il suo primo storico volo il 7 aprile. Giovedì scorso, un problema tecnico verificatosi all'ultimo minuto aveva costretto gli organizzatori a rinviare il decollo per il volo notturno.





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Australia, finisce con l'auto nel ristorante: ferita bimba

Il Mattino

SYDNEY (8 luglio)
Spettacolare incidente in Australia dove un automobilista è piombato con la sua vettura in un sushi-bar frequentato in quel momento da decine di persone.



L'immagini dell'impatto sono state riprese dal sistema di videosorveglianza. Una sequenza impressionante che fortunatamente non ha avuto un epilogo tragico. Feriti una bimba di nove anni ed altre cinque persone.




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Blocco Gaza, Israele avverte l'Onu: stop a nave libica di aiuti o interverremo

Il Mattino

 

ROMA (10 luglio) - Israele è impegnato in un serrato sforzo diplomatico per impedire che una nave carica di aiuti umanitari libici salpi oggi dalla Grecia con l'intenzione di forzare il blocco marino imposto alla striscia di Gaza. Qualora l'impegno diplomatico non avesse effetto, ha annunciato la televisione israeliana, l'unità d'elite della marina militare riceverà l'ordine di intercettare l'imbarcazione (che batte bandiera moldava) e di condurla verso il porto israeliano di Ashdod, a sud di Tel Aviv. In un incontro con il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, l'ambasciatrice di Israele Gabriela Shalev ha affermato che l'iniziativa libica ha «intenti provocatori» che destano preoccupazione nel suo governo.

Shalev ha sostenuto che di recente Israele ha accresciuto il volume degli aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese della Striscia. Secondo Israele, ha aggiunto, gli aiuti raccolti dalla Libia possono essere facilmente inoltrati a Gaza via terra e dunque non esiste alcuna necessità di forzare il blocco marino. Nelle settimane scorse Israele ha ribadito che esso resta necessario per impedire possibili forniture di armi agli integralisti di Hamas che controllano la Striscia. Da parte sua la televisione israeliana ha riferito che Israele ha chiesto l'intervento di alcuni Paesi (fra cui l'Italia) affinché convincano i dirigenti libici a rinunciare all'invio della nave a Gaza.

La missione libica è stata organizzata da Saif al Islam, uno dei figli di Gheddafi. A bordo della nave ci sono 27 persone e 2mila tonnellate di aiuti umanitari. Dopo il raid israeliano del 31 maggio contro la Freedom flotilla, in cui morirono nove attivisti turchi, erano state organizzate altre navi in partenza da Iran e Libano. Le missioni sono state però annullate in seguito alle pressioni internazionali e all'allentamento del blocco, da parte israeliana, per il trasferimento di beni via terra.





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Ufo avvistato nei cieli della Cina, traffico aereo paralizzato

IL Mattino

 

SHANGAI (8 luglio) - Un oggetto volante non identificato ha bloccato il traffico aereo nella parte orientale della Cina. Lo riferisce l'agenzia Nuova Cina. Secondo le informazioni, l'oggetto non identificato è stato avvistato intorno alle 9 di ieri sera ora locale nei cieli di Hangzhou, capitale della provincia orientale cinese dello Zhejiang.

L'Ufo è stato poi visto anche a Ningbo e a Wuxi, due città della stessa provincia, obbligando alla chiusura momentanea dell'aeroporto di Hangzhou. Nessun commento ufficiale dalle autorità aeroportuali sull'origine del velivolo. L'aeroporto della capitale dello Zhejiang è stato poi riaperto successivamente e i voli ripresi. L'autorità cinese ha avviato una inchiesta sull'accaduto.




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Casalesi, sequestrato il lago d'Averno Era l'oasi del boss Setola

Il Mattino

Lo specchio d'acqua cantato da Virgilio frequentato dal boss
Blitz all'alba, espropriati beni per 15 milioni.
Sigilli al Country Club

NAPOLI (10 luglio)
Operazione anticamorra della Dia di Napoli contro il clan dei Casalesi. In applicazione di un decreto emesso dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli nei confronti di affiliati al clan , è stato sottoposto a sequestro preventivo anche il lago di Averno, uno specchio d'acqua della zona flegrea, ricco di importanti siti storici, cantato da Virgilio nell'Eneide.




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Il decreto che la Dia di Napoli riguarda, soprattutto, il lago leggendario che ancora oggi rinnova suggestivi ricordi narrati dall'epopea virgiliana e dantesca, del mito dell'entrata agli Inferi e della tradizione della Sibilla. Il Lago d'Averno è un lago vulcanico che nel 1750 fu donato dai Borboni ad una nobile famiglia napoletana con un lascito regio, poi tramandato agli eredi che l'hanno venduto nel 1991 alla società Country Club srl della famiglia Cardillo.

È di proprietà di un prestanome del boss dell'ala stragista dei Casalesi, Giuseppe Setola, la società Country Club tra i cui beni vi è anche il lago d'Averno, sequestrato dalla Dia di Napoli in applicazione di un decreto della magistratura. La società Country Club srl nel 2008, pochi giorni dopo l'arresto di Giuseppe Setola, fu acquistata da Gennaro Cardillo, di 43 anni, imprenditore nel settore turistico-alberghiero, attualmente detenuto, ritenuto un prestanome di Setola.

Le indagini svolte dalla Dia e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia napoletana hanno evidenziato che Cardillo ha favorito Setola e gli altri componenti del gruppo camorristico, sia nella fase della latitanza che in quella di supporto logistico per le operazioni criminali, con la messa a disposizione di ristoranti e camere d'albergo. Tra le strutture identificate vi è l'agriturismo Terra Mia, il ristorante Aramacao e la stessa società Country Club, tutte sottoposte oggi a sequestro.

«Gennaro Cardillo - è scritto nel decreto di sequestro - ha operato acquisizioni di beni, direttamente o tramite la sua società, del tutto sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati. Tale sproporzione impone la presunzione di illecita provenienza dei mezzi impiegati per gli acquisti in mancanza di ogni attuale giustificazione circa la lecita provenienza dei mezzi medesimi». «Irrilevante - si aggiunge - è la circostanza che vi siano iscrizioni ipotecarie nei confronti della società, in quanto uno degli strumenti utilizzati per occultare l'illecita dei mezzi impiegati per l'acquisizione dei beni è costituito dal ricorso al credito esterno rispetto al quale assume rilevanza, ancora una volta, tra il capitale acquisito a credito e i redditi dichiarati; nel caso di specie, Cardillo, come si desume dalle dichiarazioni presentate, non aveva certamente i mezzi per ricorrere a significativi capitali di credito esterni». La società «Terra mia» aveva rilevato negli anni scorsi il ristorante e agriturismo «Il licaone», immerso nel verde e con una vista mozzafiato sul lago. Qui, come hanno raccontato alcuni collaboratori di giustizia, si incontravano Setola e altri affiliati al clan dei casalesi. Sempre nella stessa zona Cardillo gestisce la discoteca Aramacao. Il decreto di sequestro è stato emesso dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho e dai pm Giovanni Conzo, Alessandro D'Alessio, Catello Maresca, Alessandro Milita e Cesare Sirignano. Le operazioni di sequestro sono state coordinate dal dirigente della Dia, vicequestore Maurizio Vallone.

Gli immobili sottoposti a sequestro questa mattina nella zona flegrea, in provincia di Napoli, nel corso di una operazione condotta dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli hanno un valore di mercato di oltre 15 milioni di euro, senza trascurare il patrimonio artistico, faunistico e archeologico-paesaggistico del Lago d'Averno. Lo stesso specchio d'acqua (uno dei cinque che si trovano da località lago Patria a Lucrino) è stato oggetto, negli anni scorsi, di una lunga e articolata battaglia legale sulla sua destinazione. Gli investigatori della Dia, nel corso delle indagini, hanno ricostruito i passaggi di proprietà delle strutture finite sotto attenzione, partendo da un atto del 1991 nel quale per la somma di 1 miliardo e 200 milioni veniva acquistato lo stesso lago d'Averno per un miliardo e 200 milioni di lire.





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