Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

lunedì 7 giugno 2010

Ecco gli italiani amici di Hamas

di Fausto Biloslavo

Cosa ci fanno i padrini dei pacifisti, con sguardo orgoglioso, in una foto al fianco di Khaled Mashaal, il capo politico di Hamas, sulla lista nera del terrorismo palestinese? Il Giornale pubblica l'immagine scattata a Damasco, dove Mashaal guida i suoi dall'esilio. La foto ritrae l'ex senatore comunista Fernando Rossi, il suo braccio destro Monia Benini, con tanto di velo islamico, e il palestinese Mohammad Hannoun che vive da anni in Italia. I primi due facevano parte dell'esercito pacifista che ha cercato di arrivare a Gaza. Dovevano imbarcarsi a Cipro, ma all'ultimo momento sono rimasti a terra.

Hannoun è il presidente dell'Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese, con sede a Genova, che ha raccolto aiuti umanitari per centomila euro caricati nelle stive della flottiglia della discordia. Due suoi uomini, Ismail Abdel Rahim Qaraqe Awin e Abd El Jaber Tamimi stavano seguendo l'operazione per «liberare» Gaza. Solo il primo si è imbarcato a Cipro ed è stato arrestato in mezzo al mare dagli israeliani assieme agli altri cinque pacifisti a senso unico italiani. Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faraggi, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Qaraqe sono stati liberati ieri mattina assieme a centinaia di altri pseudo pacifisti.

Stamattina lasceranno Israele, ma ci si deve chiedere come mai i loro compagni di lotta, votati a parole alla pace, vanno a baciare la pantofola di un personaggio come Mashaal, che sogna la distruzione di Israele ed è responsabile politico dei razzi lanciati sulle città ebraiche da Gaza e degli attacchi kamikaze. Nella foto l'ex senatore Rossi è alla sua sinistra, con la cravatta vermiglia e i baffoni grigi. Al suo fianco si nota la Benini, presidente della lista civica nazionale «Per il bene comune» fondata da Rossi. Ex sindaco comunista e parlamentare del Pdci dal 2006 al 2008, con Angela Lano, una delle “pacifiste” liberate ieri, aveva scritto un peana di Hamas nel novembre 2008.

Dall'articolo si scopre che il premier fondamentalista Ismail Haniyeh lo ha incaricato di «lavorare affinché delegazioni del governo (...) palestinese di Gaza possano uscire dalla Striscia per incontrare ufficialmente i leader europei». Nella conviviale con Mashaal il 19 marzo dello scorso anno, l'ex senatore avrebbe criticato i Paesi arabi che hanno relazioni diplomatiche con Israele reo di «commettere crimini contro il popolo palestinese».

La Benini è una vera e propria pasionaria, che durante le sue visite a Gaza si commuove per le storie dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, ma critica la mobilitazione della comunità internazionale e del Papa «per un unico prigioniero, il soldato Gilad Shalit». In un'intervista la "pacifista" spiega che Mashaal e Haniyeh sono «due persone irreprensibili sul piano etico e umano». Chi raccoglie il verbo filo Hamas? La solita Lano, direttrice dell'agenzia stampa Infopal.it, liberata ieri.

Nella foto dell'incontro a Damasco a destra di Mashaal c'è il "pacifista" Hannoun, che oltre a guidare una onlus di Genova (Abspp) presiede l'Associazione dei palestinesi in Italia. Una costola politica, che tre giorni prima del sanguinoso blitz israeliano aveva già pronto un piano di proteste in 5 punti. Hannoun e la sua onlus erano i capofila degli aiuti italiani della flottiglia kamikaze. Solo pochi giorni fa la procura di Genova ha archiviato un'inchiesta nei suoi confronti per associazione con finalità di terrorismo. L'Abspp raccoglie fondi, che arrivano anche alle famiglie dei terroristi suicidi. Lo stesso Hannoun ha dichiarato alla magistratura: «Fra i nostri assistiti ci sono pure figli di kamikaze, ma questo non è certo un reato. Sono bambini, orfani e hanno bisogno di aiuto, come gli altri».

In Italia oltre 60 milioni di abitanti: 7% stranieri

di Redazione

L'Istat fotografa la popolazione italiana: i dati aggiornati a fine 2009 parlano di un incremento di 295.260 unità nel giro un anno.
La quota di immigrati sulla popolazione totale è del 7%, in crescita rispetto al 6,5% del 2008. Calano le nascite

Roma

In Italia la popolazione residente ha raggiunto quota 60.340.328 persone, con un incremento di 295.260 unità (+0,5%) rispetto alla fine del 2008, dovuto alle migrazioni dall’estero. Lo sottolinea l’Istat. Il movimento migratorio, sia interno sia dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro. Il saldo naturale risulta positivo soltanto nelle regioni del Sud. Di particolare rilievo rispetto al movimento dell’anno precedente sono la contenuta diminuzione delle nascite, la significativa diminuzione delle migrazioni dall’estero e la flessione dei trasferimenti di residenza interni. La quota di stranieri sulla popolazione totale è pari al 7%, in crescita rispetto al 2008 (6,5 stranieri ogni 100 residenti). L’incidenza della popolazione straniera è molto più elevata in tutto il Centro-Nord (rispettivamente, 9,8% e 9,3% nel Nord-est e nel Nord-ovest e 9,0% nel Centro), rispetto al Mezzogiorno, dove la quota di stranieri residenti è solo del 2,7%.

I bimbi nati nel 2009 Nel corso del 2009 sono nati 568.857 bambini (7.802 in meno rispetto all’anno precedente) e sono morte 591.663 persone (6.537 in più rispetto all’anno precedente). Pertanto il saldo naturale, dato dalla differenza tra nati e morti, è risultato negativo e pari a -22.806 unità, con un valore che rappresenta il picco negativo dell’ultimo decennio, dopo quello del 2003, anno in cui la mortalità toccò valori elevati per la forte calura estiva. Il saldo naturale è positivo nella ripartizione Sud, specificatamente in Campania e Puglia, ma anche nel Lazio, nelle due province autonome di Trento e Bolzano, in Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta. Il numero dei nati è diminuito rispetto al 2008 (-7.802, pari all’1,4%), anno in cui si era registrato un incremento superiore a quello medio degli ultimi anni. Il decremento si registra in tutte le ripartizioni, in particolare nelle regioni del Centro (-3,3%) e del Sud (-1,5%), mentre risulta più contenuto nel Nord-est e nelle Isole (-0,9%) e nel Nord-ovest (-0,3%). Tuttavia, a livello nazionale si conferma la tendenza all’aumento delle nascite già osservato negli ultimi anni. L’ammontare complessivo di nascite nel 2009 risulta, infatti, più elevato di quello relativo ai 17 anni precedenti, con la sola eccezione dell’anno precedente. Una tendenza da mettere in relazione alla maggior presenza straniera regolare. Di pari passo con l’aumento di stranieri che vivono in Italia, infatti, l’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente è passata dall’1,7% al 13,6% del totale dei nati vivi. In valori assoluti da poco più di 9 mila nati nel 1995 a più di 77 mila nel 2009. In particolare, nelle regioni del Centro-Nord si registrano valori percentuali di gran lunga superiori alla media nazionale. Peraltro, già da diversi anni in queste aree del Paese, dove gli stranieri sono più numerosi e gli insediamenti più stabili, il contributo degli stranieri alla natalità è divenuto rilevante.

Le ripartizioni del Nord Nelle due ripartizioni del Nord i bambini nati da genitori stranieri sono circa il 20%. Nelle regioni del Centro sono il 15%, mentre nel Mezzogiorno soltanto il 3,6%. Il tasso di natalità è pari al 9,5 per mille. Supera la media nazionale nella ripartizione del Nord-est e varia da un minimo di 7,6 nati per mille abitanti in Liguria al massimo di 10,4 per mille nella provincia autonoma di Bolzano. L’aumento del numero dei nati determina un aumento del numero medio di figli per donna, che per il 2009 si stima pari a 1,41 confermando la leggera ripresa degli ultimi anni (era 1,37 nel 2007). Il numero di decessi, pari a 591.663, è superiore di 6.537 unità a quello del 2008. Il tasso di mortalità è però stabile, pari a 9,8 per mille, ed è più elevato nelle regioni del Centro-Nord, tradizionalmente a più forte invecchiamento. Al contrario di quanto avviene per la natalità, il peso della popolazione straniera risulta irrilevante per la mortalità, a causa della composizione per età particolarmente giovane rispetto alla popolazione italiana. Come già da diversi anni, l’incremento demografico del nostro Paese deriva da un saldo migratorio con l’estero positivo (6,0 per mille), mentre quello interno è pari a 0,3 per mille. Considerando i dati a livello ripartizionale, la somma dei tassi migratori interno ed estero indica il Centro come l’area più attrattiva, con un tasso pari al 9,7 mille. Segue il Nord-est (8,8 per mille). Il Sud acquista popolazione a causa delle migrazioni con l’estero, ma ne perde a causa delle migrazioni interne, con il risultato di un tasso migratorio appena superiore all’1 per mille. A livello regionale, l’Emilia-Romagna risulta essere la regione più attrattiva (11,8 per mille), seguita dall’Umbria (10,2 per mille), dal Lazio (10,0 per mille). Tra le regioni del Mezzogiorno solo l’Abruzzo si stacca nettamente dalle altre con un tasso pari a 6,5 per mille.
I cittadini stranieri Nel corso del 2009 sono state iscritte in anagrafe 442.940 persone provenienti dall’estero. Il numero di iscritti dall’estero è inferiore di più di 90mila unità rispetto a quello del 2008. La significativa diminuzione del flusso di iscritti dall’estero, che rimane comunque molto elevato, è prevalentemente imputabile al progressivo esaurimento dell’effetto congiunturale indotto dall’allargamento dell’Ue del maggio 2007. In seguito all’entrata nell’Unione, infatti, e al contestuale decreto sulla libera circolazione e il soggiorno dei cittadini comunitari, un numero molto elevato di cittadini neo-comunitari - in particolare Rumeni - si è avvalso della possibilità di iscriversi nelle anagrafi italiane senza più l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno. Tale effetto si è progressivamente affievolito già nel corso del 2008 e ancor più del 2009. Tra gli iscritti, gli italiani che rientrano dopo un periodo di permanenza all’estero rappresentano solo l’8,2%, pari a poco più di 35mila persone. La larga maggioranza è costituita da cittadini stranieri, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro. Le cancellazioni dalle anagrafi di persone residenti in Italia trasferitesi all’estero ammontano a 80.597 unità. Tra i cancellati per l’estero prevalgono gli italiani (circa il 60% del totale). Tuttavia, va notato che la maggior parte degli stranieri che lasciano il nostro Paese sono conteggiati tra i cancellati per altri motivi, poichè cancellati per irreperibilità. Complessivamente, il bilancio migratorio con l’estero, pari a +362.343, è dovuto a un saldo fortemente positivo per gli stranieri, superiore a 370 mila unità, che compensa il saldo lievemente negativo relativo alla sola componente italiana (-12 mila unità circa).Il bilancio con l’estero risulta positivo per tutte le regioni e il corrispondente tasso varia dal 2,2 per mille della Sardegna al 9,3 per mille dell’Emilia Romagna, rispetto a una media nazionale del 6,0 per mille. Le regioni del Nord, ad eccezione della Valle d’Aosta, della provincia autonoma di Bolzano e del Friuli Venezia Giulia e del Centro, presentano tassi migratori con l’estero superiori alla media nazionale. Viceversa, tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori ben inferiori a quello medio.

I trasferimenti di residenza Nel corso del 2009 i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto circa 1 milione e 350mila persone e, secondo un modello migratorio ormai consolidato, sono caratterizzati prevalentemente da uno spostamento di popolazione dalle regioni del Mezzogiorno (eccettuato l’Abruzzo) a quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -3,9 per mille della Basilicata e il 2,6 per mille della provincia autonoma di Trento, seguito dal 2,5 per mille dell’Emilia-Romagna. Tuttavia, rispetto al 2008, si è registrato un apprezzabile flessione del numero di trasferimenti interni, pari a circa 100 mila unità. Le migrazioni interne sono dovute anche agli stranieri residenti nel nostro Paese, che seguono una direttrice simile a quella delle migrazioni degli italiani, ma presentano una maggior propensione alla mobilità. Infatti, i cittadini stranieri, pur rappresentando il 7,0% della popolazione, contribuiscono al movimento interno per più del 16%. Il numero di iscrizioni e cancellazioni per altri motivi risulta piuttosto ridotto rispetto agli anni precedenti, nei quali in tale voce venivano contabilizzate le rettifiche post-censuarie, ormai residuali. I valori registrati sono da attribuirsi principalmente alle reiscrizioni di persone già cancellate e successivamente ricomparse e alle cancellazioni per irreperibilità ordinaria e di stranieri cancellati per scadenza del permesso di soggiorno.

I Comuni più popolosi Nei 12 grandi comuni con popolazione superiore ai 250mila abitanti risiedono poco più di 9 milioni di abitanti, pari al 15,1% del totale. Nel complesso di questi comuni si registra un incremento di popolazione rispetto all’anno precedente pari a 30.377 unità. In termini percentuali l’aumento è dello 0,3%, un valore pari a oltre la metà dell’incremento totale della popolazione (+0,5%). Tutti i grandi comuni del Nord e del Centro, con la sola eccezione di Verona, si presentano in crescita, e in particolare Milano (+9,1%), Firenze (+8,8%) e Roma (+7,1%), mentre tutti i grandi comuni del Mezzogiorno presentano un decremento di popolazione. Tra questi il più sostenuto si verifica a Palermo (-5,1%). In tutti i grandi comuni il tasso di crescita naturale è negativo, con la sola eccezione di Palermo. Il tasso migratorio interno è sempre negativo, a parte Bologna e Firenze che presentano un tasso lievemente positivo (+0,6 per mille), a evidenziare un processo di reinsediamento della popolazione che penalizza i grandi centri urbani, in particolare Palermo (-7,1 per mille), Verona (-5,2 per mille) e Torino (-5,0 per mille). Si conferma una generale capacità di attrarre le migrazioni dall’estero. Il tasso migratorio estero risulta positivo in tutti i grandi comuni, secondo il consueto gradiente Nord-Sud.

Le mete più importanti In particolare, Firenze e Milano presentano i tassi più elevati, ma in termini assoluti sono Roma e Milano le mete dei più rilevanti flussi migratori dall’estero. Il 99,5% della popolazione residente in Italia al 31 dicembre 2009 vive in famiglie. Le famiglie anagrafiche sono 24 milioni e 905 mila circa. Il numero medio di componenti per famiglia è pari a 2,4 e risulta stabile rispetto all’anno precedente. Il valore minimo è di 2,0 e si rileva in Liguria, mentre il massimo è di 2,8, riscontrato in Campania. Il restante 0,5% della popolazione, pari a circa 320 mila abitanti, vive in convivenze anagrafiche (caserme, case di riposo, carceri, conventi). Nel corso del 2009 sono stati eletti i consigli provinciali delle tre nuove provincie di Monza e della Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani. Le nuove province sono nate attraverso il distacco di comuni rispettivamente dalle province di Milano (Monza), Ascoli Piceno (Fermo), Foggia e Bari (Barletta-Andria-Trani). Nello stesso anno sette comuni della provincia di Pesaro e Urbino, a seguito di referendum consultivo, sono stati trasferiti alla provincia di Rimini, provocando un incremento di popolazione per quest’ultima provincia (e per l’intera regione Emilia-Romagna) pari a +14.372 residenti, e un corrispondente decremento della provincia e regione di precedente appartenenza.

Padovese, Asianews: "Omicidio rituale islamico"

ilgiornale.it


Secondo l'agenzia stampa del Pontificio istituto missioni estere l'assissino di monsignor Padovese non era pazzo ma avrebbe compiuto un omicidio rituale al grido di "Allah è Grande". I medici: "Coltellate su tutto il corpo"

Ankara

L’assassino di mons. Luigi Padovese non era pazzo ed ha compiuto un assassino rituale al grido di ’Allah è grandè secondo "Asianews", agenzia stampa del Pontificio istituto missioni estere, che invita il Vaticano e il governo turco a rivedere le proprie iniziali posizioni. "Mentre i giorni passano, si aggiungono nuovi particolari alla vicenda dell`assassinio e alla presunta ’insanità’ dell`uccisore", scrive oggi Asianews.

"Coltellate in tutto il corpo" "I medici che hanno effettuato l`autopsia hanno rilevato che mons. Padovese presentava coltellate in tutto il corpo, ma soprattutto dalla parte del cuore (almeno 8). La testa era quasi completamente staccata dal tronco, attaccata al corpo solo con la pelle della parte posteriore del collo. Anche la dinamica dell`uccisione è più chiara: il vescovo è stato accoltellato in casa. Egli è riuscito ad avere la forza di andare fuori, sulla soglia della casa, sanguinante e gridando aiuto e là avrebbe trovato la morte. Forse solo quando egli è caduto a terra, qualcuno gli ha tagliato la testa. Testimoni affermano di aver sentito il vescovo gridare aiuto. Ma ancora più importante, è che essi hanno sentito le urla di Murat subito dopo l`assassinio. Secondo queste fonti, egli è salito sul tetto della casa è ha gridato: ’Ho ammazzato il grande satana! Allah Akbar!’. Questo grido - prosegue ’Asianews’ - coincide perfettamente con l`idea della decapitazione, facendo intuire che essa è come un sacrificio rituale contro il male. Ciò mette in relazione l`assassinio con i gruppi ultranazionalisti e apparentemente fondamentalisti islamici che vogliono eliminare i cristiani dalla Turchia"". Davanti a questi nuovi e agghiaccianti particolari - scrive ’Asianews’ - sono forse da rivedere le dichiarazioni del governo turco e le prime convinzioni espresse dal Vaticano, secondo cui l`uccisione non avrebbe risvolti politici e religiosi".

Le carte e la laurea dell'ex pm

Gela, incendia la pizzeria ripreso dalle telecamere di sicurezza

Il Mattino

 

GELA (7 giugno) - Come nei film sui gangster americani. Solo che il proragonista è un ragazzo di 18 anni di Gela, in Sicilia. Il video mostra le immagini, riprese dalle telecamere a circuito chiuso della pizzeria, in cui il giovane fa irruzione nel ristorante con una tanica di benzina e dà fuoco a tutto. A quanto pare, il 18enne avrebbe avuto un'accesa discussione con il titolare della pizzeria, e per vendetta è entrato ed ha trasformato tutto in un Inferno. Secondo la polizia di Gela, il ragazzo farebbe parte di una baby gang, spesso controllata da alcuni clan mafiosi.

Video



Powered by ScribeFire.

Gli orrori della «clinica cinese» Coinvolti anche sei medici napoletani

IL Mattino

 

NAPOLI (7 giugno) - L’inventario dei prodotti farmaceutici scoperti è ancora in corso, ma già si profilano nuovi orizzonti investigativi per la clinica degli orrori di Terzigno. E mentre si cercano i cittadini di nazionalità cinese - sia i presunti medici e paramedici, sia i pazienti che si sono fatti curare - sembra confermata la pista che all’interno della struttura si praticassero aborti clandestini.
Ma è adesso un altro il punto sul quale si sofferma l’attenzione dei carabinieri di Torre Annunziata guidati dal colonnello Andrea Floris e degli agenti della polizia municipale di Terzigno (che indagano sul presunto coinvolgimento di farmacisti della zona). Si cerca di capire se e quale ruolo possano avere svolto alcuni medici italiani, gli stessi che avrebbero prescritto ricette mediche che sono state trovate in un archivio della «clinica».

Sei nomi. Professionisti che, presto, potrebbero anche essere ascoltati in qualità di persone informate sui fatti, ma la cui posizione potrebbe modificarsi se a loro carico dovessero emergere indizi.
Come ci sono finite quelle ricette nei locali umidi e sporchi scoperti nella notte tra venerdì e sabato dai carabinieri? La struttura era totalmente abusiva. Altre domande inquietanti: è possibile che - oltre a pazienti orientali - si siano compiute operazioni anche su cittadini italiani? Nessuno può escludere - in questa prima fase di indagini preliminari - che anche donne italiane si siano sottoposte a interruzioni di gravidanza, preferendo una struttura anonima a quella pubblica. Si cerca anche un elenco.

Un brogliaccio nel quale - seppur sommariamente - chi gestiva la «clinica» potrebbe avere annotato nomi, date e tipo di trattamenti sanitari eseguiti.
Resta poi aperto anche il capitolo dei farmaci scoperti. La stragrande quantità è costituita da prodotti cinesi: balsami, olii medicamentosi, lozioni, medicinali per lo stomaco, sedativi, sonniferi, analgesici, antinfiammatori e altre tipologie di farmaci sconosciuti (e probabilmente vietati dall’Unione Europea).

C’è però anche una parte di farmaci riconosciuti dal prontuario del nostro Sistema sanitario nazionale, e anche sulla loro provenienza vanno svolti approfondimenti. Sono stati venduti regolarmente? O, magari, trafugati in una delle tante rapine che avvengono nei depositi di grossisti?
Tante domande, insomma, ancora senza risposte certe.

A rendere più difficile l’indagine c’è il fatto che al momento dell’irruzione da parte dei carabinieri alcuni dei presenti nella struttura abusiva sono riusciti a darsi alla fuga. Il solo a poter eventualmente collaborare è il cittadino cinese bloccato in una delle stanze dell’edificio di Terzigno. Ma nei suoi confronti è scattata solo una denuncia in stato di libertà.





Powered by ScribeFire.

Marchisio e Roma ladrona: amo l'Italia e non sono né spaccone, né scemo

Il Mattino

Il centrocampista azzurro e il giallo sul web:io canto sempre l'inno, anche davanti alla televisione

 

ROMA (7 giugno) - «Non ho mai detto Roma ladrona perché ho l'Italia nel cuore, non sono uno spaccone e non sono neanche scemo». Parola di Claudio Marchisio, centrocampista juventino e azzurro, al centro di una polemica per una incerta interpretazione di un video on line. Ho sempre cantato l'inno anche quando non ero in Nazionale. Insieme a Cannavaro ci siamo guardati ed abbiamo sorriso» riso perché la banda era fuori tempo».

Marchisio ha così archiviato la polemica e nello stesso modi sì è comportato il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete: «È video poco decifrabile, ma fare un processo alle intenzione mi sembra esagerato. Le dichiarazioni fatte da Marchisio sono chiare e mi fermerei qui». Dopo le polemiche su De Rossi ecco quelle sul giocatore della Juventus: «Tra Marchisio e De Rossi è diverso - sottolinea Abete - De Rossi nella stessa giornata si è scusato e immediatamente giustificato. La situazione di Marchisio mi sembra inesistente, le polemiche nel calcio sono fondamentali ma diamogli il giusto peso».

Molto più duro è stato il capitano della Nazionale, Fabio Cannavaro, che ha archiviato il caso Marchisio e le parole di Calderoli, con una battuta amara: «La verità è che siamo un paese ridicolo».





Powered by ScribeFire.

Oggi l’Italia è solo una escort"

di Barbara Benedettelli

Lo scrittore Alberto Bevilacqua spiega il suo rapporto con le donne: "Mi hanno usato, ma per loro provo nostalgia e pena"


 
«Avevo solo sei anni e mezzo quando subii un’aggressione dura, violenta. Ero con un mio amico. Quella donna gli disse: “a te non la do perché sei brutto”. E darla significava spaccare tutto quello che c’era da spaccare. Sotto violenza si ricorda tutto. Tutto. E se c’è qualcosa che combatto con tutto me stesso è la pedofilia. Sparerei continuamente». A parlare è Alberto Bevilacqua, l’immortale, perché è così che si sente un autore arrivato, in vita, ai «Meridiani» Mondadori. Una città in amore, La Califfa, Questa specie di amore, L’occhio del gatto, Una scandalosa giovinezza,

I sensi incantati, La polvere sull’erba, sette «narrazioni» in cui, attraverso l’esperienza personale, Bevilacqua offre «a questo Paese e all’Europa, sette specchi in cui potersi osservare». Libri che raccontano «un passato capace di anticipare il futuro» e in cui, insieme alle storie dei protagonisti con il loro «tramestio» interiore, si legge la Storia. L’epopea personale di uno scrittore figlio di due mondi diventa lo specchio del paese. Parma, la sua città, nettamente divisa in due dal torrente e dalla condizione economica, lo fa sentire il protagonista di una tragedia shakespeariana. Da una parte il popolo con le sue genialità e le sue meschinerie, dall’altra i responsabili della dittatura.

Bevilacqua, lei da che parte stava?
«In Una città in amore racconto la provincia, la condizione popolare durante la rivolta del ’22. Un momento terribile che vide gli uni contro gli altri. Io mi sentivo come dentro una forcella, ero diviso fra l’ambiente colto, geniale, ma povero, al quale apparteneva mia madre e quello dell’ex corte, degli industriali, di cui faceva parte mio padre. Un fascista. Un maresciallo dell’aviazione agli ordini di Balbo. Un “divo” che stava spesso lontano da casa per attraversare i mari in imprese straordinarie». 

Nel 1955, giovanissimo, ha scritto La polvere sull’erba, il suo primo libro. Perché uscì solo nel 2000?
«Mi dissero: “Se pubblichi questo racconto facciamo male a tuo padre!». E io lo diedi proprio a mio padre. Gli dissi che non ne volevo sapere niente. Quando è morto mia sorella me lo ha mandato, ed è uscito da Einaudi. È un libro scomodo in cui si parla di un segreto di Stato, di fatti accaduti in quel “triangolo della morte” che andava dall’Emilia in su, verso il Po, dove morirono migliaia di civili innocenti. Luoghi dove anche quando finì la guerra ideologica si continuò ad ammazzare per vendetta. Io mi aggiravo in queste terre. Vedevo cose tremende». 

Tipo?
«Ciò che mi colpiva era l’impassibilità di chi veniva tirato fuori dalle case, fosse ex fascista o ex partigiano, chiedeva una sigaretta e trac. Lo falciavano. C’era una certa abitudine a morire». 

Un’infanzia difficile, la sua.
«Ho visto mia madre soffrire le pene dell’inferno. L’ho vista entrare in una grave depressione che le è costata la clinica psichiatrica a vita, e tre elettroshock. Una pratica orrenda». 

E lei dove stava mentre sua mamma era in clinica e suo padre a compiere le sue imprese?
«Stavo con mia nonna che aveva nove figlie, che lavorava. Mi arrangiavo». 

Anche pranzando con le prostitute di una casa di tolleranza?
«Siccome mia nonna, cosa poteva fare?, arrivava quando poteva, un giorno chiese a queste donne se mi potevano far mangiare con loro. Nella loro cucina. Solo che poi la tentazione mi portò fuori dalla stanzetta del pranzo. Avevo quattordici anni. Devo dire che per quanto riguarda la pedofilia gli uomini primeggiano, ma anche le donne non scherzano!». 

La violenza da bambino, i bordelli poi. Che sentimento nutre verso la donna?
«Le sembrerà strano, ma nonostante tutto questo provo grande nostalgia. Credo che sia un essere a cui si fa pagare in tutti i modi l’esistenza. La prima a essere cieca, crudele e stupida con il sesso femminile è proprio la natura. Pensi per esempio al martirio che la donna deve patire ogni mese per perseguire i suoi intenti. Natura mia, non andiamo mica bene! Anche la religione ha le sue colpe. L’ha relegata lontano dalla sua verità. Maria Vergine viene sempre considerata come una poveretta, invece era una che aveva anche una collocazione sociale. E la letteratura, anche quella alta, del secolo scorso? Non ha usato la donna solo ed esclusivamente per le scene di sesso? Per le scene amorose?». 

Per questo ha creato La Califfa?
«Credo che sia stato un libro atteso, in Italia e all’estero. Mancava una figura femminile raccontata nella sua verità, nella sua normalità, senza abusarne mai. La Califfa è protagonista della sua vita, è il centro di una storia con molti aspetti sociali importanti». 

Nella società contemporanea c’è ancora la califfa?
«C’è stata. Adesso c’è il pompadourismo, ci sono le categorie, le escort. Mi sembra che la causa femminile sia ampiamente tradita da fenomeni di rigurgito storico». 

Secondo lei davvero le donne con i loro s-vestiti, inviano all’uomo un messaggio che più o meno dice: «violentami»?
«La violenza carnale fa parte della delinquenza, dell’assassinio. Non credo che la pubblicità di Belén, per fare un esempio, possa influenzare in questo senso. Per chi vive di provocazioni la donna era molto più stimolante un tempo, quando era coperta ma allusiva. Il problema su larga scala è un altro. È nella crisi della sessualità che manca di respiro. Non è più come una religione che va interpretata con passione profonda. È diventata marcia, mediocre. Non c’è più dialogo tra i due sessi. Non c’è più quell’intercapedine necessaria. Guardi cosa succede quando ci si lascia: ci si odia, ci si ammazza». 

Lei è molto attratto da tutto ciò che è mistero. Dall’inconoscibile.
«Io ho una “sensitività” spinta oltre, che è una disgrazia perché si manifesta anche con cose spiacevoli». 

Per esempio?
«Quando ero giovane, avevo diciannove anni, sono entrato nella simpatia di uno scrittore, Mario Colombi Guidotti, l’inventore della prima pagina letteraria per la Gazzetta di Parma. Una sera mi chiese di accompagnarlo a una festa, mentre mi parlava sentii tra di noi una presenza terza. Dissi: “No. Non posso”. Ci andò da solo. Al ritorno ebbe un incidente e morì. Premonizioni. Solo che raccontare storie come queste in un Paese come il nostro non fa bene. Qui c’è il vilipendio. Ti fanno male». 

Che cos’ha oggi questo Paese che non va?
«Ha due problemi gravi. Il primo è che non ha una psiche unitaria, una psiche della collettività: siamo troppo individualisti. Il secondo è che siamo fratturati dalla presenza delle mafie, stati e antistati che operano attivamente anche all’estero. Veri e propri governi difficilissimi da scardinare. Non c’è altro Paese così torturato. Siamo logori».




Powered by ScribeFire.

Lisbona, 2 donne a nozze E' il primo matrimonio gay

di Redazione

Due donne celebrano il primo matrimonio gay dopo l’approvazione della legge che consente nozze tra persone dello stesso sesso: Helena Paixao e Teresa Piresa avevano condotto una battaglia legale di 4 anni


 

Lisbona - Due donne hanno celebrato il primo matrimonio gay in Portogallo dopo l’approvazione della legge che consente nozze tra persone dello stesso sesso. Le due donne, Helena Paixao e Teresa Piresa, avevano condotto una battaglia legale durato quattro anni. Una trentina di persone ha presenziato alla cerimonio con tanti applausi.

La nuova legge in Portigallo Il presidente Anibal Cavaco Silva, cattolico praticante, aveva firmato, a metà maggio, con grande ritrosia la legge sui matrimoni gay, pochi giorni dopo la visita di Papa Benedetto XVI. In quell’occasione, il Pontefice aveva ampiamente criticato le nozze omosessuali. La legge era stata approvata già in parlamento a febbraio, nonostante la forte opposizione dei partiti di centro-destra, 90mila firme sono state raccolte per chiedere un referendum contro la nuova normativa. Al contrario, gli attivisti dei movimenti gay definiscono le legge insufficiente soprattutto perchè nega la possibilità di adottare figli. Il Portogallo ha seguito l’esempio della Spagna che ha autorizzato i matrimoni gay già nel 2005 e permette anche le adozioni.





Powered by ScribeFire.

La mail che incastra Briatore

Corriere della Sera
Intercettato un messaggio del legale. Il pm: colloquio tra amici, si può utilizzare

L’avvocato sconsigliava di denunciare il capitano dello yacht

La mail che incastra Briatore


Lo yacht «Force Blue» di Flavio Briatore (archivio  Corriere)
Lo yacht «Force Blue» di Flavio Briatore (archivio Corriere)
GENOVA — Quando, al termine dell’udienza davanti al Tribunale del riesame di Genova, il pm Walter Cotugno ha prodotto la trascrizione di un messaggio tra Flavio Briatore e uno dei suoi avvocati, c’è stato un attimo di gelo. In discussione era il sequestro del mega-yacht Force Blue, fatto dalla Guardia di Finanza di Genova il 20 maggio, con l’accusa— per Briatore ed altre tre persone— di aver evaso le tasse sullo yacht e sul carburante per un valore di quasi 5milioni di euro, un reato che si configura anche come contrabbando. Il punto — per sostenere l’accusa— è che lo yacht di sessanta metri sia in realtà di proprietà di Briatore e non di una società di charter con sede nelle isole Vergini Britanniche che l’avrebbe noleggiato anche ad altri. E per dimostrare che il Force Blue — stesse iniziali dell’imprenditore del «Billionaire» — è proprio di esclusiva proprietà di Briatore il pm ha esibito un messaggio elettronico (sembra, una mail mandata su cellulare) che esordisce: « Caro Flavio... ma sei matto? Vuoi che alla fine un pm si occupi della società e della gestione della barca?».

Lo yacht di Flavio Briatore

L’avvocato risponde all’intenzione di Briatore di presentare una denuncia penale
contro il capitano dello yacht e lo sconsiglia con foga: in questo modo attirerai l’attenzione dei magistrati. L’episodio si riferisce a cinque anni fa, il capitano — accusato di comportamenti sleali — fu veramente licenziato, ma senza denunce di sorta. Quel messaggio— forse— non ha pesato troppo sulla decisione del tribunale e sulla discussione tutta in punta di diritto sulla sequestrabilità dello yacht da parte della Guardia di Finanza e sulla posizione di Briatore. Certamente però ha creato un certo scompiglio. In conclusione il Riesame — come anticipato dal Secolo XIX — ha respinto il ricorso degli avvocati e confermato il sequestro del Force Blue, un vero gioiello di lusso ora ancorato nel porticciolo di Sestri Ponente.

«Non so niente di questa storia — ha detto Massimo Pellicciotta, uno degli avvocati di Briatore— sono all’estero e non ho potuto leggere il provvedimento. Prima leggeremo le carte poi vedremo i passi da intraprendere». A sostegno dell’utilizzabilità del colloquio fra Briatore e uno dei suoi legali il pm Cotugno ha prodotto una sentenza della Cassazione: al momento dell’intercettazione fra i due non c’era rapporto professionale bensì un vincolo di amicizia, è la tesi, quindi i colloqui non sono protetti come quelli fra difensore e assistito.

Come un colloquio avvenuto cinque anni fa sia arrivato sotto la lente della Guardia di Finanza tanto da essere depositato agli atti del pm è, per ora, alquanto oscuro. Al momento del sequestro del Force Blue nelle acque liguri a bordo si trovava la moglie di Briatore, Elisabetta Gregoraci con il figlioletto di pochi mesi Falco Nathan. Entrambi sono stati sbarcati dalla Guardia di Finanza e la Gregoraci ha detto di aver perso il latte per la paura e lo choc dell ’«abbordaggio». Briatore si è lamentato della «spettacolarizzazione» del sequestro: «Io sono perfettamente in regola» ha ripetuto. Ma lo yacht — per ora — rimane sequestrato e rischia la confisca.