Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

venerdì 4 giugno 2010

Di Pietro denuncia tutti

Libero





Promessa mantenuta. Antonio Di Pietro, nel vortice dello scandalo sulle case della cricca, ha denunciato tutti i denunciabili. Questo pomeriggio il leader Idv ha depositato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti di plurime persone sulla questione "dell'asserita locazione di due appartamenti che, secondo alcuni, egli avrebbe affittato da Propaganda Fide".

"Siccome tale circostanza non è storicamente vera - si legge in una nota dell'Idv che spiega l'azione legale intentata dall'ex pm - con tale denuncia e con la circostanziata documentazione prodotta, l'onorevole Di Pietro ha così portato all'attenzione dell'autorità giudiziaria le ragioni che stanno a monte di simili strumentali e denigranti ricostruzioni".

Leggi il pezzo di Franco Bechis

Antonio Di Pietro sostiene di non avere mai chiesto favori ad Angelo Balducci, tanto meno quello di trovargli casa per la prole. Il leader dell’Italia dei Valori ieri (mercoledì, ndr) in un’intervista ha spiegato: «Mia figlia pensava di venire a studiare all’Università Luiss di Roma. Chiesi al coordinatore dell’Idv del Lazio, Stefano Pedica, di aiutarmi a trovare un appartamento in affitto. Lui me ne propose tre o quattro e tra questi anche quello di via delle Quattro Fontane. Poi mia figlia cambiò idea e andò a Milano e non se ne fece nulla. Quell’appartamento lo ha affittato Silvana Mura nel novembre del 2006.

Il contratto è intestato a Claudio Belotti, padre di suo figlio, e non ci vedo nulla di male: paga 1.800 euro al mese...»”. Vero? Falso?  In effetti quel contratto esiste ed è firmato da Belotti. Vero che è il padre del figlio della Mura. Vero anche che Belotti è l’uomo a cui Di Pietro si è sempre appoggiato per i suoi affari immobiliari: lo ha nominato amministratore della Antocri, società personale che ha acquistato da Marco Tronchetti Provera un immobile a Milano poi affittato all’Italia dei Valori che di fatto sta pagando il mutuo per una casa personale del politico.

Analoga operazione ha fatto a Roma, salvo poi ribellione del partito che si è trasferito in altra sede (affitto Inarcassa) consentendo a Di Pietro di vendere l’immobile romano a un politico ex Udc e ricavarci sopra una piccola plusvalenza. Sempre Belotti è l’uomo che Di Pietro ha usato come prestanome per acquistare a titolo personale un immobile a Bergamo messo all’asta dalla Scip, società collegata al Tesoro che cartolarizzava gli immobili Inail. A Belotti non riuscì il colpo: l’immobile fu assegnato ad altri e lui escluso dall’asta per documentazione senza timbri regolari.

Ma grazie a Tar e Consiglio di Stato riuscì a farsi riammettere in gara. Chi l’aveva vinta prima non si presentò neppure. Belotti risultò unico offerente e il giorno della firma del contratto nella primavera 2006 invece di lui davanti al dirigente Scip si presentò Di Pietro in persona. Che il contratto di via Quattro Fontane, essendo intestato a Belotti, servisse solo alla Mura, non dimostra alcuna verità. Secondo l’architetto Zampolini quella casa era destinata dalla cricca a Di Pietro, e grazie ad Angelo Balducci fu messa sull’attenti la struttura di Propaganda Fide. Pedica- che era un semplice ex consigliere di politici Udc, non avrebbe avuto spalancata alcuna porta.

C’è un altro particolare taciuto anche sul valore di quell’affitto. Casa Di Pietro mancata, poi conquistata dalla Mura, viene affittata a 1.800 euro al mese. Quale è il valore in quella zona per un appartamento A/10 di 4,5 vani? Risposta del sistema automatico dell’ Agenzia del Territorio: fra 2.700 e 3 mila euro al mese. Oggi a pochi metri di distanza ci sono annunci di affitto di appartamenti e uffici della stessa ampiezza a 3- 3.500 euro al mese. Perché quell’affitto è così basso? Perché dal valore annuale è stato preventivamente scontato l’importo dei lavori di ristrutturazione gentilmente offerti da una ditta di Diego Anemone. Quella era la casa destinata alla figlia di Di Pietro e si pensava di fargli un favore (come è accaduto a gli altri beneficiari, che pagano affitti regolari ma bassi).

C’è un'altra verità di Di Pietro. Quella sull’auditorium di Isernia, grande appalto previsto per i 150 anni dell’Unità di Italia. Zampolini sostiene che fu inserita con pressing su Balducci su richiesta dell’allora ministro delle Infrastrutture. «Non sono stato io lo sponsor dell’opera. Non so nemmeno se poi sia stato costruito», dice Di Pietro. Il che significa che sa: non è stato costruito, è in via di costruzione. L’opera non era prevista, fu inserita per decisione del comitato interministeriale guidato da Francesco Rutelli e di cui Di Pietro faceva parte. Valeva 5 milioni di euro iniziali.

Una volta appaltata il suo costo è salito a 22 milioni di euro. L’appalto è stato assegnato il 31 dicembre 2007, nella notte di Capodanno. Direttore dei lavori fu nominato Riccardo Miccichè, proprio quell’ingegnere messo a capo dei lavori degli Uffizi con Sandro Bondi ministro su cui ci sono state mille polemiche perché risulta titolare di un’impresa che gestisce un negozio da parrucchiere. Fu un’invenzione non di questo governo, quindi, ma del comitato interministeriale Rutelli- Di Pietro. Il leader dell’Italia dei valori oggi sostiene di non averne saputo nulla, anzi. Di avere anche protestato per quegli appalti, e produce una lettera inviata nel dicembre del 2007 a tutti i ministri del governo di Romano Prodi per evidenziare dubbi sulle procedure di appalto dei 150 anni dell’Unità di Italia.

Vera la lettera? Vera. E spintanea. Perché pochi giorni prima a Di Pietro era arrivata analoga lettera da parte dell’Oice, l’organizzazione degli ingegneri. Sosteneva che erano irregolari i bandi di gara per il nuovo Parco della Musica di Firenze, per il nuovo palazzo del cinema di Venezia e per l’Auditorium di Isernia. Di Pietro si appuntò i rilievi e li trasmise a Prodi e ai ministri del comitato per i 150 anni. «Sento l’obbligo di evidenziare alcuni aspetti critici…». E li evidenziò? Sì: ad esempio il Nuovo Palazzo del cinema di Venezia”. E poi «anche l’appalto di Firenze per il nuovo Parco della Musica e della Cultura…». E Isernia? L’Auditorium di Isernia che segnalava l’Oice? No, l’irregolarità di quel bando Di Pietro non la segnalò. Nemmeno una riga nella lettera ai ministri. Già, lui non se ne era interessato: perché mai avrebbe dovuto dare seguito alla denuncia degli ingegneri?

04/06/2010





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A rischio la Festa dell'Unità a Roma»

Corriere della Sera

L'allarme del Pd di Roma: dovevamo farla davanti alle Terme di Caracalla, il Comune ci ha detto no. Interviene il leader. Il sindaco: da me massimo impegno

IN PROGRAMMA DAL 24 GIUGNO AL 25 LUGLIO 2010

ROMA
 
«C'è rischio concreto che la festa dell'Unità a Roma quest'anno non si faccia. Sarebbe la prima volta dal dopoguerra ad oggi». Questo l'allarme lanciato dal segretario romano del Pd Marco Miccoli nel corso di una conferenza nella sede del gruppo consiliare capitolino del partito.



IL NO DAL COMUNE
- «Avevamo chiesto di farla dal 24 giugno al 25 luglio alle Terme di Caracalla, come l'anno scorso - spiega Miccoli -, e ieri il Comune ci ha comunicato che oggi non si sarebbe svolta la conferenza dei servizi per avviare il cantiere ed utilizzare l'area, a causa del parere negativo della soprintendenza per un vincolo archeologico alle Terme di Caracalla». «Avevamo assicurato che la festa non si sarebbe svolta nello spazio verde delle Terme ma in un parcheggio lì vicino, sull' asfalto, proprio per essere meno impattante - precisa Miccoli -. E il Comune, dopo averci detto che in quest'area non ci sarebbero stati problemi, ieri ci ha comunicato che non possiamo farla neanche qui». Secondo il segretario dei democratici di Roma, data la ristrettezza dei tempi, la festa non è più ricollocabile altrove. «Siamo disponibili ad ulteriori modifiche progettuali nell'area delle Terme ma, se questa questione non si sblocca nelle prossime ore, la festa dell'Unità rischia di saltare. E insieme a lei che venga a mancare un importante momento di dibattito politico e autofinanziamento del partito che - aggiunge -, essendo il principale dell'opposizione, ci fa pensare ad un tentativo di boicottaggio».

LA TELEFONATA BERSANI-ALEMANNO - Una telefonata al sindaco di Roma Gianni Alemanno, è stata fatta dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, per chiedere l'impegno dell'amministrazione a risolvere i problemi che mettono a rischio la Festa dell'Unità. Lo riferiscono fonti del partito, che definiscono «cordiale» il coloquio telefonico. Ad Alemanno il segretario del Pd ha sottolineato che la Festa dell'Unità di Roma ha una tradizione decennale, risalendo al 1945 la prima edizione. Per questo all'amministrazione capitolina è stato chiesto un «impegno» per garantire anche quest'anno lo svolgimento della kermesse che ha aspetti non solo politici, ma anche culturali per la città.

IL SINDACO - In una nota il sindaco ha detto: «Da parte mia ci sarà il massimo impegno per tentare di risolvere il problema della collocazione della festa del Partito Democratico. Mi auguro che questa sia l'occasione per affrontare e risolvere, insieme alla Sovrintendenza e definitivamente, la questione dell'utilizzo della città che cambia di volta in volta, a seconda delle diverse angolature con cui si vedono le cose».

Le Terme di Caracalla
Le Terme di Caracalla
«OK COMUNE NON DETERMINANTE»
- «Il sì del Comune è importante ma non determinante. Se la Soprintendenza ha dato parere negativo allora è quello che conta». Così il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro ha commentato l'allarme lanciato dal coordinatore del Partito democratico del Lazio. «Avevano chiesto di fare la festa dal lato Terme - ha aggiunto - e lì non si può fare per due motivi: uno perchè è un'area "ipervincolata", due perchè va a incrociarsi e sovrapporsi con la stagione dell'Opera che si tiene d'estate nelle Terme. Il mio parere personale è che tutta l'area delle Terme di Caracalla non dovrebbe essere adibita a manifestazioni o feste. In particolare le feste di partito che io consiglierei di fare in periferia, tra la gente». Riguardo una possibile soluzione per la collocazione della Festa dell'Unità a Roma Giro ha detto:«La festa potrà essere tranquillamente fatta nell'area lato giardini, dove finora si è svolta. Ovviamente rispettando tutti i vincoli e le prescrizioni».

Redazione online



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Video farsa di Israele sui pacifisti

Corriere della Sera
Si intitola “Flotilla-We con the world” (Flottiglia, noi inganniamo il mondo)
Diffuso per errore dall'ufficio stampa del Governo

Video

WASHINGTON

E’ guerra di immagini sul dramma della flottiglia di Gaza. Gli attivisti mostrano filmati con l’assalto dei soldati alla nave. Gli israeliani replicano con i video dei militari presi a bastonate. Un duello che rischia di andare fuori controllo.

IL VIDEO DIFFUSO PER ERRORE - L’ufficio stampa del governo israeliano ha, infatti, diffuso per errore un video-farsa. Si intitola “Flotilla-We con the world” (Flottiglia, noi inganniamo il mondo) ed è una parodia dove finti attivisti della “Marmara” cantano un nuovo testo sulle note della canzone “We are the world”. «Arriva un momento in cui si deve fare uno show, per il mondo, per il web, per la Cnn…Non c’è nessuno che muore, quindi la cosa migliore è organizzare un bluff», è una delle strofe cantata da un uomo in divisa da marinaio.

IL COMUNICATO - Un portavoce israeliano, qualche ora dopo, ha inviato un imbarazzato comunicato per spiegare l’errore: «Abbiamo inavvertitamente diffuso il link di un video che avevamo ricevuto e dovevamo valutare con attenzione e non diffondere pubblicamente. Il contenuto del video non riflette in alcun modo la politica ufficiale dello stato di Israele». Una correzione che non rimedia al pasticcio combinato.

Guido Olimpio
04 giugno 2010





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Galleria, ignoti si «vendicano»: colla e acido sui negozi di Barbaro

Corriere del Mezzogiorno

«Dispetto» ad Antonio, presidente dei commercianti, che ha ottenuto la vigilanza nel monumento

Antonio Barbaro

Antonio Barbaro

NAPOLI - I «calciatori» dei Quartieri, privati del campo in marmo, o chissà chi, ha deciso di vendicarsi contro la presenza dei vigili urbani in Galleria Umberto I a Napoli. Bersaglio del "dispetto" è il presidente del comitato commercianti, Antonio Barbaro che aveva chiesto e ottenuto la presenza dei vigili che da alcuni giorni provano ad ostacolare attività sportive notturne nel monumento. Barbaro stamane ha scoperto una serie di atti vandalici compiuti contro i suoi negozi di abbigliamento. Ignoti hanno bloccato i catenacci con acido muriatico, che è stato fatto cadere anche sul marmo del pavimento, all’interno della Galleria e imbrattato le saracinesche degli esercizi nella vicina via Roma.

Barbaro aveva chiesto e ottenuto nei giorni scorsi che la Galleria fosse sempre presidiata con controlli dei vigili urbani contro venditori abusivi e per preservare il monumento da azioni di vandali. Il provvedimento è diventato operativo dallo scorso martedì, accolto con particolare favore dai commercianti della zona.


04 giugno 2010





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Usa, una donna decolla con l'auto al casello: illesa

La Stampa

A Dallas, in Texas, un'automobilista prende il volo con l'auto nei pressi dell'aereoporto internazionale DFW.
Secondo i giornali locali la donna è riuscita ad abbandonare il veicolo prima che esplodesse.

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Vicenza, incastrato dal «tovagliometro»: ristoratore pagherà 18.500 euro al fisco

Il Mattino

L'agenzia delle entrate gli ha contestato il reddito sulla base del numero di tovaglioli utilizzati in un anno nel suo locale

  

VICENZA (3 giugno)

L'Ufficio delle Entrate di Bassano del Grappa ha sconfitto in Cassazione, basandosi sul numero di tovaglioli utilizzati, un ristoratore che ora dovrà versare al fisco 18.500 euro, comprensivi di imposte e sanzioni. Dopo la commissione tributaria provinciale di Vicenza e quella regionale di Venezia, spiegano le Entrate, anche la Corte di Cassazione ha riconosciuto corretti gli esiti di una verifica fiscale nei confronti di un ristorante cittadino il cui reddito d'impresa appariva «incongruente alla luce di un elevato costo sostenuto per personale, ubicazione in pieno centro storico, notorietà confermata da una rinomata tradizione culinaria».

I segugi del fisco hanno inoltre riscontrato «parziale divergenza tra i riscontri contabili e quanto dichiarato dalla parte in sede di contraddittorio sull'acquisto delle materie prime e sulla preparazione di primi e secondi piatti».

«Di fronte ai suddetti indizi di evasione - è detto in una nota dell'Agenzia delle Entrate - i verificatori hanno proceduto alla ricostruzione indiretta dei ricavi partendo dal dato oggettivo del numero dei tovaglioli utilizzati nell'anno in discussione, nella ragionevole presunzione che ad ogni tovagliolo utilizzato corrisponda, in linea di massima, un coperto, e tenendo conto del prezzo medio di ciascun pasto».

D'altra parte, non è stato rilevato nessuno scarto e nessun pasto per soci e dipendenti. L'Agenzia sottolinea quindi «la validità del "tovagliometro" come metodo di accertamento analitico-induttivo anche in presenza di una contabilità formalmente corretta».





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La Campania dell’emergenza rifiuti vuole insegnare la differenziata ai cubani

Corriere del Mezzogiorno

Delibera choc: sotto Bassolino stanziati 662 mila euro per finanziare un progetto di eco-sostenibilità ai Caraibi

Fidel Castro
Fidel Castro

NAPOLI

Da che pulpito: la Campania vuole insegnare la raccolta differenziata agli Stati dei Caraibi: Cuba, Repubblica Dominicana, Haiti. La stessa regione che sconta un’eterna emergenza rifiuti, tipo fatica di Sisifo, sotto Bassolino ha stanziato 662mila euro di fondi europei per inviare consulenti in Centroamerica. Il loro compito, in sintesi, è spiegare le politiche di sostenibilità ambientale a cubani e haitiani. Urca. Come se i tecnici della British Petroleum, in piena tragedia in Louisiana, andassero per convegni a parlare di soluzioni ai disastri petroliferi. Una cifra notevole (un miliardo di vecchie lire) prevista dalla vecchia giunta regionale con una delibera approvata a San Silvestro, il 31 dicembre 2009, a poche ore dal cenone e dai fuochi d’artificio. Nello specifico: il decreto dirigenziale è il numero 214 dell’area generale di coordinamento 12 del settore sviluppo economico. Titolo: «Impegno risorse per cofinanziamento progetto europeo Caribbean sustainable waste management for a better life » ovvero, tradotto dall’inglese, gestione delle politiche ecosostenibili (dei rifiuti) ai Caraibi per migliorare la qualità della vita. Misura a favore di paesi svantaggiati che rientra nel piano regionale Paser— al centro di infuocate polemiche per le consulenze — sotto la voce «Promuovere il sistema produttivo su scala nazionale e internazionale».

Emergenza rifiuti a Napoli
Emergenza rifiuti a Napoli

SOLIDARIETA' TROPICALE - Caraibi: parola che nell’immaginario collettivo evoca sole, mare, palme, turismo, ma anche socialismo tropicale castrista e povertà diffusa. Campania: parola che evoca attitudini tutt’altro che ecocompatibili, visto che la soglia di raccolta differenziata a stento tocca il 13 per cento complessivo. Non solo: appena tre giorni fa il capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha parlato di crisi rifiuti campana non ancora risolta. Ma tant’è. Uno stanziamento di seicentomila euro e passa finito sotto la lente d’osservazione degli esperti di Palazzo Santa Lucia incaricati, per volontà del nuovo governatore Stefano Caldoro, di passare al setaccio delibere e consulenze dell’ultimo anno e cassare di diritto eventuali sprechi.

Riccardo Marone, che nel dicembre 2009, era assessore alle Attività produttive, spiega al Corriere del Mezzogiorno: «Non ho memoria di un simile progetto, anche perché il decreto dirigenziale è stato approvato a fine anno, laddove l’ok iniziale della giunta viene dato molti mesi prima, se non anni, ed io ero assessore solo da giugno. Inoltre— aggiunge— al Paser attingono tanti assessorati, non solo le attività produttive». Qual è allora l’assessorato competente? Arcano che poteva essere svelato dal coordinatore dell’area 12, la dottoressa Maria Carolina Cortese, la quale però, come riferiscono dalla segreteria, risulta un giorno in riunione e l’altro non in sede.

LA «MISSIONE» INTERCONTINENTALE - Tornando al programma «caraibico», l’iniziativa non nasce naturalmente in Campania. Ha una dimensione internazionale che coinvolge più Stati, tra cui Brasile, Canada e Unione europea. Una missione che muove da princìpi di solidarietà: formare le autorità locali caraibiche sulla gestione dei rifiuti solidi urbani, che lì è un disastro. Anche se si tratta di isole tropicali che per mancanza di materia prima hanno da riciclare quantità di rifiuti decisamente inferiori rispetto ai ricchi cugini occidentali.

CONSORZIO DI BACINO SALERNO 1 - Investiti della mission di trasferire le nostre conoscenze in tema di rifiuti ai volenterosi della Repubblica Dominicana, Cuba e Haiti (ora alle prese, in verità, col post-terremoto) sono gli esperti del consorzio di bacino Salerno 1 sulla base di un partenariato con la stessa Regione Campania e organismi dell’Havana, Santo Domingo e Port-au-Prince. Pare anche che i tecnici siano già volati ad inizio anno un paio di volte in Centroamerica per questi «corsi di formazione». Il Consorzio opera nella popolosa area a nord di Salerno e, c’è da dire, a differenza degli omologhi soggetti napoletani e casertani raggiunge buone percentuali di raccolta differenziata (anche pari al 45%). Tecnici bravi, dunque. Ma detto questo, bisogna anche sottolineare, come fa il neoassessore regionale all’ambiente Giovanni Romano «che con quei soldi avremmo organizzato almeno tre isole ecologiche in Campania: costano duecentomila euro l’una. In effetti— prosegue Romano, ex sindaco di Mercato San Severino — la cifra stanziata è sicuramente alta, anche se non si discute il valore del progetto di solidarietà internazionale. Certo — ammette — suona un po’ paradossale se vogliamo che consulenti della Campania girino il mondo per insegnare tecniche virtuose di smaltimento rifiuti...».

Alessandro Chetta
04 giugno 2010



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In Cina «disarmonizzato» il porno online

Corriere della Sera
Diversi siti con contenuto per adulti tornano visibili.
«È un errore del sistema di censura, non una scelta politica»



DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

PECHINO

Disarmonizzati. Diversi siti web che in Cina erano censurati per il contenuto pornografico sono tornati accessibili. Misteriosamente. I siti osceni, oltre a quelli politicamente sensibili, sono di regola bloccati dalla cosiddetta "muraglia della rete", mentre dall’inizio della settimana – stando al tam tam su Internet – l’opera di "armonizzazione", come i netizen cinesi chiamano la censura online, sembrava meno stagna del solito.

Immagine tratta da Internet
Immagine tratta da Internet
Non è stata fornita alcuna spiegazione ufficiale del fenomeno, tanto più che nei mesi scorsi le autorità avevano condotto una pubblicizzatissima operazione di bonifica del web, chiudendo centinaia e centinaia di siti pornografici o anche solo con testi volgari. Il clima di moralizzazione della società si è esteso nelle ultime settimane grazie ad alcune misure che, senza alcun legame con il blocco dei siti, parlano il linguaggio di un'"armonizzazione" dei costumi. A Nanchino è stata inflitta una condanna di 3 anni e mezzo di carcere a un professore, Ma Raohai, colpevole di aver organizzato orge e scambi di partner: un verdetto che ha sollevato perplessità nell’opinione pubblica perché si trattava di attività fra tra adulti consenzienti e condotte in privato. A Pechino, invece, il nuovo capo della polizia Fu Zhenghua ha scatenato un’operazione a tappeto contro locali dove lavoravano prostitute e contro bordelli più o meno mascherati: rispetto al passato, dove potenti connection avevano protetto i titolari dei club, stavolta sono state ordinate chiusure forzate di 6 mesi.

Il perché della resurrezione dei siti porno armonizzati resta un mistero. Secondo Kaiser Kuo, un analista interpellato dalla Associated Press, si tratta di una falla del sistema, di un errore: «Non c’è nessuna politica dietro questo fenomeno», ha detto. Ironia della sorte: questo avviene nel giorno esatto del 21° anniversario della repressione della Tienanmen. E i maggiori siti sensibili restano inaccessibili.

Marco Del Corona
04 giugno 2010



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Ragazza sviene sulla pit-line e il cinico pilota urla: guardate che ha combinato?

Il Mattino

HOCKENHEIM (3 giugno)

Non si conosce il motivo del malore della ragazza protagonista di questo video, che sviene all'improvviso davanti alla Porsche del pilota Ronald van de Laar, prima della partenza degli ADAC GT Masters in Germania. Si sa però che van de Laar non è stato certo molto educato nell'occasione. Anziché scendere dall'auto e sincerarsi delle condizioni della ragazza, svenuta praticamente sul cofano della sua auto, il pilota urla ai suoi collaboratori di verificare la condizioni della carrozzeria. "Controlla la macchina, quella ragazza mi è svenuta sul cofano", ha urlato van de Laar, frase condita anche da qualche parolaccia. Non certo il massimo della cavalleria.


Video



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Soldi pubblici all’Idv: nuova inchiesta a Roma

di Redazione

La Finanza sta passando al setaccio i documenti sui rimborsi elettorali che finirebbero all’associazione, non al partito.

Il vero "soggetto giuridico" che dovrebbe incassare i fondi non ha neanche il codice fiscale


 

Paolo Bracalini - Gian Marco Chiocci

Roma

Ancora un’inchiesta sui soldi di Tonino & co. Ancora approfondimenti sull’«Associazione» di famiglia che nell’ipotesi investigativa intascherebbe i quattrini dei rimborsi elettorali al posto del «Partito» chiamato allo stesso modo: Italia dei Valori. Insomma, la solita questione della gestione «privata» e «personale» dei soldi della collettività da parte dell’ex pm di Mani Pulite e del suo più ristretto entourage. Vero? Falso? Tonino a più riprese ha sdegnatamente respinto le accuse, sostenendo l’«equiparazione» fra Associazione Italia dei Valori e Movimento-Partito Italia dei Valori. Buon ultimo, a dicembre, il leader del gabbiano è corso a cambiare lo statuto. Per fare luce sulla querelle la Procura di Roma ha aperto un fascicolo affidando alla Guardia di finanza tutta una serie di segnalazioni sulla gestione dei finanziamenti dell’Idv, non ultime quelle presentate dall’(ex)amico di Antonio Di Pietro, quell’Elio Veltri che dopo aver corso nelle elezioni del 2004 insieme ad Achille Occhetto a fianco dell’Italia dei Valori, ancora lamenta la sua parte di indennizzo.

In particolare gli accertamenti delle Fiamme Gialle, che stanno svolgendo interrogatori e acquisendo atti, vertono per l’appunto su questa dicotomia fra «Associazione» e «Partito» quale presunto meccanismo di sostituzione dell’una rispetto all’altro per incamerare i tanti milioni di euro dovuti come rimborsi elettorali. Un’indagine fotocopia rispetto a quelle già avviate a Roma dalla corte dei Conti e a Milano dalla Procura, a sua volta sollecitata a indagare direttamente dal presidente del Tribunale, Livia Pomodoro.

Il pool della Gdf sta cercando di venire a capo del meccanismo che starebbe all’origine del rompicapo finanziario che tecnicamente vedrebbe l’Associazione (composta per parecchio tempo da tre persone: Antonio Di Pietro, la tesoriera Silvana Mura e la moglie di Tonino, Susanna Mazzoleni) «soggetto giuridico non legittimato» a percepire i fondi elettorali che per legge sono destinati solo ai partiti e non alle associazioni, come peraltro evidenziato dall’ordinanza del tribunale di Roma del 23 luglio 2008 che sottolineava la diversità dell’una dall’altro. Da parte sua, il soggetto «Associazione» ha invece sostenuto in sede di giudizio di essere assolutamente legittimato a incassare i denari dei contribuenti essendo di fatto lei «il partito». Tra i documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza una parte farebbe riferimento proprio al «soggetto giuridico» che, di volta in volta, nelle varie tornate elettorali, presso le corti d’appello e il ministero dell’Interno, si è presentato per portarsi a casa il rimborso previsto.

L’accusa di Veltri si sostanzierebbe in questo: l’Associazione di famiglia si sarebbe sostituita al Movimento-Partito ricorrendo ad autodichiarazioni non rispondenti al vero così da far confluire i milioni dei rimborsi sul conto corrente dell’Associazione nella disponibilità dei soci Di Pietro, Mazzoleni e Mura, anziché sul conto del Partito-Movimento «che mai ha potuto esercitare alcuna ingerenza - si legge in una memoria - tanto che non risulta aver mai richiesto un codice fiscale».





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Disegni tossici sui bicchieri di Shrek: McDonald ne ritira 12 milioni di pezzi

Quotidianonet

Los Angeles, 4 giugno 2010

McDonald’s ha ritirato dai mercati 12 milioni di bicchieri con l’immagine di Shrek. Il materiale utilizzato per il disegno contiene infatti una sostanza tossica, il cadmio.

La nota catena di fast-food ha lanciato un appello ai suoi clienti affinché smettano di utilizzare i bicchieri, venduti in quattro differenti versioni a 2 dollari l’uno, per promuovere il nuovo film di “Shrek”.

Il cadmio - utilizzato principalmente per produrre pigmenti, rivestimenti e stabilizzanti per materie plastiche - è una sostanza cancerogena: i composti del cadmio. Oltre a danneggiare i reni causano anche osteoporosi e osteomalacia. Nel caso dei bicchieri di Shrek, il cadmio contenuto del disegno potrebbe facilmente passare dalle mani dei bambini alla bocca.



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Diploma e dieci giorni di selezioni, la crocerossina che ha «colpito» il premier

Corriere della Sera
ALLA FESTA DELLA REPUBBLICA

Scelta per il portamento «che esprime dignità, decoro e senso di appartenenza».
La donna ha 46 anni




ROMA


Alta, elegante, viso luminoso. L'infermiera statuaria che ha strappato l’apprezzamento del premier e delle alte cariche sul palco durante la parata del 2 giugno è un’ufficiale della Croce Rossa. Diplomata infermiera volontaria del Corpo fondato nel 1908 e «selezionata dopo dieci giorni di addestramento» in caserma, così come solitamente accade con le crocerossine che partecipano alla Festa della Repubblica. E che si esercitano lungamente per la prestigiosa occasione. In questo caso, però, la consorella è stata scelta per guidare la compagnia di volontarie di scorta alla bandiera della Repubblica italiana. Su di lei, riserbo assoluto da parte della Croce Rossa. Restano le immagini che fotografano il suo passaggio davanti al palco delle autorità e il visibile apprezzamento del premier, Silvio Berlusconi (guarda). Apprezzamento accompagnato, racconta chi c’era, da un’entusiastica valutazione espressa anche verbalmente: sebbene non abbia ancora delicate missioni al suo attivo, i vertici della Croce Rossa l’hanno scelta per il portamento «che esprime dignità, decoro e senso di appartenenza». Il corso di crocerossina, va ricordato, equivale a due anni di accademia militare. Piccola nota di conforto per il pubblico femminile che l’abbia notata in una delle foto simbolo della parata: la signora ha già compiuto quarantasei anni.

Ilaria Sacchettoni
04 giugno 2010





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Senza pergamena di laurea da 7 anni E su Facebook parte la rivolta