Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

venerdì 14 maggio 2010

Attentato dell'Addaura contro Falcone, dopo 21 anni ci sono nuovi indagati

Corriere della Sera
Ordinato il prelievo del Dna da muta, pinna e occhiali adoperati da sub che piazzarono l'esplosivo

L'inchiesta della procura di caltanissetta

Attentato dell'Addaura contro Falcone, dopo 21 anni ci sono nuovi indagati


PALERMO - Ripartono con nuovi indagati, dopo 21 anni, le indagini sul fallito attentato dell'Addaura contro Giovanni Falcone. Sull'indagine vige il massimo riserbo e non sono trapelate indiscrezioni circa le persone che sarebbero iscritte nel registro degli indagati. L'unica certezza è che la Procura della Repubblica di Caltanissetta, che conduce l'inchiesta, ha ordinato il prelievo delle tracce di Dna dalla muta, dalle pinne e dagli occhiali adoperati da sub che il 19 giugno 1989 piazzarono una borsa con 20 chili di esplosivo sulla scogliera nella quale si affacciava la villa di Falcone sul lungomare dell'Addaura.


14 maggio 2010



L'ultimo volo dello shuttle Atlantis

Corriere della Sera
debuttò nel 1985. Portò nello spazio il primo astronauta italiano, Franco Malerba

Il decollo nella serata italiana da Cape Canaveral per una missione di 12 giorni con 6 astronauti a bordo



Lo shuttle Atlantis della Nasa è pronto all’ultimo volo: come evidenzia la sua sigla (STS-132) è il centotrentaduesimo dello shuttle che iniziò la sua carriera nell’aprile 1981. Alle 14.20 locali (le 20.20 italiane) decollerà dalla piattaforma 39-A di Cape Canaveral per una missione di 12 giorni con a bordo sei astronauti tra cui il comandante Ken Ham di 45 anni, con già l’esperienza di una spedizione sulla navetta. Anche i suoi compagni sono dei veterani: nessuna recluta, dunque, per l’occasione come invece di solito accade.

Atlantis si aggancerà alla Stazione Spaziale Internazionale e il suo compito principale è quello di trasportare un mini-modulo russo (MRM-1, battezzato Rassvet) che sarà unito dagli astronauti al modulo Zarya della stazione. Servirà a due scopi: il primo è mettere a disposizione un nuovo boccaporto d’attracco per le navicelle abitate Soyuz o quelle da rifornimento automatico Progress; il secondo è quello di disporre di un vano aggiunto che pur nelle sue ristrette dimensioni (è lungo sei metri e largo 2,35) consente di essere utilizzato anche per attività di ricerca. Sulla casa orbitale si trasporteranno, inoltre, altri apparati e rifornimenti tra cui parti di un braccio robotizzato dell’Esa europea. Questo è il terz'ultimo volo dello shuttle della Nasa e quindi le missioni servono per portare lassù soprattutto materiali di riserva utili alle future attività. Altri due voli saranno compiuti: in settembre con Discovery e in novembre con Endeavour. Ma per Atlantis è l’ultimo balzo nello spazio. E per noi ha un valore aggiunto perché su di esso ha volato il primo astronauta italiano, Franco Malerba, nel 1992, accompagnando il satellite a filo TSS.

La navetta che riprese il nome di un vascello oceanografico americano, fece il suo debutto il 3 ottobre 1985 (missione 51-J) e questa è la sua 32ma spedizione, l’undicesima sulla stazione spaziale. Non sono tante, se si pensa che secondo i programmi iniziali ogni shuttle era costruito per effettuare almeno cento voli. Ma dopo i disastri di Challenger nel 1986 e Columbia nel 2003 si decise di limitare e chiudere l’impiego della prima astronave riutilizzabile della storia. Atlantis ha alle spalle missioni molto importanti. Essa ha portato in orbita le sonde Magellano, spedita verso Venere, e Galileo proiettata verso Giove. Ma Atlantis è stato anche il primo shuttle ad agganciarsi alla stazione spaziale russa Mir nel giugno 1995 e l’anno scorso è stato impiegato per l’ultima missione di riparazione del telescopio spaziale Hubble. Negli oltre vent’anni di attività Atlantis e gli altri shuttle hanno subito vari ammodernamenti negli impianti e soprattutto nei computer e nell’elettronica. Con questo volo inizia la chiusura di un’epoca mentre davanti gli americani hanno lo spettro di decadere come potenza spaziale date le scelte compiute dal presidente Obama e contestate nei giorni scorsi al Senato pure dai due più illustri astronauti delle missioni Apollo sulla Luna: Neil Armstrong, il primo a sbarcare sul nostro satellite naturale, e Gene Cernan il comandante dell’ultima spedizione sulla Luna nel 1972. Dall'anno prossimo gli astronauti della Nasa per andare sulla loro stazione in orbita dovranno pagare 52 milioni di dollari per ogni passaggio che i russi sono disposti a dare sulle loro navicelle Soyuz.

Giovanni Caprara
14 maggio 2010


Le galassie più lontane

Droga il capo col caffè: segretaria finge violenza

di Redazione

Droga il suo capo mettendogli uno psicofarmaco nel caffè e finge di aver subito da lui una violenza sessuale per rubargli 2mila euro.

Per questo una segretaria, assistente personale di un manager milanese, è stata iscritta nel registro degli indagati



 

Milano - Droga il suo capo mettendogli uno psicofarmaco nel caffè e finge di aver subito da lui una violenza sessuale per rubargli 2mila euro. Per questo una segretaria, assistente personale di un manager milanese, è stata iscritta nel registro degli indagati della procura del capoluogo lombardo per calunnia, appropriazione indebita, truffa aggravata, stato di incapacità procurato mediante violenza, lesioni volontarie e danneggiamento.

La ricostruzione dei fatti A.V. un’italiana di 46 anni, segretaria di un manager 44enne, avrebbe drogato il suo ’boss’ usando un potente psicofarmaco, il 2 febbraio 2005 e poi mettendo in scena un tentativo di violenza sessuale. Quel giorno, A.V. si fece trovare dalle forze dell’ordine nell’ufficio, sdraiata sul pavimento, con la camicia e il reggiseno tagliati e a fianco un paio di forbici insanguinate. Il manager, invece, fu visto nel box dello stabile in stato confusionale e con una borsa col manico sporco di sangue. L’uomo, poco dopo, venne ricoverato in ospedale, mentre la donna lo denunciò accusandolo di aver cercato di stuprarla.

Avviata l'inchiesta Il pm Marco Ghezzi ha avviato un’inchiesta: dalle analisi sulla borsa e sulle forbici è emerso che il sangue trovato era mestruale e dagli accertamenti sull’uomo che soffre di attacchi ischemici, che aveva ingerito uno psicofarmaco. L’accusa di violenza sessuale nei confronti dell’uomo, difeso dall’avvocato Giovanni Bana, dunque, è stata archiviata. La donna è indagata per aver inscenato lo stupro, mettendo lo psicofarmaco nel caffè portato quella mattina al suo boss. La segretaria, difesa dall’avvocato Giovanna Merenda, è anche accusata di aver fatto sparire 20 mila euro dai conti della società. La Procura ha chiesto per lei il rinvio a giudizio. L’udienza preliminare si svolgerà davanti al gup Chiara Valori, il prossimo 7 giugno.



Appesa per il seno alla maniglia della porta

Corriere della Sera
Una 24enne inglese è stata trovata dai pompieri agganciata in questo modo

IGNOTE LE CAUSE DELL’INCIDENTE

Appesa per il seno alla maniglia della porta


MILANO – Un corpo estraneo agganciato al petto di una giovane donna e una squadra di vigili del fuoco, accompagnati dall’ambulanza per liberarla e salvarla. È questa la scena che si è svolta alcuni giorni fa in Gran Bretagna, con un incidente domestico davvero straordinario.

L’INCIDENTE – Il fatto è avvenuto nel paese di Wootton Bassett, contea di Wiltshire, Gran Bretagna sud-occidentale: i vigili del fuoco e i volontari a bordo dell’ambulanza arrivati sul luogo dell’incidente hanno trovato davanti a loro una scena surreale. Una ragazza – 24enne, il cui nome non è noto – era rimasta impigliata con il suo seno alla maniglia di una delle porte della sua abitazione e non riusciva a divincolarsi dalla posizione. Nemmeno la pubblica assistenza è riuscita a sganciare, lì per lì, il corpo della giovane dalla porta e per questo motivo, una volta somministrata una dose di morfina, i pompieri hanno provveduto a svitare dalla porta la maniglia. La ferita è stata poi portata all’ospedale con l’oggetto estraneo ancora all’interno del suo corpo. Per i medici a bordo dell’ambulanza, intervistati dal Telegraph, trasportare la vittima con la maniglia in corpo era la sola cosa da fare: «Bisogna fare attenzione con traumi di questo genere perché non è possibile sapere a priori quanto l’oggetto sia conficcato profondamente e che tipo di danni interni abbia causato». La ferita non ha però dato spiegazioni circa la dinamica dell’incidente.

Eva Perasso
14 maggio 2010

Furore anti-statuette, il sindaco: demolite i nanetti da giardino

Corriere del Mezzogiorno

L'originale ordinanza firmata da Raffaele Ferraioli.
Non si salva Biancaneve vietata, con i nani, in tutto il paese

«Nani e Biancaneve abusivi», la lettera inviata dal Comune di  Furore

«Nani e Biancaneve abusivi», la lettera inviata dal Comune di Furore

SALERNO

La motivazione addotta dal sindaco non lascia spazio a diverse interpretazioni. I nanetti vanno abbattuti perchè causa «di alterazione dell’ambiente naturale». E qualora non si provvedesse a rimuovere i piccoli ornamenti da giardino, sarà l’amministrazione municipale di Furore ad intervenire con celerità. Eliminando, in danno, i famigerati nanetti. Il Comune ha già fatto partire le missive di avvertimento. Che, però, non hanno trovato d’accordo tutti i cittadini di Furore. «Mi è stata recapitata una lettera che preannuncia la rimozione abusiva di statuine da giardino perchè deturpano il paesaggio — conferma Vittoria Criscuolo, cittadina del paesino costiero ma soprattutto appassionata dei piccoli ornamenti da giardino— nel viale privato della mia abitazione, circa dieci anni fa, mio padre sistemò le statuine di Biancaneve e dei sette nani. Ora sarò costretto a rimuoverle altrimenti rischio addirittura una sanzione. Mi chiedo: se una persona vuole mettere nel proprio giardino una statua o una pianta deve chiedere l’autorizzazione al Comune?».

LA CITTÀ SOLIDARIZZA COI NANI - Ma l’impavida cittadina di Furore è disposta addirittura a sfidare il sindaco Ferraioli. «Vorrei sapere dal primo cittadino se non ritiene che il nostro paesino abbia problemi ben più gravi dei nanetti — insiste la Criscuolo — io sono disposta a pagare la sanzione che mi verra imposta dal Comune per l’orrendo crimine ambientale che ho commesso installando i nanetti, ma di certo non toglierò le statuine. Anche perchè rimuovendole non si vedrebbe un angolo di mare o una fetta di cielo, ma semplicemente un muro». Alle richieste avanzate dalla residente, il Comune non ha replicato: «Abbiamo attuato un piano in base alle norme del Put — precisano da Palazzo di Città— e quelle opere sono abusive rispetto al piano e vanno abbattute».

Michele Cinque
14 maggio 2010




Caso Gugliotta, il capo della Polizia: «Chiediamo scusa, eccessi fisiologici»

Corriere della Sera

Antonio Manganelli: c'è amarezza e rammarico, ma ci sono dei momenti di smagliatura, che noi sanzioniamo. Pedica (Idv): non dimentichiamo gli altri in carcere

ROMA - «Quando ci sono questi fatti, c'è amarezza e forte rammarico e voglia di scusarsi con tutti». Perché, «tra tanti uomini e donne straordinari che ogni giorno lavorano con ottimi risultati», ci sono «fisiologici momenti di smagliatura per i quali chiediamo scusa». Queste le parole del capo della Polizia Antonio Manganelli a commento del caso Gugliotta, il giovane picchiato a Roma da alcuni agenti durante la finale di Coppa Italia e ripreso in un video di cellulare finito in rete e poi inviato alla trasmissione tv di Raitre «Chi l'ha visto?». Il 25enne è stato scarcerato il 12 maggio e giovedì ha raccontato la sua storia (guarda il video).

«POSSONO ESSERCI ECCESSI»
- Il capo della Polizia ha parlato a margine della festa per il 158/mo anniversario della fondazione del Corpo celebrata in piazza del Popolo a Roma. «Ci sono uomini e donne straordinarie nelle forze di polizia che lavorano ogni giorno raggiungendo ottimi risultati - ha spiegato Manganelli - e naturalmente ritengo riprovevole, ma fisiologico, ogni atto che fuoriesce dall'ordinario svolgimento dell'attività. Possono esserci eccessi, manifestazioni che noi andiamo a sanzionare, sono brutte vicende delle quali ci assumiamo le responsabilità e per le quali chiediamo scusa». Possono esserci, ha aggiunto, «fisiologici momenti di smagliatura. Per prevenirli abbiamo costituito un anno fa la scuola della formazione e tutela dell'ordine pubblico che insegna buone pratiche anche attraverso la visione degli errori fatti. Il dialogo e la mediazione - ha sottolineato - è il migliore antidoto anche quando la protesta in piazza è vivace. Noi siamo in piazza per tutelare tutti, a cominciare da chi manifesta contro».

«NON DIMENTICATE GLI ALTRI» - Ma in carcere quella sera di Roma-Inter non ci è finito solo Stefano Gugliotta. «Non dobbiamo far calare la tensione dopo la scarcerazione di Stefano Gugliotta, ci sono in carcere delle persone incensurate, che non hanno mai avuto a che fare con la giustizia, e che da otto giorni si chiedono 'perché siamo quì?». Lo ha detto il senatore dell'Idv Stefano Pedica che stamattina ha riunito in Senato i familiari dei sette arrestati dopo la finale di Coppa Italia Roma-Interancora detenuti a Regina Coeli, Antonello Cori, Emiliano Giacomobono, Alessio Amicone, Emanuele Pecorone, Emanuele De Gregorio, Stefano Carnesale e Luca Danieli.

Secondo Pedica, considerando i tempi burocratici che sono serviti per la scarcerazione di Gugliotta, i sette «potrebbero già uscire in questo fine settimana, forse già oggi o domani. È stata fatta una retata di incensurati - ha aggiunto il parlamentare - O c'era il bisogno di fare numero, di arrestare 10 o 20 persone, o c'è certamente qualcosa che non va: sei di loro non hanno mai avuto a che fare con la giustizia. I capi d'imputazione sono ingiurie, resistenza e oltraggio. Li tengono in carcere perchè c'è il rischio di inquinamento delle prove, e che le tifoserie possano coprirli. Ma non si parla di partecipazione agli scontri: perchè in carcere non ci sono le persone che hanno lanciato i sassi, che magari sono schedati?».

Redazione online
14 maggio 2010



Il segreto genetico per vivere in Tibet senza problemi

Corriere della Sera 



Scoperti dieci geni, esclusivi dei tibetani, che permettono di adattarsi alle alte quote
GENI E POPOLI. Il segreto genetico per vivere in Tibet senza problemi



MILANO -
La differenza fra le genti del Tibet, che vivono e lavorano a circa 4.800 metri di altezza, e tutti gli altri popoli, compresi gli andini e gli etiopi che abitano altipiani e montagne a migliaia di metri sopra il livello del mare, sta in una decina di geni. Dieci geni che spiegano perché i tibetani riescono a sopravvivere a quelle altitudini senza i disturbi (tipo mal di testa, difficoltà di respiro, tachicardia o, ancora peggio, edema cerebrale fino a situazioni che possono mettere in pericolo la vita) che, invece, colpiscono i viaggiatori non allenati (ma anche scalatori professionisti). Non solo: spiegano anche perché i tibetani non soffrono di policitemia, cioè di un eccesso di globuli rossi nel sangue (prodotti in risposta alla mancanza di ossigeno) che si evidenzia, invece, in altre popolazioni che vivono ad alte quote.

QUESTIONE DI OSSIGENO - Nel corso dei secoli, gli abitanti del «Tetto del mondo» hanno selezionato una serie di geni, dieci appunto, che solo loro possiedono e che hanno a che fare con il trasporto o l’utilizzo dell’ossigeno da parte dell’organismo. Questi geni sono stati scoperti da un’équipe di ricercatori americani dell’University of Utah School of Medicine a Salt Lake City e cinesi della Qinghai University Medical School che hanno pubblicato la loro ricerca su Science. «È la prima volta – ha commentato Lynn B. Jorde dell’University of Utah – che abbiamo identificato geni che possono spiegare l’adattamento alle elevate altitudini».

Lo studio ha preso il via da un’idea di Josef T. Prchal , ematologo e internista all’University of Utah, esperto in pollicitemie, che ha preso contatto con Jorde: così una ricercatrice del laboratorio di quest’ultimo, Tatum S. Simonson ha organizzato una spedizione in Tibet per raccogliere campioni di Dna nella popolazione, in collaborazione con Ge Re-li, direttore del Research Center for High Altitude Medicine alla University of Qinhai a Xining. In totale sono stati prelevati campioni di sangue da 75 persone e, dopo l’eliminazione di quelli che appartenevano a persone con rapporti di parentela, ne sono stati analizzati 31 (sufficienti per ottenere risultati statisticamente significativi) per un totale di un milione di mutazioni genetiche.

GLOBULI ROSSI - Dopo un accurato confronto fra le varianti del Dna dei campioni prelevati dai tibetani con quelle di altre persone che vivevano ad altitudini più basse rispetto al livello del mare, sono stati appunto identificati dieci geni che hanno a che fare con il metabolismo energetico, l’emoglobina e il monossido di azoto che ha un ruolo nell’ossigenazione dei tessuti e nella prevenzione della policitemia. La comprensione di questi meccanismi non ha soltanto un valore conoscitivo: secondo gli esperti, potrebbe aiutare a mettere a punto nuove terapie per comuni malattie come l’ipertensione polmonare o l’edema polmonare e cerebrale che colpiscono persone in tutto il mondo.

Adriana Bazzi abazzi@corriere.it
14 maggio 2010

Il film di Cartier Bresson sulla guerra di Spagna

Nelle immagini , recuperate da un ricercatore spagnolo, rancio, addestramento e bombardamenti e feriti

Video

 
MADRID – Diciotto minuti recuperati dall’oblio, 72 anni dopo: è la durata di un film che si credeva perduto, girato da Henri Cartier Bresson tra i volontari americani della Brigata Abramo Lincoln durante la Guerra Civile spagnola. La pellicola è stata ritrovata da un ricercatore spagnolo, Juan Salas, dell’Università di New York, nell’archivio della Brigata. Cartier Bresson, fondatore dell’Agenzia Magnum, scomparso nel 2004, aveva colto scene di vita quotidiana dei volontari nelle pause della battaglia, nella valle dell’Ebro. 
 
RANCIO E COMBATTIMENTI - Il rancio, una sigaretta, l’addestramento fianco a fianco con i repubblicani spagnoli, la lotta con il freddo, senza divise e senza elmetti. Ma anche i bombardamenti, i feriti e le corsie d’ospedale. Nessun dubbio sull’autenticità della regia: esistono foto fatte sullo stesso terreno del documentarista all’opera. In tutto furono 2.800 gli americani che partirono per unirsi alle Brigate Internazionali in Spagna contro i franchisti. Il film, assieme ad altri due documentari del grande fotografo francese, saranno presentati alla Filmoteca Spagnola di Madrid il 27 maggio prossimo.

14 maggio 2010


L'Antitrust detta le regole a Google

Corriere della Sera


Per tre anni il motore di ricerca resterà separato dall'aggregatore di notizie. Più trasparenza sui ricavi

Gli «impegni» per non incorrere in sanzioni pubblicati sul sito dell'authority
L'Antitrust detta le regole a Google. Per tre anni il motore di ricerca resterà separato dall'aggregatore di notizie. Più trasparenza sui ricavi

Una schermata di Google News
Una schermata di Google News
MILANO - Google dà la sua disponibilità ad alcuni interventi e a una maggior trasparenza nell'ambito dell'indagine avviata per abuso di posizione dominante dall'Antitrust su Google News. Gli impegni, spiega una nota dell'Autorità, prevedono «il mantenimento per tre anni di un programma distinto per Google News idoneo a consentire agli editori di escludere i propri contenuti da Google News senza che tale scelta determini alcun effetto sull'inclusione degli stessi contenuti nel motore generale di ricerca di Google». Il colosso del web si impegna anche a comunicare «attraverso l'interfaccia della rete AdSense (il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario) disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online», ovvero il programma di affiliazione attraverso il quale i proprietari di siti internet possono vendere spazi pubblicitari utilizzando Google come intermediario.

VALUTAZIONI ONLINE - L'Antitrust pubblica sul suo sito gli impegni assunti dalle società Google Inc. e Google Ireland Limited per permettere ai terzi interessati di esprimere le proprie osservazioni nell'ambito dell'istruttoria avviata nell'agosto scorso per possibile abuso di posizione dominante. Il procedimento di valutazione degli impegni dovrà essere concluso entro il 30 settembre.

LA POSIZIONE DEGLI EDITORI - L'Autoritá guidata da Antonio Catricalà ha avviato una istruttoria sulla base di una segnalazione della Fieg: secondo la Federazione degli editori Google News aggrega i contenuti giornalistici di una molteplicità di editori secondo criteri non pubblici regolati da un algoritmo coperto da segreto industriale. «Le pratiche tecnologiche con cui Google forma i propri indici (ranking) dei contenuti riportati su Google News Italia e i propri indici di risposta alle queries degli utenti non sono trasparenti», indicava la Fieg secondo cui la mancanza di trasparenza procura danni agli editori che competono con Google nel mercato della raccolta pubblicitaria online.

Fieg infine, lamentava che l'editore di un sito di news non avrebbe la possibilità di controllare quali dei propri contenuti possano essere indicizzati e resi accessibili tramite Google News. Un editore avrebbe solo due opzioni: consentire al motore di ricerca Google di accedere liberamente al proprio sito e di raccogliere ed utilizzare i dati ad esso relativi anche per finalità di raccolta pubblicitaria, oppure vietare l'accesso al proprio sito ai sistemi automatizzati di Google, così escludendosi non solo da Google News ma anche dalla consultazione effettuata da tutti coloro che utilizzano detto motore di ricerca e dunque dai proventi pubblicitari che tale consultazione indirettamente produce.

Redazione online
14 maggio 2010

Omicidio Claps, Danilo Restivo: «Credevo che Elisa fosse viva»

Corriere della Sera

Da Bournemouth (Inghilterra) dove risiede si è detto «sereno» e di «non aver nulla di cui preoccuparsi»

POTENZA - «Pensavo che Elisa fosse ancora viva». Lo ha detto Danilo Restivo, unico indagato per la scomparsa e l’omicidio della studentessa di Potenza, Elisa Claps, nel 1993, ad una giornalista del programma di inchieste di Retequattro «Quarto grado».

L'INTERVISTA - Lo scrive venerdì «Il Quotidiano della Basilicata» anticipando i contenuti dell’intervista che andrà in onda domenica prossima. Da Bournemouth, località inglese in cui risiede da otto anni, Restivo si è detto deluso per l’atteggiamento della stampa nei suoi confronti. Ci sarebbe stata, secondo Restivo, «una corsa alla dichiarazione ufficiale di serial killer», volendo accostare il suo nome anche all’omicidio della coreana Oki Shin, uccisa a Bournemouth nel 2002. Restivo, che oggi ha 38 anni e vive con sua moglie, ha infine ribadito di essere «sereno» e di «non aver nulla di cui preoccuparsi». A quasi due mesi dal ritrovamento del cadavere di Elisa, lo scorso 17 marzo nel sottotetto della chiesa «Santissima Trinità» di Potenza, Danilo Restivo parla per la prima volta del giallo che lo vede coinvolto fin dal primo giorno.


14 maggio 2010



False mucche chianine: denunciati 91 allevatori

di Redazione

Mucche e vitelli nobilitati con falsi certificati alla razza chianina, la più pregiata e anche la più costosa. La rete di allevatori era diffusa in tutta Italia: il blitz dei Nas a Perugia




 

Perugia - Eravamo abituati a sentir parlare di falsi quadri d’autore, borse e scarpe copiate da quelle delle case di moda più in voga, orologi "taroccati". Ma nessuno immaginava che la fantasia dei falsari arrivasse anche alla carne da macello: le finte mucche chianine, che in realtà erano solo bovini meticci spacciati per purosangue. La truffa è stata scoperta dai carabinieri del Nas di Perugia, che hanno sgominato una banda di allevatori che vendeva capi di bestiame "contraffatti". Mucche e vitelli nobilitati con falsi certificati alla razza chianina, la più pregiata e anche la più costosa. I militari hanno denunciato alla magistratura 91 persone

Rete in tutta Italia La rete di allevatori era diffusa in tutta Italia e secondo le indagini ha commercializzato ben 440 capi. L’indagine, durata più di quattro mesi, era iniziata da alcuni accertamenti effettuati presso il "Consorzio produttori carne bovina pregiata delle razze italiane" di Perugia, dove gli ispettori del Nucleo umbro hanno individuato certificati di insemina