Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

martedì 13 aprile 2010

Paga la mensa ai bambini più poveri Ira degli altri genitori: "E' ingiusto"

La Stampa

La polemica ad Adro, nel Bresciano "Mangiare a scuola non è obbligatorio. Impossibile risovere così la questione". E l'anonimo imprenditore risponde
BRESCIA


E' polemica sulla notizia, diffusa oggi, dell’invio al comune di Adro, in provincia di Brescia, di 10mila euro da parte di un imprenditore anonimo a titolo di rimborso delle rette non pagate dalle famiglie in difficoltà della scuola elementare locale: il caso aveva suscitato scalpore nei giorni scorsi a seguito della decisione della giunta leghista, guidata dal sindaco, Oscar Lancini, di non far accedere alla mensa gli alunni delle famiglie morose. Oggi, alcuni genitori degli alunni che hanno sempre pagato le rette della mensa hanno espresso la loro contrarietà nei confronti del gesto: «Poiché la mensa non è un servizio - ha dichiarato una mamma fuori dalla scuola primaria - non è obbligatorio accedervi, mentre è obbligatorio pagare per entrarvi. E non si può certo risolvere così la questione perché a settembre si ripresenterà di nuovo».

L’ignoto benefattore, che si firma "un cittadino di Adro" ed ha fatto pervenire al comune lombardo un forfait che permetterà a tutti gli alunni in ritardo coi pagamenti di usufruirne sino alla fine di quest’anno scolastico, ha invece colto l’occasione per inviare al sindaco del suo paese una lunga lettera. «Sono figlio di un mezzadro - esordisce l’anonimo nella sua missiva, resa pubblica - che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni `miserevolì».

L’anonimo sostiene anche che «i 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché - conclude - il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso». Solidarietà a parte, anche la normativa sembrerebbe non dare ragione alla decisione della giunta di Adro: in base alla legge 176/2007, lo Stato ha infatti stabilito che il tempo dedicato al pranzo è scuola a tutti gli effetti. L’articolo 1 riporta che nelle «le classi funzionanti a tempo pieno con un orario settimanale di quaranta ore» deve essere considerato anche il «tempo dedicato alla mensa».


Calciopoli, Facchetti telefonò a Bergamo: "Metti Collina

Quotidianonet


Clima da stadio all'esterno e all'interno del tribunale dov'è terminata l'udienza del processo a Calciopoli. Nuovo appuntamento il 20 aprile, con il tecnico del Chelsea convocato come teste.
In quella sede saranno ascoltate le 75 nuove intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi


ASCOLTA LA TELEFONATA


Napoli, 13 aprile 2010


Sono settantacinque le intercettazioni “dimenticate di cui i difensori dell’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, hanno chiesto l’acquisizione ai giudici di Napoli. E coinvolgono nomi vecchi e nuovi del mondo del pallone made in Italy

Ore 9.00 - L'ex direttore della Juventus, principale indagato nel processo, è stato accolto dalle urla di incoraggiamento di una ventina di tifosi juventini, subito allontanati dalle forze dell’ordine in servizio.

Ore 10.30 circa - La difesa di Moggi ha chiesto oltre l'acquisizione delle 75 telefonate anche l’acquisizione di circa 3.000 ‘contatti’ telefonici con indagati da parte di dirigenti di societa’ (si tratta dei contatti ricavati dai tabulati anche relativi ai centralini dei club calcistici).

Ore 11.30 - Il giudice Teresa Casoria sembra intenzionata ad accettare la richiesta, rivolgendosi così al pm Narducci: "Le telefonate mi sembrano rilevanti".

Ore 12.00 - Sulla telefonata del 26 novembre tra Facchetti e Bergamo, nella quale il dirigente nerazzurro invita il designatore ad inserire Collina nella griglia per la gara Inter-Juventus, il colonnello Auricchio ha ammesso di non aver ritenuto all'epoca importante questa intercettazione.

Nello specifico c'è stato un vero botta e risposta tra Paolo Trofino, uno degli avvocati dell’ex dirigente generale della Juventus Luciano Moggi, e il colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio, uno dei principali investigatori che ha condotto le indagini su Calciopoli. Le domande del penalista all’ufficiale dell’Arma sono state poste presso l’aula 216 del nuovo tribunale di Napoli, dove questa mattina è ripreso il processo sul cosiddetto ‘sistema Moggi’. 

L’avvocato Trofino ha chiesto al colonnello Auricchio se anche l’ex presidente dell’Inter Giacinto Facchetti si recasse a casa dell’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo. “Se mi chiede di Facchetti, mi risulta - ha risposto Auricchio - non mi risulta di Moratti”.

Nel corso dell’udienza il legale di Moggi ha poi citato una telefonata del 26 novembre 2004, una di quelle non trascritte e non ancora oggetto di indagine. Nel corso della conversazione l’ex dirigente dell’Inter parla al telefono con Bergamo e gli chiede: “E allora per domenica?”. A questa domanda Bergamo, secondo quanto ricostruito dall’avvocato Trofino, ha risposto: “Facciamo un gruppo di internazionali così non rischiamo niente”. A questa affermazione la risposta di Facchetti è “va bene, metti dentro Collina”.

Ore 12.30 circa - Confida nell'acquisizione, da parte della IX sezione penale del tribunale di Napoli, delle nuove intercettazioni l'avvocato difensore di Luciano Moggi, Maurilio Trioreschi. "Credo che saranno acquisite - dice il legale – mi sembra questo l'orientamento". Così risponde l'avvocato alle domande dei giornalisti durante una pausa del processo ormai famoso come 'Calciopolì.

Ore 13.30 - Un gruppo di tifosi juventini, provenienti dalla provincia, sta manifestando con striscioni e bandiere davanti alla sede del Tribunale di Napoli dov'è in corso l'udienza del processo Calciopoli.

Ore 14.15 circa - La Procura non si oppone alle acquisizione delle 75 intercettazioni, questo quanto sottolineato dal pubblico ministero Giuseppe Narducci in chiusura dell'udienza: “In modo che possono essere vivaddio trascritte fedelmente e potremo così ragionare su dati veritieri''.

Ore 14.45 circa - L'udienza è stata rinviata al 20 aprile. In quella data sarà ascoltato come teste Carlo Ancelotti, attuale allenatore del Chelsea. Dopo il controesame del colonnello dei carabinieri Attilio Auricchio, il designatore arbitrale Paolo Bergamo, imputato assieme a Moggi, Giraudo, De Santis e altri, ha voluto rendere dichiarazioni spontanee per fare «chiarezza su molti aspetti.  "Sono quello che faceva le nomine - dice Bergamo - e il venerdì si trasformava nel maghetto«.

Una lunga difesa quella del designatore arbitrale per spiegare cosa fossero le cene che si tenevano a casa sua a Livorno prima delle partite di importanti club come Juventus, Milan, Inter, che gli sono state contestate come occasioni per fare il punto sulle strategie poco sportive. Successivamente i pubblici ministeri hanno rilasciato parere favorevole all'acquisizione agli atti del processo delle intercettazioni telefoniche, 75 in tutto, presentate dalla difesa di Luciano Moggi. Infine il presidente del tribunale, Teresa

Casoria ha aggiornato l'udienza al 20 aprile prossimo, quando in aula sarà presente a testimoniare l'allenatore Carlo Ancelotti.  "Abbiamo proposto fatti - commenta a fine udienza il legale di Luciano Moggi, avvocato Paolo Trofino - rispetto ai quali c'è stato risposto con valutazioni". Il riferimento è alle risposte date dal colonnello Auricchio in merito al mutato atteggiamento dell'arbitro De Santis nei confronti della Juventus dall'apertura delle indagini in poi. Comportamento che Auricchio ha definito  "desunto da attività investigative". Al termine dell'udienza Luciano Moggi, uscendo dall'aula, è stato accolto dagli applausi dei tifosi. I cori inneggianti all'ex dg della Juve continuano all'esterno del tribunale di Napoli.


Vicenza: morto operaio caduto in vasca con liquido refrigerante a -20 gradi

Corriere della Sera



Non ancora chiarita la dinamica dell'incidente. La tragedia, in uno stabilimento di Lonigo, non ha avuto testimoni. Vicenza: morto operaio caduto in vasca con liquido refrigerante a -20 gradi


VICENZA


Sebastiano Storti, 40 anni, sposato e padre di tre figli, è morto congelato dopo essere caduto in una vasca con liquido congelante a 20 gradi sotto lo zero. Il tragico incidente è avvenuto lunedì sera a Lonigo, in provincia di Vicenza, nello stabilimento chimico Zach System del gruppo Zambon. Ancora da ricostruire le cause esatte della tragedia, che non ha avuto testimoni. Martedì gli operai dell'azienda hanno scioperato per l'intera giornata per chiedere maggiori interventi sulla sicurezza. L'operaio, riferiscono i quotidiani locali, è stato trovato già privo di vita da alcuni colleghi, che non riuscivano a rintracciarlo in azienda. L'ingresso della vasca refrigerante, posta a tre metri da terra, avviene grazie a una stretta botola cui si accede attraverso una scaletta. Sarà l'indagine avviata dalla procura di Vicenza a far luce sulla dinamica dell'incidente.

DINAMICA - «La società sta prestando ogni fattiva collaborazione alle autorità competenti», sottolinea un comunicato dell'azienda, secondo la quale «non è chiara la dinamica dei fatti in quanto Storti, un esperto addetto alla manutenzione, in quel momento si stava muovendo autonomamente nella zona dello stabilimento interessata e non erano in corso anomalie negli impianti che richiedessero particolari interventi». Il corpo esanime dell'operaio specializzato (da sei anni dipendente dell'azienda) è stato ritrovato da un collega di turno «riverso all'interno di una vasca contenente circa 80 centimetri di liquido refrigerante - precisa la Zach System - La vasca, dove il liquido è mantenuto alla temperatura di -20 gradi, è interamente chiusa e vi si accede attraverso una botola larga 50x35 centimetri munita di portello e posta a circa tre metri d'altezza».

13 aprile 2010


Aereo investe lepre, Linate chiude

Corriere della Sera

Parlamentari di Pdl e Lega bloccati all'aeroporto. L'aereo costretto ad atterrare pochi minuti dopo il decollo

MILANO


Attimi di paura su un volo di linea in partenza dall'aeroporto milanese di Linate e diretto a Roma. L'aereo è stato costretto ad atterrare dopo pochi minuti dal decollo, perchè sulla pista, poco prima di alzarsi, intorno alle 14, una lepre è finita in uno dei motori, causandone l'esplosione.
A bordo del volo il vicesindaco Riccardo de Corato, alcuni parlamentari del Pdl: Giorgio Iannone e Viviana Beccalossi e il sindaco di Brescia Adriano Paroli, più una decina di altri parlamentari di Pdl e Lega, di rientro a Roma per i lavori di Montecitorio. La pista è rimasta chiusa dieci minuti, dalle 13,20 alle 13,30. I passeggeri sono stati fatti scendere e ricollocati sui voli successivi diretti a Roma. L'areo sarà sottoposto a controlli per verificare se è stato danneggiato dall'animale. «Abbiamo sentito un forte botto e subito dopo una violenta frenata», ha dichiarato all'agenzia AdnKronos Jannone. L'esponente del Pdl ha raccontato le fasi del singolare contrattempo sulla pista dell'aereoporto milanese, che poi è rimasta chiusa per alcuni minuti: «C'è stata tanta paura - ha detto ancora Jannone - e ora siamo qui, in attesa di un altro volo. Tra poco dovremmo ripartire...».
Redazione online
13 aprile 2010





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Emergency: da terroristi a prigionieri

Libero





Per Gino Strada l'arresto dei tre medici di Emergency, a questo punto, è diventato un sequestro. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, chiede di evitare polemiche politiche inutili. "Le dichiarazioni di Strada sul fatto che il caso dei tre medici arrestati si sia trasformato in un sequestro hanno il sapore di una polemica politica, che non aiuta innanzitutto i nostri connazionali" ha dichairato il capo della Farnesina non appena atterrato a Sarajevo dove si trova per una visita di stato in Bosnia. Frattini, però, si è affrettato a lanciare un messaggio tramite Facebook e Twitter per dire "non li abbiamo abbandonati". Il governo italiano, infatti, ha inviato sul luogo un consigliere giuridico dell'ambasciata italiana a Kabul, che è un magistrato italiano, per seguire direttamente le vicende delle investigazioni.

Tutti in piazza. Emergency e il suo fondatore, Gino Strada, stanno pensando a "una grande mobilitazione su scala nazionale per il fine settimana", dopo l’arresto di tre volontari dell’ospedale dell’ong a Lashkar Gah, nel sud dell’Afghanistan, sospettati di essere complici del presunto complotto per l'assassinio del governatore di Helmand. Lo ha confermato lo stesso Gino Strada al blog di Beppe Grillo.





La manifestazione si svolgerà in Piazza Navona, a Roma, dalle 14.30
.
Per manifestare vicinanza all’organizzazione, ha ricordato Strada, "la prima cosa è firmare l’appello che c'è sul sito di Emergency, una raccolta firme giusto per esplicitare questa solidarietà, questo non credere da parte dei cittadini ad accuse infamanti, a montature che mettono assieme varie spie, poliziotti, militari e criminali vari".

Ma il mistero attorno all'arresto dei tre medici italiani di Emergency, operanti nell'ospedale di Lashkar Gah, in Afghanistan, si infittisce. In una dichiarazione rilasciata ieri al quotidiano britannico Times, il portavoce del governatore di Helmand, Daoud Ahmadi, sosteneva che tutti e 9 gli arrestati avessero confessato: «Erano accusati di avere legami con Al Qaeda e i terroristi. Hanno riconosciuto il proprio crimine. Hanno detto che c'era un piano per compiere attentati suicidi negli affollati bazar, il compound del governatore Gulab Mangal, che volevano uccidere». Ma oggi il portavoce fa marcia indietro: «Il Times di Londra mi ha citato in modo sbagliato, soprattutto per il riferimento di un legame fra gli italiani e Al Qaeda e oggi ha chiesto scusa. Tutto quello che ho da dire è quello che ho dichiarato il primo giorno e non aggiungo altro perché le indagini sono ancora in corso».

Frattini contro il Times -  "Nella diatriba fra il 'Times' e il governo afghano non c'entro nulla - ha detto Frattini - Quindi sarà il 'Times' a   dover spiegare se c'è stato un misunderstanding o se hanno diffuso una notizia sbagliata. Non sta certo a me dirlo".

Una bufala
- Gino Strada ha liquidato la notizia di ieri come "una bufala. I tre non hanno nulla da confessare. Sono stati lì per anni a lavorare per curare gli afghani. Io ci ho lavorato. Sono persone su cui metto le mani sul fuoco".  Oggi, di fronte alla smentita afghana, i toni si accendono: "Non sappiamo nulla. Non abbiamo avuto nessuna informazione ufficiale. Le uniche notizie che circolano sono i deliri di quell'imbecille del portavoce del governatore di Helmand,
Non c'è nessuna notizia ufficiale".

L'arresto - Al momento dell'arresto, gli operatori di Gino Strada sono stati accusati di aver ordito un piano per uccidere il governatore della provincia meridionale di Helmand e di essere "coinvolti nel favoreggiamento" di attacchi kamikaze. Le manette sono scattate dopo il rinvenimento di cinture esplosive, granate e pistole in un magazzino di un ospedale di Lashkar Gah, la capitale di Helmand, dove si trovava il governatore. Quest'ultimo, Gulab Mangal, sostiene che l'azione sia stata finanziata dai talebani afghani rifugiatisi in Pakistan. I dipendenti di Emergency "stavano progettando a Lashkar Gah e l’obiettivo numero uno ero io stesso".

Maso Notarianni, responsabile della comunicazione per l'organizzazione e direttore di "Peacereporter", ha riferito che "uomini dei servizi segreti afghani e soldati dell’Isaf sono entrati nell’ospedale di Emergency e hanno prelevato quattro persone, tra le quali tre medici italiani. Quando li abbiamo chiamati al cellulare, ha risposto un ufficiale inglese che non si è identificato e non ha voluto dare spiegazioni di quanto accaduto. Per quanto ci riguarda, i medici sono stati sequestrati dall’Isaf". Secca la smentita del contingente della Nato, che ha reso noto che nessuno dei suoi uomini è coinvolto.  Anche se nel video di Ap - pubblicato senza audio per motivi di copyright - si vedono chiaramente uomini in divisa Nato. Sull'ipotesi di complotto, Notarianni ha aggiunto: "Inutile dire che il fatto che i nostri medici possano essere sospettati di ordire un complotto contro il governatore è assolutamente ridicolo".




La Farnesina
-  Dopo la notizia dell'arresto, il ministero degli Esteri si è subito attivato per conoscere la dinamica dell'episodio e le motivazioni dei fermi, pur specificando che i medici arrestati lavorano in una struttura umanitaria non riconducibile né direttamente né indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana. Il ministro Frattini ha poi commentato le dichiarazioni rilasciate dal fondatore di Emergency: "Il dottor Strada ha fatto un comizio politico, una conferenza stampa in cui accusa la coalizione e l’Isaf di uccidere vittime innocenti. Le forze italiane sono sempre state in prima fila contro il terrorismo e non certo contro le vittime innocenti. Questo tentativo di buttare fango sui nostri valorosi militari di pace, sui militari della coalizione è un tentativopolitico che io respingo con forza"

Immediata la replica: "Qualcuno lo considererà fango, io ritengo che i militari stranieri presenti in Afghanistan costituiscono dal 2001 una forza di occupazione. Questo è gettare fango? Sono lì a fare la guerra. Loro fanno il loro lavoro, che non c'entra niente col nostro. E noi facciamo il nostro che è cercare di portare a casa vite umane, non di sopprimerle". Al botta e risposta partecipa anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa che invita ad abbassare i toni: "Strada dovrebbe evitare di accusare il governo afghano, di gridare al complotto della Nato e di tirare dentro il governo italiano che non è stato informato di questa operazione. Sarebbe più saggio se, in attesa di sapere come sono andate le cose ,perché non ha conoscenza del caso specifico, prendesse intanto le distanze dai suoi collaboratori. Può sempre succedere di avere accanto, inconsapevolmente, degli infiltrati".

Collusione con i talebani - Il generale Fabio Mini, ex comandante della forza multinazionale Nato in Kosovo (Kfor), ha spiegato che Emergency è diventata un’organizzazione "scomoda e sgradita a molti" in Afghanistan e "anche in ambito Isaf aleggia il sospetto che l’associazione dia manforte ai talebani". L'arresto potrebbe rientrare nell'ambito di un controllo più generale su tutte le organizzazioni non governative, "e allora si potrebbe parlare quasi di routine". Ma dietro l'irruzione nell'ospedale potrebbero esserci i servizi segreti afghani, che, "a causa dei vecchi sospetti di collusione di Emergency con i talebani e probabilmente disponendo di informazioni mirate, vogliono dare un giro di vite contro l’azione sgradita di chi cura i feriti senza chiedere la carta d’identità e senza schierarsi".

10/04/2010








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Doppia goduria

Libero



L’ultima “ridotta rossa” del Mincio è caduta. Mantova si consegna al centrodestra dopo 64 anni. Il neo sindaco Nicola Sodano, professione architetto, vince il duello elettorale più importante dei ballottaggi 2010: con il 52,2% batte Fiorenza Brioni (47,8%), incassando mille voti in più dell’avversaria (11.821 contro  10.830). Mantova era l’ultima roccaforte rossa della Lombardia. Sopravvissuta e tutt’altro che inespugnabile. «Cara e bella Mantova, bentornata in Lombardia», esclama Roberto Formigoni.  Che la battaglia fosse a rischio sconfitta per il Pd, lo hanno provato gli affannosi comizi elettorali degli ultimi giorni, con i nomi dei leader saltati sul palco della centrale piazza Sant’Andrea: Fassino, D’Alema e per chiudere Bersani che ha completato l’en plein della iella. Forse il terzetto del vertice pidiessino non lo immaginava neanche da lontano, ma questa presenza affrettata e improvvisata  ha contribuito a far incavolare i mantovani storicamente indocili e molto restii a fare certe figure: mai dare l’impressione di essere il tizio che si fa condizionare. L’effetto boomerang è garantito.

E questo lo spiega bene anche il neosindaco arrivato trionfante e commosso al Sodano-Point allestito in piazza dei Mille (alle spalle del Due Cavallini), uno dei pochi ristoranti in città ad avere conservato la tradizione culinaria tipica. Dice Nicola Sodano: «La presenza dei tre leader nazionali è stato il chiaro segno della debolezza del Pd. I mantovani non hanno apprezzato e così anche la sinistra ha votato per me. Io che sono di centrodestra (PdL) mi sento orgoglioso di governare in una terra di centrosinistra. Una realtà che supera l’immaginazione, e la città delle persone perbene merita questa vittoria, perciò mi farò interprete della loro volontà».

 L’espugnazione c’è stata ed è avvenuta nonostante l’astensionismo, comunque in linea con quello nazionale: Mantova ha registrato la seconda caduta dell’affluenza alle urne in 15 giorni. Nel primo turno avevano espresso la propria preferenza il 70,24% degli aventi diritto, ovvero il 7% in meno rispetto ai votanti delle ultime consultazioni; il 59,93% ha invece imbucato la propria scheda nel turno di ballottaggio.

Antonio Pacchioni leghista storico e consigliere comunale a Marmirolo (paese del famoso lanciatore di cavalletto in testa a Berlusconi) ammette che questa clamorosa sconfitta del Pd non era così scontata, dato che «anche nella passata legislatura, sebbene i mantovani avessero espresso malcontento nei confronti del precedente sindaco, alla fine erano tornati a votarlo. Sarebbe falso negare che anche stavolta il timore serpeggiava. Però un ruolo fondamentale lo hanno giocato le pubbliche dimissioni (alla vigilia del voto) di Benedetta Graziano dell’Idv». L’assessore all’Informatica della ex giunta Brioni e segretario del partito di Di Pietro è sospettata di avere falsificato le firme, e in diretta sul palco, alla presenza di Tonino si è dimessa.

Dopo qualche giorno ha ritirato tutto ma ormai il patatrac era fatto». Al consigliere Pacchioni (il Carroccio ha contribuito alla vittoria con un 10%) fanno eco i leghisti d’origine padana che in questi giorni hanno allestito i gazebo in città, banchetti gemellati col PdL. In coro rievocano un detto virgiliano puro:  «Mantuan larg ad buca e stric de man/ mantovani larghi di bocca e stretti di mano. Ai banchetti sono venuti in tanti, anzi tantissimi. Tutti a lamentarsi dell’attuale amministrazione e a promettere il voto al centrodestra. Però si sa, i proverbi sono la saggezza e guai a trascurarli. Ma stavolta ha vinto la parola data, largamente». E questo nonostante l’informazione locale, incarnata dalla secolare Gazzetta di Mantova (gruppo L’Espresso), da sempre sostenga la campagna del centrosinistra. Tanto che il quotidiano è stato ribattezzato  dai mantovani stessi (a prescindere dal colore di appartenenza) “la Pravda”.

A sentire chi ha votato, le cause del ribaltone sono infinite: la magnifica città di Virgilio costretta al tepore di Bella Addormentata da governi che pensando a gestire unicamente il loro potere, l’hanno obbligata all’isolamento. Le vie di comunicazione sono un disastro, manca una linea ferroviaria che consenta di raggiunge le città vicine in tempi accettabili. La città è  isolata dalle province vicine, mentre il centro storico inaccessibile ha ucciso la stragrande maggioranza dei negozi e di tante boutique. I commercianti sono sul lastrico, anche a causa di tre enormi ipermercati cresciuti come funghi a ridosso della città.

Tutto in un asse perfetto fra classe dirigente locale e Coop rosse. La fu politica di centrosinistra è, secondo gli elettori di Sodano, colpevole di avere mortificato lo slancio turistico di Mantova e delle sue meraviglie architettoniche e paesaggistiche. Il turismo in terra gonzaghesca si traduce (e riduce) infatti nei sette giorni settembrini dedicati al Festivaletteratura: parata politico-intellettualistica di scrittori, pensatori e opinion maker rigorosamente rossi. I mantovani si sono stancati e cominciano a a essere irritati anche dall’invasione straniera. Non va giù a nessuno che l’ortolano di viale Gramsci o il salumaio di corso Pradella siano stati soppiantati dal fruttivendolo “Asia & Afrika” e dalla gastronomia turca, persiana, araba. Se vuoi fare cambiare idea sulla politica a un mantovano, mettigli nel piatto Kebab al posto dei tortelli di zucca.

di Cristiana Lodi Ha collaborato Marco Mari
13/04/2010




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Genova ricorda Quattrocchi Bornacin contro i volontari di Emergency

IL Secolo xix


«L’importante è che la città non dimentichi Fabrizio»: ha detto così, la sorella di Fabrizio Quattrocchi, il bodyguard ucciso in Iraq il 14 aprile del 2004, nel giorno della sua commemorazione, patrocinata dal Comune di Genova. Nel corso della manifestazione, organizzata dall’associazione sportivo-culturale Fabrizio Quattrocchi, è stato proiettato un filmato di fotografie di famiglia e delle immagini del rapimento.

«Vogliamo ricordare lui e le vittime del terrorismo e raccontarlo com’era, senza le etichette che la stampa gli ha appiccicato», ha affermato Graziella Quattrocchi, presidente dell’associazione; sulle polemiche ha detto che non le interessano, che il suo obiettivo «è fare conoscere la storia contemporanea e incontrare i ragazzi delle scuole».

Alla cerimonia, nel corso della quale è stato letto anche un messaggio del presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed è intervenuto il giornalista Toni Capuozzo, oltre a parenti e amici, c’erano il senatore Giorgio Bornacin (Pdl), una ventina di studenti dei licei classici Mazzini e King e una rappresentanza del gruppo Genova Centro degli Alpini, in quanto Quattrocchi fece il militare proprio in questo corpo militare.

A margine della cerimonia, Bornacin ha parlato dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan (in fondo alla pagina, il link per leggere le ultime notizie sulla vicenda): «Qualche collusione con i terroristi devono averla avuta». Criticando l’assenza delle istituzioni locali alla commemorazione di Quattrocchi, Bornacin ha aggiunto: «Scommetto che sabato il sindaco Vincenzi andrà in piazza a firmare per la liberazione dei tre volontari di Emergency»; poi ha nuovamente chiesto che a Quattrocchi venga intitolata una strada del capoluogo ligure.

Su questo punto, il vicesindaco di Genova, Paolo Pissarello, ha spiegato che solo a dieci anni dalla morte di Quattrocchi il Comune potrà eventualmente valutare se intitolare una strada alla sua memoria: «La vicenda, come tutti ricordiamo, ha colpito gli italiani, ha avuto fasi difficili e c’è stato un lungo accertamento della magistratura per capire perché fosse lì - ha detto Pissarello - L’accertamento si è concluso poco tempo fa, affermando la figura del lavoratore e non del mercenario. Ora la figura può essere liberata, quindi in futuro si può riconsiderare l’intitolazione di una strada, all’interno delle regole».

Pissarello ha sottolineato che devono passare dieci anni dalla morte di una persona e che, «per esempio, Guido Rossa non ha una strada. Le cose devono essere sedimentate e c’è una competenza dell’ufficio Toponomastica e dell’assessorato dell’Anagrafe».

Polemiche sull’assenza delle istituzioni

Proprio l’assenza delle istituzioni, evidenziata da Bornacin, ha creato polemiche durante la cerimonia. Polemiche cui Pissarello ha replicato dicendo che non è pervenuto nessun invito ufficiale al Cerimoniale del Comune: «L’ufficio del Cerimoniale non ha ricevuto nessun invito ufficiale alla partecipazione, mentre il patrocinio è stato chiesto dalla famiglia e il Comune lo ha concesso. Patrocinio e partecipazione sono due cose separate».

Pissarello ha aggiunto che il patrocinio è stato concesso perché si tratta di «un evento di rilevanza pubblica, in linea con lo sviluppo della vicenda».

Quanto al pagamento di 465 euro per l’affitto della sala da parte dell’associazione sportivo-culturale Quattrocchi, il vicesindaco ha spiegato che «la sala viene data, ma ha un costo, a meno che non sia il Comune a organizzare o coordinare un evento. Insomma la regola è una».

La sorella di Quattrocchi, presidente dell’associazione, non ha voluto commentare la questione: «Non vorrei parlarne, non è importante».

Il consigliere comunale della Destra, Giorgio Bernabò Brea, ha detto che «in teoria si paga sempre un affitto per le sale del Comune, in questo caso, però, lo trovo di cattivo gusto. Sarebbe interessante sapere se pagano sempre tutti quelli che organizzano un cocktail un giorno sì e uno no».





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Il Papa vedrà le vittime degli abusi"

La Stampa

Vaticano: l'incontro lontano dai media
CITTA' DEL VATICANO


Il Papa è disposto ad incontrare le vittime degli abusi sessuali da parte di religiosi, ma «in un clima di raccoglimento e riflessione, non sotto una pressione di carattere mediatico». Lo ha detto il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, illustrando il programma del viaggio del Papa a Malta, sabato e domenica prossimi. Il Vaticano sta gradualmente adottando misure concrete per affrontare la questione della pedofilia.

Lo precisa il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in merito alle novità preannunciate in questi giorni. «Procediamo con un cammino graduale, che tiene conto delle esperienze che si vengono facendo e delle competenze diverse che vengono chiamate in causa», ha spiegato Lombardi rispondendo alle domande dei giornalisti in un briefing dedicato al prossimo viaggio del Papa a Malta.

«Le piste su cui ci si può attendere iniziative concrete sono le visite apostoliche, l’ascolto o l’incontro con le vittime e l’approfondimento delle misure di prevenzione e risposta», ha spiegato il gesuita.

Quanto alla guida sulle procedure canoniche relative alle accuse di pedofilia, pubblicata ieri sul sito della Santa Sede, Lombardi ha precisato: «Non abbiamo pensato di fare una rivoluzione epocale della situazione. I giornalisti hanno chiesto chiarimenti e li abbiamo dati. È utile per capire meglio una situazione che può essere confusa per l’accumularsi di domande e interventi». Al cronista che domandava se il Vaticano si sente «sotto assedio» per le critiche dei mass media, Lombardi si è limitato a rispondere: «Io non mi sento sotto assedio e non ho espresso questo atteggiamento».

Intanto oggi sono comparse scritte oscene a sfondo sessuale «così offensive da non poter essere riportate» sui muri della casa natale di papa Benedetto XVI, nella cittadina bavarese di Marktl am Inn (Sud). Lo scrive oggi il giornale locale Augsburger Allgemeine. Il riferimento, ha spiegato un portavoce della polizia dell’Alta Baviera, è allo scandalo pedofilia che sta scuotendo la Chiesa cattolica.




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Niente mensa ai bimbi morosi Un benefattore salda il debito

Quotidianonet

Lieto fine nel Comune di Adro (Brescia) dove la giunta leghista aveva precluso il servizio a 42 alunni figli di famiglie non in regola con il pagamento delle rette. Un anonimo ha deciso di pagare i 10mila euro di arretrati

Brescia, 13 aprile 2010



Inaspettato epilogo della vicenda della mensa scolastica nel Comune di Adro (Brescia) dove la giunta leghista, subito dopo il rientro dalle ferie pasquali, aveva precluso il servizio a 42 bambini figli di famiglie (in larga maggioranza immigrate) non in regola con il pagamento delle rette. Un cittadino del luogo che ha preferito rimanere anonimo ha messo mano al portafogli e saldato il debito - quasi 10mila euro - scrivendo una dura lettera al Comune.

"Io non ci sto (è il titolo della missiva) sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i primi anni di vita in una cascina come quella del film 'L'albero degli zoccoli'. Ho studiato molto e ho ancora intatto il patrimonio di dignità, inoltre ho guadagnato soldi per vivare bene. Per questo ho deciso di saldare il debito dei genitori di Adro".

La lettera è stata distribuita poi fuori da scuola dove era in corso una manifestazione di protesta con tanto di striscioni da parte di molti genitori italiani. In uno scritto firmato da 200 persone recapitato durante il weekend al sindaco, al provveditore e al dirigente scolastico si legge: "Noi genitori adempienti non siamo obbligati a sostenere i figli di genitori inadempienti. Non siamo un ente assistenziale facciamo fatica anche noi a fare quadrare i conti ma è un dovere pagare un servizio".

"Voglio urlare che non ci sto - scrive l’anonimo benefattore, che ha precisato di non essere comunista e di avere votato Formigoni alle elezioni - ma per non urlare e basta ho deciso di compiere questo gesto che vorrà dire poco ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani". E ancora: "Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cuninato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma a casa è assitita da una signora ucraina. I miei compaesani in poco tempo si sono dimenticati da dove vengono - continua - mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intollranza di un passo all’anno".

Nella lettera l'anonimo si chiede: "ma dove sono i miei sacerdoti? sono forse disponibili a barattare la difesa del crocefisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande in casa poi possiamo fare quel che vogliamo?".

Le stilettate raggiungono tutti: "Ma dov’è il segretario del partito che ho votato e vuole chiamarsi ‘partito dell’amore'?; "Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo che ci diano le loro dichiarazioni dei redditi degli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei essere io a pagare anche per loro.

Non vorrei che il loro reddito o tenore di vita venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro al mese (regolari). Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi della mensa? I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione del servizio tra 20-30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone nella casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? Non ditemi che verranno i nostri figli perchè il senso di solidarietà glielo stiamo insegnado noi adesso. È anche per questo che non ci sto". 

Fonte Agi




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Evasione fiscale: nella 'lista svizzera' ci sono anche i nomi di 10mila italiani

Quotidianonet

Tanti sarebbero i correntisti nella lista sottratta da un ex dipendente alla Hsbc e ora in possesso del procuratore di Nizza: la Procura di Torino ha chiesto e ottenuto di poter consultare con una rogatoria

Roma, 13 aprile 2010


Sarebbero 10mila, a quanto apprende l’Adnkronos, i correntisti italiani, sospettati di evasione fiscale, presenti nella lista di nomi sottratta dall’ex dipendente Hervè Falciani alla divisione svizzera di Hsbc, e ora in possesso del procuratore di Nizza Eric de Montgolfier.

Una lista che la Procura di Torino ha chiesto e ottenuto di poter consultare con una rogatoria che sarà soddisfatta, a quanto si apprende entro 20 giorni, dal Procuratore di Nizza, Eric de Montgolfier.

BANKITALIA: ENTRATE IN CALO - Entrate tributarie in calo nel primo bimestre dell’anno: nei mesi di gennaio e febbraio sono state pari a 53,479 miliardi di euro, in calo rispetto ai 54,892 del primo bimestre del 2009. E’ quanto emerge dal Supplemento al Bollettino statistico di Bankitalia su “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. A febbraio le entrate sono state pari a 24,670 miliardi in calo del 2,1% rispetto ai 25,217 mld di febbraio 2009. A gennaio di quest’anno erano state pari a 28,809 miliardi.




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Servono 23 milioni per il Colosseo