Evoluzione a Sinistra

Evoluzione a Sinistra

domenica 25 ottobre 2009

Noi autisti li portiamo ovunque, ma non siamo investigatori»

Il Messaggero

di Francesca Filippi


ROMA (25 ottobre) - Ieri gli uffici della Regione Lazio erano parzialmente deserti: il sabato non si lavora. Ma si è tenuta lo stesso una riunione straordinaria di maggioranza. Sfilano gli assessori, fanno tutti quadrato: «L’azione di buon governo non si discute». «C’è un problema politico da risolvere», taglia corto l’assessore alle Risorse Umane, Marco Di Stefano.

«Siamo amareggiati e dispiaciuti per la vicenda umana - ammette Daniela Valentini, titolare dell’Agricoltura - perché Piero ha lavorato bene. Ora dobbiamo far capire agli elettori che quello del Lazio è stato ed è ancora un buon governo». Bocche cucite, invece, tra i dipendenti. Dei 60 autisti impegnati tra Consiglio e Giunta, sul piazzale ieri ce n’erano cinque. «Per noi è stata una doccia fredda - dicono in coro, rimanendo nell’anonimato - Abbiamo subito pensato ad una sorta di “Laziogate 2”, guarda caso mancano pochi mesi al voto. Invece, non è così. Se resta o molla non sta a noi dirlo, non ci cambia nulla, rimane però lo sgomento. Se lo portavamo in giro? Noi li portiamo dappertutto, ma non siamo investigatori».

Valentina Argenti da 40 anni consegna ogni giorno i giornali all’ufficio di Presidenza: «Sentivo malumori - racconta la donna che ha l’edicola in zona - ma erano lamentele su come Marrazzo amministrava l’ente. Sulla sua vita personale, invece, mai un’illazione». Giovanni è una delle 60 guardie giurate della Regione: «Una botta così chi se l’aspettava? Se non ha “peccato” dal punto professionale, Marrazzo dovrebbe restare, anche se non credo abbia la serenità per proseguire». Ma c’è anche il dramma di centinaia di collaboratori con contratti a termine: «Se va via Marrazzo - afferma una di loro - a molti di noi cambierà la vita».






Don Santoro sposa la donna nata uomo "Il matrimonio verrà annullato, ma non da noi"

di Redazione


Firenze - Sandra Alvino 64 anni, nata uomo e ora donna, e Fortunato Talotta, 58 anni, si sono sposati davanti a don Alessandro Santoro, il parroco della comunità delle Piagge, un quartiere alla periferia di Firenze. I due, già sposati civilmente da 25 anni, non hanno pronunciato il classico 'si'' ma si sono scambiati gli anelli e hanno ricevuto la benedizione dal sacerdote al quale da molto tempo avevano chiesto di potersi unire in matrimonio in chiesa.

Due anni fa il matrimonio religioso venne bloccato dall' allora arcivescovo di Firenze, cardinale Ennio Antonelli e, secondo quanto si è appreso, anche l'attuale vescovo, Giuseppe Betori avrebbe chiesto a don Santoro di non fare la cerimonia. Secondo la Chiesa il loro matrimonio non è valido in quanto il canone 155 del diritto canonico richiede l'eterosessualità. Alvino, oltre 30 anni fa, si sottopose ad un'operazione per il cambio di sesso. Testimoni dei due sposi sono stati Massimo Caponnetto, figlio dell'ex giudice di Palermo Antonino e la moglie Gianna Barucci. Entrambi conoscono gli sposi e don Santoro da molti anni. La cerimonia si è svolta nei locali della comunità davanti a circa 200 persone molte delle quali non sono riuscite a trattenere le lacrime durante la lunga omelia.

Don Santoro "Sandra e Fortunato, così come il sottoscritto, sono consapevoli che, quando l'atto sacramentale di arriverà in diocesi, verrà annullato, ma non sarà annullato per noi, per questa comunità, agli occhi di Dio", ha detto don Alessandro Santoro, prima di impartire la benedizione finale del matrimonio. Santoro ha voluto chiudere la lunga celebrazione con una canzone di Fabrizio De André, 'Smisurata preghiera', quasi per fare proprie le parole del cantautore "in direzione ostinata e contraria". Un modo per dire di essere consapevole che anche per lui, quasi certamente, ci saranno delle conseguenze. "Ma io, da sempre, ho obbedito fino in fondo a questa comunità, così come obbedirò - ha aggiunto riferendosi alla curia ed al vescovo Giuseppe Betori - da domani a qualunque cosa sarà decisa".

Quindi, rivolgendosi alla sua comunità, ha aggiunto: "non permetterò a nessuno di fare niente che sia in senso contrario a ciò che verrà deciso". Poi, prima di salutare gli sposi ai quali la comunità ha preparato un rinfresco, ha detto: "Ora ho bisogno di rimanere da solo". Più volte durante l'omelia Don Santoro si è fermato, chiaramente emozionato, ribadendo che la decisione di celebrare il sacramento "non è per fare un gesto di rottura e di ribellione e di 'sfida' nei confronti dell'autorità della Chiesa ma per fare un gesto di fedeltà e di obbedienza profonda a Dio e al vostro amore, un gesto di accoglienza e di verità". La decisione della Chiesa, per la quale "gli atti canonici sarebbero nulli, ed hanno il potere per dichiararlo", secondo il parroco delle Piagge "é sbagliata" e, citando don Lorenzo Milani, ha proseguito spiegando che "si è veramente obbedienti solo quando si ha il coraggio della franchezza e dell'accoglienza". Tuttavia la decisione della Chiesa "non cambia la realtà: voi siete una coppia di credenti - ha aggiunto - che vive nella chiesa il suo essere coppia e questo il Dio della Vita benedice e accarezza". Nel corso dell'omelia il sacerdote oltre a don Milani ha citato Alex Lang, il leader dei Verdi suicidatosi 14 anni fa a Firenze, il vescovo Tonino Bello "uno dei pochi vescovi italiani che probabilmente aveva un briciolo di fede", l'arcivescovo brasiliano Helder Camera e Fabrizio De André.


Marrazzo, la moglie disperata: "Ora rispettate il nostro dolore"

La Stampa

Ira del suocero contro il governatore
GUGLIELMO BUCCHERI
ROMA

Vi chiedo rispetto, non fatemi dire altro, potete capire come mi sento», sussurra al telefonino Roberta Serdoz. Dopo lo choc di due sere fa, quando il marito pochi attimi prima della diretta tv per «Linea notte», le anticipa al telefono la tempesta che sta arrivando, la moglie di Piero Marrazzo si chiude a riccio. E con lei tutta la sua famiglia. «Se cercano la famiglia Marrazzo dire che non c’è nessuno...», è il passaparola alla sbarra che apre sul complesso, ville e piscina, a due passi da Roma. L’ormai ex governatore del Lazio e la moglie Roberta vivono qui, sulla collina di Colleromano, via Tiberina, zona nord della Capitale. Vivono, o meglio, vivevano perché fino a sera inoltrata della scorta di Marrazzo nessuna traccia.

In casa, cancello numero 25, c’è rabbia, amarezza, voglia di staccare l’interruttore con il mondo. Stesso corto circuito di emozioni pochi metri più in là, cancello 26, la villetta dei genitori di Roberta, giornalista del Tg3 e mamma di una bambina piccola. La famiglia Serdoz appare come un muro invalicabile, agli estranei e, adesso, anche a chi è finito travolto da un’onda troppo alta per non trascinare con sè gli affetti. La sbarra all’ingresso si alza e si abbassa senza soluzione di continuità. Oltre cinquecento persone vivono all’interno del parco di Colleromano e, adesso, gli sguardi, discreti, cercano di interrogare le prossime mosse di una famiglia «ferita». Lei, Roberta, risponde al cellulare, ma lo fa con tono basso e sofferente: «Rispetto, per favore, vi chiedo rispetto». Più rumorosa la reazione del papà che usa la voce grossa e rabbiosa e punta l’indice contro il genero. «E’ arrabbiato, furioso, fuori di sè...», racconta chi ne ha raccolto l’umore.

La famiglia Marrazzo è spezzata, quella Serdoz unita e granitica. Poco importano alla moglie del Governatore parole come perdono o comprensione. Adesso, è il momento di difendere la propria dignità. «Roberta, domani, sarà al suo posto di lavoro, scrupolosa e professionale come sempre», fanno sapere i colleghi della redazione Rai, gli stessi che ne hanno raccolto lo stupore quando, giovedì sera, pochi attimi prima della diretta tv per «Linea notte» la telefonata del marito le annunciava la tempesta. A Colleromano, il traffico all’ingresso della zona immersa nel verde è intenso. «Di solito Marrazzo torna a casa verso le dieci», assicura un signore. Le dieci sono passate da un pezzo, ma dell’auto blu nessun segnale e, così, sarà per tutta la notte perché Marrazzo non farà rientro al numero 25. Roma si interroga, lo stesso fanno gli abitanti del piccolo borgo a nord della Capitale. Al bar di Riano, zona Belvedere, c’è chi continua a non credere a quanto letto sui giornali o ascoltato alla radio.

«Lo vedo qua da dieci anni, trovatemi una persona più garbata di lui. E, poi, quando è in compagnia della moglie e della figlia: un quadretto perfetto», racconta un passante. Dal caffè alla guardiola di Colleromano, lo spartito è lo stesso. «Non passa Natale che non ci preceda negli auguri. Non ricordo un suo gesto fuori dalle righe o una parola fuori posto», così una signora di mezza età. Lui, Marrazzo, è lontano. Il tempo sembra non passargli mai, le ore lo inseguono come macigni. A Villa Piccolomini, di prima mattina, ha aspettato il verdetto del vertice della sua maggioranza, la svolta che lo porterà nel primo pomeriggio ad annunciare il passo indietro. Poi, lo stress, le vertigini, i lievi sintomi di piccoli malori (le indiscrezioni si sprecano): la vita di Marrazzo è capovolta. «E pensare che era tornato da un viaggio ai tropici in estate molto rilassato e carico», raccontano dal suo staff. Un’estate che, documenti alla mano, era stata già segnata dai ricatti.

«A luglio in realtà si era lamentato per un clima politico fin troppo arroventato e aveva cominciato a dire che forse non voleva ricandidarsi», raccontano voci di palazzo. Ma queste riflessioni le faceva tre mesi fa. Adesso a Colleromano è sera inoltrata. «Rispettattemi», così la signora Marrazzo. Con lei, il padre e la madre e la bambina. Due villette vicine, confinanti, una casa sola. «Non ci posso credere, quello che è accaduto è incredibile...», è la voce dei vicini.


Se la Terra si surriscalda colpa del Sole: l’uomo non c’entra"

di Stefano Lorenzetto


Come smascherare la più colossale bufala del secondo millennio (anche del terzo) e vivere tutti felici e contenti. L’Ipcc, Intergovernmental panel on climate change, il foro intergovernativo sul mutamento climatico istituito dalle Nazioni Unite allo scopo di studiare il riscaldamento globale del pianeta, non avrebbe capito nulla. E pensare che nel 2007 gli hanno pure conferito il premio Nobel... I rapporti di valutazione periodicamente diffusi dall’Ipcc, che sono alla base di accordi internazionali come la Convenzione dell’Onu sui cambiamenti climatici e il mitico Protocollo di Kyoto, sarebbero carta straccia, più o meno.
L’Ipcc ritiene che il riscaldamento globale della Terra vada attribuito per il 92,5% ai gas serra prodotti dall’uomo, in primis all’anidride carbonica, e per il 7,5% al Sole. Tutto sbagliato. Semmai sembrerebbe vero il contrario: è il Sole che modifica il clima e surriscalda il pianeta, non l’anidride carbonica e le schifezze emesse dai veicoli e dalle industrie, che incidono sull’innalzamento delle temperature in misura marginale. Quindi la pretesa del Protocollo di Kyoto di abbassare del 5% entro il 2012 i valori di anidride carbonica rispetto alle emissioni che si registravano nel 1990, con la speranza che le colonnine di mercurio dei termometri si comportino di conseguenza, non è soltanto ardua: è soprattutto inutile. Perché il Sole se ne impipa altamente delle umane decisioni.
A dirlo è il professor Nicola Scafetta, uno scienziato di 39 anni originario di Gaeta, che nel 1998, dopo essersi laureato in fisica a Pisa, se n’è andato a continuare i suoi studi in un’università del Texas e poi s’è trasferito a far ricerca e a insegnare al Free-electron laser laboratory della Duke University, uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti, fondato nel 1838 a Durham, nella Carolina del Nord. Scafetta è membro dell’Acrim (Active cavity radiometer irradiance monitor), centro mondiale di studio dell’irradianza solare associato alla Nasa, l’ente spaziale americano. Insomma, è uno di quelli che da noi vengono definiti «cervelli fuggiti all’estero», anche se non gli piace essere chiamato così: «Non mi sento per niente un fuggitivo. Espatriare allo scopo di confrontarsi a livello internazionale è quasi un dovere per chiunque voglia fare scienza in modo serio».
Alcuni osservatori ritengono che Scafetta possa legittimamente aspirare a diventare premio Nobel per la fisica nel 2035. Per capire il motivo del lusinghiero pronostico, basta leggere la presentazione del suo lavoro fatta dall’Us Environmental protection agency: lo scienziato italiano è l’unico al mondo ad aver elaborato una previsione scientifica sull’evolversi delle temperature planetarie da qui al 2100. Se le temperature seguiranno la sua previsione, continueranno a diminuire fino al 2030 per poi aumentare di nuovo fino al 2060. Ma già dal 2035 si potrà dire se si saranno comportate o no «alla Scafetta». E, in caso affermativo, sarà stato il nostro connazionale ad aver indicato a tutti come affrontare un problema altrimenti inintellegibile. Finora gli studiosi mondiali si sono accontentati di presentarci in proposito soltanto «scenari», che stanno alla scienza quanto i «se» stanno alla storia. Ma, come la storia non si fa con i «se», così la scienza non si fa con gli «scenari».

In parole semplici, di cosa s’è occupato?
«Ho simulato sistemi fisiologici per la diagnosi di ipossia e iperossia in pazienti a rischio».
Che c’entrano la diminuita e l’aumentata concentrazione di ossigeno nei tessuti del corpo umano? Pensavo che lei s’occupasse di clima.
«Anche. In realtà mi occupo di applicare modelli statistici a sistemi complessi non lineari, come quello che ho appena detto o come, appunto, le influenze del Sole, più precisamente dell’intero sistema solare, sul clima terrestre».
Oggi il «politicamente corretto» afferma che è l’uomo, con le sue emissioni di gas serra, a governare, anzi a sgovernare, il clima. Lei invece sostiene che è l’intero sistema solare, ho afferrato bene?
«A teorizzare che l’uomo governa il clima, e a essere stato insignito del premio Nobel per tale teoria, è l’Intergovernmental panel on climate change. Ma si ricordi che fu, quello dato all’Ipcc, un Nobel per la pace, non per la scienza. Secondo questi signori, il nostro pianeta rischia di raggiungere un punto di non ritorno se non s’interrompono al più presto le emissioni di CO2».
Cioè di anidride carbonica. E invece lei non crede a questo rischio?
«La Terra in passato, nel periodo cosiddetto Cambriano, 500 milioni d’anni fa, ha avuto già occasione di raggiungere questo presunto punto di non ritorno, quando la concentrazione di CO2 fu non 1,2 volte superiore ai livelli pre-industriali, com’è oggi, bensì 20 volte, diconsi 20, più elevata. Purtroppo l’umanità non misura gli eventi col metro della storia, in questo caso preistoria, ma con quello della cronaca. Senza rendersi conto che un secolo o due secoli sono niente, sul calendario del tempo. E gli eventi climatici seguono il calendario del tempo».
Com’è che all’Ipcc sono giunti alle loro conclusioni, a suo avviso avventate per non dire totalmente sballate?
«Fondandosi su modelli climatici chiamati General circulation models, che sono stati poi usati per fare proiezioni nel corso del XXI secolo, assumendo diversi scenari possibili. Questi modelli furono sviluppati prima del 2004, quando si credeva che la temperatura del pianeta fosse rimasta quasi costante nei mille anni precedenti all’era industriale. La credenza ebbe origine da un’analisi statistica effettuata nel 1998 da uno studioso, Michael Mann. Oggi sappiamo che è completamente errata. Inoltre, i cambiamenti climatici sono fortemente condizionati dalle nuvole, dal vapore acqueo, che è in assoluto il principale gas serra, e dalle correnti oceaniche, e i modelli attuali non tengono correttamente conto di questi contributi. I modelli hanno predetto un riscaldamento continuo della Terra in concomitanza con una continua crescita di CO2 durante gli ultimi dieci anni, ma questo riscaldamento non s’è avuto né negli anni dal 1940 al 1975, cioè in pieno boom industriale, né negli ultimi otto anni: in entrambi i periodi s’è osservato un raffreddamento del clima, non un riscaldamento. Inspiegabile, non trova?».
Trovo.
«E se si usano i modelli all’incontrario, cioè per “predire” il passato, essi non riproducono il forte riscaldamento occorso negli anni dal 1910 al 1940. Infine, i modelli che ho citato predicono un riscaldamento piuttosto vistoso nella media e alta troposfera, a circa 10 chilometri sopra l’equatore, ove invece le misurazioni satellitari degli ultimi trent’anni registrano un rinfrescamento».

Ha dell’altro da dire contro questi modelli?
«Be’, sì. Numerosi dettagli suggeriscono che essi non riproducono le oscillazioni viste per decenni nei dati della temperatura. E sistematicamente sottostimano gli effetti dei cicli solari sul clima».
Siamo giunti al cuore della questione: il Sole. Don Ferrante nei Promessi sposi incolpa le stelle dell’epidemia di peste. Lei invece attribuisce alla stella più vicina alla Terra il surriscaldamento del pianeta.
«Già. La domanda che una persona sensata dovrebbe porsi è: che cosa ha causato il riscaldamento della Terra nel trentennio 1910-1940, quando le emissioni di gas serra provocate dall’uomo erano pressoché irrilevanti? E scoprirebbe così che quello fu un periodo di forte crescita dell’attività solare, al pari del ciclo di circa tre secoli noto ai geologi come “periodo caldo medievale”. Mentre un periodo di scarsa attività solare, chiamato dagli astronomi “minimo di Maunder”, fu quello dei tre secoli attorno al 1600, noto ai geologi come “piccola era glaciale”».
Lei s’è posto la domanda.
«Sì. Ma ho seguito un approccio completamente diverso dall’Ipcc per rispondermi».
Mi spieghi questo approccio.
«Ci provo. Vede, i modelli dell’Ipcc, nel tentativo di contemplare la massima quantità di informazioni possibili, hanno incluso un numero enorme di parametri. Ma con un numero enorme di parametri liberi si può ottenere qualunque risultato. Il grande matematico John von Neumann usava dire: “Datemi 4 parametri e vi simulo al calcolatore un elefante; datemene 5 e gli faccio muovere la proboscide”. I modelli climatici, sebbene contengano centinaia di parametri, o forse proprio per questo, simulano malissimo la realtà. Io ho usato un criterio che chiamerei fenomenologico. Sono partito direttamente dai dati reali sul clima disponibili sin dal 1850 e ne ho fatto una dettagliata analisi statistica».
L’esito dell’analisi qual è stato?
«Ho potuto notare la presenza di cicli: i più importanti sono un ciclo di 60 anni e uno di 20. Quindi mi sono domandato quale fosse la loro origine, e credo di aver trovato la risposta. I cicli di 60 e 20 anni sono due cicli naturali, che influenzano tutto il sistema solare: il periodo sinodico di Giove e Saturno, precisamente 20 anni, e il periodo dell’orbita combinata di Giove e Saturno, precisamente 60 anni. Giove e Saturno col loro movimento intorno al Sole producono onde gravitazionali e magnetiche, che investono tutto il sistema solare e fanno letteralmente “ballare” anche il Sole e la Terra: i due maggiori periodi di queste onde sono proprio 20 e 60 anni. Ma forse un paragone tra il mio approccio e quello dei grossi modelli adottati dall’Ipcc può farle meglio capire lo spirito dell’analisi che ho condotto».
Sentiamo.
«Immagini che io voglia prevedere i suoi movimenti quotidiani per i prossimi giorni. Potrei cercare di costruire un modello che contenga decine di parametri liberi: lo stato di salute suo e dei suoi familiari, il traffico, le condizioni meteorologiche, i suoi interessi, il suo lavoro, eccetera, e usare quindi il modello per prevedere i suoi movimenti futuri in rapporto al variare dei parametri, cioè al variare degli scenari. Oppure potrei fare diversamente: studiare i suoi effettivi movimenti degli ultimi 100 giorni, analizzarli statisticamente in modo da enucleare gli elementi di ripetibilità che mi consentano di “prevedere” i suoi movimenti degli ultimi 1.000 giorni. Poi, se la “previsione” eseguita sul passato riproduce accuratamente questo stesso passato, ecco che allora posso usare il modello per avanzare una previsione vera sul futuro. Io ho fatto appunto così. Un mio modello si basa unicamente sul Sole: utilizza due informazioni statistiche presenti nella temperatura degli ultimi 30 anni e degli ultimi 150 anni, e ricostruisce più di 400 anni di clima. Un altro mio modello si basa sui pianeti: usa le informazioni degli ultimi 75 anni e riproduce i precedenti 75 anni».

Risultato?
«In entrambi i casi l’accuratezza delle “previsioni” sul passato è sbalorditiva. Ho quindi usato i miei modelli per fare previsioni da qui al 2100. Il punto centrale è che l’analisi da me fatta evidenzia che almeno il 60% del riscaldamento del clima terrestre osservato sin dal 1975 è causato dalle attività del Sole e degli altri pianeti. E, se così è, dovremmo attenderci un raffreddamento fino agli anni Trenta di questo secolo. Bisognerebbe pubblicare sul
Giornale il grafico che ho disegnato al riguardo».
Manca lo spazio. Al massimo può esibirlo al fotografo che deve farle il ritratto, così lo vedranno anche i lettori.
«Il grafico mostra un tracciato rosso indicante la temperatura globale registrata dal 1850 in poi e le previsioni da qui al 2100 basate sul mio modello planetario. Per il futuro sono indicate con curve nere due diverse ipotesi: quella in cui la temperatura mantenga l’attuale fase di crescita e quella in cui la componente secolare dell’attività solare dovesse per qualche ragione ridursi, come peraltro altre considerazioni fanno presumere. Il futuro previsto da me appare ben diverso dalle proiezioni catastrofiche dell’Ipcc, rappresentate dalla curva tratteggiata in azzurro».
C’è nella comunità scientifica qualche altro studioso convinto che non siano le attività umane a governare il clima?
«Ne esistono moltissimi. Faccio parte di un comitato non governativo, l’Nipcc, Nongovernmental international panel on climate change, che ha prodotto quest’anno un corposo rapporto, il Climate change reconsidered, il quale è giunto alla conclusione che è la natura, e non l’uomo, a governare il clima. Questa conclusione è stata fatta propria da oltre 31.000 scienziati americani».
Insomma, dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica sì o no?
«La CO2, pur non essendo inquinante, è un gas serra e quindi influenza il clima. Ma attenzione: anche pochi centesimi di euro sono denaro e influenzano la nostra ricchezza. Il punto è che la CO2 antropogenica, cioè prodotta dall’uomo, non ha sul clima quell’influenza squassante e conclamata che ci vorrebbe far credere l’Ipcc. La CO2 è una molecola indispensabile per la fotosintesi clorofilliana che fa vivere tutte le piante. Maggiore CO2 significa quindi più vegetazione rigogliosa, più raccolti, più cibo per uomini e animali. Meglio cercare di adattarsi ai cambiamenti climatici piuttosto che tentare di governarli. Il clima è veramente un gigante di proporzioni impensabili. Fa quello che vuole, ci schiaccia quando vuole e come vuole».

(471. Continua)

stefano.lorenzetto@ilgiornale.it

Malaysia, vince Stoner Valentino, terzo , ma è campione

Corriere della Sera

Per Rossi nono titolo mondiale. E al traguardo stavolta è gag con una «gallina vecchia»


SEPANG (Malaysia) - Casey Stoner è primo sul traguardo del Gp di Sepang. Valentino Rossi, terzo, è campione del mondo per la nona volta. Il «dottore» è ancora lontano dai 15 titoli mondiali di Giacomo Agostini, ma è l'unico pilota ad aver vinto ogni mondiale in anni diversi e ogni anno in una sola categoria.

LA GARA - La pioggia caduta poco prima della partenza ha condizionato la gara, dominata da Casey Stoner; Rossi parte male ma rimonta fino al terzo gradino del podio, dietro allo spagnolo Daniel Pedrosa. Jorge Lorenzo, il compagno di scuderia di Rossi e il principale sfidante dell'italiano, è arrivato quarto. Lorenzo era partito dall'ultimo posto questo Gp per essere rientrato ai box durante il giro di allineamento.Rossi sale così a 286 punti contro i 235 di Lorenzo, terzo Stoner a 220.

LA GAG AL TRAGUARDO - Conscio della sua «veneranda età» (31 anni), Valentino Rossi ha organizzato la consueta gag all'arrivo facendo esibire dai suoi tifosi una gallina e indossando una maglietta che recitava «gallina vecchia ...» e un casco celebrativo con un uovo d'oro disegnato all'altezza della nuca. La spiegazione l'ha data lo stesso Rossi ai microfoni di Italia 1: « La gallina serve per il brodo quando non è più capace di fare le uova, ma io faccio ancora le uova....d'oro» E infatti, girandosi il neocampione del mondo ha mostrato il «lato B» della t-shirt, su cui campeggiava la scritta...«brodo un cavolo» Per Valentino nove titoli (sette nella massima categoria) e 103 vittorie in carriera. Rossi ha anche ringraziato il team Yamaha: «È un piacere vincere per loro. È stato un anno difficile, una gara sofferta che con qualche errore, che riflette quella che è stata la stagione. Comunque ho vinto sei gare, sono stato molto regolare».

Ora spunta un secondo filmato «Ho visto mazzette da 500 euro»

di Gian Marco Chiocci

Massimo Malpica

RomaC’è un giallo nel giallo del videoricatto a Marrazzo. Esistono più filmati, o più versioni del filmato? E quello in possesso della procura è il video integrale o solo uno spezzone? E che ne è dell’integrale, che ancora ieri veniva cercato a casa di uno dei trans? Nella storia si imbattono marginalmente gli uomini del Ros che indagano sul tentativo di vendita del filmato da parte dei carabinieri arrestati. Il primo settembre Giangavino Sulas, invitato di punta del settimanale della Rcs Oggi, viene avvisato dal direttore di correre a Roma per visionare un video su una nota personalità, segnalato dall’agenzia Photo Masi, quella del servizio fotografico sull’ex portavoce di Prodi, Silvio Sircana. I «venditori» sono disposti a mostrarlo solo nella capitale. L’appuntamento è a Prati, tra piazza Mazzini e piazzale Clodio. Il due settembre, Sulas arriva al rendez-vous, dove c’è un uomo che fa da mediatore (forse il fotografo Scarfone) e che accompagna il giornalista in un ristorante, dove lo aspettano due dei carabinieri ora agli arresti. I due non rivelano di far parte dell’Arma, ma il mediatore fa capire all’inviato la reale professione dei suoi interlocutori. Dopo pranzo il gruppo sale su un’auto. Uno dei due carabinieri cerca di bendare Sulas, che si ribella. Ma l’uomo insiste. Il giornalista a quel punto sbotta: «Se le cose stanno così - taglia corto - lasciamo proprio perdere». I «venditori» rinunciano a incappucciare Sulas, ma prendono strade contorte per confondere l’inviato di Oggi. Che però riconosce piazzale Clodio, e la panoramica che porta a Monte Mario. L’autista passa da via Fani, supera via Gradoli e parcheggia in una strada alle spalle della strada dove abita il trans Natalì. Gli uomini in auto chiedono a Sulas di scendere e suonare un campanello. Pochi secondi e nella calda giornata romana appare un uomo in pantaloni corti e infradito che gli fa cenno di seguirlo. È un altro dei carabinieri poi arrestati. Fa entrare il giornalista in casa. C’è un pc acceso. Parte il filmato, privo di audio. C’è Piero Marrazzo che indossa solo un camicione bianco, il governatore è sempre inquadrato mentre si appoggia agli stipiti delle porte, come se avesse bisogno di sorreggersi. Poi la ripresa indugia su un particolare che nel video acquisito dal Ros non c’è. «La cosa che più mi ha colpito - dice Sulas interpellato dal Giornale - sono state delle fascette piene di banconote da 500 euro. Mazzette belle alte, mi ricordo bene del valore perché erano viola». Il video prosegue, la scena seguente è quella già nota, le strisce di polvere bianca e il tesserino di Marrazzo. Si vedono due stanze: la camera con il letto in ferro battuto e la cucina. A Sulas il carabiniere in infradito mostra anche un fermo immagine dell’ammiraglia Lancia, spiega che si tratta dell’auto di servizio di Marrazzo, dice che è un habitué, ma il giornalista ribatte: potrebbe essere stata scattata ovunque. Poi l’inviato - che per gli inquirenti si è comportato in modo ineccepibile - chiede di fare una perizia sul video e di parlare con il trans co-protagonista del filmato, per accertarne la veridicità. Il carabiniere, che rifiuta di dire chi ha girato il video, non è d’accordo. Alla fine però cede: si può fare. Senza aver mai parlato di cifre, Sulas esce di casa, saluta gli altri, prende un taxi e vola a Milano. Ma il direttore, dopo 24 ore, decide di non andare oltre in una trattativa che non lo convinceva.

Il vizio del governatore A trans con l’auto blu lasciata in doppia fila

di Massimo Malpica


Patricia Tagliaferri


Roma

Era talmente un habitué della comunità trans di Roma nord che ai suoi appuntamenti a luci rosse andava con l’auto blu, sprezzante del pericolo di essere riconosciuto. «Lasciava la macchina di servizio in seconda fila, e i vigili neanche lo multavano, ormai lo sapevano», hanno raccontato ieri Brenda, Natalie e un altro trans, tutti interrogati dai carabinieri del Ros che stanno indagando sull’affaire Marrazzo, rilasciando dichiarazioni spontanee.

Altre volte il governatore si faceva lasciare dall’autista ad alcune centinaia di metri e proseguiva a piedi fino al 96 di via Gradoli, nel palazzo dove abita Natalie, il transessuale brasiliano ripreso nel video con cui è stato ricattato il presidente della Regione Lazio. E in quel video ci sarebbe anche un breve fermo immagine dell’auto di servizio del governatore, con la targa ben visibile. Nel condominio sulla Cassia, lo stesso dove 31 anni fa si rifugiarono alcuni br implicati nel sequestro di Aldo Moro e che oggi si è trasformato in una sorta di casa di appuntamenti multietnica, Natalie non si fa vedere da qualche giorno.

Ieri però gli investigatori hanno ascoltato un trans con lo stesso nome. Anche lei ha confermato di conoscere bene Marrazzo, ma ha negato di essere la stessa immortalata nel video insieme al presidente della Regione: la casa dove hanno fatto irruzione i carabinieri arrestati con l’accusa di estorsione, dice, non è la sua. I militari del Ros hanno perquisito quell’abitazione e anche lo «studio» di Brenda, in via due Ponti 180, il trans indicato proprio da Natalie come intenzionato a vendere un video compromettente di Marrazzo.

E forse i militari qui cercavano proprio quel video. Ma in serata, tornando a casa, «Brendona» ha detto ai cronisti di non aver mai avuto rapporti con Marrazzo: «Si è visto da queste parti, ma io non c’entro. È stato con Natalie, l’ha detto anche lui». Altri trans amici di Brenda avrebbero confermato che Marrazzo era spesso in zona, e giustificato la chiamata in causa di «Brendona» da parte di Natalie «perché Brenda gli levava meno soldi».

Al di là delle invidie tra «colleghe», negli uffici del Ros ieri è stato sentito anche un terzo trans, forse proprio l’altra Natalie, quella ripresa nel video. Tutti comunque hanno confermato di conoscere i quattro carabinieri che hanno messo nei guai Marrazzo. Sarebbero stati gli autori di frequenti blitz «mirati», finiti spesso con vessazioni e ricatti. In qualche occasione durante le irruzioni sarebbero spariti soldi e droga. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire il ruolo di Natalie - quella giusta - nella vicenda. Non è chiaro se il trans del video sapesse dell’imminente irruzione dei carabinieri né se fosse al corrente del progetto di girare un video per ricattare Marrazzo.

Intanto gli arrestati, interrogati ieri dal gip Sante Spinaci nel carcere di Regina Coeli, hanno respinto ogni accusa, dicendosi loro stessi vittime di un complotto, di una macchinazione ordita da qualcuno più in alto di loro per colpire Marrazzo. Luciano Simeone, 29 anni, Carlo Tagliente, 30 anni, e Nicola Testini, 37 anni, hanno ribadito al giudice di essere militari «al di sopra di ogni sospetto», odiati da tossici e trans della zona nord di Roma per le loro capacità investigative. Il trans ripreso nel video, in particolare, ce l’avrebbe a morte con uno di loro.

Insomma, loro sarebbero solo capri espiatori da sacrificare sull’altare di una non meglio precisata strategia per delegittimare il presidente della giunta regionale. Il quarto carabiniere, il maresciallo Antonio Tamburrino, 28 anni, accusato della ricettazione del video, ha cercato di smarcarsi dagli altri, sostenendo di non essere nemmeno sicuro che quello ripreso nel video fosse Marrazzo. Il gip però non ha creduto a nessuno dei quattro. E ha convalidato il fermo emesso tre sere fa, lasciando i carabinieri presunti ricattatori in cella a Regina Coeli. Secondo il giudice per le indagini preliminari, infatti, sussistono pericolo di fuga, inquinamento probatorio e pericolo di reiterazione del reato.


Il colloquio e il pianto con la famiglia «Basta, adesso voglio sparire»

Corriere della Sera

ROMA - «Ho sbagliato e pagherò. Ora voglio solo sparire, sparire a lun­go». I suoi amici sussultano a questa frase. Davanti hanno un Piero Marraz­zo irriconoscibile: barba lunga, le oc­chiaie profonde di chi non ha dormi­to neanche un minuto, un maglione blu stropicciato al posto della solita giacca. Prostrato, debilitato, «un ma­lato ». Sono, queste, le ultime parole pro­nunciate da Piero Marrazzo prima di allontanarsi definitivamente dall’atti­vità politica e istituzionale. Pochi mi­nuti prima aveva pronunciato le paro­le più difficili del suo mandato di go­vernatore: «Ho deciso di autosospen­dermi immediatamente e ho conferi­to al vicepresidente Montino la dele­ga ad assumere la responsabilità di governo e di rappresentanza, rinun­ciando a ogni indennità e beneficio connessi alla carica. Ho detto la verità ai magistrati prima che la vicenda fos­se di dominio pubblico. Si tratta di una vicenda personale in cui sono en­trate in gioco mie debolezze inerenti alla mia sfera privata». Parole attese, ma che hanno riaper­to immediatamente la corsa alla suc­cessione.

E il Pd ha deciso che il candi­dato per le regionali sarà scelto con le primarie di coalizione. Per i nomi si va da Enrico Gasbarra a Silvia Costa, da Walter Veltroni a David Sassoli (ma negano tutti di volersi impegna­re) per il Pd, Stefano Pedica per l’Idv, Luigi Nieri e Patrizia Sentinelli per Si­nistra e Libertà e — a sorpresa — Bru­no Tabacci dell’Udc. L’ultimo atto pubblico di Marrazzo ha chiuso una vicenda che da quando era diventata di dominio pubblico aveva costretto l’ex presidente ad an­nullare tutti gli impegni ufficiali. An­che quelli più importanti: giovedì po­meriggio doveva partecipare, alla pre­senza del presidente della Repubbli­ca, agli «Stati generali dell’Antima­fia », all’Auditorium. Saputo che il Quirinale si era infor­mato, con discrezione, circa la sua eventuale presenza, Marrazzo ha pre­ferito rinunciare per evitare possibili imbarazzi. E, dopo un vertice di mag­gioranza, è rimasto a lungo da solo nel suo ufficio. Anche venerdì ha fat­to lo stesso, è uscito dalla Regione so­lo dopo mezzanotte: destinazione Col­le Romano, una comprensorio di lus­so lungo la via Tiberina, a dieci chilo­metri da Roma, dove aveva abitato a lungo con moglie e figlia in un villino adiacente a quello dei suoceri. Lì lo aspettava sua moglie, la giornalista del Tg3 Roberta Serdoz.



Marrazzo, si cerca altro video

I ricattatori gli avrebbero chiesto anche un trasferimento. Forse altre vittime. Le immagini sequestrate a «Chi»

ROMA - «Mi sono venuti sotto al­tre volte». È questa frase, pronuncia­ta da Piero Marrazzo al termine del­l’interrogatorio del 21 ottobre scor­so, a svelare quanto forti fossero le pressioni esercitate dai carabinieri che lo ricattavano. Dopo l’irruzione nella casa di via Gradoli avvenuta agli inizi di luglio, li incontrò altre volte. Volevano soldi, ma chiedeva­no anche favori. In particolare pre­tendevano un suo intervento affin­ché uno di loro ottenesse il trasferi­mento dalla caserma di via Trionfale. In mano avevano i suoi tre assegni per un totale di 20.000 euro e il video che lo ritraeva insieme ad un transes­suale. Ma forse avevano anche altro. Le indagini si concentrano sulla pos­sibilità che esista un secondo filmato dove il governatore della Regione La­zio è ripreso in un’occasione diversa e con lui ci sono due transessuali. Altri ricatti
Adesso le indagini dovranno veri­ficare perché, mentre trattavano con il governatore, i carabinieri poi arre­stati abbiano tentato in ogni modo di vendere le immagini a giornali e televisioni. Se il loro obiettivo era quello di tenerlo sotto scacco, dove­vano essere consapevoli che la pub­blicazione — anche parziale — avreb­be fatto svanire la possibilità di otte­nere da lui nuovi vantaggi. E dunque non si può escludere che si fossero messi al servizio di qualcuno e stesse­ro eseguendo nuove disposizioni, an­che con la speranza di ricavare mag­giori guadagni. Max Scarfone — il fo­tografo noto per aver ritratto il porta­voce del governo Prodi Silvio Sirca­na mentre si avvicina con l’auto ad un transessuale — li conosceva be­ne, tanto da aiutarli a prendere con­tatti con «testate giornalistiche ed agenzie » . Durante l’interrogatorio ha eviden­ziato «i loro innumerevoli contatti negli ambienti criminali della città», ma soprattutto «le rilevanti risorse patrimoniali che hanno a disposizio­ne ». Gli stipendi dei sottufficiali del­l’Arma si aggirano sui 1.500 euro al mese. Da dove arrivavano gli altri sol­di? L’ipotesi esplorata dagli inquiren­ti è che altri ricatti possano essere stati portati avanti, altri clienti mi­nacciati. Almeno due militari arresta­ti hanno ammesso di avere buoni confidenti nell’ambiente dei transes­suali di quella zona. Persone dispo­ste a fornire la «soffiata» giusta pur di poter continuare a svolgere le pro­prie attività illecite come lo sfrutta­mento e lo spaccio di droga. Dunque a segnalare la partecipazione di per­sonaggi pubblici a incontri e festini. Ed è proprio questa certezza investi­gativa ad avvalorare l’ipotesi che ci si­ano vittime di altri ricatti. Del resto l’eventualità di finire nei guai non sembrava spaventarli: il carabiniere scelto Carlo Tagliente era già finito sotto stretta osservazione dei suoi su­periori per alcune violazioni discipli­nari, sospettato pure di essere un consumatore di stupefacenti.

Natalie interrogata dal Ros:
«Ero la fidanzata di Piero»

I carabinieri al gip: siamo le vittime di un complotto

ROMA — «Ero la 'fidanzata' di Marrazzo. Ma non sono io nel video». Natalie, la trans che incontrava il presidente della Regione, è stata interrogata dal Ros. E sarà indagato per ricetta­zione Massimiliano Scarfone (il fotografo che immortalò il portavoce dell’allora presiden­te del Consiglio Romano Prodi mentre parlava in strada con un trans) per il video offerto ad alcuni periodici in cui l’ex con­duttore di «Mi manda Rai Tre» appare in compagnia di un via­do. Sono gli ultimi sviluppi del­l’indagine contro i quattro cara­binieri per l’estorsione ai danni del governatore: il gip Sante Spinaci ieri ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Nicola Testini, Luciano Simeone, Car­lo Tagliente e Antonio Tambur­rino.

Durante gli interrogatori i militari dell’Arma hanno nega­to di aver estorto denaro a Mar­razzo, almeno a sentire i loro di­fensori Marina Lo Faro e Mario Griffo. «Siamo stati vittime e pedine della stessa macchina­zione ai danni del presidente della Regione per delegittimar­lo. Una macchinazione ordita da chi è molto più in alto di noi» hanno detto, più o meno con le stesse parole, Testini, Si­meone e Tagliente. Hanno elen­cato «gli encomi ricevuti in una carriera specchiata» e par­lato delle loro operazioni anti­droga, sostenendo di essere «invisi e odiati» da transessua­li e tossici della zona Nord di Roma, dove si trova l’apparta­mento di via Gradoli in cui il governatore è stato ripreso in compagnia del viado.

I carabi­nieri hanno detto di non aver danneggiato le auto della figlia e della ex moglie di Marrazzo, ammettendo invece di aver cer­cato di vendere il video. Griffo e la Lo Faro ricorreranno al Rie­same. Anche ieri il Ros ha eseguito numerose perquisizioni. Nel vi­deo ci sarebbe un fermo imma­gine con la targa dell’auto blu di Marrazzo: il presidente della Regione sarebbe andato più volte in via Gradoli con la mac­china di servizio facendosi la­sciare però dalla scorta (sem­pre dei carabinieri) ad alcune centinaia di metri, per poi pro­seguire a piedi verso l’appunta­mento. Gli investigatori hanno interrogato anche Brenda, un altro trans con cui Marrazzo si sarebbe incontrato: «Non cono­sco Marrazzo», ha detto ai gior­nalisti. Smentita però dal suo fi­danzato: «No, lo conosce bene. Ma Brenda non c’entra niente col video: è stata messa in mez­zo dalle altre perché era l’unica che non rubava e per questo ve­niva ricompensata da Marraz­zo, che pagava di più».

Rinaldo Frignani
Flavio Haver





Coincidenze: il compagno Marino visita il carcere dei persecutori

di Redazione

RomaTra i tre candidati alla guida del Pd il più inflessibile nei confronti del governatore del Lazio Piero Marrazzo è stato senz’altro Ignazio Marino. Sì, certo, nelle prime ore successive alla bufera la solidarietà al presidente invischiato nel transgate, è stata d’obbligo. Poi, però, la valutazione dei vertici del partito, ma soprattutto quella di Marino, è cambiata: meglio voltare pagina e in fretta. L’autosospensione di Marrazzo è stata applaudita con maggior fragore proprio dal candidato medico-chirurgo che adesso spera il colpo di bisturi arrivi quanto prima. Proprio il laicissimo Marino, l’alfiere dei diritti gay, lesbo, trans, ieri non è andato per il sottile: «Credo che queste dimissioni siano state annunciate con un percorso che io spero si completi nelle prossime ore, nei prossimi giorni, in modo che non ci sia confusione tra la vita privata di Marrazzo e il ruolo di presidente di un’importante Regione».
Posizione unitaria di tutti i candidati alla segreteria, si affrettava a precisare lo stesso Marino. Quest’ultimo, tuttavia, a differenza di Bersani e Franceschini, ieri era proprio a Regina Coeli, carcere romano dove sono iniziati gli interrogatori dei quattro carabinieri arrestati con l’accusa di aver ricattato il presidente della Regione Lazio. Solo una coincidenza? Dal suo entourage giurano di sì. Dicono che quella visita era già stata concordata da tempo e riguardava una serie di incontri con alcuni detenuti per «una valutazione della realtà carceraria romana».
Proprio Marino, tra i tre contendenti alla guida del partito, sembra quello che più guarda al post Marrazzo: «Appare evidente che noi non siamo per nomi nuovi, siamo per le primarie: i cittadini devono indicare il nome nuovo. È finito e deve finire il tempo in cui le segreterie nominano il candidato». Insomma, Marrazzo per lui è già passato, bruciato, fatto fuori. Molto più cauto, invece, Bersani, secondo cui sull’ipotesi di ricandidatura di Marrazzo alle regionali di marzo è stato molto vago: «Non ne abbiamo mai parlato». In serata, invece, è trapelato che pure Franceschini sia non poco irritato per l’autosospensione di Marrazzo, preferendo di gran lunga le dimissioni secche del governatore. Nel partito, comunque, tutti gli sforzi sono tesi a prendere decisioni condivise. Una nota dei democratici ripeteva che «il segretario è in contatto continuo con Pierluigi Bersani e Ignazio Marino e che i tre candidati alla segreteria hanno concordato che ogni scelta del partito, in riferimento alla vicenda Marrazzo, sarà condivisa fra di loro d’intesa con il partito e il gruppo consiliare regionale».


La sinistra imbarazzata che si nasconde dietro a un articolo

di Giordano Bruno Guerri

La legge contro l’omofobia, proposta dal ministro Carfagna, era giusta e necessaria, perché è indubbiamente un’aggravante perseguitare (molestare, aggredire, svillaneggiare) qualcuno per i suoi gusti sessuali: come farlo per la sua religione o per la sua razza. Oltretutto, gli omosessuali sono una minoranza più vasta e più a rischio di quelle razziali e religiose: è molto più probabile che qualcuno venga discriminato o si prenda un pugno in quanto omosessuale, piuttosto che perché ebreo.
Che la legge sia stata osteggiata dall’Udc è ovvio. Purtroppo ci sono state resistenze anche nel centrodestra, com’è quasi altrettanto ovvio, perché la destra libertaria – alla Benedetto Della Vedova – da noi è un’altra minoranza oppressa. Hanno stupito, piuttosto, le defezioni a sinistra, e non soltanto quella della Binetti. In realtà l’imbarazzo della sinistra sul caso Marrazzo rivela che anche da quella parte di omofobia ce n’è parecchia, nascosta sotto un velo di formale, benevolo rispetto.
Nei primi anni Settanta un mio simpatico compagno d’ufficio, comunista doc, mi raccontava che in una riunione di sezione del partito, in Romagna, c’era stato l’intervento di un inviato del Pci di Roma, gay, per perorare la causa della liberazione sessuale e del diritto all’omosessualità. Il delegato parlò, nel silenzio attonito dei presenti, ruspanti operai e contadini della Bassa padana. Poi, sempre nel silenzio attonito, prese la parola il segretario della cellula, che esordì con: «Come ha detto il compagno busone...». Insomma, l’omofobia, scacciata dalla porta, rientra dalla finestra, a destra come a sinistra.
Non voglio entrare nel merito della questione politica riguardante Marrazzo. Come ben capiscono tutti, la gravità dell’episodio consiste nella ricattabilità del governatore, che infatti è stato ricattato, per fortuna soltanto da dei criminali di bassa tacca, a quel che se ne sa.
A destra si gongola ma almeno si dice – chiaro e forte – che anche un politico, dalla cintola in giù, può fare quel che vuole, nel rispetto delle leggi. Sarà pure una rivalsa per tutto quello che da sinistra si è detto su Berlusconi, ma è così. L’imbarazzo – sessuale - è dall’altra parte, e ne ha spiegato il motivo Vittorio Feltri con l’editoriale di ieri: nel giudizio comune, e gli uomini politici sono uomini comunissimi, «La gnocca è un’attenuante, il ragioniere un aggravante». Figuriamoci il trans, neppure diplomato. È vero, ma sarebbe bene che la destra non calchi la mano su questo aspetto omoironico, cioè omofobico.
Quanto alla sinistra, eccola pronta a parlare di complotti, come un Berlusconi qualsiasi, ma palesemente in imbarazzo per i plurimi gusti sessuali del governatore autosospeso del Lazio, regolarmente sposato. Sarà che scivola sui trans per la seconda volta, in pochi anni, dopo il caso Sircana. Ma, via, mica è una vergogna: né deve esserlo, specialmente dopo che si è mandato in Parlamento Vladimir Luxuria. Se la logica è «In Parlamento sì, a letto no», è una logica perversa e massimamente sessuofobica, che colpisce l’omosessuale e il bisessuale nella sua peculiarità più intima, per nulla politica, ovvero la sessualità.
Non c’è molto altro da dire, da questo punto di vista, se non una questione linguistico/concettuale. Quasi tutti i quotidiani parlano di Natalì, come «del trans», al maschile. PerRepubblica, invece, è «la trans». La questione non è di lana caprina, bensì di sostanza. Nel linguaggio comune si definiscono trans sia i travestiti (maschi vestiti da femmine) sia i transessuali (maschi che hanno cambiato il sesso, mutilandosi di quello ricevuto alla nascita). Se Natalì è un vero transessuale, adesso è a tutti gli effetti – anche civili – una signora, quindi deve essere definito «una trans». Il quotidiano romano è più informato degli altri? Ha scelto una formula «politicamente corretta»? O ha sbagliato? Comunque non pretendiamo di saperne tanto, anche se inevitabilmente - presto - verremo informati al dettaglio su questo particolare, che davvero riguarda soltanto i due interessati.
Trans o travestito che fosse, sia rispettato il compagno Marrazzo, almeno, per i suoi gusti sessuali: anche chi non li condivide, dovrebbe battersi fino all’ultimo perché li possa esercitare.

www.giordanobrunoguerri.it

L’Italia pornocratica con famiglia componibile a piacere

È permesso dire che preferisco essere governato da un donnaiolo incontinente piuttosto che da un abituale frequentatore di trans, in festini di coca e sesso? E che preferisco chi denuncia i ricattatori e li attacca in pubblico a chi li asseconda, li paga di nascosto e poi nega tutto in pubblico? So distinguere tra sfera pubblica e sfera privata, giudico chi governa da quel che fa da governatore e non da erotomane. Però lasciate che io consideri più squallido, più ricattabile e meno affidabile il politico del secondo tipo. Se poi a questo aggiungiamo il moralismo di cui si è finora ammantato insieme alla sua parte politica, allora il disgusto cresce perché lo squallore si veste pure di ipocrisia e pretende di impartire agli altri lezioni e punizioni da cui ci si sente esonerati.
Ma non ho nessuna intenzione di scrivere un trattato ideologico sulla preferenza delle escort rispetto ai trans. No, non la butto in politica.
Mi chiedo: ma che razza di Paese stiamo disegnando? Mi riferisco in particolare a due fatti. Un fatto piccolo e brutto ma che giganteggia nei media e nelle conversazioni della gente, come appunto il caso Marrazzo; e un fatto gigantesco e radicale che è passato quasi inosservato, vale a dire una sconvolgente sentenza della Cassazione che ha ridefinito il concetto di famiglia: non pensate più, hanno detto gli emeriti ermellini della II sezione penale, alla famiglia secondo natura e tradizione, padre-madre e figli, ma è famiglia «ogni consorzio di persone fra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo». Per dirsi famiglia è sufficiente una certa «stabilità del rapporto».
Insomma la famiglia come noi la intendevamo da millenni non c’è più per legge e noi stiamo ancora a parlare di mogli, madri e figli... Sulla base di quella definizione di famiglia, sono famiglie le coppie omosessuali o i conviventi di ogni tipo; se due o più studenti o lavoratori condividono per un apprezzabile periodo di tempo lo stesso tetto e hanno consuetudini di vita insieme, sono una famiglia; se un signore anziano vive con una badante ed è assistito, quella è una famiglia. E si potrebbe estendere la famiglia a interi condomini, squadre di calcio o clan di prostitute che vivono sotto lo stesso tetto e lo stesso pappone. Se Marrazzo andava davvero con frequenza nella casa del trans brasiliana, come ha dichiarato lei stessa, Natalì, e aveva un rapporto ormai consolidato e solidale da sette anni, quella di Marrazzo e il trans è una famiglia, non meno famiglia, in termini di legge, di quella che Marrazzo aveva con sua moglie e i suoi figli. Ubicata in via Gradoli, dove un tempo si nascondevano i terroristi che rapirono Moro e oggi si imboscano governatori eccitati... Ci toccherà rimpiangere il tempo delle Brigate rosse?
È una sentenza, qualcuno minimizzerà, si riferisce a una storia particolare, è una constatazione tecnica e giuridica non civile e culturale e così non ci pensiamo... Ma qui con un breve dispositivo e tre frasette si demolisce la struttura naturale e culturale su cui si è fondata da millenni ogni civiltà, non solo quella cristiana: la famiglia composta da padre, madre, figli.
Allora io mi metto nei panni in cui già sono, di cittadino comune, di contemporaneo, connazionale e concittadino di quel governatore, quei trans, quei quattro carabinieri e quei magistrati, e mi chiedo: ma che sta succedendo?

Sono tanti gli episodi di cronaca che ci raccontano di un degrado diffuso. Ma i due fatti citati hanno qualcosa di speciale perché non riguardano il Paese reale ma il Paese legale, non provengono da gente comune, poveri sfigati o emarginati ma dalle classi dirigenti, ovvero da coloro che dovrebbero guidare il Paese. Tutti dicono: non mi interessa sapere quel che fa Marrazzo nella vita privata, non giudichiamo, ognuno ha i suoi vizietti e marrazza come vuole... Ma che state dicendo? Un conto è separare, come è giusto, il giudizio politico e amministrativo dalla sfera privata e dai gusti sessuali. Un’altra cosa è far passare per normale amministrazione, vita quotidiana, il solito tran-trans, festini con trans, sesso e coca.
Non valuterò mai politicamente Marrazzo e nessun altro governante da quel che fa in camera da letto; sto parlando di una società imbarbarita, che reputa lecito ogni egoismo, ogni piacere, ogni sfizio purché consensuale. Questa è stata giorni fa la definizione di libertà sessuale posta dal massimo ideologo del nostro tempo, Luxuria, in un programma televisivo: nessun limite al sesso se fatto tra adulti consenzienti. E quando il povero Storace ha sommessamente obbiettato: dunque anche l’incesto, se è fatto tra due adulti consenzienti sarebbe lecito... lì sono insorti tutti. Ma nessuno ci ha spiegato qual è la differenza di libertà e liceità tra un incesto tra due adulti consenzienti rispetto ad altri tipi di unione, omo o trans. Eppure ci stiamo abituando a tutto, non ci sorprende più niente. Per restare ai governatori di Regioni, ormai può far scalpore solo scoprire che il governatore della Puglia Nichi Vendola frequenta di nascosto una donna, per giunta nubile e illibata...
Tornando serio, torno a chiedervi: con questi esempi e con la loro accettazione universale nel nome della libertà, che società stiamo disegnando, cosa viene fuori da questo rovesc