giovedì 3 agosto 2017

Aperto il libro nero di Sesto: i partigiani "grattano" sugli affitti

ilgiornale.it
Alberto Giannoni - Mer, 02/08/2017 - 21:10

Il neo sindaco azzurro denuncia le anomalie di 70 anni di giunte di sinistra: "Locali subaffittati dai partigiani"



Una «affittopoli» a Sesto San Giovanni. Un bilancio disastroso, aggravato dalle ombre di pesanti anomalie.


Ombre rosse, si direbbe, come il colore delle giunte che hanno amministrato la seconda città del Milanese dal dopoguerra a un mese fa. Il 25 giugno, infatti, Roberto Di Stefano (Forza Italia) ha clamorosamente vinto le elezioni scalzando il Pd. E fra i primi atti della sua amministrazione civica e di centrodestra, oltre ad aver fermato la moschea e ottenuto l'esercito in strada, il neo sindaco ha ordinato un riaccertamento del bilancio. Dopo una prima analisi, ha trovato «una situazione a dir poco preoccupante, con moltissime ombre da chiarire e con ingenti debiti ereditati da chi ci ha preceduti». «Ogni giorno emergono situazioni anomale» spiega il sindaco, annunciando di aver avviato «su ognuna un'accurata verifica interna».

Di Stefano evoca «affittopoli» e definisce la situazione finanziaria del Comune «una vicenda gravissima» al punto da aver segnalato tutto alla Procura e alla Corte dei Conti. Nei conti del Comune il sindaco e l'assessore al Bilancio Nicoletta Pini hanno trovato «crediti mai riscossi e di dubbia esigibilità per 36 milioni di euro e debiti con i fornitori per 15 milioni» con «l'indicatore di tempestività dei pagamenti, che per legge non deve superare i 30 giorni, che a Sesto è arrivato a 89 giorni, chiaro segnale di un marcato squilibrio contabile». Ma i nuovi amministratori denunciano soprattutto, dettagliatamente, quelle che definiscono «situazioni contabili anomale» come l'anticipo, da parte del Comune, di 269mila euro per pagare le «bollette» al «Carroponte», spazio ex industriale recuperato e oggi impiegato come arena per concerti ed eventi.

La struttura, ricordano, è assegnata all'Arci (per 10mila euro l'anno) e le spese risultano «non rimborsate». Fra le altre «anomalie» denunciate, l'affitto di villa Zorn (pregevole struttura comunale) al circolo cooperativo Anpi per 50mila euro annui, i cui locali - secondo quando riportato dal sindaco - «vengono subaffittati a un ristorante per 70mila euro all'anno». O ancora «la concessione gratuita del centro sportivo Dordoni con un contributo di 90mila euro a favore della società sportiva che lo gestisce. Ma non è tutto.

«Ci sono casi prosegue il sindaco Di Stefano - di molte associazioni del territorio, legate a rappresentanti politici locali, delle quali si fa fatica a comprendere l'attività che concretamente svolgono, cui vengono concessi locali comunali in pieno centro cittadino a poche centinaia di euro all'anno e le utenze, spesso, restano a carico della collettività».

Citate le associazioni
«Ventimila Leghe» che pagherebbe un affitto annuo di 237 euro,
«Lucrezia Marinelli» (298 euro annui),
«Le Malandre» «che addirittura non paga nulla», con utenze a carico dei cittadini.
E la cooperativa «Zhubian», nella struttura comunale
«Spazio Arte», avrebbe un debito di 211.000 euro.
Tra i beneficiari di canoni d'affitto «simbolici» anche Emergency con 358 euro annui.

Con un quadro descritto in questo modo, non sorprende che la disponibilità di cassa a inizio luglio ammontasse a soli 650mila euro e che l'assessore studi una revisione di contratti e utenze, evocando un piano straordinario di vendite immobiliari e societarie e un aumento del grado di copertura dei servizi (per esempio i nidi che ad oggi costano oltre 5,5 milioni a fronte di 1,4 milioni di entrate). Di Stefano conferma che non aumenterà le tasse, ma annuncia che vuole drasticamente porre fine «alla stagione dei privilegi e delle anomalie».

Hacker online dimostra la vulnerabilità di Rousseau: "Ho bucato il sito, dati a rischio"

repubblica.it

Nomi, mail, donazioni ma anche i dati sulle votazioni online. E il limite di otto caratteri per le password rende le votazioni 'manipolabili' anche con pc poco potenti.

Hacker online dimostra la vulnerabilità di Rousseau: "Ho bucato il sito, dati a rischio"

Nemmeno 24 ore e la nuova versione di Rousseau, la piattaforma del Movimento 5 Stelle, è già stata hackerata, seppur a solo fine dimostrativo e senza voler recare danni agli utenti. Evariste Gal0is (questo il nome d'arte dell'esperto di sicurezza che ne ha rivendicato la paternità) ha fatto sapere - pubblicando un sito ad hoc, #hack5stelle, e diffondendo i risultati sui social media - l'esistenza di una vulnerabilità attaccabile con una sql Injection, ovvero un attacco che può ottenere informazioni da un database "a obiettivo quello di ottenere informazioni riservate da un database, inviando delle query, attraverso una variabile input non controllata.

Gal0is premette: "Questo non è un attacco politico. Ho aperto questo sito solamente per avvisare gli iscritti i loro dati sensibili sono potenzialmente a rischio". Il rischio dovrebbe essere stato risolto, spiega Galois: "Ho avvisato via e-mail i gestori del sito della vulnerabilità trovata che mi hanno risposto che stanno lavorando per risolvere il problema, in questo momento la variabile non mi sembra più vulnerabile. Non scriverò qual era la variabile vulnerabile. Non escludo possano esserci ulteriori vulnerabilità o errori nel sito". 

Tra le informazioni che è stato possibile 'rubare' ad esempio i dati sulle donazioni, per la precisione "nome, cognome, e-mail, città, importo, tipologia di pagamento". Ma soprattutto tra le tabelle del database c'erano anche quelle relative alle votazioni online, e questo "non rende sicuro il sistema di votazione online adottato".

Gal0is sottolinea un altro problema di Rousseau, nella sua versione attuale: la richiesta di avere password di almeno otto lettere, una cifra che invoglia a scegliere una data e provare un attacco di forza bruta: "C'è un programma - continua il sito - che permette di effettuare questo attacco con un semplice computer in un tempo relativamente breve. Utilizzando una lista di 99999999 numeri, sono bastate 21 ore per craccare 136 password su un campione casuale di 2517, un esito positivo pari al 5,40% delle password analizzate. Una percentuale non irrisoria che potrebbe pesare, ad esempio, nelle votazioni online". Che spesso vengono decise sulla base di poche decine di voti

Hacker online dimostra la vulnerabilità di Rousseau: "Ho bucato il sito, dati a rischio"
 Davide Casaleggio alla presentazione di Rousseau

Ci sono altre vulnerabilità simili nel sito? "Non posso saperlo, ma non posso escluderlo. Purtroppo capita che i programmatori commettano qualche errore, e che ci sia qualcuno che se ne accorge e decide di approfittarne. Come utenti purtroppo non potete fare molto, ma potete chiedere la maggior trasparenza possibile e un canale di comunicazione diretto con lo staff che si occupa della parte tecnica del sito. Proporre di aprire un piccolo programma di bug bounty per premiare chi segnala una vulnerabilità potrebbe essere un'idea".

Gal0is consiglia di "cambiare la password dell'account. Inoltre sarebbe utile cambiare le password della e-mail con cui ci si è registrati e dei vari profili social, specialmente se all'interno di queste password avete usato dati personali come data di nascita o altre informazioni personali". E ricorda: "È consigliato scegliere sempre password lunghe, molto lunghe, anche se facili da memorizzare, ma stando attenti a non usare una qualche vostra informazione facilmente reperibile. Se il numero di caratteri della password è limitato dal webmaster scegliete una password complessa".

E conclude: "Mi riallaccio alla premessa iniziale: questa pagina non è un attacco politico. È stata pubblicata solo con l'intento di rendere trasparente e semplice una questione importante: i dati personali di molte persone erano ottenibili a causa di una vulnerabilità presente nel sito. È quindi corretto che le persone vengano a saperlo, essendo quei dati i loro".


Rousseau, la prova della nuova piattaforma del M5s: un salto in avanti, ma sempre al buio

repubblica.it
 di TIZIANO TONIUTT

· STELLE E BUIO
A livello tecnico, Rousseau non è un "sistema operativo" termini che in informatica individuano tutt'altra tipologia di software. Ma come hub digitale delle attività del M5s fa esattamente quello che farebbe un SO, ovvero gestire le attività necessarie al corretto funzionamento della macchina, ora in una versione molto più usabile e chiara rispetto a prima e con contenuti e funzionalità che pongono questa piattaforma molto avanti se non completamente su un altro livello rispetto a quella del Pd, "Bob". Non ha la complessità possibile con un sistema come LiquidFeedback ma ha tutto quello che serve ad un organismo politico come il M5s.

Ma anche così ben reimpostata, Rousseau ha un problema grande come il salto di qualità fatto rispetto alla versione precedente: non c'è una costante certificazione dei risultati delle votazioni che si svolgono sulla piattaforma. Attività che deve essere affidata ad un ente terzo, esterno, come avvenne del resto per le "Quirinarie" del M5s. Questa mancanza è un problema che inficia tutta la bontà del "reboot" di Rousseau: durante la presentazione, Davide Casaleggio ha detto che "in alcune occasioni il voto sarà certificato" ma va da sé che per essere inattaccabile una piattaforma di partecipazione politica non può prescindere da un check esterno continuo e costante che confermi la validità delle operazioni di voto. È una validazione che dovrebbe essere "embedded" nelle attività di un sistema di democrazia elettronica, non un accessorio occasionale.

Anche se l'operazione è complessa e costosa è imprescindibile. Altrimenti così com'è, nelle funzioni di voto Rousseau resta una bella demo di quello che potrebbe realmente essere, che si presta all'accusa di possibile manipolazione dei dati. L'ombra del dubbio rimarrà sempre più forte della luce delle cinque stelle. Casaleggio dice che dai centocinquantamila utenti attuali punta al milione entro il 2018, un volume di dati impressionante da gestire. Ma solo aprendo i forzieri dei suoi database a certificazioni esterne la piattaforma Rousseau potrà diventare quello strumento di democrazia digitale su cui il M5s ha fondato buona parte della sua epica politica.

Concorrenza, da Rc auto al telemarketing: tutte le novità

repubblica.it

Dal ripristino del tacito rinnovo per le polizze danni diverse da quelle auto al nuovo slittamento per la fine del mercato tutelato nel settore energetico. Ecco le principali misure del provvedimento appena diventato legge

Dopo un lunghissimo iter parlamentare il ddl concorrenza diventa legge. Ecco alcune delle principali misure:

Assicurazioni, tacito rinnovo escluso per l'auto. È uno dei temi ritoccati nell'ultimo passaggio parlamentare. Un emendamento approvato in Commissione attività produttive chiarisce che le polizze sui rischi accessori non si rinnovano tacitamente (se sottoscritte insieme all'Rc Auto), ma si risolvono automaticamente alla loro scadenza. Resta invece il "tacito rinnovo" per le polizze danni diverse da quelle dell'automobile (il Senato le aveva vietate in generale alla prima lettura, poi la prassi è stata reinserita alla Camera).

Sconti obbligatori. Il provvedmento introduce poi un nuovo meccanisimo che prevede uno sconto obbligatorio, determinato dall'Ivass, in presenza di almeno uno delle condizioni previste: l'installazione di una scatola nera, il via libera all'ispezione del veicolo o la collocazione di un dispositivo che impedisce alla persona di accendere il motore se ha bevuto troppo.Tariffe più basse anche per gli automobilisti 'virtuosi' che risiedono nelle aree a più alta sinistrosità e con prezzi medi maggiori. I criteri per applicare la scontistica saranno indicati dall'Ivass a cui spetta anche la verifica. Nel caso di mancato sconto sono previste sanzioni amministrative per le assicurazioni da 5.000 euro a 40.000 euro.

Energia, slitta la fine del mercato tutelato. Slitta dal 1 gennaio al 1 luglio 2019 la fine del mercato di maggior tutela per l'energia elettrica e il gas. Arriva, inoltre, la possibilità di rateizzare le maxi-bollette causate da ritardi o disguidi dovuti al fornitore del servizio.

Eliminata asta per le forniture elettriche. Viene eliminata la possibilità di mettere all'asta la fornitura di energia elettrica per quegli utenti che non avranno optato per un operatore alla scadenza del regime di mercato tutelato.

Telemarketing.  Sono state abolite le norme che obbligavano gli operatori dei call center a dichiarare l'identità del soggetto per il quale avviene la chiamata, specificare la natura commerciale e proseguire la chiamata solo in presenza di assenso del destinatario.

Odontoiatri. Ogni società deve avere un direttore sanitario iscritto all'albo degli odontoiatri e possono operare solo i soggetti in possesso di titoli abilitanti. La norma è stata introdotta durante l'ultimo esame in commissione Attività produttive alla Camera.

Uber. Entro un anno dall'entrata in vigore del ddl il governo è delegato ad adottare un decreto legislativo per la revisione della disciplina in materia di autoservizi pubblici non di linea, come Uber e Ncc.

Poste, stop a esclusiva su notifica multe. A partire dal 10 giugno 2017, Poste italiane non avrà più l'esclusiva sulle notifiche di atti giudiziari e multe.

Banche, tetti sui costi per le chiamate di assistenza. Gli istituti bancari e le società di carte di credito assicurano che l'accesso ai propri servizi di assistenza ai clienti, anche attraverso chiamata da telefono mobile, avvenga a costi telefonici non superiori rispetto alla tariffa ordinaria urbana.

Cambio operatore tv o telefono: I clienti dovranno essere informati in partenza di quali spese dovranno affrontare in caso di cambio operatore per il telefono o l'abbonamento tv. Cambiare operatore e annullare un contratto (con il recesso) sono operazioni che il consumatore potrà fare anche per via telematica. Il contratto non potrà essere superiore ai 24 mesi. Semplificate le procedure di migrazione tra operatori di telefonia mobile.

Pagamento digitalizzati. I pagamenti per l'ingresso ai musei o a eventi culturali potranno essere effettuati anche tramite telefonino.

Avvocati. L'esercizio della professione forense in forma societaria è consentito a società di persone, a società di capitali o a società cooperative iscritte in un'apposita sezione speciale dell'albo tenuto dall'ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società.

Notai. Il numero dei notai sale a uno ogni 5mila abitanti (oggi sono uno ogni 7mila abitanti). Il registro delle successioni sarà tenuto dal Consiglio nazionale del notariato. Per la costituzione delle srl semplificate continuerà a essere necessario l'intervento del notaio.

Farmacie. Le società di capitali potranno essere titolari di farmacie ma dovranno rispettare un tetto del 20% su base regionale. I titolari potranno prestare servizio in orari o periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori previa comunicazione all'autorità sanitaria competente e alla clientela.

Hotel, stop al "parity rate". Gli alberghi saranno liberi di fare alla clientela offerte migliori rispetto a quelle dei siti Internet di prenotazione online come Booking.

Bonifica per gli ex distributori. Approvato in Aula alla Camera un emendamento che ritocca la norma già modificata al Senato che riguarda le attività di dismissione degli impianti di distribuzione dei carburanti che cessano definitivamente l'attività di vendita. Si conferma che in caso di riutilizzo dell'area i titolari di impianti di distribuzione dei carburanti procedono alla rimozione delle strutture interrate ma, nel caso di accertata contaminazione, si precisa che si procede alla bonifica in ogni caso.

Telemarketing, più privacy e addio numeri fantasma

ilgiornale.it
Gianni Carotenuto - Mer, 02/08/2017 - 16:07

La commissione Comunicazione del Senato ha approvato all'unanimità la proposta della Lega Nord contro le telefonate che offrono servizi commerciali



Le telefonate per televendite e promozioni commerciali disturbano? Chi vorrà evitarlo, potrà chiedere l'esclusione dei numeri di tutte le proprie utenze, sia fisse che mobili, e negare l'utilizzo dei dati personali attraverso l'iscrizione al registro per le opposizioni.

Inoltre, potrà anche contare sul divieto per gli operatori di ricorrere a compositori telefonici per la ricerca automatica di numeri non inseriti negli elenchi pubblici, mentre sarà creato un prefisso unico che consentirà di individuare immediatamente la telefonata del call center, riservando così la facoltà di rispondere o meno. E' il senatore della Lega Nord Jonny Crosio a mettere in luce così le linee guida della legge, di cui è primo firmatario, relativa a "modifiche alle modalità di iscrizione e di funzionamento al registro delle opposizioni", approvata oggi dalla commissione Lavori pubblici e Comunicazioni, in sede deliberante.

"La soddisfazione personale è enorme: perchè grazie a questa legge i cittadini saranno più tutelati. E' un aiuto concreto ai cittadini che si potranno difendere da proposte e vendite telefoniche che spesso rasentano lo stalking, ma che, al contempo, salvaguarda le aziende di un settore che dà lavoro a decine di migliaia di persone", spiega il senatore della Lega. "Ringrazio anche per il sostegno, non scontato, tutti i gruppi parlamentari". Ha presenziato ai lavori, spiega una nota, il sottosegretario con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, mentre relatore è stato Raffaele Ranucci del Pd.

La proposta approvata all'unanimità dalla commissione Lavori pubblici e Comunicazioni arriva al termine di un lungo dibattito sul fenomeno delle telefonate a numeri fissi e mobili per proporre servizi commerciali. All'inizio del 2017 l'Unione europea aveva lanciato l'idea di un prefisso unico per tutti i teleoperatori. Proposta che però non si è mai concretizzata.

Il sorso più caro della storia? Paga 8733 euro per un bicchiere di whisky (del 1878)

repubblica.it



SANKT MORITZ - Al Devil's Bar del Walhaus hotel, un 5 stelle di lusso di Sils Maria, un turista cinese ha sborsato 8733 euro (9999 franchi svizzeri) per bere un bicchiere (per complessivi 2 centilitri) del rarissimo Macallan millésimé del 1878. Nonostante la spesa, il cliente si è detto soddisfatto. Il whisky di 139 anni era stato imbottigliato nel 1905, dopo essere rimasto in botte 27 anni. “Ha un sapore che ricorda il Cognac e richiama anche un po' il Porto”, ha commentato il direttore dell’albergo: anch'egli lo ha assaggiato.

Il giovane cinese è entrato nel bar e ha chiesto specificamente di poter assaggiare il Macallan nel 1878. Si tratta di una delle 2500 bottiglie da collezione che il bar ha in carta. "Ho spiegato al cliente che il Macallan più antico non era in vendita", ha raccontato il titolare del locale Sandro Bernasconi, secondo il sito 20minuten, ma il cinese ha insistito. Così ha chiamato il padre, che ha gestito l'hotel per 20 anni e questi gli ha detto di venderlo, ma solo se il cliente avesse pagato in anticipo.

"Ero nervoso", ha raccontato Bernasconi, spiegando che temeva che il vecchio sughero del tappo potesse disintegrarsi. Invece tutto è andato bene, la bottiglia è stato aperta e il whuisky è stato versato senza problemi.

(fonte afp)di FRANCO ZANTONELLI

Alaska, balena fuori rotta uccisa e divisa tra villaggi. "Non punibili, è la loro religione"

repubblica.it

Il cetaceo catturato lungo un fiume e smembrato nel Sud del Paese, dove vige il divieto di cacciare la specie. Il Noaa indaga, ma la comunità locale si difende: ''Per noi è un dono''

Alaska, balena fuori rotta uccisa e divisa tra villaggi. "Non punibili, è la loro religione"
La balena grigia uccisa sul fiume Kuskokwim (ap)


ROMA - È finita nelle reti dei cacciatori una balena grigia, specie protetta la cui caccia è vietata, che si è avventurata ''fuori rotta''. Il cetaceo, che normalmente vive nelle acque del Pacifico orientale, ha risalito il fiume Kuskokwim, nel Sud-ovest dell'Alaska, per finire uccisa dai cacciatori con arpioni e armi da fuoco. La sua carcassa, di oltre 11 metri di lunghezza, è stata smembrata e i 20mila chilogrammi di carne e grasso distribuiti nei villaggi limitrofi.

Un evento che ha scosso l'opinione pubblica e obbligato i funzionari federali a indagare sul caso, insieme al NOAA (l'ente americano che vigila su clima e oceani). "Capiamo che in Alaska stanno vivendo uno stile di vita di sussistenza e dipendono anche dall'oceano per le loro risorse", ha dichiarato Sue Fisher dell'Animal Welfare Institute commentando la scelta degli eschimesi, tornando però a ribadire l'esistenza delle norme in vigore che vietano di cacciare la balena grigia.

Il divieto deve valere per tutti, anche per chi si affida alla caccia e alla pesca per tradizione e sussistenza. Nella regione è consentita la caccia alla balena beluga, il cetaceo bianco, più piccolo di taglia rispetto alla grigia. Quest'ultima è invece protetta da regole federali con l'obiettivo di preservarla dall'estinzione, dopo che nella prima metà del secolo scorso la specie ha rischiato di scomparire del tutto. Negli anni successivi gli sforzi fatti hanno permesso di ripopolare i mari del Nord e oggi, sebbene non compaia più nella lista degli animali in pericolo dal 1994, soltanto alcuni cacciatori russi godono del privilegio di poter pescare questi cetacei, purché in quantità limitate.

Le balene grigie si nutrono nelle regioni dei mari di Bering, Beafourt (nel Nord dell'Alaska) e Chukchi (sopra lo stretto di Bering) e vanno a riprodursi a Sud, nelle baie californiane. Nonostante sia frequente vederle attraversare le acque dell'Alaska, gli abitanti del villaggio dicono di non averle mai avvistate lungo il fiume Kuskokwim."Per la comunità è un dono", ha dichiarato il capo del villaggio Napaskiak commentando la vicenda. Non accettarlo, per la cultura degli Yupik, significherebbe violare le leggi non scritte, la propria cultura.

E' dello stesso avviso Bill Howell, caposquadra della vicina comunità di Bethel che ha aiutato a tagliare l'animale. In realtà per alcuni dei residenti adesso il problema vero è come cucinare la carne di balena poco conosciuta, - hanno raccontato alla radio locale - per la quale sono pronti a chiedere consigli a parenti che vivono più a Nord o persino a cercare informazioni via web.

Il precedente. Un caso analogo è accaduto lo scorso anno nel villaggio di Toksook, poco più a Ovest rispetto al luogo del recente ritrovamento della balena grigia. Proprio come in questo caso, allora i residenti avevano ucciso il cetaceo, una megattera. L'inchiesta da parte del Noaa, però, non portò ad alcun un processo.

Rifugiato non paga 42 euro di taxi: "Sono a carico del sistema sanitario"

ilgiornale.it
Gianni Carotenuto - Mer, 02/08/2017 - 12:16

A Milano un rifugiato somalo di 25 anni si è rifiutato di pagare 42 euro di taxi dopo un controllo in ospedale. Alla fine il tassista non lo ha denunciato



Incredibile episodio accaduto ieri sera a Milano. Un rifugiato originario della Somalia ha chiamato un taxi per recarsi dall'ospedale dove era stato ricoverato al Memoriale della Shoah di piazza Safra, dove abita nei locali in gestione alla Comunità di Sant'Egidio. Solo che, al momento di pagare i 42 euro della corsa, l'uomo si è rifiutato di versare il denaro al tassista dato che secondo lui i soldi erano "a carico dell'ospedale". Il tassista ha chiamato la polizia, anche se alla fine ha preferito non denunciare il giovane.

Il 25enne, un rifugiato somalo che vive a Milano presso la Comunità di Sant'Egidio, era reduce da una visita presso l'ospedale Gaetano Pini. Dopo essere stato dimesso, l'uomo ha deciso di chiamare un taxi per tornare a casa. Tutto è andato bene, almeno fino al momento di arrivare a destinazione.
Lì, come accade di regola, il tassista ha chiesto al giovane di pagargli 42 euro. Richiesta alla quale il somalo ha opposto un netto rifiuto, dichiarando che i soldi "deve pagarli l'ospedale". A quel punto il tassista ha chiamato la polizia, intervenuta subito in piazza Safra per capire cosa fosse successo.

Il rifugiato somalo ha ribadito agli agenti di non avere alcuna intenzione di pagare la corsa, ostinandosi a dichiarare che la somma era a carico del sistema sanitario nazionale. Di fronte alla volontà espressa dal giovane, i poliziotti hanno chiesto al tassista di chiudere un occhio e alla fine il ragazzo non è stato denunciato.

Pensava di aver perso tutti i famigliari nell’Olocausto, ne ritrova cinquecento

giordano stabile

Alex Kafri, ingegnere di Haifa, 71 anni, ha incontrato tutti i parenti in una mega rimpatriata a Londra


Fino a 70 anni ha pensato di aver perso nell’Olocausto tutta la sua famiglia da parte paterna ma poi ha scoperto di aver 500 parenti e li ha incontrati tutti in una mega rimpatriata a Londra. È la storia a lieto fine di Alex Kafri, ingegnere di Haifa, 71 anni, nato subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

“Mi sono messo a piangere”
«Ho una certa età – ha raccontato al quotidiano Haaretz – ma quando ho scoperto quanto era grande in realtà la mia famiglia, mi sono messo a piangere». Kafri è adesso nonno, con nove nipoti, ha perso i famigliari da parte materna per mano dei nazisti ed era convinto che anche quelli del padre, rimasti in Lituania, avessero fatto la stessa fine.

Persi in Lituania
Dieci anni fa però ha cominciato alcune ricerche per saperne di più. Suo padre, David, era arrivato in Palestina nel 1920, con un gruppo di pionieri ebrei. Con il figlio non aveva mai parlato della famiglia lasciata in Lituania, forse per il senso di colpa, e quando Kafri ha cominciato la sua indagine era già morto.

Il cambio di cognome
L’unico dato certo a disposizione di Kafri è che il padre aveva una sorella, senza figli, in Israele, e un fratello, anche lui senza figli, negli Stati Uniti, ma nessuno dei due era ancora in vita e poteva aiutarlo. L’altro dato è che il nonno, Joshua era nato nel 1900 e che quando era arrivato in Palestina aveva ebraicizzato il suo cognome da Kukla a Kafri, ma era stato traslitterato in molte maniere diverse.

La scoperta su Facebook
Le ricerca sono rimaste a un punto morto fino al 24 aprile 2017, il giorno della Memoria. Kafri riceve una telefonata da sua figlia. Una sua collega aveva appena postato su Facebook un messaggio di cordoglio per in famigliari persi nella Shoah. Il nome di famiglia era Kukla. Kafri scrive allora un commento: «Sono della famiglia Kukla».

Anche a Seattle e in Gran Bretagna
«Tre ore più tardi mi ha chiamato al telefono una donna, Alisa Godfrey Stein, di Seattle – racconta ancora -. Mi ha chiesto quali altri dettagli avevo sulla famiglia di mio padre. Le ho scritto le poche cose che sapevo e dopo tre ore mi ha mandato un link a un enorme albero genealogico, con il nome di mio padre. “Sei parte della nostra famiglia”, mi ha scritto».

Altri zii
Godfrey era l’amministratrice dell’albero genealogico di famiglia su MyHeritage.com, un sito che gestisce 40 milioni di famiglie. Lo stesso giorno Kafri viene chiamato al telefono da Ian Levine, di Londra, che ha visto il suo commento su Facebook. Anche Levine aveva passato dieci anni a fare ricerche sulla sua famiglia, con il cognome traslitterato come Kukle, Cooklin o Cuckle.

La rimpatriata a Londra
Levine aveva scoperto un trisavolo comune, che aveva avuto nove figli, da dove discendevano tutti. Attraverso l’albero genealogico Kafri scopre che il padre non aveva solo due fratelli, ma altri cinque. E in tutto i suoi parenti erano 500, da quindici Paesi diversi, compresa la Siberia. Si sono riuniti tutti a Londra per conoscerci. «Il momento più emozionante – racconta Kafri – è stato quando siamo entrati nella sala conferenze dell’albergo, dove c’era stampato il nostro albero genealogico: era lungo trenta metri».

Una guerra con la Corea del Nord? Sarebbe così, secondo la Cnn

repubblica.it
Marco Cimminella Luciana Grosso


Il leader della Corea del Nord Kim Jong Un – STR/AFP/Getty Images

In caso di guerra contro il regime nordcoreano, la vittoria degli Stati Uniti sembra scontata. Ma a quale prezzo? Per gli analisti, il vero problema è proprio questo: il successo militare costerebbe molto in termini di vite umane. Centinaia di migliaia sarebbero i morti, secondo i calcoli, la maggiora parte in Corea del Sud dove milioni di persone – e quasi 30mila soldati statunitensi di stanza sul territorio – sono alla portata dei missili di Pyongyang.

A Washington continuano a ripetere che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. E il presidente Donald Trump ha sottolineato che farà di tutto per garantire la sicurezza degli Usa. Ma un piano chiaro e dettagliato su come agire contro la minaccia nucleare del regno eremita ancora non è stato diffuso: “Non diciamo quello che stiamo per fare”, ha spiegato la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders. Così la Cnn ha provato a immaginare le strade percorribili e le conseguenze di ciascuna di essa.


Center for Strategic and International Studies/Missile Defense Project
I possibili scenari
Prima opzione, quella militare: distruggere il programma nucleare di Kim Jong-un con la forza. Quest’idea era stata delineata anche dal senatore repubblicano Lindsey Graham durante lo show “Today” della Nbc: “L’impiego delle armi per annientare la Corea del Nord e il suo arsenale è una possibilità. Se ci sarà una guerra, scoppierà lì. Se in migliaia moriranno, non moriranno di certo qui”. Questa strada comporta alti costi per gli Stati Uniti, come detto in precedenza, ed enormi responsabilità su quello che avverrebbe nella penisola. Senza contare che una mossa non condivisa dalle potenze asiatiche, Cina in primis, potrebbe rendere più difficili le relazioni future non solo in quella zona di mondo. L’opzione militare è considerata la peggiore da alcuni analisti. Le implicazioni sarebbero diverse a seconda della tattica impiegata.

Un attacco preventivo degli Stati Uniti innescherebbe la reazione automatica di Pyongyang, che risponderebbe con un’offensiva ai danni del vicino nella penisola: a rischio non solo le vite dei cittadini sudcoreani ma anche dei soldati americani che hanno le basi sul territorio.

Attacchi limitati alle installazioni militari nordcoreane potrebbero generare un problema simile, complicato dalla maggiore capacità del regime di nascondere fino all’ultimo minuto le varie attività necessarie al lancio di un missile. Sono ormai note le abilità della Corea del Nord di rimuovere velocemente i missili dai rifugi sotterranei e spararli, lasciando poco tempo ai satelliti per di individuare l’offensiva nemica. Senza contare che in questi anni Pyongyang ha moltiplicato e diversificato le basi di lancio.

Infine, c’è l’opzione del cambio di regime: un approccio già ipotizzato dal direttore della Cia Mike Pompeo a luglio. Tuttavia, una volta rimosso Kim, chi finirà per sostituirlo? I rischi di questo piano sono comunque alti.

C’è però anche la strada della soluzione diplomatica alla crisi, che ipotizza l’azione militare solo in caso di minaccia imminente. Tuttavia, resta il problema di costringere Kim a sedere al tavolo delle trattative. Per questo fine, l’amministrazione Trump sta vagliando diverse alternative, da quelle più violente e assertive fino a quelle meno manifeste e dichiarate.

Con un dittatore non lontano dall’obiettivo di dotarsi di un’arma atomica capace di raggiungere gli Stati Uniti, il tempo per riflettere rischia di esaurirsi presto.



In campeggio trovano un gatto ridotto a pelle e ossa e gli offrono una casa e una nuova mamma

lastampa.it
noemi penna



Una famiglia di campeggiatori si è vista sfrecciare davanti un micio nero mentre era in vacanza al lago. Il micino affamato era ridotto a pelle e ossa e girava intorno al loro camper in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti, piangendo e lamentandosi. 



E loro lo hanno accontentato, offrendogli una delle scatolette della loro micia. «Non avremmo mai potuto lasciarlo lì a morire di fame». E il piccolo non chiedeva niente di meglio: si è avvicinato subito a loro senza diffidenza, certo di avere trovato la sua salvezza. «Quando l'ho preso in braccio potevo sentire fra le mie mani tutte le sue ossa. Evidentemente erano giorni che non mangiava», racconta su Imgur l'umano che l'ha adottato. «Nonostante non mi conoscesse, si è subito messo a fare le fusa». E terminata la pappa, «mi è saltato in braccio per schiacciare un sonnellino».



Hanno aspettato per quattro giorni l'arrivo della mamma, lasciando del cibo anche per lei. Ma non si è mai presentata. E quando è arrivato il momento di tornare a casa, hanno deciso di portarlo via con loro. «Lo abbiamo chiamato Fancy e ufficialmente presentato alla nostra Hellen», un'altra trovatella salvata dalla strada. E appena si sono visti «ha subito capito che era un cucciolo bisognoso di aiuto, mostrando tutto il suo lato materno».



Adesso Fancy ha una nuova mamma che lo coccola e una famiglia umana che non gli fa mancare niente. Una bella storia, in controtendenza con il fenomeno dell'abbandono degli animali che in estate vive il suo massimo picco.