domenica 30 luglio 2017

Apple cede al governo di Pechino e rimuove le app di VPN dallo Store cinese

lastampa.it

Secondo l’azienda queste applicazioni non rispettano la legge della Repubblica Popolare. Mesi fa fu il New York Times a cadere sotto la censura di Pechino



Il governo di Pechino si propone di rafforzare il controllo su Internet, soprattutto davanti al congresso del Partito comunista previsto a breve. E così - rivela il New York Times - anche Apple si è adeguata e ha rimosso le app usate dai cinesi per aggirare i filtri della censura, che impediscono ad accedere ai siti considerati ostili dal governo della Repubblica Popolare. 

Express Vpn, che produce l’omonima app, ha diffuso una mail ricevuta da Apple in cui veniva avvertita della rimozione del suo software perché «includeva contenuti illegali in Cina». Ma una rapida ricerca sui più popolari network privati virtuali rivela che sono quasi tutti scomparsi dall’App Store cinese. E oggi Apple ha confermato che questo tipo di app non rispettano la legge della Repubblica Popolare, e che quindi verranno rimosse. 

A gennaio invece il blocco dell’accesso a New York Times. L’app del quotidiano americano era l’unico modo - a parte appunto i VPN - per poter leggere gli articoli dopo che nel 2012 Pechino iniziò a bloccare l’accesso al sito www.nytimes.com per la pubblicazione di un’inchiesta sulla ricchezza accumulata dalla famiglia dell’allora premier, Wen Jiabao. Anche allora Apple si difese sostenendo che l’app «violava leggi locali» come riferì Fred Sainz, un portavoce di Cupertino. «Quando la situazione cambierà - aggiunse - l’App Store tornerà ad averle». Il Times sottolinea che Sainz non ha mai voluto specificare quali fossero le «regolamentazioni locali violate» o spiegare se l’ordine fosse stato emesso da un tribunale cinese. 

Morto Ciro Cirillo, il Dc sequestrato dalle Br e rilasciato dopo una oscura trattativa con la camorra

repubblica.it

Aveva novantasei anni: Domani i funerali

Morto Ciro Cirillo, il Dc sequestrato dalle Br e rilasciato dopo una oscura trattativa con la camorra

Se ne sono andati un uomo e un pezzo di storia che sconvolse l'Italia. È morto all'età di 96 anni l'ex presidente della Regione Campania Ciro Cirillo. L'esponente di punta della Dc fu sequestrato a Torre del Greco (Napoli) dalle Brigate Rosse il 21 aprile1981 (quando era assessore ai lavori pubblici della Campania e presidente della commissione che doveva gestite tutti gli appalti del post terremoto del 1980) per poi essere rilasciato dopo diversi giorni di prigionia in circostanze ancora oggi avvolte da molti misteri. Un rapimento che ha segnato la memoria del nostro Paese con il primo serio sospetto di trattativa tra lo Stato, le Br e la camorra di Cutolo, a tre anni dal rapimento Moro.

Durante il rapimento ci fu anche un conflitto a fuoco: furono uccisi l'agente di scorta Luigi Carbone e l'autista Mario Cancello, e venne gambizzato il segretario dell' allora assessore campano all'Urbanistica, Ciro Fiorillo. L'ultima uscita pubblica di Ciro Cirillo, l'ex presidente della Regione Campania è dell'anno scorso, quando decise di festeggiare insieme a figli, nipoti e gli altri parenti i suoi 95 anni. Era il febbraio del 2016 quando convocò i suoi cari al Circolo Nautico di Torre del Greco  per un pranzo al quale presero parte diversi amici politici della vecchia Democrazia Cristiana, in particolare della città vesuviana dove risiedeva. Per l'occasione fu presente anche il sindaco Ciro Borriello.

Ciro Cirillo fotografato dalle Br durante la prigionia

I funerali di Ciro Cirillo si svolgeranno domani, lunedì 31 luglio, a Torre del Greco, alle ore 16.30 nella chiesa dei Carmelitani Scalzi a corso Vittorio Emanuele. Il rapimento Cirillo per anni è stato avvolto dal mistero. Una vicenda scomoda su cui i riflettori sono rimasti sempre bassi, fino al febbraio dell'anno scorso quando lo stesso Cirillo rilascia un'intervista alla tv svizzera italiana, per negare con decisione ogni trattativa finalizzata al suo rilascio da parte del boss ("Lo escludo, assolutamente") e allo stesso tempo per rimestare antiche accuse: "Ci fu un'istruttoria, da parte del giudice Carlo Alemi, che aveva un solo obiettivo, incastrare Antonio Gava, allora ministro dell’Interno". 

Accuse  che il giudice ha prontamente ricusato, con un 'intervista all'Espresso: “Mi sembra incredibile che il dottor Cirillo abbia oggi fatto quelle affermazioni, totalmente discordanti peraltro con quanto affermò, in mia presenza ed al mio indirizzo, il 19 maggio 2008, all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, in occasione della presentazione del documentario “La trattativa” del programma Rai “La storia siamo noi”, allorché mi disse: “Anzi penso che mai come in questo momento avremmo tutti bisogno di magistrati coraggiosi e onesti come lei”.

Intrecci mai chiariti e che ora con la morte di Cirillo tornano a infittirsi. Infatti in un'intervista a Repubblica, a firma di  Giuseppe D'Avanzo, nel 2001 Cirillo disse di aver affidato la verità sul suo rapimento a un memoriale di una quarantina di pagine consegnato a un notaio con l'impegno di renderlo pubblico solo dopo la sua morte. Ma in una successiva intervista al Mattino ritrattò: "Dissi anche che lo avevo dato ad un notaio, che lo conservava in cassaforte. Non era vero. Ma quell'invenzione ebbe effetto, per un po' sono stato lasciato in pace dai giornalisti".

Quando Maometto fu sottomesso dall'Arcangelo Gabriele

ilgiornale.it
Magdi Cristiano Allam - Sab, 29/07/2017 - 22:34

Nel suo nuovo libro, "Maometto e il suo Allah", Magdi Cristiano Allam svela il lato meno raccontato della vita del Profeta

Il brano è intitolato «L'Arcangelo Gabriele gli schiaccia il Corano in faccia». Scrive Allam illustrando la sua fatica: «Il vero autore di questo libro è Maometto. Non sono io che racconto la vita di Maometto, è Maometto che racconta la propria vita attingendo da ciò che lui afferma che Allah gli avrebbe rivelato».

All'età di 40 anni Maometto abbandonava spesso la moglie Khadija per isolarsi all'interno di una grotta sul Monte Hira, nei pressi della Mecca, per meditare e pregare Allah. A volte restava isolato diversi giorni, qualche volta persino diverse settimane. Solo quando finiva la scorta di cibo, tornava a casa dalla moglie per approvvigionarsi e poi ritornava nella grotta a pregare Allah.

Era una notte di un giorno dispari dell'ultima decade del nono mese del calendario lunario, il Ramadan, quando all'interno della grotta la fiamma vacillante della lampada ad olio divenne all'improvviso potentissima. L'ombra della sagoma di Maometto veniva proiettata sulla parete della roccia, riproducendo ciascuno dei suoi gesti in modo smisurato, quasi caricaturale. Ad un tratto l'immagine divenne sempre più tenue e l'ombra di Maometto scomparve dalla parete. Una luce vivissima irruppe nella grotta. Maometto si sentì oppresso dal suo bagliore. Il suo corpo si contrasse. Le sue mani e i suoi piedi si irrigidirono. Un malessere diffuso si propagò attraverso le sue membra. Fu assalito dal terrore. I capelli gli si drizzarono sulla testa.

Fu a quel punto, in quelle condizioni di estrema tensione fisica e di totale agitazione psichica, che Maometto vide l'Arcangelo Gabriele. Teneva in mano un libro magnifico rilegato di seta. Era il Corano. La sua mano si protese verso Maometto e, con il Corano aperto, gli ordinò con una voce terrificante:

«Leggi!».
«Io non so leggere!», rispose intimidito Maometto.

Allora l'Arcangelo Gabriele si avvicinò a Maometto e gli schiacciò il Corano aperto sulla faccia. Maometto era stretto in una trappola asfissiante. L'Arcangelo Gabriele lo afferrava tenendolo bloccato, impedendogli di muoversi al punto che a Maometto mancò il respiro con il Corano schiacciato sul volto. Si sentiva ovunque oppresso. Era paralizzato, incapace del minimo movimento. Era terrorizzato. Pensò che l'Arcangelo Gabriele lo volesse uccidere.

Ebbe paura di morire. In quel momento lo odiò. Il corpo trasudò di un sudore che bruciava la pelle. Maometto era sgomento, del tutto disorientato, perché non soltanto non aveva caldo, ma al contrario sentiva freddo, moriva dal freddo. Sentì le gocce di sudore colare fino ai gomiti e non riuscì in alcun modo ad arrestarle e ad asciugarle per porre fine al fastidio che gli procuravano.

Le radici dei capelli si erano talmente irrigidite che le sentiva come aghi conficcati in testa. Quando l'Arcangelo Gabriele si rese conto che Maometto non ce la faceva proprio più a sopportare quella condizione psicofisica, che era assolutamente incapace di reagire e di fatto totalmente sottomesso alla sua volontà, gli tolse il libro del Corano dalla faccia e si allontanò. Maometto riprese a respirare ansimando con tutte le residue forze, come qualcuno che stesse morendo annegato. Si lasciò andare stremato urtando contro il muro e forse andando a sbattere contro una pietra. L'Arcangelo Gabriele si era un po' allontanato e lo scrutava. Non attese neppure che Maometto potesse tornare a respirare normalmente che gli schiacciò nuovamente il libro del Corano in faccia e ripeté con la sua terrificante voce:

«Leggi!».
«Io non so leggere!», rispose per la seconda volta Maometto. Allora l'Arcangelo Gabriele si riavvicinò a Maometto e lo assalì nuovamente. La sua mano si protendeva verso di lui con il libro del Corano mentre Maometto si sentiva il sangue raggelato in preda allo spavento.

Per la terza volta l'Arcangelo Gabriele gli schiacciò il libro aperto del Corano in faccia, premendo ancor più forte delle precedenti volte. Maometto ebbe la sensazione che stesse per morire. Si guardò attorno e si disse che presto sarebbe diventato come una pietra o un pezzo di legno. Era del tutto incapace di articolare una singola sillaba. Aveva perso la parola. Stava vivendo l'esperienza più terribile di tutta la sua vita.

«Leggi!», gli ordinò per la terza volta.
«Io non so leggere!», urlò disperato Maometto.

Allora l'Arcangelo Gabriele si riavvicinò nuovamente a Maometto. Lui si addossò alla parete della roccia. Era completamente in preda al panico. Non era più in grado di emettere un suono dalla bocca o di muovere alcuna parte del corpo per sfuggire al trauma che stava subendo. Si sentiva come stretto in una morsa. I suoi muscoli si tendevano da soli, come se avesse avuto dei crampi, ma lui ormai non sentiva male perché il suo corpo non reagiva più ad alcuna sollecitazione. Era come se non ci fosse più.

Era paralizzato. Pietrificato come una statua. Le mascelle erano tese, le dita contratte, gli occhi spalancati. Maometto percepì la mano dell'Arcangelo Gabriele che si accostava ancora una volta con il libro del Corano. E nuovamente glielo sbatté in faccia. Il colpo subìto fu peggiore delle precedenti volte. Maometto si sentiva ormai talmente oppresso e soggiogato da così tanto tempo, senza riuscire a respirare, che si era convinto che l'Arcangelo Gabriele fosse sul punto di ucciderlo e che non avrebbe avuto scampo alla morte con le ossa frantumate.

A un certo punto Maometto capì che non era sua intenzione ucciderlo. Voleva piuttosto ridurlo in uno stato di prostrazione al limite della perdita totale dell'attività fisica e mentale. E fu allora che l'Arcangelo Gabriele lo lasciò, si allontanò e urlò con la voce più spaventosa:

«Leggi! In nome del tuo Signore che ha creato, ha creato l'uomo da un'aderenza. Leggi, che il tuo Signore è il Generosissimo, colui che ha insegnato mediante il calamo, che ha insegnato all'uomo quello che non sapeva». (90, 1-5).

Dopo aver rivelato i primi versetti del Corano, l'Arcangelo Gabriele scomparve senza dire nulla. Maometto cadde a terra stremato dallo stato di debolezza. Respirava ansimando con tutte le sue forze. Respirava profondamente lamentandosi a voce alta. Respirava in modo frenetico e fu colto da una crisi di vertigini. Si guardò attorno e si rese conto che era rimasto solo all'interno della grotta diventata buia (...) Scappò paralizzato dalla paura. Si precipitò giù dalla montagna senza guardare dove appoggiava i piedi, rischiando più volte di precipitare dall'alto. Arrivò alla Mecca e continuò a correre ansimando, senza preoccuparsi di ciò che avrebbe detto la gente che vegliava a quell'ora tarda. Sembrava un pazzo in fuga. Quando arrivò di fronte a casa sua, bussò violentemente alla porta e urlò:

«Copritemi! Copritemi!».
La moglie Khadija, i loro figli, il figlio adottivo Zayd, gli schiavi accorsero guardandolo spaventati. Maometto faceva pena. Non l'avevano mai visto in quello stato. Batteva i denti senza riuscire a controllarsi talmente aveva freddo. Il suo volto era pallido. Il corpo era tirato. Il collo era rigido dal terrore. I muscoli erano tutti tesi. Non faceva che ripetere:
«Copritemi! Copritemi!».

Cosa verrà dopo gli smartphone?

lastampa.it
andrea signorelli

Il rilancio dei Google Glass e l’attenzione crescente sulla realtà aumentata aprono una finestra sul futuro dei dispositivi mobili



La decisione di Alphabet di rilanciare i Google Glass (ovvero uno dei suoi flop più rumorosi ) ha dimostrato una cosa: non era l’idea a essere sbagliata, ma i tempi a essere troppo precoci . Svelato sotto forma di prototipo già nel 2012, il progetto fallì non solo per l’elevato costo (1.500 dollari) e il fatto che mettessero a disagio sia chi li indossava sia chi si trovava nei paraggi, ma soprattutto per la mancanza di una killer app che rendesse davvero evidente il vantaggio di questi occhiali intelligenti rispetto ai normali smartphone.

In verità, già allora l’azienda di Mountain View aveva le idee chiare su quale fosse l’applicazione fondamentale per i suoi visori: la realtà aumentata, che permette di sovrapporre il digitale all’ambiente che ci circonda. Una tecnologia diventata davvero popolare solo con il lancio dei Pokèmon Go , nell’estate 2016, ma sulla quale tutte le più importanti aziende tecnologiche stanno da tempo lavorando: da ARKit di Apple , a Facebook ; da Microsoft (una delle prime società a credere in questo tipo di progetto con i suoi Hololens ) a Samsung.

Il lancio dei Google Glass, insomma, sarebbe forse dovuto avvenire dopo la diffusione della realtà aumentata e non prima. Anche perché, secondo gli esperti , è solo grazie ai visori che la AR (augmented reality) mostrerà tutte le sue potenzialità commerciali, dispiegando direttamente davanti ai nostri occhi la fusione tra reale e digitale e, quindi, aumentando davvero il mondo che ci circonda.
L’esempio più semplice è quello dei GPS: grazie alla realtà aumentata e agli smartglasses, le indicazioni stradali saranno proiettate dal visore e integrate con l’ambiente (un primo esempio si può vedere già oggi grazie ai navigatori di Alibaba che mostrano le indicazioni direttamente sul parabrezza ).

Ma le applicazioni degli smart occhiali vanno molto oltre i GPS e devono essere in larga parte ancora immaginate: pensate per esempio a un libretto delle istruzioni dei mobili Ikea che non sia più di carta, bensì una guida digitale che, grazie ai visori, si sovrappone direttamente al mobile che state montando, spiegandovi, in tempo reale, i passi da seguire (e quanto questo possa diventare uno strumento utile per chi esegue riparazioni e montaggi di lavoro). 

A tutto questo si aggiungono le funzioni base degli occhiali smart, già evidenti ai tempi dei Google Glass: le notifiche dei social network e delle mail appariranno davanti ai vostri occhi; interagiremo con ciò che compare sui visori (messaggi, ordinazioni, ricerche sul web, ecc.) non più digitando, ma dialogando con il nostro assistente virtuale; i giochi saranno degli ologrammi, mentre video e fotografie diventeranno ancora più pervasivi (come anticipato anche dagli Spectacles di Snapchat ). A differenza dello smartphone, il nostro nuovo dispositivo mobile di fiducia non sarà più separato, ma integrato con il nostro corpo. Nel video qui sotto, si mostra come potrebbe essere la vostra realtà tra un decennio (e non è detto che vi piaccia).

Un’ulteriore dimostrazione di come gli smart glass dotati di realtà aumentata siano destinati a essere il più importante dispositivo mobile del futuro, è il fatto che alcune aziende del calibro di Google e Samsung stiano già lavorando al passo successivo: lenti a contatto intelligenti , che renderanno di fatto inesistente la distanza tra il mondo digitale e quello reale e porteranno la fusione tra uomo e macchina a un livello che, finora, era stato pensato solo nei libri di fantascienza. I brevetti per questa nuova tecnologia sono stati depositati già nel 2014, ma non è dato sapere a quale stadio si trovi la ricerca e soprattutto quali siano i tempi. A giudicare dalle difficoltà cui stanno andando incontro alcuni progetti, potrebbero essere molto più lunghi del previsto.