sabato 24 giugno 2017

Più ricchi che Rai

lastampa.it
mattia feltri

Se il teatrino di questi mesi è diventato quanto guadagniamo, io tolgo il disturbo, ha detto pochi giorni fa Fabio Fazio. È probabile che ora il teatrino diventi quanto guadagnerà. Ieri gli è stato rinnovato il contratto: quadriennale a 2 milioni e 800 mila euro l’anno. Un milione in più di prima. Complimenti e auguri. Anche perché la faccenda è già stata buttata in politica: per Maurizio Gasparri è il premio milionario al miglior valletto della sinistra, per il renziano Michele Anzaldi è uno schiaffo ai poveri e al Parlamento. È davvero interessante il diffondersi del contagio per cui la lotta alla povertà passa dalla riduzione degli stipendi, ma su un punto Anzaldi ha ragione: il Parlamento aveva deliberato il tetto dei compensi a 240 mila euro, cifra a cui si è adeguato anche il presidente della Repubblica.

La Rai invece no. E con questa bizzarra formulazione: sfonderà il tetto chi «offre intrattenimento generalista» o «crea o aggiunge valore editoriale in termini di elaborazione del racconto nelle sue diverse declinazioni». A parte la prosa, da taglio immediato del mensile, la frase non vuol dire niente, quindi vuol dire tutto. E chiunque potrà avere ingaggio eccezionale. E discende da una considerazione: la Rai, per essere competitiva sul mercato, deve pagare i fuoriclasse. Vero. Ma qui sta il problema. O la Rai è sul mercato, e allora non prende il canone. O la Rai è servizio pubblico, e allora non deve competere. La via di mezzo non è uno schiaffo alla povertà né al Parlamento: è una presa per i fondelli.

Dimettititù

lastampa.it
mattia feltri

L’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ieri ha chiesto le dimissioni di Virginia Raggi. Che problema c’è? Qualche anno fa era Beppe Grillo a chiedere le dimissioni di Alemanno. Ieri Renato Brunetta ha chiesto le dimissioni del ministro Padoan. Matteo Salvini invece ha chiesto le dimissioni del premier Gentiloni. Questo solo ieri. 

Nell’ultima settimana, il Movimento cinque stelle ha chiesto le dimissioni del senatore Formigoni, del presidente della Rai, Monica Maggioni, e di tutto il Cda, metà Parlamento ha chiesto le dimissioni di Luca Lotti, Roberto Calderoli ha chiesto le dimissioni di Chiara Appendino, la forzista Giammanco ha chiesto le dimissioni del presidente Piero Grasso, la Lega ha chiesto le dimissioni di Dario Franceschini, Grillo ha chiesto le dimissioni di Angelino Alfano e Roberto Speranza ha chiesto le dimissioni di Maria Elena Boschi.

Vabbè, le dimissioni di Boschi sono state chieste da tutti. Comunque, per restare all’ultimo mese, sono state chieste le dimissioni dei ministri Fedeli, Minniti, Orlando, Pinotti, Poletti e Lorenzin, del presidente della Repubblica, dei presidenti di Camera e Senato, del direttore del Tg1, del direttore della Repubblica, e forse non ve ne siete accorti ma l’europarlamentare Gianni Pittella ha chiesto le dimissioni del premier inglese Theresa May. La destra chiede le dimissioni della sinistra, la sinistra della destra, i cinque stelle di tutti e tutti dei cinque stelle. Il che spiega perché la qualità di una democrazia si vede anche (o specialmente) dalla qualità dell’opposizione.