lunedì 12 giugno 2017

Lampedusa boccia la sindaca Nicolini, simbolo di accoglienza e premio Unesco per la pace

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Giusi Nicolini

La tornata elettorale premia Salvatore detto Martello che, con 1.566 voti, ridiventa sindaco di Lampedusa e Linosa dopo quindici anni. Secondo arrivato è Filippo Mannino che andrà all’opposizione e che ha raggiunto il traguardo dei 1.116 voti. Terza e fuori dall’amministrazione il sindaco uscente, Giusi Nicolini che, con 908 voti non è riuscita ad avere consiglieri di opposizione. Quarta ed ultima la ex senatrice, Angela Maraventano che è riuscita a racimolare appena 231 voti.

Le operazioni di spoglio si sono svolte per tutta la notte dal momento che i vari rappresentanti di lista hanno voluto controllare minuziosamente tutte le schede rallentando così le operazioni che al momento su una sezione, sono ancora in corso. Salvatore Martello, è stato sindaco di Lampedusa per due legislature fino al 2001. Nicolini è componente della segreteria nazionale del Pd, ha ricevuto il premio Premio Unesco per la Pace. A ottobre scorso Nicolini è stata una delle quattro donne «simbolo dell’eccellenza italiana» che ha accompagnato il premier Matteo Renzi alla Casa Bianca per la cena con l’ex presidente degli Stati Uniti, Obama.

Il re dello Swaziland e le sue 15 mogli: “Qui da noi il divorzio non esiste”

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francesco de leo

Nel sud del continente africano esiste una monarchia assoluta, il Regno dello Swaziland, un piccolissimo Stato di 17.000 km quadrati nella Regione del Lubombo, governata dal Re Mswati III, 66° figlio dell’ultimo sovrano Sobhuza


Donne Swazi si esibiscono in una danza tradizionale davanti alla residenza reale

Nel sud del continente africano esiste una monarchia assoluta, il Regno dello Swaziland, un piccolissimo Stato di 17.000 km quadrati nella Regione del Lubombo, popolato da un milione di persone, il 50% dei quali ha meno di quindici anni. Non è un Paese per vecchi, ma uno dei più poveri del mondo con la più alta percentuale di adulti malati di HIV. 

Siede sul trono Re Mswati III, 66° figlio dell’ultimo sovrano Sobhuza. Incoronato alla morte del padre appena maggiorenne, tempo fa dichiarò di aver ricevuto una visione da Dio: “il Paese non sarà più retto da una monarchia assoluta, ma da una democrazia monarchica”. Per ora solo un sogno per i sudditi, visto che per legge non esiste l’associazionismo politico, qualsiasi manifestazione di protesta e sedata nel sangue, si applica la tortura e le prigioni sono un inferno. 

Il Re ha 15 mogli, un numero imprecisato di palazzi e jet privati. In questi giorni, le donne nubili più giovani del Paese - che per suo ordine devono mantenere la castità fino al compimento del ventiquattresimo anno - si preparano per l’Umhlanga, la più importante festa dello Swaziland. Quel giorno, saranno trentamila, raggiungeranno il complesso reale da ogni luogo, cantando e ballando in topless. Il Re, a petto nudo, con il suo orologio tempestato di diamanti al polso e uno scettro d’oro in mano, sceglierà tra loro una nuova moglie per il suo harem. Come le altre, avrà anche lei un proprio palazzo e illimitate disponibilità di spesa.

Per le donne sposate non è un gran momento. Re Mswati III si è detto pronto ad eliminare il diritto di divorzio. “Non è nella nostra cultura e la parola divorzio non esiste nel vocabolario della lingua Siswati”. Questo è il Regno dello Swaziland e del resto la principessa Pashu, star del rap nel suo Paese, ha detto: “La regalità in Africa è molto diversa dalle monarchie europee, qui non abbiamo molto tempo per divertirci”.

Con iOS 11 l’iPhone sarà più sicuro: niente notifiche mentre si guida

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Con il prossimo aggiornamento del sistema operativo, lo smartphone Apple, non visualizzerà messaggi e cambiamenti di stato quando l’auto è in movimento, per non distrarre il guidatore



Nei prossimi mesi l’iPhone darà il proprio contribuito alla sicurezza degli utenti mentre sono in auto. In autunno, con l’aggiornamento del sistema operativo iOS 11, lo smartphone Apple infatti riconoscerà quando l’utente sta guidando e disattiverà in automatico le notifiche, così il display non si accenderà.

La novità, annunciata alla Conferenza annuale degli sviluppatori, si chiama «Do Not Disturb While Driving», non disturbare alla guida, e blocca l’iPhone collegato all’auto, sia via cavo che Bluetooth, quando il veicolo è in movimento. L’utente può impostare una risposta automatica ai contatti nella lista preferiti, così da far sapere che è al volante e non potrà rispondere finché non arriverà a destinazione.

Apple non è l’unica a voler limitare le distrazioni al volante. Il mese scorso Samsung ha lanciato l’applicazione «In-Traffic Reply», che risponde in modo automatico quando si riceve un messaggio o una telefonata, per far sapere al mittente che la persona cercata è nel traffico. La app sfrutta il Gps per capire se l’utente è in auto, ma anche in bici, e consente di scegliere tra una risposta standard, del tipo «sto guidando, ora non posso rispondere», e una risposta divertente, con animazioni.

Capuozzo: "L'esempio del giocatore saudita. Ribelle nella squadra avvilente"

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo - Dom, 11/06/2017 - 22:37

Toni Capuozzo elogia l'unico calciatore dell'Arabia Saudita che ha rispettato il minuto di silenzio per le vittime dell'attentato di Manchester



Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore l'oltraggio della nazionale di calcio dell'Arabia Saudita che durante la partita valevole per le qualificazioni mondiali si era rifiutata di rispettare il minuto di silenzio in in onore delle vittime dell'attentato di Londra. L'immagine dei calciatori sauditi disposti in ordine sparso mentre gli australiani erano tutti abbracciati a metà campo, ha indignato il mondo. Ma Toni Capuozzo ha voluto rendere omaggio all'unico calciatore che ha avuto il coraggio di distinguersi dai suoi compagni.

Le parole di Capuozzo

"Visto il dibattito, qui, sul minuto di silenzio in omaggio alle vittime dell'attentato di Londra non rispettato dai sauditi ad Adelaide - ha scritto Capuozzo - prima dell'incontro Australia-Arabia Saudita, voglio precisare un dettaglio. In realtà il numero 7 della squadra saudita, Salman Al Faraj, il minuto di silenzio l'ha fatto. Statisticamente è poco, ma mi piace perchè sottolinea l'insopprimibile libertà dell'individuo, davanti a valori (in questo caso disvalori) collettivi, davanti ad abitudini, culture, connivenze di gruppo.

Fatte le debite proporzioni, sembra l'immagine di piazza Tien An Men, con un uomo solo che si oppone all'indifferenza blindata e disciplinata dei suoi compagni. E' un singolo, ma è anche un gesto potente, una ribellione muta a un gioco di squadra avvilente". Il titolo che Capuozzo ha dato al suo post è eloquente: quando il numero 7 è il numero 1. Titolo azzeccato.

"I ladri arrestati sempre liberi: carabinieri frustrati dallo Stato"

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo - Dom, 11/06/2017 - 17:03

Il j'accuse del comandante dell'Arma, Fabio Ottaviani: "In Italia si parla di elezioni, non dei problemi della gente. Io do voce ai miei carabinieri"

Nei giorni scorsi a Cosenza si è celebrato il 203esimo anniversario dalla fondazione dell'Arma dei Carabinieri.

Una cerimonia commovente, anche grazie ad uno straordinario discorso del Colonnello Fabio Ottaviani che ha emozionato i presenti e che ha fatto il giro del web. Conquistando condivisioni e migliaia di visualizzazioni.

Per prima cosa il colonnello ha focalizzato l'attenzione su un tema scottante di questi tempi, ovvero il ruolo delle forze dell'ordine nell'arresto di malviventi in flagranza di reato. Molte volte, infatti, banditi e rapinatori ammanettati dai carabinieri vengono immediatamente rimessi in libertà dal giudice di turno. Con tanti saluti agli sforzi delle divise. "La maggior parte dei nostri interventi - dice Ottaviani - si conclude con l'immediata rimessione in libertà dei soggetti e questa ha un effetto devastante nella percezione di sicurezza del cittadino. È devastante vedere la vittima che rimane in caserma con i carabinieri a compilare tonnellate di atti e il delinquente che se ne torna a casa"

 (guarda il video).

"Come può il cittadino fondare la sua fiducia nello stato" quando accade tutto questo? La domanda del colonnello è fondamentale. E merita una risposta. "Voi direte: perché un comandante provinciale alla festa dell'Arma affronta un argomento così spinoso? - continua Ottaviano - Il mio personale tutti i giorni conduce una battaglia, si espone in prima persona e queste cose producono frustrazione. Anche la polizia condivide il nostro stesso destino. E la frustrazione delle forze dell'ordine significa che poi, queste persone, si demotivano".

Semplice e diretto. Continua poi il comandante: "Permettetemi di sottopori quelle che sono le frustrazioni che condividiamo quotidianamente, perché lo devo ai miei carabinieri, perché io non sto in strada con loro, non richio con loro, ma io ho la forza di dare voce a loro. Per cui quello che vi dico se vogliamo vincere la battaglia dobbiamo riflettere si queste criticità, perché io nel dibattito politico nazionale non veo questi problemi. Ma vedo percentuali, liste, proporzionali tedeschi, inglesi, francesi. Non vedo i problemi della gente. Noi sulla strada parliamo con la gente, per cui la politica deve riscoprire il dialogo con le persone e capire veramente quali sono le esigenze dei cittadin.

Perché se da una parte noi vediamo i cittadini che urlano disperati e dall'altra quello che ci impone la legge, vediamo un evidente discrasia, siccome la sovranità appartiene al popolo in una democrazia".
"Singori - aggiunge il comandante - io non go una soluzione. La mia soluzione è quella di spingere i miei ufficiali, i miei carabinieri a dare comunque una risposta al cittadino. Per cui se inteveniamo, se ci sono i presupposti arrestiamo, poi se quel delinquente non può finire in galera per motivi tecnici, ci rammarichiamo ma questo è un rischio che dobbiamo tenere presente". L'importante è fare in modo che non prevalga la delinquenza. Perch*é - conclude Ottaviano - "se la legge della strada prevale sulla legge dello Stato, lo Stato è finito. Ma noi saremo sempre al fianco della gente".

Totò

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 jena




“Poi dice che uno si butta a sinistra...”. Da Totò a Renzi.