giovedì 1 giugno 2017

“Cercasi ingegnere che conosca due lingue: compenso 600 euro al mese”

lastampa.it
federico callegaro

L’annuncio che ha scatenato le polemiche sta facendo il giro sulle bacheche di Facebook



Cercasi laureato in ingegneria civile con pieni voti, con un’ottima conoscenza del tedesco, una buona conoscenza dell’inglese, un’esperienza di Erasmus alle spalle e disponibile a spostarsi per lavoro in Italia o all’’estero. Compenso mensile? 600 euro e un buono pasto al giorno.

LE POLEMICHE
È questo l’annuncio di lavoro comparso su un volantino che da questa mattina sta facendo il giro su molte bacheche Facebook. Promotori della ricerca sarebbero gli addetti al personale di Gruppo Dimensione di Grugliasco, «general contractor specializzato nel settore dei servizi». In rete, intanto, sono scoppiate le polemiche: «Ho mandato una mail al loro ufficio per spiegare che all’estero, per quelle mansioni, pagano almeno il doppio», afferma una ragazza. «L’annuncio non è nostro perché noi non facciamo annunci su cartaceo e stiamo cercando di capire come ci sia finito - spiegano dalla società - Cerchiamo un ingegnere con quelle caratteristiche ma solo per uno stage post-laurea».
Anche la vice presidente del gruppo, Marie Chantal Manenc, spiega che il lavoro era da stagista. Però sul sito del Comune di Torino, nella sezione InformaLavoro, gli annunci della ditta sono riportati senza nessun accenno al fatto che i 600 euro fossero da ritenersi compenso per uno stage.

IL BLOG DI GRILLO
Dalla ditta, intanto, fanno sapere di essere sommersi da chiamate che chiedono spiegazioni da questa mattina. Il post è stato ripreso dal blog di Beppe Grillo.

Apple ha pagato più di 70 miliardi agli sviluppatori

lastampa.it
andrea nepori

La cifra tonda è stata annunciata ufficialmente da Cupertino e si riferisce agli incassi totali dall’apertura dell’App Store, nel 2008



70 miliardi in 9 anni. Un fatturato degno di un’azienda della Fortune 500, distribuito però tra migliaia e migliaia di sviluppatori in 155 paesi del mondo. Professionisti che, in poco meno di due lustri, hanno creato aziende, trovato lavoro e offerto a loro volte occupazione. Sono i numeri dell’App Store, il negozio virtuale di applicazioni per iPhone e iPad lanciato da Apple nel 2008. L’azienda di Cupertino li ha rivelati oggi con un comunicato che anticipa di qualche giorno la presentazione inaugurale della WWDC, la conferenza mondiale per gli sviluppatori che si terrà dal 5 giugno a San José.

Se il mercato degli smartphone tende ormai verso la saturazione, quello dei servizi per i dispositivi mobili è invece ancora in piena crescita. La divisione Servizi Internet di Apple, quella che si occupa dell’App Store, ne è la prova: nel corso degli ultimi trimestri ha registrato fatturati in costante crescita, guadagnandosi un ruolo importante nei conti complessivi dell’azienda.

Tra le applicazioni più redditizie ci sono quelle delle categorie “Giochi” e “Intrattenimento”. Le sezioni a maggior tasso di crescita in termini di numeri di download e fatturato degli sviluppatori (+70% anno su anno), sono “Stili e tendenze” e “Salute e Benessere”. All’affermazione di quest’ultima categoria ha contribuito molto l’Apple Watch e l’interesse generale di Apple per le applicazioni relative alla salute, che sempre più spesso finiscono in evidenza nelle pagine principali dello Store. Molto bene anche la categoria “Foto e video” che fa segnare il 90% di crescita nel corso dell’ultimo anno.

Il punto di forza dell’App Store, spesso criticato dai sostenitori di soluzioni aperte come il Play Store di Google, rimane la curatela manuale delle applicazioni che arrivano sugli “scaffali” del negozio virtuale. Nel corso degli ultimi mesi, oltre a garantire la qualità delle nuove app approvate, Apple ha iniziato a rimuovere il software obsoleto, poco aggiornato e dunque non più compatibile con i dispositivi più recenti.

Il tutto nell’ambito di una velocizzazione e semplificazione del processo di revisione, una delle storiche note dolenti per gli sviluppatori di app, che spesso si trovavano ad aspettare anche più di una settimana prima di vedere approvato il proprio software. Ad oggi le tempistiche sono ben più snelle: il 50% delle app inviate dai developer viene approvato nel giro di 24 ore. Il 90% delle app arrivano in ogni caso sullo Store in 48 ore. Il risultato è un processo di pubblicazione e revisione delle app più efficiente e meno stressante.

Alla WWDC, come ogni anno, Apple celebrerà il lavoro degli sviluppatori offrendo loro una cinque giorni di conferenze, workshop, talk e occasioni di networking. In occasione del keynote inaugurale di lunedì l’azienda svelerà le nuove versioni di iOS e macOS, e forse - dicono le indiscrezioni - nuovi MacBook Pro, un iPad da 10,5 pollici e un dispositivo per la domotica. Ad assistere alla presentazione di Tim Cook e dei suoi Senior Vice President più fidati lunedì ci sarà anche un numero record di sviluppatori italiani, che rimarranno a San José per tutta la durata dell’evento.

Tra di loro anche 21 studenti della Developer Academy di Napoli, la scuola nata da una collaborazione tra Apple e l’Università di Napoli: sono volati in California conquistando una delle 350 borse di studio offerte da Apple gli aspiranti sviluppatori di tutto il mondo.

Wikileaks rivela la pandemia creata dalla Cia Già tre anni fa la Central

repubblica.it
di STEFANIA MAURIZI

Già tre anni fa la Central Intelligence Agency aveva messo a punto un malware, Pandemic, più intelligente di Wannacry, che usa le reti di aziende, ospedali e università per diffondersi. Non si doveva sapere fino al 2064, oggi l'organizzazione di Julian Assange lo rivela in collaborazione esclusiva con il nostro giornale

Wikileaks rivela la pandemia creata dalla Cia

SI CHIAMA Pandemic, un nome che non richiede grande immaginazione. La pandemia creata dalla Central Intelligence Agency doveva rimanere segreta per cinquanta anni. E invece viene rivelata oggi da WikiLeaks in esclusiva con Repubblica. Si tratta di documenti particolarmente significativi, se si considera il panico scatenato da "WannaCry", che tre settimane fa ha infettato decine di migliaia di computer in tutto il mondo, e che presenta delle caratteristiche comuni con Pandemic, anche se lo strumento di Langley si dimostra di ben altra complessità.

Che cos'è Pandemic?È un software malevolo (malware) creato per la prima volta dalla Cia nel 2014, che colpisce i computer con sistema operativo Windows, sfruttando le reti locali (Lan) - quelle che si trovano comunemente nelle aziende, università, redazioni dei giornali, ospedali - e il protocollo SMB, usato per condividere file, stampanti e fare altre operazioni sulla rete Lan.

Una pandemia intelligente. Le informazioni contenute nei manuali rivelati da WikiLeaks sono estremamente tecniche, ma il concetto alla base di questo strumento è semplice: per diffondersi, la pandemia deve infettare il "file server", ovvero il computer della rete utilizzato per scaricare file aziendali o anche aggiornamenti del software e degli antivirus. È a quella macchina che, normalmente, si connettono tanti utenti della Lan per fare il download di programmi e di documentazione di vario tipo. Una volta che Pandemic lo ha compromesso, chi prova a scaricare un file riceve "una sorpresa": invece dell'aggiornamento o del documento legittimo, Pandemic gli invia del malware e così lo contagia, diffondendo l'infezione.

Le caratteristiche che accomunano WannaCry e Pandemic sono evidenti: entrambi prendono di mira i PC con sistema operativo Windows, si diffondono su reti locali e usano il protocollo SMB, ma Pandemic si dimostra uno strumento intelligente e versatile. A differenza di WannaCry, che è semplicemente un ransomware, ovvero un software che cripta i file del computer infettato e chiede un riscatto per decifrarli, e si limita a replicarsi sfruttando una vulnerabilità di SMB, Pandemic permette di installare tanti tipi di malware sui computer in cui si diffonde e consente anche di escludere certi gruppi dalla pandemia, per esempio, lasciando fuori l'amministratore di sistema della rete, in modo che quest'ultimo non si accorga dell'infezione o perlomeno non se ne accorga subito, dando così modo a Pandemic di espandersi.

I documenti segreti rivelati oggi da WikiLeaks sono manuali tecnici: pubblicarli non è pericoloso, nel senso che non si tratta di malware che potrebbe essere utilizzato da criminali e spie. Al contrario, ora che sono nel pubblico dominio, le aziende antivirus hanno in mano informazioni tecniche precise per rilevare questo software malevolo e aggiornare i sistemi in modo da neutralizzarlo. Pandemic è più difficile da contrastare del ransomware che ha creato il panico in tutto il mondo: per debellare quest'ultimo bastava riparare la vulnerabilità del protocollo SMB che il ransomware sfruttava, per Pandemic questa soluzione non funziona, perché non sfrutta falle nel protocollo. Per contrastarlo è necessario individuare il malware sulla macchina su cui si è installato e questi manuali aiutano a farlo, perché rivelano che cos'è Pandemic e come funziona.

Cyber armi à gogo. Pandemic è una delle cyber armi della Central Intelligence Agency contenute nell'enorme database Vault 7, che WikiLeaks ha iniziato a rivelare nel marzo scorso mandando su tutte le furie la Cia. Ma proprio il confronto tra WannaCry e gli strumenti di Vault 7 ci permette di capire l'operazione che sta facendo l'organizzazione di Julian Assange.

Per diffondersi e colpire, WannaCry sfruttava una vulnerabilità del protocollo SMB, chiamata EternalBlue, che proveniva dall'arsenale di un'altra temibile agenzia americana di intelligence: la National Security Agency (Nsa). È importante capire che tanto la Nsa quanto la Cia hanno perso il controllo delle loro cyber armi. Come questo sia accaduto non è chiaro, ma una cosa è certa: oggi pericolosi ordigni cibernetici creati dalle due potenti organizzazioni di spionaggio sono in circolazione, creando gravissimi rischi per la sicurezza delle reti di stati, aziende, università e infastrutture di tutto il mondo.

Mentre però le cyber armi della Nsa sono finite diffuse su internet senza alcuna precauzione da un misterioso gruppo di nome Shadow Brokers, le cyber armi della Cia vengono pubblicate con tutta una serie di accorgimenti da parte di WikiLeaks, che fin dall'inizio ha fatto molta attenzione a non diffondere pericolosi software malevoli, a omissare i nomi degli agenti della Cia che vi hanno lavorato, a cercare di allertare le aziende di software affinché aggiornino i loro sistemi in modo da neutralizzare questi armamenti, e infine ad allertare l'opinione pubblica sulla proliferazione e sulla pericolosità di queste cyber armi che, se finiscono nelle mani sbagliate, sono una minaccia per chiunque, non solo per 007 e terroristi, come ha dimostrato il caso WannaCry.

Gli Shadow Brokers hanno agito da untori del web, incuranti dei criminali che possono sfruttare strumenti come EternalBlue per mettere a segno pericolosi attacchi come WannaCry, WikiLeaks, invece, ha scelto una diffusione responsabile, come ha anche riconosciuto il guru della sicurezza informatica, l'americano Bruce Schneier, in un commento fatto al nostro giornale, e in uno pubblicato sulla rivista americana Atlantic.

Più che pubblicare responsabilmente, però, l'organizzazione di Julian Assange non può fare: chiudere le falle della sicurezza dei sistemi informatici, infatti, spetta alle aziende di software, che devono aggiornare i loro sistemi e i loro antivirus. Nessuno può farlo per loro. Un gigante come Cisco ha ammesso pubblicamente di averlo fatto. "Cisco mette la sicurezza dei suoi clienti davanti a tutto", dichiara l'impresa a Repubblica, aggiungendo di aver "immediatamente fatto partire un'indagine sui dati circoscritti che emergono da Vault 7 e di aver così individuato una vulnerabilità che richiede l'attenzione dei nostri clienti". Il 17 marzo scorso, secondo quanto ci fa sapere l'azienda, Cisco ha emesso un'allerta sicurezza per una vulnerabilità che interessa una serie di prodotti e "da allora in poi", spiega, "ha iniziato a pubblicare aggiornamenti software per le versioni colpite".

Mentre le aziende e il pubblico capitalizzano il valore delle informazioni rivelate da WikiLeaks, però, Julian Assange e il suo staff scontano il prezzo di queste rivelazioni. Tra un attacco furioso da parte del capo della Cia, Mike Pompeo, e la promessa dell'Attorney General Jeff Sessions di perseguire duramente WikiLeaks, Assange non ha neanche provato a mettere un piede fuori dall'ambasciata dell'Ecuador a Londra, nonostante ormai l'inchiesta svedese sia completamente crollata.

Il regno del bene

lastampa.it
mattia feltri

È sempre con apprensione che ci si accosta alla figura inflessibile di Piercamillo Davigo. L’apprensione si acuisce se tocca farlo al termine di un convegno sulla giustizia, di cui Davigo è stato pietra angolare, organizzato a Montecitorio dal Movimento cinque stelle. Sarà che quell’urlo di quattro anni fa («siete circondati, arrendetevi») continua a rimbombare, e sembra avvicinarsi. E però, col dovuto rispetto e il giusto timore reverenziale, fra i tanti assiomi pronunciati ieri da Davigo, uno colpisce in particolare: «Io non mi occupo di politica, mi occupo di politici quando rubano». Che poi è una frase persino ovvia.

Un magistrato fa il magistrato, non fa il politico, e si occupa di chi ruba. Il problema è che ha richiamato alla memoria un passaggio di Massa e potere, possente saggio di Elias Canetti. Ora, è chiaro che citare Elias Canetti in una rubrica di prima pagina è contro ogni regola dell’intrattenimento, ma Massa e potere è un libro del 1960 che, come ogni capolavoro, parla di oggi. Ai cinque stelle farebbe bene conoscerlo, anche in una versione riassunta (magari si offre il professore Giovanni Orsina, canettiano ed editorialista della Stampa). In un passaggio, Canetti scrive:

«Solo apparentemente il giudice sta sul confine che separa il bene dal male. In ogni caso egli si annovera fra i buoni. La legittimazione del suo ufficio si fonda sul fatto che egli appartiene inalterabilmente al regno del bene, come se vi fosse nato. Egli sentenzia in continuazione». Ma questo è Canetti, eh. In caso di querela, rivolgersi a lui. 

Morto Reinhold Hanning, guardia nazista ad Auschwitz complice dell'eccidio di 170mila persone

ilmessaggero.it
di Rachele Grandinetti

Aveva 95 anni e l'anno scorso era stato condannato a 5 anni di prigione

È morto a Berlino lo scorso lunedì, 30 maggio, Reinhold Hanning, sergente delle Schutzstaffel accusato di aver preso parte all’eccidio di 170mila persone ad Auschwitz. A dare la notizia all’Associated Press il suo legale Andreas Scharmer che, però, non ha rilasciato ulteriori informazioni. Hanning entrò sua sponte tra le fila di Hitler quando aveva 18 anni e vestì i panni di guardiano del campo di concentramento dal 1943 al 1944. Era presente durante l’Operazione Ungheria che vide la deportazione di 425mila ungheresi ad Auschwitz ed è stato confermato che durante il suo lavoro arrivano due convogli di ebrei deportati: molti finirono nelle camere a gas, altri furono giustiziati in massa o morirono per via degli stenti.

Nel 2016 Hanning è stato accusato e condannato a scontare cinque anni di prigione, ma non era ancora stato rinchiuso perché via del ricorso in appello. Nel processo che lo ha visto protagonista, la difesa disse che la sola presenza di Hanning era evidentemente sintomo di corresponsabilità negli omicidi. I pm, invece, sostennero che avrebbe dovuto essere condannato per aver scelto quali prigionieri dovevano lavorare e a quali, invece, spettava il destino delle camere a gas.

Sono stati ascoltati 57 sopravvissuti ad Auschwitz e i loro familiari nel corso di un processo che ha visto udienze della durata di non più di due ore per la sua età avanzata. In una di quelle occasioni, il sergente ex SS, senza mai incrociare lo sguardo dei testimoni, dichiarò: «Mi vergogno per aver permesso questa ingiustizia senza oppormi. Lo sento veramente. Ho taciuto per molto tempo. Ho taciuto per tutta la mia vita».