domenica 21 maggio 2017

La sinistra marcia e Milano marcisce

ilgiornale.it
Alessandro Sallusti - Sab, 20/05/2017 - 15:16

Terrorismo islamico e degrado alla stazione Centrale. Ma i buonisti fingono di non vedere e sfilano per cheidere altri profughi

Tra i soldati e i poliziotti feriti e quella zona grigia che genera i loro aggressori, potenziali assassini, il sindaco di Milano Beppe Sala e il presidente del Senato, Pietro Grasso, scelgono i secondi e oggi guideranno a Milano un maxi corteo a sostegno dell'immigrazione senza regole né limiti.

Non è infatti bastata l'aggressione di poche ore fa, subita dai nostri militari alla stazione Centrale di Milano da parte di un invasato dell'Isis italo-tunisino, a fare annullare la manifestazione, indetta in tutta fretta, come sfida della sinistra alla linea dura decisa dalla Questura di Milano. Che, alcuni giorni fa, aveva organizzato un repulisti della stazione stessa, senza avvisare adeguatamente e per tempo sua maestà il sindaco.

Quella di oggi è una ritorsione, una prova di forza incomprensibile da parte di un uomo, Beppe Sala, che fino ad ora aveva dato prova di grande equilibrio, tanto che qualcuno cominciava a vedere in lui un'alternativa a Matteo Renzi. Quella che sfila oggi non è Milano, e neppure il Senato della Repubblica, che Grasso indegnamente rappresenta. Quando le forze dell'ordine vengono attaccate e ferite non è il momento dell'ambiguità, tanto meno delle pagliacciate.

Milano sa essere solidale senza mostrarsi al fianco di centri sociali, anarchici e fiancheggiatori della mafia degli scafisti. Milano pretende che l'accoglienza non sia disgiunta dalla legalità e dalla sicurezza. Milano sta con il questore, che voleva ripulire la stazione Centrale dal pericoloso degrado materiale e sociale - come dimostra l'agguato di ieri l'altro - in cui è caduto quello che dovrebbe essere il biglietto da visita della città.

Non lo capisco più Beppe Sala. Non è uomo così ingenuo da non capire che oggi - politicamente parlando - per quanto ce la racconti, delegittimerà tutte le forze dell'ordine e legittimerà chi vive nell'illegalità. Non ci sono storie: è così, che lo voglia o no. È il vecchio vizio della sinistra, assecondando il quale tre ragazzi in divisa oggi potevano essere morti. Caro sindaco, oggi si comporta da persona irresponsabile e pericolosa, e il bagno di folla è un tuffo in acqua torbida.

L'altro giorno l'ho vista all'anniversario della morte di un servitore dello Stato, il commissario Calabresi, ucciso da terroristi perché delegittimato dai politici di sinistra. Pur senza immaginare tanto, non ripeta lo stesso errore. Stia dalla parte dei poliziotti che ci proteggono e dei suoi cittadini. Non li sfidi. È da stupidi. E voglio continuare a credere che lei non lo sia.

Milano. La marcia marcia

ilgiornale.it



Alla marcia marcia la sinistra Sinistra

Senza vergogna alcuna nei confronti di un Popolo, il Nostro, che si sta suicidando per la povertà, la mancanza di lavoro, di pane, di medicinali, di compassione.

8173930_MGTHUMB-INTERNA

Che muore, in barba ad un passato nobile che il resto del mondo ci invidia, soffocato dall’arroganza di una classe politica spaccona, ignorante, miope e assatanata di soldi e potere facile. Che sta sparendo dal pianeta Terra, per colpa di una volontà massomafiopolitica uguale a quella della peggiore Cina che, col meticciato imposto, ha distrutto il popolo tibetano, senza che una bestia che fosse una si sia mai scandalizzata.

La marcia marcia di menzogne e stalinismi sordi e sordidi si è svolta senza incidenti, tengono a precisare i tg di regime. E meno male! Chi avrebbe dovuto crearli, questi fantomatici incdenti? La povera gente italiana che, a quell’ora, era già in fila davanti ai pentoloni della Caritas? O qualche imprenditore costretto al fallimento dagli strozzini in abito grigio? O qualche giovane di belle speranze che è già stato costretto ad emigrare per cercare fortuna e nobilitare i propri studi?O, peggio, per andare a raccogliere legumi in Australia, pulendosi il culo con la sudatissima laurea…

No! Niente incidenti, alla marcia marcia. Gli specialisti del settore erano impegnati a fare bella figura a fianco a politici farisei e troie da salotto mediatico. Tutti belli e buoni, oggi, a Milano. Tutti omofili, femministi, progressisti, democratici e affratellati.

Da domani, torneranno le sberle nelle famiglie islamiche per donne e bambini. Gronderà odio nei confronti degli Italiani e dell’Italia in tutte quelle case rubate alla nostra Gente, senza che sia possibile che le vengano restituite. Esploderà quella follia condivisa fra la moschea (pur clandestina) e il Palazzo, secondo la quale NOI dovremmo integrarci a beduini, cammellieri, terroristi en cachette, clandestini senza nome e senza passato (troppo spesso oscuro e/o da forca), violenti capi religiosi da villaggio preistorico et similia.

Da domani, rischieremo ancora che i social cancellino i nostri post accorati; che i capoccioni chiedano il nostro arresto per presunto razzismo; che certa feccia improfumata di balsamo mafioso tenti di screditarci agli occhi del mondo, additandoci come spietati e privi di misericordia cristiana.
Già!

Ci sarà anche qualche tonaca – magari bianca, certo – che suderà molto nel brandire anatemi e scomuniche per chi non si adeguerà alla nascita, al battesimo, alla canonizzazione del sangue misto imposto, con relativa cancellazione dell’Identità Nazionale e Culturale del Popolo di Dante e Leonardo, Cesare e Mussolini, Caravaggio e Canova, Verdi, Puccini, Marconi, Volta, Galileo, Totò e Eduardo, Fellini e Pirandello, Meucci, Fermi, Francesco d’Assisi, Rita da Cascia, Caterina da Siena, Colombo e Vespucci, Cellini e Valentino… Tanto per citarne Qualcuno…

Da domani, riprenderanno a martoriarci con le minacce e le persecuzioni sociali. Il Palazzo cercherà di imporre regole imbarazzanti. Qualcuno di quelli che contano nella comunicazione, magari munito di grembiulino e compasso, farà sparire qualche altra parola dal vocabolario italiano. Qualche mafioso cercherà di farsi beatificare come benefattore: uno SPRAR, di questi tempi, non si nega a nessuno.

E chissà quante altre nefandezze…
Chissà quante altre marce…

Magari, perché no?, un Clandestinitypride, con arcobaleno eurarabo…
#Teniamoduro #Italiaüberalles #perparafrasarelakulona

Rifiuti, la sentenza che fa scuola: rom devono risarcire il Comune

ilgiornale.it
Marta Proietti - Sab, 20/05/2017 - 13:04

Due di origine romena e un bosniaco accusati di aver bruciato rifiuti, averli accatastati in discariche abusive o gettati in un laghetto

Due rom di 48 anni e uno appena maggiorenne sono stati condannati a otto mesi di reclusione e a risarcire con 300 mila euro il comune di Milano per contravvenzioni ambientali di discarica abusiva, scarichi di acque reflue senza autorizzazione e deturpazione di bellezze naturali.

Come racconta il Corriere della Sera , i reati sono stati commessi nei due campi rom non autorizzati sull'area di via San Dionigi (parco sud di Milano) dal 2008 fino allo sgombero avvenuto nell'agosto del 2014. I capi famiglia condannati sono due di origine rumena e uno di origine bosniaca. I tre sono accusati di aver smaltito abusivamente i rifiuti, con roghi o nel vicino lago, e per questo condannati a risarcire il comune di Milano che nel processo si è costituito parte civile.

Nel caso di Palazzo Marino, scrive il Tribunale, "la pluriennale accumulazione di rifiuti di diversa natura sia sull'area sia nella fonte sorgiva rende necessarie corpose ed economicamente rilevanti attività di rimozione dei materiali prodromiche alla bonifica e al ripristino dell’area". E se per questi costi allo stato non quantificabili il Tribunale rinvia a una separata causa civile, già ora invece riconosce al Comune una provvisionale di 294.000 euro, pari cioè alla somma che il Comune ha già speso per rimuovere e smaltire i rifiuti speciali pericolosi e i rifiuti ferrosi.

Alla Città Metropolitana, invece, i giudici riconoscono il danno non patrimoniale: non quello ambientale (per il quale l'unico legittimato è lo Stato), ma quello consistente nella lesione dell'immagine dell'ente territoriale competente sulla gestione dei rifiuti nell’area del Parco agricolo Sud Milano.

"Il primo campo abusivo — è la testimonianza in aula della polizia locale riportata dal Corriere — era completamente chiuso e per entrare bisognava chiedere l'accesso a loro, nel secondo venivamo ostacolati e noi stessi non potevamo entrare". "Vari rifiuti - continua il racconto - galleggiavano su quest'acqua che è una sorgiva", mentre in altra parte del terreno "una volta raggiunto un quantitativo enorme di questi rifiuti veniva appiccato il fuoco. E quel fuoco provocava esalazioni che raggiungevano i quartieri Milano, Omero e anche Santa Giulia. Noi intervenivamo con i vigili del fuoco, si spegneva questo incendio, e dopo quindici giorni i residenti chiamavano di nuovo le pattuglie".

Mafia onlus

ilgiornale.it



La mafia va dove c’è ampio margine di guadagno. Da sempre hanno un fiuto per gli affari impareggiabile. Che sia droga, prostituzione, usura, scommesse o pizzo, quando c’è da guadagnare tanto loro non mancano mai. D’altronde sono ambiti dove l’evasione fiscale è inevitabile e sistematica per cui il guadagno è triplo rispetto ai tartassati italiani. Non puoi mica far fattura per la cocaina.

Ma di certo sono decenni che non si accontentano delle loro attività illecite tradizionali e spaziano dove possono trovare guadagni facili con la minima spesa. E guarda caso ci sta sempre di mezzo il denaro pubblico.

Continuano ad analizzare il fenomeno dal punto di vista di Cantone e Travaglio, quello dei politici corrotti, della normativa sugli appalti sempre più folle che, nell’illusione di aggirare le infiltrazioni mafiose, serve solo a far impazzire gli imprenditori che vorrebbero lavorare onestamente e si trovano sommersi da mille scartoffie e controlli tanto asfissianti quanto inutili a combattere la mafia. E se invece lo analizzassimo per una volta dal lato dei mafiosi? Forse allora capiremmo che il problema non è la mafia che si infiltra, ma proprio l’appalto pubblico in sé.

Il mafioso in fondo è un imprenditore, un soggetto che organizza un’attività per trarne un profitto, con la sostanziale differenza dell’assenza di morale legata allo sprezzo del pericolo di essere punito per le attività illecite. Da qui l’enorme avidità che lo porta a lucrare con ampi margini di profitto nel breve periodo, riducendo al minimo le spese, fornendo beni e servizi di pessima qualità e ottenendo così il massimo del guadagno, anche perché sa di farla per lo più franca in Italia.

Quanto durerebbe sul libero mercato un imprenditore del genere? Lo spazio di un appalto privato. Per quel poco che ancora conta la reputazione nell’asfittica economia italiana, sarebbe ben difficile che un cliente privato non si accorgesse subito che lo stanno fregando con materiali scadenti o con lavoratori incapaci. Magari eviterebbe di fargli causa, che in Italia ormai non serve a nulla, ma quanto meno interromperebbe il rapporto, bloccherebbe i lavori e i pagamenti, eviterebbe di tornare a fornirsi da lui e spargerebbe la voce.

Non sono mica fessi i mafiosi, non se la rischiano sul mercato. Ecco perché fanno affari con lo Stato e le amministrazioni pubbliche. Là c’è il più alto tasso di irresponsabilità di chi ha in mano il denaro, proprio perché non gestisce i suoi soldi, ma i nostri. Perciò il modo definitivo e più rapido di combattere le infiltrazioni mafiose sarebbe molto semplicemente quello di eliminare gli appalti pubblici. Tout court. Ma al di là di questa banale evidenza, che sfugge ai più, il dato più significativo degli arresti di ieri per il Cara di Crotone non è che fosse in mano alla ‘ndrangheta, ma che ci sia ancora qualcuno che si stupisce.

Sono appalti pubblici, tanto quanto gli altri. Anzi, ancora più lucrosi, perché con la scusa dell’emergenza continua e sistematica vengono affidati con ancora più facilità, con meno finti controlli e soprattutto con ampi margini di guadagno facile. E se le mafie ci si infiltrano è una garanzia che i guadagni siano alti, altrimenti non ci perderebbero nemmeno tempo.

Ecco, semmai io mi indignerei proprio di questo, non che i mafiosi si infiltrino, che in fondo fanno il loro sporco mestiere e non hanno mai avuto l’ipocrisia di negarlo, ma che lo stesso margine di guadagno lo abbiano le onlus, quelle organizzazioni che per statuto, per legge e per denominazione dovrebbero essere senza scopo di lucro.

Ci hanno sfrantumato le orecchie con la loro carità pelosa, hanno un regime fiscale ridicolo, pontificano a destra e a manca, ci fanno la morale, ci tacciano di razzismo ogni minuto, demonizzano chiunque osi mettere in dubbio la loro attività che spacciano per beneficenza, pretendono di insegnarci la bontà, il disinteresse, l’altruismo, ma non sono altro che prenditori di denaro pubblico.

Come mafiosi qualsiasi si infiltrano negli appalti per lucrare con il margine di guadagno maggiore possibile nell’ultima delle mangiatoie statali ancora disponibili. Che abbiano almeno la compiacenza di risparmiarci la loro ipocrisia smisurata.