sabato 13 maggio 2017

Uno Stato che non c’è più

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mattia feltri

Ussita non c’è più, come ha detto il suo sindaco dopo il terremoto del 30 ottobre. Ma davvero non c’è più. Di 450 abitanti n’è rimasta una quindicina. Gli altri vivono sulla costa. Ussita non c’è più, però c’è un camping che si chiama «Il Quercione». È fatto di casette prefabbricate che anni fa erano state dichiarate abusive (e poi sanate) perché installate in una zona di pregio paesaggistico. Beh, il sindaco, visto che Ussita non c’è più, ma è rimasto almeno il camping, ha deciso di aggiungere qualche altra casetta e di concederla agli sfollati perché ci accumulassero il poco che gli era rimasto. Tutto questo in attesa che arrivino le casette di legno nuove, che non sono ancora arrivate, e forse arriveranno ad agosto, di modo che gli ussitani tornino finalmente al paese. 

Ma ieri un giudice di Macerata ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha fatto mettere i sigilli al camping. È fuori regola. Inutilizzabile. Non è fantastico? C’è una parte di Stato che non manda le casette nuove, e un’altra parte di Stato che impedisce di usare le vecchie, e sempre per un inviolabile comma bis. E così Ussita non c’è più, ma conserverà intatto il pregio paesaggistico, di cui (dettaglio) nel frattempo nessuno può godere, perché, appunto, Ussita non c’è più. Conserverà anche le sue vecchie casette in legno, ma vuote, perché conservarle ma piene andava contro ogni sacro codice. Bene, ieri il sindaco si è dimesso: con questi criteri Ussita non sarà mai ricostruita.

E così Ussita non c’è più.

Lo Stato nemmeno. 

Dove si trova il bar più piccolo del mondo

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flaminia giurato (nexta)

A Milano un locale da Guinness dei Primati: solo 4 metri quadrati


BackDoor 43, il bar più piccolo del mondo

Di bar particolari, eccentrici, originali ce ne sono per tutti i gusti. Ma quello sui Navigli di Milano, per l’esattezza al civico 43 di Ripa di Porta Ticinese, ha sorpreso e sta sorprendendo davvero tutti. Basti pensare, infatti, che è entrato a buon diritto nelle lista dei Bar più piccoli del mondo. Si chiama BackDoor 43 e si tratta di un mini locale che consiste in una sola vetrina, un piccolo bancone all’interno e uno scaffale con tante bottiglie che vanno dai vari tipi di whisky ai diversi alcolici per preparare i cocktail, serviti rigorosamente in mini bottiglie per ottimizzare lo spazio. Ci sono tre sgabelli per tre persone. Perché la capienza massima è di tre alla volta, che hanno diritto a tutto il locale per due ore. Terminate le quali si esce e si fa spazio agli altri clienti.

IL BAR PIU’ PICCOLO DEL MONDO: COSA ORDINARE
In questo particolare locale si entra solo al proprio orario prestabilito e solo dopo aver bussato ed ottenuto la chiave per aprire. Durante i weekend viene offerto un servizio aggiuntivo di take away: si ordina attraverso una fessura che nasconde il volto del barman, che comunque indossa sempre una maschera di “V per Vendetta”, e si porta via il cocktail. L’atmosfera del BackDoor 43 è molto intima, calda, con le pareti in legno e le bottiglie esposte.

A cui si aggiungono oggetti un po’ fetish e la possibilità di scegliere la colonna sonora di sottofondo, a seconda dell’umore del momento. Una volta seduti sullo sgabello al bancone viene consegnato un piccolo questionario da compilare per capire i gusti sugli alcolici e sulla forma del bicchiere in cui si vuole bere. In base alle risposte vengono preparati cocktail su misura, a 12 euro. Ci sono ganci con appese mug metalliche, un piccolo banco con tutto il necessario, ripiani con balloon e sulla piccola botte tre coppette da cocktail.

Per una questione di ordine, di tempi e di spazi si fa alla giapponese: dopo ogni servizio si lavano immediatamente bicchieri e attrezzature. Quello che si gusta è un prodotto di ottima qualità grazie ai sapienti mix di liquori, aromi e liquidi. I drink vengono preparati miscelando con criterio gli studi sui prodotti home made con le etichette più azzeccate. Tra quelli meglio riusciti il Backdoor N° 1 con Nikka Coffey Malt, caramello salato alla resina, Rabarbaro Zucca, Angostura bitters, noce moscata, o Backdoor N° 4  con Wild Turkey 101, China, Aperol al cioccolato, assenzio e bitter.

A completare il tutto anche il bagno: si tratta di una toilette più grande del bar stesso dotata di lavabo, profumi, pennelli e schiuma da barba, specchi barocco e due bottiglie di whisky.

Pio XII e Fatima, l’appunto segreto sul “miracolo del sole”

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andrea tornielli

Tra le carte di Papa Pacelli il resoconto asciutto e notarile di quanto il Pontefice vide alla vigilia della proclamazione del dogma dell’Assunta, nel 1950: il globo solare roteava come accadde durante l’ultima delle apparizioni portoghesi



Fino a pochi anni fa era una vicenda conosciuta ma senza un fondamento documentale. Nel 1950, poco prima di proclamare il dogma mariano dell’Assunzione di Maria con il suo corpo in cielo al momento della morte, l’ultimo dei dogmi proclamati dalla Chiesa cattolica, Pio XII assistette a un fatto straordinario. Mentre passeggiava nei giardini vaticani vide più volte allo stesso fenomeno verificatosi il 13 ottobre 1917 al termine delle apparizioni di Fatima, quando la folla accorsa accanto ai tre pastorelli in una giornata di pioggia, ad un tratto vide il sole roteare e avvicinarsi: i presenti poterono fissare questa strana “danza” senza accecarsi.

Del “miracolo” visto da Pio XII aveva parlato per primo, e unicamente, il cardinale Federico Tedeschini durante un’omelia. Nove anni fa, dall’archivio della famiglia Pacelli, è emerso un appunto autografo del Papa. Un testo inedito su quella visione. Si tratta di un appunto manoscritto vergato a matita sul retro di un foglio nell’ultimo periodo della vita del Pontefice, nel quale in prima persona Pio XII racconta ciò che gli era accaduto. Il resoconto è asciutto, quasi notarile, senza alcun cedimento al sensazionalismo.

Papa Pacelli lo scrisse riutilizzando un foglio che sull’altra facciata portava alcune righe dattiloscritte per un’udienza: una conferma del carattere parsimonioso del Pontefice nato a Roma, che era solito spegnere lui stesso le luci nelle sale del Vaticano dopo le udienze e spesso riutilizzava le buste con il quale gli veniva recapitato il quotidiano programma delle udienze.



L’appunto - emerso nove anni fa - di Pio XII in cui è raccontato il “miracolo del sole”
«Era il 30 ottobre 1950», antivigilia del giorno della solenne definizione dell’Assunzione, spiega Pio XII. Il Papa si accingeva per proclamare dogma di fede ciò che la Chiesa aveva sempre creduto fin dai primi secoli, e cioè l’assunzione corporea in cielo della Madonna al momento della morte.

Lo faceva dopo aver consultato l’episcopato mondiale, unanimemente concorde: soltanto 6 risposte su 1.181 avevano manifestato qualche riserva. Verso le quattro di quel pomeriggio faceva «la consueta passeggiata nei giardini vaticani, leggendo e studiando». Pacelli ricorda che, mentre saliva dal piazzale della Madonna di Lourdes «verso la sommità della collina, nel viale di destra che costeggia il muraglione di cinta», sollevò gli occhi dai fogli. «Fui colpito da un fenomeno, mai fino allora da me veduto.

Il sole, che era ancora abbastanza alto, appariva come un globo opaco giallognolo, circondato tutto intorno da un cerchio luminoso», che però non impediva in alcun modo di fissare lo sguardo «senza riceverne la minima molestia. Una leggerissima nuvoletta trovavasi davanti». «Il globo opaco - continua Pio XII nell’appunto - si muoveva all’esterno leggermente, sia girando, sia spostandosi da sinistra a destra e viceversa. Ma nell’interno del globo si vedevano con tutta chiarezza e senza interruzione fortissimi movimenti».

Il Papa attesta poi di aver assistito allo stesso fenomeno il giorno seguente, 31 ottobre, e anche il 1° novembre, nel giorno della definizione del dogma dell’Assunta; quindi di nuovo l’8 novembre. Poi non più. Ricorda pure di aver cercato «varie volte» negli altri giorni, alla stessa ora e in condizioni atmosferiche simili, «di guardare il sole per vedere se appariva il medesimo fenomeno, ma invano; non potei fissare nemmeno per un istante, rimaneva subito la vista abbagliata».

È da notare come il Papa non parli mai di “miracolo”, né si lanci in possibili interpretazioni. Ma certamente rimase colpito dalla coincidenza. Nei giorni seguenti, Pio XII riferiva il fatto a cui aveva assistito «a pochi intimi e a un piccolo gruppo di Cardinali (forse quattro o cinque), fra i quali era il Cardinal Tedeschini». Quest’ultimo, nell’ottobre dell’anno seguente, il 1951, si doveva recare a Fatima per chiudere le celebrazioni dell’Anno Santo. Prima di partire era stato ricevuto in udienza e aveva chiesto al Papa di poter citare quella singolare visione del sole roteante nell’omelia.

«Gli risposi: “Lascia stare, non è il caso”. Ma egli insistette - continuava Pio XII nel manoscritto - sostenendo l’opportunità di tale annuncio, ed io allora gli spiegai alcuni particolari dell’avvenimento». «Questa è, in brevi e semplici termini - concludeva Papa Pacelli - la pura verità». «Pio XII era persuasissimo della realtà del fenomeno straordinario, cui aveva assistito ben quattro volte», ha testimoniato a suo tempo suor Pascalina Lehnert, la religiosa governante dell’appartamento papale. 

Il cosiddetto “miracolo del sole”, come abbiamo ricordato, si era già verificato il 13 ottobre 1917 a Fatima, durante l’ultima delle apparizioni ai tre pastorelli. Così lo raccontò nella sua cronaca M. Avelino di Almeida, giornalista laico e non credente, inviato del quotidiano “O Seculo” e testimone oculare: «E si assiste allora ad uno spettacolo unico ed incredibile allo stesso tempo per chi non ne è stato testimone... Si vede l’immensa folla voltarsi verso il sole sgombro di nuvole, in pieno giorno. Il sole ricorda un disco d’argento sbiadito ed è possibile guardarlo in faccia senza subire il minimo disagio. Non scotta, non acceca. Si direbbe un’eclisse». 

Pio XII era molto legato a Fatima: la prima apparizione ai tre pastorelli era infatti avvenuta il 13 maggio 1917, lo stesso giorno in cui Pacelli veniva consacrato arcivescovo nella cappella Sistina. È attestato che Pio XII e la veggente suor Lucia Dos Santos, rimasero sempre in contatto, e il Pontefice, nell’ultimo anno della sua vita, conserverà il testo del Terzo segreto di Fatima nel suo appartamento. A mantenere i contatti diretti tra Lucia e il Papa era la marchesa Olga Morosini Cavadal, la donna che nel 1977 accompagnò il patriarca di Venezia Albino Luciani dalla veggente di Fatima nel monastero di Coimbra: «Varie volte - ha dichiarato la marchesa al processo di beatificazione di Pacelli - trasmisi messaggi del Santo Padre per suor Lucia e di questa per lui, ma siccome promisi di mai rivelare nulla a chicchessia, non mi sento autorizzata a farlo adesso».

Pirateria informatica: in corso attacco in mezzo mondo. Colpita anche l’Italia

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bruno ruffilli

Il ransomware minaccia di rendere inaccessibili i file sul computer. Attaccate centinaia di organizzazioni e aziende, alle quali i pirati informatici hanno chiesto un riscatto in Bitcoin


“Ecco la mappa dei computer violati dalla Nsa” Riappaiono i misteriosi hacker Shadow Brokers carola frediani

Un poderoso attacco informatico sembra aver colpito numerose organizzazioni e aziende in diversi Paesi dell’Europa. Sugli schermi dei computer presi di mira appare un messaggio che chiede un riscatto equivalente a 300 dollari in Bitcoin, riferisce Bbc News, precisando che ci sono informazioni in tal senso in arrivo da Spagna, Italia, Portogallo, Russia e Ucraina. Anche in Gran Bretagna, riferisce la stessa fonte, si è diffuso un allarme in tal senso, dopo che sono stati infiltrati i sistemi informatici di diversi ospedali. Colpita anche FedEx. 

Coinvolti diversi enti e aziende, fra cui ospedali del servizio sanitario nazionale britannico (Nhs): il Centro nazionale per Cybersicurezza britannico ha voluto assicurare che «fino a questo momento non risultano accessi non autorizzati ai dati privati dei pazienti». «Diversi funzionari del Servizio sanitario nazionale, ciascuno responsabile di ospedali, ha riferito di problemi con i personal computer». 



Sotto attacco anche la società spagnola Telefonica, la quale precisa però che non c’è stato alcun impatto per clienti e servizi. Un ricercatore di cyber-security ha affermato su Twitter di aver rilevato 36 mila casi di un ransomware con nomi come WannaCrypt, WannaCry e simili. L’attacco, ha affermato, «è enorme». Nel frattempo, riferisce sempre Bbc News, l’attacco si è diffuso anche negli Usa, Cina, Vietnam, Taiwan e altri Paesi. 


Il ransomware sarebbe arrivato anche in Italia, secondo quanto ha riferito Bbc. Il canale britannico fa riferimento al tweet di @dodicin, account di Milano, che riporta immagini di infettati in un laboratorio universitario. Intel offre una mappa aggiornata in tempo reale degli attacchi, da cui sembra di poter riconoscere attacchi anche a Genova e Venezia. 

Il bug utilizzato dai criminali informatici sarebbe nell’Smb Server di Windows, una falla conosciuta da tempo e anche riparata da Microsoft con un aggiornamento di sicurezza, che evidentemente in pochi avrebbero scaricato e installato. 

Rubato il racconto sul papà di Harry Potter scritto su un foglio da J.K. Rowling

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Era stato composto per un’asta di beneficenza. Racconta le avventure di James Potter e Sirius Black, tre anni prima della nascita del piccolo mago


La foto del manoscritto rubato sul profilo Twitter della polizia britannica

Un sorta di spin off di Harry Potter, incentrato sul padre del piccolo mago. Era questo il tema del racconto scritto a mano su un foglio di carta da J.K. Rowling, ambientato tre anni prima della nascita di Harry, che è stato rubato. È finito insieme ad alcuni gioielli nel bottino di una rapina a Birmingham avvenuta tra il 13 e il 24 aprile.
Photo published for West Midlands Police
Il testo (venduto per 25 mila sterline) era stato scritto dalla Rowling per un’asta di beneficenza. I proventi erano andati alla English Pen, associazione che supporta la libertà degli autori. La polizia ha chiesto l’aiuto dei milioni di fan della saga con un tweet. Un appello a chiunque avesse notizie o conoscesse il luogo in cui si trova il testo ad avvisare immediatamente gli agenti. 

La storia rubata racconta le avventure del padre James Potter e di Sirius Black ed è così preziosa da spingere la stessa scrittrice, che di solito non ama usare i social, a servirsi di Twitter per lanciare il suo messaggio. «Per favore, se ve lo offrono, non compratelo», ha scritto la J.K. Rowling in rete. 

Opera integra Messenger, WhatsApp e Telegram

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andrea signorelli

Reborn, l’ultimo aggiornamento dello storico browser, consentirà di avere il flusso delle conversazioni sempre a portata di mano



L’ultimo aggiornamento del browser di Opera, storica software house norvegese fondata nel 1995, porta con sé una novità che potrebbe fare la gioia di tutti gli utenti che sono soliti utilizzare contemporaneamente più di una applicazione di instant messaging. Reborn, questo il nome della nuova versione del browser, incorpora infatti WhatsApp, Messenger e Telegram direttamente nella barra laterale del browser.

Grazie a questa novità, sarà possibile navigare sul web avendo sempre a portata di mano il flusso delle varie conversazioni, potendo scegliere anche quali mettere in rilievo e avendo la possibilità di passare da un servizio all’altro usando una semplice combinazione di tasti (Ctrl + Shift + m). Inoltre, si possono inviare agli amici delle foto o immagini semplicemente trascinandole sull’icona della piattaforma di messaggistica.

La novità è frutto anche del lavoro sperimentale che Opera ha compiuto sul concept browser Neon lanciato a gennaio, che ha l’obiettivo di immaginare il futuro della navigazione web da computer e che ha ispirato l’ultimo aggiornamento del browser. Opera risulta attualmente utilizzato da circa il 3% della popolazione online, ma negli ultimi tempi ha messo a segno alcuni colpi notevoli.

Tra le altre novità recentemente introdotte, infatti, c’è anche la rinnovata veste grafica del layout, avvisi di sicurezza che compaiono nel momento in cui si stanno digitando password o altri dati sensibili su siti non sicuri, un adblocker integrato e un servizio VPN che vi permette di navigare in maniera assolutamente anonima.

Camicia di forza

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mattia feltri

«ATTENZIONE!!!!! Amici romani, e tutti i simpatizzanti di Roma, mi è arrivata ora una notizia detta da un caro amico dell’ebete di rignano, occhio perché nelle notti di venerdì e sabato è partito l’ordine di sporcare Roma in certi punti dove c è molta visibilità (...) per andare a pulire dove loro sanno che c’è molto sporco. Vigilate attivisti». Questo messaggio, comprensivo di maiuscole e minuscole e sintassi e punteggiatura in versione originale, è stato pubblicato ieri su Facebook dall’onorevole a cinque stelle Massimo Enrico Baroni. Avete capito il disegno criminale? I mascalzoni del Pd profitteranno delle tenebre per sporcare Roma, e ripulirla la mattina dopo, così da rimediare bella figura e diffamare il sindaco Raggi.

Che faine! Fortuna che Baroni, laureato in psicologia, già assistente di pazienti psicotici (vabbè, adesso non facciamo ironie), sa leggere nelle menti più guaste e ha scoperto la congiura. In tutta la faccenda soltanto un paio di aspetti ci sfuggono: come faranno i pur abili cospiratori a trovare posti puliti da sporcare, visto che sono già tutti sporchi? Forse li puliranno, e poi li sporcheranno per poi ripulirli l’indomani? E noialtri, andando a buttare la spazzatura, siccome i cassonetti sono pieni, possiamo lasciarla a terra o rischiamo di essere scambiati per turpi piddini e massaggiati con nodosi randelli?

Ps. In serata Baroni ha saputo che la notizia era falsa e «per correttezza» ha preferito rimuoverla. Ci sarà da fidarsi? E se fosse Baroni che è diventato renziano?