venerdì 12 maggio 2017

De Bortoli

lastampa.it
jena@lastampa.it

S’i fosse fuoco, arderei ’l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
S’i fosse Ferruccio com’i’ sono e fui,
torrei Gentiloni 
e le Boschi lasserei altrui

Scandali

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jena@lastampa.it

La Boschi è indignata? 
Sapesse noi.

Fantic Motor, la fenice delle due ruote: ritorna il Caballero, moto mito degli anni Settanta

repubblica.it
Emanuele Colombo


L’ultima notizia è che la Fantic Motor di Casier (Treviso) ha chiuso il 2016 con un fatturato di 10 milioni di euro, raddoppiando le entrate del 2015 e registrando un utile di 260 mila euro. Forte di questo successo, costruito sulle vendite di biciclette elettriche, l’azienda conta di lanciare il prossimo settembre una nuova edizione del mitico Caballero: la piccola moto da regolarità che le ha dato la fama negli anni 70. Ma Fantic ha una storia travagliata: ecco come è nata, morta e risorta dalle sue stesse ceneri.

Corre l’anno 1967, conflitti famigliari alla Agrati-Garelli rendono difficoltosa la gestione e rischiano di far sfumare un ordine per diverse migliaia di minibike: motorette con ruote da meno di 10 pollici di diametro da esportare negli Stati Uniti.


Una delle prime pubblicità di Fantic Motors. Fantic Motors
Mario Agrati e l’ingegnere franco-olandese Henry Keppel, responsabile commerciale per l’estero, fiutano l’affare e abbandonano l’azienda per fondare a Barzago, in provincia di Lecco, la Fantic Motor, il cui nome deriva dalla contrazione dell’inglese fantastic.


Maria Agrati. Fantic Motor legend
La produzione delle minibike per gli USA comincia già alla fine del 1968, prima ancora che il capannone di Barzago sia ultimato.


Un modello della Testi Velomotor 
Se ne occupano fornitori esterni come la Testi Velomotor di Bologna e la Montagnoli di Verona, ricorda lo stesso Mario Agrati in un’intervista raccolta da Ruggero Carbonera, del sito Fanticmotorlegend.it.
Nel novembre del 1969 al Salone del Ciclo e Motociclo di Milano, debutta il Fantic Caballero: un ciclomotore con l’aspetto di una vera moto da regolarità, che colpisce al cuore i giovani tra cui il fuoristrada è in ascesa.

Fantic Motor
 
Sull’origine del nome Agrati e Keppel danno versioni differenti: per il primo, Caballero sarebbe stato ispirato dal protagonista dello spot di una marca di caffè. Il secondo dice di averlo proposto in omaggio alla sua marca di sigarette preferite.


Nella primavera del 1970 il capannone di Barzago misura 1.200 metri quadri e ospita 30 dipendenti.


Il primo stabilimento Fantic. 
Qui inizia la produzione del Fantic Caballero: l’obiettivo è realizzarne 500 esemplari, ma la richiesta supererà ogni aspettativa e alla fine saranno 10.000 le moto uscite dalla fabbrica.
Mentre i concorrenti sfruttano ancora metodi di produzione semi artigianali, Fantic punta sull’automazione, dotandosi di una vera e propria catena di montaggio industriale: acquistata, pare, dalla Barilla.


Fantic Motor.
 
Nel ’71 il Caballero, che verrà poi proposto anche in cilindrate superiori, diventerà il cinquantino più venduto, sbaragliando i concorrenti in un settore combattutissimo.
L’anno successivo entra in produzione il Fantic Chopper, prima con motore da 50 cc e poi anche 125, ispirato alle moto guidate da Peter Fonda e Dennis Hopper nel film Easy Rider del 1969.


Immagine dal film Easy Rider.
 
Fantic è in piena crescita, trainata anche dalla vendita di capi d’abbigliamento a sostegno del marchio e dal successo delle sue innovative campagne pubblicitarie, che negli anni vedranno come testimonial motociclisti del calibro di Jarno Saarinen e Mike Hailwood, ma anche outsider come Sandro Mazzola.


1971: Sandro Mazzola inforca un Caballero 
Nel 1974 arriva il primo Caballero Regolarità 125 e l’anno successivo viene formato il Fantic Motor Racing Team che inaugurerà un’attività agonistica ricca di successi.

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Nel 1978 conquista la Sei Giorni di Svezia e il Vaso D’argento, uno dei più trofei più ambiti.

Le moto da fuoristrada, però, stanno diventando sempre più specializzate e costose: le vendite sono in netto calo e Fantic apre al nuovo mercato emergente dei modelli da trial. Fantic affronta le competizioni in questa nuova disciplina a partire dal 1980, ma è ancora nella regolarità che coglie i suoi successi più importanti e nel 1981 conquista la Sei Giorni dell’Isola D’Elba.


La sei giorni dell’Isola d’elba del 1981.
 
Nel 1982 gli stabilimenti Fantic occupano 20mila metri quadri, ospitano 160 dipendenti e sono arrivati a produrre fino a 50mila motociclette in un anno. Peccato che una gestione “piuttosto allegra”, per dirla con le parole di Keppel, e bilanci poco trasparenti portino alle prime difficoltà economiche, che si traducono in ritardi produttivi e in un deterioramento dei rapporti con i fornitori.
In ambito sportivo, tuttavia, Fantic è ancora in grande ascesa e nel 1985 conquista il titolo mondiale di Trial: titolo confermato anche nel 1986.


Michaud e la 301 in Germania, alle prese con l’ultima prova del Mondiale. Fantic Motor 
Nonostante i successi sportivi ’85 e ’86 sono anni critici. Problemi nella fornitura dei mezzi ai concessionari avvantaggiano Aprilia, che prende il posto di Fantic nelle vetrine dei negozi con modelli dal design più moderno. Nel 1988 arriva il terzo titolo mondiale nel Trial, ma la situazione economica sta precipitando.
Keppel cerca nuovi soci: bussa alla porta di Cagiva e Belgarda-Yamaha, ma gli avvocati di quest’ultima, visti i libri contabili, non lasciano speranze e consigliano allo stesso Keppel di cercarsi un buon avvocato. Fantic chiuderà nel 1995.


Uno degli ultimi modelli usciti dalla fabbrica Fantic: il Caballero R.C. 50 FM 412 del 1994. Fantic Motor Legend
 
Il 2004 è l’anno della rinascita. Federico Fregnan, imprenditore veneto, si aggiudica l’asta fallimentare, con l’obiettivo di rilanciare il marchio con nuovi modelli da enduro e supermotard: le moto da fuoristrada con gomme stradali che su asfalto consentono una guida particolarmente agile e acrobatica.


Federico Fregnan
 
La produzione riparte nel 2005, anno in cui Fantic Motor, con una moto realizzata dalla CRP Technolgy di Modena, partecipa al campionato mondiale velocità nella classe 250. L’anno successivo abbandona il mondiale per partecipare all’europeo 250 e tornare all’enduro, la specialità che l’ha resa celebre, conquistando il titolo fracnese con il Caballero 50.
Nel 2009 Fantic lancia un nuovo Caballero con motore di 200 cc e nel 2012 il Caballero 300, ma di lì a poco Fantic dovrà affrontare un nuovo cambio di gestione. Nel 2014 Fregnan cede l’azienda al gruppo di imprenditori veneti VeNetWork, presieduto da Alberto Baban e il resto è cronaca recente.

Il nuovo Caballero 500, che sarà sul mercato, insieme alle versioni 125 e 250, da settembre 2017.
 
I prossimi traguardi? Ambiziosi. Fantic Motor punta a chiudere il 2017 con un fatturato di 15 milioni, forte dell’ampliamento della gamma moto e dall’apertura ai mercati di tuttta Europa, nonché di una filiale a San Francisco specializzata nelle bici elettriche. L’obiettivo è portare i ricavi a 50 milioni entro il 2019.

Boeri cancella i privilegi dei sindacalisti: stop alla maxi pensione

repubblica.it
Giuliano Balestreri


Susanna Camusso, Annamaria Furlan, segretaria della Cisl, Susanna Camusso segretaria della Cgil e Carmelo Barbagallo, segretario Uil. Foto Agf

Il privilegio pensionistico dei sindacalisti ha le ore contate. A dire il vero potrebbe già essere finito non fosse che sulla partita si sta consumando l’ennesimo braccio di ferro tra il ministero del Lavoro e l’Inps. La circolare dell’Istituto guidato da Tito Boeri è arrivata agli uffici legislativi del dicastero di Giuliano Poletti e – almeno per il momento – li si è fermata. “Questioni tecniche”, spiegano gli addetti ai lavori sottolineando che serve qualche tempo per valutare il provvedimento prima di vistarlo e applicarlo.

Insomma sulla carta non ci sarebbe nulla di strano, non fosse che tra le parti da qualche tempo è calato il gelo. I rapporti sono ridotti al minimo. Da un lato c’è l’esecutivo che soffre la figura di Boeri con i suoi interventi e le sue proposte, dall’altro c’è l’economista che non accetta di fare il passacarte del governo convinto che l’Inps debba avere un ruolo nella partita previdenziale del Paese. Fino alle prossime elezioni sarà tregua armata, ma nel frattempo bisogna mandare avanti l’ordinaria amministrazione in una situazione tutt’altro che semplice.

La vicenda delle pensioni per i sindacalisti è in questo caso emblematica. “Abbiamo intenzione di intervenire sui privilegi di alcune categorie. Cominceremo con una circolare che interviene su quello che si sono concessi i sindacalisti” aveva detto a inizio marzo Boeri ricordando che “alla fine della loro carriera hanno versato copiosamente contributi per rimpinguare la loro posizione previdenziale”, con l’effetto di aumentare l’importo della pensione percepita.


Tito Boeri, presidente Inps
 
Il velo sui vantaggi che una carriera sindacale può portare era stato alzato proprio dall’Inps nel 2015  con il rapporto “Porte aperte” dal quale era emersa una situazione paradossale: se i rappresentanti dei lavoratori  che ricevono versamenti aggiuntivi da parte delle organizzazioni sindacali venissero trattati come gli altri, perderebbero il 27% dell’assegno previdenziale. I sindacalisti in aspettativa non retribuita o in distacco sindacale (aspettativa retribuita utilizzata nel settore pubblico) hanno, infatti, diritto nel periodo di assenza dal lavoro all’accreditamento dei contributi figurativi. Spesso per lo stesso periodo vengono loro versati anche i contributi dal sindacato che, per i dipendenti del settore pubblico, vengono ancora valorizzati applicando le regole precedenti al 1993 (la pensione viene quindi calcolata sull’ultima retribuzione percepita).

La circolare dell’Inps prova quindi a fare chiarezza spiegando la differenza tra aspettativa e distacco sindacale: nel primo caso “la contribuzione aggiuntiva deve essere versata sull’eventuale differenza fra il compenso erogato dall’Organizzazione sindacale e la retribuzione di riferimento per l’accreditamento della contribuzione figurativa”, mentre nel secondo caso il sindacato “può versare l’intero importo dovuto a titolo di contribuzione aggiuntiva, entro il previsto termine, in quanto la misura della contribuzione aggiuntiva è calcolata sull’intero importo degli emolumenti erogati dall’Organizzazione Sindacale al lavoratore in distacco”.


Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti con Susanna Camusso

La questione è importante perché secondo le banche dati dell’Istituto, i lavoratori in aspettativa non retribuita nel settore privato sono stati 2.773 nel 2013 mentre è molto rara in questo settore l’aspettativa retribuita. Viceversa, è frequente nel settore pubblico: i dipendenti in distacco sindacale erano 1.045 mentre quelli in aspettativa erano 748. I dati del 2010, invece, dicono che le giornate di assenza dei pubblici dipendenti per motivi sindacali (inclusi i permessi) rappresentano lo 0,16% delle giornate complessive di lavoro, pari al lavoro di 3.655 dipendenti per un anno e si traducono in un costo complessivo annuo valutabile in 113.277.390 euro.

Anche per questo la circolare sottolinea che la copertura contributiva aggiuntiva non è automatica, ma facoltativa. Per quanto riguarda i riflessi pensionistici, l’Inps chiarisce che “predetti emolumenti e indennità non sono riconducibili alla quota pensionabile A ma rientrano nel più ampio concetto di remunerazione, alla stregua di un’indennità accessoria computabile in quota B”. Un passaggio importante, perché nel rapporto “Porte aperte”, l’Inps spiegava come il versamento della contribuzione aggiuntiva non incidesse su quando andare in pensione, ma “ha riflessi importanti sul livello della pensione, soprattutto per i dipendenti pubblici che si trovano nel regime misto o in regime retributivo ante riforma Fornero.

Infatti, i periodi di contribuzione aggiuntiva vengono riconosciuti ai fini del calcolo della quota di pensione determinata per le anzianità maturate fino al 1992 (la cosiddetta quota A). La quota A di pensione è determinata sulla base della retribuzione percepita l’ultimo giorno di servizio ed è quindi soggetta a regole più generose rispetto a quelle applicate dal 1992 in poi per il calcolo della quota B di pensione, che considera la media delle retribuzioni percepite in un periodo di tempo più lungo”.
In definitiva, l’Inps simula cosa accadrebbe a pensionati appartenenti al settore pubblico per i quali la pensione è stata ricalcolata escludendo la contribuzione aggiuntiva dalla quota A e attribuendola alla quota B: “Sebbene il campione sia ridotto si nota una riduzione media dell’ordine del 27% sulla pensione lorda. In un caso si avrebbe addirittura una riduzione del 66% della somma percepita”.

Esattamente quello che accadrà nel momento in cui la circolare dell’Inps verrà adottata dal ministero del Lavoro.