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Firmò il manifesto per abolirlo, ora Treu viene eletto presidente del Cnel

ilgiornale.it
Raffaello Binelli - Ven, 05/05/2017 - 18:40

Professore di diritto del lavoro, già ministro nei governi Dini, Prodi e D'Alema, l'anno scorso Treu firmò il manifesto per il Sì al referendum costituzionale, che tra le altre cose voleva abolire il Cnel. Ora il governo Gentiloni lo ha nominto presidente



La notizia arriva a metà pomeriggio. Il Consiglio dei Ministri ha deliberato la nomina del professor Tiziano Treu a presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).


La cosa sorprendente è che, un anno fa, tra i quasi duecento giuristi che firmarono il manifesto per il Sì al referendum costituzionale (che tra le altre cose aboliva anche il Cnel), c'era anche Treu.
I firmatari del manifesto riconoscevano alla riforma, poi bocciata dal referendum, di affrontare "efficacemente alcune fra le maggiori emergenze istituzionali del nostro Paese".

E, tra queste, veniva indicata anche l'abolizione del Cnel. In un passaggio del manifesto non a caso si leggeva: "Viene operata una decisa semplificazione istituzionale, attraverso l'abolizione del Cnel e la soppressione di qualsiasi riferimento alle province quali enti costitutivi della Repubblica". Oggi, per quello che può apparire uno strano "scherzo del destino", uno dei più illustri sostenitori dell'abolizione del Cnel viene posto alla guida dello stesso.

Nato a Vicenza nel 1939, professore ordinario di diritto del lavoro all'Università Cattolica di Milano (dove si era laureato), è stato ministro del lavoro nel governo Dini e nel primo governo Prodi (1995-1998); ministro dei Trasporti nel primo governo D'Alema (1998-1999). Nel 1996 era entrato in parlamento, alla Camera, nelle file di Rinnovamento italiano, la formazione politica fondata dall'allora premier Dini. Poi era stato rieletto, al Senato, con la Margherita (2001 e 2006) e rieltto nel 2008 con il Pd. Dal 2013 era componente del Cnel.

Il nome di Treu è legato al cosiddetto "Pacchetto Treu" sulla promozione dell'occupazione, che ispirò la legge 196/97. La legge riconobbe per la prima volta il lavoro interinale e altri contratti di lavoro atipico.

Degrado choc nella Capitale: immigrato fa sesso per strada

ilgiornale.it
Claudio Cartaldo - Ven, 05/05/2017 - 18:58

A Roma il degrado non ha più limiti. In Piazza Indipendenza, in pieno centro, una coppia di senzatetto fa sesso in strada in pieno giorno di fronte ai turisti


foto da Roma fa schifo

Tutto il degrado di Roma in una sola foto. In pieno centro, in pieno giorno, un immigrato e una donna hanno fatto sesso in strada sotto gli occhi di tutti.

Come se nulla fosse. Come se fosse normale avere effusioni sessuali mentre i turisti visitano la Città Eterna e i cittadini provano a sopravvivere nella Capitale ormai abbandonata a se stessa.

La foto risale a mercoledì scorso e a renderla nota è stato il blog "Roma fa schifo". A realizzarla alcuni passanti, scandalizzati da quanto stava accadendo davanti a loro. In tarda mattinata a Piazza Indipendenza, vicino alla stazione Termini, a pochi passi da quello che un tempo era la sede di Federconcorsi e dell'Ispra. Non è un caso se l'incredibile vicenda è accaduta proprio lì, visto che Palazzo Curtatone da anni è occupato da immigrati e richiedenti asilo, provocando più di una volta le proteste e la ribellione dei residenti. Esasperati da quanto sta accadendo.

I presenti hanno ovviamente chiamato la polizia, che è prontamente intervenuto. Resta da capire dove quel ragazzo africano e la sua amante abbiano trovato la sfrontatezza di consumare un rapporto sessuale davanti a tutti. A quanto pare però situazioni simili si sono già verificate in passato, tanto che anche i giornalisti del Sole24Ore avrebbero deciso di inviare una lettera di protesta ad Virginia Raggi.

Le solite note

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mattia feltri

Brillantissima idea del ministro della Cultura, Dario Franceschini. Saputo della laurea ad honorem conferita ieri dall’Università di Parma a Patti Smith, ha osservato: «I testi dei grandi cantautori italiani andrebbero insegnati a scuola, sono opere d’arte». La politica si è subito mobilitata. 
Renzi ha indicato cantanti rappresentativi delle varie anime del Pd: Guccini, De Gregori, Renato Zero, Fra’ Cionfoli e Berto Bertoni, giovane emergente dei pianobar di Rignano. I dalemiani puntano sulla modernità di Jimmy Fontana anche se Bersani preferirebbe Raoul Casadei. La Lega va dritta su Davide Van De Sfroos. Angelino Alfano sugli 883 ma solo per la curiosa coincidenza che 883 sono gli incarichi ministeriali ricoperti negli ultimi dieci anni. F.lli d’Italia sta con Battisti e quando gli hanno fatto notare che non è un cantautore hanno vibratamente protestato contro l’egemonia culturale comunista. 

Grane nel M5S perché le cantautorarie online avevano incoronato Mimì Di Maio, cugina di Luigi, molto attiva nel Sannio, ma Grillo ha mandato tutto all’aria e ha scelto De Andrè. Sinistra italiana preme per gli Scintilla Rossa, gruppo noto per il pezzo Onore agli eroi di Odessa. 
Per la par condicio, Ignazio La Russa pretende spazio per i Gesta Bellica (imperdibile il brano Ius Primae Lineae). Davvero sorprendente l’opzione di Forza Italia, che ha sparigliato e ritiene imprescindibile per le giovani generazioni l’opera del sommo duo Berlusconi-Apicella. Speriamo si mettano d’accordo, sennò tocca tornare a Montale.