mercoledì 29 marzo 2017

Memeo junior come il padre. Il giudice: devastare le città è solo un'azione squadrista

ilgiornale.it
Luca Fazzo - Mer, 29/03/2017 - 08:42

Altro che antagonisti o no Tav: sono "squadristi". Un giudice del tribunale di Milano l'ha scritto in una sentenza



Milano - Altro che antagonisti o no Tav: sono «squadristi». Testuale. In tempi di dilagante buonismo giudiziario verso gli incappucciati che trasformano i cortei in sarabande di violenze e distruzioni (da ultima, l'assoluzione in appello a Milano dell'unico condannato per devastazione per i fatti del Primo Maggio) arriva una sentenza fuori dal coro: che cerca di riportare nei binari del diritto (e del buon senso) il trattamento giudiziario dei violenti, ricordando l'impatto che le loro imprese hanno sulla vita civile del Paese.

E, en passant, offre un interessante dettaglio sulla continuità generazionale, di padre in figlio, tra le violenze degli anni Settanta e le loro repliche al giorno d'oggi. La sentenza depositata nei giorni scorsi dal giudice Guido Salvini, presidente della Prima sezione del tribunale milanese, riguarda un episodio di tre anni fa: l'attacco con spranghe ed esplosivi alla sezione del Partito democratico di via Archimede.

A mettere il Pd nel mirino degli attentatori, l'appoggio alle opere dell'Alta velocità ferroviaria in Val Susa, uno dei cavalli di battaglia preferiti del movimento antagonista. Nella notte tra il 20 e il 21 novembre 2013, da una Opel Agila scendono in due, mentre un terzo resta alla guida, cercano di sfondare la porta di ingresso, non ci riescono, allora collocano un grosso petardo sulla finestra accanto e lo fanno esplodere distruggendola: ma è la finestra della casa accanto, dietro cui dorme un ignaro cittadino che si trova i vetri fino in camera.

Un passante prende la targa dell'Agila: è intestata alla mamma di un giovane militante dello Zam, uno dei centri sociali più arrabbiati dell'area milanese. Il cellulare intestato al padre del ragazzo è attivo a quell'ora, alle 2,20, proprio in quella zona. Da quel numero, pochi minuti prima, partono una serie di telefonate verso un altro numero intestato a un nome che riporta dritto nel cuore degli anni di piombo: Giuseppe Memeo detto «Terun», militante delll'Autonomia Operaia e poi dei Proletari Armati per il Comunismo. È lui l'uomo che appare nella foto-simbolo di quegli anni, mentre a gambe larghe in via De Amicis spara sulla polizia: un giovane agente, Antonino Custra, rimane ucciso.

Oggi Memeo ha un figlio, anche lui militante dell'Autonomia, che spesso usa quel telefono: e, secondo la sentenza, era nel gruppetto che tre anni fa dà l'attacco alla sede del Pd in via Archimede.
Memeo junior non può venire giudicato perché la Procura non lo ha neanche incriminato; per il suo compagno, incastrato dalla targa dell'auto e dai telefoni, la Procura aveva comunque chiesto l'assoluzione. In aula, il giovanotto aveva ammesso che l'auto apparteneva alla madre e che ogni tanto la usava pure lui, ma ha aggiunto che spesso la prestava anche agli amici, e quella notte proprio non poteva dire chi la guidasse: «Io di sicuro in via Archimede non c'ero ma proprio non so ricordarmi dove passai quella notte».

Dei petardi, della maschera antigas, dei manuali di guerriglia urbana che gli sono stati sequestrati in casa, ha spiegato che si trattava solo di materiale da studio e da collezione. Il giudice Salvini non gli crede e lo condanna a sei mesi con la condizionale. E quel che conta sono le motivazioni: «All'interno degli atti di violenza politicamente motivati si tratta di un episodio minore, ma il suo significato non deve comunque essere sottovalutato.

Si tratta di un'azione che aveva come finalità quella di spaventare e intimidire i frequentatori di un circolo di un partito colpevole di avere in merito a un determinato una posizione diversa da quella del movimento no Tav. Quello che è avvenuto la notte del 21 novembre 2013 semplicemente un attacco, il cui il valore simbolico è ben più significativo del danno materiale, portato alla libertà altrui di esprimere liberamente opinioni politiche diverse da quelle degli aggressori: una azione definibile come squadrista».

Apple sempre più verde: meno inquinamento, più riciclo

lastampa.it

Pubblicato l’annuale rapporto sui fornitori: l’impegno per l’ecologia e le energie rinnovabili prosegue e coinvolge anche i fornitori. Uno solo dei quali è italiano

Apple ha appena pubblicato il consueto report annuale sulla responsabilità dei fornitori, disponibile su questa pagina . Dopo gli anni dei suicidi alla Foxconn, Apple ha cominciato a prendere molto sul serio le condizioni di lavoro non solo dei diretti dipendenti ma anche dei fornitori. Una delle prime mosse pubbliche di Tim Cook poco dopo il suo insediamento come Ceo fu appunto visitare gli impianti cinesi, e da allora molte cose sono cambiate.

Nel 2016, l’azienda di Cupertino ha effettuato controlli su 705 fornitori e ha verificato che il rispetto del limite massimo di 60 ore nell’arco della settimana lavorativa ha raggiunto il 98%; sono stati risolti 22 casi di violazione dei diritti umano e/o dei lavoratori.

“L’impegno di Apple verso un approvvigionamento responsabile - si legge nel report - è stato esteso al di là dei minerali ‘conflict-free’ arrivando ad includere per la prima volta il cobalto. Per il secondo anno consecutivo, il 100% delle fonderie e raffinerie dello stagno, tungsteno, tantalio, e oro (3TG) utilizzato da Apple stanno partecipando a controlli indipendenti di terze parti”. Apple ha anche collaborato con numerose organizzazioni non governative, tra cui Pact, per garantire una formazione di base sulla salute e sulla sicurezza nelle attività minerarie artigianali e creare programmi per aiutare i bambini a continuare a frequentare la scuola.



Per la prima volta i fornitori di Apple hanno raggiunto il 100% di validazione UL del programma “zero rifiuti in discarica” per tutti i siti di assemblaggio finale in Cina. Dal 2013, il programma Clean Water di Apple ha risparmiato oltre 14 milioni di metri cubi di acqua, sufficienti a fornire ad ogni persona sul pianeta 18 bicchieri di acqua. Il report completo è qui , e scorrendolo si trovano altri numeri interessanti: 99 % della carta è riciclata o arriva da foreste sostenibili, l’immissione di biossido di carbonio nell’atmosfera è scesa di 150.000 tonnellate rispetto al 2015, che corrisponde all’inquinamento prodotto da 31.000 automobili in un anno.

Nel 2016, Apple ha coinvolto in attività di formazione oltre 2,4 milioni di lavoratori sui loro diritti come lavoratori dipendenti. Dal 2008, più di 2 milioni di persone hanno partecipato al programma SEED di Apple (Supplier Employee Education and Development). Il programma offre la possibilità di ottenere titoli di istruzione superiori, di partecipare a corsi di formazione professionale, e frequentare lezioni di varie arti, finanza e lingue.

Qui invece l’elenco dei principali fornitori di Apple : figura solo un’azienda italiana, la ST Microelectronics.

Gli Stati Uniti cancellano le tutele della privacy online. Si potranno vendere i dati degli utenti

lastampa.it

Il Congresso smantella le regole varate da Obama. La denuncia delle associazioni dei consumatori: «Così saremo sempre controllati»



Il Congresso degli Stati Uniti ha azzerato le tutele della privacy su internet. Seguendo l’analoga mossa del Senato, la Camera dei Rappresentanti (con 215 voti a favore e 205 contrari) ha abolito ieri la normativa che avrebbe imposto ai provider di ottenere il consenso degli utenti statunitensi per poter vendere alle agenzie pubblicitarie la cronologia delle loro ricerche o le app scaricate.

Ora manca solo la firma del presidente Donald Trump ma la Casa Bianca ha già fatto sapere di sostenere lo smantellamento delle regole varate lo scorso ottobre, nell’era di Barack Obama, dalla Federal Communication Commission (Fcc), l’agenzia Usa per le comunicazioni, che sarebbero dovute entrare in vigore il prossimo 4 dicembre. La risoluzione è stata approvata sfruttando il “Congressional Review Act”, lo strumento per impedire l’entrata in vigore di nuove norme federali e assicurare che non vengano ripresentate in futuro nella stessa forma. 

PRIVACY AZZERATA
Senza tali restrizioni, gli internet provider come Comcast, Verizon o At&t potranno vendere al miglior offerente la cronologia delle ricerche, informazioni preziose per gli inserzionisti pubblicitari che avranno a disposizione profili altamente personalizzati. Dalle ricerche web emergono dati che vanno dalle abitudini di acquisto alle preoccupazioni relative alla salute, dai ristoranti preferiti alla la musica che si ascolta, da dove si va in vacanza alla nostra banca, fino ai nostri orientamenti sessuali, religiosi, politici. Non a caso, At&t, in vista dell’entrata in vigore delle norme per la tutela della privacy alla fine dell’anno, aveva già ipotizzato un canone ridotto per chi accettava di cedere tutti i dati di navigazione. Non ne avrà più bisogno. 

LA POLEMICA
«Perché volete dar via tutti i vostri dati personali con il semplice scopo di consentire la loro vendita? Datemi una buona ragione per cui Comcast dovrebbe sapere quali siano i problemi medici di mia madre», ha provocatoriamente dichiarato il deputato democratico Mike Capuano, contestando la decisione dei repubblicani di smantellare l’eredità di Obama. «La scorsa settimana ho comprato biancheria su internet - ha insistito Capuano - perché tutti dovrebbero conoscere la mia misura o quale colore ho scelto?». Per contro, la deputata repubblicana Marsha Blackburn ha definito le norme sulla tutela della privacy abolite «una grande morsa del potere del governo» che avrebbe danneggiato i contribuenti. «Sono grata alla Camera - ha dunque sottolineato in una nota - per il fatto di aver preso questa importante decisione che tutela i consumatori e le future innovazioni di internet».

“COSÌ SAREMO SEMPRE CONTROLLATI”
La Electronic Frontier Foudation (Eff), un’organizzazione per la tutela dei diritti civili nel mondo digitale, denuncia il rischio di essere controllati in ogni aspetto della nostra vita e la messa a repentaglio della sicurezza informatica. «Eff continuerà la battaglia per ripristinare il nostro diritto alla privacy su tutti i fronti», è stato assicurato in un comunicato, annunciando ricorsi legali. La cancellazione delle tutele, e questa è una delle argomentazioni dei repubblicani, consentirà ai provider internet di accedere al ghiotto mercato della pubblicità on line, oggi dominato da Google e Facebook, che però non sono indispensabili come gli Isp per l’accesso al web e consentono di cancellare la cronologia delle ricerche. 

Il Washington Post sottolinea come il prossimo passo del Congresso potrebbe essere quello di mettere in discussione la neutralità della rete, cioè il principio in base al quale il traffico internet debba essere trattato allo stesso modo, senza discriminarne l’accesso, ovvero senza che i provider possano trattare in modo diverso dati e connessioni dando priorità ad alcuni servizi a scapito di altri.

Samsung spegne il Galaxy Note 7, mercoledì il lancio dell’S8

lastampa.it

L’azienda coreana pensa a un piano di riciclo per gli smartphone che comprende la vendita di dispositivi ricondizionati, destinati anche al noleggio, dove le autorità e gli operatori lo consentono



Si abbassa definitivamente il sipario sul Galaxy Note 7, il telefono ritirato dal mercato per problemi alla batteria. Con un aggiornamento da remoto Samsung disabiliterà la funzionalità di ricarica per quei dispositivi rimasti in circolazione, si presume prevalentemente per collezionismo. E pensa a un piano di riciclo per gli apparecchi che comprende anche la vendita di dispositivi ricondizionati, destinati anche al noleggio, dove le autorità e gli operatori lo consentono.

L’azienda ora punta tutto sul telefono del rilancio, il Galaxy S8, che sarà presentato il 29 marzo a New York e di cui circolano in rete molte indiscrezioni. Ad ottobre 2016 Samsung ha annunciato lo stop della produzione del Galaxy Note 7 dopo i problemi di surriscaldamento ed esplosione alla batteria, confermati anche da una indagine interna della società. Dopo l’interdizione sui voli da parte delle autorità di diversi paesi, l’azienda coreana ha deciso un programma di ritiro e sostituzione degli smartphone. Su oltre 3 milioni di Galaxy Note 7 venduti a livello globale sono ancora in circolazione nel mondo alcune decine di migliaia di pezzi, si presume per interesse collezionistico.

Per disincentivare i possessori, Samsung ha deciso nel tempo di rendere sempre più inutilizzabile il dispositivo attraverso aggiornamenti software. Di volta in volta hanno limitato l’accesso alla rete o ridotto le funzionalità della batteria fino ad arrivare a quello più definitivo annunciato poche ore fa. Entro fine marzo arriverà un aggiornamento che disabiliterà totalmente la ricarica: il Galaxy Note 7 potrà essere utilizzato solo collegandolo all’alimentatore, diventando in pratica un telefono fisso. Una prospettiva che rende complicato poter continuare ad utilizzarlo nella quotidianità e in mobilità. Inoltre, il colosso coreano ha anche stabilito delle regole per garantire che i Note 7 vengano riciclati in modo ecologico, recuperando i metalli preziosi e i componenti elettronici, questi ultimi da destinare solo ad attività di test di produzione.

Il leader mondiale di smartphone, tv e microchip che nei conti ha superato l’impatto del Galaxy Note 7, ora punta tutto sul nuovo smartphone. Il rilancio d’immagine potrebbe passare infatti per il Galaxy S8 che sarà presentato tra due giorni a New York. E da settimane circolano in rete diverse indiscrezioni sul rivale diretto dell’iPhone. Avrà un display da 5,8 pollici contro i 5,1 pollici dell’S7 mentre la versione Plus arriverà a 6,2 pollici. Il display sarà sempre più pieno grazie alle cornici assottigliate ai lati, ci sarà lo sblocco tramite la scansione della retina, un processore potenziato, la ricarica veloce. La novità software dovrebbe essere l’assistente virtuale Bixby, rivale del Siri di Apple. L’arrivo sul mercato è atteso a fine aprile. 

L’ultimo volo dello Sparviero Va in scena l’aereo scomparso

ilcorriere.it
di Sara Bettoni

A Varese una compagnia porterà in teatro l’intrigo del bombardiere Savoia Marchetti scomparso mel 1941 e ritrovato in Libia nel 1960



Alle 5 di pomeriggio del 21 aprile 1941 il trimotore da combattimento S.M. 79, ribattezzato «Sparviero», si alza in volo da Berka, base italiana in Libia. Ha l’ordine di attacco, lancia un siluro contro un convoglio inglese nel Mediterraneo. Da quel momento sparisce. La storia del velivolo con il marchio della Savoia Marchetti di Sesto Calende rimane sospesa per vent’anni. Solo nel 1960 la sabbia del deserto restituisce — in parte — i resti di quella missione, a 400 chilometri di distanza da dove avrebbero dovuto essere.

Un altro salto nel tempo e la vicenda dell’apparecchio S.M.79 si riannoda al punto di origine, Sesto Calende. Qui è nata la squadra che porterà sul palcoscenico il mistero dell’aereo inghiottito dal deserto libico. «Vogliamo raccontare il lato nascosto della storia», spiega Antonio Zamberletti, scrittore e sceneggiatore varesino. Scopre lo «Sparviero» a Volandia, il museo del Volo dell’aeroporto di Malpensa. La ricostruzione del velivolo lo colpisce, l’intrigo irrisolto lo seduce. L’autore si mette quindi al lavoro per allestire la narrazione. «Penso a un monologo — specifica — che sappia tratteggiare anche il contesto».

Al centro della scena la lunga marcia del primo aviere Giovanni Romanini, armiere 25enne all’epoca dei fatti. Le sue ossa sono state il punto di partenza del ritrovamento. Erano a 90 chilometri dall’aereo. A scoprirle, il 21 luglio del 1960, una squadra di italiani in cerca di petrolio. Forse l’aviere si era incamminato per cercare aiuto. Di lui sono rimasti la borraccia, l’orologio e la targhetta di una chiave che ha rivelato il suo nome. Altri resti umani e la sagoma ricurva del «Gobbo maledetto» (altro nomignolo del trimotore) riappaiono invece qualche mese dopo a un’altra squadra di esploratori.

«Vorrei provare a immaginare i pensieri e le paure di Romanini — spiega lo sceneggiatore —. Probabilmente mentre camminava sotto il sole ricordava la famiglia, casa sua a Parma». Al racconto si accosteranno documenti, filmati e testimonianze forniti dall’ufficio storico dell’Aeronautica militare. «Ma abbiamo contattato anche i vecchi operai della Siai Marchetti — prosegue Zamberletti — per tenerli informati». Il testo andrà in scena tra settembre e ottobre 2017, a Varese e in altri teatri. Si procede a ritmi serrati. Nei giorni scorsi è stato girato un video di presentazione all’Idroscalo di Sesto, là dove un tempo si collaudavano gli aerei prodotti in zona. Il primo aviere Romanini avrà il volto di Massimo Barberi, attore sestese, la regia sarà curata da Elisa Strada.

Poi ci sono gli story editor Giorgio Martignoni, che lavora anche per Walt Disney, e Rossana Girotto. La parte tecnica e di fotografia è affidata a Barbara di Donato e Raffaele Ferrazzano. «Siamo una squadra a tutti gli effetti, ciascuno gioca un ruolo fondamentale» spiega Zamberletti. La parte più difficile del progetto? «Tutto, a partire dai finanziamenti». Il budget minimo stimato è di 12 mila euro, da raccogliere grazie a una campagna di crowdfunding che partirà la prossima settimana. E poi c’è la paziente ricerca di tutti i dettagli della storia, per provare a ricomporre in modo verosimile l’ultimo volo dello «Sparviero».

Sparare sulla Croce Rossa

corriere.it
di Massimo Gramellini

Nei pressi di Torino c’è un’ambulanza con un paziente grave a bordo che per evitare l’ingorgo imbocca a sirene spiegate una strada contromano. Ma ecco che due Batman di borgata le si parano davanti come a un posto di blocco, intimandole l’alt. Il codice della strada è uguale per tutti. Uno vale uno. E per addolcire il rigore dei nuovi giacobini non basta che quell’uno abbia un camice bianco, una croce rossa dipinta sulla fiancata e un malato rantolante a bordo. Nel nuovo mondo della rabbia che rende ottusi, l’Autorità e l’Istituzione sono per definizione inaffidabili.

Favorisca la patente, chiedono all’autista dell’ambulanza i due poliziotti improvvisati, uno dei quali è un tassista e probabilmente vive la strada come un sopruso continuo da cui riscattarsi. Pur di non perdere altro tempo, l’autista innesta la retromarcia e si rimette in fondo all’ingorgo: arriverà in ritardo e il malato si salverà solo per il rotto della cuffia. Ma i due giustizieri issano su Facebook lo scalpo fotografico dell’ambulanza in ritirata, commentando euforici: «Vergogna, vergogna!».

Sembra un selfie dell’Italia 2017. Un malato grave, a bordo di un’ambulanza che cerca di destreggiarsi nel traffico, rischia di crepare per eccesso di zelo da parte di chi, sentendosi dalla parte giusta della strada, si irrigidisce nel rispetto presunto delle regole. Senza capire che la sua testa prevenuta è un cimitero di astrazioni, mentre dentro l’ambulanza c’è quel che rimane della vita. Anche della sua.

29 marzo 2017 (modifica il 29 marzo 2017 | 07:08)

I brand lasciano YouTube, la rivolta al dominio senza controlli

corriere.it

di Gianluca Mercuri



La scorsa settimana è stata davvero difficile per Google: grandi aziende hanno sospeso le loro campagne pubblicitarie su YouTube (che appartiene a Big G) dopo aver scoperto, grazie a un’inchiesta del Times, che i loro annunci erano associati a video di propaganda razzista o jihadista e ne avevano involontariamente foraggiato gli autori. Per il gigante del web, una perdita di milioni di dollari. Il caso potrebbe avere effetti importanti, perché mette a rischio il dominio incontrollato di Google (e Facebook) sull’industria pubblicitaria, il loro bullismo gentile nei confronti dei media tradizionali e, alla lunga, la (forse troppo) grande influenza che hanno sulle nostre vite.

Non abbiamo a che fare infatti solo con una perdita in termini di reputazione, come nello scandalo delle fake news che ha costretto il social network a introdurre meccanismi di verifica (tutti da verificare a loro volta). Qui si tratta di soldi: Google, come Facebook una macchina da pubblicità, viene colpita al core (business). Finora, come spiega il Guardian, i signori della Silicon Valley hanno contato sulla naiveté degli inserzionisti. I brand non sanno nemmeno dove finiscono i loro annunci. Il «programmatic advertising» promette loro una «targetizzazione» precisa, gli fa cioè credere che il loro messaggio raggiungerà le persone giuste nel modo giusto.

Ma è tutto sulla parola: i network non danno mai i dati, mentre si calcola che la somma che gli inserzionisti perdono quando i loro annunci sono aperti da bot anziché da persone sia pari al 20% del mercato. Promettendo salvaguardie più efficaci e più controllo sui contenuti, Google e Facebook ammettono di fatto di essere media company e non asettiche piattaforme non responsabili di ciò che divulgano. E l’industria pubblicitaria potrà ora essere meno in soggezione nei confronti dei giganti che controllano il 90% del mercato online e prosciugano i proventi degli editori. È sulla trasparenza che servono passi. Da giganti.

27 marzo 2017 (modifica il 28 marzo 2017 | 00:37)

La nuova sterlina a dodici lati: sarà la moneta più sicura del mondo

corriere.it
di Paolo Virtuani

Dal 28 marzo nelle tasche dei cittadini britannici. Ha sofisticati sistemi per rendere difficile la contraffazione. Sostituirà la moneta tonda da 1 sterlina, di cui il 3% degli esemplari in circolazione si ritiene falso

Dodici lati

Da martedì 28 marzo è disponibile la nuova moneta da 1 sterlina. La particolarità è che, a differenza di quella che andrà a sostituire, non è rotonda ma dodecagonale, ossia ha dodici lati.

Tre pence

La forma richiama la moneta da 3 pence lanciata nel 1937 che all’epoca lasciò molto perplessi i cittadini britannici. Infatti venne pochissimo usata fino agli anni della seconda guerra mondiale quando, un po’ per la scarsità delle monete in bronzo da 1 penny e un po’ perché si riconosceva anche al tatto nel buio dei rifugi antiaerei, divenne popolare. La threepenny (così venne soprannominata) rimase popolare fino al 1971 quando venne ritirata dalla Zecca reale nel periodo in cui entrò in uso il nuovo sistema monetario decimale.


Più sottile

La nuova moneta è più sottile (2,8 millimetri contro 3,15) e meno pesante (8,75 grammi contro 9,5). Sarà però più grande: il diametro è di 23,43 millimetri contro i 22,50 di quella vecchia. Al momento quella nuova però non è utilizzabile negli apparecchi in cui si può pagare con le monete perché non ancora adeguati ad accogliere una moneta dodecagonale.


La più sicura

Secondo la Zecca reale sarà la moneta più sicura al mondo grazie a un complicato sistema di ologrammi che a seconda dell’angolazione modificano la forma della £ (simbolo della sterlina) nel numero 1. Inoltre sono presenti altri sistemi di sicurezza realizzati all’interno della moneta che non sono stati divulgati


Non sempre è un successo

Introdurre una moneta nuova non sempre è un successo. La gente si abitua alle monete (e alle banconote) e occorre un po’ di tempo prima che quelle nuove vengano accettate. Per esempio il doppio fiorino (quattro scellini) del 1887 con l’immagine della regina Vittoria non piaceva proprio a nessuno. Tanto che dopo appena quattro anni venne ritirato dalla circolazione.



È tutta in oro zecchino e pesa 100 chili, il valore nominale è di 1 milione di dollari canadesi, quello reale di 3,7 milioni di euro. La «monetona», chiamata la Grande foglia d’acero, è stata rubata il 27 marzo dal Museo di Berlino. Era stata data in prestito dal 2010 da una collezione privata, è spessa tre centimetri e ha un diametro di 53 centimetri.

La moneta che piace (ai ladri)

È tutta in oro zecchino e pesa 100 chili, il valore nominale è di 1 milione di dollari canadesi, quello reale di 3,7 milioni di euro. La «monetona», chiamata la Grande foglia d’acero, è stata rubata il 27 marzo dal Museo di Berlino. Era stata data in prestito dal 2010 da una collezione privata, è spessa tre centimetri e ha un diametro di 53 centimetri.

(Ap)
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