mercoledì 22 marzo 2017

All’asta la Vespa più antica del mondo

corriere.it

Su Catawiki è possibile aggiudicarsi fino al 28 marzo un pezzo assolutamente unico, l’esemplare soprannominato «la n°3»con il numero di telaio più basso in circolazione



È ancora oggi uno dei simboli della rinascita del dopoguerra, è stata immortalata in pellicole di culto come «Vacanze romane» con a bordo Audrey Hepburn e Gregory Peck ed è diventata un simbolo del Made in Italy stregando milioni di persone in tutto il mondo. Stiamo parlando della Vespa. Su Catawiki è possibile aggiudicarsi fino al 28 marzo un pezzo assolutamente unico, l’esemplare soprannominato «la n°3», la Vespa con il numero di telaio più basso in circolazione al mondo, attualmente custodita in uno showroom situato nei pressi di Reggio Emilia.
Assoluto valore
Questo modello appartiene al primo lotto produttivo di 60 pezzi del cosiddetto progetto MP6 (Motocicletta Piaggio n.6), prodotto negli stabilimenti Piaggio di Pontedera (PI), a tutti gli effetti la prima vera Vespa e quindi un pezzo di assoluto valore: dopo i primi 60 pezzi, infatti, la produzione fu industrializzata affidando la realizzazione delle parti in acciaio del telaio a fornitori esterni, tra cui la Alfa Romeo. Sono sopravvissute 3 Vespa appartenenti alla «Serie 0» e quella più antica di cui si abbia traccia è questa (la terza Vespa costruita) recante il N. di telaio 1003 (la numerazione partiva dal 1001). In seguito vennero prodotti 15.000 esemplari, dal 1946 al 1948. Il numero di telaio compare sul telaio stesso, nella zona della punta sotto sella, sui cofani, sui profili poggia piedi in alluminio, e addirittura sulla marmitta.

22 marzo 2017 (modifica il 22 marzo 2017 | 15:15)

Così Google ha aiutato Microsoft a rendere Windows più sicuro

lastampa.it
marco tonelli

Gli esperti di Mountain View hanno denunciato le vulnerabilità dei sistemi operativi del colosso di Redmond, che ha impiegato più tempo del previsto ma poi ha (forse) risolto

Con il termine “Zero Days” si intende la presenza di una vulnerabilità nella sicurezza dei software o dei sistemi operativi. Nel caso di Windows, le falle sono almeno due: una coinvolge il set di applicazioni GDI Library: una serie di funzionalità che permettono ai programmi installati nel computer di leggere e riprodurre le specifiche grafiche e i testi formattati, l’altra interessa i browser Internet Explorer 11 (rilasciato per Windows 8), ed Edge (disponibile per l’ultimo Windows 10).

I bug sono stati scoperti dal team di esperti Project Zero. I ricercatori di Google avevano comunicato entrambi i problemi ai vertici di Microsoft: il primo nel mese di giugno del 2016, il secondo nel mese di novembre dello stesso anno. La prassi seguita è quella di dare 90 giorni di tempo alle aziende colpite per risolvere il problema. Scaduto il termine, la vulnerabilità viene resa pubblica. Ed è appunto quello che è successo: Microsoft non è riuscita a risolvere gli errori e di conseguenza entrambe le falle sono state rivelate nelle scorse settimane.

Senza dimenticare che, sempre il 2 novembre 2016, un altro team di esperti in sicurezza informatica di Google aveva denunciato la presenza di una falla sia all’interno di Adobe Flash Player che in molti sistemi operativi Windows: da Vista al 10. Una vulnerabilità sfruttata dal gruppo di hacker russi Fancy Bear per compiere attacchi. Anche in questo caso, il team aveva rivelato la scoperta a Microsoft. E, a causa della gravità del problema, dopo soli dieci giorni ha reso pubblico il pericolo che correvano milioni di utenti, scatenando le critiche della stessa società di Redmond. Pochi giorni dopo la vulnerabilità è stata risolta: prima da Adobe poi da Microsoft.

PORTE APERTE AGLI HACKER
Grazie alla falla presente all’interno delle applicazioni Windows GDI Library, gli aggressori riuscirebbero ad accedere alla memoria dei browser o del pacchetto Office. Anche gli errori (scoperti in seguito) nei sistemi di scrittura di Internet Explorer 11 ed Edge potrebbero trasformarsi nella porta d’accesso per eventuali hacker capaci di infiltrare i loro software all’interno dei programmi stessi. E infine, nel caso dell’intrusione resa pubblica a novembre 2016, i pirati informatici sono riusciti a entrare nei sistemi operativi colpiti. Secondo Microsoft, l’operazione era stata messa in piedi dal gruppo dedito allo spionaggio informatico Strontium collegato al famigerato team russo Fancy Bear.

MICROSOFT HA BISOGNO DI TEMPO
Se da una parte i vertici del colosso di Redmond hanno criticato Google per aver reso pubbliche e conoscibili a tutti (anche a eventuali hacker) le vulnerabilità, dall’altra appare chiaro come Microsoft abbia difficoltà a sviluppare le correzioni in grado di ristabilire la sicurezza dei sistemi operativi. In un primo momento l’aggiornamento era previsto per il 15 febbraio: è poi slittato al 14 marzo senza ulteriori spiegazioni. La società sta cercando un accordo con Mountain View: «Stiamo discutendo per estendere i tempi di pubblicazione di eventuali falle», scrivono in un comunicato ufficiale pubblicato qualche settimana fa. Intanto, se oggi Windows è più sicuro, è anche grazie a Google.

Gmail vi ha chiesto di reinserire la password di recente? Ecco perché

lastampa.it
diletta parlangeli

Molti utenti hanno lamentato improvvisi log-out dai propri profili, ma l’azienda assicura che l’accaduto non è collegato a nessun attacco

Giovedì, 23.57 (Italia), ultimo controllo alla posta elettronica prima di dormire: l’iPhone chiede di inserire nuovamente la password per Gmail. Appena fatto, arriva l’email firmata da Google: “Hai un nuovo dispositivo?”. No, nessun nuovo dispositivo: è stato, piuttosto, come essere sputati fuori dal proprio account Google senza un apparente motivo. Che poi, è esattamente quello che è successo a molti utenti negli Stati Uniti: loro però, erano possessori di Google Wifi o router OnHub, come hanno denunciato sui social network.

In riferimento ai numerosi casi che si sono verificati Oltreoceano Google ha prontamente risposto con un “no panic”: “Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni da utenti improvvisamente espulsi dai propri account. Stiamo indagando, ma non preoccupatevi: non vi è alcuna indicazione che l’accaduto sia collegato ad eventuali minacce alla sicurezza degli account attraverso phishing o altro”. Al di là dell’inconveniente, è esattamente questa la paura più diffusa, vista la frequenza con cui si verificano violazioni nei servizi online (Yahoo, nel 2016, ha rivelato un violento attacco inerente qualche anno prima).

Dopo i necessari controlli, Crystal Cee, Community Manager di Gmail, ha aggiornato il post sul forum di assistenza, informando tutti che si è trattato di un disguido legato a operazioni di “manutenzione ordinaria”. “Possiamo assicurare che la sicurezza del vostro account non è mai stata messa in pericolo dall’accaduto”, conferma, fornendo indicazioni sulla prassi da seguire. Prima di tutto, le attività di accesso sono sempre verificabili attraverso la sezione Safety Center . Nello specifico poi, Cee ha avvisato che si può tornare ad accedere al proprio account con le stesse credenziali e, in caso si fossero dimenticate, seguire le procedure di recupero . Nonostante le garanzie dell’azienda, chi volesse togliersi ogni dubbio, può sempre decidere di cogliere la palla al balzo e rinnovare le password. 

Non solo PC e Mac: il Raspberry Pi è il terzo computer più venduto al mondo

lastampa.it
andrea signorelli

Con oltre 12 milioni di esemplari ha superato anche il Commodore 64


Come tutti sanno, il computer più diffuso è il PC Windows, seguito a una certa distanza dal Mac di Apple. Meno noto, invece, è che il mondo dei computer casalinghi non si esaurisce qui: il Raspberry Pi un dispositivo a basso costo pensato per appassionati di informatica – è infatti da pochi giorni il terzo computer più venduto della storia.

I 12,5 milioni di esemplari venduti dal 2012 dall’inglese Raspberry Pi Foundation avrebbero superato, secondo la rivista ufficiale MagPi , le vendite stimate del Commodore 64. Come sottolineato da più parti, però, il paragone non è del tutto corretto: per raggiungere questa cifra, bisogna sommare le vendite di tutte le otto versioni prodotte del Raspberry (il recente Pi 3 è quella di maggior successo), mentre per Commodore viene considerato solo lo storico C64, che non è l’unico modello prodotto dall’azienda.

In ogni caso, si tratta di un successo straordinario per un prodotto di nicchia che, secondo la stessa società, avrebbe dovuto vendere tra le 10mila e le 20mila unità. L’ultimo arrivato, il Pi Zero W (che è stato dotato di connettività wireless) ha già venduto 100mila esemplari in pochi giorni, confermando il successo di questo prodotto del tutto particolare e dal costo di 20/30 dollari.

Si tratta, tecnicamente, di un single-board computer – interamente implementato su una sola scheda elettronica, grande come il palmo di una mano – che può diventare un mini-computer, collegandolo a un monitor e caricando il sistema operativo sulla scheda SD, un cabinato per i videogame (come quelli delle sale giochi), un telefono cellulare ed essere sfruttato per n umerosi altri utilizzi che hanno attirato l’attenzione di milioni di appassionati di informatica fai-da-te in tutto il mondo.

Non ti ricordi dove hai parcheggiato l’auto? Ci pensa Google Maps

lastampa.it
carlo lavalle

Nella nuova versione dell’app si può anche attivare un timer per ricevere un avviso quando scade la sosta a pagamento



Google Maps ha aggiunto una nuova funzionalità per aiutare a ricordare dove abbiamo parcheggiato l’auto. In una recente versione beta dell’app Android è possibile prenotarsi per partecipare a un programma di test. Una volta scaricato l’aggiornamento, su Google Maps compare l’opzione “save your parking” che permette di memorizzare manualmente le informazioni necessarie per ritrovare l’auto parcheggiata.

Appena avviata l’applicazione è possibile visualizzare il menu e selezionare la voce relativa al parcheggio, avendo toccato il pallino blu che indica la posizione. Impostando i dati di localizzazione, la nuova interfaccia consentirà di mostrare sulla mappa un’icona blu con al centro al lettera P di colore bianco. Sarà possibile, inoltre, caricare foto e aggiungere note per meglio individuare il luogo dov’è situata la vettura. E, in caso di presenza di parchimetro, anche attivare un timer per evitare di arrivare in ritardo a prelevare l’automobile dal parcheggio ed essere multati.

Una funzione con caratteristiche simili è già stata introdotta da Apple Maps circa un anno fa. L’app della Mela contrassegna la posizione della propria vettura con un segnaposto, quando l’iPhone (iOS 10) si disconnette da bluetooth o da CarPlay, per identificare facilmente il luogo di parcheggio. Memorizzata automaticamente la posizione dell’auto, l’utente può eventualmente di propria iniziativa inserire foto o appunti testuali.

Differentemente da Apple, la funzione di Google Maps non ha un sistema automatico di salvataggio della localizzazione del parcheggio che, invece, era stato attivato precedentemente con Google Now. E per ora è disponibile solo su dispositivi Android anche se, è probabile, verrà estesa presto anche a iPhone e iPad.

Il Milan sovranista

lastampa.it
mattia feltri

Il più grande mistero del terzo millennio, dopo quello sulla titolarità del blog di Beppe Grillo, riguarda la cessione del Milan. Ieri l’agenzia di stampa Agi ha proposto un riassunto in 33 dispacci (non è una battuta, è la realtà: totale 81.308 caratteri, un libro). Comunque, se si è capito qualcosa, o i cinesi versano una terza caparra di cento milioni entro la settimana o la cessione salta, e Silvio Berlusconi si intasca i duecento già anticipati. A quel punto sarà divertente capire come abbia fatto il vecchio Cav a incontrare l’unico cinese miliardario scemo, ma si sa che lui è uomo dalle bizzarre frequentazioni. 

E sarà anche divertente vedere come costruirà il nuovo Milan fatto di soli giocatori italiani, progetto illustrato varie volte. Un Milan sovranista, fantastico punto d’approdo per una squadra diventata grandissima coi tre olandesi, che ha insegnato all’Europa come fare di una squadra un marchio mondiale, che vinceva più Champions che scudetti, e (diceva Adriano Galliani) sentiva certi brividi di potenza soltanto negli incontri internazionali. Forse a Berlusconi sfugge che gli italiani diffidano degli stranieri soltanto se sono poveri, non se sono ricchi come Gullit e Van Basten, e nemmeno se sono africani alla Weah o ragazzi dell’Est alla Shevchenko. 

Il Milan autarchico acquisterebbe dunque un suo fascino neosalviniano, e cioè passerebbe da una vocazione mondiale a una vocazione di quartiere: una grandeur non estranea alla Forza Italia 2.0 (che non è la percentuale, anche se ci rassomiglia). 

Quello

lastampa.it
jena@lastampa.it

Un milione di famiglie senza lavoro, chi era quello che diceva che l’Italia era ripartita? 

Bucato: può essere lasciato in lavatrice?

lastampa.it
daniela raspa

Abitudini sbagliate e falsi miti: dal risparmio dei programmi brevi al bucato dimenticato in lavatrice per diversi giorni. Consigli utili
 
bucato

VIETATO LASCIARE IL BUCATO IN LAVATRICE
Per la casalinga perfetta non c’è dubbio: vietato lasciare il bucato in lavatrice una volta finito il lavaggio. Pena il cattivo odore di umidità e peggio la formazione di muffa sui capi, con il rischio di irreversibile danneggiamento. Una volta concluso il ciclo, il bucato andrebbe dunque immediatamente steso all’aria aperta per l’asciugatura. Questo, sicuramente, è il procedimento ideale, ma la realtà a volte è un po’ diversa delle istruzioni da manuale.

QUANTO E’ GRAVE LASCIARE IL BUCATO IN LAVATRICE

Tantissime donne, oggi, si destreggiano tra lavoro, famiglia e faccende domestiche con l’abilità di un equilibrista. Persino riuscire a trovare il tempo per fare una lavatrice a volte risulta difficile. Figuriamoci esser certi che, una volta finito il lavaggio, potremo immediatamente stendere i panni puliti. Ovviamente questo sarebbe il procedimento più corretto. I panni sarebbero, una volta asciutti, sicuramente profumatissimi e freschi.

Tuttavia, se non riusciamo ad avere questo tempismo, non sentiamoci delle pessime casalinghe. Se il bucato resta in lavatrice qualche ora o al massimo l’intera notte non succederà nulla di grave. Specialmente se usiamo un buon detersivo, igienizzante e profumato. L’accortezza che possiamo usare, è quella di aprire almeno lo sportello della lavatrice, in modo da areare un pochino i panni puliti. Naturalmente, se per qualche imprevisto il tempo trascorso dovesse essere troppo e il bucato iniziasse ad avere un cattivo odore di umidità, sarà bene ripetere il lavaggio.

ALTRI FALSI MITI DA SFATARE

Oltre il categorico divieto di lasciare il bucato in lavatrice, ci sono altri miti da sfatare su questo elettrodomestico. Uno è sicuramente l’utilizzo dell’anticalcare. Molti spot minacciano la morte prematura della nostra lavatrice se non si usa ad ogni lavaggio. Ciò è assolutamente falso.
L’anticalcare è infatti utile solo se l’acqua è molto dura, si fanno spesso lavaggi ad alta temperatura e si usa detersivo in polvere. In tutti gli altri casi sarà sufficiente la piccola quantità già presente nei detersivi. Un altro falso mito riguarda il tempo dei programmi di lavaggio. Non sempre quelli più brevi consumano meno. I programmi eco, ad esempio, sono solitamente più lunghi, ma usano meno acqua e a temperatura più bassa.

Acqua ossigenata, attenzione a non ingerirla: può causare infarto e ictus

lastampa.it
fabio di todaro



I detrattori della scienza la usano come strumento per convincere gli incerti a sposare la causa della medicina naturale. L’acqua ossigenata, il cui nome scientifico è perossido di idrogeno, è diventata oggetto di propaganda negli ultimi anni. Diversi siti ne raccomandano un impiego per «purificare» l’organismo. Ma il suo utilizzo, soprattutto ad alte concentrazioni, rischia di risultare fatale. Questa è la conclusione principale che emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista «Annals of Emergency Medicine».

Conseguenze per l’apparato respiratorio e cardiovascolare
Embolie, infarti e ictus cerebrali sono complicanze vascolari che possono essere determinate dall’ingestione di elevate concentrazioni di perossido di idrogeno, sostanza che in medicina viene utilizzata soprattutto per curare ferite ed escoriazioni (antisettico). La notizia giunge dalla ricerca coordinata da Benjamin Hatten, tossicologo dell’Università del Colorado e primo autore della pubblicazione, in cui sono stati diffusi i risultati del monitoraggio delle segnalazioni avverse raccolte nei centri antiveleno provocate dall’acqua ossigenata. 

S’è così evinto che quasi il 14 per cento dei casi segnalati erano stati accompagnati da eventi embolici, mentre il 6,8 per cento dei pazienti era poi deceduto o rimasto disabile. Minori ripercussioni avevano accompagnato chi era stato trattato nel giro di poche ore in camera iperbarica. Dall’analisi completa delle conseguenze dell’avvelenamento, è emerso che difficoltà respiratorie, convulsioni ed embolie polmonari sono eventi altrettanto gravi che possono accompagnare l’ingestione di acqua ossigenata. 

Attenzione soprattutto ai bambini
Oltre all’utilizzo inteso come «naturale», l’acqua ossigenata può essere ingerita per sbaglio, soprattutto da parte dei bambini. Motivo per cui «non deve mai essere conservata in frigorifero - chiosa Hatten -. Si tratta di un liquido corrosivo, che i bambini tendono spesso a confondere con l’acqua minerale. Ecco perché converrebbe tapparlo con un tappo colorato o usare una bottiglia differente che permetta subito il riconoscimento».

Twitter @fabioditodaro