martedì 21 marzo 2017

Ordinò massacri nel 1861: revoca cittadinanza onoraria di Napoli al generale Cialdini

ilmattino.it



ll Consiglio comunale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno con cui si impegna l'amministrazione comunale a «verificare la possibilità, alla luce della normativa vigente, di revocare il riconoscimento della cittadinanza onoraria al generale Enrico Cialdini».

Cialdini si rese responsabile del massacro della popolazione civile di Pontelandolfo e di Casalduni, compiuto dal Regio Esercito il 14 agosto 1861. Nei mesi scorsi, il sindaco Luigi de Magistris - a quanto reso noto - aveva già impartito disposizioni ai propri uffici per avviare l'iter di revoca.

Lunedì 20 Marzo 2017, 17:52 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2017 18:41

Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo

repubblica.it
Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo
FOTO: Getty Images

Una linea della metropolitana che passa attraverso un palazzo. In Cina, a Chongqing, la linea numero 2 del trasporto pubblico locale entra in un grosso condominio abitato, effettuando anche una fermata. Gli architetti che hanno progettato il percorso della metropolitana hanno deciso di non demolire il quartiere, ma di far passare direttamente le rotaie all'interno del condominio, d'accordo con i residenti del palazzo che hanno visto schizzare in alto il valore delle loro abitazioni per la comodità di avere una fermata letteralmente dentro casa. Sembra infatti che il passaggio dei treni non causi un eccessivo rumore

Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo
Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo
Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo
Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo
Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo
Cina, una fermata del metrò dentro casa: il treno entra ed esce dal palazzo

Il mistero dell’Ufo che spaventò Mussolini e sparì in America

lastampa.it
chiara fabrizi

Ad Arona sulle tracce di un complotto degli Anni 30


Una ricostruzione dell’ipotetico disco volante del Terzo Reich. Sopra uno dei telegrammi inviati dalle prefetture negli Anni 30 con le segnalazioni di velivoli non identificati. A destra la descrizione di uno degli avvistamenti conservata al Centro ufologico nazionale

Quando ancora non esisteva la definizione di Ufo, un velivolo non identificato si schiantò nei pressi del Lago Maggiore, al confine tra Piemonte e Lombardia. Era il 13 giugno 1933 e a Vergiate, in provincia di Varese, non distante dall’aeroporto di Malpensa, restarono a terra non solo i rottami dell’«aeromobile» ma anche i corpi dei due piloti.

Del primo caso «ufologico» in Italia si sa poco: il regime fascista secretò subito la vicenda - un dispaccio dell’agenzia Stefani di carattere «riservatissimo» lo testimonia -, di cui però continuò a occuparsi un ufficio, il Gabinetto RS/33, di cui faceva parte anche Guglielmo Marconi. A provare a dissolvere la nebbia di mistero che avvolge il fatto è stato Roberto Pinotti, fondatore e segretario del Centro ufologico nazionale.

Nel convegno «Ufologia», che si è tenuto, guarda caso, sul Lago Maggiore, ad Arona, ha spiegato che «i resti dell’Ufo, che nei disegni viene descritto come un velivolo cilindrico, con una strozzatura poco prima del fondo, con oblò sulla fiancata, da cui uscivano luci bianche e rosse, furono portati nei capannoni della Siai-Marchetti a Vergiate, dove rimasero per 12 anni. Così come i corpi dei piloti, conservati in formalina, a lungo studiati. Si sa che erano alti 1,80, avevano capelli e occhi chiari».

Si capisce quindi perché Mussolini pensò che fossero piloti tedeschi, nonostante l’autorevole parere contrario dello stesso Marconi. L’ipotesi avanzata da Pinotti potrebbe anche ridefinire la storia del periodo pre-bellico: «Il Duce credette, forse, che sarebbe stato opportuno allearsi con una potenza militare come quella della Germania nazista, capace di produrre un velivolo mai visto prima, piuttosto che averla come nemica».

Ad ogni buon conto furono gli Alleati a prendere in custodia quelle casse, a guerra finita: negli Anni 50 il personale della US Air Force occupò gli stabilimenti per la manutenzione degli aerei militari e successivamente i resti vennero inviati negli Stati Uniti. E, ad aggiungere ulteriore mistero, chi sapeva e poteva parlare non c’è più. «Stranamente - ha sottolineato Pinotti - le tre persone che erano a conoscenza del trasporto di quelle casse negli Usa sono morte, due in incidenti di mare, una suicida».

Resta ancora molto da spiegare sul primo avvistamento di Ufo in Italia, ma gli esperti sembrano concordi nel sostenere che la zona tra Lago Maggiore e Ticino è tra quelle che registrano il maggior numero di segnalazioni di oggetti non identificati. Ufologi e scettici sono avvertiti. 

Le ragazze dell’Est

lastampa.it
mattia feltri

Forse si può non avere un’opinione precisa su Paola Perego e Parliamone sabato, la trasmissione Rai in cui è stato presentato un elenco di qualità delle donne dell’Est: più belle, lavoratrici e sottomesse delle donne dell’Ovest. Una totale cretinata raccattata dal web e buttata nel mare delle cretinate televisive che non faceva nemmeno sorridere. Ma l’aspetto prodigioso della vicenda è che, attorno alla turpitudine di Paola Perego, i partiti politici hanno raggiunto una concordia sconosciuta dalla battaglia di Vittorio Veneto. Sinistra italiana e Lega, Pd e Forza Italia, Cinque stelle e Area popolare unanimi: la conduttrice è una farabutta. 

Sospinta dalla marea furente dei purificatori social, la coalizione globale del decoro a buon mercato ha avuto un grido solo: «A casa!». Lo hanno detto veramente: «A casa!». Dev’essere stata una bella sensazione per leader e semileader riservare a un così alto obiettivo il linciaggio tanto spesso subito. E dunque, accerchiato da un popolo in armi, eletti ed elettori, dirigenti Rai e alte istituzioni, il programma è stato infine cancellato. Una grande vittoria dell’Italia civile, seguita da esultanza e brindisi online. Continueremo a essere il Paese derelitto di sempre, ma vuoi mettere il sabato pomeriggio senza Paola Perego?

“Sono sempre sexy e fanno comandare l’uomo”. La grafica choc di Rai Uno sulle donne dell’Est. Chiuso il programma “Parliamone sabato” di Paola Perego

lastampa.it
lidia catalano

La “lista” è comparsa sabato pomeriggio. Polemica sul web: ora tutti a casa. In mattinata le scuse di Andrea Fabiano e Monica Maggioni


La grafica in sei punti andata in onda su Rai Uno

La Rai ha deciso la chiusura di “Parliamone sabato”. Lo annuncia una nota ufficiale di Viale Mazzini, dopo polemiche nata dalla puntata del programma pomeridiano di Rai 1 condotta da Paola Perego in cui si è discusso dei motivi per i quali scegliere una fidanzata dell’Est. «Gli errori si fanno, e le scuse sono doverose, ma non bastano», dichiara il Direttore Generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto, parlando di «contenuti che contraddicono la mission di servizio pubblico».
 
LA GRAFICA CHOC
«Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni, perdonano il tradimento, sono casalinghe perfette e non frignano». Sono sono alcuni dei motivi ripresi in una grafica andata in onda per “approfondire” il tema della puntata: il fenomeno delle donne dell’Est e del fascino che esercitano sugli uomini, con tanto di ospiti in studio e citazioni di esempi “illustri”. Come Donald Trump, attuale presidente degli Stati Uniti, che ha scelto ben due mogli dell’est Europa: Ivana Marie Zelníková da Zlìn, della Repubblica Ceca, e l’attuale, Melania, di origine slovena. 

Nella grafica, divisa in 6 punti, si sottolinea anche che «sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo, sono disposte a far comandare il loro uomo, non si appiccicano e non mettono il broncio». Mica come le donne italiane. Sui social network le reazioni oscillano tra l’incredulità e lo sgomento. «Fuori i nomi degli autori, e domani tutti a casa, la Perego per prima» twitta la scrittrice Silvia Ballestra. C’è chi spera si tratti di uno scherzo e chi chiede le scuse della televisione di Stato italiana «che tratta i telespettatori come dementi». «Paghiamo il canone per vedere questo? Siamo oltre la barriera dello squallore assoluto». 

In mattinata, sempre via Twitter, sono arrivate le scuse del direttore di Rai 1 Andrea Fabiano: «Gli errori vanno riconosciuti sempre, senza se e senza ma. Chiedo scusa a tutti per quanto visto e sentito a #Parliamonesabato». Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente Rai Monica Maggioni: «Non ho visto la puntata, lo sto scoprendo dai siti. Quello che vedo è una rappresentazione surreale dell’Italia del 2017: se poi questo tipo di rappresentazione viene fatta sul servizio pubblico è un errore folle, inaccettabile». E aggiunge: «Personalmente mi sento coinvolta in quanto donna, mi scuso».

In un comunicato l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai parla di «siparietto disgustoso di cui come dipendenti, come donne e uomini della Rai ci vergognamo. Una lista di luoghi comuni, violenti, beceri e umilianti». «Ci chiediamo - si legge nella nota - come possa accadere che il servizio pubblico mandi in onda senza alcun controllo un tale coacervo di sessismo e razzismo in barba a qualsiasi policy aziendale e tradendo oltretutto i principi della Convenzione. Positivo che la presidente Rai e il direttore di Rai1 si siano scusati.

Ma ovviamente non può bastare. È indispensabile che vengano presi provvedimenti nei confronti di tutti i responsabili». «Quanto è avvenuto ed è stato raccontato nella trasmissione di Rai1 “Parliamone sabato” è esattamente la negazione di servizio pubblico - aggiunge Roberto Fico, presidente della Vigilanza Rai . I responsabili di ciò che è successo devono dimettersi. Il direttore di Rai1 e la presidente Maggioni si sono scusati per l’accaduto, ma non basta. Sono necessari provvedimenti seri». 

Youtube "censura" i video sugli omosessuali

ilgiornale.it
Franco Grande - Lun, 20/03/2017 - 21:08

Le comunità Lgbt sono insorte contro Youtube per aver inserito i video con contenuti omosessuali tra i filmati da filtrare per le famiglie



La comunità Lgbt contro YouTube. La più grande piattaforma di video online ha censurato i filmati con contenuti omosessuali attraverso la "modalità limitata" per famiglie.

Così sono stati 'filtrati' alcuni video che riguardano lesbiche, gay, bisessuali e transgender. YouTube ha descritto la modalità filtro famiglia come "una caratteristica opzionale utilizzata da un piccolo sottoinsieme di utenti, che vogliono avere una esperienza più limitata su YouTube". In un video aziendale che descrive la funzione "modalità limitata", un presentatore osserva che il sistema "non è al 100 per cento accurato" ma le proteste degli utenti del social sono durate per tutto il week end. YouTube, come riporta Leggo, domenica notte, ha postato una dichiarazione su Twitter in cui affermava di essere "molto orgoglioso" di ospitare la comunità L.G.B.T. e aggiungendo una postilla rassicurante: "Stiamo esaminando le vostre preoccupazioni".

(Non) fate la carità!

ilgiornale.it
Nino Spirlì



La carità è ancora un precetto cristiano? Certamente, se praticata, ormai, cum grano salis. Discernere, per trovare chi ha effettivo bisogno di un aiuto, un conforto, un sostegno: solo così si saprà indirizzare con giudizio la propria “buona azione”. Perché sapere agire bene significa anche avere cura di sé, della propria coscienza umana, oltre che del prossimo.

Facilissimo, infatti, affondare una mano in tasca o frugare distrattamente nel portamonete, per cercare il soldino da lanciare in un cappello, una lattina, un bicchiere, una custodia di violino, fra le pieghe di una gonna o su una Madonna disegnata sul marciapiede. Fa tanto “bontà”; è liberatorio e anche gratificante. Ma la guardiamo negli occhi, la persona a cui doniamo? Ne incrociamo il moto del cuore? Ne sentiamo il ringraziamento? E, soprattutto, ne abbiamo valutato il vero bisogno “personale o familiare”?

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Di accattoni, in giro per le nostre città, ormai, ce n’è più che pali della luce. Ovunque! Dal portone del proprio condominio in poi, è un’armata senza fine. Davanti alle scuole, ai supermercati, alle chiese, ai cimiteri, ai cinema, ai ristoranti, alle edicole, ai bar, alle profumerie; sotto ai portici; sulle piazze e per le strade. In montagna, sulle spiagge, ai caselli d’autostrada, nei porti, fuori dall’aeroporto e alle stazioni ferroviarie. Dentro ai treni della metropolitana. Alle porte dei musei. Davanti alle banche e alle poste.

Elemosinanti, questuanti, che sembra chiedano per sé e, invece, sono l’ultimo anello di una catena invisibile che porta fino al malaffare, alla malavita. Poveracci “acquistati” o “affittati” nei Paesi dell’est Europa, che vengono importati col solo fine di essere spalmati sulle strade e trasformati in macchinette aspiracentesimi. Zoppi, ciechi, sdentati, vecchi e bambini, donne e uomini. Veri e fasulli. Unico comandamento: non tornare a casa a mani vuote, pena il martirio. Li pestano, li massacrano. A volte, li ammazzano. Li cambiano ogni quindici giorni, come le prostitute dei bordelli. In un giro infinito di città e paesi. Di Stati.

La loro presenza, negli angoli del cuore, dovrebbe toccarci l’anima e “costringerci” ad aiutarli. Invece, in questi ultimi tempi di necessità per tutti e difficoltà per ognuno, vederli significa rifiutarli. Quasi, odiarli. Per colpa dell’esasperazione della richiesta d’elemosina, l’elemosina stessa ha perso la qualità di precetto divino, scadendo a mera pretesa di finanziamento. E noi, che la carità la praticavamo come mezzo di sbiancamento dei peccati, ci siamo persi la spontaneità, a favore di un più prosaico rigetto. Non la facciamo più, la carità! Nemmeno a chi ne avrebbe veramente bisogno!

Perché quella monetina, che per noi è pane, passa attraverso le loro mani come olio sulla plastica, per arrivare ai forzieri dei mafiosi che li sfruttano e poi li buttano via come uno sputo. Ormai lo sappiamo e non ci caschiamo.

Non sono poveri, i poveri degli angoli di strada: sono ologrammi. Quei bicchieri, quei cappelli, quelle custodie di violino sono specchi per le allodole, sportelli delle cassette di sicurezza di malavitosi che della povertà e della bontà fanno business. Lo stesso business che sporca i ceri dei cimiteri (la maggior parte del commercio dei ceri votivi è in mano alle mafie); la vendita del pane porta a porta (a Napoli, per esempio, il “pane cafone” è roba di camorra); caldarroste, frutta, panini e tutto lo street food. Tutto commercio organizzato e controllato dai pascià del malaffare.

La carità è una cosa seria. Che ha a che fare con Dio.
E con Lui non si può essere leggeri…
E, dunque, evitiamo.

L’Olanda “islamizzata” che nessuno racconta

ilgiornale.it
Marcello Foa



Si fa presto, a dire: Olanda. Quella che vediamo noi da qui è parziale e, soprattutto, effimera. Fateci caso: è trascorsa meno di una settimana e nessuno ne parla più. Diciamoci la verità: nessuno avrebbe prestato attenzione alle elezioni politiche nei Paesi Bassi, se non ci fossero state la Brexit e l’elezione di Trump alla Casa Bianca e se non ci fosse stata la prospettiva di un successo, almeno relativo, del partito “populista” di Wilders. Che invece è arrivato secondo. L’establishment ha brindato alla vittoria e l’Olanda torna ad essere un Paese noioso.

In teoria, perché la realtà è un po’ diversa, e stavolta a dirvelo non è Marcello Foa ma una lettrice di questo blog, Luisa F. che vive da quelle parti, e che mi ha scritto una bella lettera, da cui emerge uno spaccato diverso da quello narrato dai grandi media internazionali.

Luisa scrive:

Non mi sembra che la “vittoria” di Rutte abbia decretato la sconfitta del populismo, anzi, richiamando la sua giusta analisi, né rappresenta proprio il frutto. Infatti credo (e solo per riferirsi all’Olanda) che se Rutte non dovesse proseguire quell’atto di coraggio, iniziato la settimana scorsa, con la Turchia (ed i connazionali turchi in patria), incontrerebbe non poche difficoltà in questo suo nuovo mandato. C’è molto più populismo nell’elezione di Rutte che in quella che sarebbe stata una vittoria schiacciante di Wilders. Inutile continuare a fare gli indifferenti e/o cantar vittoria per il nulla…

Io credo che il populismo europeo stia invece crescendo sempre più: le città tra Belgio, Olanda e Germania sono letteralmente invase dai Turchi e musulmani che non considero assolutamente integrati con noi. Hanno i loro quartieri, i loro negozi, i loro orari di lavoro, la loro lingua (molto di loro anche nati qui non parlano la lingua locale), insomma tutto diverso da noi (e per noi intendo l’altra faccia multieuropea di queste città); è questa l’integrazione?.
Potrebbe essere più chiara? Luisa F. continua con altre osservazioni alquanto interessanti:
Le racconto questo annedoto (sempre per parlare di Olanda), il mio ex marito ha votato per Rutte (di Wilders non condivide l’idea di uscire dall’Europa) tuttavia nostro figlio andrà ad una scuola cattolica perchè nelle scuole laiche (il sistema qui non è ugale al pubblico e privato in Italia) ci sono troppi turchi e musulmani (parole più sue che mie). Ovviamente io non solo condivido ma appoggio al 100% e non ho nessuna vergogna a dirlo. Quindi mi dica siamo sicuri che il populismo non sia in realtà molto più vasto di quanto i nostri bei governanti europei pensino?

Gli europei non vogliono distruggere l’Europa vogliono solo che l’Europa torni agli europei. C’è molto più populismo in questo che in quella che sarebbe stata un ipotetica vittoria di Wilders. Sull’impeto di questo momento di illusione gli Olandesi hanno riconfermato Rutte.
Aggiungete un dato interessante e passato sotto silenzio sui media. Alle ultime elezioni si è candidato un partito islamico, si chiama DENK. Ebbene nella bella e cosmopolita Amsterdam questo partito ha ottenuto più voti di quello di Wilders, ben il 7,5% contro il 7% del Pvv.

Questi sono i segnali che contano. E non sono affatto confortanti.

Come fermare i migranti, naufraghi volontari

ilgiornale.it
Livio Caputo



Siamo alla follia: 3:000 nuovi arrivi nel weekend, già raddoppiati gli arrivi sul 2016, e l’annuncio di un fantasioso piano per consegnare a un governo libico quasi inesistente una fortuna in mezzi di ogni genere perchè blocchi il traffico di esseri umani. Eppure,fermare l’invasione di migranti economici dall’Africa si può, e con unna spesa molto minore di quella prevista dal “piano Minniti”: basta che ci sia la volontà politica e il coraggio di affrontare le inevitabili reazioni dei buonisti. Ora che- per fortuna – la costosissima operazione Mare Nostrum è conclusa, solo una modesta parte di coloro che partono dalle coste libiche sui gommoni o sulle carrette del mare vengono raccolti da navi battenti la nostra bandiera e quindi, mettendo piede su suolo italiano, acquisiscono il diritto di chiedere asilo o protezione umanitaria a noi.

La maggior parte viene ormai salvata da navi armate e finanziate da un numero imprecisato di ONG,che battono le più varie bandiere di comodo (Panama, Liberia, Nauru e quant’altro) e che da tempo sono sospettate di essere in collusione con gli scafisti, con cui si mettono d’accordo prima su dove raccogliere i “disperati”. Perciò, tecnicamente, coloro che vengono tratti in salvo vengono a trovarsi sul territorio di questi Paesi, ed è perciò a questi che dovrebbero rivolgere in prima istanza le loro richieste. Naturalmente, si guardano bene dal farlo, e chiedono e ottengono di essere sbarcati in Italia, dove sanno che sarano accolti e accuditi e che comunque può servire da ponte per raggiungere altre nazioni europee di loro gradimento.

Ora, in base anche alla recentissima sentenza della Corte europea sui diritti dei singoli Stati in materia di accoglienza (naturalmente subito contestata in primo luogo dalle stesse ONG, noi non siamo tenuti a far scendere da una nave straniera che attracca in un nostro porto chi è senza documenti in regola,cioè passaporto e visto d’ingresso rilasciato dalle nostre autorità consolari. E’ vero che la legge del mare prevede che una nave che abbia soccorso e preso a bordo dei naufraghi possa sbarcarli nel porto più vicino,ma a questo si possono opporre tre obiezioni:

1)Il porto più vicino alle coste libiche non è né Pozzallo né Augusta né Trapani, ma prima gli scali della Tunisia meridionale e poi Malta; e se questi si rifiutano (nel caso dei maltesi non senza ragione, viste le dimensioni del Paese e l’imponenza dei flussi) non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo essere noi a subentrare i terza battuta.

2) Coloro che vengono raccolti dalle navi delle ONG al limite delle acque territoriali libiche (e, sembra, spesso addirittura su appuntamento), quando stanno già per finire le scorte di acqua e carburante e chiamano aiuto con un telefono satellitare che viene loro appositamente fornito dagli scafisti sono, più che naufraghi veri, naufraghi VOLONTARI. Essi non affronterebbero cioè mai il mare aperto sapendo già di non essere attrezzati per tentarlo se non avessero la quasi certezza di essere messi in salvo dopo una ventina di miglia (equivalenti a un decimo della traversata prevista) da soccorritori che hanno come specifica missione di prenderli a bordo.

3) A chi obbietta che è comunque nostro dovere salvare e accogliere i “disperati” – che sarebbe più esatto definire migranti economici o immigrati clandestini – che fuggono dalla guerra, dalla miseria o dalla siccità e spesso vengono torturati e vessati lungo il cammino è facile rispondere che, una volta a bordo delle navi delle varie ONG, non corrono più nessun pericolo. Tra l’altro,siamo all’assurdo che dopo l’accordo, per la verità ora un po’ traballante, tra UE e Turchia per fermare in quel Paese i profughi che arrivano davvero da zone di guerra e hanno perduto tutto non riescono più ad arrivare in Europa, ce la fanno giovanotti dell’Africa subsahariana che,nell’80-90% dei casi non possono – in base alla Convenzione di Ginevra – avanzare alcun diritto di protezione e dovrebbero essere rimandati a casa loro.

Con questo, non avremmo risolto tutti i problemi: c’è per esempio quello dei minori non accompagnati, e ci saranno sempre casi pietosi – donne incinte o con bambini piccoli – per cui bisognerà fare eccezioni. Ma invece dei 200mila e passa migranti attesi nel 2017 (siamo già oltre le cifre dell’anno scorso, ma il grosso arriverà con la buona stagione), dovremo accoglierne molto meno e la situazione diventerebbe più gestibile. Dal momento che, sul dossier migranti,l’UE continua a ignorare le nostre sacrosante richieste, proviamo questa strada e vediamo cosa succede.

Sparare a chi entra in casa tua per rubare deve essere un diritto, ma la politica continua solo a chiacchierare

ilgiornale.it
Andrea Pasini



Entri in casa mia, nel cuore della notte, per rubare i miei averi e mettere in pericolo la mia famiglia. Sei tutelato da una classe politica che ha deciso di congelare, in commissione, una legge efficace sulla Legittima Difesa. Nel mentre sono 740 le aggressioni, in abitazioni ed attività commerciali, che ogni giorno si registrano lungo lo stivale. Senza considerare quelle che non vengono denunciate, per la scarsità di fiducia nelle istituzioni da parte dei nostri connazionali. Ma torniamo all’origine. Se apro gli occhi quando la luna è piena in cielo e sento un rumore al piano inferiore sono legittimato, dalla natura, dalla tradizione, dallo spirito di autoconservazione, dall’onore, dal destino e da me stesso ad impugnare un’arma per fare fuoco contro chi sta violando la mia proprietà.

Attenti al padrone. Mario Cattaneo, il ristoratore di Lodi, è l’esempio di quello che un capofamiglia deve essere nel momento del pericolo. Il suo gomito livido e dolorante testimonia quegli attimi di panico. La sua freddezza racconta di una famiglia sana e salva che oggi può affrontare le telecamere e raccontare la propria storia. Meglio un brutto processo che un bel funerale. Con buona pace dei buonismi da latte alle ginocchia. “Io non volevo mollare il fucile perché sapevo che c’era ancora un colpo e il malvivente poteva usarlo contro di me.

La mia paura più grande era che salissero le scale dove c’erano i miei nipotini, quello che mi aveva afferrato cercava di strapparmi l’arma, io sono incespicato, è partito il colpo”. Un dono, un sacrificio verso i suoi nipoti, mettendo a rischio la propria incolumità. Non ci sarebbe neanche da fare il processo, non ci sarebbe neanche da sprecare inchiostro sui giornali, non ci sarebbe neanche da stancare le mandibole parlandone, ci sarebbe solamente da fare un plauso al cuoco Mario per aver eliminato quella che poteva diventare una serpe in seno ad ognuno di noi.

“E così si arriva al paradosso che la vittima diventa vittima due volte e, certe volte, paga anche con il carcere. Oltre a rimetterci il fegato e i risparmi di una vita. Insopportabile. Vergognoso. Il commerciante di Lodi ha un socio al 50%, lo Stato italiano, che incassava vorace la metà delle entrate della bottega senza far niente per proteggere l’attività dalla quale mangia anche lui. Bello schifo”. Queste le parole di Roberto Poletti sulle colonne di Libero. Ebbene sì, lo Stato percepisce e resta muto, ma ora deve dare un segnale, un segnale forte. Partiamo dalla certezza della pena.

Niente sconti, nessuna esitazione. In galera e buttare la chiave, davanti a uomini che conoscono solo l’efferatezza dei loro reati il manganello è l’unico strumento che deve essere utilizzato. Le Forze dell’Ordine ci mettono tutto l’impegno del mondo, come del resto la Magistratura, ma non esistono leggi certe. Tutto resta nel purgatorio, in un limbo che lascia ogni cosa inalterata, mantenendo tutto a metà.

Le sfumature non devono esistere, non bisogna lasciare spazio ai dubbi, alle incertezze, la galera è la soluzione finale. Fine pena mai. La Legittima Difesa non è materia giuridica, ma realtà. Difendere i propri affetti è la legge dell’Altissimo non degli uomini. Tutto quello che abbiamo guadagnato con il sudore della fronte, con l’onestà ed il sacrificio dev’essere tutelato a qualunque costo. Ogni mezzo è concesso. Mors tua vita mea.

E’ la moral majority angloamericana, la maggioranza silenziosa latina, il mondo conservatore, cattolico, anti-progressista, tradizionalista, radicato naturaliter in luoghi, usi e principi ereditati. E’ ‘la trascurabile maggioranza’ di cui parlava Ennio Flaiano, quella che tra le coppie di fatto e le famiglie assegna la precedenza alle famiglie; tra gli immigrati e i connazionali ritiene che vengano prima i connazionali; che tra parlamentarismo e presidenzialismo preferisce quest’ultimo perché diretto e decisionista; che tra partiti e leader preferisce i leader; che tra linea morbida (o permissiva) e linea dura (o repressiva) preferisce la linea dura”.

Marcello Veneziani nel volume Comunitari o liberal – La prossima alternativa? ci ha perfettamente descritti. Siamo noi, l’italiano medio, quello che vive con il cuore di velluto ed il pugno di ferro in tasca. Vogliamo delle decisioni chiare, nette e limpide. La stanchezza di sterili chiacchiere ci ha portato davanti al terrore di un grilletto. Diventare carne da macello o giustizieri? Sfideremo il carcere in questa battaglia, perché tutelarci è un diritto ed un dovere inalienabile.

Per questo motivo ogni volta che affrontiamo certi tipi di discorsi torniamo davanti alla politica. Ogni cittadino nella sua proprietà deve potersi proteggere con ogni mezzo, senza l’ansia e l’angoscia di dover essere processato se è costretto a sparare per difendersi. Ed uccidere se necessario. I partiti, dal Partito Democratico ai 5 Stelle fino ad arrivare a Forza Italia, devono smetterla di farsi propaganda sulla pelle dei cittadini e prendere in mano i propri attributi per fare una scelta inequivocabile.

Salvaguardarsi non è reato. Ottenere visibilità e fare clamore alle spalle degli italiani è un atto vile, vergognoso, per questo motivo servono uomini veri, politici veri, capaci di affrontare codesta situazione che da troppi anni ci trasciniamo appresso, come un mal di pancia figlio del lassismo. Guardando negli occhi i vostri figli, le future generazioni, un popolo intero vi chiede di mettere mano alla legge sulla Legittima Difesa. Sacrosanta. Incontestabile volontà di una nazione che è stanca di subire lo stupro della propria terra, dei propri averi e delle proprie famiglie senza poter muover un muscolo.

Per questo dobbiamo disobbedire, rispondere solo a noi stessi, una disobbedienza civile perché se la politica non ha coraggio saremo noi a mostrarglielo, ad insegnarglielo proprio come tramandano, dall’alba dei tempi, i romani.