venerdì 3 marzo 2017

Il figlio bandiera

lastampa.it
mattia feltri

Carissimo Nichi Vendola, è con profondo rispetto e un po’ di ritrosia che mi accosto alla sua vita, a quella del suo compagno Ed e soprattutto di suo figlio, nato un anno fa. Lo faccio perché ho letto una sua lunga intervista al Corriere della Sera, ultima di non poche. Nell’intervista lei parla dei suoi diritti non riconosciuti, di un limbo giuridico, della dolorosa idea che per lo Stato il suo bimbo e lei non siate nulla l’uno per l’altro. Dice che presto contrarrà unione civile e avvierà le pratiche per l’adozione, e che non lo ha ancora fatto perché siete stati travolti. È comprensibile. 

Poteva essere un primo passo. E nemmeno voglio mettere becco sul suo diritto di desiderare un figlio, e magari un secondo, ma ho notato che, forse per la concitazione, lei non parla di doveri. In questo Paese è un’abitudine, e non le apparterrà, parlare molto di diritti e poco di doveri. Ho infatti pensato a lungo alla frase in cui lei dice «non voglio fare di mio figlio una bandiera». Le fa onore. Ma suo figlio, purtroppo, è già una bandiera. Lo è dal momento in cui è diventato il figlio di Vendola, e ogni volta che lei ne parla in pubblico.

Tutti sanno tutto di lui. Chi sono i suoi due padri, che di là dell’oceano una donna ha donato un ovulo e una l’ha portato in pancia. Dove vive, come si chiama, ne abbiamo viste le foto. Per quale desiderio e con quale metodo è nato. Crescerà e saprà di essere stato un bambino e di essere diventato un caso. Saprà di non essere stato solo messo al mondo, ma in mezzo al mondo.

Popolo sovrano, cinica illusione

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fabrizio vinci

La casta politico-economica presente nel Belpaese, prima o poi dovrà rispondere del suo operato al popolo sovrano. Tuttavia qualcosa non torna: in effetti gli ultimi quattro presidenti del Consiglio non sono stati eletti da alcuna sovranità popolare. Il popolo in Italia non è più sovrano. 

I premier si insediano solo attraverso accordi successivi alle elezioni, tra i cosiddetti «poteri forti». La decadenza di un presidente e la successione avviene attraverso strane manovre politiche che svirilizzano o oscurano l’essenza stessa della democrazia. Dovremmo chiederci: per quale motivo non viene varata una legge elettorale che consenta al partito di maggioranza relativa di governare senza dover essere costretto a scendere a patti con altre forze?

La risposta credo sia semplice: il «grumo di potere» non intende cedere i propri privilegi ad un’entità politica che potenzialmente potrebbe nuocergli. In questo contesto sarebbe illusorio immaginare che sia varata solida legge elettorale in grado di fornire realmente potere al popolo sovrano. Quest’ultimo deve convincersi di detenere il potere ma in realtà saranno sempre le stesse forze a governare, centro-destra o centro-sinistra; due facce della stessa medaglia. In Italia la democrazia è bella che defunta. 
Il popolo sovrano? Una cinica illusione pre-elaborata per convincere l’italiano-medio di possedere ancora autonomia decisionale sul percorso politico del Paese.

Astute bugie destinate a confluire nella rabbia popolare che, prima o poi, esploderà. Lo spirito del tempo è cambiato: la politica italiana non ha saputo coglierne l’essenza, sottovalutandone la sua forza dirompente. Come antidoto, alla Casta, non resta altro che abominevoli alchimie politiche da far impallidire anche la Prima Repubblica; nel penoso tentativo di sopravvivere e tenere buono il popolo mantenendo viva l’illusione democratica.

Il faro del Duce non va acceso

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carlo smuraglia, presidente anpi

Caro Direttore, si è appreso che nella zona di Predappio si vorrebbe riaccendere il faro che segnalava la presenza del «duce» in città. In questa povera Italia piena di guai, c’è chi pensa solo al «turismo» dei nostalgici di Mussolini, del fascismo, del ventennio nero. Questo è particolarmente grave, perché dimostra una carenza di sensibilità politica e democratica che fa paura. Ma ancora di più impressiona il fatto che su questo terreno si muovano alcuni sindaci, che dimenticano di essere parte di una Repubblica che non è solo democratica, ma è anche antifascista, come trasuda da ogni articolo della Costituzione.

Chiunque abbia un po’ di buon senso capisce che il faro mussoliniano, rimasto spento per tanti anni, deve restare spento, perché invece di «ricordare» i lutti che il fascismo ha recato al Paese, finirebbe per esaltarli. Su tutto questo cala poi una «chicca» che muoverebbe al riso se non avesse in sé qualcosa di drammatico. Il sindaco di Predappio, anziché deprecare i nostalgici, se la prende con l’Anpi, dubitando persino sul senso della sua esistenza. È bene che sappia che noi rappresentiamo, orgogliosamente, i combattenti per la libertà, di cui tramandiamo i valori; noi siamo qui a ricordare, anche a questo sindaco, che se è stato democraticamente eletto, è solo perché ci sono stati tanti che hanno combattuto per la sua libertà.

Siamo e restiamo un ente morale, con i nostri 124.000 iscritti e 110 Comitati provinciali, dislocati in tutta Italia. Siamo qui, caro Sindaco, anche per consentire a lei e ai suoi figli, se ne ha, di affrontare un futuro libero e democratico. Lascino pure che si vendano i gadget fascisti, che vengano i cortei di gente in camicia nera, che si faccia il museo del fascismo; e poi avremo una piccola repubblica nera, disertata da tutta l’Italia democratica; fino a quando non si capirà che tutto questo sa di un passato che non deve tornare e si deciderà (magari per iniziativa di un sindaco benpensante), di accendere quel faro, una sola volta, in occasione del 25 aprile.

Ecco Stalkscan, un sito che dissotterra le informazioni nascoste su Facebook

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lorenzo longhitano

Lo strumento si aggancia al motore di ricerca del social network per rastrellare post, foto, tag, like e informazioni lasciati erroneamente pubblici o a disposizione degli amici in comune


Credits: Inti De Ceukelaire

Dall’avvento di Facebook il concetto di privacy individuale ha subito uno stravolgimento epocale: abituati a condividere molteplici aspetti della vita privata, in molti hanno perso il controllo su parte delle informazioni che li riguardano senza neppure rendersene del tutto conto. A tentare di correggere questo errore di prospettiva potrebbe bastare una visita su Stalkscan, uno strumento dal nome inquietante ma appropriato, che si rifornisce alla fonte del social network più usato al mondo per trovare brandelli di dati lasciati erroneamente incustoditi da chi li ha generati.

Sviluppato dal ricercatore belga Inti De Ceukelaire per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, più precisamente Stalkscan è un sito web che si aggancia al motore di ricerca interno a Facebook, Graph Search, per rastrellare tutti i post, le foto, i tag e le informazioni che possono sfuggire anche al più accorto difensore della propria privacy. Basta inserire nell’apposita casella l’URL del profilo desiderato per avere accesso a tutti i dati che l’utente da seguire - non necessariamente nella lista degli amici - ha lasciato pubblici o a disposizione delle cerchie in comune.


Credits: Inti De Ceukelaire

Video risalenti al decennio scorso e caduti nel dimenticatoio, ma rimasti alla mercé della Rete per colpa di un’impostazione errata nella privacy della bacheca; luoghi frequentati o recensiti ed eventi in calendario; foto scattate dagli amici, nascoste dal diario ma senza aver rimosso il relativo tag; commenti lasciati sulle bacheche o sulle foto altrui e perfino like distribuiti su bacheche, pagine e album altrui nel corso di un’intera esistenza digitale: sono solo alcune delle informazioni che seminiamo sul terreno semi pubblico di Facebook senza rendercene conto, e che Stalkscan è in grado di organizzare all’interno di un’interfaccia completa e semplice da utilizzare.

Il sito permette di effettuare ricerche estremamente precise, ad esempio per finestra cronologica o per età, sesso e categorie delle persone coinvolte (amici degli amici, familiari, colleghi, eccetera). Nonostante questo, non è un vero e proprio strumento da hacker: non forza alcun tipo di accesso al social network, né ruba contenuti cui non dovremmo avere accesso. Anzi: le informazioni che visualizza sono già disponibili partendo dal nostro profilo — sono semplicemente difficili da trovare, ma visibili per incuranza, distrazione o disattenzione da parte dei legittimi proprietari. Le pagine dei completi sconosciuti offrono dunque meno dati, così come quelle di chi è in grado di padroneggiare alla perfezione le proprie impostazioni.

Non passerà molto tempo prima che la società di Zuckerberg sospenda l’accesso di Stalkscan alla propria piattaforma per violazione dei termini del servizio e il sito diventi così inutilizzabile; non è neppure la prima volta che Graph Search viene messo sotto accusa per la facilità con la quale permette di aggregare informazioni di questo genere. Poco conta: il sito creato da De Ceukelaire dimostra con grande semplicità e forza che bastano le giuste competenze e un po’ di pazienza per estrarre dai profili meno blindati dettagli estremamente specifici, e che parte delle informazioni che produciamo sul social network non è sotto il nostro diretto controllo.

Fiat 500 “60esimo anniversario”, una serie speciale per il compleanno

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Disponibile solo in versione cabriolet e con carrozzeria bicolore, è la nuova versione “vintage”



Nel 2017 si celebra il sessantesimo compleanno dell’iconica Fiat 500: per questa ricorrenza la casa automobilistica torinese ha preparato una serie speciale a tiratura limitata della sua piccola, la 500 “60esimo anniversario”, caratterizzata dalla livrea bicolore “Dolcevita” e da specifici cerchi in lega da 16”. La vettura sarà presentata al pubblico la prossima settimana, in occasione del Salone di Ginevra 2017, in programma dal 9 al 19 marzo.

La Fiat 500 nacque il 4 luglio del 1957, e diede avvio alla cosiddetta “motorizzazione di massa”: ne sono state vendute oltre 4 milioni di unità. Invece il modello di nuova generazione nella prima parte del 2017 supererà il traguardo dei 2 milioni di esemplari venduti ed è un best seller globale commercializzato in oltre 100 Paesi.



Come si legge nella nota ufficiale diramata dalla casa madre, la 500 60esimo anniversario è una “serie limitata e numerata e rende omaggio all’antesignana attraverso una caratterizzazione specifica e la rilettura contemporanea di alcuni stilemi che l’hanno resa famosa, come la plancia in vinile, il logo vintage sul musetto tra i baffi cromati, e su portellone e volante, oltre alla cromatura sul cofano anteriore”. 

L’auto sarà realizzata solo con carrozzeria cabrio, verniciata in ‘Bianco Tristrato’ per il corpo vettura e in ‘Avorio pastello’ per il cofano e i montanti, con la linea di cintura grigia e bordeaux e la capote grigia. Fra i particolari caratterizzanti ci sono le calotte cromate degli specchietti retrovisori esterni e un logo dedicato, riportante il numero 560: secondo Fiat è un “marchio nel marchio”, con il “6” e lo “0”, rossi, racchiusi nelle ultime due cifre del logo 500, che compare su montante, battitacco cromati e sulla targhetta numerata che indica l’esemplare dell’edizione limitata. 



All’interno invece ci sono gli elementi tubolari della selleria in pelle avorio, con cuciture bordeaux a contrasto a riprendere la fascia centrale del cruscotto e i tappetini specifici bicolore. Sono di serie pomello del cambio e volante in pelle con comandi integrati, il sistema UconnectTM 7” Radio Live touchscreen con Bluetooth, navigatore satellitare, il climatizzatore automatico, fendinebbia e i sensori di parcheggio posteriori. Non mancano le novità introdotte dal “model year 2017”, come il cruise control e i sistemi CarPlay e Android Auto, grazie ai quali l’utente può accedere alle principali applicazioni del proprio smartphone direttamente dallo schermo dell’auto.

La gamma motori della Fiat 500 serie speciale dedicata al 60esimo anniversario è composta dal propulsore a benzina 1.2 da 69 CV - disponibile anche con cambio robotizzato Dualogic - e dal turbodiesel 1.3 16v Multijet II da 95 CV. I prezzi non sono ancora stati diffusi, ma per farsi un’idea si consideri che il listino della 500C parte dai 17.350 euro per la versione 1.2 Pop. Il modello sarà ordinabile dal 9 marzo e disponibile in 560 unità accompagnate da certificato di autenticità nominativo, con consegne a partire dal 4 luglio.

Nel mondo ci sono più schede SIM attive che persone

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luca scarcella

Presentato al Mobile World Congress di Barcellona l’ultimo “Mobility Report” di Ericsson, il rapporto sull’andamento del mercato della telefonia mobile: numeri impressionanti e in crescita



Durante il Mobile World Congress 2017 di Barcellona, la storica azienda svedese Ericsson, leader mondiale nella fornitura di tecnologie e servizi per le telecomunicazioni, ha presentato il nuovo “Mobility Report”. La ricerca offre un quadro completo sullo stato dell’arte e le previsioni di sviluppo del mercato globale delle comunicazioni e in particolare della banda larga mobile. Gli abbonamenti LTE hanno raggiunto quota 1,8 miliardi nel mondo, di cui 200 milioni si sono aggiunti nel solo quarto trimestre del 2016, mentre le sottoscrizioni alla velocità di trasmissione dati 4G hanno registrato un incremento di circa 40 milioni.

In generale, le sottoscrizioni alla banda larga mobile sono in costante aumento, registrando una crescita di 220 milioni nell’ultimo trimestre 2016, incremento che si attesta intorno al 25% anno su anno, raggiungendo i 4,3 miliardi. Cresce anche il traffico dati da dispositivi mobili, che soltanto negli ultimi tre mesi del 2016 è aumentato del 13%. L’incremento è collegato al rapido aumento del numero degli abbonamenti alla banda larga mobile, e ai sempre più numerosi utenti dei social network e delle piattaforme di video in streaming.



I numeri sono confermati anche dalle previsioni di Reed Hastings, Ceo di Netflix, raccolte da La Stampa durante il Mobile World Congress (in cui ha tenuto un panel sul futuro della TV sugli smartphone), secondo cui «tutta la tv passerà per Internet fra 10 o 20 anni».

PIÙ SIM CHE PERSONE
Il tasso di penetrazione della telefonia mobile a livello globale ha raggiunto nel quarto trimestre 2016 quota 101%, ovvero nel mondo ci sono più schede SIM che persone, per un totale di 7,5 miliardi di sottoscrizioni, con una crescita di circa il 4% anno su anno. Gli abbonati unici ai servizi mobili hanno invece toccato quota 5,2 miliardi. La differenza tra il numero totale delle sottoscrizioni (7,5 miliardi) e quello degli abbonati unici è dovuta al fatto che alcuni clienti, per vantaggi legati a specifici servizi o per il possesso di più di un dispositivo, possiedono più SIM attive.



NOKIA IN CONTROTENDENZA COL NUOVO 3310
Nel quarto trimestre 2016 sono stati venduti circa 440 milioni di smartphone, che hanno rappresentato circa l’85% del totale dei cellulari venduti nel trimestre (contro il 15% di vecchi cellulari che non si possono collegare a Internet), rispetto al 75% del quarto trimestre 2015.

Nonostante questi dati, il brand finlandese Nokia ha deciso di puntare (anche) sul ritorno del famoso 3310, lanciato nel settembre 2000 e venduto in più di 128 milioni di esemplari. Il nuovo 3310 non si potrà connettere a Internet, proprio come il suo antenato. Una scelta in controtendenza con i numeri del mercato, dettata dal marketing per rilanciare il brand dopo gli anni bui targati Microsoft. Non solo 3310 però: tre nuovi smartphone che guardano al futuro, con le reti 5G, la realtà virtuale e aumentata, tra cui il top di gamma Nokia 6.



UN MERCATO A TRAZIONE ASIATICA
Il mercato degli smartphone è, così come quello degli abbonamenti ai servizi mobili, conquistato da aziende asiatiche. Il primo produttore al mondo resta la sudcoreana Samsung, seguita dall’americana Apple, e da due aziende cinesi in costante crescita: Huawei e Oppo. Huawei al Mobile World Congress ha presentato il P10, il nuovo top di gamma, che quest’anno dovrà fare i conti con un altro ritorno sul mercato, quello di BlackBerry. Lo storico marchio è ora cinese (acquisito dalla compagnia TLC), e a Barcellona ha svelato il nuovo smartphone, il KEYone, recuperando la tastiera fisica e puntando su sicurezza e affidabilità.

Vuoi commentare un articolo? Dimostra che l’hai letto

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carlo lavalle

Per commentare un articolo online devi dimostrare di averlo letto. L’idea è di NRK, azienda radiotelevisiva di Stato norvegese, che ha iniziato a sperimentare una particolare funzione di filtro nel suo sito web di tecnologia NRKBeta.

Funziona così: quando un utente si appresta a commentare un articolo, prima di essere autorizzato a scrivere il suo pensiero, deve rispondere a un quiz di verifica dell’effettiva lettura del contenuto.
Per cominciare, il nuovo metodo è stato applicato a un numero limitato di pezzi producendo buoni risultati. Significativo il test effettuato su un articolo avente per oggetto un progetto di legge sulla sorveglianza digitale.

Per accedere ai commenti, gli utenti hanno dovuto superare lo scoglio di tre domande a risposta multipla, predisposte dagli stessi giornalisti. Con questo stratagemma si è potuto mantenere alto il livello della discussione che si è sviluppata con contributi pertinenti e toni civili, preservandola da disturbatori di professioni e malintenzionati. Si sa che, a causa di internauti incivili e troll, che rischiano di allontanare gli altri utenti, diverse testate online sono state costrette a eliminare la sezione dei commenti agli articoli. È il caso di Popular Science.

Altri, invece, hanno intrapreso scelte differenti che mirano a selezionare ed educare la comunità dei lettori online. Qualche esempio?

Il progetto Perspective , portato avanti da Google, in collaborazione con New York Times, Economist, Guardian, e Wikipedia, che ha realizzato una tecnologia in grado di stanare commenti offensivi e frasi violente per consentire agli editori di cancellarli dai siti. O l’iniziativa Coral Project avviata da Mozilla Foundation, insieme a New York Times e Washington Post, con l’obiettivo di migliorare il rapporto tra giornalisti e comunità di lettori con strumenti open source per identificare utenti attendibili, gestire i loro contributi e creare appositi e più sicuri luoghi di discussione.

L’iniziativa è dell’azienda radiotelevisiva di Stato norvegese per eliminare troll, insulti e frasi violente