mercoledì 1 marzo 2017

Lo strano caso dei telefoni Sony senza lettore di impronte digitali negli Usa

lastampa.it
antonio dini

Don Mesa, capo del marketing: «abbiamo dovuto rispettare un accordo»



Un’altra generazione di telefoni Sony Xperia lanciati nel mondo, ovunque con il lettore di impronte digitali tranne che per il mercato Usa, dove questo viene disabilitato. Per la stampa statunitense questo è stato un piccolo mistero difficile da risolvere: non c’è nessuna ragione tecnica che giustifichi la scelta di Sony, che addirittura vende lo stesso apparecchio Xperia XZ Premium e la versione XZs sbloccato con il sensore di impronte digitali disponibile. Nei modelli nei quali non è disponibile in realtà semplicemente non è stato attivato via software, perché potrebbe teoricamente funzionare essendo presente tutta la parte hardware.

Come mai allora non è attivo il lettore? Alcuni giornalisti americani più curiosi della media si sono incaponiti di chiederlo ai responsabili marketing di Sony USA presenti al Mobile World Forum di Barcellona in corso in questi giorni. Parlando in via informale con Don Mesa, a capo del marketing Sony Mobile nel Nord America, è arrivata la prima risposta sibillina: «Ci sono fattori interni ed esterni che ci hanno spinto a fare così». Una mezza risposta è sempre meglio che niente, ma in questo caso però non spiega. A fronte di un nuovo giro di domande il manager ha aggiunto: «per poter continuare a vendere telefoni negli Usa abbiamo dovuto rispettare un accordo di non venderne con il sensore di impronte digitali», riporta il sito Android Central

L’accordo stretto ha portato i manager Sony a scegliere il minore dei due mali: meglio venderne telefoni senza lettore di impronte digitali che non venderne affatto. Rimane il dubbio di quale tipo di accordo specifico per gli Stati Uniti possa avere clausole simili e soprattutto con chi sia stato concluso. A questo punto il manager non ha voluto aggiungere altro, ma i giornalisti sono riusciti a ricostruire lo scenario più probabile: accordi commerciali stretti in condizione di una certa tensione con le grandi compagnie telefoniche americane.

Infatti, quando l’azienda giapponese ha cominciato a vendere telefoni sbloccati direttamente sul mercato, “saltando” la vendita tramite operatore di telefoni sussidiati ma vincolati al singolo contratto per un minimo di uno-due anni, ci sarebbero state fasi di forte tensione commerciale culminate con accordi tra le parti che non vengono rivelati ma che conterrebbero anche una clausola secondo la quale Sony non può vendere telefoni con il sensore delle impronte digitali negli Usa. 

Questa si sarebbe rivelata una vera e propria spina nel fianco per Sony Mobile, che preferisce allora commercializzare telefoni con la funzionalità disabilitata via software e sperare, un giorno, di superare l’accordo per poter cominciare a vendere i telefoni con tutte le funzionalità attive, inclusa quella delle impronte digitali.

@antoniodini

iPhone 8: avrà vetro Oled curvo, ricarica wireless e USB-C

lastampa.it
antonio dini



Vetro curvo Oled, niente più pulsante home, ricarica wireless e connettore USB-C. Dalla rete emergono numerosi particolari sul nuovo telefono che Apple starebbe preparando: un iPhone 8 che affiancherebbe il futuro iPhone 7s e che rappresenterebbe lo scatto di innovazione che l’azienda guidata da Tim Cook sta cercando da qualche anno. 

A rilanciare i dettagli su come sarà il telefono del futuro sono due fra le fonti più autorevoli su piazza, il Wall Street Journal oggi e qualche giorno fa uno degli analisti che hanno sempre dato con la massima precisione le indiscrezioni sul futuro dei prodotti di Apple, Ming-Chi Kuo . Il quale aggiunge anche una inedita telecamera 3D capace di riprendere una scena in modo da poterci sovrapporre immagini sintetiche, creando così un potente strumento per la realtà aumentata.

Torniamo alle connessioni. L’arrivo dello spinotto di connessione USB-C non è alla fine una sorpresa ma solo una logica evoluzione delle strategie di Apple. In questo settore l’azienda ha iniziato infatti a puntare sulla tecnologia super leggera con spinotto reversibile già da tempo e i suoi prodotti di punta, il MacBook Pro e il MacBook 12, ne sono già dotati in via esclusiva. Se adesso anche l’adozione sul telefono di Apple dovesse essere confermata, rimarrebbero solo i Mac da scrivania e gli iPad per concludere la serie.

Il passaggio a uno spinotto di formato diverso rispetto al precedente però sarebbe un trauma inferiore a quanto immaginabile. Infatti, se è vero che metterebbe fuori gioco un intero settore di accessori, dall’altro lato l’uso dello spinotto per connettere i telefoni al computer o ad altri apparecchi sarà sempre più limitato: grazie alla possibilità ad esempio di fare backup wireless o di inviare la musica via Wi-Fi o Bluetooth (come accade anche con le nuove cuffie senza fili AirPods, tanto che non c’è più lo spinotto audio sugli iPhone 7), e soprattutto grazie alla possibilità di utilizzare un sistema di ricarica diverso e innovativo.

La ricarica senza fili, alla quale Apple starebbe lavorando già da tempo, permetterebbe di realizzare un sogno che risale addirittura a Steve Jobs: quello di avere un telefono che non ha bisogno di essere connesso con un cavetto per nessun motivo. Il fondatore di Apple infatti aveva una profonda allergia per cavi e cavetti, li ha sempre visto come una cosa negativa e la loro riduzione come un vantaggio. L’iPhone 8 sarebbe un forte passo in avanti in questa direzione.

Infine il display: appoggiandosi alla produzione di Samsung, che oltre che avversario commerciale è anche un grande partner industriale per la componentistica di Apple, l’azienda di Cupertino penserebbe di lanciare un telefono con scocca coperta integralmente dal vetro, display Oled curvo ai bordi e fattore di forma ridotto, pur mantenendo i pollici dello schermo invariati. Questo renderebbe il phablet di Apple molto più tascabile e aprirebbe la via a un “family feeling” del design dei prodotti iOS di Apple che potrebbe cominciare tra poche settimane con il lancio primaverile dei nuovi iPad. Anche per questi infatti si parla di apparecchi a tutto schermo e senza più cornici o bottone Home alla base. 

Quest’ultimo, secondo le indiscrezioni, verrà sostituito da un’area “sensibile” della scocca, concettualmente simile alla Touch Bar degli attuali MacBook Pro. Un’idea di design e funzionalità questa, insomma, che non sarebbe stata fine a se stessa ma che starebbe diventando parte integrante dell’ecosistema delle interfacce di Apple. 

Apple deve anche da tempo aggiornare i suoi iMac e Mac mini: secondo le voci anche questi verrebbero “trasformati” in apparecchi che utilizzano esclusivamente la USB-C come unica interfaccia di connessione. Tornerebbe in questo modo una coerenza dell’ecosistema di accessori per la connessione dei prodotti di Apple che risolverebbe il problema degli adattatori nato con il lancio del primo MacBook 12 e poi era aumentato con il lancio dei MacBook Pro, considerati da molti una delusione proprio per questo motivo, oltre che per una supposta scarsa autonomia di batteria. 

La maggiore peculiarità dell’iPhone 8 tuttavia sarebbe quella della tempistica di rilascio e disponibilità, oltre al prezzo. Secondo gli analisti che hanno raccolto le principali indiscrezioni, infatti, l’iPhone 8 dovrebbe affiancare e non succedere in autunno all’iPhone 7s (che quindi verrebbe regolarmente commercializzato con un fattore di forma analogo all’attuale) ma cambierebbero molte altre cose. Il nuovo iPhone avrebbe un prezzo più elevato, infatti, a partire da 1000 euro, e determinate caratteristiche che ancora i rumors ancora non riescono ad individuare precisamente.

Con un design a tutto schermo, infatti, il nuovo telefono avrebbe dimensioni ridotte oppure potrebbe anche avere una dimensione dello schermo Oled maggiore. Il modello più piccolo con schermo oggi da 4,7 pollici infatti ne avrebbe uno da 5,5. Addirittura, secondo Kho, avrebbe uno schermo da 5,8 pollici con un’area usabile di 5,15 e il resto dedicato alla parte “sensibile” simile alla touch bar che sostituirebbe il tasto Home. Ma per capire se queste speculazioni sono azzeccate occorre ancora del tempo. 

YouTube supera 1 miliardo di ore al giorno e insidia la tv

lastampa.it
lorenza castagneri

Nuovo record per la piattaforma video che fa capo a Google grazie a contenuti sempre più interessanti e l’intelligenza artificiale



La sedicenne guarda un video di Sofia Viscardi. Il fratello minore ride sdraiato sul tappeto davanti alla recensione del videogioco di CiccioGamer. Persino il piccolo di casa, anni 5, sa chi è Favij. Scene di vita domestica in una pigra domenica pomeriggio. A ripensarci adesso non sorprende che YouTube abbia appena annunciato di aver toccato quota 1 miliardo di ore di programmazione visualizzate ogni singolo giorno nel mondo sulla sua piattaforma. È una nuova pietra miliare tanto che negli Stati Uniti lo dicono senza più remore: «YouTube sta per eclissare la televisione».

RISCHIO SORPASSO PER LA TV
È il Wall Street Journal ad affermarlo in un articolo apparso ieri sulla sua versione online. Secondo Nielsen, gli americani guardano la Tv per 1,25 miliardi di ore al giorno, un numero che si sta abbassando anno dopo anno, mentre quello di Youtube è in costante aumento. Un’indagine condotta da OnePoll per la società BuzzMyVideos su 500 giovani italiani tra i 18 e i 35 anni ha evidenziato che il 6​9% d​i loro guarda p​iù di 6 ore di video online ogni settimana. Tolta la musica, sono filmati che hanno a che fare con la tecnologia, i videogame, i consigli di bellezza, le ricette. 

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CI STUDIA
Si tratta di contenuti sempre più curati. Nelle cose dette e nel modo in cui vengono girati e montati. YouTube piace solo quando la qualità è medio-alta. In più è completamente gratis e si può guardare in qualsiasi momento della giornata. È personalizzabile e comodo. Perfetto. Ma c’è anche un aspetto più tecnologico, come sottolinea il Wall Street Journal: da anni YouTube sfrutta le potenzialità dell’intelligenza artificiale per studiare cosa cerchiamo, proporci video sempre più in linea con i nostri gusti, in una parola, fidelizzarci, cosa che per la Tv tradizionale è impossibile fare. 

LA QUALITA’ PRIMA DI TUTTO
Non basta. YouTube ha creato l’Academy per i suoi creativi più famosi, per aiutarli a rendere i loro video sempre più interessanti e belli. La missione è chiara, come ha dichiarato Cristos Goodrow , a capo degli ingegneri dell’azienda: «Non ci interessa che crescano il numero dei click sulla nostra piattaforma. Vogliamo che aumenti il tempo speso dagli utenti sul sito. Solo così YouTube può diventare uno spazio interessante per chi fa video e i loro fan». E il ringraziamento per l’incredibile traguardo del miliardo di ore quotidiane va anzitutto, proprio a loro, gli youtuber, ragazzi qualsiasi che vivono e parlano come ragazzi qualsiasi e che per questo sono i miti veri degli adolescenti di oggi.

DAL “TUBE” AL TUBO CATODICO
Non è un caso se la Tv arruola sempre più questi nuovi personaggi per attirare i giovani sui suoi schermi. Favij ha portato le sue recensioni su Cartoon Network e più di recente è stato tra i protagonisti, con molti illustri colleghi, della serie SocialFace , in onda su Sky. I TheShow sono approdati su Italia 1 e in Rai, al reality Pechino Express, dove hanno vinto. Greta Menchi è stata addirittura scelta, non senza polemiche, per far parte della giuria del Festival di Sanremo anche nella speranza che le 5 giornate della canzone italiana facessero persa sui giovanissimi. Dal “Tube” al tubo catodico. Per salvarlo. 

Dio è morto, Marx è morto e Windows Phone non si sente molto bene

lastampa.it
luca scarcella

Per il sistema operativo smartphone di Microsoft sembra non esserci futuro: una discesa inarrestabile, conseguenza di strategie aziendali non ricettive dei bisogni del mercato



Le vendite di smartphone nell’ultimo trimestre del 2016 palesano il dominio di Android e iOS. I due sistemi operativi rappresentano infatti il 99,6% del mercato, secondo l’istituto di ricerca americano Gartner . Microsoft Windows mobile si ritaglia un misero 0,3%. Rispetto allo stesso periodo del 2015 perde 0,8 punti percentuali: una discesa inarrestabile.



Già a ottobre 2016, durante la conferenza Ignite , Microsoft aveva fatto intendere come Windows per dispositivi mobili sarebbe stato un prodotto indirizzato a professionisti e aziende : «la nostra strategia su smartphone a oggi prevede l’uscita dal mercato di massa. Rimanere ora in questo settore sarebbe inutilmente costoso, preferiamo scommettere su un salto tecnologico che avrà presumibilmente luogo nei prossimi anni».

Anche i produttori partner non puntano più su Windows, preferendo il più affidabile e versatile Android, come ad esempio la cinese Nuans, che con il nuovo Neo lascia Microsoft e passa a Google.

Durante il Mobile World Congress sono stati presentati i nuovi Nokia (tra cui il 3310 per l’operazione nostalgia), con sistema operativo Android: una rinascita per l’azienda finlandese, che fu sedotta, acquistata (trasformata in Microsoft Mobile) e poi abbandonata da Microsoft nel giro di soli tre anni. Probabilmente la vendita dello storico brand di cellulari, leader del mercato dal 1998 al 2011, iniziò a segnare la resa dell’azienda guidata dal CEO Satya Nadella.



QUAL È LA CAUSA DEL FALLIMENTO?
I tablet e i portatili, con i servizi online e di cloud computing, riescono a macinare utili per l’azienda statunitense, lì dove i Lumia stanno fallendo . In realtà, i dati di vendita sugli smartphone con sistema operativo Windows sono il miglior risultato su cui Nadella avrebbe potuto sperare. Microsoft non è riuscita a intercettare i bisogni del mercato nella delicata fase del passaggio da cellulari a smartphone, trovandosi ad abbandonare la propria identità per rincorrere Android. Ma perché scegliere una imitazione quando puoi avere l’originale?

Steve Ballmer, ex amministratore delegato di Microsoft tra il 2008 e il 2014 (quando lasciò per dedicarsi al basket ), sosteneva che Android fosse «un sistema operativo troppo complicato , per scienziati» e che bisognasse incontrare le necessità degli sviluppatori. Su questo punto aveva ragione, infatti una delle cause maggiori del fallimento di Windows su mobile è stata l’incapacità di agevolare lo sviluppo di applicazione native. Ballmer ha portato Windows Phone in una palude, non avendo compreso il potenziale della nuova generazione della telefonia mobile e del mercato delle app.

UNA NUOVA STRATEGIA
Meno di un anno fa, il quartier generale di Microsoft annunciava il taglio di 1.850 dipendenti , di cui 1.350 in Finlandia, dove stava per cedere Nokia. Terry Myerson, vicedirettore generale Windows and Devices Group, sottolineò come la società non stava abbandonando la telefonia mobile, ma stava solo riducendo la capacità di fuoco, senza voler uscire dal mercato, e che avrebbe continuato a sviluppare «nuovi e grandi dispositivi».

Con una quota di mercato prossima allo zero, prevedere nuovi investimenti nel settore è difficile. Ma da quando Satya Nadella è il nuovo CEO di Microsoft , le strategie aziendali paiono più chiare e decise: il sistema operativo non sarà la chiave per acquisire nuovi clienti. Ciò che dovrà offrire Microsoft saranno servizi indirizzati al cloud e al mobile, indipendentemente dai dispositivi su cui vengono utilizzati. I prodotti server e i servizi cloud hanno generato un fatturato in crescita del 5%, mentre le entrate della piattaforma Azure sono aumentate del 120%. Pare la strada giusta, con buona pace dei pochi affezionati Lumia.

@LuS_inc

Benvenuti a Bedrock City, la patria dei Flintstones

lastampa.it
marco moretti

In Arizona un parco divertimenti in cui è stato ricreato l’ambiente de «Gli Antenati»



Su di un altopiano roccioso nel nord dell’Arizona, sulla strada che dal Grand Canyon conduce a Flagstaff, in una regione leggendaria dove sono stati ambientati decine di fumetti e di film western, si incontra una intera famiglia di eroi dei giornalini. I mitici Flinstones, resi famosi nel nostro Paese dal cartone televisivo degli anni Sessanta Gli Antenati. Alla periferia della cittadina di William, erede del celeberrimo Fort William del Far West, quello in cui le giacche azzurre hanno resistito a centinaia di assedi indiani nell’immaginario delle strisce disegnate, si trova Flinstones Bedrock City, un parco divertimenti in cui è stato ricreato l’ambiente de Gli Antenati. 



Non lo si può mancare: è annunciato da una ciclopica scultura dell’esuberante Fred Flinstone. Oltre il cancello, si ripercorrono le disavventure quotidiane di Fred e Barney con le relative mogli. Ripensando al grido «Wilma dammi la clava», si visita il loro villaggio troglodita composto di case, scuola, ospedale, prigione, teatro e ufficio postale. Mobili e suppellettili sono rigorosamente in pietra grezza: dai letti ai banchi di scuola fino a lettere, libri e sipari. 



Unica eccezione il centro bellezza, dove Wilma e compagne si fanno belle con decorazioni in osso. Il paesaggio preistorico è movimentato da alcuni dinosauri e brontosauri (realizzati in cemento e colorati), pronti per essere portati a passeggio al guinzaglio. Di lato alle case è parcheggiata l’automobile di Fred ovviamente in pietra. Il parco divertimenti di Flinstones Bedrock City è aperto tutti i giorni dalle 8 al tramonto. Comprende un ampio campeggio dove si può trascorrere la notte. Un’altra Flinstones Bedrock City si trova in un’area molto meno turistica, a Custer nel freddo South Dakota. Simile al precedente è aperto da metà maggio a inizio settembre.

Vaffanderby

lastampa.it
mattia feltri

Già valutato il peso politico del vaffanquì, in termini di analisi politica, e del vaffanlà in termini di consenso, avremo presto il privilegio di un pronunciamento giuridico, e cioè se sia più penalmente rilevante il vaffansù o il vaffangiù. E’ infatti successo che Antonella Buscaglia, capogruppo dei Cinque stelle a Biella, abbia espresso su Facebook tutto il suo disagio per l’esultanza leghista all’uccisione di Amri, il terrorista che il 19 dicembre ha ammazzato dodici persone a Berlino travolgendole con un camion. Una questione filosoficamente imprescindibile, e cioè se la pietà per i morti non trovi nessun morto escluso (senza dubbio, direbbe un vecchio umanista di stampo novecentesco).

La dissertazione si è poi conclusa con l’esercizio di una primogenitura ideologica che in tutta onestà va riconosciuta ai grillini, e attraverso la quale la signora Buscaglia ha invitato gli interlocutori a un vaffa collettivo. Di una risposta meno generica, ma metodologicamente consonante, si è incaricato Matteo Salvini: mavaffantù. Buscaglia ha ora mosso querela al medesimo Salvini e ad altri settecento vaffantroll, e un giudice dovrà stabilire se costituisca reato il vaffanlei ma non il vaffanvoi. Non abbiamo né la scienza né la presunzione di sostituirci al magistrato ma, se toccasse a noi dirimere la disputa, considerata la levatura della stessa, e dei convenuti, e specialmente il carico dei tribunali, noi li manderemmo tutti a… assolti.

Suicidio collettivo

ilgiornale.it
Alessandro Sallusti - Mar, 28/02/2017 - 15:07



Dj Fabo è morto ieri alle 11.40 in una clinica svizzera dove praticano l'eutanasia. Aveva 39 anni, e da tre era cieco e completamente paralizzato in seguito a un incidente stradale.

Voleva morire, uscire dalla «gabbia di dolore» e l'aveva chiesto di recente anche al presidente Mattarella. L'ha ascoltato solo Marco Cappato, esponente radicale dell'associazione Luca Coscioni che si batte per il diritto alla morte dei malati terminali. Il viaggio in Svizzera, le visite, diecimila euro e ieri la fialetta letale, azionata con la bocca. In Italia il suicidio assistito è vietato, e il solo agevolarlo è reato grave (si rischiano fino a dodici anni di carcere).

Questi i fatti, che scuotono le coscienze e il mondo politico incapace di affrontare la questione (da anni giacciono progetti di legge contro l'accanimento terapeutico e sui trattamenti di «fine vita»). Possiamo giudicare Dj Fabo per quello che ha fatto su se stesso? Ognuno è ovviamente libero di farlo, io non lo faccio perché - come sosteneva anche Montanelli - rivendico il diritto di scegliere come e quando morire.

Ma vorrei che accadesse in silenzio, senza disturbare lo Stato, psicologi, media e tribunali. Non vorrei la compassione, a volte gli insulti, dei cattolici integralisti né l'applauso fuori luogo dei laici incalliti. Vorrei che accadesse nel mio letto e che qualcuno che mi ha voluto bene mi tenesse la mano mentre scelgo di accelerare il corso della vita che se è stata vissuta è comunque sufficiente.

Oggi questo diritto non l'abbiamo. In alcuni casi possiamo prendercelo clandestinamente, senza carte bollate e senza inguaiare nessuno. Ma non sempre è così. E allora? Non credo nell'etica collettiva, tanto meno in quella universale. Dalla procreazione all'amore fino alla morte, ogni Stato si comporta come crede. Ciò che è illegale in Italia è permesso altrove e viceversa: nell'era della globalizzazione i reati assoluti restano davvero pochi. Il resto è opinabile e aggirabile.

Capisco i rischi e gli abusi che una legge sul «fine vita» potrebbe comportare, vista la quantità di parenti serpenti e di depressi in circolazione. Ma autorizzare senza tante istruttorie il «fine vita» in grembo (legge sull'aborto) e negarlo in malattia terminale è da ipocriti. Se manteniamo l'accanimento terapeutico, almeno togliamo quello giudiziario per chi, per se stesso o per i suoi cari, decide diversamente. Sia in vita sia in morte mi sento più sicuro nelle mani dei miei che in quelle dello Stato.

Dj Fabo è andato. Con dolcezza.

ilgiornale.it
Nino Spirlì



Dj Fabo è morto. Dolcemente. Alle 11.40.
Di Lui avevo appena scritto nel mio Blog LO SCHIAFFO su Il Corriere della Calabria

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(Dj Fabo è arrivato nella clinica svizzera dove incontrerà dolcemente la fine di una vita, che, con lui, non è stata generosa.Quando nasciamo la promessa è grande: fra un vagito e un pianto, noi neonati passiamo tanto tempo a sorridere e a meravigliarci di ogni scoperta. La nostra infanzia, poi, è una giostra di progetti per il futuro. Da “io voglio fare la parrucchiera, la maestra, la mamma…” a “da grande voglio fare l’astronauta, il poliziotto, il papa…” è tutto un sogno da realizzare. L’adolescenza ammorbidisce e la gioventù affievolisce. Poi, è il tempo dei “piedi ben piantati in terra” e della realizzazione.

A volte – sempre più spesso, purtroppo – il sogno si infrange, il progetto va in frantumi. E ci si ritrova a chiacchierare con l’asta della flebo, a passeggiare stringendo il bracciolo della carrozzina, a perdersi nel cielo finito di una camera – sempre la stessa – che diventa tana e prigione.

Se mi ammalerò, chiederò, anche io, di essere accompagnato. Magari non in Svizzera. Magari, senza bisogno di allontanarmi dal profumo delle zagare, dalla carezza argentata dei miei ulivi, dal calore della mia casa. Questo ventre da cui e in cui sono nato e che vorrei fosse la serena stazione di partenza del treno che mi porterà all’appuntamento con mio Padre, partito prima di me.

Non so cosa ne pensi la Chiesa a cui appartengo o il Partito al quale sono iscritto: so cosa ne penso io. A prescindere. E penso che, dopo aver visto le Persone Care patire il martirio della malattia, io vorrei poter morire col sorriso sulle labbra e la pace nell’anima. Fosse anche prodotta da un farmaco e offerta da una mano pietosa.

Senza null’altro da dire.) (da IlCorrieredellacalabria.it)

… Mentre mio Padre moriva, mi sentivo impotente ed inutile. Ho seguito, con l’anima relegata in un angolo buio, ogni istante della Sua agonia. Pensando…

Ogni uomo, sulla Terra, dovrebbe poter “vivere” il proprio passaggio finale nel modo più dignitoso possibile. Già le guerre, le violenze, i martirii, non ci concedono alcuna pietà. Ma che non lo facciano i governi di Stati in pace, è vergognoso.

#permedecidoio
Senza null’altro da dire.


Il testamento di dj Fabo: “La mia vita non ha senso, trovo più dignitoso terminare questa agonia”
lastampa.it


Dj Fabo con la fidanzata

«Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione, non trovando più il senso della mia vita ora. Fermamente deciso, trovo più dignitoso e coerente, per la persona che sono, terminare questa mia agonia». È lo stesso Dj Fabo, in una lettera-testamento consegnata all’associazione Luca Coscioni prima dell’ultimo viaggio in Svizzera, a spiegare più chiaramente di mille dichiarazioni il senso e lo scopo della sua scelta drammatica. Per difendere, scrive, «il diritto sacrosanto di morire». Di lasciare una vita brillante e piena, quella di un artista, dj, motociclista per passione. 

LE MOTO E IL PRIMO INCIDENTE
Nel congedarsi, Fabo parte dall’inizio: «Io, Fabiano Antoniani, Dj Fabo, nato a Milano 9 febbraio 1977, all’età di sette anni frequento la scuola di musica per imparare a suonare la chitarra. Da bambino spesso suonavo come primo chitarrista e partecipo a numerosi saggi. Visto il talento i miei genitori mi costringono a frequentare il Conservatorio di Milano, villa Simonetta, ma a causa del mio comportamento ribelle vengo espulso. Lascio il mondo della musica. Da sempre lavoratore, appena diplomato da geometra, inizio a lavorare per svariate aziende. Per otto anni lavoro con la mia seconda passione, il motocross, dove mi occupo del reparto commerciale del team supermotard Daverio (durante le competizioni più importanti: mondiale ed italiano) e contemporaneamente lo pratico come sport». 

LA VITA DA DJ
«Nel 2009, a causa di un incidente durante una gara, sono costretto ad abbandonare il mondo del motocross. Contemporaneamente, in questi anni, mi trasferisco, nei periodi estivi, ad Ibiza per un periodo di studi dove ricomincio a lavorare con la musica più moderna. Forse a causa della magica influenza dell’isola, forse per vocazione, subito mi rendo conto che il mio unico e vero posto è dietro la consolle! È così che in un momento, ringraziando gli studi di musica del passato, la mia musicalità e le numerose conoscenze di dj set, in poco tempo inizio a suonare un po’ ovunque.

Mi licenzio da un contratto a tempo indeterminato a Milano, ma ormai capisco che il mio posto è altrove. Per lavoro, passione e amore negli ultimi anni riesco a dividermi tra l’Italia e Goa, dove lavoro e vivo mantenendomi con la musica: scoperta per caso in uno dei viaggi più indimenticabili della mia vita (India), capisco che il mio posto e il mio futuro sarebbero stati in India. Mi trasferisco per otto mesi l’anno con la mia fidanzata e riconosco finalmente me stesso, dopo aver indossato numerosi abiti che mi andavano stretti». 

L’INCIDENTE E IL CALVARIO
Il sogno di Dj Fabo sembra avverarsi, ma sta per trasformarsi in un incubo: «Purtroppo, in uno dei rientri in Italia, dopo aver suonato una sera in un locale di Milano, tornando a casa, un rovinoso incidente mi spezza i sogni e la mia vita». Diventa cieco e tetraplegico, immobilizzato su un letto. Ecco come si descrive, senza abbellire una realtà divenuta insopportabile: «Giovane adulto sempre vivace e vero amante della vita, non riesco a fare a meno degli amici per esserne al centro trascinandoli con me. Generoso, forse un po’ insicuro quando si tratta di scelte importanti da fare da solo.

Vittima spesso della mia stessa vivacità, facilmente mi annoio, pronto a gettarmi per primo nelle situazioni più disparate. Un trascinatore. Incapace di sopportare il dolore sia fisico che mentale. Preferisco stare solo, ora, che non poter vivere come prima. Vivo oggi a casa di mia madre a Milano con una persona che ci aiuta e la mia fidanzata che passa più tempo possibile con me. Mi portano fuori ma spesso non ne ho voglia». Da qui il contatto con l’Associazione Luca Coscioni, e il viaggio con Marco Cappato verso la fine di un’agonia che non era più vita.

Eutanasia

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jena

La sinistra italiana non è stata neanche costretta ad andare in Svizzera.

Magari

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jena

Meglio avere due padri gay che uno solo, magari etero ma che si chiama Salvini.

Alleanza anti casta

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mattia feltri

Per avvalorare la sincera fede anticasta, Michele Emiliano ha proposto l’abolizione dei compensi per i parlamentari, come succede in quella culla della democrazia che è Cuba. Emiliano è anticasta e per questo sfida Matteo Renzi alla segreteria del Pd, e sebbene lo stesso Renzi si dichiari campione dell’anticasta. E del resto, chi non è anticasta? Ogni opposizione è anticasta, specie le opposizioni interne, ma sono anticasta pure le maggioranze.

A Roma era anticasta l’80 per cento degli elettori che nel 2016 non ha votato Pd per il comune di Roma, ma probabilmente era anticasta anche il restante venti. E poi, proprio in questi giorni, stanno uscendo libri che si chiamano Succhiasangue o Manolesta o roba così, ormai libri di genere ispirati da La Casta, il best seller di Stella-Rizzo. Da allora sono usciti l’Altra casta, l’Ultracasta, Megacasta, Supercasta, in cui varie caste accusano altre caste di essere la vera casta. I talk sono una specie di Maginot contro ogni casta, tutti i conduttori severamente anticasta, dalla parte del popolo, e agguerriti contro caste sotto sembianze di lobby o speculazioni o colate di cemento.

Attorno si muovono associazioni anticasta in difesa del cittadino, del verde, del bello, dell’onestà, della pulizia. Rigorosamente anticasta sui social, nelle piazze, nelle scuole. Anticasta gli industriali e i sindacati, anticasta i cantanti, gli scrittori, i giornalisti, i tassisti, i barbieri. Certo che ne abbiamo di buoni, per essere un paese di ladroni.

Guerra a Gaza del 2014, Israele sottovalutò la minaccia dei tunnel

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Il rapporto del Controllore dello Stato critica Netanyahu ed esercito



Il rapporto sulla guerra a Gaza del 2014, redatto dal Controllore dell’azione di governo in Israele, critica l’allora governo di Benjamin Netanyahu, l’esercito e i servizi di Intelligence. I vertici dello Stato, sono i punti salienti del rapporto, hanno sottovalutato la minaccia rappresentata dalla rete di tunnel realizzata da Hamas nella Striscia, e hanno tralasciato le vie diplomatiche che nell’anno precedente avrebbero forse potuto evitare il conflitto armato.

Il premier e il capo di Stato maggiore erano al corrente della minaccia rappresentata dai tunnel, che essi stessi avevano definito strategica, scrive il Controllore dello Stato Yossef Shapira, ma «le azioni adottate per far fronte alla minaccia non sono state all’altezza». Netanyahu, l’allora ministro della Difesa Moshe Yaalon e l’ex capo di Stato maggiore Benny Gantz non hanno accertato se l’esercito disponesse dei piani operativi adatti per contrastare i tunnel, soprattutto nelle zone urbane.

Il rapporto di 200 pagine è stato pubblicato a due anni e mezzo dall’operazione Protective Edge, il nome dato in Israele alla guerra, condotta nell’agosto del 2014. Nel confitto morirono 67 soldati e 6 civili israeliani, e oltre duemila palestinesi. Le forze armate furono messe in difficoltà dai raid dei combattenti Hamas che sbucavano dai tunnel anche in territorio israeliano.

Il Controllore Shapira evidenzia che i piani dell’attacco, soprattutto per quanto riguarda la gestione della minaccia dei tunnel, che pure era nota, sono arrivati a pochi giorni dall’inizio dell’operazione e che l’esercito alla fine è riuscito a distruggere «solo metà» delle gallerie, e quindi non ha raggiunto «l’obiettivo strategico» della guerra. La minaccia dei tunnel è stata sottovalutata anche «dopo la guerra» e soltanto a metà del 2015 è diventata una priorità per le forze armate israeliane.

L’altro errore sottolineato è quello di non «aver esplorato», nell’anno che ha preceduto il conflitto, la possibilità di compiere «passi diplomatici» che avrebbero potuto evitare l’escalation.

Siti di appuntamenti online: gli errori da evitare

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Dalla scelta della piattaforma alle foto del profilo senza passi falsi

siti di appuntamenti online

Siti di appuntamenti online: un boom che da un lato mostra la voglia di mettersi in gioco. Ma dall’altro anche la solitudine fra quattro mura, davanti ad un computer. E magari la poca voglia di uscire ed incontrare la persona giusta. Quello di leggere “curricula” su personalità e caratteristiche fisiche non dovrebbe essere il modo giusto per conoscere qualcuno. Ma in molti si affidano alle pagine dei siti di appuntamenti online per non perdere tempo. Corre la società, corre lo sviluppo, corre anche la lancetta dell’amore. Ecco allora i passi da compiere per muoversi con sicurezza nel mondo degli incontri in rete.

Siti di appuntamenti online: scegli le foto giuste
Il primo step per presentarsi degnamente è la foto. È preferibile scegliere scatti in cui siete da soli lasciate perdere foto con amici, selfie con attori o immagini con gli ex. Un buon profilo sui siti di dating può comprendere anche una sola foto. Quella che rispecchia maggiormente la tua personalità. Ma ognuno di noi possiede mille sfaccettature caratteriali, dunque sfruttiamo il limite di immagini proposti dai siti. Caricate foto che vi rappresentino davvero. E pensate a essere il più sinceri possibile. Se siete fondamentalmente pigri, è inutile optare per l’unica foto che vi ritrae mentre fate pilates. 

Evitate l’uso di Photoshop
Che senso ha mostrarvi più alti o più magri? Rischiereste di trovarvi di fronte a una faccia negativamente sorpresa al primo incontro. Lasciate perdere anche scollature e spacchi, lingerie o costumi da bagno. È sempre meglio farsi “scoprire” gradualmente piuttosto che far lavorare l’immaginazione di sconosciuti…

Siate chiari su quello che cercate Il messaggio è proprio questo: dimmi cosa vuoi e ti dirò chi fa per te. Non abbiate paura di risultare anacronistici o troppo pratici. Cercate qualcuno che sia romantico e d’altri tempi? Oppure preferite chi non ha tempo per smancerie e vuole solo un’avventura? De gustibus… il mondo è vario e in fatto di incontri ce n’è per tutti. Date qualche indicazione dettagliata sui vostri interessi, ma anche sui vostri difetti: il profilo deve essere degno di questo nome. Non rimane che incrociare le dita e sperare nel giusto incontro.

Video hot, l’inganno di farlo “per gioco”

lastampa.it
antonella boralevi



Una sera che sembra la solita, il gestore del locale dove Elisabetta Sterni, 30 anni, lavora come ragazza immagine, la chiama in disparte. C’è un tuo video che gira sui telefonini, le dice. “Ci sono rimasta di sasso, ma speravo che fosse una esagerazione. Poi mi sono resa conto che tutta la gente che avevo intorno, aveva quel video. È arrivato persino sul telefonino di mia nipote che ha 17 anni”, ha raccontato Elisabetta ai media. Perchè, invece di nascondersi, Elisabetta Sterni ha acceso la webcam e su Facebook ha annunciato che avrebbe denunciato: “Tutti. Lui, perchè ha tradito la mia fiducia. Ma è giusto che paghi anche chi ha moltiplicato quelle immagini con leggerezza”. 

Per un video analogo, girato con il fidanzato, Tiziana Cantone si è suicidata di vergogna . E’ morta per sparire, e purtroppo ha ottenuto l’esatto contrario: il suo nome e la sua storia sono diventati un simbolo. Di cosa? Alcuni psicologi sostengono che la relazione personale ,anche quella amorosa, è diventata sempre più mediatica. Esiste solo se viene mostrata sui social. Proverei ad aggiungere che dietro la diffusione di video privati sulla pubblica rete (di propria iniziativa o per un abuso di fiducia) forse non c’è solo esibizionismo. Forse c’è anche paura. a paura a mille facce che capita che mangi, ogni tanto, noi donne. Anche quelle più forti. La paura di perdere: un momento, una emozione, l’attenzione di un uomo.

La paura di non essere all’altezza. Di non essere abbastanza brillanti, abbastanza giuste, abbastanza evolute. Di non afferrare quello che ci spetta del brivido di essere vive. C’è una parola che sintetizza questo magma: “per gioco”. Qualcuno, o tu stessa, ti dice “giochiamo” e tu entri in un altro mondo, dove tutto vale tutto, e le conseguenze non esistono. Dove ti senti finalmente protagonista. Dove ti senti libera. Per questo,credo, anche per donne intelligenti, è così difficile difendersi. E allora la scelta di Elisabetta, di metterci la faccia, è l’unica possibile.