venerdì 6 gennaio 2017

L’App Store di Apple ha fatto il botto a Capodanno

La Stampa
andrea nepori



Nelle ultime trimestrali Apple del 2016, anche quelle che hanno segnato un calo nel fatturato, i numeri dell’App Store hanno sempre mantenuto un tasso di crescita stabile. Anche il nuovo anno si apre nel segno del successo per la divisione dei Servizi Internet di Cupertino: l’azienda ha annunciato che il 1 gennaio 2017 è stato il «giorno più trafficato di sempre» sul suo negozio virtuale di applicazioni. Il fatturato totale per le prime 24 ore del 2017 è stato di 240 milioni di dollari.

Bruscolini, però, se confrontati con il 20 miliardi di dollari che Apple ha pagato agli sviluppatori nel corso del 2016, il 40% in più rispetto al 2015. Cifra da capogiro, soprattutto se si considera che è un terzo dei 60 miliardi totali versati da Apple nelle tasche dei programmatori dall’apertura dell’App Store nel 2008 ad oggi.

Anche gli ultimi 30 giorni dell’anno passato hanno fatto segnare un record: a dicembre, grazie soprattutto al periodo delle vacanze, l’App Store ha fatturato 3 miliardi di dollari. Il lancio di Super Mario Run, a metà mese, ha contribuito in maniera sensibile. Il gioco di Nintendo è stato scaricato 40 milioni di volte nel giro di quattro giorni e ha battuto tutti per numero di download a Natale e a Capodanno. Non è riuscito comunque a battere Pokémon GO, cui rimane lo scettro di app più scaricata del 2016. Le app di maggior successo per iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e Apple TV nel 2016 sono state Prisma, Reigns, Procreate, Lumino City, Sweat with Kayla e djay Pro.

Apple ha rivelato infine anche la lista dei paesi in cui si scaricano più applicazioni. In testa ci sono gli Stati Uniti, il Giappone, il Regno Unito e la Cina, che in particolare ha registrato una crescita record del 90% anno su anno. Un successo, quello dell’App Store nella Repubblica Popolare, accompagnato però dalle polemiche per l’eccessivo zelo con cui l’azienda di Cupertino tende ad accogliere le richieste censorie del governo di Pechino.

Arriva il primo BlackBerry cinese e ha la tastiera integrata

La Stampa
bruno ruffilli

Lo storico marchio di smartphone, acquisito da TCL, tenta il rilancio con un nuovo modello che recupera i tasti fisici e punta su sicurezza e affidabilità



L’annuncio, atteso ieri, è invece arrivato oggi: BlackBerry torna con un nuovo smartphone top di gamma, che avrà anche la classica tastiera fisica. In realtà l’azienda canadese è uscita dal mercato hardware già da tempo, e di recente ha venduto il marchio a TCL, il terzo produttore mondiale di tv, già proprietario di Alcatel. Così, mentre nella conferenza di ieri si è parlato solo di televisori, oggi al Ces di Las Vegas si parla di un nuovo dispositivo top di gamma in arrivo in tempo per il Mobile World Congress di Barcellona, alla fine di febbraio, e poco più tardi nei negozi.



Del nome si da poco, c’è chi dice potrebbe essere “Mercury”, chi invece, basandosi su un tweet di Steve Cistulli, presidente della divisione mobile americana, immagina possa essere chiamato “Press”:
Qualche indiscrezione in più è trapelata sulle probabili caratteristiche tecniche: display da 4,63 pollici, con densità di 420 pixel, processore Snapdragon con 3 GB di Ram e 32 GB di memoria. Il nuovo BlackBerry, ha una tastiera intelligente, sensibile al tocco con la funzionalità di digitazione predittiva personalizzabile in base allo stile di scrittura e alla lingua usata.



Non è il primo smartphone realizzato da TCL col marchio BlackBerry: arriva dopo il DTEK 50 e il DTEK 60, quest’ultimo praticamente un clone dell’Alcatel Idol 4. Accantonata l’idea di realizzare un proprio software, oggi BlackBerry adotta Android, il che permette di accedere a tutte le applicazioni, ai dati, agli aggiornamenti del sistema operativo di Google. Di BlackBerry sono rimasti però alcuni servizi e applicazioni, come le suite di sicurezza per le aziende, mentre la sicurezza del dispositivo è garantita sin dal primo utilizzo, grazie al software aggiornato in tempo reale per garantire la migliore protezione dei dati.

Al CES Nicolas Zibell, Chief Executive Officer di TCL Communication ha spiegato che «grazie alla piattaforma software per smartphone di BlackBerry, questa partnership ci permetterà di realizzare i prodotti Android più sicuri del mercato».

Sushi: come mangiarlo correttamente

La Stampa
a.c.


sushi

Stasera ho voglia di sushi. Sushi a pranzo? Perché non ordiniamo un bel sushi? La cucina giapponese ha ormai conquistato i palati di tutto il mondo. E se un ventennio fa si storceva il naso nel pensare al pesce crudo, oggi abbiamo imparato ad apprezzarlo. È vero che mangiare in Giappone è un’altra cosa. Ma è anche assodato che l’Europa vanta ottimi ristoranti giapponesi. Allora vale la pena imparare a mangiarlo correttamente. Non solo per fare bella figura con chef e personale del locale, ma anche per apprezzarne al meglio il gusto.

L’ordine con cui ordinare e mangiare sushi
Bisogna stare attenti a quale tipo di pesce viene ordinato come prima portata. Non per importanza di specie, ma per una questione di gusto. Bisognerebbe iniziare da quello che ha il sapore più leggero, fino ad arrivare a quello con il gusto più forte. Il sapore deve partire con il pesce più leggero e semplice fino ad arrivare ai gusti più intensi o elaborati alla fine del pasto. Di solito si parte dal sashimi, poi nigiri zushi e infine i maki zushi. È considerato gesto di educazione, o scelta opportuna, chiedere al sushi chef di decidere cosa prepararvi. Una sorta di menu a sorpresa chiamato omakase, che non solo gradirete, ma che gratificherà anche lo chef.

Sushi e salsa di soia

È saporita e di sicuro gradimento. Ma la salsa di soia deve essere consumata con misura. Tenete presente che il riso con cui vengono preparati sushi o rolls, è già insaporito. La maggior parte degli europei usa immergere il riso nella soia: scorretto! Il boccone va girato delicatamente con le bacchette e solo il pesce va intinto nella salsa. In Giappone si fa un uso parsimonioso della salsa. E questo perché il gusto salato della salsa potrebbe sovrastare quello del pesce.

Mani o bacchette?

Entrambi. Le bacchette vanno spezzate e utilizzate con cura. Non devono essere sfregate e non bisogna giocherellarci. Un utilizzo “improprio” delle bacchette potrebbe offendere il personale del ristorante in quanto segno di poca considerazione delle stoviglie presenti a tavola. Quando si passa il sushi, utilizzate la parte delle bacchette che tenete in mano, non quella che mettete in bocca. Non infilzate il riso o il pesce: in Giappone ricorda un rito legato ai morti.

Mangiare cibo giapponese con le mani non è segno di maleducazione. Ogni “pezzo” che viene servito deve essere mangiato in un sol boccone. “Sushi” in giapponese vuol dire proprio “boccone”. Se non prendete confidenza con le bacchette, non preoccupatevi: prendete un sushi con le mani e mangiatelo come fosse una pizzetta. Se invece doveste avere problemi con i bocconi, è concesso farli dividere a metà dallo chef. In caso ordinaste una zuppa, potrete consumarla bevendola. In Giappone lo fanno, dunque nessun problema.

Zenzero Gari e wasabi

Lo zenzero Gari viene mangiato per spezzare il gusto tra i vari tipi di sushi. È una spezia che prepara il palato al gusto successivo e funge da “purificante”. Non si dovrebbe dunque mangiare a inizio o fine pasto. Ma con moderazione tra un sushi e l’altro. Non mischiate la salsa wasabi con quella si soia. Quella piccola poltiglia verde va gustata insieme al sushi (ma un pizzichino). Se abbondate – e provate un forte senso piccante – respirate velocemente con il naso per attutirlo. Non chiedete altra wasabi oltre quella che vi è stata servita: la giusta dose è quella indicata dallo chef.

Non concentratevi su un solo pesce

Ordinare sashimi di tonno, sushi di tonno e insalata di alghe con tonno non è il massimo… in Giappone è considerata cattiva educazione concentrarsi su un solo tipo di pesce. L’anago, una sorta di anguilla, o il konoshiro, un tipo di alosa del Pacifico, sono molto appetitosi. Gli intenditori capiscono tramite questi due pesci le qualità del sushi e l’abilità dello chef. Iniziare con i rolls (temaki) è sbagliato. Sappiate che se ordinate un menu consigliato dallo chef, saranno i sushi che concluderanno il vostro pasto.

Basta una foto della carta d’imbarco per accedere ai dati dei passeggeri

La Stampa
marco tonelli

Stampati sul biglietto, i codici PNR sono la porta d’ingresso a informazioni personali come l’indirizzo di residenza, mail, numero di telefono e dati della carta di credito



Stampato sulla carta d’imbarco, il codice PNR (Passenger name record) permette di abilitare il check in on line o di risalire al biglietto aereo acquistato. Sei cifre che possono essere utilizzate come una password per accedere alle informazioni personali, modificare i dettagli del volo o cancellare la prenotazione. Insomma, una parola chiave facilmente identificabile e visibile a tutti. Utilizzati nel 90% delle prenotazioni, Sabre, Amadeus e Travelport sono sistemi di gestione con almeno 40 anni di età. Sviluppati in un periodo che va dal 1960 al 1987 e integrati con le piattaforme web, potrebbero essere la porta d’accesso ai dati dei passeggeri: basta essere a conoscenza del codice e del cognome a cui è intestata la carta d’imbarco.

Lo dicono i risultati di uno studio realizzato da Karstein Nohl and Nemanja Nikodejevic del Security Research Labs, una società di sicurezza informatica con sede a Berlino. Secondo la ricerca (presentata qualche giorno fa al Chaos Communication Congress di Amburgo), basta fotografare il codice per poter accedere a informazioni personali come l’indirizzo di residenza, mail, numero di telefono e dati della carta di credito. E allo stesso tempo, questi sistemi sono facilmente accessibili, senza nessun controllo e alcun tipo di limite per quanto riguarda i tentativi per entrare. Senza dimenticare che in molti casi, i primi due caratteri del codice sono generati in maniera sequenziale durante una giornata: basta conoscerne uno per identificare tutti gli altri passeggeri.

«Se il PNR è una password, allora deve essere nascosto, non esposto sui bagagli o nelle carte d’imbarco», ha spiegato Nohl. In molti casi, la codifica viene celata da un codice a barre, ma allo stesso tempo, la cifratura è decifrabile con una semplice applicazione per lo smartphone. «Le compagnie aeree sono a conoscenza del problema, ma se ne rendono conto solo quando gli attacchi nei loro confronti diventano eccessivi, allora posso solo sperare che siano così eccessivi, da non poterli più ignorare», conclude Nohl.

Su Telegram si possono cancellare i messaggi inviati due giorni prima

La Stampa
enrico forzinetti

La possibilità è stata introdotta con l’ultimo aggiornamento dell’applicazione. Anche Whatsapp sta lavorando a un’opzione simile



Su Telegram cancellare i messaggi inviati di recente è già una realtà. Tra le novità dell’ultimo aggiornamento c’è proprio l’opzione per eliminare da ogni chat o gruppo tutti i messaggi mandati entro le 48 ore prima, in modo che nessuno li possa più vedere.

Telegram ha così anticipato il diretto concorrente Whatsapp che stava già lavorando a un’opzione simile. Alcune settimane fa era filtrata la notizia che l’app stesse testando il tasto “Revoke” per poter cancellare i messaggi inviati, ma non ancora letti.

È però arrivato prima Telegram che ha introdotto questa possibilità nella nuova versione 3.16 dell’applicazione. Ma come riportato sul blog dell’app di messaggistica questa è soltanto una delle diverse novità dell’ultimo aggiornamento.

Tra le altre cose è comparsa nelle Impostazioni la voce per controllare quanto traffico dati è stato consumato tramite Telegram. Per quanto riguarda l’utilizzo quotidiano dell’app sono stati apportati alcuni miglioramenti: viene ricordata la posizione di scorrimento anche quando si passa da una chat all’altra e i messaggi dello stesso mittente sono raggruppati.