venerdì 4 agosto 2017

Varese, emergenza e business. «Io con i migranti faccio affari»

corriere.it

di Roberto Rotondo

Varese, la Kb, 65 dipendenti, ospita 600 migranti e fattura otto milioni. Il titolare: «Trovo cento posti così, gli servo»

Katiuscia Balansino e Roberto Garavello (Newpress)
Katiuscia Balansino e Roberto Garavello (Newpress)

Il business è legittimo, i numeri fanno impressione. In provincia di Varese, quasi un migrante su tre è ospitato nelle stanze della Kb, una srl gestita da Roberto Garavello e Katiuscia Balansino, marito e moglie, 62 anni lui, 43 lei. Ex allevatori di capre (sul Lago Maggiore facevano anche prodotti di bellezza con il latte d’asina) ma soprattutto esperti di emergenze: Garavello e il suo team erano già attivi negli anni Ottanta con le emergenze freddo di Milano. Il segreto del successo? Essere pronto, sempre . «Se il Prefetto mi chiama in un’ora trovo 100 posti» osserva Roberto mentre fuma una sigaretta dopo l’altra nella sede di Gallarate, in un palazzo a due passi dal comune.

Kb è una potenza nel Varesotto. Nel 2016 ha fatturato 8 milioni di euro, con 2 milioni e 340mila euro di utile. Impiega 65 dipendenti diretti e altrettanti con le cooperative di servizi indirette. Ha 600 migranti assistiti, dislocati in 6 centri a Busto Arsizio, Somma Lombardo, Samarate (in un caseggiato dove prima loro stessi affittavano appartamenti ai poliziotti), Gallarate, Gorla Minore, Fagnano Olona. L’attività coi migranti è gestita su grandi numeri, come in una fornitura per truppe militari. Kb ha un grande magazzino a Gallarate, dove stipa tutto il materiale logistico.

I 6 centri impiegano 6 autisti, 20 custodi a rotazione, 4 medici specialisti come consulenti (ognuno è sempre reperibile e può arrivare a fatturare 3mila e 500 euro al mese), 6 psicologi, 2 infermiere sempre a disposizione. «Compriamo 600 paia di scarpe al mese — racconta — ma anche duemila paia di infradito per rendere più comoda la preghiera scalzi. Nei nostri centri abbiamo fatto costruire una moschea con le immagini rivolte verso la Mecca e anche i lavapiedi con i rubinetti per le abluzioni». È la Prefettura a stabilire cosa fornire ai migranti. La scelta di gestire dei centri con grandi numeri tuttavia è oggetto di alcune critiche. «Ma gestire i migranti in pochi centri a mio parere è meglio — ribatte Garavello — in questo modo i profughi sono sotto controllo, anche dal punto di vista sanitario».