giovedì 3 agosto 2017

Una guerra con la Corea del Nord? Sarebbe così, secondo la Cnn

repubblica.it
Marco Cimminella Luciana Grosso


Il leader della Corea del Nord Kim Jong Un – STR/AFP/Getty Images

In caso di guerra contro il regime nordcoreano, la vittoria degli Stati Uniti sembra scontata. Ma a quale prezzo? Per gli analisti, il vero problema è proprio questo: il successo militare costerebbe molto in termini di vite umane. Centinaia di migliaia sarebbero i morti, secondo i calcoli, la maggiora parte in Corea del Sud dove milioni di persone – e quasi 30mila soldati statunitensi di stanza sul territorio – sono alla portata dei missili di Pyongyang.

A Washington continuano a ripetere che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. E il presidente Donald Trump ha sottolineato che farà di tutto per garantire la sicurezza degli Usa. Ma un piano chiaro e dettagliato su come agire contro la minaccia nucleare del regno eremita ancora non è stato diffuso: “Non diciamo quello che stiamo per fare”, ha spiegato la portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders. Così la Cnn ha provato a immaginare le strade percorribili e le conseguenze di ciascuna di essa.


Center for Strategic and International Studies/Missile Defense Project
I possibili scenari
Prima opzione, quella militare: distruggere il programma nucleare di Kim Jong-un con la forza. Quest’idea era stata delineata anche dal senatore repubblicano Lindsey Graham durante lo show “Today” della Nbc: “L’impiego delle armi per annientare la Corea del Nord e il suo arsenale è una possibilità. Se ci sarà una guerra, scoppierà lì. Se in migliaia moriranno, non moriranno di certo qui”. Questa strada comporta alti costi per gli Stati Uniti, come detto in precedenza, ed enormi responsabilità su quello che avverrebbe nella penisola. Senza contare che una mossa non condivisa dalle potenze asiatiche, Cina in primis, potrebbe rendere più difficili le relazioni future non solo in quella zona di mondo. L’opzione militare è considerata la peggiore da alcuni analisti. Le implicazioni sarebbero diverse a seconda della tattica impiegata.

Un attacco preventivo degli Stati Uniti innescherebbe la reazione automatica di Pyongyang, che risponderebbe con un’offensiva ai danni del vicino nella penisola: a rischio non solo le vite dei cittadini sudcoreani ma anche dei soldati americani che hanno le basi sul territorio.

Attacchi limitati alle installazioni militari nordcoreane potrebbero generare un problema simile, complicato dalla maggiore capacità del regime di nascondere fino all’ultimo minuto le varie attività necessarie al lancio di un missile. Sono ormai note le abilità della Corea del Nord di rimuovere velocemente i missili dai rifugi sotterranei e spararli, lasciando poco tempo ai satelliti per di individuare l’offensiva nemica. Senza contare che in questi anni Pyongyang ha moltiplicato e diversificato le basi di lancio.

Infine, c’è l’opzione del cambio di regime: un approccio già ipotizzato dal direttore della Cia Mike Pompeo a luglio. Tuttavia, una volta rimosso Kim, chi finirà per sostituirlo? I rischi di questo piano sono comunque alti.

C’è però anche la strada della soluzione diplomatica alla crisi, che ipotizza l’azione militare solo in caso di minaccia imminente. Tuttavia, resta il problema di costringere Kim a sedere al tavolo delle trattative. Per questo fine, l’amministrazione Trump sta vagliando diverse alternative, da quelle più violente e assertive fino a quelle meno manifeste e dichiarate.

Con un dittatore non lontano dall’obiettivo di dotarsi di un’arma atomica capace di raggiungere gli Stati Uniti, il tempo per riflettere rischia di esaurirsi presto.