venerdì 11 agosto 2017

Quella di Time trasloca. Ma di capsule del tempo nel mondo ce ne sono almeno 15mila, quasi tutte disperse

repubblica.it
Valeria Robecco



Il seppellimento di una capsula del tempo nel sito di costruzione del nuovo stadio Field of Dreams per il calcio e il cricket a Nottingham, Gran Bretagna, nel 2015. Laurence Griffiths/Getty Images. Il passato in pillole, o meglio in capsule, che rivive nell’ultracontemporaneo skyline di New York: l’ultimo esempio è quello che riguarda il Time & Life Building e la sua capsula del tempo, oggi trasferita nella nuova sede in attesa del 2023 quando potrà essere aperta, come da impegno, al compimento dei cento anni della società.

Nel 1959, anno della costruzione del Time & Life Building, nella pietra angolare è stato inserito il contenitore che conserva cimeli o informazioni destinate ad essere ritrovate in epoca futura. Nella fattispecie, la capsula del tempo di Time contiene copie dei periodici di Time Inc. dell’epoca, tra cui , Time, Life, Fortune e Sports Illustrated, oltre a quelle che vengono definite “le matite rosse preferite dai giornalisti originali di Time, ancora in uso”


La posa della pietra angolare del Tome & LIbe Building nel Rockfeller Center a New York, nel 1959. Qui si trova la capsula del tempo di Time che verrà estratta e traslocata nella nuova sede, nel World Financial Center. Walter Daran/The LIFE Images Collection, via Getty Images
E ora, dal 1271 di Avenue of Americas, è stata estratta e portata al centro della nuova sede al 225 di Liberty Street, dove sarà messa in mostra all’esterno di un auditorium dedicato ad uno dei fondatori dell’azienda, Henry R. Luce. Ma questo non è il primo caso in cui si vuole fermare il tempo attraverso le capsule del passato. Nella Grande Mela e in tutti gli Usa ci sono migliaia di contenitori in cui sono stati sigillati oggetti di qualsiasi tipo per far consegnare testimonianze della nostra civiltà alle future generazioni.


Pam Hatchfield, Capo del Objects Conservation al Museum of Fine Arts di Boston, mostra al governatore del Massachusetts una placca d’argento incisa da Paul Revere, trovata in una capsula del tempo del 1795, 19 anni dopo la Rivoluzione americana. La “time capsule” era stata sepolta sotto la pietra angolare dellaMassachusetts State House dal governatore dello stato Samuel Adams, da Paul Revere e dal colonnello William Scollay. Kayana Szymczak/Getty Images
Alla World Fair del 1939, a Flushing Meadows-Corona Park, è stato installato un altro contenitore a forma di siluro (capsula di Westinghouse) che non dovrà essere aperto per 5.000 anni, ossia sino al 6939, e al suo interno dovrebbero esserci anche scritti autografi di Thomas Mann e Albert Einstein. Ma secondo la International Time Capsule Society – organizzazione ad hoc con sede ad Atlanta, in Georgia – nel mondo ci sono dalle 10 mila alle 15 mila capsule del tempo. Circa l’80% delle quali vanno perdute.

Il sito spiega anche come farsi la propria capsula del tempo e consente di registrarla.
Alcune tra le più misteriose, e soprattutto difficili da trovare, sono per esempio quella del 1793 inserita da George Washington nella prima pietra del Campidoglio, che oggi non è più rintracciabile. Nel 1891 è stato creato invece un contenitore per celebrare il centenario della città di Lyndon, in Vermont, che doveva essere aperto nel 1991, ma è andato perso. E nel sottosuolo di Corona, in California, sono sepolte 17 capsule negli anni Trenta, che nel 1986 hanno cercato inutilmente di recuperare. Mentre nel 1939 un gruppo di ingegneri piazzò una capsula del tempo sotto le 18 tonnellate di un ciclotrone del Mit, ma ora nessuno sa come estrarla.

La più celebre del mondo, probabilmente, è la Cripta della civiltà, sigillata alla fine degli anni Trenta presso l’Università di Oglethorpe, ad Atlanta, e che dovrebbe essere aperta soltanto nell’anno 8113. Ne esiste anche una di Steve Jobs, il guru di Apple, dove vennero inserite creazioni provenienti da tutto il mondo al termine della International Design Conference di Aspen, nel 1983. All’interno della capsula, che era andata perduta ma è stata recuperata grazie a un team di National Geographic, è stato trovato anche il mouse del primo Apple Lisa.