sabato 5 agosto 2017

“L’ospedale intitolato ai Ferrero ha dimenticato noi Miroglio”

lastampa.it
roberto fiori

La struttura in costruzione divide due storiche dinastie di Alba



I 76 sindaci di Langhe e Roero che fanno capo all’Asl Cn2 l’hanno deciso all’unanimità: il nuovo ospedale unico di Alba e Bra, in costruzione sulla collina di Verduno, a metà strada tra le due città, sarà intitolato alla memoria degli industriali Michele e Pietro Ferrero. Ma da un ramo dell’altra storica dinastia industriale albese, i nipoti del patriarca del tessile Franco Miroglio ribattono: «Ricordate anche nostro nonno».

«Era da tempo che accarezzavamo l’idea di rendere omaggio alla famiglia Ferrero - dicono i sindaci di Alba, Maurizio Marello, e di Bra, Bruna Sibille -. Ci siamo ritrovati tutti concordi nel dire che il colosso dolciario, grazie alle sue forti radici, ha avuto un ruolo decisivo nella storia recente della nostra terra e che l’intitolazione di un’opera come questa sia un giusto tributo».

Anche il direttore generale dell’Asl Cn2, Danilo Bono, ha accolto con entusiasmo la proposta, condividendola con l’assessorato regionale: «Penso che sia una grande opportunità di riconoscenza a chi ha dato a questo territorio una solida prospettiva di crescita, ma anche un segnale forte di sicurezza». La posa della prima pietra dell’ospedale risale al 2005 e la chiusura del cantiere è prevista per il 30 settembre 2018, dopo i soliti ritardi all’italiana e più di una polemica. «Per questo - aggiunge Bono - usare il nome Ferrero significa dare credibilità all’opera, renderla più vicina e tangibile a tutti i cittadini che attendono da molti anni il completamento dell’ospedale».

Ma in una florida città di 30mila abitanti, che ha la fortuna di poter vantare più di una multinazionale nel suo bacino industriale, c’è anche chi storce il naso alla promessa di intitolazione del nosocomio al patriarca della Nutella e al figlio prematuramente scomparso. E, come in «Una poltrona per due», ad Alba si rischia di assistere a «Un ospedale per tre». Letta la notizia, infatti, i nipoti di Franco Miroglio, il patriarca dell’altro storico gruppo industriale albese del tessile e dell’abbigliamento, ora in mano a un altro ramo famigliare, guidato da Giuseppe Miroglio, hanno preso carta e penna e hanno scritto a «La Stampa» per esprimere il loro disappunto.

«Comprendiamo l’importanza della famiglia Ferrero per il territorio, ma è indubbio che nostro nonno e il gruppo Miroglio abbiano contribuito al progetto dell’ospedale unico con dedizione», scrivono Marta Miroglio, Franco Miroglio e Francesco Dracone. E aggiungono: «Fin dal 1999 iniziò a seguire in prima persona il progetto e nel 2005, con una donazione plateale alla Conferenza dei servizi sanitari, chiese anche agli altri imprenditori dell’area di impegnarsi economicamente, facendo particolare riferimento al gruppo Ferrero». Dopo la sua morte nel 2008 la Fondazione Elena e Gabriella Miroglio e il gruppo Miroglio, oggi saldamente guidati da altri esponenti della famiglia, hanno continuato a sostenere il progetto.

«È per questa ragione che ci troviamo stupiti e amareggiati nell’apprendere che il territorio e le sue istituzioni non pensino che ricordare il ragionier Franco sia un atto dovuto al suo impegno e al suo attaccamento alla terra in cui è nato - concludono i nipoti -. Speriamo che questa decisione non sia definitiva».