domenica 13 agosto 2017

La Cina sopprime due chatbot dissidenti

lastampa.it
andrea nepori

Il governo di Pechino ha imposto a Tencent di spegnere due bot per l’app di messaggistica QQ. Avevano parlato male del Partito Comunista ed espresso opinioni poco patriottiche



In Cina la libertà di parola non si applica ai dissidenti in carne ed ossa, figurarsi ai chatbot. Il Governo di Pechino nei giorni scorsi ha imposto a Tencent, una delle maggiori aziende dell’IT cinese, di rimuovere due bot attivi sul popolare servizio di messaggistica QQ. 

BabyQ, l’AI sviluppata dalla cinese Turing Robot, è colpevole di aver espresso con eccessivo candore le sue opinioni controverse. Alla domanda “Ti piace il Partito Comunista Cinese”, il bot ha risposto con un secco “no”. Un altro utente ha scritto il messaggio “lunga vita al Partito Comunista” e si è visto rispondere così: “Credi davvero che un sistema politico così corrotto e incapace possa durare a lungo?”. Non contento il bot ha voluto dire la sua anche sulla democrazia, definendola “un must”. 

L’agenzia di stampa Reuters ha potuto testare il bot direttamente dal sito degli sviluppatori di Turing Robot, e non è riuscita a strappare le stesse confessioni. L’ipotesi è che dopo la rimozione da QQ l’Intelligenza Artificiale sia stata rieducata, tanto da rispondere in maniera evasiva a domande difficili su altri temi scottanti, come Taiwan (stato indipendente che la Cina vorrebbe sotto il proprio controllo) e Liu Xiaobo , il premio nobel dissidente condannato a 11 anni di carcere, morto il mese scorso. 

L’altro bot finito nella lista nera dei dissidenti politici si chiama Xiao Bing ed è stato sviluppato da Microsoft. I suoi crimini ideologici sono meno gravi di quelli del collega, ma le sue opinioni favorevoli agli Stati Uniti gli sono costate comunque la proscrizione. In una chat con un utente l’intelligenza Artificiale aveva ammesso candidamente che il suo “sogno cinese è di emigrare negli Stati Uniti”. 

Tencent, la megacorporation che gestisce QQ, ha confermato la rimozione dei due bot ma non ha fornito ulteriori commenti. In vista del congresso del Partito Comunista Cinese, previsto per ottobre, il premier Xi Jinpin ha inasprito i controlli sulla Rete cinese , imponendo tra le altre cose uno stop a tutti i VPN, servizi che permettono di superare i filtri del Grande Firewall e accedere a siti occidentali bloccati dal Governo.