venerdì 4 agosto 2017

Il Commodore 64 compie 35 anni: il computer che ha formato generazioni di informatici

corriere.it
di Alessio Lana

Arrivato sul mercato statunitense nell’agosto del 1982, era potente e versatile e oltre a giocare consentiva di programmare in Basic. E oggi per i nostalgici, ci sono emulatori su Pc e smartphone

Un amore nato nel 1982

Mentre da noi ancora si festeggiavano i mondiali, negli Stati Uniti, a inizio agosto 1982, ci si preparava a una rivoluzione. In quella data usciva il Commodore 64, un computer che, 35 anni dopo, fa ancora venire una lacrimuccia solo a vederlo. Non è chiaro se sia stato davvero il calcolatore più venduto nella storia né quello che si è diffuso più velocemente ma una cosa è certa: senza di lui non sarebbe nata una generazione di informatici che oggi ha reso la tecnologia ubiquitaria nella nostra vita. Che fosse esteticamente brutto non interessava a nessuno. Dentro alla sua scocca in plastica grigia e la forma rettangolare il C64 racchiudeva una miscela di potenza che prometteva l’onnipotenza digitale.

Oggi il processore MOS 6510 a 8bit da meno di un megahertz abbinato a 64KB di Ram e 20KB di memoria (Sì, di memoria fisica!) fanno ridere anche il peggior smartphone sul mercato ma allora erano il massimo per il mercato di massa. Il Commodore 64 poi ti dava anche un motivo valido per farselo comprare dai genitori. Non era una console, non serviva solo per giocare, c’era anche il Basic per programmare. «Mamma, papà, con il Commodore posso imparare l’informatica, la scienza del futuro», milioni di frasi del genere sono state spese dai ragazzi di tutto il mondo, 17 milioni a essere precisi visto che quelle sono le unità vendute negli undici anni di vita del computer. Che poi la maggior parte di noi si fosse limitata a giocarci e basta poco importa.

La tattica aveva funzionato, i nostri finanziatori, al lancio italiano nel marzo 1983, avevano speso la bellezza di 973.500 lire (poco per i tempi) e ora avevamo la tastiera grigia sotto le dita: missione compiuta. Oggi possiamo anche aggiungere che Time l’ha inserito tra i 50 oggetti tecnologici che hanno cambiato il mondo ma ciò è accaduto solo nel 2016 e allora ancora non lo sapevamo.



Dalla grafica alla matita Staedtler

Eccoci nel pieno dell’azione con Dig Dug, Bionic Commando, Sea Wolf, Castle Wolfenstein. La grafica vista oggi è primordiale ma allora era avveniristica, le sei maglie di colore diverso per le squadre di International Soccer sembravano un portento così come le Formula 1 di Pole Position. Va bene, erano pur sempre otto bit, tutto era fatto a quadratini (pochi di noi conoscevano la parola pixel) però era impossibile fermare quella cassetta che ci metteva un eternità a caricare. «Load...press play on tape...run», era diventato un nuovo mantra e non sempre a fin di bene.

Il registratore Datassette C2N ha anche creato più di qualche litigio in famiglia. Era delicatissimo e se la cassetta o le testine erano anche un minimo sporche saltava tutto. Oggi non sarebbe un problema, riavvii e in cinque minuti sei di nuovo nel gioco mentre lì il Load error arrivava anche dopo 20 minuti di fastidiosissimi caricamenti. E poi dovevi anche segnarti i minutaggi, non è che inserivi e giocavi, eh no, e via a riavviare con la matita Staedtler in mano, quella gialla e nera che tenevi come il Sacro Graal sopra al C64. Nessuno poteva toccarla né usarla per altro: la sua mina è rimasta intonsa per anni.




 

Viva gli 8 bit

E come dimenticare le copertine dei giochi, un’interpretazione che definire artistica è poco. Cercavano infatti di anticipare quello che ci avrebbe aspettato una volta caricato il software fallendo poi miseramente. Un Bruce Lee in mezzo alle fiamme con i muscoli tirati e lo sguardo truce veniva trasposto come un omino stecco che menava squadratissime mani e lineette che dovevano essere gambe, vedevi soldati al fronte pronti alla guerra che si trasformavano in chiazze colorate che si muovevano su altre chiazze colorate. Il bello però è che non ci facevi caso, eravamo abituati a questo enorme divario ed era impossibile resistere a quell’enorme catalogo che contava oltre diecimila titoli, una cifra tutt’ora considerevole.


 

Come usare il Commodore 64 oggi

Oggi del Commodore 64 non rimane solo la nostalgia. Possiamo provare l’ebbrezza di quei primi programmi attraverso gli emulatori, dei software per computer che simulano il funzionamento della vetusta macchina. C’è per esempio Vice, che gira praticamente su ogni piattaforma, da Windows a Mac Os passando per Linux. Davvero completo, non è facilissimo da usare ma sempre più semplice del Commodore. In più emula anche la lentezza nel caricamento delle cassette ma basta premere la combinazione Command+W per velocizzare il tutto. Siamo pur sempre nel 2017. Per gli smartphone Android invece possiamo scaricare Frodo C64, un’app che trasformerà il telefonino in vero e proprio computer anni ’80. Da ultimo ci sono anche gli smartphone della Commodore Business Machine, una linea di telefoni ideata da due italiani che hanno già integrati gli emulatori. Il nuovo modello, Leo, è previsto a breve ma al momento il sito risulta irraggiungibile.