domenica 13 agosto 2017

Così potranno essere consultati gli archivi della Chiesa sulla dittatura argentina

lastampa.it
alver metalli
Una circolare dei vescovi locali spiega chi può farlo e come


Archivi argentini

José Gabriel del Rosario Brochero c’entra qualcosa o per lo meno dovrebbe aver messo dei buoni auspici. C’è chi ricorda infatti che fu proprio al ritorno della delegazione argentina che aveva partecipato a Roma alla canonizzazione del “Prete Gaucho” nell’ottobre del 2016 che si seppe delle disposizioni di Papa Francesco con tanto di istruzioni della Segreteria di Stato affinché “il processo di organizzazione e digitalizzazione del materiale di archivio del periodo della dittatura militare (1976-1983), conservato negli archivi dell’Episcopato argentino, della Segreteria di Stato della Santa Sede e della Nunziatura Apostolica a Buenos Aires” venisse terminato e che in base ad un protocollo “che si stabilirà prossimamente” gli archivi fossero messi a disposizione delle “vittime e famigliari diretti dei desaparecidos e detenuti e, nel caso dei religiosi o ecclesiastici, anche dei loro superiori maggiori”.

C’è voluto meno di un anno per preparare il tutto, e presto si saprà in cosa consista. Da qualche giorno infatti è arrivato anche il protocollo di consultazione redatto – come informa adesso la Conferenza episcopale argentina - “avendo come premessa il servizio alla verità, alla giustizia e alla pace”. In allegato al comunicato ufficiale i presuli hanno incluso anche il modello della lettera prestampata che gli interessati dovranno compilare per avanzare la domanda di consultazione.

Poche le formalità richieste: le generalità di chi sollecita l’accesso all’archivio, il domicilio del richiedente con relativa indicazione del grado di parentela che lo lega alla persona su cui si cercano informazioni, l’impegno ad assumersi la responsabilità circa l’uso che fosse dato al materiale ottenuto e, se questi venisse pubblicato, a menzionare la fonte di provenienza dello stesso e a fornire all’archivio della Conferenza episcopale una copia del media dove fosse eventualmente pubblicato. Il tutto indirizzato o consegnato a mano nella sede centrale della Conferenza episcopale argentina di Buenos Aires, in via Suipacha 1032 con tanto di orario d’ufficio (9-17).

Segue il testo del protocollo di consultazione, poco più di una pagina scandita in sei punti. Il primo specifica chi può chiedere l’informazione sulla persona: le vittime, i famigliari dei desaparecidos e detenuti, e nel caso si tratti di ecclesiastici o religiosi, i rispettivi Vescovi e Superiori maggiori. Il secondo punto delimita la ricerca al materiale dove la persona di cui si cerca informazioni è menzionata. Il terzo punto indica l’istanza a cui dirigere la richiesta di ricerca, il Segretario generale della Conferenza episcopale argentina che per questo mandato è il vescovo Carlos Humberto Malfa titolare della Diocesi di Chascomús nel sud di Buenos Aires che come motto episcopale ha scelto un opportuno “Allegria e Pace”.

Il punto 4 chiarisce che se la richiesta di informazioni dovesse essere respinta parzialmente o totalmente la Conferenza episcopale dovrà fornire una notificazione scritta e il richiedente, presa visione delle motivazioni, potrà ripresentarla una seconda volta. Il quinto e sesto punto precisa che se negli archivi venisse trovata l’informazione del caso, essa sarà trasmessa al sollecitante, e se vi apparissero i nomi di altre persone questi saranno opportunamente oscurati nel rispetto della confidenzialità dei dati privati. Il settimo e ultimo punto è riservato alle autorità giudiziarie – giudici, avvocati, magistrati, polizia giudiziaria – i quali, se vorranno ottenere informazioni conservate negli archivi della Santa Sede o della Nunziatura apostolica di Buenos Aires dovranno presentare una rogatoria internazionale tramite gli abituali canali diplomatici.

Nessuna anticipazione sul materiale classificato e da questo momento consultabile. Per ciò che riguarda la Nunziatura apostolica si sa che i tipi di paper prodotti d’ufficio e dunque archiviati consistono di rapporti periodici delle Nunziature alla Santa Sede (con documentazione allegata, in particolare sugli interventi della rappresentanza diplomatica vaticana presso le autorità locali); di corrispondenza tra il Vaticano e il Nunzio su questioni inerenti affari umanitari e assistenziali (denunce, richieste di aiuto, informazioni di amici e parenti alla ricerca di notizie di congiunti dispersi, torturati o uccisi, testimonianze); di raccolta d’informazione neutra, e cioè informazioni non attribuibili alla Nunziatura perché reperite tramite i canali diplomatici consuetudinari (conversazioni private con altri diplomatici, politici, uomini di governi, Episcopati locali).

Meno prevedibile il materiale incamerato nell’Archivio della Conferenza episcopale, anche se si sa che in quegli anni i famigliari delle vittime ricorrevano alle parrocchie nella speranza di conoscere la sorte dei loro famigliari scomparsi. È probabile che vari parroci o sacerdoti abbiano a loro volta informato il loro vescovo o trasmesso copia delle lettere.

Dal blog Terre d’America