lunedì 7 agosto 2017

Cartoline d’Italia: La vacanza inizia in autostrada, tappa fissa nel non-luogo Autogrill

lastampa.it
beniamino pagliaro

In autogrill con i villeggianti partiti dall’estero e dal Nord Italia


Servizio fotografico di Nicola Marfisi/Agf

Quando le corsie si ingrossano, le auto si mettono in fila come vagoni di un treno. Quando spuntano i camper, con palloni e racchettoni sui cruscotti, capisci che effettivamente sei sull’Autostrada del Sole. Quest’estate le Cartoline d’Italia viaggiano in cerca della vacanza. La prima tappa è nell’intermezzo per definizione, la sosta per sgranchire le gambe: ci fermiamo all’autogrill. A Fiorenzuola d’Arda, direzione mare, William fa la prima sosta in territorio italiano. Sono partiti alle 11 di sera dall’Olanda, lui e la moglie si sono dati il cambio al volante, a bordo ci sono quattro dei cinque figli, dotati di schermi e cuffie che nemmeno un Airbus A350. Il più piccolo è però stufo e quando l’auto si ferma sgattaiola giù e inforca i pedali della bici legata al bagagliaio. È la terza volta che vengono in Italia, andranno in Toscana per due settimane.

È quasi ora di pranzo e nel piazzale dell’autogrill si nota. Non è un giorno da bollino nero, incrociamo i proverbiali turisti della partenza intelligente. Qui i lombardi che vanno al mare, sia sull’Adriatico che in Toscana, si intersecano con i piemontesi, ma molte targhe sono straniere. La prima sosta, ovviamente, è in bagno, che in questo caso non è in fondo a destra ma subito dopo l’ingresso, affollato ma ordinato. Sulle pareti dei pannelli provano a rinfrescare lo scenario con delle immagini di limoni, come fossimo in un centro benessere. Poi la fauna della sosta si divide tra ripartenza immediata, bar o ristorante.



Per sedersi a tavola si scalano due piani e si arriva al ristorante panoramico. Vista autostrada. Anche se la struttura è tirata a nuovo, siamo nel primo autogrill d’Europa disegnato come un ponte sulle corsie. Fu inaugurato il 31 dicembre 1959 da un giovane sottosegretario agli Interni che avrebbe fatto strada, Oscar Luigi Scalfaro. A guardare le foto d’epoca viene da chiedersi cos’avranno pensato, in quel Paese in bianconero, quei primi italiani che sulle loro auto, così minute, si fermavano a guardare il progresso sospeso sulla A1 mentre prendeva vigore il boom economico.

Oggi le macchine sono di più e più muscolose, il parcheggio è più grande, le basi del ponte sono ampliate ma la struttura è la stessa, calcestruzzo e acciaio. Dentro però non sembra il classico autogrill: la moda arriva anche in autostrada, così il pavimento è di legno, la cucina a vista, la pasta fatta in casa con lievito madre. Al bar non c’è nemmeno la Rustichella o il Camogli, i panini simbolo della sosta autostradale, perché vince il fatto in casa, tutto a chilometro zero. Per fortuna almeno il percorso a ostacoli dell’autogrill è rimasto.



Alessandro e Antonio, due fratellini, scendono dalla scalinata dell’ingresso con passo sicuro, appesi con il dito ai pantaloni della mamma, Veronika. Sembrano quasi due modelli e quando il nostro fotografo si avvicina sono già in posa. Arrivano da Parigi, raggiungono il papà a Siena e poi andranno in Calabria in vacanza. Prima di salutare ci svelano che in effetti è vero, Alessandro e Antonio sono dei modelli, lavorano nella moda per bambino francese e anche al cinema. Su un camper in manovra nel parcheggio spunta un grande adesivo di Titti: a bordo ci sono Fabio, Enrica e la cagnolina Sophie. Sono partiti dal Varesotto, dove portano avanti un’azienda che stampa plastica per i giocattoli, e puntano l’Umbria, il lago Trasimeno, e poi la Toscana.

Il camper, spiegano, è una scelta di vita, l’idea dell’autosufficienza, le vacanze che si allungano di qualche giorno. Su una Stilo azzurra sono appena arrivati tre piemontesi. Lui, archeologo, si presenta in realtà come autista: “Porto in vacanza le signore”, che sarebbero la moglie e la cognata. All’Autogrill hanno appena comprato un libro di Camilleri e qualche barretta Kinder che si scioglierà presto se rimane dov’è, sul cruscotto. Vanno al mare a Cesenatico e all’inizio non sembrano volenterosi di parlare di sé. Poi invece si aprono, lui racconta del lavoro, la moglie mostra la collana, riproduzione di un reperto antico, si finisce a parlare di Torino, dei Cinque stelle, del sindaco. “Io non ho votato la Appendino - dice la signora -, ma devo dire che paga un po’ le difficoltà anche perché è donna”.



Quando la Stilo parte lenta ma sicura un professionista armato di Suv splendente conquista il piazzale. Proviamo ad avvicinarci ma l’ego del signore ha deciso di apparire così impegnato che al saluto risponde soltanto con un gesto plastico, la mano che dice evidentemente “stop”. Senza proferire nemmeno una parola, riesce a lasciare sbigottito il pubblico del parcheggio e se ne va con il suo noioso completo gessato.

L’Autogrill è però in un certo senso democratico. Anche chi arriva con una Ferrari deve fare la fila per il bagno. Entra dai tornelli e segue il percorso forzato dove lo sguardo del viaggiatore è conteso dai totem che si stagliano e alternano peluche dimensione umano alle piramidi di Toblerone e alle mega confezioni di Pringles a sette euro e quarantanove. Nel non-luogo Autogrill esistono cose che noi umani fuori dalla rete autostradale non avremmo mai visto, come la scatola di patatine da mezzo chilo e la bottigliona di pop corn.

Siamo pur sempre in Italia e così l’itinerario prosegue tra una piccola enoteca, i salami, il parmigiano. Poi, quando manca poco alla cassa, prima dei libri, l’atteso reparto giocattoli, qui dominato dall’essenziale confezione degli “80 pennarelli Super Mega Coloring di Frozen”. In verticale il pacchetto svetterà sulla statura del piccolo consumatore che in macchina inizierà a giocarci, investimento sul buon umore del tragitto rimanente.

Tra i libri e i peluche due energumeni in pantaloni corti sembrano perdersi in cerca dell’uscita. Una madre tenta invece il figlio: hai visto il tubo gigante di patatine? Al che giustamente il figlio inizia a pretendere l’acquisto, le gira attorno saltellando e lagnando per qualche minuto, ma lei non demorde: se la cava con un paio di baci e promesse. È tempo di ripartire.

beniamino.pagliaro@lastampa.it
@bpagliaro