lunedì 3 luglio 2017

Scontro sulla legge per i “diritti degli smartphone”, slitta il voto al Senato

lastampa.it

Il provvedimento porta la firma del parlamentare Stefano Quintarelli: “La legge non impone cambiamenti commerciali, ma tutela i consumatori in tempi più rapidi”



Slitta ancora al Senato la votazione sul discusso disegno di legge Quintarelli, che ha l’obiettivo di facilitare la lotta contro eventuali abusi di operatori telefonici e di costruttori di cellulari. La votazione infatti non è stata ancora calendarizzata: doveva tenersi giovedì scorso, e ora bisognerà attendere la conferenza dei capigruppo per il programma di lavoro di luglio. Il ddl non è piaciuto però a Matteo Renzi, che si sarebbe speso per limarlo.

Il provvedimento porta la firma di Stefano Quintarelli, pioniere dell’informatica in Italia, che ha difeso il disegno di legge sul suo blog, particolarmente seguito dagli addetti ai lavori. Il ddl è stato presentato nel luglio 2014 e approvato dalla Camera nel 2016. Ora il testo attende la calendarizzazione, ma ha acceso la discussione politica che alcuni osservatori hanno ipotizzato stravolgimenti nei rapporti commerciali di colossi come Google, Microsoft e in particolare Apple. L’accusa che arriva da alcune parti del Pd è che la legge sarebbe contro la libertà di impresa e in modo particolare contro la Apple.

È l’articolo 4 del ddl quello più discusso, che permetterebbe all’utente di installare e disinstallare qualunque software, sistemi operativi, app su qualsiasi device. Una norma che complicherebbe l’uso di dispositivi Apple, che sono invece «chiusi». Secondo Quintarelli invece la norma non farebbe altro che introdurre un sistema di tutela più forte per chi usa il dispositivo e garantirebbe maggiore libertà all’utente, affermando il principio di neutralità della rete, secondo cui il proprietario di un telefono deve avere ampia possibilità di scelta.

«La legge non impone alcun cambiamento alle pratiche commerciali di nessuno. Solo, in caso di discriminazioni dolose che causino un danno all’utente - spiega Quintarelli - introduce una possibile procedura semplificata e più breve rispetto all’Antitrust. Il caso Google di questi giorni è durato otto anni, e adesso inizia il ricorso». In sostanza questo disegno di legge prevede che se discrimini (traffico o applicazioni) per ragioni anticompetitive, non tecnicamente motivate «puoi essere sanzionato con una procedura che non richiede un lungo e costoso procedimento antitrust».

Il binario antitrust continuerebbe quindi ad esistere, ma i procedimenti sono lunghi. Per questo Quintarelli ha disegnato questa proposta: «I procedimenti del codice del consumo previsti nella mia proposta di legge sono brevi, meno costosi e le sanzioni sono multe (al massimo 1/500 della sanzione comminata a Google). Inoltre, questi procedimenti possono essere chiusi con impegni in cui il produttore si obbliga a eliminare il presunto illecito».