domenica 9 luglio 2017

Roncolevà, una settimana di presidio (giorno e notte) per dire no ai profughi

lastampa.it
federico gervasoni

Prosegue ininterrottamente da oltre una settimana la protesta degli abitanti di Roncolevà, settecento anime, frazione di Trevenzuolo nel Basso Veronese, contro l’arrivo dei profughi. Ventiquattro richiedenti asilo originari dell’Africa sub sahariana sono attualmente ospitati da venerdì 30 all’interno di una villetta di due piani sulla strada provinciale Trevenzuolo-Mantova, davanti alla quale i cittadini del borgo hanno appunto posizionato due tende canadesi, televisori, un frigorifero e il necessario per sorvegliare la zona, presente su una ringhiera anche lo striscione “Roncolevà alza la testa”.

Quando cala la sera sul piazzale si radunano diverse decine di persone provenienti anche dai paesi limitrofi che si uniscono alle duecento già presenti proprio per dare un segnale forte di protesta. Sino ad ora è stato registrato soltanto un episodio di violenza, quando nella notte tra venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio la vettura del presidente della cooperativa che ha vinto il bando per gestire l’accoglienza ai rifugiati, è stata presa a sassate da ignoti, i quali hanno distrutto finestrini e il parabrezza. Mentre due sono le manifestazioni fortunatamente senza incidenti che sono state fatte, alle quali hanno preso oltre cinquecento persone compresi parte numerosi sindaci della zona, tra cui quello di Trevenzuolo Roberto Gazzani.

«Abbiamo paura che questi profughi in un paese minuscolo e privo di servizi come il nostro si ritrovino inevitabilmente a vagabondare e a bighellonare in giro - afferma Gazzani -. Di conseguenza temiamo per la nostra piccola e tranquilla comunità». Presenti in massa pure gli attivisti di “Verona ai Veronesi”, il comitato di destra della città scaligera. Sebbene c’è chi tra gli abitanti giuri che non si tratta di razzismo, su Facebook sono comparsi numerosi insulti tra gli utenti nei confronti dei profughi, mentre altri parlano di business per le cooperative e chiedono lo stop dell’invasione.

A Roncolevà, pianura Padana a due passi dal confine Mantovano, non c’è nemmeno la farmacia, solamente un bar, la parrocchia e il tabaccaio. Tuttavia presto i richiedenti asilo potrebbero diventare addirittura quaranta, ragione per cui le proteste e la contrarietà sino ad ora ribadita con il presidio permanente non si fermeranno di certo.