sabato 8 luglio 2017

Regno Unito eliminato dalle mappe Ue

ilgiornale.it
Francesco Manta

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Non sono ancora trascorsi due anni dalla “Brexit”, per la verità le negoziazioni per l’applicazione dell’Articolo 50 del Tue finalizzata all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue sono appena iniziate, eppure dalle parti di Bruxelles si fanno già “i conti senza l’oste”.

In un recente rapporto della Commissione Europea intitolato: “Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell’Europa”, datato 26 aprile 2017 e aggiornato al 15 giugno dello stesso anno, si illustrano i propositi e le previsioni di un’Unione europea a 27 membri, che dunque prevede l’esclusione della Gran Bretagna dalle statistiche sul futuro dell’Unione. Ciò accade sebbene, come detto, le procedure per l’adempimento delle procedure sia appena partito, mentre le negoziazioni dei vari punti dell’accordo sembrano già avviati sulla via del naufragio.

Il problema nello specifico, tra gli altri, riguarda il fatto che, fino al momento in cui la Brexit non verrà ufficialmente sancita dai suoi negoziatori, la Gran Bretagna sarà un membro a tutti gli effetti dell’Unione, e dunque continuerà a versare a Bruxelles tutti i contributi dovuti per l’attuazione delle politiche comunitarie. La premeditazione e l’intenzionalità di questo studio non è assolutamente celata dai suoi committenti e dai suoi realizzatori, come chiaramente accompagnano le parole introduttive del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, riprese da un suo vecchio discorso di qualche anno fa, in cui sostiene che se l’Europa vuole giocare un ruolo da protagonista in futuro, deve giocare quel ruolo anche ora.

Chi ha stilato il rapporto non fa mai riferimento all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, dando il processo, ora in fieri, già per scontato, dovendo dunque fare i conti con una Comunità a 27 membri per il prossimo futuro, soprattutto nella dimensione della sfida dei diritti sociali e del benessere economico dei cittadini dei Paesi membri.

Nell’immagine relativa alla diminuzione del tasso di disoccupazione nei paesi dell’Unione, si nota come la Gran Bretagna, al pari di Norvegia, Svizzera e i Paesi della ex-Jugoslavia non ancora membri Ue, sia riportata in colorazione grigia e senza l’apporto di dati numerici, oltre alla palese esclusione dalle varie tabelle che illustrano l’aspettativa di vita della popolazione e gli standard di vita.

I parametri illustrati, tra l’altro mostrano un presagio decisamente al ribasso sul futuro dell’Unione: il tasso di disoccupazione della Gran Bretagna è al 4,5% e quindi tra i più bassi in Europa; inoltre, i salari inglesi sono tra i più alti dell’Unione, mentre i costi legati al lavoro sono tra i più bassi. A spanne, escludendo tutte le previsioni sui costi della separazione e le conseguenze a carico della Gran Bretagna, il costo della Brexit per la Ue sarebbe abbastanza pesante, anche per questioni legate ai permessi di lavoro e di residenza dei cittadini europei nelle isole britanniche.

Il sistema-lavoro britannico è da sempre considerato tra i più protettivi del continente nei confronti dei propri cittadini, e dunque in seguito all’uscita di Londra dal concerto europeo le politiche di tutela del lavoro dovrebbero essere, in questo senso, più “socialiste”. L’evidenza dei fatti è che comunque parrebbe che, dal lato di Bruxelles, ci sarebbe la volontà di proseguire su questo percorso, qualunque sia l’esito finale. L’Europa sembra quindi pronta a rinunciare all’apporto inglese all’Unione, con l’incertezza circa le ripercussioni sulla cittadinanza.