venerdì 14 luglio 2017

Perché il 25 aprile italiano non è il 14 luglio francese

corriere.it
risponde Aldo Cazzullo

Caro Aldo,
Fête nationale. Attraversando la Francia in ogni paesino mille iniziative in occasione del 14 luglio. E da noi? Il 25 Aprile è una festa “politica”. Due Stati, due popoli.
Lucia Marinovic luciapuurs@hotmail.com

Caro Aldo,
oggi la Francia festeggia una giornata che da ben 228 anni divide, tra un prima e un dopo, la storia dell’umanità in nome di quel grido «Liberté, egalité, fraternité». Ritiene sia necessario mantenere saldi quei valori soprattutto tra i giovani?
Paolo Farinati pfarinati@fideuram.it



Cari lettori,
Il 25 Aprile è considerata un «festa politica» perché tale l’abbiamo fatta diventare. Anche il 14 luglio 1789 in Francia ci furono dei vinti, anche la rivoluzione fu a suo modo un conflitto civile. La differenza è che in Francia – mutato il molto che c’è da mutare — nessuno dubita quale fosse la parte giusta e quale la parte sbagliata; anche se molti tra coloro che militarono sul fronte di «liberté égalité fraternité» tradirono quel motto versando il sangue dei compatrioti.

In questi giorni ho ricevuto centinaia di messaggi sulla questione dell’antifascismo. Non sarei onesto se tacessi che la grande maggioranza sostenevano o giustificavano l’apologia di fascismo. Una lettrice, all’evidenza ignara o dimentica del colonnello Montezemolo, del generale Caruso, dei carabinieri martiri a Fiesole e alle Ardeatine, degli internati militari in Germania, mi ha scritto che l’antifascismo è roba da radical chic. Nessuno ha trovato nulla da ridire sulla battuta antisemita dell’onorevole Corsaro, su cui ha scritto parole definitive Pierluigi Battista, autore di uno splendido libro intitolato «Mio padre era fascista».

È vero che la Francia ha una coscienza nazionale più antica della nostra, e che i conflitti civili si sono stemperati nel tempo. Nel 1871 la Comune di Parigi fu stroncata con i plotoni d’esecuzione: George Duby scrive di 40 mila fucilati, più i deportati alla Cayenna. Il regime filonazista di Vichy fu cancellato dalla memoria nazionale con un’operazione politica: De Gaulle lo considerava «nullo e mai accaduto», Mitterrand che da Pétain era stato decorato non rinnegò mai l’amicizia con il capo della polizia Bousquet; bisognò attendere Chirac, uomo di destra, perché fosse riconosciuta la responsabilità francese nella persecuzione degli ebrei.

In Francia però per una battuta antisemita si finisce condannati dalla magistratura ed espulsi dal partito: Marine Le Pen l’ha fatto con suo padre. L’on. Corsaro rimane al suo posto.