venerdì 28 luglio 2017

Palermo, va a processo mister preferenze: “Formaggi, latte e uova in cambio di voti”

lastampa.it
riccardo arena

Francesco Cascio, ex uomo forte di Fi passato a Ncd, accusato di corruzione elettorale. Stesso reato contestato anche a un altro alfaniano Marcello Gualdani


Francesco Cascio, volto di Fi in Sicilia, ex presidente dell’Assemblea regionale, ora passato a Ncd di Alfano,già sospeso con la Severino

In Sicilia il voto si compra ancora con i classici pacchi di pasta. Ma onestamente non solo con quelli: anche con «formaggi, latte, uova ed altro» e genericamente con «pacchi spesa». La prosa giudiziaria rimanda alla distribuzione di «derrate alimentari» agli elettori, «al fine di fare ottenere il voto elettorale»: pare arcaico, ma i fatti contestati a due esponenti del centrodestra alfaniano sono del 2012 e non del dopoguerra dell’Isola affamata né degli Anni 70 di cianciminiana memoria.

Sono ipotesi di accusa, ovviamente, non certezze, formulate dalla Procura generale di Palermo, che ha avocato un’indagine che la Procura della Repubblica intendeva archiviare: ma Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, e il senatore di Ncd-Ap Marcello Gualdani, che si sarebbe «limitato» a procurare voti al suo amico e mentore, dovranno affrontare un processo con l’accusa di corruzione elettorale. 

Dal 9 gennaio saranno a giudizio davanti al giudice monocratico, dove li ha spediti con la citazione diretta il pg Domenico Gozzo. Con loro sei presunti galoppini, che non solo avrebbero comprato voti ma avrebbero anche «dirottato» viveri destinati al Banco alimentare, dunque ai poveri. Attraverso una onlus intitolata all’incolpevole Papa Wojtyla, che faceva capo a un procacciatore di voti, Luigi Mazzagreco, le derrate sarebbero state distribuite nei quartieri popolari agli elettori di Cascio.

Appare quasi comico rileggere le intercettazioni di alcuni dei collaboratori del candidato, che riportavano le lamentele dei beneficiari: «Con la spesa mi hai fatto litigare con le persone - diceva uno dei galoppini, Salvatore Ficarotta -. Si affacciavano dal balcone: “A me non me ne dai?”. E altri invece: “Il formaggio, la plastica gonfia, il latte scaduto...”».

Alle regionali l’ex presidente fu il più votato del suo partito, allora il Pdl, con 12.395 preferenze su 51.900 voti totali nel collegio di Palermo. Il suo avversario interno, Francesco Scoma, ne ebbe quasi 4 mila di meno (8.564). Caduto casualmente nella rete delle intercettazioni (la Procura indagava su un gruppo di spacciatori, e si imbatté in questa storia), Cascio non faceva mistero di volere «rompere il c... a Scoma», aggiungendo che «le elezioni si vincono con l’affetto della gente». 

Oggi del Parlamento siciliano “Ciccio” Cascio non fa più parte: lo hanno sospeso con la Severino, dopo la condanna a due anni e otto mesi per un’altra brutta storia, una presunta corruzione non elettorale, corruzione e basta, per la ristrutturazione di una villetta a Collesano, in provincia di Palermo, in cambio di alcune autorizzazioni per un resort. Sentenza di appello a settembre e per adesso i difensori degli imputati manifestano serenità di fronte alla nuova tegola: «Il voto di scambio contestato non è aggravato - dice l’avvocato Nino Caleca - ma Cascio non ha commesso alcun reato». Stessa linea da parte degli avvocati Giovanni Di Benedetto e Francesco Paolo De Simone Policarpo, legali di Gualdani.