martedì 4 luglio 2017

"Ombrelline" per i politici in Abruzzo: esplode la polemica web

ilgiornale.it
Lucio Di Marzo - Lun, 03/07/2017 - 10:52

Sei donne a coprire con ombrelli i relatori. Aspre critiche. La Regione: "Si esagera"



Si è chiuso tra le polemiche il laboratorio di idee Fonderia Abruzzo, dopo che sui social network ha iniziato a essere condivisa un'immagine che mostra un ministro del governo e leader regionali sul palco, con sei donne a ripararli da sole e pioggia.


Il ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti e il governatore della Regione, Luciano D’Alfonso, tra quanti si facevano aiutare da quelle che in molti sul web hanno descritto come "ombrelline" o "parasole", lanciando un'aspra polemica sulla parità di genere
"È molto tempo che qui nella nostra Regione le cose vanno un po' così - ha scritto su Facebook Alexandra Coppola, dirigente locale del Partito Democratico -, tutto passa quasi inosservato. Tutto va bene e nessuno ha nulla da obiettare".

"Nella mia militanza ho fatto di tutto - aggiunge la Coppola -, attaccato manifesti, preparato sale che avrebbero ospitato ospiti importanti, ecc. ma mai nessuno mi ha chiesto di riparare dal sole compagni di partito. Queste immagini sono raccapriccianti. Mi fanno male vederle e mi fa male pensare che nel mio partito nessuna donna dirà nulla".

Critiche importanti, che tuttavia il governatore, attraverso il portavoce Fabrizio Santamaita, descrive come "una boutade estiva giustificabile solo da una domenica senza la possibilità di andare in spiaggia". "È stato necessario l’improvviso utilizzo di ombrelli per riparare i relatori dalla pioggia (al mattino) e dal sole (nel pomeriggio) - aggiunge - poiché il palco era scoperto. Non appena si è verificata l’emergenza, alcuni volontari dotati di ombrello si sono attivati autonomamente".

Un caso che i volontari fossero tutte donne, sostiene il portavoce della Regione, che nega possibili questioni legate al genere. Ma sui social intanto è scontro. E se qualcuno sostiene si stiano esagerando i toni della discussione, altri non cedono: "Una vergogna".