sabato 15 luglio 2017

Nessuno vuole la casa del padre dell’Inno d’Italia

lastampa.it
flavia amabile

A Genova, nel palazzo storico che ha dato i natali a Goffredo Mameli: poche offerte per i due alloggi in vendita. E anche la targa è sbagliata



I cartelli «Vendesi» sono almeno quattro. Uno sul portone, un altro sulla finestra del secondo piano, il terzo alla finestra del quarto piano e l’ultimo sulla facciata laterale. Siamo in piazza San Bernardo, nei carruggi di Genova. Sono tanti gli appartamenti in vendita in queste strade buie e strette: non ci sarebbe nulla di particolare da raccontare se i cartelli «Vendesi» non si trovassero sul palazzo dove nacque Goffredo Mameli, proprio quello di «Fratelli d’Italia».

I locali dove nacque l’autore delle parole dell’inno nazionale dovrebbero essere ricercati, ambiti, già andati al miglior offerente dopo una gara al rialzo rispetto al prezzo iniziale. Invece, dei due appartamenti in offerta, dopo sei mesi il più economico ha due persone interessate, ma per il momento non hanno concluso nulla anche se si tratta di 119 mila euro trattabili per 65 metri quadrati in pieno centro storico di Genova. Il più prestigioso non ha ricevuto nemmeno una proposta.

«Nessuno ancora si è fatto avanti», spiega la signora che risponde al numero indicato sul cartello.
Eppure, anche in questo caso, il prezzo non è esagerato: l’agenzia immobiliare chiede 165 mila euro per 110 metri quadrati. Il palazzo e l’interno dell’appartamento sarebbero da ristrutturare, ma si tratta comunque della casa dove nacque Mameli, lo conferma anche una targa, unico elemento solenne dell’intero edificio. Oltre a dover avere decine di estimatori in fila per assicurarsi una proprietà con le radici nella storia d’Italia, dovrebbe essere messa in vendita a un prezzo più elevato. Invece, disinteresse totale. Persino l’agenzia immobiliare deve aver considerato una perdita di tempo fare leva sul fascino patriottico del luogo: negli annunci Mameli non è mai citato.

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, ma si è anche dimenticata di Goffredo Mameli. Autore delle parole dell’inno nazionale, capitano nell’esercito di Garibaldi, combattente al fianco di Nino Bixio, un padre della patria senza neanche un museo in giro per l’Italia, soltanto alcuni busti e qualche lapide. Anche sbagliata, per di più. Fatta l’Italia, non soltanto non si sono mai fatti davvero gli italiani, ma il povero Mameli fu dimenticato quasi subito. Nel 1876, sei anni dopo la breccia di Porta Pia che portò all’unione dell’intera penisola, si decise di onorarlo con una degna lapide di marmo sulla sua casa di Genova.

Almeno in quell’epoca la memoria avrebbe dovuto essere ancora ben viva: se non fosse stato ucciso a Roma dalle truppe francesi, Mameli non avrebbe avuto ancora cinquant’anni. Ma qualcosa si era già persa: sulla lapide di marmo era scritto «in queste case ebbe nascita e dimora», però non fu posta sulla facciata del palazzo dove Mameli nacque in piazza San Bernardo, ma alcune decine di metri più in là, in largo Sanguineti, su un edificio in cui abitò soltanto per alcuni anni. Qualcuno alla fine si rese conto della gaffe, si provò a correre ai ripari. Però il marmo è impietoso con gli errori: le parole di troppo furono raschiate via, ma il segno della modifica rimarrà per sempre.

Nemmeno questo bastò a chiarire una volta per tutte la mappa dei luoghi della breve vita di Mameli a Genova. Ancora quest’anno, Giorgia Meloni ha suscitato uno dei momenti di maggiore ilarità nella movimentata campagna elettorale genovese, andando a rendere omaggio all’autore dell’inno nazionale, finendo sotto la solita l’abitazione dove visse e non dove nacque. Mameli eroe delle gaffes e dell’indifferenza. Negli anni Sessanta a nessuno venne in mente di considerare un piccolo monumento il luogo dove compose le parole dell’inno. Secondo quanto si dice, lo scrisse negli scantinati dell’edificio dove nacque in piazza San Bernardo. «Gli scantinati? Sono stati distrutti durante una ristrutturazione», racconta la signora Anna, una delle inquiline del palazzo che si trova accanto a quello di Mameli. 

Pensate che in largo Sanguineti, dove visse, vada meglio? Li, oltre alla lapide sbagliata si vede una corona ormai secca e una lampada. «La corona sarà quella portata da Giorgia Meloni, la lampada l’abbiamo messa noi del condominio», spiegano i titolari dell’ufficio di spedizioni proprietari da venti anni dell’appartamento di Mameli. Comunque, sia chiaro, a noi l’inno non piace, precisano: «L’Italia merita di meglio di una marcetta».