lunedì 3 luglio 2017

Milan, il cacciatore di tesori e i misteri del mito

corriere.it

di Giacomo Valtolina

Lo statuto del 1899 trovato da uno studente. Sarà esposto al museo rossonero al Portello. Prima traccia di una storia ancora misteriosa. «Festa a metà dicembre per il compleanno»



Siamo alla metà di dicembre - che come si vedrà è un periodo ricorrente in questa storia di Milan - e l’anno è il 2015. Un giovane appassionato di numismatica di nome Marco Boscolo, 24enne studente di Storia alla Statale, sta catalogando, lente d’ingrandimento alla mano, l’imponente collezione privata di un’importante famiglia di industriali milanesi. Setaccia la biblioteca della loro tenuta di campagna, tra volumi preziosi, rarissime prime edizioni, documenti notarili e reperti di vario genere finché all’improvviso non salta fuori una scatola di pelle nera dell’Esercito: dentro, tra la corrispondenza dal fronte, le fotografie coloniali e le spillette dell’Ippodromo fa capolino, discreto, un libretto rosso, 14,8 centimetri per 11. Sulla copertina, la scritta: Statuto del Milan cricket and football club.

È l’atto che certifica la fondazione della società allora italo-milanese all’hotel Duca d’Aosta (l’attuale Principe di Savoia), datato una sera di metà dicembre 1899, tra il 13 e il 17. Presidente (Edwards), vicepresidente (Nathan), segretario (Davies), cassiere (Allison), consiglio direttivo (Blomenstock, Celli, il fondatore Kilpin, Osculati, Steele, ma ci sono anche altri italiani come Angeloni, Dubini e Camperio), regole (quelle di un normale circolo) e quote associative (25 lire per il primo anno e poi 15) messe per iscritto in quella che la Gazzetta racconterà come la sera in cui tutta la Milano che contava «mise un obolo» per la fondazione nella sede della Fiaschetteria Toscana di via Berchet, oggi, beffa della storia, boutique dell’Inter.

«Nessuno aveva capito il valore dello statuto - racconta Boscolo -, così è rimasto per mesi tra le carte sul mio comodino di casa, come un dépliant qualsiasi. Poi ho chiamato il Milan per capire quali documenti fondativi esistessero. Era effettivamente l’atto più antico mai trovato, ma dato che l’offerta ricevuta non era soddisfacente abbiamo deciso di metterlo all’asta». Compratore americano già con l’assegno in mano, pronti 120 mila euro. Una volta depositato alla casa d’aste Bolaffi, però, l’atto diventa pubblico, così il direttore di Casa Milan, Marco Amato (con Triennale e Padiglione Zero di Expo sul curriculum), chiede alla Soprintendenza un vincolo archivistico che, tempestivo, arriva impedendo l’espatrio dell’atto.

Sfuma così la vendita oltre Oceano e l’avvocato Giuseppe La Scala, presidente dei piccoli azionisti del Milan, può aggiudicarselo per quasi 94 mila euro nell’auction - e riecco di nuovo la data ricorrente - del 14 dicembre. Con una conseguente decisione (la cessione in comodato d’uso a Casa Milan) e due auspici («che venga esposto il 13 dicembre e che quel giorno diventi il compleanno del Milan, da celebrare nel mondo a suon di vin brulé in una grande festa casciavít , tra Sant’Ambrogio e Natale»).

Teca nell’anticamera del museo di Casa Milan, tra i vessilli (labari) anni 20, 40 e 70, e debutto al pubblico con alcuni altri pezzi appena recuperati dal team di Amato (una lettera della società di macchine agricole del presidente Edwards con la sua firma originale e una copertina rossonera di Lo sport illustrato del 1921), una squadra fatta di appassionati, storici e archivisti volontari, sguinzagliati a caccia di reperti da donare o condividere con museo e popolo rossonero.

Ma il 13 dicembre resta una data ancora oggi misteriosa, simbolica della peculiare nebulosità d’informazioni sul primo ventennio rossonero, confermata dalla difficoltà, anche per gli stessi eredi dei fondatori, di trovare reperti originali («Diavolo smemorato» scriveva sul tema la Domenica del Corriere nel 1949). Lo dimostra anche il fatto che a Casa Milan, il pezzo più antico in collezione sia una maglia (della nazionale italiana) usata da De Vecchi nel 1912. La prima casacca rossonera esposta - in attesa che ritorni la maglia primi anni Dieci una volta in mostra a San Siro - è addirittura del 1951/52, appartenuta (ma probabilmente mai usata) ad Annovazzi.

I pezzi forti di Mondo Milan sono infatti pezzi successivi, dalle Coppe campioni ai Palloni d’oro concessi da Van Basten e Shevchenko, nel percorso che attraversa la storia gloriosa del club. Un’altra chiave di volta della storia rossonera è l’editoria. Non solo per il core business delle vecchie proprietà (Rizzoli prima e poi Berlusconi) o per il know-how tipografico cittadino dell’epoca, ma in questo caso anche per le valutazioni sulla autenticità dello Statuto. Ai fini della certificazione della Soprintendenza, utile è stato infatti il nome della tipografia industriale riportato a pagina 2 (G. Pizzi, via Visconti 14, specializzata in libelli giuridici). «Un’altra eccellenza milanese» sottolinea La Scala. Il dettaglio è un logo a quadratino a righe rossonere, in alto a destra, in prima pagina.

Curiosamente a strisce orizzontali. Ciò che stupisce, e che ha dato anche adito a dubbi, è l’ottimo stato di conservazione dello statuto, con le pagine sì ingiallite ma senza ombra di ruggine nei punti metallici. «È la prova della capacità tecnica delle tipografie milanesi» dice La Scala, mentre Amato annuncia «tecnologie per conservarlo e digitalizzarlo».

Oggi, quel quadratino striato (che guardandolo sembra quasi poter dirimere la querelle sul plagio tra Pink Floyd e Isgrò) è diventato il logo, inaspettatamente attuale, di El nost Milan , casa editrice che pubblica volumi sul Milan e che ha fatto risorgere, grazie all’intervento di una cordata di persone tra cui proprio l’avvocato La Scala (noto per la sua storica rivalità con l’ex amministratore delegato Adriano Galliani), la tipografia Campi. Fondata nel 1898, è l’unica a stampare professionalmente con composizione monotype e caratteri di piombo creati con una fonditrice. Una copia dello statuto qui prodotta verrà regalata con il libro Milan 1899, una storia da ricordare , ai primi 1899 sottoscrittori della neonata Radio Rossonera, gestita da blogger e influencer milanisti (e supportata dalla società) che dà voce al tifo critico, le cui opinioni sembrano essere oggi più rilevanti per le nuove strategie di comunicazione del Milan «orientale» .