martedì 4 luglio 2017

Migranti, i dieci perché dell'invasione

ilgiornale.it
Gian Micalessin - Lun, 03/07/2017 - 12:44

Siamo diventati il campo profughi dell'Europa. Ecco tutti gli errori di Renzi e Gentiloni

I numeri sono quelli di un'invasione. Alle 8 di ieri mattina i migranti sbarcati dall'inizio dell'anno toccavano quota 83mila 360. Ben 6mila 487 in più rispetto a quelli arrivati fino a venerdì. Oltre il 18 per cento in eccesso rispetto ai 70mila 22 sbarcati nello stesso periodo del 2016. Ma quel che più spaventa è il dato complessivo. In questi tre anni e mezzo l'Italia governata dal Partito Democratico di Matteo Renzi ha contato oltre 588mila sbarchi. Eppure nulla si muove. Al pari del precedente esecutivo guidato da Matteo Renzi anche il governo del premier Gentiloni assiste con inerte inettitudine a questo disastro epocale.

L'unico segnale di reazione, ovvero la proposta d'impedire alle navi straniere di sbarcare altri migranti nei nostri porti formulata dal ministro dell'Interno Marco Minniti, è stata affossata dai suoi stessi colleghi. E così mentre il nostro governo piagnucola, ma non agisce l'Europa continua ad ignorarci. Ma lamentarsi a questo punto serve a poco. La scarsa considerazione riservataci dall'Unione Europea, come il florido e crescente commercio di esseri umani gestito dalle organizzazioni criminali, sono il frutto dei dieci errori capitali inanellati dai governi Renzi e Gentiloni dal 2014 in poi.

L’incapacità italiana nella questione libica

Nel 2014, durante i primi nove mesi del mandato, il governo Renzi ignorò la questione Libia disattendendo non solo gli interessi nazionali, ma anche gli impegni di vigilanza strategica assunti con gli Stati Uniti concordi nel considerarci l’unico alleato in grado di districarsi nel caos libico. L’Italia non mosse un dito per invocare un’azione europea neppure durante il semestre di presidenza della Ue, iniziato a luglio 2014. Un semestre durante il quale milizie islamiste presero Tripoli avviando quella divisione del paese da cui derivano il caos attuale e l’impossibilità di contrastare le organizzazioni criminali.

L’inerzia colpevole sul trattato di Dublino

Il trattato - varato nel 1990 e successivamente modificato fino alla versione approvata nel giugno 2013 da tutti i paesi dell’Unione - è la legge fondante su cui si basano sia l'obbligo di tenerci i profughi scaricati sulle nostre coste, sia il rifiuto ad accoglierli degli altri paesi europei. Dal 2014 ad oggi né il governo di Matteo Renzi, né quello di Paolo Gentiloni sono stati in grado di avviare un’azione politica in ambito europeo per cambiarne le regole. E così il Trattato continua a venir utilizzato dai nostri «amici» europei alla stregua di una trappola legale per bloccare qualsiasi redistribuzione dei migranti.

Poche identificazioni e il bluff del governo

Tra luglio e novembre sono 29mila i migranti registrati nel database del sistema Eurodac contro i 65mila arrivati sulle coste italiane secondo i dati statistici di Frontex». Così nel dicembre 2015 una lettera della Ue smascherò il giochino di un governo Renzi intento a non identificare i migranti. Il giochino puntava a favorire l’uscita degli immigrati dai nostri confini nella speranza che la mancata identificazione impedisse di rispedirceli indietro. Da allora la reputazione del nostro paese è caduta a livelli bassissimi. E da questo deriva la mancanza di credibilità dell’Italia a livello europeo.

La missione Triton è stata un autogol

Quando nel settembre 2014 l’Unione Europea approvò la missione Triton il ministro degli interni Angelino Alfano la spacciò per un grande successo suo e del governo Renzi. In verità la missione rappresenta il via libera a quell’abominio umanitario che consente a tutte le navi europee, Ong comprese, di raccogliere i migranti davanti alle coste libiche e scodellarli sulle nostre coste. Alfano accettò, a nome di tutto il governo, la procedura. Legittimando così la pratica in base alla quale tutti i partner europei sono autorizzati a scaricare i migranti nei nostri porti.

La farsa dell’accordo per i profughi siriani

Nel settembre 2015 il governo Renzi firmò un accordo-farsa per la ripartizione in Europa di 39.600 migranti siriani ed eritrei titolari del diritto all’asilo. La maggioranza dei migranti arrivati in Italia sono però africani, irregolari e privi di diritto all’asilo. Per capirlo bastavano i dati del 2014 quando le richieste di asilo presentate da siriani ed eritrei furono appena 505 e 808. Oggi, a fronte di appena 7.281 immigrati ridistribuiti rispetto ai 39.600 previsti, il Viminale registra solo 800 candidati pronti per il trasferimento: se anche qualcuno volesse a prenderseli non avremmo più migranti da redistribuire.

Il premier di Tripoli è troppo debole

Ogni tentativo di frenare l’arrivo dei migranti passa per la soluzione della questione libica. Il governo Renzi, invece di battersi per la nomina di un uomo forte in grado di governare il paese, ha avvallato la scelta - impostaci dall’Onu e dalla comunità internazionale di affidare la Libia al premier Fayez Al Sarraj. Debole e succube del potere di milizie e trafficanti di uomini Sarraj rappresenta un ulteriore ostacolo alla soluzione del problema Libia. E mentre il futuro di Sarraj appare sempre più incerto cresce il ruolo di quel generale Haftar che l’Italia ha sistematicamente osteggiato.

Il business delle coop finanziato dallo Stato

I l nostro governo spende per l’accoglienza oltre 4 miliardi e 200milioni all’anno che potrebbero diventare 4miliardi e 600mila a fine 2017 a causa dell’intensificarsi dell’emergenza. Garantendo alle cooperative in sintonia con le proprie politiche la gestione dei migranti il governo distribuisce denaro ai propri sostenitori e crea posti di lavoro da trasformare in voti. Ma il perverso business dell’accoglienza porta anche spese fuori controllo. Per capirlo basta comparare i costi dell’Italia con quelli di altri paesi. Da noi la gestione quotidiana di un profugo costa 35 euro. Nella vicina Austria ne bastano 21.

L’appoggio europeo soltanto a parole

La Cancelliera Angela Merkel ha chiuso in meno di 7 mesi quella rotta balcanica che a fine 2015 portò un milione di migranti in Germania mettendo a rischio il suo futuro politico. Per farlo ha costretto il resto dell’Europa a versare 6 miliardi al dittatore turco Erdogan. L’Italia non paga di contribuire, in qualità di terzo contribuente europeo, a una larga quota di quell’esazione non è riuscita ad ottenere nulla per sé. E non lo otterrà nei prossimi mesi. Come spiegato venerdì dalla nuova presidenza di turno dell’Estonia, l’Europa ci ascolta ma non si cura di rispondere.

Il mancato controllo sul lavoro delle Ong

Non paghi dell’errore commesso con Triton i governi del Pd hanno allargato il permesso di scodellare migranti sulle nostre coste anche ad organizzazioni umanitarie completamente fuori controllo. Molte delle Ong coordinate dalle nostra Guardia Costiera, oltre a godere di finanziamenti se non occulti almeno opachi, perseguono politiche in aperto contrasto con quelle europee. Gli statuti di molte di queste organizzazioni sostengono la necessità di favorire l’arrivo del più alto numero di migranti ignorando palesemente le regole europee che vietano l’accoglienza di migranti irregolari.

La chiusura dei porti è già stata affondata

L’idea del ministro dell’Interno Marco Minniti di chiudere i nostri porti allo sbarco di migranti recuperati da navi straniere rappresenta la prima proposta concreta avanzata da un esponente dei governi del Pd dal marzo 2014 ad oggi. Eppure la proposta è stata già affossata dal ministro Del Rio e da altri esponenti del governo Gentiloni. Con la conseguenza di privarla di ogni credibilità politica e di giustificare l’indifferenza europea. Del resto se Minniti non viene appoggiato dai suoi stessi colleghi di governo non si vede come possa venir preso sul serio da Macron, dalla Merkel e dal resto d’Europ