venerdì 7 luglio 2017

L’ultimo volo di Amelia Earhart Ecco la foto che riapre il mistero

corriere.it
di Alessandra Muglia

Non sarebbe morta inghiottita dall’Oceano ma in una prigione giapponese. Stava per diventare anche la prima donna a fare il giro del mondo quando sparì nel nulla



Una vecchia foto ingiallita riapre il mistero della fine di Amelia Earhart. La prima pilota donna ad attraversare l’Atlantico in solitario stava per diventare anche la prima a fare il giro del mondo quando sparì nel nulla. L’aviatrice americana era partita dalla Nuova Guinea per raggiungere l’Isola di Howland, un piccolo atollo in mezzo all’Oceano Pacifico, quando si persero le sue tracce. Due anni dopo gli Stati Uniti la dichiararono ufficialmente morta ma i suoi resti non vennero mai trovati.

Il suo ultimo messaggio risale al 2 luglio del 1937: avrebbe compiuto 40 anni pochi giorni dopo. Ora a 80 anni esatti da quella oscura scomparsa, un’immagine scovata negli archivi nazionali americani ribalta la versione più accreditata sulla sua fine: quella secondo cui lei e il suo navigatore,Fred Noonan, si schiantarono vicino alle isole Marshall e furono inghiottiti dall’Oceano.
L’immagine
La foto in bianco e nero — lanciata da un’inchiesta di History Channel in onda nel prossimo fine settimana e che la Nbc ha pubblicato in anteprima — mostra un gruppo di persone su un molo ed è contrassegnata come scattata sull’atollo Jaluit, nelle isole Marshall, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. Quella che sembra essere una donna con i capelli corti, girata di spalle, sarebbe Amelia Earhart, secondo gli esperti interpellati nel documentario tv. Poco lontano da lei, a sinistra, viene individuato un uomo dai tratti occidentali, indicato come Fred Noonan. La foto e altri dettagli, che verranno resi noti nelle due ore di speciale dedicato al caso, mostrerebbero che Earhart e il suo navigatore sopravvissero allo schianto, furono catturati dai giapponesi e poi tenuti prigionieri a Saipan, un’isola delle Marianne al tempo controllata da Tokyo, dove morirono in prigione.
Prova debole
Difficile riconoscere le somiglianze dei due protagonisti con le persone nella foto, le prove a sostegno di questa tesi appaiono ancora deboli. Eppure la storia ha già richiamato l’attenzione dei media internazionali: offre una tesi alternativa a uno dei più noti misteri della storia delle esplorazioni del Novecento, e ha al centro uno dei personaggi più famosi di quel secolo: Earhart con i suoi voli sosteneva che le donne devono poter compiere le stesse imprese degli uomini ed era anche una prolifica scrittrice. La sua vita è stata portata sul grande schermo dalla regista indiana Mira Nair, con la due volte Premio Oscar Hilary Swank nei panni di Amelia.
L’altra missione
Proprio pochi giorni fa una nuova missione è salpata dalle Fiji lanciata dalla ong Tighar in collaborazione con il National Geografic. Una nave con a bordo anche cani esperti nel rintracciare resti umani è partita con destinazione Nikumaroro, piccolo atollo disabitato del Pacifico, nell’arcipelago delle Isole della Fenice. Per loro Earhart e Noonan virarono a sud rispetto alla rotta e tentarono di mandare degli sos ma furono poi inghiottiti dall’alta marea. A sostegno della loro tesi portano manufatti trovati nell’isola, come una chiusura lampo made in America e barattoli tipo quelli usati da una società Usa per contenere una crema anti lentiggini negli anni ‘30. Il mistero resta, le ricerche continuano.