mercoledì 19 luglio 2017

Les Diablerets, il ghiacciaio restituisce 75 anni dopo i corpi di una coppia

repubblica.it

Li ha riconosciuti la figlia: probabilmente cercavano di raggiungere il cantone di Berna attraverso la montagna

Les Diablerets, il ghiacciaio restituisce 75 anni dopo i corpi di una coppia

Sono stati identificati da una donna svizzera di 79 anni i due corpi mummificati trovati giovedì scorso sul ghiacciaio di Tsanfleuron, nel massiccio di Les Diablerets, nelle Alpi Bernesi, grazie all'aumento delle temperature che ha portato i resti alla luce. "Mamma e papà avranno infine la loro sepoltura", ha raccontato al quotidiano elvetico Le Matin Marceline Udry-Dumoulin, orfana dall'età di quattro anni. Il padre calzolaio, Marcelin, e la madre insegnante, Francine, avevano rispettivamente 40 e 37 anni al momento della scomparsa

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Il 15 agosto 1942 erano partiti dalla località di Chandolin (canton Vallese) per raggiungere un alpeggio nel canton Berna. Attesi la sera stessa, non sono mai tornati. "Andavano a nutrire il loro bestiame, come sempre. Anche se era la prima volta per mia madre: in precedenza era sempre stata incinta e non poteva fare spostamenti in condizioni climatiche dure come quelle di un ghiacciaio". Per due mesi e mezzo gli uomini del villaggio avevano condotto operazioni di ricerca nei diversi crepacci della montagna, sempre con esito negativo.

"Il loro abbigliamento era del periodo precedente alla guerra. Tutto porta a credere che avessero tentato di raggiungere il cantone di Berna a piedi, come si faceva qualche volta all'epoca. Era il cammino più breve", ha raccontato a Le Matin il direttore del comprensorio sciistico Glacier 3000, Bernhard Tschannen. È stato un suo collaboratore a individuarli, a 2.615 metri, dopo aver visto nei pressi di un impianto "un corpo che spuntava dalla neve, a una cinquantina di metri". I resti e alcuni oggetti ritrovati sul posto - tra cui zaini, orologi e libri - sono stati affidati all'istituto di medicina legale di Losanna. L'identificazione formale dei corpi richiederà diversi giorni e l'impiego di test del Dna.

Marceline non ha mai perso la speranza: "Ho passato la vita a cercarli, senza sosta. Non credevo di poter dar loro un giorno il funerale che meritavano". I ricordi di Marceline sono vaghi: "Ho in mente la sorella di mio padre che piangeva sulle scale di casa, tenendomi in braccio. Poco tempo dopo avevano separato me, mia sorella e i miei cinque fratelli, sistemandoci in famiglie diverse. Io ero rimasta con mia zia, sono stata fortunata". Un momento di ritrovo per gli orfani fu nel 1957, per una messa commemorativa organizzata sul ghiacciaio "da mio fratello, diventato prete nel frattempo", ricorda Marceline.

Negli anni successivi "sono tornata tre volte lassù, sempre per cercarli - confida la donna - Mi chiedevo costantemente se avevano sofferto e che cosa erano diventati. Ora ho la fortuna di avere una risposta a queste domande". Marceline, che vive con il marito nel villaggio di Chandolin, dove è nata, non ha dubbi: "Per il funerale non indosserò il nero. Penso che il bianco sia più appropriato. Rappresenta la speranza, che non ho mai perduto".