domenica 23 luglio 2017

La strana scelta di Salsomaggiore: “No a Miss Italia, sì ai 34 euro per i migranti”

lastampa.it
alberto mattioli

Gli albergatori: solo così riusciamo a guadagnare


Un albergo di Tabiano. All’ingresso uno dei migranti che (qui come altrove) hanno sostituito i turisti di una volta. Servizio fotografico di Roberto Brancolini

Per rilanciare il turismo, meglio i migranti di Miss Italia. È un paradosso, l’ennesimo, di questa Italia stralunata del 2017. Succede a Salsomaggiore, località termale nel parmense di glorioso passato e incerto presente. Gli albergatori hanno detto di no al ritorno del concorso di bellezza, troppa spesa per poca resa. E intanto alcuni, scatenando grandi polemiche nella categoria, si sono riciclati nel business degli immigrati.

Meglio i famosi o famigerati 35 euro al giorno per ospitare i disperati che rincorrere una clientela sempre più volatile, specie dopo che il welfare all’italiana ha dato una stretta alle vacanze alle terme a carico di Pantalone. A Tabiano, frazione altrettanto termale di Salso, alcuni vivono al Grand hotel Astro, occupato dalle bellone prima che il concorso emigrasse a Montecatini e poi a Jesolo. Dalle miss ai migranti, quasi una metafora dell’Italia.



Salsomaggiore, nel suo genere un po’ sbiadito, non è male. Ci sono una bella stazione ferroviaria fascista, roba da far andare di traverso le acque miracolose alla Boldrini, pasticcerie con dolcetti tipici, le sensazionali terme Berzieri, di un déco smodato e delirante, ma attualmente in restauro (luglio, per il turismo termale, è bassa stagione), albergoni fin-de-siècle abbandonati e in rovina, e dei rari villeggianti sui cent’anni ma vispissimi. L’amministratore è invece un baby sindaco di 33 anni, già in carica da quattro, Filippo Fritelli, «renziano dubbioso», parole sue. Nel suo ufficio vegliato dai ritratti dei numi tutelari locali, Maria Luigia e Verdi, racconta la crisi del turismo delle cure, la situazione delle Terme in attesa di privatizzazione e magari di essere vendute a un gruppo milanese per l’immancabile rilancio, e il gran rifiuto degli albergatori al ritorno delle Miss:

«L’organizzazione aveva chiesto 7500 presenze gratuite, pernottamento e pensione completa, su una quindicina di giorni, troppe. Una volta pagava il Comune. Io adesso, raschiando il fondo del barile e chiedendo aiuto alla Regione, posso mettere insieme 100 mila euro, pochi. E poi sì, è vero, in tutta Italia vale l’equazione Miss Italia uguale Salsomaggiore. Però il concorso non ha più la popolarità di una volta. Gli esercenti hanno fatto due conti e hanno detto di no».



Sì, invece, ai migranti. «Il problema riguarda Tabiano. Lì c’erano circa 60 alberghi, ne sono rimasti una quarantina, quattro hanno vinto il bando della prefettura. A Salsomaggiore gli immigrati sono una settantina su 16 mila abitanti, e non è un problema. A Tabiano, 150 su 500, e lì invece il problema c’è. Ho cercato di dare lo stop, è venuto il ministro Minniti, ha fatto la promessa che non ne arriveranno altri e finora l’ha mantenuta. Il problema è che troppi albergatori sono abituati a farsi mantenere dallo Stato, ieri con le vacanze alle terme pagate, oggi con i migranti. Ma anche gli esercenti sono divisi».

Non resta che andare a Tabiano a chiedere a loro. Il presidente degli albergatori si chiama Francesco Ravasini, proprietario dell’hotel Rossini, tre stelle superiore, 50 camere, tre dipendenti che diventano sette con la famiglia tutta impegnata nel business, pensione completa a 65 euro, occupazione media, negli ultimi duri tempi, «a voler essere ottimisti», del 30%: «a fine mese si fa fatica». Spiega: «È semplice: o crediamo che il turismo termale abbia un futuro, oppure no. Io ci credo, alcuni colleghi no e allora si riciclano con i migranti. Altri ancora, mi risulta, ci stanno pensando. Chi viene qui è una clientela anziana, non è contenta di vedere i migranti che bivaccano sulle panchine. Sia chiaro: non siamo razzisti e incidenti non ne sono mai capitati. Non dico nemmeno che se non ci fossero qui sarebbe tutto pieno. Ma forse nemmeno così vuoto».

Altro giro, altre opinioni. Gian Paolo Orlandelli, ex presidente della Pro Loco di Tabiano, proprietario dell’hotel Terme, ospita 33 migranti, 34,5 euro al giorno per ognuno, «ma fra tasse, spese, pagamenti in ritardo nelle nostre tasche resta non più del 15-20%. Perché ho deciso di cambiare lavoro? Perché io ho questo albergo da quarant’anni, costruito da mio padre con le sue mani, e non voglio farmelo portare via per pagare le tasse. E non vorrei nemmeno lasciare ai miei quattro figli solo dei debiti. Ho provato di tutto, ho costruito la piscina e il centro benessere, mi sono proposto come residence all’Università di Parma, ho cercato perfino di vendere ai cinesi. Niente da fare».

Dicono che, riempiendolo di migranti, rovinate il paese. «Tabiano era già rovinato. Il termalismo è finito. Nell’ultimo anno le Terme hanno fatto 18 mila presenze. Dieci anni fa, erano 50 mila. Nessuno qui ha mai investito un euro. Poi quando si tratta di pulire il parco vengono a chiedermi i miei ragazzi».Già, ma crede che il business dei migranti possa durare per sempre? «A me bastano altri due anni, poi vado in pensione. E sa cosa le dico? La mia è stata una scelta imprenditoriale, ma il contatto con questi ragazzi ingenui ma buoni mi ha arricchito soprattutto spiritualmente. Altro che Miss Italia, che qui a Tabiano non ha mai fatto arrivare una lira».