venerdì 14 luglio 2017

“Io, operata con l’ipnosi al posto dell’anestesia. Un taglio di 5 centimetri e nessun dolore”

lastampa.it
nicla panciera

Non c’è stato bisogno di anestesia. Perché Lucia, durante l’intervento di installazione di un neurostimolatore midollare per il dolore cronico, era sotto ipnosi. «La paziente è entrata in sala da sola, già ipnotizzata. Durante l’operazione, che è generalmente effettuata in anestesia locale, non ha sentito alcun male e non ha mai avuto bisogno di farmaci» racconta il dottor Gianluca Conversa dell’Unità operativa Terapia del dolore IRCCS Maugeri di Pavia. «Le ho chiesto di immaginare di avere sulla schiena, dove sentiva il tocco della mia mano, del ghiaccio e della neve e di non sentire più nulla, solo tanto freddo, un freddo davvero intensissimo».

Abituata a essere ipnotizzata dal dottor Conversa, Lucia ha “spento” a comando la sensibilità delle parti che di volta in volta dovevano essere anestetizzate, come la schiena, i glutei e le gambe. A quel punto, con un taglio di 5 cm sulla schiena, il chirurgo è potuto arrivare sotto i muscoli paravertebrali e raggiungere le vertebre, dove ha infilato gli elettrocateteri, restando sempre in comunicazione con la paziente.

«Per verificare l’estato posizionamento degli elettrodi, le chiedevo di tornare a sentire solo le parti sulle quali appoggiavo la mano e potevo così verificare se sentiva parastesie e formicolii» racconta il medico che osserva come la donna, pur essendo a tutti gli effetti anestetizzata, continuasse a percepire il tocco. Lucia stessa racconta: «Mi immaginavo di essere in un posto dove mi piace andare, stavo tanto bene là. Adesso mi sento come se fossi anestetizzata, anche al tatto». La prova dell’efficacia dell’ipnosi è confermata anche dalle misurazioni che non hanno registrato alterazioni della frequenza cardiaca o della pressione, come se l’organismo non avesse vissuto proprio niente di invasivo.

Cos’è l’ipnosi
L’ipnosi fa leva su un meccanismo di coscienza fisiologico indotto dall’ipnotista che attraverso alcuni suggerimenti verbali guida il soggetto, cosciente e vigile, nella creazione di immagini mentali, che inducono uno stato fisico particolare, come ad esempio l’analgesia. «È una condizione che tutti noi sperimentiamo normalmente durante il giorno, ogni 50-60 minuti, come quando ci troviamo improvvisamente assorti nei nostri pensieri e, ignari di tutto il resto, lasciamo vagare la mente» spiega Conversa. Ce ne accorgiamo solo quando rientriamo bruscamente in noi, presenti alla situazione. Analogamente, durante l’ipnosi, ci concentriamo su un’idea (il cosiddetto “monoideismo plastico”) ed è come se vedessimo le cose attraverso un obiettivo.

Chi può beneficiarne e quali sono le indicazioni
In alcuni soggetti predisposti, nel 10-20% dei casi, l’ipnosi determina fenomeni potenti come il sonnambulismo, l’amnesia e, appunto, l’assenza di dolore chirurgico. «Esistono dei test che permettono di valutare l’ipnotizzabilità delle persone – spiega Conversa - tuttavia, nella pratica il livello di suggestionabilità di ciascuno può essere molto diverse da quello predetto dai test, perché molto dipende dalla comunicazione operatore-paziente». E anche in chi non è in grado di raggiungere l’analgesia con l’ipnosi, «la comunicazione ipnotica consente comunque di ridurre del 50% il dolore percepito» spiega Milena Muro, infermiera specializzata in terapia antalgica e cure palliative all’ospedale Molinette Città della Salute di Torino, capofila in Italia nell’uso dell’ipnosi clinica, introdotta ormai da una decina d’anni. 

Come è stato nel caso di Lucia, a volte l’ipnosi può sostituirsi ai farmaci e nei pazienti poliallergici e con problemi consente di arrivare là dove non si sarebbe potuti andare. Oggi viene usata al posto della sedazione farmacologica nei piccoli interventi in anestesia locale, per avere un paziente rilassato e completamente collaborativo. Ciò consente anche di ridurre la dose del farmaco. «È per noi una pratica di routine nelle procedure interventistiche come colonscopia, gastroscopia, broncoscopia, ma anche in caso di claustrofobia negli esami di risonanza magnetica e con i bambini che hanno paura degli aghi per evitare loro dei traumi. Al CTO viene praticata con successo sui grandi ustionati» spiega la Muro che è docente dell’istituto Franco Granone C.I.I.C.S. e responsabile della formazione in ipnosi in Piemonte dove esistono protocolli di formazione specifici non solo per gli infermieri, ma per tutto lo staff dell’equipe medica.

@nicla_panciera